
Un cadavere di bambino – Ben Stoker- ritrovato tra gli alberi del Barnard Park. Un presunto sospettato – Sebastian Croll- poco più grande della vittima messo sotto interrogatorio dalla polizia di Islington. Un giovane avvocato – Daniel Hunter- intento a smontare ognuno dei capi d’accusa contro Sebastian. Tutto questo è Il colpevole, il primo romanzo della scozzese Lisa Ballantyne. Un thriller psicologico acuto e avvincente che evidenzia quanto ogni essere umano possa rendersi colpevole e, allo stesso tempo, induce ognuno di noi lettori a riflettere sulle azioni compiute nel quotidiano. La trama di questo libro d’esordio ha un ritmo incalzante che risucchia chi legge in un vortice emotivo dal quale è impossibile uscire, se non quando si è arrivati all’ultima pagina. Da una parte, nel presente, c’è Daniel Hunter in lotta con i giudici e l’accusa per dimostrare l’innocenza del giovane Sebastian sospettato dell’omicidio del suo amichetto. Sebastian è un ragazzino sveglio, bello, intelligente con occhi verdi e lineamenti talmente delicati che è impensabile identificarlo con l’assassino. La sua situazione familiare non del tutto rosea –la madre sotto psicofarmaci, un padre sempre lontano per lavoro e pure manesco con la donna- non rende facile la difesa, ma Daniel Hunter, da sempre alle prese con adolescenti problematici, farà il possibile per dimostrare la non colpevolezza di Sebastian. Dall’altra parte, ed è quella più corposa e appassionante, emerge il doloroso passato esistenziale di Daniel Hunter. Dietro la facciata di affermato e affascinante professionista, l’avvocato cela un‘adolescenza difficile e colma di infelici traumi affettivi che lo hanno segnato per sempre. Figlio di una madre con gravi problemi di tossicodipendenza, sarà affidato a più famiglie, ma mai nessuna riuscirà a tenerlo con sé, solo Minnie saprà comprendere e conquistare Daniel. Tutto sembra andare per il meglio, ma la scoperta di una verità nascosta, costringerà l’irrequieto giovane uomo a sentirsi tradito e a recidere ogni rapporto con la donna. L’oggi e lo ieri si affiancano in modo costante ne Il colpevole, portando Daniel a confrontare la propria desolante adolescenza segnata dall’abbandono e dalla violenza con quella dell’undicenne Sebastian. Hunter vuole salvare Sebastian, perché anche lui è stato salvato e ha potuto riscattarsi, ma per rendere possibile questo desiderio, l’avvocato dovrà riuscire a scagionare il ragazzino. Lisa Ballantyne crea con Il colpevole un noir perfetto che permette a chi legge di addentrarsi nelle pieghe- e direi anche nella piaghe- più nascoste dei cuori umani, dove i dolorosi ricordi del passato sono accantonati, ma non spariscono del tutto. Gli shock sono lì, sempre pronti a tornare in superficie, costringendo i protagonisti a fare i conti con i propri sentimenti. Più si incede nella lettura de Il colpevole, più ci si accorge che ogni personaggio creato della Ballantyne è minato da un profonda debolezza dovuta ad un evento sconvolgente accaduto nel presente o nel passato. Un fatto che ha lasciato segni incancellabili negli animi dei protagonisti, dimostrando quanto ogni essere umano – adulto o bambino, uomo o donna, giovane o vecchio – possa essere fragile e allo stesso tempo colpevole.
Lisa Ballantyne è nata ad Armadale in Scozia. Ha studiato Letteratura Inglese alla University of St. Andrews. Ha vissuto fino ha vent’anni in Cina e parla il Mandarino. Ora vive nel Regno Unito e insegna alla University of Glasgow. Il colpevole è il suo primo romanzo e ha destato molto interesse e scalpore alla Fiera del Libro di Francoforte. I diritti di pubblicazione sono stati venduti in pochi giorni in 21 Paesi.

Per tutti gli amanti del brivido, della suspense e del viaggio nelle menti oscure degli esseri umani sta arrivando la XXII edizione del Courmayeur Noir in Festival. Da lunedì 10 a domenica 16 dicembre al Courmayeur Noir Festival saranno presenti scrittori e film dedicati la genere noir, per permettere al pubblico di scoprire le novità e i maestri del genere noir. La direzione è affidata a Giorgio Gosetti e Marina Fabbri che hanno deciso di aprire l’edizione del 2012 dedicandola ad un artista cinematografico massimo esperto del genere: Alfred Hitchcock. L’intera manifestazione dedicata al noir mostrerà, grazie alla vasta gamma di appuntamenti in calendario (per dettagli
“Mica male farsi ricoverare in ospedale prima che scoppi una rivoluzione, starsene a letto mentre la rivoluzione viene repressa e tornare a casa per la convalescenza. Così il destino ti protegge da eventuali decisioni sbagliate nei giorni critici, anzi da qualsiasi decisione, e soprattutto evita che chi decide della vita degli altri prenda decisioni sbagliate sul tuo conto durante e dopo la rivoluzione”
E’ uscito il 29 novembre nelle sale un film che subito ha attirato la mia attenzione grazie al trailer decisamente potente. Si intitola Lawless ed è diretto da John Hillcoat, nel cast Shia LaBeouf, Tom Hardy, Amy Adams, Jessica Chastain, Jason Clarke, Gary Oldman, Mia Wasikowska e Guy Pearce. Dopo la segnalazione di Stefano Di Marino, che spende parole lusinghiere soprattutto per la sceneggiatura di Nick Cave e l’interpretazione di Guy Pearce, nei panni di un feroce e corrotto agente speciale proveniente da Chicago per debellare il contrabbando clandestino di alcol durante il Proibizionismo, ho fatto una rapida ricerca e ho trovato il romanzo da cui il film trae ispirazione: The Wettest County in the World, scritto da Matt Bondurant. Con il titolo La contea più fradicia del mondo è uscito in aprile di quest’anno con la Baldini Castoldi Dalai, traduzione Paolo Falcone. In attesa di leggerlo vi presento la segnalazione.
L’ambientazione è nel Medioevo, nel 1188 per la precisione. Il luogo è un convento. Al centro dei questo thriller ad ambientazione medievale c’è una misteriosa pergamena con strani segni che tutti vogliono leggere e capire, però l’enigmatico documento è pericoloso, perché lascia dietro di sé un lunga scia di misteriose morti. Attenzione non c’è Guglielmo da Baskerville protagonista de Il nome della rosa – anche se la trama dal mio è punto di vista ricorda molto da vicino lo scritto di Eco-, ma una perspicace e coraggiosa donzella – Elysa da Bergheim- che indaga nel giallo storico La pergamena maledetta di Heike Koschyk. Tutto comincia un po’ per caso quando in una notte buia e tempestosa tal Fratello Adalbert ,dell’abbazia di Zweifalten, si presenta al monastero benedettino di Eibingen. Lui è stato un amico e confidente delle mistica Ildegarda fondatrice del monastero dove è appena giunto, ma il suo volto violato da un espressione di atroce terrore e l’agitazione perpetua, non fanno altro che incutere preoccupazione nelle suore che gli danno ricovero. L’uomo verrà ritrovato cadavere la mattina seguente con una misteriosa pergamena tra le mani e da quel momento in poi la pacifica vita di Eibingen non sarà più la stessa. La tranquillità del monastero fondato dalla mistica Ildegarda sarà scossa da inspiegabili incendi che distruggeranno la chiesa, e non solo, perché il male si insidierà sempre più tra le mura del luogo sacro, scatenando una rapida spirale di brutali omicidi, improvvisi suicidi ed episodi di avvelenamento ai danni delle monache del convento (ed ecco che ritorna Eco). Ad indagare sui fatti incomprensibili che tormentano il posto si presenta, sotto le mentite spoglie di novizia – della serie: “a volte è necessario dire qualche bugia a fin di bene”-, la giovane nobildonna Elysa da Begheim, accompagnata nel convento dal religioso Clemente. La pergamena maledetta è un coinvolgente thriller storico nel quale Elysa si fingerà quello che non è, il tutto per guadagnarsi la fiducia delle monache al fine di smascherare il colpevole dei brutali misfatti e magari riuscire pure a tradurre e comprendere il senso del misterioso alfabeto di Ildegarda. Intrighi di Stato, esponenti del mondo religioso che non sono esattamente l’esempio della santità, suore dalla fede incorruttibile sottoposte a dure prove fisiche – direi più adeguatamente torture – per testare la verità delle loro affermazioni e tanta suspense, caratterizzano il nuovo romanzo di Heike Koschyk. Il ritmo frenetico e la suspense sono un continuo crescendo che appassiona e spinge chi legge a voltare pagina per scoprire cosa accadrà ai diversi personaggi attivi sulla scena, ma soprattutto il lettore avrà modo di avvicinarsi ai misteriosi significati che si nascondono tra le parole della Lingua ignota di Ildegarda. Una buona lettura ideale per gli appassionati del genere per i neofiti, dove i diversi protagonisti – da Elysa, a Clemente, passando per le varie monache – dimostrano di essere figure sì letterarie, ma con una profonda sensibilità d’animo che evidenzia la loro fragilità e il sentirsi perennemente in bilico tra le passioni umane del cuore e quelle di fede. La pergamena maledetta è un giallo storico nel quale la realtà e la finzione si amalgamano con equilibro e dove non manca la giusta dose di intrighi, congiure, legami di sangue sconosciuti, colpi di scena sensazionalistici e realtà enigmatiche che tutti vorrebbero conoscere, ma che per il bene dell’umanità è meglio rimangano segrete.
In uno scenario apocalittico, a seguito di una crisi non precisata, la rendicontazione dei disastri non lascia spazio alla speranza. Il mondo è in preda all’isteria. Scoppiano nuove guerre, gli attacchi terroristici sono sempre più mirati, tecnicamente perfetti. La violenza dilaga, come direbbe un cronista a corto di parole, un uomo, una donna e un cane vivono isolati in una casa sul mare. L’isolamento, la solitudine sembrano le uniche cose a garantire la sopravvivenza in un mondo incrudelito in cui spadroneggiano bande armate. Il pianeta è ormai punteggiato di enclavi nelle quali insiemi vagamente omogenei inseguono la permanenza in vita. Ogni gruppo prova a isolarsi dal resto del mondo, costituisce la propria comunità in luoghi il più possibile appartati.
Dal 30 novembre in libreria
Una notte di Natale a New York di Henry Kane
Il catalogo di letteratura al femminile della Leggereditore si è arricchito di una nuova voce italiana, quella di Anna Bulgaris, che ne La notte del vento e delle rose racconta una storia d’amore, passione, rimpianto sullo sfondo della repressione dei moti rivoluzionari fatta dai Borboni e dagli inglesi tra Napoli e Palermo nel 1799. Un romance storico ma non solo.
Il romanzo storico è un genere che risulta tra quelli più ever green, quello che cambia nel corso degli anni è l’interesse per le singole epoche: dai tempi de I pilastri della terra di Ken Follett è aumentato in maniera esponenziale l’interesse per il Medio Evo, epoca per decenni snobbata come simbolo di oscurantismo e repressione, in realtà molto variegata e coinvolgente.
Premetto di aver da sempre apprezzato molto l’opera di Ken Follett arrivando a giudicare La cruna dell’ago uno dei più bei romanzi di spionaggio mai scritti. Lo stile semplice e diretto, che scorre sulla pagina con una naturalezza che sembra prodotta senza sforzo, il pizzico di erotismo, il gusto anarchico e il senso dell’umorismo tutto gallese, la ricerca storica quasi ossessiva che risulta evidente nella miriade di dettagli, anche apparentemente insignificanti, con cui ricrea le ambientazioni sono state sempre caratteristiche che mi hanno reso questo autore letterariamente simpatico, ancor di più quando si occupa di spy story.
























