Se amate il poliziesco orientale, più nello specifico quello nipponico, con le sue atmosfere in bilico tra l’high tech più estrema e la tradizione, è uscito da poco, per Piemme, Misterioso omicidio a Tokyo di Tetsuya Honda. Seguito di Omicidio a Mizumoto Park, è il secondo romanzo di una serie, per ora di otto romanzi e due raccolte di racconti, con protagonista Reiko Himekawa una giovane donna poliziotto della sezione Omicidi di grandi capacità immersa in un mondo prettamente ancora maschile e maschilista. Reiko, troppo giovane e troppo bella per il ruolo che ricopre nel dipartimento della polizia metropolitana di Tokyo non deve quindi vedersela solo coi delinquenti ma anche coi colleghi che faticano, e non poco, ad attribuirle i meriti che le spettano. L’indagine parte dal ritrovamento di Kenichi Takaoka o meglio da ciò che resta di lui, una mano sul retro di un piccolo furgone bianco. Ma chi era in realtà Kenichi Takaoka? Un artigiano improvvisatosi imprenditore edile a capo della Takaoka Construction? O c’è sotto qualcosa? In una Tokyo ammorbarata dalla corruzione, in cui imprese apparentemente lecite hanno mille diramazioni o servono da paravento a imprese della delinquenza organizzata giapponese, la temibile e temuta Yakuza, la storia si dipana e la nostra giovane Reiko Himekawa si trova a indagare in un ginepraio di frodi, collusioni, minacce e delitti. Tetsuya Honda è un autore molto conosciuto in Giappone, relativamente giovane è del 1969, che ha creato questa serie di grande successo, con riduzioni televisive e cinematografiche, con una protagonista donna, forte e fragile nello stesso tempo, dall’indubbio fiuto da segugio. L’autorità è un tema molto dibattuto nella società giapponese, non solo nella polizia, in cui si fatica ancora a vedere una donna ai vertici se pensiamo solo che la stessa principessa Aiko per legge non potrà diventare imperatrice in quanto donna e Honda indaga su questo tema mentre crea le sue indagini verosimili e interessanti come ogni police procedural che si rispetti. Traduzione di Cristina Ingiardi.
Tetsuya Honda, classe 1969, è uno dei maggiori autori giapponesi, pluripremiato e con quasi cinque milioni di copie vendute solo in patria. I gialli della serie con protagonista la detective della Omicidi di Tokyo Reiko Himekawa sono tradotti in molti Paesi, e hanno ispirato diverse serie tv e film. Honda vive a Tokyo ed è membro dei Mystery Writers of Japan.
Da pochi mesi è uscito in libreria il romanzo d’esordio, come voce solista, di Marco Niro, fondatore assieme a Mattia Maistri del collettivo di scrittura Tersite Rossi, che ha all’attivo una ricca produzione letteraria composta da quattro romanzi e due raccolte di racconti. Il romanzo si intitola Il predatore ed è edito da Bottega Errante Edizioni. Definire il genere di questo romanzo è alquanto complicato, forse lo si può definire un noir con venature gialle e thriller, ma per altri versi non perde la connotazione di romanzo letterario sia per l’ottima e sensibile scrittura dell’autore che per i temi trattati, anche poeticamente (specie quando dà voce all’interiorità degli orsi e alle leggende popolari che li riguardano). Il tema centrale del romanzo verte sul rapporto tra l’uomo e la natura, o meglio indaga sulla difficile relazione tra l’uomo e gli animali selvatici, gli orsi in questo caso che popolano una foresta ancora sacra e misteriosa e che rappresentarono in passato una fonte di cibo per i cacciatori, e ora rappresentano una specie protetta e monitorata. Romanzo ambientalista dunque anche nella misura in cui rivela l’importanza di rispettare e valorizzare gli ecosistemi pericolosamente compromessi sia dai vistosi cambiamenti climatici, conseguenza diretta dell’avidità e sconsideratezza umana, ma anche dalla semplice ignoranza e dal pressapochismo con cui gli uomini considerano la natura, non come habitat comune con specie animali e vegetali, ma unicamente al loro egoistico servizio. Ambientato a Cimalta, isolato borgo di montagna, ci presenta i principali personaggi: don Ruggero, un prete ribelle alla ricerca della fede perduta, un medico che sogna di diventare primario e per questo trascura moglie e figlio, il sindaco per cui la carriera politica è tutto, e un commissario che sogna un caso importante che gli permetta finalmente di essere promosso a questore. Già nel prologo assistiamo all’aggressione di un orso a un turista che sconsideratamente si era avvicinato troppo per scattare una fotografia. Ma nel proseguo del romanzo accade un fatto ben più grave: alcuni ragazzi organizzano una gita sull’Ertissimo, la montagna che torreggia Cimalta e scompaiono. Il padre di uno di loro preoccupato li va a cercare e trova la tenda dove si erano accampati e i corpi dei ragazzi aggrediti apparentemente da un orso. Ma erano partiti in tre i corpi ritrovati nella tenda sono solo due. Il corpo del terzo ragazzo viene infatti ritrovato solo dopo mezzo chilometro da lì. Inizia così la caccia all’orso che ci porterà a indagare anche nell’animo dei protagonisti fino all’adrenalinico finale.
Marco Niro (1978), fondatore insieme a Mattia Maistri del collettivo di scrittura Tersite Rossi, è giornalista e scrittore. Laureato in Scienze della comunicazione, ha collaborato con varie testate giornalistiche e oggi si occupa di comunicazione ambientale. Ha all’attivo un saggio (Verità e informazione. Critica del giornalismo contemporaneo, Dedalo 2005), un libro per ragazzi (L’avventura di Energino, Erickson 2022) e, con Tersite Rossi, quattro romanzi (È già sera, tutto è finito, Pendragon 2010; Sinistri, e/o 2012; I Signori della Cenere, Pendragon 2016; Gleba, Pendragon 2019) e due raccolte di racconti (Chroma. Storie degeneri, Les Flâneurs 2022; Pornocidio, Mincione 2023). Il predatore (Bottega Errante 2024) è il suo romanzo d’esordio.
“I dettagli” è il romanzo di Ia Genberg, edito da Iperborea, dove la protagonista è un’ anziana donna a letto afflitta dalla febbre che ripensa la suo passato. Questo le permette di concentrarsi su alcune persone che hanno avuto un ruolo cardine nella sua esistenza. Dalle amanti famose presentatrici tv, a uomini con i quali si sono vissute intense passioni, ad amicizie vere e profonde, fino a quella donna che le ha dato al vita e con la quale il rapporto è sempre stato parecchio complicato. Il libro di Ia Genberg è un vero e proprio viaggio dentro il vissuto personale della protagonista, dove il lettore, grazie alla narrazione/rievocazione di momenti che hanno lasciato in lei e nella sua esistenza segni profondi. Il lettore compie un vero e proprio viaggio nel tempo, nello spazio e nelle vite più o meno fragili della voce narrante e dei suoi comprimari, in una Stoccolma dei primi anni Novanta. Non mancano poi riferimenti all’importanza dello scrivere e del leggere, con la citazione di libri che poi ritroviamo alla fine del romanzo nella sezione creata dalla traduttrice dove vengono inseriti i libri inediti in Italia, ma nominati tra un pezzo di vita e un altro. Oltre a questo ci si domanda però cosa hanno di così importante i comprimari della protagonista? Lo si comprende leggendo le relazioni d’amore, i rapporti d’amicizia e familiari narrati, scorgendo i dettagli che li caratterizzano e sono piccoli tasselli che magari non tutti notano ma che, per un’attenta osservatrice quale è la voce narrante, sono fondamentali per assimilare le esistenze di certe persone che ha conosciuto e con le quali ha vissuto. Tra di loro ci sono Johanna, una ex fidanzata della protagonista diventata molto nota e con la quale, nonostante le promesse non è stato amore eterno. Ad un certo punto irrompe Niki, con la quale da subito risulta difficile costruire un rapporto di amicizia stabile e duraturo vista la sua versatilità nel cambio degli stati d’animo. Nel cuore della protagonista c’è spazio anche per Alejandro, con lui ci sarà una relazione sì travolgente, ma problematica vista quella sua peculiarità caratteriale di stare sempre in bilico tra atteggiamenti opposti. L’ultima parte ha al centro Birgitte, una figura femminile molto importante per la protagonista, ma per la quale forse è più doloroso attuare il ricordo. Sì perché la donna è la madre della narratrice. Un figura femminile piena di problemi e fragilità che, nonostante tutto, è comunque sempre rimasta presente nella vita della donna. Con “I dettagli”, la giornalista e scrittrice svedese Ia Genberg, porta noi lettori in un mondo narrativo di una donna che ripensa e riflette sui tempi passati e dove alcuni dettagli che restano nella sua memoria, sono la prova concrete del fatto che certe persone anche se escono dal nostro vissuto lasciano, in qualche modo, un segno perenne. Traduzione Alessandra Scali.
Ia Genberg è Nata a Stoccolma nel 1967. Giornalista e scrittrice svedese ha esordito nel 2012 come autrice di romanzi. Il romanzo, tradotto in più di trenta paesi, ha ricevuto l’ambito Premio August nel 2022 e il Premio Aftonbladet nel 2023, ed è stato finalista al Premio Svenska Dagbladet e al Premio Adlibris.
Oggi 2 aprile esce in libreria con Ali Ribelli Edizioni il nuovo atteso romanzo storico di Patrizia Debicke Van der Noot incentrato sulla figura enigmatica di Maria Clotilde di Savoia, figlia primogenita di Vittorio Emanuele II e moglie del principe francese Napoleon Joseph, nipote di Napoleone I. Niente giallo questa volta ma un’attenta ricostruzione storica di una delle più importanti autrici italiane di romanzi storici che ci presenta questa volta una figura femminile di grandissimo fascino e spiritualità. Il 10 luglio 1942 fu infatti iniziata la causa di beatificazione di Maria Clotilde da parte di Papa Pio XII, il quale la dichiarò Serva di Dio. La causa di beatificazione della principessa è tutt’ora in corso.
Il matrimonio di una principessa, Maria Clotilde di Savoia trasformato in fil-rouge per raccontare la storia franco-italiana dal luglio 1858 al gennaio 1861 e i cambiamenti politico epocali per la Francia, il Regno di Sardegna, la penisola italica, l’Europa, l’Africa e l’America, con i Nordisti e i Sudisti, impegnati nella Guerra di secessione. Un matrimonio che spinse il marito, il principe francese Napoleon Joseph, già attento alla causa italiana e amico di patrioti, a offrire pubblico sostegno ai Savoia per la conquista dell’Italia, anche nel lungo e tragico assedio di Gaeta.
Il domestico gli riempì la tazza e si ritirò con discrezione lasciando i due commensali sotto la vigile protezione degli aiutanti di campo, che si tenevano a debita distanza. Dal giardino sottostante risaliva un brusio di voci femminili, dominato dal gridio festoso di un bambino che giocava. Il principe bevve lentamente. Napoleone III s’imburrò con cura un panino, lo ricoprì di marmellata e, prima di addentarlo, dichiarò: «Il 21 luglio, a Plombières, ho incontrato il conte di Cavour per mettere a punto un trattato che prevede l’alleanza franco piemontese. I nostri desideri convergono, ma come clausole irrinunciabili ho chiesto la cessione alla Francia di Nizza e Savoia e la mano della principessa Maria Clotilde a tuo nome.
Patrizia Debicke Van der Noot, è scrittrice e critica letteraria. Tra i suoi libri: “L’oro dei Medici “(TEA, 2009); “L’uomo dagli occhi glauchi” (Corbaccio, 2010); “La Sentinella del Papa” (Todaro, 2013); “La congiura di San Domenico” (Todaro, 2016); “La gemma del cardinale” (TEA, 2017); “L’eredità medicea” (Parallelo45 Edizioni, 2015; TEA, 2022); “L’enigma del fante di cuori” (Delos Digital, 2020), “Il Menestrello di Notre-Dame” (2021) a doppia firma con sua figlia Alessandra Ruspoli, e “Il segreto del calice fiammingo” (AliRibelli, 2022). È relatrice di conferenze storiche per il FAI, per gli Istituti Italiani di Cultura di Francia e Lussemburgo, l’Università del Lussemburgo e per circoli letterari. Ha coordinato e condotto la decima e la dodicesima edizione del Festival del Giallo di Pistoia. www.patriziadebicke.com.
Il rapido, e per alcuni versi inaspettato, emergere della Cina come potenza globale, in un contesto internazionale sempre più interconnesso e gravato da problemi che necessinano di risposte anch’esse globali e condivise, ha cambiato, forse per sempre se vogliamo, gli equilibri economici e geopolitici favorendo per timore della sua complessità logiche che evidenziano il conflitto come “scontro di civiltà”, “trappola di Tucidide”, “Nuova guerra fredda” tutti termini che identificano una narrazione non priva di rischi e di criticità. Se le scelte vengono fatte non solo in base a calcoli esclusivamente politici, economici e militari, – come ben evidenziano nell’introduzione Agostino Giovagnoli e Elisa Giunipero curatori della raccolta-, ma appunto anche tramite le grandi narrazioni attraverso cui le relazioni tra Occidente e Cina vengono rappresentate, è più che evidente che la logica del conflitto non è una buona strategia per decodificare la realtà e ipotizzare la risoluzione dei problemi. Per ovviare a questo rischio, dalle proporzioni e conseguenze drammatiche e incalcolabili, e dimostrare che un approccio differente esiste, nasce questo libro Cina, Europa, Stati Uniti. Dalla Guerra fredda a un mondo multipolare, raccolta di saggi di autori sia occidentali che cinesi, fondamentale per iniziare a capire un mondo in rapida evoluzione in cui i centri di potere saranno frammentati e polarizzati e in cui Cina, Europa e Stati Uniti dovranno imparare a cooperare per affrontare le sfide che ci attendono. Nella prima parte i fatti vengono analizzati da un punto di vista storico, dalla genesi della guerra fredda, per passare alle relazioni della Cina con l’Occidente tra il 1949 e il 1978, e all’apertura al mondo esterno dal 1978 al 1989, fino alla caduta del Muro di Berlino che se vogliamo ha costituito uno spartiacque le cui conseguenze ancora influiscono sulla storia globale. La seconda parte, più articolata, contiene saggi che ci parlano del presente e delle sue sfide contingenti ad iniziare dal saggio di uno dei due curatori “Il conflitto delle narrazioni”, la cui importanza è evidenziata nell’introduzione. I temi trattati vanno poi dalle relazioni culturali e scientifiche, alla transizione ecologica, alla sinizzazione dell’industria digitale. Di importanza fondamentale poi il saggio dedicato a Taiwan di Lorenzo Lamperti, il possibile casus belli che grava su tutto lo scenario. Non da meno il saggio di Huang Jing che analizza la guerra in Ucraina e le sue conseguenze sulle relazioni internazionali dal punto di vista cinese. Abbiamo evidenziato la pericolosità di adottare una narrazione caratterizzata dalla logica del conflitto, ben due saggi del libro presentano alternative in cui è presente la possibilità di evitare lo scontro tra Occidente e Cina, sia dal punto di vista dell’Europa, e da quello della Chiesa cattolica, seguendo la strada del diaologo inaugurata dal Papa e dalla Santa Sede. Un dialogo necessita che dall’altra parte ci sia un interlocutore con cui confrontarsi senza minimizzare le difficoltà e le differenze di approcci e punti di vista. Per dimostrare coi fatti che questi interlocutori esistono anche dalla sponda cinese, il saggio si chiude con un’ interessante intervista al professor Ge Zhaoguang, una delle voci più autorevoli tra gli storici cinesi, dimostrazione pratica che anche in Cina ci sono seri tentativi di affrontare il discorso esulando da tesi puramente propagandistiche ma avviando un serio confronto tra il proprio punto di vista e altri punti di vista, sulla base di modelli e strumenti di una global history condivisa dalla comunità scientifica internazionale. Le difficoltà non sono ignorate e nè minimizzate, il forte antagonismo tra Cina e Stati Uniti esiste, e anche in Cina sono numerosi i pregiudizi e gli stereotipi che impediscono di comprendere il mondo occidentale. Tuttavia la strada della cooperazione resta l’unica percorribile perchè nessuno neanche una superpotenza può pensare al giorno d’oggi di affrontare da sola sfide globali come il cambiamento climatico o la trasformazione energetica. E di qui l’importanza di ridefinire un nuovo ordine internazionale che sia il più stabile e pacifico possibile.
Agostino Giovagnoli è docente di Storia della storiografia contemporanea all’Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano). Per le edizioni Guerini e Associati ha curato i volumi: Pacem in terris. Tra azione diplomatica e guerra globale (2003), Un ponte sull’Atlantico. L’alleanza occidentale 1949-1999 (2004, con Luciano Tosi), Il mondo visto dall’Italia (2004, con Giorgio Del Zanna), La Chiesa e le culture. Missioni cattoliche e «scontro di civiltà» (2005), Paolo VI. Il Vangelo nel mondo contemporaneo (2018, con Giorgio Del Zanna).
Elisa Giunipero è docente di Storia della Cina moderna e contemporanea e direttrice dell’Istituto Confucio dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano). Per edizioni Guerini e Associati ha curato i volumi: Un cristiano alla corte dei Ming. Xu Guangqi e il dialogo interculturale tra Cina e Occidente (2013), Cina e World History. Materiali didattici per lo studio della Cina nel contesto globale (2017), Uomini e religioni. Sulla via della seta (2018), Xu Guangqi e gli studi celesti. Dialogo di un letterato cristiano dell’epoca Ming con la scienza occidentale (2020).
Sono appena ritornato da una visita al mio padrone di casa, il solo e unico vicino dal quale sarò infastidito. Che bella zona è questa! In tutta l’Inghilterra, non credo che avrei potuto trovare un altro posto così totalmente distaccato dal trambusto della vita sociale. Un perfetto paradiso per misantropi; e il signor Heathcliff e io siamo la coppia giusta per spartirci questa desolazione.
Che tipo interessante!
Certo non immaginava quale simpatia mi ha suscitato in cuore quando, avvicinandomi a cavallo, ho visto i suoi occhi neri ritrarsi così sospettosamente sotto le sopracciglia, e quando le sue dita, mentre annunciavo il mio nome, si sono sprofondate risolutamente sotto il panciotto.
«Signor Heathcliff!» dissi.
Per tutta risposta, un cenno con la testa.
«Sono Lockwood, il suo nuovo affittuario, signore. Mi onoro di renderle visita appena arrivato, per esprimere la speranza di non averla disturbata con la mia insistenza nel chiedere in affitto Thrushcross Grange. Ieri ho sentito dire che lei pensava…»
«Thrushcross Grange è roba mia, signore» m’interruppe, con un fremito. «Non permetterei a nessuno di disturbarmi, se potessi impedirlo. Entri!»
Quell’“entri” fu pronunciato a denti stretti, e con un tono che significava “va’ al diavolo!”. Perfino il cancello su cui si appoggiava non manifestò alcun movimento in sintonia con le parole. Credo che proprio questa circostanza mi spinse ad accettare l’invito: sentii interesse verso un uomo che sembrava ancora più esageratamente riservato di me.
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