Archive for settembre 2023

:: Per i cento anni della nascita di Calvino a cura di Nicola Vacca

28 settembre 2023

Italo Calvino (1923 – 1985) è uno di quei grandi scrittori per cui vale la pena sentirsi italiani. Calvino occupa un posto di primo piano nella storia del romanzo e soprattutto nel panorama culturale del Novecento.

A cento anni dalla sua nascita siamo ancora qui a fare i conti con gli infiniti mondi letterari che Calvino ha inventato. Mondi ancora tutti da esplorare e in cui perdersi come in un labirinto di idee in cui si trova sempre una certa idea di letteratura: «La biblioteca ideale a cui tendo è quella che gravita verso il fuori, verso libri «apocrifi», nel senso etimologico della parola, cioè libri «nascosti».

La letteratura è ricerca del libro nascosto lontano, che cambia il valore dei libri noti, è la tensione verso il nuovo testo apocrifo da ritrovare o da inventare». (Italo Calvino, Una pietra sopra, nuova edizione Mondadori, 2023).

Con la sua attività di critico lucido e di consulente editoriale, grazie al suo fiuto, alle sue scelte e ai suoi orientamenti attraverso la collaborazione con la Einaudi ha influenzato positivamente la cultura italiana.

Già dal suo primo romanzo (Il sentiero dei nidi di ragno uscito nel 1947) il progetto letterario di Calvino si presenta come uno dei più importanti della letteratura italiana e europea del secondo Novecento.

La dimensione favolosa e fantastica è la vocazione più autentica dello scrittore. In quel romanzo la resistenza vista attraverso gli occhi di un bambino diventa il modo di prendere le distanze dalla celebrazione agiografica della lotta partigiana. Ma soprattutto Calvino dimostra di avere uno straripante gusto inventivo, una fertilità fantastica e un occhio nuovo il cui sguardo si intreccia con un originale modo di narrare.

Tutto questo si realizzerà nella trilogia I nostri antenati in cui Calvino raccoglie tre storie che ha scritto nel decennio 1950 -60 e che hanno in comune il fatto di essere inverosimili, di svolgersi in epoche lontane e in paesi immaginari.

Calvino intreccia storia e favola invitando i lettori a guardare queste narrazioni come un albero genealogico degli antenati dell’uomo contemporaneo, in cui ogni volto cela qualche tratto delle persone che ci sono intorno

Lo scrittore mantiene sempre l’interesse per la realtà, ma la trascrive, la interpreta attraverso la favola e l’ironia.

Questa di Calvino è un’allegoria dell’uomo contemporaneo. Le storie immaginarie di Italo Calvino si aprono a una vasta gamma di significati legati alla condizione umana e storica.

La trilogia, infatti, immagina l’uomo contemporaneo diviso e irrecuperabile in un mondo si due verità (Il visconte dimezzato), costretto a simulare l’evasione nella natura(Il barone rampante), ridotto a pure finzione esistenziale (Il cavaliere inesistente).

Attraverso un Calvino fantastico emerge un Calvino realista che racconta le vicende della vita di oggi senza mai cedere al disimpegno e alle forme di realismo magico. Il suo estro fantastico avrà sempre radici nel quotidiano. Ne è la dimostrazione un libro come Marcovaldo.

Con le Cosmicomiche, uscito nel 1965, inizia una nuova fase narrativa di Calvino.

Qui la vocazione alla favola si complica. Nasce un’invenzione narrativa legata a prospettive cosmiche, scientifiche e esistenziali che si nutre di acquisizioni derivate dallo strutturalismo, dalla semiologia e si ispirano alle finizioni immaginarie di Borges, scrittore amato da Calvino.

A questa seconda fase, che costituisce un unicum nella narrativa italiana contemporanea, fanno parte romanzi importanti come Le città invisibili, Il castello dei destini incrociati, Se una notte d’inverno un viaggiatore.

Le città invisibili è uno dei libri più belli di Italo Cavino. In questo romanzo la sperimentazione della nuova fase narrativa tocca punti interessanti e estremi.

A proposito di questo libro lo stesso Calvino scriverà: «Negli ultimi tempi ogni cosa che scrivo non mi soddisfa se non mi pone delle enormi difficoltà compositive, dei problemi combinatori al limite del risolvibile».

Le città invisibili è il libro che meglio rappresenta il secondo Calvino, scrittore profondo che scruta natura, memoria e luoghi con l’evidenza di scelte intellettualistiche autentiche che mirano sempre a analizzare in maniera disincantata la condizione dell’uomo con gli strumenti della ragione della sua morale laica.

Immerse nell’invisibile, le città calviniane rappresentano una mappa compilata per intraprendere un viaggio all’interno dei reali rapporti che esistono tra i luoghi e chi li abita. Ma soprattutto è un percorso per interpretare le angosce e i desideri dell’ esistenza nelle realtà urbane.

Come scrive Calvino, ogni uomo porta nella mente una città fatta soltanto di differenze, una città senza figure e senza forma, e le città particolari la riempiono.

Il Marco Polo visionario è il viaggiatore che gira e non ha che dubbi, non riuscendo a distinguere i punti della città, anche i punti che egli tiene distinti nella mente gli si mescolano.

Nelle città invisibili tutto l’immaginabile può essere sognato ma anche il sogno più inatteso è un rebus che nasconde un desiderio, oppure il suo rovescio, una paura.

Qui non si va in cerca di città riconoscibili. Quello che conta è offrire al lettore problematiche filosofiche, esistenziali e morali sulla vocazione delle città.

Senza alcuna pretesa di trovare un ordine, la realtà perde la sua concretezza e diventa mentale, si realizza nella fantasia dove ognuno trova la maschera che gli si adatta di più.

«Che cos’è oggi la città per noi? Penso di aver scritto qualcosa come un ultimo poema d’amore alle città, nel momento in cui diventa difficile viverle come città».

Ci affidiamo alle sue stesse parole per comprendere l’essenza di questo romanzo straordinario e unico in cui la fervida immaginazione di Calvino istiga la realtà a venire fuori in tutte le sue disumane contraddizioni di cui le città sono le ragnatele che tessono rapporti intricati in cerca di una forma.

A lezione con eredità di Italo Calvino

Lezioni americane è il lascito di Italo Calvino al secolo nuovo che stiamo attraversando.

Le sei proposte per il prossimo millennio, come recita il sottotitolo, corrispondono a una serie di lezioni che lo scrittore aveva preparato in vista di un suo viaggio in America dove era astato invitato dall’Università di Harward per un ciclo di conferenze da tenersi nell’autunno del 1985.

Purtroppo Calvino morì nel settembre dello stesso anno e gli studenti americani furono privati della bellezza di queste conversazioni.

Al momento di partire per gli Stati Uniti Calvino, delle sei lezioni ne aveva scritte cinque. Manca la sesta dedicata alla Consistency, che avrebbe scritto sul posto.

Lezioni americane uscì postumo nel 1988 da Garzanti nell’edizione Saggi blu.

«Siamo nel 1985: – scrive Calvino nel breve prologo – quindici anni appena ci separano dal nuovo millennio. Per ora non mi pare che l’approssimarsi di questa data risvegli alcuna emozione particolare. Comunque non sono qui per parlare di futurologia ma di letteratura».

La fiducia che Italo Calvino riponeva nel futuro della letteratura consisteva nel sapere che ci sono cose che solo la letteratura può dare coi suoi mezzi specifici.

Così decide di consegnare alla posterità che lui non vedrà alcuni valori o qualità o specificità della letteratura che gli stanno particolarmente a cuore, cercando di collocarle nella prospettiva del nuovo millennio.

Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità. Ecco le cinque conferenze che Calvino non ha mai tenuto ma che noi, cittadini spaesati del nuovo millennio, possiamo leggere.

Lo scrittore ci conduce negli scaffali interiori della sua mente letteraria e ci invita a leggere insieme al la grande biblioteca del mondo dei libri da lui amati per tirare le somme sulla imprescindibile funzione della letteratura.

Lezioni americane è un libro in cui Calvino si sofferma sul valore della letteratura e sul suo universo infinito in cui si aprono altre vie da esplorare. La letteratura come funzione esistenziale, la ricerca della leggerezza al peso di vivere.

La letteratura in cui c’è posto per la rapidità dello stile e del pensiero che vuol dire soprattutto agilità, mobilità, disinvoltura, tute qualità che si accordano con una scrittura pronta alle divagazioni, a saltare da un argomento all’altro, a perdere il filo cento volte e a ritrovarlo dopo cento giravolte.

La scrittura tramite l’esattezza per un giusto uso del linguaggio che per Calvino significa avvicinarsi con discrezione e attenzione e cautela, col rispetto che le cose (pensanti o assenti) comunicano senza parole.

Tra i valori che allo scrittore stanno a cuore e che si è proposto di raccomandare al prossimo millennio c’è anche la Visibilità. Un valore che ha a che fare con l’immaginario e la fantasia, che per Calvino è un posto in cui ci piove dentro. Qui lo scrittore indaga le problematiche letterarie dell’immaginario e si chiede come si forma l’immaginario di un’epoca in cui la letteratura non si richiama più a un’autorità o a una tradizione come sua origine o come suo fine, ma punta sulla novità, l’originalità, l’invenzione.

Con la lezione dedicata alla Molteplicità Italo Calvino si conferma un grande letterato dotato di intuizioni non comuni quando discute del romanzo contemporaneo come enciclopedia, come metodo di conoscenza, e soprattutto come arte di connessione tra i fatti, tra le persone, tra le cose del mondo.

Le Lezioni americane, ventitré anni dopo l’inizio del nuovo millennio, ci leggono dentro con la loro lucidità di pensiero e soprattutto ci appartengono. Cosi come avrebbe voluto l’immenso Italo Calvino.

Valentina Belgrado ci racconta la sua raccolta poetica “Cefalea cronica”

25 settembre 2023

“Cefalea cronica” è la raccolta poetica di Valentina Belgrado edita da Gattomerlino, nella quale l’autrice affronta con la poesia, tra toni ironico, garbati e riflessivi, la malattia della cefalea cronica e gli effetti che essa ha non solo su chi ne è affetto, ma anche in rapporto al prossimo e al mondo circostante.

Come è nata “Cefalea cronica” e perché dedicarle un’intera raccolta? L’idea di scrivere qualcosa che riguardasse il dolore cronico è nata come un’esigenza personale; il fatto che sia uscita fuori una raccolta di poesie e, per di più, monotematica è un evento che definirei piuttosto naturale.

Come è stato affrontare tramite la poesia questa malattia cronica debilitante e il modo in cui essa influisce su di te e sulle relazioni con il mondo circostante? Per certi aspetti, potrei ammettere che è stato svevianamente terapeutico; per altri, anche un po’ penoso, perché nell’atto dello scrivere c’è sempre una forte componente di autocompiacimento: ed è lì, quando la distanza tra l’io narrante e la pagina viene meno, che crolla ogni barriera oggettivizzante e tutta la sofferenza strabocca dal testo.

Nel libro si alternano tono ironico e serio, come è stato farli convivere nella raccolta? Sì, è vero. Questo è un po’ tipico mio: far coabitare, nel testo, due registri stilistici apparentemente in antitesi. Mi serve affinché si annullino a vicenda, gli uni con gli altri, in modo che la scrittura non risulti troppo drammatica o, al contrario, esageratamente ludica (anche se, in questo caso, mai avrebbe corso questo secondo rischio).

Ogni poesia, lunga o corta che sia, ha titoli del tipo “Ganglio sfenopalatino”, “Mastoide”, “Lidocaina” o Topiramato”, Gengiva”, “Sofismi talmudici”. Nascono prima i versi o i titoli delle tue poesie? E in base a cosa li scegli? Generalmente, prima i versi, ma non c’è una regola fissa. I titoli sono, naturalmente, un’indicazione di quanto si andrà a leggere subito dopo, in versi.

Tra tutte le poesie presenti nella tua raccolta quale è quella a cui sei più affezionata e perché? A dire il vero, ce ne sono due: “Rileggendo Alice Sebold” e “Una doula”. La prima, perché è quella con cui si apre la raccolta; e la seconda, perché è quella che, a mio avviso, meglio manifesta il bisogno di accudimento di chi ha una sofferenza cronica: con la lettura di “Una doula”, ho concluso finora le presentazioni in pubblico del libro “Cefalea cronica”.

In copertina ci sono i versi di In un lampo”: perché è stata scelta proprio quella? Perché, tra le poesie brevi – che, dunque, potevano rientrare nei margini della cornice grafica della “prima di copertina” – mi sembrava la più evocativa.

Oltre a questa raccolta, cosa rappresenta per te la poesia e cimentarti con essa? Un mezzo di espressione allusivo ma diretto col quale, appunto, mi piace cimentarmi da quando ero molto piccola.

Source: inviato dall’autore.

::Le storie di Oz tornano in libreria con Gallucci. A cura di Viviana Filippini

13 settembre 2023

Una bella sorpresa dall’editore Gallucci che pubblica  classici della letteratura per l’infanzia e fantastica americana, e in libreria ci sono i primi due volumi delle storie dei “Libri di Oz” di Frank Lyman Baum. I piccoli lettori di oggi potranno scoprire il mondo e le creature fantastiche create da Baum, partendo con “Il meraviglioso mago di Oz” e “Il meraviglioso paese di Oz”.

“Il meraviglioso mago di Oz”, Frank Lyman Baum (Gallucci, 2023)

Ne “Il meraviglioso mago di Oz”, uscito per la prima volta nel 1900, la protagonista è Dorothy che con il suo cagnolino Totò viene catapultata nel Mondo di Oz dopo un tremendo tornado che ha colpito il Kansas, dove lei viveva con gli zii, in quanto orfana di genitori. Nel nuovo mondo la protagonista in compagnia dell’amico a quattro zampe e di altri amici (lo spaventapasseri, l’uomo di latta che fa il taglialegna e il leone fifone) e delle sue scarpette argento, sì perché sono argento e non rosse, dovrà raggiungere il misterioso mago di  Oz per scoprire come tornare a casa. Il romanzo presenta delle componenti fantastiche come le streghe buone del Nord e del Sud e quelle malvagie dell’Est (finita schiacciata dalla casa della protagonista) e dell’Ovest che Dorothy dovrà affrontare.  Poi c’è il sentiero di mattoni gialli da seguire per arrivare al mago con le diverse richieste da fargli: Dorothy vuole tornare a casa, lo spaventapasseri vuole un cervello, l’uomo di latta un cuore e il leone, e non sarebbe male, il coraggio. Ogni avventura fantastica vissuta da Dorothy  e dai suoi amici è un cammino di formazione per trovare la propria identità e il proprio posto nel mondo. In più per Dorothy l’avventura nel mondo di Oz è uno passo necessario da superare per riuscire a trovare la strada verso casa e una nuova maturità che le permetterà di affrontare al meglio la sua vita. Traduzione dall’inglese di Mirko Zilahy.

:: “Il fantastico paese di Oz”, Frank Lyman Baum (Gallucci, 2023)

Nel secondo libro invece, “Il fantastico paese di Oz”, uscito per la prima volta nel 1904, Dorothy lascia spazio a Tip, schiavo fin dall’infanzia della strega Mombi che lo maltrattata. Tip è stanco di queste vessazioni e decide di fare uno scherzo alla strega per farle paura ricavando da una zucca vuota, una faccia posta su un corpo fatto di bastoni. Mombi non si spaventa, anzi dona la vita al pupazzo che diventa Testadizucca. Lei non sa che facendo questo ha creato un alleato per Tip, il quale scapperà con il nuovo amico. I due  si inventeranno un cavallo/cavalletto di legno che con loro arriverà a Smeraldo dove regna il re di Oz: lo Spaventapasseri. Il gruppetto avvisa il regnante di mettersi in guardia, perché presto arriverà l’esercito delle ragazzine guidate dalla capitana Jinjur per conquistare la città degli smeraldi. Anche in questa seconda avventura non possono mancare l’atmosfera magica e fantastica, i colpi di scena, mirabolanti avventure e pure  imprevisti che Tip e i suoi amici dovranno affrontare. Baum mette in gioco la fantasia, situazioni che appartengono a  un mondo irreale dove ritornano anche elementi che richiamano la realtà dei comportamenti e sentimenti umani e componenti classiche della fiaba, come il fatto che alcuni personaggi, nascondono altre identità che solo poi verranno svelate (vedi Tip). Queste due prime storie dei libri di Oz portano il lettore bambino alla scoperta di un classico della letteratura americana per l’infanzia diventato protagonista di diversi adattamenti cinematografici e teatrali. Per il lettore adulto è invece un ritorno all’infanzia, per riscoprire quel bambino sopito è in sé. Traduzione dall’inglese di Stella Sacchini e Mirko Esposito.

Source: inviato dall’editore. Grazie all’ufficio stampa.

::Millo&Cia Avventure Scout. Il tesoro sepolto, Camillo Acerbi, Eamnuelle Caillat e Mauro Guidi (Gallucci editore, 2023) A cura di Viviana Filippini

4 settembre 2023


Tornano le avventure mirabolanti (la terza della serie pubblicata da Gallucci) di Millo e Cia  e della squadra dei Lupetti. Questa volta il gruppo di giovani scout in “Millo&Cia Avventure Scout. Il tesoro sepolto” di Camillo Acerbi, Emanuella Caillat e Mauro Guidi è in vacanza nella casa di campagna dell’amico Branco. Una pausa per passare del tempo a diretto contatto con la natura. Da subito la situazione prende una piega inaspettata perché i giovani protagonisti vengo a conoscenza di una storia, non si sa bene se sia vera o no, che vedrebbe l’esistenza di un uomo lupo che si aggirerebbe per il paese  impegnato a proteggere qualcosa di prezioso. Gibo, Patti, Achab e Pongo, Lula, Orso, Priya e Pinolo sono i protagonisti di questa nuova avventura e loro non credono molto alle storie di paese che sentono, però tutto si complica quando vengono a sapere dell’esistenza del Conte Oscuro, proprietario del misterioso tesoro nascosto nel bosco e scovano poi un vecchio tartufaio privo di sensi. Cosa è successo all’uomo? Esiste una relazione tra il tartufaio, il Conte Oscuro e il tesoro? L’uomo lupo è una finzione o esiste davvero? Tante domande alle quali i protagonisti di questa storia cercheranno di dare una risposta. Da subito Millo, Cia e i Lupetti si mettono all’opera per fare chiarezza, scoprire chi ha fatto del male al loro nuovo amico e fare luce sul tesoro nascosto chissà dove del Conte Oscuro. Una trama ben costruita, con suspense al punto giusto e un ritmo narrativo incalzante, fanno di questa nuova avventura di Millo e Cia un romanzo avvincente, capace di emozionare, incuriosire e allo stesso tempo stupire. I lupetti mettono in campo ogni insegnamento che hanno appreso anche per decifrare quegli strani simboli che trovano nel bosco durante la loro vacanza e che li porterà ad avanzare nel loro tentativo di sbrogliare la complicata matassa di eventi dove si sono trovati coinvolti. “Millo&Cia Avventure Scout. Il tesoro sepolto” ha un piccolo regalo per i lettori, perché alla fine c’è una una breve avventura a fumetti sempre con protagonisti i  due fratelli e i loro amici scout e tutto il libro dimostra con l’unione, la forza e la collaborazione di un gruppo permettono di raggiungere importanti traguardi e anche di aiutare il prossimo.

Camillo Acerbi è un dirigente della pubblica amministrazione e assessore al bilancio, con un passato da fisico teorico. Insieme a Emanuelle Caillat e Mauro Guidi sono stati a lungo capi scout e hanno collaborato per vent’anni alla redazione della rivista nazionale dei Lupetti, dove sono nati i fumetti di Millo & Cia.
Emanuelle Caillat è insegnante di francese e traduttrice letteraria di libri per ragazzi ma anche di premi Nobel. Insieme a Camillo Acerbi e Mauro Guidi sono stati a lungo capi scout e hanno collaborato per vent’anni alla redazione della rivista nazionale dei Lupetti, dove sono nati i fumetti di Millo & Cia.
Mauro Guidi è avvocato penalista e grande esperto di fumetti e romanzi noir. Insieme a Camillo Acerbi e Emanuelle Caillat sono stati a lungo capi scout e hanno collaborato per vent’anni alla redazione della rivista nazionale dei Lupetti, dove sono nati i fumetti di Millo & Cia.

Source: ufficio stampa Gallucci.