Archive for agosto 2009

:: Intervista a Joe R. Lansdale a cura di Giulietta Iannone

31 agosto 2009

joeTra le mie prime interviste figura anche questa a un personaggio ecclettico, e a suo modo eccezionale, come Joe R. Lansdale. Andò pressapoco così. Era l’estate del 2009 e gli scrissi tramite il suo sito. Dopo poco mi arrivò una sua mail dove mi diceva: accetto, spara.  Ci mise poche ore a rispondere. Le risposte mi arrivarono il giorno stesso di quando io gli inviai le domande. Insomma è un tipo così. Che non perde tempo. Mi rispose nel corpo della mail con un colore di caratteri blu acceso. Non ho ben capito se gradì le domande ma gli chiesi cose come chi preferiva tra Hap e Leonard, se era pessimista su come vanno le cose nel mondo, cos’era per lui l’amicizia. Rispose a tutto, e se siete curiosi di sapere cosa rispose, continuate la lettura.

Perché hai scelto di diventare scrittore?

La scrittura ha scelto me più di quanto io abbia scelto lei. Io ho voluto essere scrittore da così tanto tempo che non ricordo. I miei genitori, specialmente mia madre, mi incoraggiarono nell’idea sebbene io penso che lei preferisse che facessi l’ insegnate per professione e da un lato lo scrittore. Io sono diventato uno scrittore per professione e da un lato insegnante siccome insegno un semestre all’anno all’Università qualche volta due e insegno arti marziali. Così attualmente sono sia uno scrittore che un insegnante ma in un modo differente da quanto mi aspettavo. Ma i miei genitori mi supportano in ogni cosa che voglio fare e la scrittura era qualcosa in cui ero portato sin dalla più tenera età.

Il “Texas Montly” ti ha definito lo Stephen King del Texas. Hai sorriso?

No, non ho sorriso. Mi piace e ammiro King, ma non sono altro che me stesso e non avevo mai sentito questa citazione.

Thriller, horror, western, fantascienza. Quale genere ti diverte di più?

Non ho un genere favorito. Amo quei generi di fiction popolare perché ti permettono di fare così tanto. Non mi sento sposato a nessuna forma, ma le tratto tutte.

Quale fu il tuo primo lavoro scritto?

Quando ero ragazzo scrissi una poesia sul mio cane, che considerando che non ho mai trattato la poesia come scrittore, e marginalmente come lettore, è interessante. Avevo probabilmente 4 o 5 anni quando la scrissi. Recentemente ho composto alcune poesie per una antologia di Halloween ma solo per divertimento, niente di serio. Il mio primo pezzo da adulto fu un articolo che scrissi con mia madre a 21 anni. Abbiamo scritto un breve paragrafo su scavare buche e riempirle di piante come terapia ed è stato comprato dal “Farm Journal”. E’ apparso sotto il nome di O’Reta Lansdale il nome di mia madre. Questo fu il primo. Una collaborazione.

Tu vivi in Texas, per la precisione a a Nacogdoches, con tua moglie i tuoi figli e un cane. Raccontami qualcosa sulla tua famiglia.

Ho una grande famiglia. Mio figlio e mia figlia vivono nelle vicinanze sebbene mia figlia come cantante professionista viaggi molto. Ho un genero e una nuora. Mio figlio è giornalista. Mio genero ha una laurea in biologia, insegna nella mia scuola di arti marziali e lavora part time come insegnante. Mia nuora è una patologa del linguaggio.

Mi piace molto The Bottoms (tradotto per Mondatori come Sotto gli occhi dell’alligatore). Ti ispiri a fatti reali quando crei le tue trame?

Si, mi ispiro ad eventi reali o folcloristici, storie che ho raccolto che possono essere o non essere veri, esperienze personali. Mio padre e mia madre si sposarono durante la Grande Depressione, e crebbero me e mio fratello. Io fui una sorpresa, mio padre aveva quaranta anni e mia madre finiva i trenta. Mio fratello e io abbiamo 16 anni di differenza e siamo stati entrambi cresciuti come figli unici.

Preferisci scrivere racconti brevi o romanzi?

Racconti brevi ma amo anche scrivere romanzi. Mi diverto a scrivere fumetti, sceneggiature per il cinema, e opere per il teatro. Sebbene di quest’ultime ne ho scritte solo due e sono state portate in scena. Fu una bella esperienza.

Quali scrittori ti influenzarono per primi?

Sono molti. Zio Remo, Edgard Allan Poe, l’Illiade e l’Odissea di Omero, Kipling, Jack London, Mark Twain, Edgar Rice Burroughs, Robert Louis Stevenson, Bradbury, Keith Laumer, Phil Farmer, Harlan Ellison. I libri di fumetti mi hanno molto influenzato come quelli di Julius Schwartz, gli scritti comici di Gardner Fox e Bill Finger.

Quale è la tua routine quando scrivi?

Fondamentalmente scrivo tre ore alla mattina. E cerco di ottenere dalle tre alle cinque pagine al giorno, ma spesso anche di più.

Dimmi qualcosa sul tuo prossimo romanzo.

Appartiene alla serie di Hap e Leonard, ma non è ancora disponibile in Italia. Sta arrivando.

Cos’è l’amicizia per te?

E’ molto importante. E’ come la famiglia, quando è vera. Conosco molta gente ma ho solo pochi veri amici a cui sono molto legato.

Preferisci scrivere la descrizione dei luoghi, delineare i personaggi o i dialoghi.

Tutti e tre. Mi piace scrivere con stile.

Quali consigli daresti ai giovani scrittori in cerca di editore?

Per prima cosa scrivere non progettare di farlo. Avere qualcosa da pubblicare.

Chi sono i tuoi scrittori viventi preferiti?

Amo Neal Barrett, Andrew Vachss, James Lee Burke, e ce ne sono altri.

Quali lavori hai fatto nel passato?

Ho fatto molti lavori, ho abbattuto vecchie case, ho lavorato in una fabbrica di sedie in alluminio, ho fatto il buttafuori di tanto in tanto, l’operaio edile, il contadino, il manager in una ditta di trasporti, e per una società di pubbliche relazioni, l’ istruttore di arti marziali, lo faccio ancora, l’insegnante, insegno ancora all’università, poi il bidello l’ho fatto per molti anni.

Hai relazioni di amicizia con altri scrittori?

Si, ho amici scrittori e alcuni di loro sono amici molto stretti.

Hai senso dell’umorismo? Raccontami una barzelletta.

Si, ho senso dell’umorismo e a volte racconto barzellette quando sono dell’umore. Ora non sono dell’umore.

Quali sono le tipiche qualità di un buon scrittore?

Determinazione, essere un lettore, lavoro etico.

Tu pensi che un libro possa cambiare il mondo?

Penso di sì, ma la maggior parte dei libri cambiano solo la condizione di un lettore per poche ore e questo è già una cosa positiva se ci pensi.

Quali genere di lettori preferisci?

Tutti i generi.

Cosa stai leggendo al momento?

Paradiso di Larry McMurtry. Un romanzo ambientato a Tahiti,e che parla anche dei suoi genitori che lo crebbero nel nord del Texas, Un contrasto.

Tu usi un linguaggio ironico, molto divertente, nei tuoi libri. E’ difficile da creare?

Quando scrivo mi sorge spontaneo, penso sia un riflesso della mia personalità, del modo in cui vedo le cose.

Tu scrivi fondamentalmente per te stesso o per gli altri?

Per me stesso e quando ho finito spero che agli altri piaccia. Ma non puoi preoccuparti degli altri quando scrivi se vuoi esprimere onestamente te stesso.

Hai un agente letterario? E’ per te un amico o solo una relazione professionale?

La maggior parte degli agenti che ho avuto sono diventati mie amici, ma è anche un business in quanto se essi non fanno il loro lavoro io li cambio. Comunque sono amico di entrambi i miei agenti per la narrativa e il cinema.

Ti piace la relazione tra letteratura e cinema?

Amo entrambi anche se forse un po’ di più la letteratura. I film vengono per secondi nella mia lista e i fumetti per terzo poco dopo. Tutto il resto, opere teatrali, non-fiction sono più in basso nella lista.

Ti piace l’Italia?

Adoro l’Italia e ci vengo spesso. Ci sono stato due volte quest’anno e probabilmente ci tornerò una terza.

Definiresti uno scrittore un veggente?

No, uno scrittore è un uomo consapevole ma veggente di certo proprio no. Tu crei e pensi differentemente ma non c’è proprio niente di soprannaturale anche se a volte può sembrare. Ma non è così. Il soprannaturale o comunque tu lo voglia etichettare non si applica ad uno scrittore.

Ti piacciono gli scrittori italiani?

Poiché io non leggo in italiano ne ho letti solo alcuni tradotti in inglese. Amo il lavoro di alcuni e di altri lo amo meno, ma non ho avuto l’opportunità di leggere molti loro lavori. Alcuni dei classici ovviamente Dante, Virgilio. Ho incontrato un certo numero di scrittori in Italia, alcuni importanti, alcuni meno, ma è così in tutto il mondo. Non siamo tanto diversi da nessuna parte.

Dimmi qualcosa dello stile Lansdale.

E’ solo il modo in cui scrivo, è formato dalla mia esperienza di anni che sono abituato a esprimere me stesso sulla pagina.

Tu sei un esperto di arti marziali. Usi le tue abilità nei tuoi libri?

Si, mi è capitato di scrivere di arti marziali di tanto in tanto ma non tutto il tempo. Ma uso le mie capacità per scrivere. Disciplina, attenzione, economia di movimento, passando da una situazione all’altra come è necessario e cosi via. Le arti marziali hanno influenzato molto la mia vita e la mia scrittura.

Hai anche scritto fumetti. E’ più difficile?

I fumetti sono un grande divertimento. Il fumetto può essere difficile o facile dipende. Ma io trovo molto pià facile scrivere fumetti che la prosa, sono cresciuto con loro e li amo e ho talento per loro. Sono probabilmente il mio primo amore, anche se con il tempo i racconti e i romanzi e i film li hanno usurpati, sono ancora un grande appassionato.

Le situazioni strane o assurde sono tipiche nei tuoi libri. Tu pensi che la vita sia così?

Vedo la vita come abbastanza assurda.

Raccontami qualcosa sul genere horror. E’ difficile spaventare la gente?

E’ difficile spaventare la gente e come scrittore non ho sempre considerato quello che scrivo horror. Orrore e terrore sono cose diverse anche se spesso vengono confusi. L’orrore può trattare di sangue e budella, il terrore di sudorazione notturna, la sensazione che c’è qualcosa di sbagliato che non si può vedere. Io combino queste idee a volte con la suspance, con il senso di mistero, e uno scenario americano. Non sono proprio conscio di farlo quando scrivo ma succede. Ho scritto alcune storie che sono di genere horror puro ma la maggior parte sono a metà strada.

Tu sei molto conosciuto per la serie di romanzi che ha per protagonisti Hap e Leonard. Quale preferisci dei due?

Entrambi l’uno non vive senza l’altro.

Razzismo, corruzione pubblica, violenza, sono temi ricorrenti nei tuoi libri, sei pessimista?

Personalmente sono ottimista. Ho avuto una vita molto bella. Ci sono sempre fattori fuori dal nostro controllo che possono essere sia negativi che positivi, ma ho una visone piuttosto ottimista per quanto riguarda me, anche se non sono tanto ottimista riguardo la razza umana e lo divento sempre meno con il passare del tempo. Ma credo di essere ancora fiducioso e non cinico.

Sei una persona timida?

No affatto.

Come solitamente trovi le idee?

Sono loro a trovare me.

29 agosto 2009

:: Intervista a Filippo Landini

 

E’ uscito da un paio di mesi "Red Rec Play Black" (LineaBN-La Carmelina Edizioni), il tuo ultimo sorprendente romanzo, vuoi parlarcene?

 

Red Rec Play Black lo iniziai alcuni anni fa quando stavo a Milano e mi prodigavo in ambienti anarchici e di produzioni audiovisive militanti. Mi sembra che il romanzo nacque dallo stesso titolo che altro non è che l’atto di mettere in registrazione un dispositivo elettronico. La prima stesura era senza punteggiatura, cercavo una sintassi arcaica. Però la fruibilità non era così immediata e quindi decisi che per la pubblicazione dovevo utilizzare un’altra strategia letteraria.Ferrara Game Over

Una denuncia spietata alla società globalizzata, echi dei proclami delle RAF, rimandi alle avanguardie del Novecento. Ma cosa ha ispirato realmente "Red Rec Play Black"?

 

In effetti la parte teorico-didattica del romanzo è una trasformazione di alcuni passi di una sorta di manuale di guerriglia urbana del gruppo politico armato tedesco, le RAF appunto, in forma di dialogo fra alcuni personaggi del romanzo. La denuncia alla globalizzazione di stampo capitalistico è il timone dell’intera operazione denominata Red Rec Play Black, ossia un documentario il cui climax è il processo lisergico a cui è sottoposto un potente industriale rapito dalla stessa troupe. Delle avanguardie storiche si sentono le contraddizioni che ne sono poi le peculiarità, cioè il collettivismo della poetica e del vissuto ma anche la chiusura e l’antagonismo verso ciò che è alieno al gruppo, alla tribù operativa. Nel romanzo si rivela un romanticismo astratto, un nichilismo macchiato di moralismi, binomi tipici delle avanguardie storiche.

Per la città moderna che fa da scenario al tuo libro ti sei ispirato a qualche metropoli in particolare?

 

In particolare no. E’ una metropoli europea, un po’ tedesca ma potrebbe essere anche Milano, Atene, Barcellona. Di stampo occidentale comunque. E’ la metropoli delle avanguardie storiche, la sinfonia urbana interrotta dalle sortite del gruppo in azione.

Quali sono le influenze letterarie che senti maggiormente "tue"?

 

Parlerei intanto di influenze narrative. Senza dubbio le storie di Andrea Pazienza, i suoi fumetti sono illuminanti. Mi hanno influenzato molto anche le canzoni di Fabrizio De Andrè o dei Velvet Underground. Nella letteratura italiana il realismo visionario di Italo Calvino mi ha sempre coinvolto. Come stile mi piace molto Elio Vittorini, il suo romanzo “Uomini e no” ha un linguaggio scevro e preciso. Senza dubbio devo nominare il maestro infinto, William Burroughs, un rabdomante della difficoltà esistenziale ma anche delle giuste vie da percorrere. Il suo “Manuale delle Giovani Marmotte” è spassosissimo e acuto nelle analisi sociali.

foto Fili naso pagliaccioFai parte del collettivo Alba Cienfuegos, autori del romanzo "Eri tutto lungo. Cavallo Pazzo e altri cani sciolti" (LineaBN-La Carmelina Edizioni). Vuoi parlarcene?

Il nostro romanzo collettivo è stata, anzi è tutt’ora, un’esperienza importante per quel che riguarda la mia attività di scrittore. Il romanzo è ambientato a Milano tra il 1976 e il 1978, gli anni  micidiali, come direbbe Alberto Camerini il bizzarro cantautore famoso all’epoca di Cavallo Pazzo. La preziosa memoria storica di Mario Javed Saggittario, uno dei quattro autori, ha portato gli altri tre, Lorenzo Mazzoni, Enrico Astolfi ed io, nelle strade e nelle piazze di Milano degli anni Settanta.

Secondo me l’organismo Alba Cienfuegos ha dato ottimi frutti. Io l’ho vissuta come fosse uno spettacolo ambientato nella metropoli in subbuglio, in cui ognuno di noi ha messo in atto vari personaggi. E’ stato un processo di conoscenza, storica e politica innanzi tutto, abbiamo fatto molto ricerca prima e durante la stesura. Poi di conoscenza anche personale fra noi autori, penso di aver colto aspetti dei miei colleghi che senza lo scrivere non avrei avvertito. Quando io, Filippo, incontravo Mario intorno al tavolo della cucina di Lorenzo, io  mi sentivo di parlare con il Roccia, il suo personaggio e io potevo essere Renè o Flip, forse più Renè, i personaggi da me inventati. E’ una storia del quotidiano dove gli scontri di piazza si mischiano ai viaggi psichedelici, gli amori infranti alle assemblee studentesche, i sogni alle paranoie.

redrecplayblackCome ti sei trovato a lavorare a "otto mani?"

 

Penso che noi quattro avessimo un forte interesse per l’epoca storica che abbiamo affrontato. Il tutto è nato da Mario e Lorenzo. Lorenzo stava scrivendo un altro libro con Enrico e io avevo voglia di scrivere sugli anni ’70 e farlo in maniera collettiva mi ha entusiasmato subito. Mi sono divertito molto, certi dialoghi tra il mio Renè e il Riccio di Lorenzo mi fanno ridere molto. Mi interessava anche come gli altri autori trattassero i miei personaggi nelle parti in cui il loro personaggio era soggetto. Come dicevo prima, scrivere a più mani è un processo di conoscenza e di scambio continuo, ma anche di momenti solitari e di individualità, che è lo status del singolo scrittore.

Sono passati nove anni dall’uscita del tuo primo romanzo, "Ferrara Game Over" (Edizioni Nomade Psichico). Cos’è cambiato nel tuo modo di scrivere?

 

"Ferrara Game Over" era una sceneggiatura da cui feci un lungometraggio con Max Czertok. Durante la produzione, che durò un anno, l’editore Marco Boni volle pubblicarlo conservando certe morfologie verbali della sceneggiatura e così uscì questo testo ibrido fra letteratura e sceneggiatura.

redrecPlayblack-1Stilemi che un po’ si ritrovano anche in “Red Rec Play Black”, viste le situazione che vengono narrate, cioè riprese video, set, dialoghi serrati. Dal 2001 non penso di aver cambiato molto il mio stile, spero di essere migliorato nel narrare le situazioni e gli intrecci.

Oltre che scrittore anche videomaker indipendente, hai curato lungometraggi, booktrailers, video sperimentali, cortometraggi. Vuoi parlarci un po’ di questa esperienza?

A me piace raccontare quello che vedo, di cui sento parlare e farlo con le parole o con le immagini mi risulta congeniale. Purtroppo il video ha dei costi di realizzazione che il libro non ha, questa è la grande forza delle letteratura, quella di essere praticabile anche senza risorse economiche. Scrivere e girare storie in video è molto stimolante, vi puoi mettere suoni e musiche, raccontare in due secondi quello che con le parole ti servirebbero due pagine. Scrivere, inquadrare, fare il montaggio fanno parte del mio quotidiano, la mia stessa professione verte nel mondo audiovisivo in tutte le sue varianti. Ma è la letteratura la mia origine, la parola, la poesia nella sua sintesi comunicativa.

L’elemento filmico influenza il tuo modo di scrivere?

 

Non saprei, l’indugiare nelle descrizioni appartiene tanto al linguaggio letterario che a quello visivo. Al momento il mio stile è abbastanza sintetico, cerco di descrivere l’ambiente con poche parole e lasciare quindi al lettore lo spazio dell’immaginazione. In effetti anche nei miei video c’è sempre un montaggio serrato, Game Over ne è un manifesto in questo senso. Probabilmente lo scrivere per le immagini influenza anche i miei lavori letterari.

Progetti per il futuro?

 

Per l’anno prossimo sto scrivendo un libro d’azione in cui una improbabile coppia di agenti segreti, cioè un agente nordcoreano e un ex militante bombarolo dell’IRA irlandese danno la caccia a un informatico della Nord Corea scappato dal proprio paese. E’ una storia abbastanza comica in cui si confrontano la filosofia di Confucio con quella guerrigliera dei rivoluzionari nord irlandesi. E’ un viaggio per il mondo in cui devo fare molta ricerca geografica e politica, molto interessante per la mia attività di scrittore.

-Grazie e buona giornata

 

Grazie a voi e arrivederci.

:: Intervista ad Eliott Parker

27 agosto 2009

 

 Eliott Parker perché uno pseudonimo?

 

E’ stata una scelta motivata sostanzialmente da due fattori, uno logico e razionale, l’altro più istintivo. La motivazione logica è nata dal desiderio di separare la mia professione (lavoro nel campo della comunicazione dello sviluppo personale) dalla scrittura, nata come hobby e divertimento e sviluppatasi poi sino a farmi arrivare alla pubblicazione del mio primo romanzo. La motivazione istintiva invece è nata da un vezzo, quello di avere un nome “da giallista”. Ho riflettuto un po’ sul nome da darmi assieme a mia moglie e poi è nato… Eliott!

 

Hai un agente letterario?

 

Purtroppo no. E dire che l’ho anche cercato… purtroppo ho trovato poche persone e tutte mi hanno chiesto un compenso anticipato solo per leggere il mio libro. Un agente serio, che legga il mio romanzo e decida poi se promuoverlo o meno, incassando la sua buona percentuale sulla pubblicazione, non l’ho trovato… ma se qualcuno si farà avanti mi farà molto piacere!

 

Ti piacerebbe insegnare scrittura creativa?

 

Sì. Tra l’altro i miei studi e la mia professione mi hanno fatto conoscere questo argomento. Occorre però chiarirci cosa si intende per scrittura creativa. Se la intendiamo come una serie di tecniche e strategie per tirare fuori dalla propria mente idee, atmosfere, parole, allora mi piace. Se invece per scrittura creativa si intende: “io ti insegno come si scrive”, allora no, non mi interessa. Insegnare a scrivere è simile alla maieutica socratica e non può essere insegnare ad una persona a scopiazzare uno o più stili di scrittura.

 

Quali sono i tuoi autori preferiti?

 

Ultimamente leggo poco… però, uno scrittore che non legge! Comunque in passato ho apprezzato Asimov, Van Dyne, Kundera, Danila Comastri Montanari…

 

Il libro più bello che hai letto e quello che avresti voluto scrivere.

 

I due libri coincidono: “Lo scherzo” di Milan Kundera. Infinitamente più bello del celebrato “L’insostenibile leggerezza dell’essere” è un libro semplicemente meraviglioso. “Se fossero di carta le montagne e l’acqua inchiostro, e le stelle scrivani, e se a scrivere fosse l’ampio universo intero, pure scrivere non potrebbe fino in fondo il testamento del mio amore…”.

 

Eliott e l’hard boiler che relazione?

 

Penelope, la protagonista del mio romanzo, ha caratteristiche peculiari che non la fanno inquadrare all’interno di questa categoria. Riesce ad essere solare e ottimista e vive in un mondo del quale si sente parte e che vuole, con il suo piccolo contributo, migliorare. Ovviamente ha i suoi momenti difficili, oscuri… ma il quadro di fondo resta quello.

 

 

Cos’è il talento per te duro lavoro o un dono innato?

Onestamente non lo so… forse entrambe le cose. Senza lavoro un dono innato serve a poco… o forse no?

 

Parlaci del tuo primo libro “Il colpevole” è nato di getto o dopo una lunga gestazione?

 

L’idea è nata di getto, in pochi minuti. Poi durante la stesura si è via via definita e raffinata… ma l’impalcatura di base ed i caratteri dei personaggi sono rimasti quelli. L’ho pensato come un romanzo snello, veloce. Fresco e solare, da leggersi tutto d’un fiato. Una lettura di atmosfera e di azione, che immerge il lettore in ambienti tutti da scoprire ed in una storia appassionante ed avvincente. Un libro con un suo carattere, una sua forte impronta ed una sua personalità e che quindi può piacere come no. Un romanzo perciò lontano da tanti best seller che dopo essere passati dalle mani dei vari editor sembrano tutti uguali, quasi fatti “con lo stampino” e quindi piatti e senza spessore.

 

Stai scrivendo attualmente un nuovo libro?

 

No. Avevo iniziato a buttare giù le idee principali l’impalcatura che ho già in mente per poi iniziare a scrivere… un bel romanzo. Poi però mi sono fermato. Inizierò nuovamente quando ne avrò lo stimolo, magari con la prospettiva di pubblicare con un editore importante ed arrivare così al grande pubblico.

 

 

Che consigli daresti ai giovani autori in cerca di editore?

 

Un consiglio cinico: senza conoscenze non si pubblica con editori importanti. E senza pubblicare con editori importanti non si arriva non solo al grande pubblico, ma neppure ad un pubblico “accettabile”. Cercate di arrivare a qualche persona che conta e sottoponete a questa persona il vostro lavoro. L’idea che nell’editoria italiana si scoprano nuovi talenti è una falsità assoluta.

 

 

Cosa ne pensi della letteratura poliziesca scandinava da Mankell a Stieg Larsson ?

 

Mi spiace, non la conosco.

 

Ami scrivere di notte quando i rumori sono più attutiti?

 

Quando inizio a scrivere mi isolo dal mondo esterno e mi tuffo in quello di Penelope… a quel punto è per me indifferente cosa accade nel mondo “reale”.

 

Parlami del tuo personaggio Penelope Guzman come è nato e dimmi se si ispira a tua moglie?

 

Non si ispira direttamente a lei ma certamente contiene al suo interno alcuni dei suoi tratti più belli ed interessanti. E’ una persona forte e decisa ma che non per questo ha perso una briciola della sua femminilità. Il lavoro l’ha resa forse più forte ma Penelope rimane una persona sensibile e riflessiva. Le piace stare da sola e vede la compagnia come un piacere e non come una necessità. E’ appassionata del suo lavoro e non lo cambierebbe con nessun altro… ma non è una fanatica delle indagini e quando decide di staccare, stacca davvero. Una persona interessante e ricca di sorprese.

 

Chi sono i tuoi autori italiani preferiti?

 

Danila Comastri Montanari, Pirandello e pochi altri.

 

Che rapporto hai con la televisione pensi che sia la moderna agorà?

 

Guardo molto la TV e traggo da essa ispirazione per la scrittura, ciò appare anche nel mio romanzo. La stessa figura di Penelope ha molte somiglianze con alcune protagoniste dei telefilm statunitensi. Credo che in prospettiva sia Internet la moderna agorà ma i tempi sono ancora prematuri. Amo le serie statunitensi ed inglesi, anni luce superiori alle nostre nella regia e nella sceneggiatura.

 

Che libro stai leggendo attualmente?

 

Nessuno…

 

Hai un blog ti piace il contatto diretto con i lettori?

 

Sì, molto. Il lettore da’ un giudizio vero ed autentico sul mio romanzo. Il critico purtroppo è troppo spesso condizionato da schemi, sovrastrutture mentali e stereotipi che gli impediscono una valutazione serena ed oggettiva di quello che legge.

 

Ti piace concedere interviste?

 

Sì, molto!

 

Quando hai capito di essere un vero scrittore?

 

Devo ancora capirlo… scherzi a parte, la scrittura per me è ancora poco più che un hobby, per il futuro vedremo.

 

Definiscimi la parola libertà.

 

Fare quello che si vuole senza violare o diminuire la libertà degli altri. Lo stato serve a questo: dare delle regole mi permettano di esprimermi liberamente senza prevaricare gli altri.

 

Utilizzi gerghi, slang nei tuoi libri?

 

No, il mio italiano è molto “pulito”, non mi piacciono slang o gerghi. La lingua deve essere un veicolo di comunicazione, di unione e non di divisione. Se tutti parlassimo la stessa lingua il mondo sarebbe certamente migliore sotto tutti i punti di vista.

 

Cosa preferisci scrivere in un libro i dialoghi, i luoghi, la caratterizzazione dei personaggi?

 

Mi piace un po’ tutto ma se devo dare una preferenza opterei i dialoghi seguiti dai luoghi. Ho uno stile molto personale di scrivere dialoghi e pensieri, il problema è che spesso molti critici non hanno compreso che quello stile è voluto, è uno stile personale, semplice e incisivo, molto lontano dai dialoghi di “Commesse”.

 

L’incipit di il colpevole mi ha ricordato Raymond Chandler ti ispiri a questo autore?

 

Non lo conosco…

 

Conosci altri scrittori, li frequenti ?

 

Purtroppo no. Vivo in un piccolo centro che da questo punto di vista è morto. Ho avuto occasione di conoscere Danila Comastri Montanari ma è stata una piacevole eccezione.

 

Ti piace Simenon ?

 

L’ho letto molti anni fa… sì, mi piace.

 

Se trasformassero in film i tuoi libri ti piacerebbe?

 

Sì e penso che si presterebbero molto ad essere trasposti in un film. Nella mia mente i romanzi nascono come un film e solo successivamente io li traspongo in scrittura… per Penelope quindi essere protagonista di un film sarebbe, in un certo senso, un “ritorno alle origini”.

 

Come è cambiata la tua vita da quando hai pubblicato il tuo primo libro?

 

In una prima fase è cambiata: recensioni, interviste, qualche presentazione. Adesso si sta “normalizzando”… vedremo in futuro!


  NOTA BIOGRAFICA

Eliott Parker è nato quarantatrè anni fa. Cresciuto nella classica famiglia degli anni ’70, dopo l’università si specializza nel personal coaching diventando esperto in comunicazione e sviluppo personale.

È felicemente spostato con Paola, una donna meravigliosa. Vive con sua moglie ed in compagnia dei loro due gatti, Sidney e Totoro.

Approda alla scrittura quasi per caso. Sin da piccolo amava leggere e scrivere (durante l’adolescenza ha anche composto un romanzo). Questa passione però è rimasta sopita per molti anni, sommersa da scelte personali e professionali che lo hanno portato lontano dalla scrittura. Scrittura che in questo periodo è rimasta perlopiù relegata a saggi, dispense ed articoli relativi alla sua professione.

Le cose sono cambiate quando sua moglie, con una laurea in lettere ed una testa piena di idee, ha avuto occasione di leggere ed apprezzare alcuni suoi brevi saggi, lodandone la scorrevolezza e la creatività ed esortandolo quindi a riprendere in mano la penna.

Eliott ha ricominciato così a seguire la propria vena creativa e dopo alcuni primi scritti è arrivato al suo primo romanzo, “Il colpevole”, primo di una serie. Infatti la protagonista, Penelope Guzman, gli ha raccontato un’interessante storia relativa ad un caso da lei seguito. Un’intrigante storia che ha deciso di condividere con tutti i lettori che la accompagneranno in questa affascinante avventura.

Per contattare l’autore vai sul sito www.eliottparker.com. Vi troverai anche le ultime news, aggiornamenti su Penelope Guzman e sul suo mondo ed anteprime esclusive per i lettori più affezionati.

:: Intervista a Danila Comastri Montanari a cura di Giulietta Iannone

24 agosto 2009

danCome è nato il personaggio di Publio Aurelio Stazio?

Come avrebbe detto Flaubert: “Aurelio c’est moi”.

Oltre ai gialli ambientati nell’antica Roma, ha scritto altri romanzi e racconti?

Molti, ma sempre e soltanto polizieschi storici: l’ultimo è TERRORE, ambientato durante la rivoluzione francese.

Quali sono i suoi autori preferiti?

Omero e Shakespeare. Tra gli italiani: Niccolò Machiavelli. In tempi più recenti: Robert Graves e Isaac Bashevis Singer.
Tra gli autori di polizieschi: Ed Mac Bain (con cui ho avuto la fortuna di passare tre bellissime giornate) Qiu Xiaolong (che conoscerò presto di persona) Anne Perry, Ellis Peters, Tony Hillermann, Jonathan Kellermann, Pierre Magnan, Jean-Francois Parot.
Tra i classici del giallo: Robert Van Gulik, Rex Stout, Agatha Christie, Israel Zangwill, S.S. Van Dine, oltre a Umberto Eco: considero “Il nome della rosa” in assoluto il più bel giallo di tutti i tempi; secondi a pari merito, nell’ambito del solo giallo storico, “C’era una volta” di Agatha Christie e “La pista delle volpi” del compianto Fabio Pittorru.
Nella saggistica: Claude Lévi-Strauss, Eva Cantarella, Umberto Eco, Jérôme Carcopino, Luigi Luca Cavalli-Sforza, Léon Poliakov, Michel Vovelle, Bertrand Russell, Piero Camporesi.

Cosa sta leggendo attualmente?

Ho appena letto due gialli bruttini assai, che non cito perché non amo denigrare i colleghi.

Cosa ne pensa del fenomeno letterario della trilogia di Millenium di Stieg Larsson?

Sono una consumatrice accanita di polizieschi scandinavi. Della trilogia di Larsson ho letto il primo volume e mi è piaciuto come le opere di tanti suoi compatrioti. Non di meno, ma neanche di più.

Ha amici scrittori, li frequenta?

I giallisti italiani li conosco quasi tutti personalmente e con molti di loro ho cordiali rapporti di amicizia. Alcuni li frequento, perché vivono a Bologna o nei pressi: Lucarelli, Fois, Varesi, Guccini, Toni, Bettini, Colitto, Rigosi, Baldini, Coloretti, Materazzo, Guicciardi. L’amico più caro, tuttavia, è certamente Loriano Macchiavelli, generoso, arguto e straordinario come scrittore, ma ancor di più come essere umano. Godo anche, da ben quattro decenni, dell’amicizia del baldo Valerio Massimo Manfredi – condividiamo l’amore per i viaggi e la cultura classica – a cui auguro di proseguire nel grande successo internazionale che merita appieno. E non posso esimermi dal citare i bolognesi (o quasi…) Valerio Evangelisti, Giuseppe Pederiali e Giuseppe D’Agata, l’indimenticabile autore de “Il medico della mutua” e de “Il segno del comando”, che fu il primo presidente della nostra Associazione Scrittori di Bologna. Per spostarsi invece oltreoceano, sono ottima amica di Ben Pastor, la creatrice dell’investigatore della Wermacht Martin von Bora.

Le piacerebbe insegnare scrittura creativa, pensa che si possa insegnare a scrivere?

Credo che si possa insegnare, ma a me non piacerebbe. Ho redatto un manualetto: “GIALLO ANTICO. Come si scrive un poliziesco storico” ad uso degli esordienti, però non sono tipo da tenere dei veri e propri corsi strutturati: non sono nemmeno mai riuscita a seguirne uno fino in fondo, all’università studiavo da sola e a scuola insegnavo piuttosto anarchicamente. Partecipo però volentieri come ospite, una tantum, ai corsi di scrittura di alcuni colleghi. .

Qual è l’opera di Shakespeare che preferisce?

Giulio Cesare, Macbeth, Il mercante di Venezia, Misura per misura, Sogno di una notte di mezza estate, Amleto, Antonio e Cleopatra, La dodicesima notte e molte altre. Amo molto Shakespeare.

Che consigli darebbe ai giovani scrittori per migliorare il loro stile?

Prima ancora dello stile bisogna avere le idee. Dunque raccomanderei ai giovani scrittori di leggere il più alto numero possibile di opere DELLO STESSO GENERE di quelle a cui intendono dedicarsi, per evitare di scoprire l’uovo di Colombo sudando su trame già trite e ritrite.

Sta scrivendo attualmente un nuovo libro?

Io sto SEMPRE scrivendo un nuovo libro!

Ci racconti i suoi esordi, qualche episodio significativo.

L’Italia scopriva in quel momento il giallo storico, così i gusti del pubblico incontrarono felicemente i miei. Una volta tanto, anziché terrorizzare gli esordienti con le vicissitudini di una dura gavetta e le soperchierie degli editori cattivi, dirò dunque a viva voce che talvolta un po’ di abilità e un pizzico di fortuna bastano per diventare scrittore di professione.

Legge libri di poesia? Chi è il suo poeta preferito?

Il poeta che preferisco è Catullo, ma amo anche molti lirici greci, latini e cinesi. Non leggo poesie contemporanee, l’autore italiano più moderno che conosco è Foscolo, di cui apprezzo parecchi versi (non sono per niente leopardiana, né per carattere, né per gusti letterari…)

Che rapporto ha con i suoi lettori?

Ottimo: sanno che scrivo soltanto per loro, non per i critici, per gli accademici, per gli intellettuali, per i recensori e nemmeno per me stessa. I giudizi e i suggerimenti dei lettori sono gli unici che tenga in considerazione.

Ha un agente letterario?

Da qualche tempo: ho esitato anche troppo, ma per l’estero era inevitabile. Adesso ne sono molto soddisfatta e non ne farei più a meno.

Ha viaggiato molto, i suoi viaggi le sono stati utili per l’ambientazione dei suoi romanzi?

Sì, ho viaggiato moltissimo e, fortunata come sono, quando ho cominciato ad avere difficoltà fisiche a muovermi, il mondo è venuto a casa mia, con internet e le migrazioni.

Quale è il suo metodo di scrittura, scrive di getto, fa molte stesure?

Che scriva di getto o meno, redigo sempre almeno due stesure, talvolta anche tre. Nessuno può confezionare al primo colpo un libro decente: chi lo millanta, sta mentendo spudoratamente.

Il talento è per lei duro lavoro o un dono innato?

Scrivo perché mi diverto e spero di divertire i lettori. Se il lavoro mi costasse tedio, angoscia o fatica, oppure se i lettori si stancassero di me, cambierei mestiere oppure mi ritirerei in pensione a leggere libri altrui, giocare videogames, accarezzare gatti e coltivare fiori.

C’è un episodio bizzarro della sua carriera che le piace ricordare?

Sono troppi, per citarli tutti occorrerebbe un libro. La vita, in grazia ai Numi, è molto bizzarra.

Molti sostengono che Giorgio Faletti non scriva da solo i suoi libri, perché pensa attiri tante maldicenze?

Perché è molto bravo e ha molto successo: è un difetto imperdonabile! E poi perché ha un respiro cosmopolita e questo è un paese di inguaribili provinciali.
Sostengono che Faletti, in piena era della globalizzazione, non avrebbe potuto scrivere i suoi libri per la presenza di alcuni anglicismi. E’ un’obiezione ridicola. Chi ha redatto “I promessi sposi” in perfetto toscano, allora? Secondo questa logica da babbei, non può certo essere stato un “lumbard” come quel tal Sandretto: altro che risciacquare i panni in Arno, sta a vedere che Manzoni aveva un ghost writer nascosto a Firenze! E a proposito, se non si può pensare in inglese, figuriamoci in latino… chi sarà allora a farcire i miei romanzi di tutte quelle locuzioni classiche? Debbo forse dedurne che qualcuno sta scrivendo i miei i libri a mia insaputa?

Ci parli del suo primo romanzo Mors Tua, ci ha messo molto a scriverlo?

Tre mesi e mezzo, è il libro che ho finito nel minor tempo, sull’onda dell’entusiasmo iniziale.
MORS TUA è anche la più generica tra tutte le inchieste di Publio Aurelio, non vi compaiono “sottoculture” particolari dell’antica Roma, come in ogni altro libro: l’ambiente della medicina di IN CORPORE SANO, quello dei gladiatori in MORITURI TE SALUTANT, quello delle scuole e delle banche in PARCE SEPULTO, quello delle legioni in NEMESIS, ecc…e questo perché è stato concepito già dal primo momento in modo da fungere da inizio di una serie. Infatti a me non premeva pubblicare un libro singolo, bensì diventare una romanziera seriale di professione, come è poi avvenuto: le due cose sono profondamente diverse.
Ah, sì, un’altra curiosità: la scena in cui Publio Aurelio dichiara che si taglierà le vene per protestare la sua innocenza (faceva molto “romano”!) è tratta in ugual misura da Tacito e da Rex Stout, con appena un pizzico di Henryk Sienkiewicz.

Come si documenta per i suoi libri? Usa spesso internet?

Lo uso da quando esiste la connessione: oggi è diventato il principale strumento di ricerca per ogni divulgatore.

Euripide, Sofocle le piacciono i tragediografi greci, ambienterebbe una serie di romanzi nell’ Atene di Pericle?

Li cito spesso, ma non ambienterei mai un romanzo nell’Atene di Pericle. Roma ha un fascino diverso, quello di una “modernità” ante litteram che si addice molto di più ai miei gusti e al mio carattere.

Il ruolo femminile nella letteratura pensa sia stato determinante?

Non mi interessa a che sesso, etnia o religione appartenga chi scrive, mi interessa CHE COSA scrive , tanto che spesso non so nemmeno se l’autore che sto leggendo è maschio o femmina.
Sono peraltro convinta che le categorie “discriminate” (donne, ma anche gay ecc…) debbano cominciare a ragionare in questo modo, se non vogliono chiudersi in una riserva indiana. Faccio un esempio: un’atleta in carrozzella vinse una medaglia nella carabina alle Olimpiadi, quelle normali, non quelle riservate ai portatori di handicap: era stata la migliore di TUTTI, invalidi e non invalidi. Alcune donne hanno governato paesi importanti: non perché erano donne, ma perché erano brave. Allo stesso modo, Barack Obama non è diventato presidente perché era di colore, ma perché l’intero popolo americano si è fidato di lui più che degli altri candidati.
Non sono dunque in grado di valutare se e quanto le donne, in una situazione di oggettiva soggezione storica durata dieci millenni, abbiano pesato sulla letteratura. Credo però che Saffo sia stata il più grande POETA (e non la più grande poetessa…) occidentale di tutti i tempi, senza bisogno di nessuna quota rosa. Dunque, fuori dal ghetto, ragazze! Guidereste un aereo “in quanto donne” o cerchereste di mantenerlo in rotta in quanto bravi piloti? Non fate “letteratura al femminile”, fate letteratura e basta: ogni vostra vittoria seppellisce un pregiudizio!

Ha mai pensato di concedere i diritti per trasformare i suoi libri in film?

In vent’anni ho concesso continue opzioni a varie case di produzione, ma nessuna è mai riuscita a realizzare la serie, che sarebbe costosissima, soprattutto per via del set.

E’ stata paragonata a P D James, le piace l’accostamento?

P.D. James è l’autrice di “Delitto 1986”, uno dei cinque racconti moderni che preferisco in assoluto. Gli altri sono: “la Biblioteca di Babele” di Borges, “Inno di congedo” di Fredric Brown, “Tutti gli smoali erano borogovi” di Lewis Padgett e “I nove miliardi di nomi di Dio” di Arthur Clarke.

Ha mai scritto poesie? Ci citerebbe qualche verso?

A vent’anni ho scritto l’unica poesia di tutta la mia vita, dal titolo:“Elogio dell’aglio”. Ricordo soltanto i primi due versi: “Divino bulbo che le nari avvinci /e le papille stimoli e innamori…”

Nella serie di Publio Aurelio Stazio quale l’ha divertita di più scrivere?

CUI PRODEST? C’è un serial killer che ammazza dei giovani MASCHI avvenenti – tanto per cambiare un po’ rispetto alle solite belle ragazze, che muoiono con allarmante frequenza in questo genere di romanzi – ma anche il continuo confronto tra due personaggi contrapposti: schiava e padrone, stoica e epicureo, femmina e maschio…

L’antica Cina l’affascina? Le piacerebbe scrivere una serie gialla con un mandarino detective come protagonista?

Il Celeste Impero è, assieme alla Roma del I secolo, la civiltà che più mi affascina: fui tra i primi a girare in lungo e in largo la Cina, quando si aprirono le frontiere. Però di mandarini investigatori ne hanno già messi in scena molti (ho scritto anche un lungo articolo a riguardo), innanzitutto il giudice Dee (o Ti, con la nuova traslitterazione) a cui erano dedicati i vecchi, magnifici romanzi dell’olandese Robert Van Gulik.e che oggi è il protagonista della serie del mio amico e collega francese Frédéric Lenormand.

Si ritiene una persona fortunata?

Mi ritengo una favorita della Dea Fortuna. La sorte mi ha concesso cose belle o brutte come a tutti, ma anche la capacità di godere delle prime e superare le seconde.

Ci parli dei suoi progetti, come si vede da qui a 10 anni?

Permettetemi di citare il Rick di “Casablanca”, che a chi gli chiede che cosa ha intenzione di fare quella sera, risponde: “Non faccio mai programmi a lungo termine.”

Si ricorda il primo libro che ha letto?

Il Peter Pan in versione Disney, e, poco dopo, il Peter Pan originale di Barrie. Odiavo di tutto cuore Pinocchio, la Fata dai Capelli Turchini e il Grillo Parlante, insopportabilmente moralisti e paternalisti.

E’ più difficile scrivere i dialoghi, delineare i personaggi o le ambientazioni?

Senza dubbio scrivere i dialoghi, dai quali, secondo la mia personale visione del romanzo, si deve desumere quasi interamente il carattere dei personaggi e l’ambientazione stessa. Un avvertimento agli esordienti: pare che una buona metà dei lettori salti – o comunque legga molto distrattamente – tutto ciò che esula dai dialoghi; quindi esercitatevi su quelli, se volete farvi capire….

Si ritiene una scrittrice femminista?

Sono attentissima al problema della uguaglianza tra i sessi (così come tra etnie o religioni) e spesso mi sono trovata in prima linea in varie battaglie politiche, giuridiche e sociali. Però non mi definirei mai una scrittrice femminista, perché non ritengo che esista una narrativa femminile o maschile, nera o bianca, gay o etero, ecc ecc.. C’è la narrativa e basta, ognuno scrive ciò che gli aggrada e chi ne ha voglia lo legge. E comunque io non sono una femminista, sono una matriarca.

Per concludere, mi dica: scrivere la rende felice?

Molto, moltissimo, è il mestiere più bello del mondo: prima di tutto posso condividere il mio immaginario con moltissimi lettori di tutto il mondo, il che sinceramente mi esalta. In secondo luogo ho ridotto il pendolarismo ai due metri che separano il mio letto dalla scrivania.

:: Intervista a Emanuele Pagani

23 agosto 2009

Come è nato in te l’amore per la scrittura?

Amo scrivere fin dai tempi in cui frequentavo la scuola media. Ho sempre sognato di poter scrivere un libro tutto mio. Inizialmente abbozzavo alcuni racconti senza riuscire a trovare la continuità necessaria. Finalmente, tre anni fa, ho deciso che era giunta l’ora della svolta. Ho lavorato, ogni sera, con determinazione e dopo lunghi mesi di lavoro è nato “L’Altopiano del desiderio”.

Vuoi parlarci della trama tuo primo libro?

“L’Altopiano del desiderio” è ambientato nella Creta Minoica, intorno al 1500 a.C. negli anni precedenti alla catastrofe che determinò la scomparsa dell’antica Civiltà Cretese. Si ispira alla leggenda relativa alla nascita del Minotauro, rendendola ancor più avvincente dell’originale. Nel romanzo, il Minotauro fugge dal labirinto di Cnosso e con l’aiuto d’un cospiratore riesce a radunare un esercito di traditori. Costoro intraprendono una guerra contro il Re Minoico al fine di conquistare il palazzo di Cnosso ed il fertile altopiano che rappresenta la principale risorsa del Regno. I cospiratori desiderano cancellare gli insegnamenti con i quali Minosse ha reso pacifico e progredito il suo Regno. Nella Creta di Minosse vige l’uguaglianza e soprattutto l’unità, grazie alle quali il popolo si sente partecipe alla vita politico-amministrativa. Minosse e compagni faranno di tutto per non soccombere di fronte alla minaccia del male.

Nel libro compaiono altri personaggi leggendari, quali Dedalo, Talo, Teseo e Pasifae.

Definiscimi il talento

Credo d’avere una piccola dote: la fantasia.

Quali sono i tuoi autori preferiti?

Mi piacciono diversi autori sia della letteratura italiana che di quella straniera.

Frequenti concorsi e premi letterari?

Per ora non ho mai frequentato dei concorsi e dei premi letterari.

Credi siano utili le scuole di scrittura creativa?

Non saprei. Non le ho mai frequentate.

Qual’è il libro più bello che hai letto?

Ho letto diversi libri. Quelli che mi hanno affascinato maggiormente sono stati “Lo Hobbit”, il “Visconte Dimezzato” ed alcuni canti della “Divina Commedia”.

Ti piace la poesia? Qual ‘è la tua preferita?

Ci sono molte poesie significative

Parlami del tuo metodo di scrittura.

Prima di iniziare un romanzo, faccio uno schema.
Poi procedo nella stesura dell’opera.
Alla fine la rileggo per tre volte ad alta voce e la correggo.

Preferisci scrivere i dialoghi, le ambientazioni o delineare i personaggi?

Preferisco scrivere le ambientazioni. La maggior parte delle volte si tratta di luoghi che ho avuto la fortuna di poter visitare personalmente.

Hai mai fatto il ghost writer?

Non ho mai fatto il ghost writer.

Ti piace Camilleri?

Camilleri è senz’altro un buon scrittore

Quale è la dote più importante per uno scrittore?

Credo consisti nel saper conciliare la capacità di scrivere alla fantasia.

Quale è l’opera di Shakespeare che preferisci?

Tutte le opere di Shakespeare sono interessanti.

Ti piace il genere fantasy?

Mi piace il genere fantasy. “L’Altopiano del desiderio” è un romanzo fantasy-storico.

Quali sono state le tue prime letture?

Le prime letture che mi hanno affascinato sono stati alcuni canti della “Divina Commedia”.

Parlami dei tuoi esordi ti hanno mai offerto pubblicazioni a pagamento?

Nessuno mi ha mai offerto delle vere e proprie pubblicazioni a pagamento, salvo l’acquisto d’un numero di copie non superiore alle 50

Che libro stai leggendo attualmente?

Attualmente non sto leggendo, perchè sono molto impegnato nella stesura d’un nuovo romanzo.

Come ti documenti per i tuoi libri utilizzi molto internet?

Spesso utilizzo internet per documentarmi.

Hai un agente letterario?

Non ho un agente letterario.

Ti piacerebbe che traducessero i tuoi libri in altre lingue?

Sarei senz’altro entusiasta se i miei libri venissero tradotti in altre lingue.

Parlami della tua città, la utilizzeresti come scenario per i tuoi libri?

In futuro potrei utilizzare la provincia in cui vivo come scenario per un libro.

 

:: Intervista a Enrico Gregori a cura di Giulietta Iannone

21 agosto 2009

foto-gregori-500x332

Sei un giornalista, esperto di cronaca nera. Parlami del tuo lavoro.

Da cronista mi sono occupato di banda della magliana, terrorismo, criminalità organizzata, omicidi. anadavo sui posti e scrivevo. Ora, in quanto responsabile del settore, coordino il lavoro altrui e ogni tanto scrivo più che altro retroscena e approfondimenti

Il talento per te è un dono o duro lavoro?

Credo che il talento possa essere innato, ma se non lo si coltiva è del tutto inutile

Quali scrittori italiani preferisci?

Non è facile. Diciamo Tiziano Scarpa e Andrea Camilleri

Parlami dei tuoi primi libri che hai scritto.

“Un tè prima di morire” è una specie di pentola a pressione esplosa in maniera violenta. “Doppio squeeze” è più ragionato e metodico. Comunque non amo le sorprese e mi piace dare indicazioni affinché il lettore possa anche divertirsi a indovinare il finale. un-te-prima-di-morire

E i primi libri che hai letto?

Ho cominciato da ragazzino a leggere Salgari, Kipling, Verne e Dumas. Per me sono capolavori indimenticabili.

Leggi Shakespeare?

Ho letto moltissimo di lui. Che dire? Tra lui e Dante Alighieri mi pare una lotta tra titani

E’ più difficile per te delineare i personaggi o le ambientazioni?

Non so. Diciamo che a delineare i personaggi mi diverto di più

Leggi poesia?

Poche cose. Non ho strumenti per valutarla. Se mi colpisce ne deduco che mi piace

Che consigli daresti ad autori esordienti che vorrebbero pubblicare i loro scritti?

Di essere umili e, prima di pensare di essere incompresi, pensare di dover migliorare

Hai mai fatto il ghostwriter?

Ma per carità

Pensi che Faletti scriva da solo i suoi libri?

Posso dire quello che ho sentito. Ossia che il primo sia stato pesantemente editato e che gli altri li abbia scritti lui. Ma c’è anche una teoria esattamente opposta. Dove sia la verità non lo so. Magari son tutte chiacchiere. Io ho letto “Io uccido” e non mi ha entusiasmato. Poi ho letto “Fuori da un evidente destino” e mi è piaciuto molto.

Agatha Christie in che modo ha influenzato la letteratura gialla?

Credo che sia stata una maestra nell’equilibrio tra storia e descrizione di uomini e cose

Ti piace James Ellroy? Se dovessi fargli una domanda quale sarebbe?

Per me “Le strade dell’innocenza” è un capolavoro. Quindi vorrei domandargli come gli è venuta fuori una boiata come “Scasso e stupro”.

Ti piace Scerbanenco?

Abbastanza. Ma per me è sopravvalutato. Non credo che abbia rivoluzionato alcunché.

Quali sono i libri più belli che hai letto?

Buonanotte! L’Iliade, tutto Shakespeare, i fratelli Karamazov, la Divina Commedia, i promessi sposi, i Malavoglia, tutto Ed McBain, tutto Cormac McCarthy. Basta?

A chi ti ispiri nei tuoi libri a fatti di cronaca o storie di fantasia?

Per le tecniche investigative e qualche dettaglio, ai fatti di cronaca. Il resto, ossia il grosso, è pura fantasia.

In che città vivi? La usi come sfondo per le tue storie?

Non sempre, ma sto pensando di farlo più spesso

Parlaci del tuo blog, credi che internet abbia rivoluzionato il mondo della scrittura?

Il mio blog è una specie di bacheca cronistica nella quale metto anche dei miei racconti. Non credo però molto alla scrittura in rete se rimane imprigionata in internet

Che mezzo di scrittura preferisci: bic, computer,?

Ormai computer

Stai scrivendo attualmente un libro?

Ne sto revisionando uno. Una storia ambientata a Roma nel 1920. Forse potrebbe essere la mia prossima pubblicazione

Che studi hai fatto hanno influenzato la tua vita professionale?

La laurea in giurisprudenza una mano me l’ha data certamente, soprattutto per capire meglio la fase processuale di un avvenimento.

Ti piace Camilleri, il suo commissario Montalbano è molto popolare ti piacerebbe se trasformassero i tuoi libri in film?

Confermo il mio grande apprezzamento su Camilleri. Per il resto, in molti mi hanno detto che i miei libri si presterebbero a sceneggiature. Direi che mi piacerebbe, sì..

I book trailers li consiglieresti ai nuovi autori?

E’ una pubblicità come un’altra. Per me dipende tutto dalla visibilità che poi il booktrailer avrebbe.

Sofocle, Euripide ti piace la letteratura greca antica?

Moltissimo. Sono convinto che nei classici ci sia già tutto ciò che oggi scriviamo. Per questo credo sia importante trovare uno stile, una voce popria.

Arthur Miller diceva che se la libertà non è bilanciata dalla giustizia sociale qualsiasi economia crolla cosa ne pensi?

Forse lui ne aveva le prove. Io no.

Ti piace la letteratura sudamericana?

Frequento poco. Magari ci saranno delle cose meravigliose e se non le conosco è colpa mia. Ma non si può leggere tutto.

Enrico Gregori
è nato a Roma il 12 dicembre 1954. Giornalista professionista dal 1983, attualmente è caposervizio per la cronaca nera presso “Il Messaggero” di Roma. Ha pubblicato per Bietti Media due romanzi: “Un tè prima di morire” e “Doppio squeeze”.

:: Intervista a Dianne Emley a cura di Giulietta Iannone

20 agosto 2009

Dianne EmleyHai un agente letterario?

Si, è una donna che lavora con la Writer’s House di New York

Ti piacciono i libri di Michael Connelly?

Sono una grande fan dei libri di Michael Connelly. Le trame e i personaggi sono straordinari. In più essendo nativa di Los Angeles mi piacciono le ambientazioni in questa città. Egli ha delineato la cultura di questa città.

Cos’è il talento per te un dono o duro lavoro?

Io credo che ciascuno di noi può accrescere il suo livello di successo nel campo scelto può essere quello artistico o atletico o anche negli affari e quindi il talento è sia un dono di Dio che un’ abilità accresciuta con la pratica e la pazienza. Nel mio caso io ho amato la scrittura sin da quando ero bambina e ho iniziato  molto piccola a scrivere sui giornali. Il mio talento era informe e indisciplinato. attraverso gli anni con il duro lavoro e l’aiuto di brillanti editors sono diventata una scrittrice molto migliore e specialmente una migliore crime writer. Sto ancora imparando e migliorando. Ogni giorno mi siedo davanti al computer e miglioro le mie capacità.

Dimmi qualcosa circa la tua Los Angeles.

Io penso che Los Angeles sia una città incompresa e perciò il luogo ideale dove vengono ambientati molti romanzi di fiction. La gente che arriva da poco a Los Angeles la scambia per una gigantesca megalopoli senza personalità. Io invece essendoci nata e avendoci risieduto ed essendoci cresciuta vedo come la città non è senza volto ma al contrario comprende distinti quartieri che hanno personalità uniche. La gente da poco a Los Angeles è spesso sorpresa di trovare dei veri nativi di questa città.

Sei femminista?

Non mi piacciono le etichette o essere incasellata in una categoria. Io credo che dovremmo uomini e donne avere gli stessi diritti anche se ci sono dei ruoli più adatti alle donne e altri più adatti agli uomini. Personalmente amo moltissimo mio marito Charlie.

Tu appari una dolce e quieta signora sei così anche nella realtà?

Ho amici e gente della mia famiglia che non sarebbero d’accordo. Scherzo.Ho un lato quieto e amo la solitudine.

La vita del poliziotto è molto dura. Da bambina sognavi di diventarlo?

 No assolutamente volevo scrivere.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti?

Nel genere giallo mi piaciono Michael Connelly, Tess Gerritsen, Lisa Gardner, Karin Slaughter. Mi piaciono anche Cormac McCarthy e Dominic Dunne.

Hai studiato in Francia. Ambienterai il tuo prossimo libro in questo paese?

Il mio prossimo libro continua la serie di Nan Vining. Lei lavora con il dipartimento di polizia di Pasadena in California una città che confina con Los Angeles così ci sono poche possibilità che abbia trasferte di lavoro in Francia.

Ti piace lo stile di vita europeo?

Molto amo lo stile e savoir faire europeo.

Ti piacciono i libri di James Elroy?

Ho trovato fantastico il suo libro autobiografico i miei luoghi oscuri.

Hai senso dell’umorismo dimmi una barzelletta.

Mi dicono che ho un buon senso dell’umorismo. Mi piace ridere ma ho poca memoria per le barzellette.

Ascolti musica mentre scrivi?

No trovo che distragga scrivo in silenzio.

Ti piacciono gli autori italiani?

Non ho familiarità con gli scrittori italiani forse tu potresti suggerirmi cosa leggere.

Pensi che Edith Warthon sia una scrittrice innovativa.

Certamente la casa della gioia è uno dei miei libri favoriti.

Ti piace la poesia?

A piccole dosi.

Dimmi qualcosa circa il tuo primo libro è stato più difficile scriverlo o pubblicarlo?

Con tutti i miei libri scriverli ed editarli è ugualmente difficile. riscrivo molte volte prima che il libro sia finito.

Ti piacerebbe insegnare scrittura creativa?

Forse un giorno. Ora sono troppo impegnata a scrivere per insegnare.

Il personaggio principale del tuo primo libro è una donna che ha subito abusi. Tu pensi che le donne debbano imparare a difendersi, ti piacciono le arti marziali?

Io penso che sano esercizio fisico renda più forti sia fisicamente che emozionalmente così che ci si difende meglio da ogni tipo di abuso. Io faccio quotidianamente pesi, jogging e yoga, non molto bene.

Pensi che in America sia importante per una donna avere una forte personalità?

Non solo in America.

Dimmi qualcosa sulla tua infanzia.

Io sono nata in una famiglia della bassa borghesia nella zona nord est di Los Angeles. Mio padre era un uomo di affari e mia madre una casalinga. Ho un fratello più anziano e una sorella. Ero la più quieta della famiglia con sempre il naso sui libri.

Ti piace lo scrittore turco Pamuk.

Non conosco il suo lavoro.

Ti piacciono i libri di James Lee Burke?

Sì, sono una sua fan.

Definiscimi cos’è per te la libertà.

Vorrei citare la canzone di Kris Kristofferson “Me and bobby Mcgee” la libertà è la capacità di non perdere ma personalmente penso sia la capacità di effettuare scelte.