Posts Tagged ‘Patrizia Debicke’

:: Buonvino e il circo insanguinato di Walter Veltroni (Marsilio 2024) a cura di Patrizia Debicke

7 gennaio 2025

Buonvino e il circo insanguinato è il quinto romanzo che Walter Veltroni dedica affettuosamente al suo commissario romano comparso la prima volta nel 2019 in “Assassinio a Villa Borghese”.
Roma, 24 dicembre, vigilia di Natale . Il commissario Giovanni Buonvino, responsabile del commissariato di Villa Borghese, sta brindando nel suo ufficio praticamente invaso da panettoni, piatti e bicchieri di plastica con i colleghi nel giorno che impone la più scontata allegria prefestiva.
Nel frattempo nel giardino del Parco dei Daini si sta installando il Circo Colaiacono che si è faticosamente guadagnato quel posto ambito e di forte richiamo cittadino, in grado di garantire buone e affollate rappresentazioni festive. E toccherà proprio a lui a, Buonvino scortato ufficialmente da Cecconi e Robotti, andare sul posto per controllare l’esistenza dei permessi e di una corretta scelta degli orari onde evitare possibili lagnanze dei vicini (quali hotel stellati).
Solo su insistenza di Veronica, sua moglie, il commissario ha già acquistato i biglietti per loro due e per una coppia di amici, perché in realtà Buonvino non ama il circo. Anche quando era un bambino gli faceva tristezza benché i suoi continuassero a portarcelo. Allora lui rideva e batteva le mani per forza ma solo per non deluderli. Infatti oltre a odiare i pagliacci che addirittura lo terrorizzavano, non aveva mai capito perché qualcuno dovesse partecipare a uno spettacolo magari rischiando la vita per intrattenere un pubblico pagante.
I tre poliziotti arrivati al circo quando tutti i componenti della troupe sono intenti a dare gli ultimi tocchi verranno accolti dal proprietario e direttore di scena Ercole Colaiacono. Un incredibile e gigantesco personaggio che ricorda un po’ Anthony Quinn del film La strada di Fellini e che insisterà per presentargli personalmente tutta la sua troupe.
Tanto che la sera stessa prima della spettacolo Buonvino, Veronica e il loro due ospiti troveranno il personale , ormai quasi pronto ad entrare in scena. schierato quasi si trattasse di una parata ufficiale per un Capo di Stato. E in quell’occasione Colaiacono presenterà loro per prima la figlia Manuelita, punta di diamante dello spettacolo, già pronta a esibirsi come trapezista col marito Alberto. Spiega anche che per la coppia sarebbe il decimo anniversario di matrimonio, motivo di festa benché in realtà le espressioni denotino una certa tensione e anche quelle degli altri componenti della truppe appaiano un po’ tirate. Il Circo è piccolo, a conduzione familiare, molti dei membri dell’equipe sono legati tra loro. Quello che Buonvino nota è solo normale inquietudine ante spettacolo o la palese dimostrazione come la forzata lunga convivenza provochi, in tutti i gruppi familiari o in quelli di coloro che lavorano troppo insieme, inevitabili rivalità e risentimenti.
Ma lo spettacolo promesso è di alta qualità, garantito soprattutto dall’esibizione dei trapezisti, Alberto e Manuelita, pronti a eseguire i loro difficili numeri cinque metri da terra solo protetti in caso di cadute da una rete rettangolare.
I posti di Buonvino & company sono rigorosamente in prima fila. Prima del numero dei trapezisti ne passano altri diversi e quando loro si presentano Buonvino nota che stranamente Manuelita, la figlia del direttore, esibisce un sorriso forzato, un po’ triste forse.
E ben presto ohimé dopo i primi felici passaggi, il bello spettacolo vira alla tragedia quando, mancando la presa nel difficile numero di un salto mortale e mezzo, Manuelita precipiterà nel vuoto e, finendo su una parte rigida della rete di contenzione, atterrerà male, spezzandosi il collo.
Una morte in diretta con il pubblico che grida atterrito. L’immediato arrivo di un’ambulanza che trasporterà la giovane in ospedale accompagnata dal marito non consentirà purtroppo che dover constatare la sua morte. Tutti hanno visto che si è trattato un incidente … All’apparenza una tragica fatalità, ma il fatto che sia capitata solo dopo due mesi dopo l’incidente stradale che aveva provocato la morte della madre di Manuelina, a Buonvino sembra troppo una coincidenza. Qualcosa che merita almeno un approfondimento.
Per far completa luce sulla faccenda pertanto decide di sentire uno a uno tutti i componenti del circo. Alberto è disperato, ma non tutti gli altri forse appaiono così dispiaciuti. Girano voci e un pagliaccio sostiene addirittura d’aver sentito pochi giorni prima la voce di qualcuno minacciare Manuelita anche se ohimè non è riuscito a capire chi fosse.
Pian piano Buonvino arriverà a individuare un’intricata serie di relazioni e contrasti tra i componenti della troupe. Si tratta anche di mancati sogni di gloria che hanno provocato rivalità, invidie. La vicenda breve ma coinvolgente si carica di ombre sempre più scure. Ma a conti fatti il giallo ovverosia l’indagine vera e propria e gli inevitabili plot narrativi finiscono con il collocarsi in secondo piano annacquandosi un po’ rispetto alla brillante personalità del principale protagonista e alle sue sensazioni. Un protagonista Buonvino molto simpatico, intelligente e pieno di umorismo.
Walter Veltroni parla con affetto del circo che considera una vera e propria istituzione culturale. Optando per una scelta coraggiosa che volutamente par voler ignorare certe negative polemiche animaliste sulla condizione degli animali in cattività che vorrebbero decretarne la fine. Ma forse tutto quel mondo, orientandosi sempre di più sulle scelte fatte ormai dagli spettacoli portati in scena dal famosissimo Cirque du Soleil monegasco non ci costringerà a confrontarci con la fine in una colorata e sfavillante magia che ha incantato generazioni di bambini e influenzato grandi registi internazionali, senza mai dimenticare il grandissimo Fellini.

Walter Veltroni  è nato a Roma il 3 luglio 1955. È stato direttore dell’Unità, vicepresidente del Consiglio e ministro per i Beni e le attività culturali, sindaco di Roma, fondatore e primo segretario del Partito democratico. Oltre al primo capitolo delle indagini del commissario Buonvino, Assassinio a Villa Borghese, pubblicato sempre da Marsilio nel 2019, ha scritto vari romanzi, tra i quali La scoperta dell’alba (2006), Noi (2009), L’isola e le rose (2012), Ciao (2015), Quando (2017), tutti editi da Rizzoli. Ha realizzato diversi documentari tra i quali Quando c’era Berlinguer (2014), I bambini sanno (2015), Indizi di felicità (2017), Tutto davanti a questi occhi (2018) e la serie sulla storia dei programmi televisivi Gli occhi cambiano (2016). Nel 2019 è uscito il suo primo film, C’è tempo. Collabora con il Corriere della Sera e La Gazzetta dello Sport.

:: Fronte Zero di Edy Giraldo e Daniele Biacchessi (Delos Digital 2024) a cura di Patrizia Debicke

21 dicembre 2024

Un romanzo breve frammentato in pochi capitoli questo di Daniele Biacchessi – giornalista d’inchiesta, scrittore, attualmente direttore editoriale di Giornale Radio e responsabile della collana editoriale “Contastorie” della casa editrice Jaca Book- , e Edy Giraldi, scrittrice ed esperta di romanzi gialli, che coniuga abilmente una storia poliziesca/thriller/spystory disposta ad andare a frugare in quelle che appaiono tra le pagine più buie della storia italiana, dipingendo i drammatici limiti di una nazione apparentemente a sovranità limitata.
Nel 2024 Andrea e Stella, con Marco e Laura, ormai stagionati ultracinquantenni, sono gli ultimi brigatisti del Fronte Zero, estrema propaggine dei Nuclei combattenti, scampati alla cattura e alla morte. Delle numerose schiere di Fronte Zero, che negli anni Settanta e Ottanta (detti gli anni di piombo) hanno bagnato di sangue l’Italia con gli attentati terroristici contro il potere, restano oggi solo loro, un gruppetto di quattro ostinati combattenti. Due coppie di fratelli e sorelle molto uniti tra loro, rimasti per tutti questi anni in una bolla di autoconvincimento, come prigionieri di un lunghissimo sonno, che pur continuando a coltivare con ostinata e indistruttibile tenacia i loro ideali si trovano a doversi confrontare con l’attuale situazione esistenziale. Una situazione apparentemente fuori controllo o peggio artamente manovrata da poteri forti, in cui la prepotenza e laviolenza sembrano ormai rappresentare l’unica possibile strada sulla quale ciascuno di noi dovrebbe incamminarsi e che tutti dovremmo accettare.
Per contrastare e tentare di rimuovere questa inaccettabile realtà, i quattro irriducibili pianificano e realizzano domenica 30 marzo 2024 un attentato nel quale riescono a uccidere a Roma, durante il suo quotidiano footing a Villa Pamphili, l’ambasciatore americano a Roma David Harrison e i quattro uomini della scorta.. Non chiederanno contropartite, riscatti. Loro si limitano a uccidere, a punire?
Il loro vero scopo è scatenare il caos e provocando il panico, arrivare a scuotere l’opinione pubblica, ormai solo schiava di un’informazione omogenea e irreggimentata. Gli adepti di “Fronte Zero” non hanno un’organizzazione, una qualche copertura dietro le spalle, agiscono e colpiscono da soli, in quattro…
I loro messaggi di rivendicazione, dopo una troppo celere attribuzione dell’attentato a terroristi islamici, paiono vecchi anzi obsoleti. Ripetono infatti meccanicamente parole e rituali sorpassati, poco credibili e troppo burocratici. E non può certo bastare una qualche funzione pubblica, nella fattispecie quella di ambasciatore che lo rende un bersaglio da colpire, per giustificare il volontario assassinio di una persona. Anzi poi sono state più persone. Come dimenticare che le loro vittime erano degli esseri umani : cinque persone che avevano una vita , una famiglia e sicuramente sognavano un futuro?
Persino qualcuno del “Fronte Zero” pur condizionato dal proprio nichilismo comincia a porsi il problema della propria cieca disumanizzazione.
Daniele Martini, il funzionario a capo della Digos incaricato delle indagini si troverà a mal partito, imprigionato in un condizionato gioco di ruolo tra Italia e Stati Uniti, con questi ultimi che vorrebbero comandare, con per unico vero appoggio il suo Vice. Non gli resterà che, per suo tramite, di tuffarsi nel passato e utilizzando i più moderni servizi quali l’intelligenza artificiale analizzare e confrontare tutti i vecchi testi e proclami siglati dai brigatisti per arrivare finalmente a intuire dove potrebbe trovarsi il bandolo della matassa.
Ma il percorso è faticoso perché Martini, manovrato dall’alto e costretto a muoversi su binari che non sono i suoi, sempre attento a salvaguardare il compromesso, non può e non deve guastare l’equilibrio dei rapporti internazionali. Ma come continuare a subire senza aprire bocca, pur accecato da immagini che pur proiettate in bianco e nero presentano solo ambigue sfumature di grigi, in un costante susseguirsi di violenza ormai accettata da tutti o quasi come “normale”. Come non soccombere e trovare invece la forza di reagire, rifiutare ? O magari andarsene?
Magari, poter avere sempre quella libertà di scelta!
Potremo averla ora che stiamo rapidamente approdando all’era Trump? Il mondo attorno a noi pare impazzito. Gli attentati internazionali hanno matrici politiche dichiarate oppure?… Eppure?
Quanto avremo da temere poi dal multimiliardario Musck in veste di incontenibile, scatenato e forse sovradimensionato buffone di corte?

Edy Giraldo, esperta di marketing per una grande multinazionale, ora in pensione. Appassionata di letteratura nordica e di noir all’italiana. Fronte Zero è la sua prima collaborazione.

Daniele Biacchessi nasce a Milano nel 1957. È giornalista, scrittore, conduttore radiofonico, autore e interprete di teatro di narrazione. È direttore editoriale di Giornale Radio, direttore e proprietario di Radio On, responsabile della collana Contastorie di Jaca Book e presidente dell’Associazione Arci Ponti di memoria. È stato caporedattore di Radio24-Il Sole24ore. E ancora prima ha lavorato per Radio Rai, Italia Radio, Radio Regione, Radio Lombardia, Radio Popolare. È autore di quarantadue libri d’inchiesta su terrorismo, ambiente, mafie, Resistenza e Storia contemporanea. È il primo giornalista italiano a trasformare inchieste in spettacoli teatrali. È regista, produttore cinematografico, autore di dieci docufilm tutti finanziati in crowdfunding.

:: Un cane, un indizio, un cadavere di Antony Johnston (Newton Compton, 2024) a cura di Patrizia Debicke

13 dicembre 2024

Secondo libro della serie e un nuovo caso per Gwinny Tuffel, attrice ma anche dog-sitter detective per necessità economica.
Gwinny, ormai sessantenne è tornata a recitare con non poche difficoltà dopo ohimè ben dieci anni di lontananza dalle scene in cui ha dovuto prendersi cura del padre ammalato e si sta preparando per il suo primo ruolo sul palcoscenico. Purtroppo le scritture per donne della sue età, pur molto brave, sono poche e spesso mal remunerate e Gwinny dopo aver ottenuto un ruolo in uno spettacolo del West-end, al momento di cominciare con le prove dovrà rendersi conto che tutto non va proprio come sperava , insomma deve adattarsi. Soprattutto perché la sua cassa piange.
Con un padre incosciente e scialacquatore, alla sua morte ha dovuto rendersi conto che i soldi rimasti sul conto sono ben pochi e in più ha anche la necessità di provvedere a urgenti spese di restauro della vecchia e amata casa di famiglia nell’elegante quartiere di Chelsea. Tutti validissimi motivi che le hanno imposto di darsi subito da fare. E dopo il suo primo mandato come dog sitter/detective portato a termine con successo per conto di una vecchia amica nel libro precedente anche stavolta è pronta a impegnarsi di nuovo.
Ragion per cui , quando Crash Double irlandese e leggendaria gloria del rock, le telefona e chiede il suo aiuto per occuparsi del suo border collie Ace nel fine settimana, coglie al volo l’occasione. A conti fatti la paga proposta è buona e badare all’obbediente e simpatico Ace mentre il cantante è in tournée a Dublino con la sua famosa band non dovrebbe essere un compito oneroso. Non le resta quindi che trasferirsi, sulla casa galleggiante di Crash nella splendida e pittoresca Little Venice di Londra, dislocata lungo i suoi due canali: il Grand Union Canal e il Regent’s Canal, e cominciare a familiarizzare sia con il suo nuovo pupillo a quattro zampe che con i vicini e la vita della piccola ma molto vivace comunità galleggiante. Un posto in cui tutti paiono conoscere tutti, sapere ogni cosa gli uni degli altri e a poche barche da quella di Ace c’è ormeggiata addirittura quella della sua ex moglie, Fox Double-Jonescon, la quale è stato sposato ben tre volte. Motivo principale della loro attuale separazione è il fatto che lei abbia imbarcato una gatta, intollerabile rivale per il border collie.
Ma subito dopo il suo arrivo, Gwinny scoprirà anche che proprio in quel fine settimana è in programma il Venice Carnival Street Show, festoso spettacolo di strada organizzato nei campi , nelle piazze, nei vicoli e nelle calli con eventi che, ospitando artisti della scena internazionale con musica, circo-teatro e clowneria, sono tutti di richiamo per un gran pubblico!
Un piacevole fine settimana dunque e invece i guai sono già pronti, in agguato. Dopo una serie di telefonate preoccupate dall’Irlanda degli altri musicisti e degli organizzatori, che chiamano o vengono addirittura a cercare Crash, si capirà che questi non ha mai preso il volo previsto e non è arrivato a Dublino per la sua tournée.
E proprio il primo giorno del Gran Carnival di Little Venice di Londra con tutte le barche allegramente impavesate a festa sui canali, Gwinny scoprirà che il cadavere dello stagionato cantante irlandese galleggia nel canale, proprio vicino alla sua barca.
Nonostante lo choc dei presenti e l’ immediato intervento della forza pubblica che propende per attribuire a un incidente la morte del cantante, gli organizzatori della manifestazione decidono di non interrompere i pubblici avvenimenti e i festeggiamenti previsti.
Ma sebbene il caso sia gestito dal vecchio capo di Birch, suo caro e vecchio amico poliziotto ormai in pensione e questi consideri la morte di Crash un incidente, o alla peggio un suicidio, Gwinny invece è di diverso avviso. E infatti non accettando queste conclusioni si tuffa subito nelle indagini, con l’aiuto del border terrier Ace e di Birch, l’ex detective spalleggiato da Ronnie, il suo cane.
Mentre approfondiscono i retroscena della vita personale di Crash e quanto a lui collegabile, cominciano a scoprire un serie di segreti sulla band che nessuno aveva mai saputo. La loro strada tuttavia sarà ancora tutta in salita. I due amici infatti, costretti a confrontarsi con una rocambolesca marea di sospetti e alcuni inverosimili moventi, dovranno trovare il modo per organizzarsi e districarsi in una vera babele di colpi di scena. E non solo perché troveranno davanti a loro anche una serie di trabocchetti e sorprese quali una seconda morte, ma che almeno avranno il pregio di portare finalmente la polizia a imboccare la pista dell’omicidio . Ma spetterà a Gwinny e a Birch, con l’aiuto di Ace e Ronnie, il compito di sbrogliare il bandolo della questione, trovare il modo per bloccare l’assassino e impedirgli di farla franca.
Johnston è uno scrittore che sa divertire e incollare il lettore alle pagine . Non sorprende perciò che con il primo libro di questa serie, abbia vinto il Barker Fiction Award.
Negli ultimi anni, oltre ai suoi, sono stati pubblicati numerosi gialli con come protagonisti personaggi abbastanza anziani, ma ciò che stavolta mi ha colpito di più è che molti di loro non fanno una vita da pensionati, ristretti in una comunità. No anzi in questo libro sono andati avanti per la loro strada, magari riciclandosi o intraprendendo con indiscutibile successo nuove e diverse carriere tanto che la principale protagonista della storia, Gwinny Tuffel, ben decisa a tornare alla sua professione, coglie al volo ogni buona occasione per rimettersi in discussione e tornare in pista.

Antony Johnston è l’autore del graphic novel Coldest City, da cui è stato tratto nel 2017 il film Atomica bionda. Ha lavorato con moltissimi generi della fiction, dal thriller al romanzo di spionaggio fino al sovrannaturale, e ha firmato la sceneggiatura di film e videogiochi. Nutre un infinito amore per i cani, da cui è scaturita la serie di gialli classici di cui fanno parte Un matrimonio, un delitto e due investigatori a quattro zampe e Un cane, un indizio, un cadavere, pubblicati dalla Newton Compton. Per saperne di più: http://www.dogsitterdetective.com.

:: Sono io il tuo destino di Domenico Cacopardo Crovini (Ianieri, 2024) a cura di Patrizia Debicke

19 novembre 2024

L’adulterio, benché dal 1981 il delitto d’onore sia stato trasformato dal codice penale in un normale delitto, può scatenare ancora nel 2002 risposte assassine? E fornire una qualche ragione per giustificarle? Magari potrebbe bastare il fatto di avere origini messinesi o meglio di Monturi Superiore?
Tanto meno per loro una coppia di successo, Temoteo Barraci e Berenice Stellanotte detta Nice, da anni trasferita in terra Padana e più precisamente in provincia di Reggio Emilia? Lui medico chirurgo che lavora bene come medico di base e lei veterinaria, collaboratrice di uno studio prestigioso, con frequentazioni di alto livello, diventati soci del locale ed esclusivo Golf .
Unico neo, la mancanza di figli. Quello in arrivo e per il quale si erano sposati prima del previsto è saltato per colpa di un maledetto incidente sul lavoro, il calcio di un cavallo, che aveva privato Berenice della possibilità di averne ancora. Ma non pareva aver intaccato la solidità del loro rapporto matrimoniale ben rodato. Non per loro, una coppia moderna con la testa sulla spalle. Oddio per Temoteo la mancanza di un figlio maschio gioia e onore di ogni siciliano… E ohimè l’idea di una possibile adozione prospettata a Nice, e che non aveva mai avuto alcun seguito, gli provocava sorda inquietudine. Alla quale dare sfogo in diverse saltuarie e successive relazioni, il maschio è sempre maschio e la tentazione della carne sovrana, mentre lei , invece, circa sette anni dopo cederà solo alla confortante, continua e comoda e ben più che affettuosa presenza in casa loro ospite, di Santo, un giovane cugino messinese. In teoria venuto per studiare, ma decisamente negato e scioperato nell’animo. Nel frattempo però Temoteo ha intrapreso una soddisfacente relazione con Molly, una graziosa maestrina con i capelli rossi e gli occhi verdi (che gli ha detto : “Sono io il tuo destino!”) e dovrebbe e potrebbe poterlo essere davvero, basterebbe rispettare le regola del viver civile: separarsi dalla moglie e poi divorziare …
Se non… Temoteo non si fosse lasciato goffamente intrappolare nella sicilianissima e tentatrice rete del delitto d’onore osannata da una visione siciliana tuttora in vigore, quando a essere leso è il maschio, ridesta un qualcosa di incontrollabile e in cui domina la diffusa mentalità isolana (il cambiamento delle leggi non ha toccato una cultura intrinseca, caratterizzata ancora al patriarcato). Insomma come i diritti femminili continuino indefinitamente ad essere subordinati a quelli “superiori” dei maschi, per cui l’uomo con le corna deve reagire in qualche modo sennò…
E rubando l’iconica frase descrittiva di Alessandro Manzoni riferita alla Monaca di Monza: Cacopardo si compiace di trasformarla al maschile in : “e lo sventurato rispose” prima di regalarla al suo protagonista, affidandogli il gravoso compito di compiere un “vendicativo” ma improvvido e maldestro delitto padano per lavare l’onore leso dalla moglie, con il suo “domestico”, e ripetuto tradimento con il cugino Santo.
Insomma Cacopardo impugna la bacchetta magica e, in uno Zac, crea con intelligente ma crudele ironia il suo tragico giallo/noir siculo parmense.
Ci offre come su un vassoio d’argento un delitto premeditato, un amore irregolare, la clandestinità, il lungo processo e i tanti vantaggio ottenibili da un detenuto “ben appoggiato”. Viviamo con i personaggi della sua storia certune realtà culturali e sociali, lo scandalo, siamo testimoni della commedia processuale condotta come uno scenografico balletto in un ideale palcoscenico destinato oltre che agli spettatori, a televisione e testate giornalistiche.
Viviamo purtroppo in un’epoca molto “italiota ” con i femminicidi all’ordine del giorno, con la cronaca nera che ci squaderna quotidianamente le foto dell’ennesima vittima . Non solo vittima di un uomo ma anche di una società che non riesce a emanciparsi dal suo passato. La necessaria strada del cambiamento pare diventata impercorribile.
L’ amore però, quello vero, non fa commettere crimini. Temoteo il protagonista non pensa certo all’amore quando uccide per un superato pregiudizio sociale. Quell’osceno pregiudizio che non permette di immaginare la persona amata altro di una proprietà, una proprietà da considerare come un malriposto e onorifico emblema da difendere a ogni costo e purgare solo versando sangue.
Un osceno e lo ripeto, pregiudizio sociale per cui il protagonista ha rovinato la sua vita e ogni possibile futura felicità. Una storia di infelicità che ci dimostra come ciascuno possa farsi artefice e nemico del proprio fato.
Un romanzo particolare in cui Domenico Cacopardo prova a coniugare l’ inginocchiarsi a vecchie e aberranti tradizioni con una distopica futura visione italiana. Infatti partendo dal prologo ma poi arrivando a far finire la sua storia nel 2026, dopo che s’è consumata una vera e propria rivoluzione con l’anticostituzionale occupazione di una immaginaria Padania. Occupazione portata avanti con un colpo di stato leghista e scissionista al nord, con l’appoggio di truppe mercenarie della Brigata Wagner sponsorizzate dalla Russia, nel tentativo di dividere la nuova entità politica e territoriale dall’Italia, ci propone una surreale ma temibile realtà in divenire?

Domenico Cacopardo Crovini, nato nel 1936, è vissuto in giro per l’Italia al seguito di suo padre, funzionario pubblico, Consigliere di Stato in pensione, ha collaborato e collabora con numerose testate giornalistiche nazionali e locali. Ha insegnato nelle università di Torino e Roma-Luiss. Ha scritto venti romanzi, tra i quali la nota e fortunata serie di gialli che ha per protagonista il magistrato Agrò, edita da Marsilio. Ha pubblicato anche con Mondadori, Baldini&Castoldi, Diabasis e altri. Per la Ianieri Edizioni ha pubblicato Pater (2022) e Pas de Sicile. Ritorno a Candora (2023).

:: La mossa della cernia di Valeria Corciolani (Altre voci Edizioni 2024) a cura di Patrizia Debicke

8 novembre 2024

Torna in scena Valeria Corciolani e, con il suo La mossa della cernia, ci riporta un felice e indovinato ricordo di altre straordinarie avventure, quali sono state Lacrime di coccodrillo e Pesto verde, riportandoci alle sue amate, coinvolgenti e suasive atmosfere marinare.

Stavolta ci regala un’intrigante storia gialla ma anche stuzzicante e gustosa, sia per l’imperdibile ambientazione culinaria che fa venire l’acquolina in bocca, sia per i suoi incredibili ma fantastici e e indimenticabili personaggi.

Tornano infatti il commissario Pietro Lanzi, sempre con la sua perennemente svolazzante fidanzata torinese e, come d’abitudine, circonfuso da splendide colonne sonore e, al completo, la sua squadra di Chiavari, la bella e variopinta cittadina ligure. Avremo dunque il granitico e funambolico ispettore Teodoro Olivari, l’agente Morelli e l’agente scelto Maria Fiore che ingoia spesso le lacrime per le sue pene amorose, viaggia pericolosamente a cioccolata ed è in perenne e difficile guerra con la bilancia.
Ma poi …impossibile dimenticare Guido, eh no, il libraio che non tollera crimini sul congiuntivo, per non parlare poi delle sue due vispe e fattive amiche, ricche di inventiva e spirito d’osservazione, effervescenti creatrici di catering: Guia, anche assistente libraia in fase “allerta primavera” con la sua bella famiglia, il marito Andrea e i due figli Elia ed Emma, e la sua socia Lucia, bionda paciosa traduttrice e “fidanzata” con l’ispettore Olivari.

Breve anzi brevissima introduzione alla trama per non sciupare troppo la sorpresa: Rinaldo Merello, l’ottantina passata, affascinante ricco e volitivo pasticcere che rifiuta l’idea del festaiolo marito della figlia morta, Umberto Vismara, di cedere la sua azienda a una firma multinazionale, ha organizzato, nella cornice della sua bella villa, uno spettacolare concorso di cinque giorni. Titolo allettante il “Gran Maestro Pasticcere Merello” che ha facilmente richiamato i migliori cuochi di ogni nazionalità nella splendida e accogliente cornice di una cittadina ligure, luminosa ma spesso variabile come il cielo di primavera.

Per l’occasione, dopo aver già apprezzato la loro bravura altrove, ha affidato a Guia e Lucia – e per loro è un favoloso salto di qualità – la preparazione dei rinfreschi destinati agli invitati, che devono confrontarsi riprendendo le decorazioni culinarie di alcuni quadri seicenteschi fiamminghi della sua collezione. Poche cose semplici ma perfette.

Ma in quei giorni le indagini per un traffico illegale di dipinti antichi agitano il commissario Lanzi e la presenza di Gustav Vogel, famoso editore tedesco di libri d’arte, lo impensierisce. La sua attività pare perfetta per muoversi senza destare sospetti e di lui si sussurrano dubbie frequentazioni…

E, ciliegina sulla torta, ecco che, durante il secondo giorno del concorso, l’apparente tranquillità del festoso evento viene spezzata dall’ombra nera di una morte strana e decisamente misteriosa. La vittima Umberto Vismara, genero di Rinaldo Merello, è stata rinvenuta a terra in una stravagante camera pseudo gotica, molto ben nascosta dietro un pannello girevole della libreria della sua villetta in giardino… Cause della morte? Secondo il medico legale, per soffocamento. Ma prima colpito alla testa visto che si nota un trauma all’altezza dell’osso parietale sinistro del cranio.
Ma perché ucciderlo ? E chi mai poteva conoscere quell’oscuro rifugio segreto ? Oddio Vismara prediligeva frequentazioni a pagamento. Un incontro erotico finito male? Oppure cosa c’è dietro?
In un complicato e affannoso crescendo di colpi di scena Guia e Lucia, volenti o nolenti , si troveranno, implicate a forza in un caso collegato a un qualcosa che presenta indubbi contorni esoterici e pare voler aggirare le normali procedure investigative.

Insomma, districandosi con disinvoltura tra una serie di false piste, convegni amorosi proibiti, nell’ambiguo, complesso e illecito mercato di opere d’arte internazionale, composizioni musicali barocche, fortunosi ricongiungimenti e improvvise ma prevedibili vicende e burrasche familiari, Valeria Corciolani costruisce anche stavolta un altro romanzo molto speciale e da gustare, anzi da assaporare con piacere fino in fondo.
Una vera delizia insomma per le meningi e per il palato e per di più, bontà sua, persino alla fine ci gratifica con generosità lasciandoci sciogliere in bocca lo straordinario e inarrivabile sapore a dei Silenzi d’Oltremare della premiata Pasticceria Merello.

Consigliato a tutti i lettori che hanno voglia di sorridere e a beh … a tutti i buongustai.

Valeria Corciolani è nata e vive a Chiavari (Ge). Laureata all’Accademia di Belle arti di Genova, è scrittrice e illustratrice. Inizia la sua avventura nel 2010 con Lacrime di coccodrillo (Mondadori), di cui AltreVoci Edizioni pubblica nel 2023 una nuova edizione rielaborata. Con Acqua passata inaugura la serie della colf e l’ispettore per Amazon Publishing. Suoi racconti sono presenti in varie antologie, tra cui Cosy sia (Giallo Mondadori, 2024). Con l’arte e con l’inganno e Di rosso e di luce danno il via per Nero Rizzoli a una nuova serie legata al mondo dell’arte. Del 2022 è la nuova edizione de Il morso del ramarro (AltreVoci Edizioni), da cui è stato tratto un film pluripremiato in vari festival in giro per il mondo. Del 2023 è La regina dei colori (Rizzoli) e del 2024 Abbaiare alla luna (Indomitus Publishing). La mossa della cernia è il terzo romanzo pubblicato con AltreVoci Edizioni.

:: Un uccellino mi ha detto di Susan Fletcher (Rizzoli 2024) di Patrizia Debicke

3 novembre 2024

Florence Butterfield ha vissuto una vita straordinaria, piena di viaggi, anche in paesi esotici passione e avventure ma ormai, a ottantasette anni compiuti, sospetta che non ci saranno più sorprese per lei. A causa di uno stupido incidente domestico, che ha richiesto l’amputazione di mezza gamba, ha dovuto rinunciare al suo delizioso cottage e andare a vivere a Babbington Hall, una tranquilla casa di riposo nell’Oxfordshire, una ex splendida residenza gentilizia riconvertita, ed è convinta che il futuro non le riserverà più colpi di scena. Prende quanto la vita le offre ancora, filosoficamente e con obiettività. Solo da qualche giorno rannuvolata dalla morte di un vicino con il quale era entrata in confidenza che, inciampando in un laccio della scarpa è caduto malamente in un angolo del giardino fratturandosi il cranio.
Ma dopo una gentilezza di Florence, detta Florrie e una breve conversazione tra loro, Renata Green, la direttrice di Babbington Hall, ha espresso il desiderio di parlare ancora con lei, cosa che le regala ottimismo. Finalmente qualcuno chiede il suo parere, insomma la “vede” come una persona ancora vitale e capace.
Però, proprio la notte dopo, il solstizio di mezza estate, il loro appuntamento era fissato per il pomeriggio successivo, scoppia un forte temporale durante in quale accade un fatto terribile, e poi strano, inaspettato. Un grido nella notte e Renata Green precipita dalla sua finestra al terzo piano, con Florrie che assiste alla sua caduta. Un gesto che l’inquieta molto e la rende sospettosa. Ricoverata in coma all’ospedale, la direttrice sopravvive attaccata a una macchina, Le possibilità di un risveglio e di un completo ricupero sono flebili. L’evento però verrà archiviato dalla polizia come un tentativo di suicidio. Il gesto disperato di una giovane donna triste e sola, dall’esistenza irrimediabilmente scialba. Ma Florrie è di un altro avviso e pur confinata su una sedia a rotelle, non rinuncia alla curiosità, che ha sempre fatto di lei un’osservatrice attenta. Insomma un dubbio comincia ad assillarla. Per lei non si tratta di un tentato suicidio ed è determinata a scoprire la verità.
Spalleggiata e creduta da un ex professore di latino Stanhope Jones, un nuovo e gentile residente con il debole per le bretelle sgargianti, cercherà di fare luce sull’accaduto. Stanhope non è arrivato a Babbington Hall da molto tempo, ma è un uomo intelligente, sensibile e anche lui pensa che dietro quella caduta possa esserci molto di più. È stato davvero un tentativo di suicidio o invece stanno vivendo accanto a un potenziale assassino? I due anziani investigatori dilettanti decidono di unire le loro capacità intellettuali per mettersi in gioco e provare a risolvere il mistero.
Ma l’unico indizio da cui partire e che parrebbe avvallare l’ ipotesi di un possibile delitto è un biglietto ricevuto dalla direttrice prima di precipitare dal terzo piano: una busta color magenta, con l’indirizzo scritto a mano, con una calligrafia molto particolare, aperta e subito buttata nel cestino quel giorno.
L’ambientazione della antica casa di riposo, circondata da un lussureggiante angolo di campagna appare perfetta per fornire alle loro ipotesi una miriade di possibili sospetti. Quindi Florrie, spingendo la sua sedia a rotelle lungo il giardino e gli scricchiolanti parquet dei corridoi di Babbington, e Stanhope dall’alto del suo oltre un metro e novanta che lo costringe a piegarsi per non battere la testa contro i soffitti dell’antica struttura , muovendosi con prudenza cercheranno potenziali indizi. Per poterlo fare dovranno attingere alle confidenze di una indimenticabile serie di personaggi quali: le cosiddette “sorelle Ellwood”, invece cognate tra loro e tutte e due vedove di due fratelli gemelli, irrefrenabili impiccione, la ricca ed eccentrica Marcella Mistry, e il nuovo reverendo Joe, un ex buttafuori passato alla Chiesa.
Tutti personaggi ideali per aggiungere suspence alla storia mentre Florrie scava sempre più a fondo nei pettegolezzi che girano, buttandosi con entusiasmo giovanile in una avventura in grado di riesumare i suoi ricordi e di rinnovare quel suo segreto tracciato dalle sbiadite cicatrici sulle sue nocche e semi sepolto, da sette decenni ormai, diventato ora sempre più difficile da ignorare.
Un uccellino ti ha detto della pluripremiata autrice Susan Fletcher è un giallo avvincente e edificante perché anche un ritratto toccante ed empatico dell’invecchiamento, imperniato su una protagonista unica e molto speciale.
Ben scritto e ben tradotto per merito di Matteo Camporesi mi ha costretto ad assaporare ogni frase che pian piano ricostruiva l’umanissimo personaggio Florence Butterfield. Lei, la sua vita, la persistente oscurità del suo passato e il vero focus di chi fosse davvero questa donna di 87 anni, per tanti anni in giro per il mondo alla scoperta dell’amore per quanto fugace, e di come una vera e sincera amicizia possa nascere nelle circostanze più insolite o banali.
Non un thriller veloce ma coinvolgente e che si snoda lentamente in un trionfo di osservazione, comprensione, connessione emotiva e gratitudine, racchiusi in un mistero intrigante e sempre più teso. Un bel libro.

Susan Fletcher è nata nel 1979 a Birmingham. È autrice del bestseller “Eve Green”, vincitore del Whitbread First Novel Award.

:: Quattro delitti prima di mezzanotte di Alexandra Benedict (Newton Compton, 2024) di Patrizia Debicke

21 ottobre 2024

Una storia ambientata sotto Natale tra aperitivi e rompicapo del mistero, tradotta da Beatrice Mesineo e Alessandra Cherchi, destinata ai fan dei puzzle e dei gialli intelligenti ma che rappresenta anche anche un piacevole omaggio al poliziesco classico.
Edie O’Sullivan, il 19 dicembre, dopo aver sentito suonare alla sua porta, va ad aprire e trova un pacco regalo appoggiato sulla soglia di casa. Ottant’anni, ex docente ora in pensione , Edie è una vecchia e stravagante signora che cura con successo una rubrica di cruciverba su una famosa rivista. Nonostante l’età, ancora dotata di mente acutissima e perfettamente in gamba, pur essendo ben nota al pubblico per le sue o capacità, nel privato è burbera e solitaria al limite dello scostante, sempre restia a fare conoscenza e passa le sue giornate solo tra tè e puzzle. Unico vero sincero affetto familiare il pronipote Sean da poco sposato e con il marito vicino all’adozione e unica amica ed eccezione Riga, la sua vicina di casa, un’arzilla e lucida novantenne che non intende arrendersi all’età che avanza ed è un’ appassionata e dotta erborista.
Per compiutezza della storia dobbiamo aggiungere che Edie non sopporta il Natale e tutti i relativi orpelli celebrativi e festeggiamenti perché proprio quel giorno, e ohimè più di una volta, le sono capitate le peggiori disgrazie della sua vita.
Un pacco natalizio, un regalo? Storcendo il naso, lo scarta subito, scoprendo una scatola con dentro sei tessere di un puzzle. Accompagnate da un biglietto con il crudele messaggio:
“Sei nota come solutrice di cruciverba, ma sapresti utilizzare le tue facoltà per scoprire un assassino? Quattro persone, forse di più, moriranno entro la mezzanotte della Vigilia di Natale, a meno che tu non riesca a incastrare i pezzi e a fermarmi. Cerca di fare tutto come si deve, non sei mai stata brava a barare e a mentire.” Firmato: Riposa in Pezzi . Risolvere i cruciverba fa parte del suo quotidiano ma…
Sulle tessere si possono distinguere: piastrelle bianche e nere macchiate di sangue e parte di una sagoma delineata con il gesso. Potrebbe essere la scena di un crimine?
Edie, prozia e madre adottiva dell’ispettore Sean, un trentenne che si divide tra il lavoro e la famiglia, lo contatta immediatamente, cercando di trovare una possibile chiave a quei pochi indizi. Ma non lo faranno ohimè abbastanza in fretta perché appena verrà rinvenuto un uomo in fin di vita con un tassello del puzzle in mano Sean dovrà convincersi che le minacce del biglietto rispondono a verità e che il killer, insomma il mittente del biglietto, ha già colpito. A quel punto, nel timore che Edie, la sua prozia, possa essere in grave pericolo, Sean la esclude dall’indagine. Ma la sua decisione non servirà a fermare la mano del killer già pronta a colpire ancora e con ferocia. E neppure fermerà l’invio di nuovi pacchi a casa di Edie O’Sullivan.
E lei però che non intende certo starsene ferma a sorbire Campari per aperitivo, sollecita la consulenza della vecchia amica Riga mettendo sul tavolo una tessera che contiene la lettera : “o” e che pare la seconda visibile su un cartello stradale.
Non resterà loro intanto che scervellarsi e cominciare a cercare per esempio sulle mappe della città.
Ma con i giorni che passano, i pacchi continuano ad arrivare e il numero di morti aumenta , Edie si convince, insieme al lettore, pur fuorviata da idee sbagliate, di dover fare anche un viaggio nel passato quando insegnava matematica alla scuola di St.Mary… Possibile che l’assassino abbia un conto in sospeso proprio con lei? Ma per poterci riuscire si rende conto, di dover mettere in campo tutte le sue abilità, perché apparentemente la polizia brancola nel buio e lei sospetta di essere l’unica ad avere in mano la capacità necessaria per completare e risolvere il puzzle omicida. Solo assemblando tutti i pezzi potrebbe fermare la mano assassina?
Con Quattro delitti prima di mezzanotte Alexandra Benedict ha creato un personaggio intrigante . Edie O’Sullivan, vivace, astuta e brillante. Solido e tenero il suo materno e protettivo affetto per Sean. Bene costruita poi la sua vecchia amicizia con Riga e divertenti e indovinate le continue battute che scambiano tra loro.
L’indagine vera, la caccia al Killer, rappresenta un classico e ben riuscito romanzo in stile età dell’oro. L’uso di enigmi come indizi è intrigante e ci ha permesso di provare a decifrare il caso al fianco della protagonista . Purtroppo però il fatto di conoscere prima le vittime non ci aiuta perché non esiste mai un chiaro collegamento tra loro. Anzi l’autrice impiega un sacco di depistaggi per tenere l’assassino nascosto, aumentando vertiginosamente il senso del ritmo e i pericoli mentre ci avviciniamo alla resa dei conti. Insomma ci confonde maliziosamente le idee mentre la povera Edie si arrabatta e cerca ogni mezzo per smascherare chi ha ucciso. Alcuni capitoli addirittura offrirebbero una prospettiva in terza persona sui motivi e le azioni dei delitti, ma il fondamentale motivo insomma il “perché” salterà fuori solo al momento giusto.
Una storia indovinata e dal ritmo incalzante sullo sfondo un paese della provincia inglese che si appresta a festeggiare il Natale. E qualcosa da dimenticare.

Alexandra Benedict è stata compositrice, cantautrice, attrice e docente di narrativa poliziesca, ed è ora una premiata scrittrice di romanzi, racconti e sceneggiature. Come AK Benedict, scrive romanzi ad alto concetto, racconti speculativi e sceneggiature. Il suo primo romanzo, acclamato dalla critica, è stato candidato all’eDunnit Award; i suoi racconti sono apparsi in numerose antologie; e il suo audiodramma è stato selezionato per numerosi premi, tra cui il BBC Audio Drama Award 2020 e, due volte, per lo Scribe Award, vincendolo nel 2019. Come Alexandra Benedict, scrive libri contemporanei e certa narrativa poliziesca legata alla Golden Age.

:: La maestra del vetro di Tracy Chevalier (Neri Pozza 2024) a cura di Patrizia Debicke

7 ottobre 2024

Venezia e le isole che la circondano sembrano vivere fuori dal tempo. Attraversata dai suoi canali, la città sull’acqua, saldamente ancorata su pali di legno piantati nella laguna, presenta la sua splendida immagine in virtù di una statica ed eccezionale statica che pare immutabile dai secoli. Pur se solcato oggi anche da barche a motore, il tempo che scorre Venezia si direbbe diverso, come aduso a un ritmo più lento di quello che scorre nel resto del mondo, quasi fosse imprigionato dalla sua bellezza e unicità.
Caratteristica e celebrata ricchezza di Venezia è l’intrinseco splendore del vetro di Murano, lavorato nell’ isola che le sta davanti, dove da secoli consumati artefici riescono a far scaturire le loro straordinarie creazioni da sabbia, aria e fuoco. Un’isola, Murano, che pare quasi sotto il dominio della magia in grado di imprigionare e assoggettare a vita intere famiglie di abili vetrai come i Rosso.
E Tracy Chevalier, travalicando le barriere del tempo, ci accompagna nel mondo che narra la loro fiabesca epopea attraverso la figura di Orsola Rosso alla quale per questo libro si è voluto regalare le quattrocentesche sembianze e volto botticelliani di Una giovane donna oggi conservato a Francoforte presso lo Städelsches Kunstinstitut.
E nel primo capitolo del romanzo infatti siamo a Murano nel 1486. Pieno Rinascimento, con Venezia la Città d’Acqua, che domina i mari e, approfittando della sua posizione, è diventata il fulcro commerciale dell’Europa e del mondo fino ad allora conosciuto.
Come non pensare che resterà sempre ricca e potente? E proprio nel 1486, di ritorno da una visita alla nonna inferma, Orsola Rosso di appena nove anni che è finita nel canale, spinta dal fratello maggiore su invito o meglio preciso ordine della madre entrerà timorosamente nel grande e famoso laboratorio di vetreria dei Barovier sia per asciugarsi approfittando del calore della grande fornace , ma anche per guardarsi intorno …
E non appena avrà superato il cancello e il cortile, il mondo davanti agli occhi della bambina che avanza camminando sulla brina di schegge di vetro sparsa per il pavimento si trasformerà in un inimmaginabile caleidoscopio di colori e forme meravigliose. I suoi occhi potranno ammirare splendidi calici, vasi e lampadari ma ciò che la colpirà di più, prima di essere scoperta e allontanata perentoriamente come spia, sarà la figura di Marietta Barovier, la figlia femmina della famiglia. Là nella fornace Maria, che non si è mai sposata ed è o almeno pare l’unica donna in grado di imporsi in un lavoro solo maschile ed è diventata una delle rarissime maestre in quell’arte, sta lavorando a una canna particolare e multicolore per fabbricare le perle di vetro Alle donne infatti non è concesso fare altro…
I Rosso pur non all’altezza dei Barovier sono una famiglia di bravi vetrai, in grado di mantenere la loro fornace sempre accesa e condurre il loro laboratorio secondo una rigida gerarchia di artigiani che rispondono al maestro e ben affermata tra i clienti stranieri. Per volere del padrone tuttavia nonostante le velleità del figlio maggiore Marco, sono concentrati solo su una produzione ridotta ma di altissimo livello.
Ma quando Orsola avrà diciassette anni, la morte incidentale e improvvisa di suo padre, anche per l’inesperienza e presunzione dell’erede e figlio maggiore, non in grado di far funzionare al meglio la bottega, ridurrà la famiglia quasi in povertà, proprio Maria Baruvier la donna che otto anni prima l’aveva cacciata dalla vetreria, deciderà di aiutarla e le proporrà di fare le perle di vetro spiegando: «Ci sono due modi per fare le perle: tagliare le canne di vetro e modellare i pezzi o lavorarle una per volta sulla fiamma. Metti il vetro in cima a un’asticella di metallo e lo fai fondere, per poi dargli la forma che vuoi. Io non sono molto brava in questo, ma ho una cugina che ti può insegnare. Si chiama Elena Barovier e abita dietro San Pietro Martire. Domani sera vai da lei e chiedile di mostrarti come si fa. Mi pare di ricordare che abbia un lume in più. Le dirò di prestartelo».
Sarebbe un lavoro che Orsola potrebbe fare in casa…
Lei, conquistata dalle squisita bellezza di quelle perle, vorrà farlo. E anche se teme che una manciata di perle non possa bastare a pagare i debiti della vetreria Rosso, accetterà il consiglio e s’impegnerà strenuamente per imparare. Innamorandosi presto di quel lavoro. Il suo colore preferito sarà quello della laguna, verde ma con i riflessi azzurri del cielo, ciò nondimeno piano piano le sue perle acquisteranno tutte le possibili forme e colori perché è brava, la porteranno a cercare di prendere in mano il destino della sua famiglia. E tuttavia, nonostante la sua capacità di trattare il vetro, non potrà fare altro che le perle, all’inizio di nascosto, al lume della cucina, e in seguito apertamente, ma sempre in lotta con le abitudini e i pregiudizi della sua epoca .
Costringendola persino a battersi per essere riconosciuta come una vera artigiana, che cerca disperatamente di sfidare le dominanti convenzioni sociali.
Attraverso i secoli, Orsola sarà testimone di Venezia costretta ad adattarsi ai cambiamenti, mentre i suoi amatori continueranno ad arrivare, pur diversi nel tempo. Nel frattempo la sua arte si perfezionerà, le sue realizzazioni diventeranno speciali, in grado di proporre gocce rosso sangue per il décolleté di Giuseppina Bonaparte e perle nere e oro per la marchesa Casati.
Le sue creazioni viaggiano in tutto il mondo mentre dal laboratorio dei Rosso escono sempre nuovi ricercati capolavori. La famiglia cresce mentre Orsola conserva il ricordo di un impossibile amore : rammentato solo dall’arrivo, anno dopo anno, dalla Boemia a Murano, addirittura per secoli di perfetti delfini di vetro.
Eh sì, perché percorre ben sette secoli, la storia de La maestra del vetro scritta da Tracy Chevalier e tradotta da Massimo Ortelio, secoli in cui il mondo attorno a loro cambia completamente.
La laguna invece è sempre là immobile dall’inizio della storia con il Canal Grande a non più di mezz’ora di gondola da Murano quando a Orsola pareva quasi un paese lontano ed esotico.
Lei, nonostante le tante difficoltà e i contrasti del mercato, è riuscita a mantenere alto il nome dei Rosso dimostrando come talento e determinazione possono far superare ogni ostacolo. Nel corso del tempo fino ai nostri giorni i Rosso vedranno trionfi creativi e drammatiche sconfitte , grandi successi e imprevedibili disastri , ma Orsola saprà sempre risollevarsi e andare avanti forte e indistruttibile come la Città d’Acqua. L’ equilibrio economico dell’arte vetraia stenta a varcare i secoli, costretto a subire le esigenze degli acquirentia esibire la vocazione di generazioni, semplificandola in piccoli gadget per i turisti. Un necessario adattarsi per andare avanti ma sempre senza rinunciare all’iniziativa e all’incanto della creatività.
Ma mentre gli anni volano, trasformandosi in secoli sulla terraferma, su Murano e nella laguna le persone invecchiano appena : vivono un’altra dimensione pare , diversa, fatata?
Può essere difficile rendersi conto del passare del tempo, magari talvolta può apparire anche a noi passare più in fretta piuttosto che ad altri ? E se in luoghi magici, speciali come Murano e Venezia gli orologi si muovessero molto più lentamente ? E se gli artigiani della Città d’Acqua e dell’Isola di Vetro invecchiassero in un altro modo rispetto al resto del mondo?

Tracy Chevalier è autrice di 11 romanzi, incluso il bestseller internazionale LA RAGAZZA CON L’ORECCHINO DI PERLA, che ha venduto oltre 5 milioni di copie ed è stato trasformato in un film candidato all’Oscar con Scarlett Johansson e Colin Firth. Americana di nascita, britannica per geografia, vive tra Londra e il Dorset. Il suo ultimo romanzo è ambientato a Venezia e segue una famiglia di maestri vetrai nel corso di 5 secoli.

:: Le lacrime di Dio di Fabio Mundadori (Sette chiavi 2024) di Patrizia Debicke

30 settembre 2024

Un titolo decisamente intrigante e un incipit che non lo smentisce.
È la mattina di Natale. Ma quando Andrea Veronesi, un imprenditore, presidente della filiale italiana di Could News, canale satellitare con il miglior trend di crescita negli ultimi cinque anni, si sveglia nel suo letto Anna sua moglie non è sdraiata accanto a lui. Anche sua figlia Martina deve essersi già alzata perché in camera sua il piumino è abbandonato a terra.
E anche al piano di sotto, a pianterreno, non c’è nessuno. Ma dove sono andate le sue donne?
Si direbbe che in casa siano rimasti soltanto lui e il gatto Nemo con i suoi languidi miagolii imploranti cibo. Nel bel salone della sua villa di Marsala, di fronte allo Stagnone e alle sue isole, caldo e accogliente con le sue allegre decorazioni natalizie, dove ha cenato la sera prima, quella della Vigilia con moglie, figlia e il fidanzato della ragazza, tutto sembra come è stato lasciato per andare a dormire… Solo sotto il grande abete scintillante, i pacchi rimasti intonsi e appoggiati là intorno, sono misteriosamente svaniti. Ne resta solo uno nuovo, diverso ? Una scatola color oro con un fiocco verde e un biglietto e sul biglietto il suo nome. Dietro il biglietto una parola che ordina: “aprimi” Ma da quando Veronesi lo farà, la sua vita verrà completamente stravolta e non sarà più la stessa.
E da un momento all’altro l’imprenditore si troverà implicato in una quasi crudele e fantascientifica rincorsa alla James Bond per tentare di salvare la pelle di moglie e figlia. Ma davanti e contro di lui non ci sono dei rapitori qualunque. Non deve confrontarsi con dei dilettanti ma con dei lucidi professionisti che sanno bene dove e come arrivare. E lui deve solo ubbidire passo, passo a ogni loro istruzione, perché la posta in gioco è la vita o la morte delle sue donne. E senza dubbi o indugi perché il tempo a sua disposizione è risicato e non gli lascia alcuna scelta. Ma qualcosa di imprevisto invece rischia di inceppare le sue mosse. Simone, il fidanzato di sua figlia suona alla porta… Le sue incerte e affannose giustificazioni sull’assenza di madre e figlia lo costringeranno ad andarsene ma poi anche a chiedere l’intervento della polizia. Infatti quelle risicate spiegazioni lo spingeranno a recarsi in questura a parlare con la vicequestore Valeria Primavera, ormai vicinissima alla pensione e al suo ispettore Cangemi, di turno e in pista nonostante le festività per la morte per droga di Rosa Schirà, una donna di 39 anni ritrovata priva di vita a casa sua.
Dalla messa in circolazione sul mercato internazionale di una nuova e sconosciuta sostanza sintetica chiamata Le lacrime di Dio anche a Marsala si contano ormai diversi morti solo in nome di quel maledetto business che avvelena le vite e distrugge le esistenze. Una droga spacciata nelle discoteche e che miete soprattutto vittime tra i ragazzi. Ma stavolta hanno per le mani una vittima di diversa età, insomma stranamente fuori target…
Proprio a loro il giovane denuncerà l’accaduto di casa Veronesi per lui molto strano, della scomparsa della sua fidanzata e della madre. Con in più il particolare che Martina, la sua ragazza ha persino lasciato il cellulare a casa….
Un Natale ben presto impressionante per tutti loro perché una tragica scoperta lo trasformerà in un caso da incubo … E il diretto coinvolgimento della polizia, ponendo Veronesi con le spalle al muro, lo costringerà a fuggire.
Ormai è solo un uomo braccato sia dal fidanzato della figlia che dalle forze dell’ordine… Mentre contemporaneamente la sua affannosa corsa contro le lancette dell’orologio verrà da quel momento scandita senza pietà da una sensazionale serie di colpi di scena con la suspence in progressivo crescendo a ogni pagina.
Una storia opaca, no peggio, nera più di una notte senza stelle, con pensieri, atti e reazioni dei diversi personaggi, maschili e femminili imponderabili e in continuo mutamento. Una trama oscura legata a una famiglia che avrebbe dovuto essere felice o addirittura perfetta e invece… Con il male che pare sempre volersi insinuare dappertutto mietendo ohimè anche vittime innocenti. E magari pronto a impedire alla vicequestore Valeria Primavera di concludere davvero a Marsala la sua carriera di poliziotta?
Ma il male non guarda in faccia a nessuno e si dice a ragione: nero come il male.
Mentre invece solare e luminosissima, risulta la splendida ambientazione siciliana arricchita dalla presenza di quel posto magico, rappresentato dalla laguna che si estende davanti alla costa, quella che tutti a Marsala conoscono come “lo Stagnone.
Un thriller intrigante, redatto con una scrittura chiara e lineare dotata di uno stile privo di sbavature ma sempre completo e preciso nei particolari.

Fabio Mundadori è nato nel 1966 e vive a Latina, dove si occupa di sicurezza informatica. Scrittore di gialli, thriller, noir e testi fantascientifici, nel 2008 ha vinto “Giallolatino” e nel 2011 “Garfagnana in giallo”. Condirettore del premio letterario, è anche direttore artistico di “NeRoma Noir Festival” e collabora alla Staffetta di Scrittura di BiMed. Per Puntozip conduce la video rivista “ENTERPRISE”, dedicata al mondo della fantascienza. Da gennaio 2024 cura la rubrica La parola al male all’interno del programma Tra il dire e il male in onda sul canale nazionale Cusano Italia TV. Dal 2010 a oggi ha all’attivo la sua antologia personale d’esordio, quattro romanzi e numerosi racconti pubblicati in varie antologie. Le lacrime di Dio è la prima avventura della vicequestore Valeria Primavera.

:: Marsiglia 1937 di Shanmei, recensione di Patrizia Debicke

26 settembre 2024

Con un linguaggio scarno ed essenziale, Shanmei ci narra una coinvolgente storia di malavita, perdizione, tradimenti ma che lascia intravedere anche la luce di una possibile redenzione ambientata a Marsiglia fine anni 37’ quando già i peggiori istinti del nazismo avevano cominciato a bussare alle porte delle coscienze Europee.

Una storia infatti collocata in Francia a due anni dall’inizio della Seconda Guerra Mondiale, un periodo particolare in cui si guardava con invidia e ammirazione al di là dell’Oceano e si osannavano il jazz, la musica americana, le loro abitudini, ignorando volutamente i loro difetti.

Marsiglia, ove “Il milieu”, nome attribuito alla criminalità locale, era molto attivo, specie nella vecchia città con i suoi vicoli malfamati, era chiamata anche “la Chicago francese”. Punto di raccolta privilegiato della criminalità, con le sue case, i suoi locali equivoci e il suo porto: punto di attracco per ogni genere di traffici irregolari, ma anche punto di partenza per tanti poveretti costretti a cercare un possibile futuro in America.

Protagonisti della trama André e Marie, lui ex detenuto che ha scontato cinque anni a Tolone, oggi padrone di un ristorante a Marsiglia e lei assunta come guardarobiera. Sarà vero amore il loro?

Ma come potranno viverlo alla luce del sole con in ballo la preparazione del grosso colpo destinato a cambiare il destino di Andrè ma sotto la spada di Damocle brandita della sua vendicativa vecchia fiamma, la cantante Jojo che si esibisce nel locale attiguo, e dall’ispettore Marchal con un vecchio conto tra loro rimasto in sospeso?

Un raccontare che rimanda con dovizia di particolari alle polverose immagini delle vecchie pellicole francesi anni 30, interpretate da grandi attori, giganti della cinematografia mondiale quali Jean Gabin, Michel Simon Jean Renoir e Michèle Morgan.

:: La torre delle tenebre di Paul Harding, (Mondadori 2024) a cura di Patrizia Debicke

11 settembre 2024

Febbraio, 1381. Londra è stretta nella gelida morsa di uno degli inverni più rigidi mai registrati e le tasse sempre crescenti pretese dal Reggente, Giovanni di Gand, per conto del re quattordicenne Riccardo II stanno facendo montare il risentimento tra gli strati più poveri della città guidati dal segreto esercito degli Uomini Retti.
A The Candle Flame, la grande e lussuosa taverna cittadina di Southwark che sorgeva sulla sponda del fiume famosa per i grotteschi frontoni con figure scolpite di satiri e scimmie ghignanti, maestoso edificio ingrandito grazie ai guadagni dell’oste, Simon Thorne, nella recente guerra in Francia, grandi fuochi generosamente riforniti di legna dai servitori riuscivano a fatica a stiepidire l’aria degli stanzoni.
Comunque la Candle Frame doveva la sua fama oltre al suo magnifico aspetto, agli alloggi e alla fastosa cucina offerta agli avventori, anche al Barbican la torre a due piani in pietra grigia che si ergeva solitaria e minacciosa sulla Palisade, ampia distesa di terra incolta a est dell’ edificio. La Palisade usata anche come luogo di esecuzioni per Southwark e la forca e il ceppo erano piazzate proprio vicino al Barbican.
Il 13 febbraio lo spietato esattore della tasse Edward Marsen si era presentato alla taverna e dopo aver chiesto il meglio per sé e i suoi, aveva preso alloggio nel Barbican con Mauclerc il suo scriba e Hugh di Hornsey, un capitano degli arcieri, e cinque uomini al suo servizio. Poi aveva sollecitato il meglio all’oste, il cibo più esclusivo, insomma solo piatti sopraffini accompagnati dalla birra di produzione propria della Candle Frame, famosa per l’eccellente gusto e la gradazione.
Marsen era il responsabile della riscossione del testatico ( forma di imposizione fiscale a testa, cioè a persona, dei padroni sui servi poi, e nelle signorie territoriali, anche cittadini per la protezione del signore), lungo l’argine sud del Tamigi per conto dell’autoproclamatosi reggente, Giovanni di Gand.
Odiato pertanto da tutta la gente della zona per le sue ripetute e continue vessazioni , non era che un crudele e spietato pirata di terra al quale nessuno osava mai opporsi. Horne aveva affidato allo stalliere Monncalf il compito di svegliare Marsen e lo scriba dopo le loro notti dedicate a ripetute gozzoviglie condite da sbornie e libidine con le prostitute del postribolo cittadino.
Ma presto, ma non troppo per timore di essere male accolto dai crapuloni, la mattina del 17 Mooncalf scoprirà all’esterno della torre i cadaveri di due arcieri di guardia abbandonati vicino alle poche braci di un fuoco morente uccisi da due dardi piumati. Busserà freneticamente, ma nessun segno di vita in risposta proviene dall’interno e tutti gli accessi a Barbican sono sprangati. Dopo aver chiamato in soccorso il padrone, il taverniere, che stava ancora dormendo, insieme servendosi di una lunga scala riusciranno ad accedere all’interno tramite una finestra del piano superiore e scopriranno un tremendo e sanguinoso spettacolo. Marsen e Mauclerc lo scriba sono stati brutalmente assassinati, come pure le due prostitute con cui si stavano intrattenendo. La prima con una stoccata al cuore mentre la seconda presenta un orrido squarcio alla gola. E scendendo attraverso una botola troveranno al piano inferiore morti e in un lago di sangue anche gli altri tre uomini della scorta alloggiati al piano di sotto . Solo il capitano degli arcieri, tutti assassinati, risulta scomparso e il contenuto nel forziere di ferro dell’esattore, un cospicuo bottino in oro e argento, frutto delle imposte, è stato rubato. Un riquadro di pergamena lasciato appeso a una finestra mostra lo stesso minaccioso messaggio lasciato da tale Beowulf, l’abile assassino che si serve del nome famoso eroe sassone e con il quale ha già colpito più volte giurando vendetta contro la reggenza.
Convocato immediatamente sul posto dal coroner e suo protettore sir John Cranston, Fratello Athelstan, parroco della chiesa di St Erconwald e che già in passato ha aiutato in altri difficili casi di omicidio, durante l’ispezione sul luogo dei delitti, troverà un guanto d’arme e una maglia metallica che sembra essere stata lubrificata… A chi appartiene? E perché mai si trova là ? E visto che accessi e finestre sono sbarrati come ha fatto l’assassino a penetrare nella stanza chiusa ?… E soprattutto dove si nasconde Hugh di Hornsey, il capitano degli arcieri ?
Ma su immediato ordine del furioso e sconvolto Giovanni di Gand, che ha avuto resoconto della scena degna dei peggiori gironi dell’inferno e del suo braccio religioso il magister secretorum Mastro Thibault, Fratello Athlestan, riceverà mandato di indagare fino in fondo e scoprire chi sia stato e come sia stato possibile perpetrare una tale macabra carneficina. Per di più il reggente e i suoi più fedeli collaboratori sono già stati messi in guardia delle voci sulla presenza di una spia francese che da tempo starebbe operando lungo le rive del Tamigi, registrando per i suoi lontani padroni in Francia, al Louvre, lo stato e le debolezze delle difese inglesi.
Ancora una volta il nostro parroco investigatore Athelstan e il coroner sir John Cranston si preparano “a immergersi nella orrenda e viscida palude del delitto.” In un momento storico particolare in cui la rivolta guidati dagli Uomini Retti e dai Vermi della Terra nutre e rafforza giorno dopo giorno l’odio crescente nei confronti di Giovanni di Gand. Non solo perché anche la carneficina attorno alla Candle Frame pare non volersi fermare … E i cittadini hanno cominciato a fuggire lontano da Londra per scampare alla morte.
Davanti a tanti inquietanti segni della presenza del male legato al torbido mondo dell’omicidio, dove l’oscurità cambia costantemente e poi nessuno è chi o cosa sembra davvero, ci sarà solo l’acume di una persona su cui fare affidamento: quello del Frate domenicano Athelstan.
Perfetta la ricostruzione storico ambientale che consente al lettore di proiettarsi mani e piedi nella Londra del XIV secolo.

Paul Harding, pseudonimo dello scrittore Paul Doherty, è nato a Middlesborough nel 1946. Ha studiato alla Woodcote Hall e si è specializzato in storia nelle università di Liverpool e Oxford. Vive in Inghilterra ed è un maestro del giallo d’ambientazione storica. Tra i secoli XIV e il XV si svolgono le vicende del frate domenicano Athelstan, del coroner Sir John Cranston e del medico ed erborista di Canterbury Kathryn Swinbrooke.

:: E cosy sia Antologia del Giallo Mondadori a cura di Patrizia Debicke

20 agosto 2024

Il cosy crime prende ufficialmente cittadinanza tra le pagine del Giallo Mondadori con “E cosy sia”, una raccolta di storie a tinte mystery dense di ironia. Una raccolta di dodici racconti scritti per divertimento da alcune tra le migliore penne italiane del settore.
E quindi largo in rigoroso ordine alfabetico ad Aicardi, Aloisi, Basso, Corciolani, Ingrosso, Morlupi, Paolacci, Pastori, Perna, Regina, Rinaldi, Ronco, Venditto, Venturini.
Con una copertina decisamente sfiziosa, un titolo stuzzicante, un’azzeccata prefazione di Alice Basso (ma se ne poteva dubitare?), dodici racconti destinati ai lettori, due dei quali affidati a coppie di autori , amorevolmente accuditi da Barbara Perna (la mamma, creatrice di Annabella Abbondante) che in più ci regala le sue interviste fatte agli scrittori e le loro brevi biografie. Mica male no?
Ciascuno meriterebbe magari un commento a sé, ma forse meglio lasciare un po’ di suspence in più e stringere, regalando solo qualche assaggino qua le là. Tanto per gradire.
Insomma comincio subito col dire onore al merito per averci risparmiato sangue a fiumi, angoscianti scene da incubo e orripilanti e minuziose descrizioni di delitti. La formula del cosy crime, infatti, fa volentieri a meno dei dettagli cruenti, della tensione o delle location in zone degradate caratteristiche del poliziesco noir. Beh certo direte ma un po’ di morti ci vogliono e anche degli assassini, meglio se da mettere in manette, quando necessario. Tranquilli ci saranno.
Una dimensione dunque il cosy crime tipica spesso delle piccole comunità e della vita di provincia, che si limita a fornire qualche informazione, senza indugiare nel torbido o in morbosi dettagli. Ma con le ambientazioni/scenografie volendo si può sbizzarrirsi e chiunque in teoria può indossare le vesti del detective . E quindi se il caso non ci si fa mancare il più classico vedi: questore, vicequestore, capitano della finanza, tenente dei carabinieri, ispettori e, se si va in trasferta in Francia, il lieutenant, e naturalmente per parità di genere sia al maschile che al femminile, ma anche e perché no chiunque altro, investigatori amatoriali, talvolta coinvolti loro malgrado dai loro conoscenti nella storia fino ad estreme conseguenze e costretti per forza a darsi da fare.
Vi consiglio caldamente di leggere sullo sciopero catanese delle marchette inserito con un salto indietro nel tempo nella Sicilia degli anni Sessanta liberamente tratta da una storia vera… Per poi scoprire come sia bello cambiare orizzonte di continuo, saltellando: da Catania, a Genova, a Roma, a Napoli, a Posillipo, a Bisceglie ecc…fino a Parigi pronti ad ammirare le scintillanti luci della Ville Lumière.. Il tutto, in compagnia di personaggi conosciuti e non, spostandovi con ogni mezzo, magari in crociera, una crociera dai risvolti imprevedibili in cui imparerete persino come può diventare facile liberarsi del peggior cascamorto e convinto seduttore presuntuoso. Sissignori vi muoverete tra discutibili situazioni familiari, personaggi particolari, discorsi spesso irreali ma, garantisco, non dimenticando mai il buon cibo legato alla tradizione, dal Nord alla Sicilia, e dunque tanta buona cucina trasformata spesso in ingrediente indispensabile della trama. Comunque sì, in “E cosy sia” si mangia bene. Anzi benissimo e volendo s’impara persino. Ma oibò detta cucina potrebbe servire, perché no? anche come mezzo per eliminare chi se lo merita. Ci sarebbero addirittura alcuni ingredienti che usati in un certo modo potrebbero diventare pericolosi. Eh già! Ma anche le cose più buone se si esagera.. Insomma ricorderete il detto : il troppo stroppia… Certo e può fare talmente male da uccidere?
E come non parlare dei gatti dai nomi parlanti legati a mostri sacri vedi: Nerouolf e (Mycroft Holmes fratello di Sherlock) della letteratura gialla. E che dire di rimandi ad altri classici del genere …Quali per esempio Assassinio sull’Orient Express. Liti e intrighi, amori, tradimenti, favole (il Mostro del Pantano)… Insomma troveremo un po’ di tutto in dodici storie costellate da indizi e tanta ironia da chi ci sa fare.
Ma non rilassatevi troppo: nonostante il tono leggero e l’ironia, il cosy crime non si risparmia quando si tratta di intrighi e colpi di scena!
Ecco comunque doverosamente a voi l’elenco dei racconti che compaiono nell’antologia:
• “Ultima cena a Parigi” di François Morlupi;
• “Peri Peri” di Maria Elisa Aloisi;
• “Vertigine” di Antonio Paolacci e Paola Ronco;
• “All inclusive” di Cristina Aicardi e Ferdinando Pastori;
• “Morte a km zero” di Nora Venturini;
• “Il Gatto, l’Astice e il Cammello” di Valeria Corciolani;
• “Il caso è risotto – Il giallo del risotto giallo” di Lucia Tilde Ingrosso;
• “La dieta è un delitto” di Serena Venditto;
• “Il Pescatore, il Professore e la Carne Jatta” di Patrizia Rinaldi;
• “Il mostro nel pantano” di Paolo Regina;
• “Cuore di mamma” di Alice Basso;
• “Cozze amare” di Barbara Perna.
Quindi ricapitoliamo : Antologia a cura di Barbara Perna, alla quale si deve anche l’introduzione “L’irresistibile leggerezza del cosy crime”, preceduta dalla prefazione di Alice Basso : “Piccolo manuale di sopravvivenza per amanti del cosy crime”.