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:: Lucrezia Borgia, Giulia Farnese, Le donne più desiderate del Rinascimento, Bruna K. Midleton (Bonfirraro, 2017) a cura di Elena Romanello

5 Maggio 2017
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La siciliana Bonfirraro Editore propone un nuovo titolo, a metà strada tra romanzo storico e biografia: Lucrezia Borgia e Giulia Farnese, scritto dall’inglese Bruna K. Midleton che si misura con due icone del Rinascimento italiano, protagoniste da secoli di leggende e di un immaginario non sempre rassicurante.
Su Lucrezia Borgia e Giulia Farnese si è già scritto molto, da autori e autrici italiani e stranieri, a cominciare da Maria Bellonci che rivalutò la figlia di papa Alessandro VI su certe leggende da feuilleton che erano girate sul suo conto. Detto questo, in tempi che le ha riviste protagoniste in serial tv, è bene ricordarle anche sulla pagina scritta, per celebrare l’epopea di due donne bellissime e desiderate, spesso vittime di eventi più grandi di loro in una società a misura d’uomo in cui erano solo pedine, sullo sfondo della Roma dissoluta e fastosa del Cinquecento.
L’autrice ha scelto di raccontare l’amicizia che unì le due donne, una figlia di un Papa e l’altra sua amante con una grande differenza d’età, visto che era un’adolescente legata ad un anziano: la loro fu un’amicizia che durò tutta la vita e oltre la morte, raccontata in maniera documentata storicamente, senza licenze poetiche da romanzetto da quattro soldi, tra incesti, duelli, omicidi, legami di casata, contatti con artisti e letterati.
Il risultato è un libro interessante, da consigliare sia agli appassionati di biografie storiche, genere mai caduto in disuso ma oggi forse meno frequentato che in altri anni, sia a chi ama i romanzi storici verosimili. Lucrezia Borgia, dopo una giovinezza dissoluta segnata dal rapporto incestuoso con il padre e dicono anche con il fratello e due matrimoni finiti malissimo, alla base della sua leggenda oscura, si trasferì a Ferrara con il nuovo, amato consorte, dove rese la città uno scrigno di arte e cultura, grazie anche al suo rapporto con Pietro Bembo. Giulia Farnese diede nuovo vigore alla sua dinastia, che ha lasciato a Roma alcuni dei palazzi e delle collezioni d’arte più belli.
Un libro quindi per scoprire e riscoprire, da un punto di vista femminile, uno dei periodi più interessanti della Storia italiana, i cui echi, sotto forma di patrimonio artistico, sono giunti fino a noi e vivono in questo mondo così diverso ma dove esistono ancora ingiustizie e sopraffazione verso le donne. Interessante comunque come l’autrice non scelga la strada di farne delle facili eroine pseudo rosa, ma guardi Lucrezia e Giulia, bellissime come ci tramandano i loro ritratti, anche in una prospettiva femminista, con loro scarsamente usata se si pensa invece a figure come Caterina II e Elisabetta I.

Bruna K. Midleton è una scrittrice di origine inglese e italiana d’adozione. Vive nella zona di Bergamo, che adora ed ha già scritto i due romanzi Love in e Il veleno delle farfalle. Appassionata di Storia, per scrivere la storia di Lucrezia e Giulia si è a lungo documentata nelle biblioteche di mezza Italia, consultando anche materiale d’epoca.

Source: omaggio dell’editore al recensore, si ringrazia l’ufficio stampa.

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:: Presentato il Salone del Libro 2017, a cura di Elena Romanello

28 aprile 2017

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Dal 18 al 22 maggio torna al Lingotto, dopo varie traversie ma anche molte conferme, il Salone del libro, giunto alla trentesima edizione, con come tema portante Oltre il confine. Tante le conferme e le novità, cosa non male per chi dava la manifestazione per spacciata meno di un anno fa.
In fiera ci saranno 424 stand, tra cui 390 case editrici con stand propri e 360 editori italiani e stranieri ospitati in spazi condivisi, a cui si aggiungono di ritorno dopo alcuni anni dieci tra case discografiche ed editori musicali, i dodici spazi regionali con la Toscana come regione ospite, e i tre stand internazionali di Cina, Romania e Marocco, oltre allo spazio sugli Stati Uniti, il Paese ospite.
Agli Stati Uniti è dedicata appunto la sezione Another side of America, per raccontare contraddizioni di un continente, con spazio per le librerie indipendenti e le voci di Richard Ford, Jonathan Lehem, Alan Friedman, Brian Turner, Bruce Sterling, Emily Witt, dell’autrice canadese Miriam Toews che dialogherà con Daria Bignardi e del prete messicano Alejandro Soladinde che parlerà della sua lotta contro i narcos con Lucia Capuzzi, Moni Ovadia e padre Alex Zanotelli. A questo va aggiunto un tributo al genere hard boiled e l’omaggio a Stephen King per il suo settantesimo anniversario.
Non mancheranno gli autori e autrici di culto, molto habitué del Salone da anni, come Daniel Pennac, Luis Sepulveda, Roberto Saviano, Annie Ernaux, Amitav Ghosh, Alicia Giménez Bartlett, Corrado Augias, Fabio Geda, Luciano Canfora, Paolo Giordano, Luciana Litizzetto, Dacia Maraini, Concita di Gregorio, Furio Colombo, Alessandro Baricco.
Spazio inoltre alle donne con il percorso di incontri Solo noi stesse, con ospiti quali la drammaturga Yasmine Reza, Lidia Ravera, Lella Costa, Elena Loewenthal, Farian Sabahi, Loredana Lipperini, Valeria Parrella, Monica Guerritore.
Sia al Salone che fuori città nell’ambito del Salone off, si terrà la rassegna Festa mobile, con letture di professionisti della cultura famosi dei loro libri preferiti, come Marcello Fois che leggerà Cuore di De Amicis, Bruno Gambarotta con Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne, Eugenio Allegri con Il nome della rosa di Eco, e altri ancora, tra cui Alessandro Barbero, Alessandro Bergonzoni, Eraldo Affinati, Enzo Bianchi, coinvolgendo vari luoghi della cultura e non solo in giro per Torino.
Spazio anche alle commemorazioni e ai ricordi di persone e fatti speciali, come i trent’anni dalla morte di Primo Levi, i quaranta da quella di Roberto Rossellini, i cinquanta di Totò ma anche il centoventinquesimo compleanno di Tolkien, i cinquecento anni della Riforma luterana e il centenario dalla Rivoluzione d’Ottobre.
Non mancherà un tributo alle zone terremotate, con spazio a scrittori e editori di quei territori, e incontri in tema tra gli altri con Mario Tozzi, Vittorio Sgarbi, Melania Mazzucco.
Cibo e libri saranno al centro dello spazio Gastronomica, in collaborazione con Slow Food, con workshop, libreria internazionale, editori e la partecipazione di nomi come quelli di Oscar Farinetti, Philippe Daverio, Carlo Petrini.
E poi ancora il match tra Arte e letteratura, tra scritto e disegnato, dalla pittura al fumetto, con contributi di Alessandro Bergonzoni, Milo Manara, Zerocalcare, Leo Ortolani, Daniel Cuello, Igort, un focus su Hugo Pratt e uno sui trent’anni di Dylan Dog.
La già citata sezione sulla musica, a cui si affiancherà in giro per la città il festival Narrazioni Jazz, vedrà la presenza di molti musicisti di ieri e di oggi, come Levante, Fabio Concato, Pino Strabioli, i Dik Dik, Don Backy e un tributo a Gianmaria Testa.
Il Salone del libro di Torino è gemellato inoltre con settantun festival culturali di tutta Italia, che avranno il loro spazio per incontri e confronti: tra le realtà presenti, il Festival del Mondo antico di Rimini, il Festival della Comunicazione di Camogli, I Boreali di Milano, La Grande Invasione di Ivrea, Pordenonelegge, Scrittorincittà di Cuneo, Urbino e le città del libro, Women’s Fiction Festival di Matera, Cagliari Festivalscienza, Garfagnana in giallo, Luccautori, Tuttestorie di Cagliari.
Al Salone del libro saranno protagoniste anche le Biblioteche, con una piazza dei lettori aperta a tutti, e ci sarà il mercato dei diritti, con 370 operatori all’International Book Forum, e la nuova sezione Book to screen, per gli adattamenti sullo schermo, che occuperà in particolare il Museo Carpano di Eataly. Partecipano tra gli altri professionisti da Spagna, Francia, Germania, Regno Unito, Belgio, Canada, Egitto, Giappone, Stati Uniti, con realtà produttive come Cattleya, Lucky Red, Fox, Mediaset, Rai Fiction, Studio Canal, HBO, Netflix.
Non manca il Bookstock Village, con libreria e fumetteria e spazio per parlare di libri con i giovani e giovanissimi, con ospiti, workshop e tanto altro, dove ci saranno il disegnatore Disney Federico Taddia, Syusy Blady, Patrizio Roversi, Piergiorgio Odifreddi, ma anche il progetto Nati per leggere, per i più piccoli, e Adotta uno scrittore, che ha coinvolto scuole superiori, un ospedale e quattro case circondariali.
Il programma completo e dettagliato, e del Salone del libro e di quello Off, è disponibile nel sito www.salonelibro.it

:: Torino Comics 2017, non solo fumetti, a cura di Elena Romanello

19 aprile 2017

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Dal 21 al 23 aprile il Lingotto si colora con Torino Comics, la kermesse dedicata a fumetti e cultura geek e nerd giunta alla ventitreesima edizione, che quest’anno occuperà i padiglioni 2 e 3.

I fumetti, che siano manga, comics, francobelgi, italiani, sudamericani, sono i grandi protagonisti, sia come albi sia come gadget ad essi ispirati, ma del resto ormai è stato riconosciuto il loro valore come narrativa disegnata, e le fiere come Torino Comics sono un’ottima occasione per completare le proprie collezioni e scoprire nuovi personaggi e saghe, con anche offerte di arretrati da cercare in vere e proprie cacce al tesoro negli stand.

I libri comunque ci sono eccome, che siano volumi illustrati o romanzi, perché il mondo della cultura geek, otaku e nerd abbraccia ormai anche i libri, sopratttutto la narrativa di genere fantasy, fantascientifico e horror.

Tra gli ospiti spiccano i nomi dell’illustratore Lucio Parillo, dell’autore Bonelli Corrado Mastantuono, del nome ormai internazionale Claudio Castellini, Don Alemanno e il suo Jenus, la graffiante Felinia e del professor Alessandro Barbero, medievalista, saggista e romanziere che tiene a battesimo la nuova sezione della fiera dedicata al Medio Evo e alle sue riletture fantastiche organizzata in collaborazione con il Borgo medievale di Torino.

Tra i libri che si possono trovare, tra una gara cosplay e l’altra (quella del sabato presieduta da Arturo Brachetti e valida per l’International Cosplay League di Madrid), una dimostrazione, un workshop della Scuola di Comics e un firma copie si possono segnalare i romanzi di Doctor Who in inglese e in italiano venduti dal fan club della celebre serie britannica e la saga fantasy dei Due Regni di Alessia Palumbo.

Per i bibliofili è da non perdere anche la mostra allestita dal Mufant, Museo del fantastico e della fantascienza, di Torino sul fantasy, primo nucleo della sezione omonima presso l’ente, con un viaggio partendo dalla fiaba e dall’epica per arrivare poi alle riviste pulp, ai romanzi di Tolkien e alle storie contemporanee, a cominciare dalla saga di Game of thrones, attraverso volumi d’epoca in cui si scopriranno o riscopriranno miti e idoli.

Il programma completo della manifestazione è nel sito ufficiale http://www.torinocomics.com

:: Torino che legge 2017, a cura di Elena Romanello

18 aprile 2017

125Dal 19 al 23 aprile torna sotto la Mole Torino che legge, la settimana della lettura che si è diffusa ormai in varie città europee e non solo su modello della festa dei libri per San Jordi a Barcellona, dove ci si scambiano libri e rose, soprattutto per le donne.

In programma ci sono incontri con autori, reading, mostre, mercatini dei libri, in tutta la città con un focus nel centro, a cominciare dall’inaugurazione il 19 alle 17 alla Biblioteca Civica centrale in via della Cittadella con vari saluti istituzionali.

Tra gli ospiti ci sono i nomi di Giuseppe Culicchia, scrittore ma prima di tutto libraio per anni a Torino, Stefania Bertola, Stefania Miretti, Francesco Carofiglio, Marco Malvaldi, Bruno Gambarotta, Margherita Oggero, Margherita Giacobino, che parleranno in particolare delle loro ultime fatiche letterarie, anche oggetto di gruppi di lettura come quelli promossi dal progetto Leggermente.

Gli eventi in programma sono tantissimi e coinvolgono tantissimi posti, dal Circolo dei lettori alla Biblioteca Villa Amoretti, dalla Biblioteca Primo Levi al Campus Luigi Einaudi, dalla Fondazione Tancredi di Barolo al Mausoleo della Bela Rosin, oltre a tantissime librerie, come la Bodoni di via Carlo Alberto, la Gang del Pensiero di corso Telesio, la Borgo San Paolo di via di Nanni, la Piola di Catia di via Bibiana, la Borgo Po di via Ornato, la Therese di corso Belgio, a coprire davvero tutta la città.

Tra gli argomenti di cui si parlerà, in incontri tutti a ingresso gratuito, ci sono Matera capitale della cultura, la caduta di Gheddafi, Dylan Dog e la riedizione di Mater Dolorosa, i trent’anni della morte di Primo Levi, le Storie della buonanotte per bambine ribelli, la letteratura scandinava di ieri e di oggi, Jung, Carlo Cassola e il suo La ragazza di Bube.

Sabato 22 e domenica 23 ci sarà il grosso degli eventi, con bancarelle delle librerie aderenti con rose e libri, e nella giornata di domenica letture sul tram storico dai romanzi di Camilleri e dei racconti vincitori del concorso Lingua Madre, con storie di donne straniere residenti in Italia.

Per ulteriori informazioni visitare il sito ufficiale http://www.torinochelegge.it

:: La viaggiatrice di O – Nel labirinto, Elena Cabiati (Watson edizioni, 2016) a cura di Elena Romanello

11 aprile 2017
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Torna Gala, la strega viaggiatrice nel tempo protagonista già di un’altra avventura uscita presso un altro editore, stavolta per i tipi della Watson edizioni, editori indipendenti che vogliono dare spazio al fantastico in tutte le sue forme.
Sotto la superficie di Torino, città italiana che ha saputo cambiare pelle e vocazione, si nascondono i maghi e le streghe viaggianti di O, che saltano da un’epoca all’altra per cercare di salvare situazioni e risolvere problemi. Al centro di tutto c’è Gala, quindici anni, una dei più giovani membri della collega, con un grande potere bilanciato da una grande pigrizia che le crea non pochi problemi, che deve viaggiare nel tempo per difendere dai negromanti, i maghi oscuri, le opere d’arte che custodiscono i segreti magici per le vie della conoscenza degli iniziati.
Su di lei veglia Kundo, il suo maestro, persona lontanissima da lei come preparazione e vita, visto che è un vecchio monaco medievale sopravvissuto alla sua epoca e che si trova in un mondo non suo, con un oscuro sospetto a gravare su di lui.
Stavolta la missione che devono affrontare è decisamente pericolosa, perché bisogna salvare la cattedrale gotica di Notre Dames a Chartres, uno dei simboli esoterici più potenti di sempre, dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale: da qui nascerà un viaggio che porterà Gala e Kundo oltre il tempo e lo spazio, in un altro universo parallelo, la terra delle fate, dove tutto è ambiguo, il bene e il male non sono definiti ed è molto difficile scegliere da che parte stare. Forse solo il labirinto della cattedrale di Chartres potrà far capire a Gala da che parte stare.
Il fantasy e il fantastico si continuano a coniugare in molte storie, anche rivolte al pubblico più giovane, che purtroppo per troppo tempo si è trovato alle prese con raccontini melensi dove l’elemento fuori dalla realtà era solo un pretesto per raccontare una storiella non certo appassionante.
Non è questo il caso dei libri di Elena Cabiati, rivolti agli adolescenti ma godibili da tutti, in cui l’autrice mette al centro il suo amore per l’arte a tutto tondo, presentando alla fine opere realmente esistenti anche se in contesti fantastici. Interessante anche il ripresentare l’archetipo del viaggio nel tempo, utopia per chiunque abbia pensato una volta sola di poter cambiare qualcosa nel passato che non gli è andata bene, tema già trattato in opere che spaziano da Wells con il suo La macchina del tempo al serial cult britannico Doctor Who.
Qui il tema è risolto in maniera più fantasy, con richiami alla magia e al folklore, come il regno delle fate, luogo non certo rassicurante come ricordano certe leggende, ma il tutto funziona bene, e c’è da rimanere in attesa di nuove avventure di Gala, protagonista non eroica e molto umana, che ai fan dei serial cult potrà ricordare a tratti Buffy, alle prese con l’eterna lotta tra bene e male.

Elena Cabiati è nata e vive a Torino, città magica che fa da sfondo alle sue storie. È specializzata come storica dell’arte e si interessa soprattutto al significato dei simboli nascosti nelle immagini artistiche e ai loro rapporti con la sapienza esoterica e magica. Ha collaborato con alcuni dei maggiori musei piemontesi e scrive testi di storia dell’arte destinati a adulti e ragazzi. Insegna lettere in una scuola media. La viaggiatrice di O è il suo primo romanzo.

Source: omaggio dell’autrice all’articolista che ringraziamo.

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:: Guida ai super robot – L’animazione robotica giapponese dal 1972 al 1980, Jacopo Nacci (Odoya, 2016) a cura di Elena Romanello

10 aprile 2017
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Il 5 aprile del 1978, in pieni anni di piombo, andava in onda su Rai due, allora secondo canale, il primo episodio di Ufo robot Goldrake, il primo di una lunga e prolifica serie di cartoni animati giapponesi di genere fantascientifico incentrati su robot guerrieri che mescolavano archetipi culturali del Paese del Sol levante a tematiche di genere fantastico dalla distopia alla guerra galattica.
A quella breve ma intensa stagione di personaggi, rimasta nel cuore dei suoi appassionati ormai cresciuti con la loro passione che oggi si estrinseca in altro modo ma non più in tv da dove i robot sono praticamente spariti, Jacopo Nacci dedica la Guida ai super robot: l’animazione robotica giapponese dal 1972 al 1980.
Non è il primo libro ad uscire in tema, da quando i fan di quei giganti d’acciaio hanno potuto iniziare a riflettere non più da bambini sugli anime come contenitori di cultura e passione sono usciti tanti libri, ma si distingue per come si focalizza su un genere e su alcuni personaggi, uniti da un filo rosso ma non certo tutti uguali e ripetitivi come sostenevano i detrattori che all’epoca li accusarono di tutti i mali della società.
L’autore fornisce per tutti i robottoni dal 1972 al 1980 una scheda in cui racconta la trama, svelando in qualche caso il finale a chi magari se l’era perso allora ed è sempre rimasto con la curiosità di come erano andate a finire le cose in un universo in cui il lieto fine non era scontato e nemmeno assoluto, e un’analisi tematica su quelli che sono i punti forti di queste serie. Ci sono tutti i robottoni di quegli anni da Astroganga a Baldios, dai due Mazinga a Jeeg, da Daitarn 3 a Godam, da Goldrake ovviamente a Daltanious, da Gaiking a Ideon, fino ad arrivare a Gundam, che è stato un vero e proprio spartiacque, perché ha introdotto il concetto di robot non più come guerriero mistico e invincibile ma come macchina da combattimento normale nelle fila di un esercito.
Un libro per appassionati e nostalgici, ma non solo, visto che racconta in maniera non solo all’insegna del rimpianto delle icone e delle storie svelandone il valore e l’interesse, in relazione alla cultura giapponese ma anche ad archetipi come il viaggio nell’abisso e nella morte per poi risorgere a nuova vita che sono al centro di ogni vicenda. Poi, chiunque era ragazzino allora o magari ha scoperto dopo questi giganti d’acciaio con dentro eroi con problemi troverà il suo beniamino e il suo microcosmo preferito, magari scoprendo qualcosa di nuovo o che non aveva notato.

Jacopo Nacci è nato nel 1975 e abita a Pesaro. Scrittore, recensore, blogger, è autore dei romanzi Tutti carini, uscito per Donzelli nel 1997 e Dreadlock (Zona, 2011). Ha inoltre partecipato al progetto collettivo Lo zelo e la guerra aperta della Cooperativa di narrazione popolare 2012. Il suo blog è yattaran.com

Provenienza: omaggio dell’editore, si ringrazia Paola Papetti di Odoya.

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:: Primo Levi al Polo del Novecento, a cura di Elena Romanello

6 aprile 2017

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Trent’anni fa, l’11 aprile 1987, Primo Levi scompariva tragicamente dopo essere stato uno dei primi testimoni ad avere avuto il coraggio di raccontare la Shoah, persona schiva ma carismatica, rimasta nel cuore di chi era della sua generazione o poco più giovane, ma anche di chi l’aveva conosciuto negli anni Settanta e Ottanta grazie alle letture scolastiche. Una fine e una vita che sono ancora oggi emblematiche di una delle massime tragedie del Novecento.

Il ruolo di testimone della Shoah non è mai venuto meno a Primo Levi nemmeno dopo la sua morte, perché ancora oggi è molto letto e studiato: dopo le letture al grattacielo San Paolo, per commemorare la sua morte nei giorni dell’anniversario, il Polo del Novecento presenta due giorni di letture e riflessioni in collaborazione con il centro studi Primo Levi, uno dei suoi partner principali nel racconto e ricordo degli eventi del Secolo breve.

Sabato 8 e domenica 9 aprile, a Palazzo San Daniele in via del Carmine 13/14, ci saranno due giornate dedicate a Primo Levi nella sua interezza, non solo come narratore dei lager, ma anche come autore di fantascienza, resistente, chimico, viaggiatore.

Sabato si inizierà alle 10 e 30 fino alle 12 e 30 e poi di nuovo dalle 15 e 30 alle 23 e 30 e si parlerà dell’esperienza nella Resistenza di Primo Levi con Alberto Cavaglion, Anpi, Fondazione Nocentini, Istoreto, delle opere di Primo Levi tradotte all’estero, de La chiave a stella con Ernesto Ferrero, del racconto di Auschwitz con Anna Bravo, l’Aned, la Comunità ebraica e il Museo diffuso

Domenica 9 aprile dalle 10 e 30 alle 12 e 30 e poi dalle 15 e 30 alle 21 e 30 ci si confronterà con il racconto del viaggio ne La tregua con Giovanni Tesio, con le poesie, con Primo Levi e la chimica de Il sistema periodico, con il racconto di fantascienza con Piero Bianucci.

L’ingresso è libero, per ulteriori informazioni visitare il sito del Centro internazionale di studi Primo Levi http://www.primolevi.it

:: Tolkien, Stephen King, e altro ancora al Salone del Libro di Torino 2017, a cura di Elena Romanello

17 marzo 2017

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Il programma del Salone del libro di Torino 2017 verrà svelato nella sua interezza a fine aprile, ma ci sono già diverse anticipazioni per un evento che farà di Torino la capitale del libro dal 18 al 22 maggio.
Il tema quest’anno sarà Oltre il confine, con tanto di logo realizzato da Gipi, con quindi come argomento incontri, scontri, confronti tra culture. La Regione ospite è la Toscana, sede di vari festival letterari in partner con il Salone, mentre il Paese di quest’anno sarà gli Stati Uniti, luogo dalla doppia faccia, a un lato il Nobel a Bob Dylan dall’altro l’elezione dell’ultra reazionario Donald Trump. All’interno del Salone sono confermati il Bookstock Village, l’angolo sul cibo a cura di Slow Food, l’iniziativa Adotta uno scrittore, il concorso Lingua Madre. Più del 90 per cento degli editori dell’anno scorso hanno confermato la loro presenza, ci saranno new entry, non solo nell’Incubatore, senza contare le tariffe agevolate per chi proviene dalle zone del terremoto.
Le prime grosse notizie riguardo alle iniziative in programma riguardano due giganti dell’immaginario fantastico, Stephen King e J.R. Tolkien. Per entrambi il 2017 rappresenta un anno di celebrazioni, Stephen King festeggia infatti il suo settantesimo compleanno a settembre, mentre per Tolkien quest’anno rappresenta il centoventicinquesimo anniversario della nascita e ottant’anni dalla prima uscita de L’hobbit. Entrambi sono diventati un fenomeno letterario e di costume, grazie a film, ma anche a newsgroup, mailing list, forum, webzine, promuovono costantemente l’organizzazione di incontri, seminari, mostre, raduni, feste, cosplay.
Il tributo ai due maestri saranno anche a cura dei fandom degli scrittori, come il raduno europeo dei seguaci di Tolkien la sera del 20 maggio al Borgo medievale, con una festa in costume con concerto di Arturo Stalteri con musiche ispirate al Signore degli anelli. Sempre il 20 maggio alle 18 e 30 Loredana Lipperini curerà uno speciale in collaborazione con l’Associazione Italiana Studi Tolkieniani, mentre Tolkien sarà di scena con una lectio magistralis di Wu Ming 4 Aspettando Beren e Luthien – Donne, dame ed eroine nel mondo di J.R.R.Tolkien, con l’intervento del presidente Aist, Roberto Arduini, una mostra di illustratori italiani in tema al Salone Off e la presenza dei cosplayer tolkeniani, su iniziativa di Torino Comics e della Cospa Family, all’interno dei padiglioni del Lingotto.
Per quello che riguarda Stephen King, altro autore che ha appassionato generazioni con i suoi libri fantastici ma che raccontano anche tanto la realtà a stelle e strisce con le sue contraddizioni, è previsto un lungo omaggio il 19 maggio dalle 18 alle 20 con Giovanni Arduino, scrittore, traduttore e profondissimo conoscitore di King, e Loredana Lipperini, arricchito da testimonianze, musiche, filmati, fumetti, fan scatenati, cosplayer in tema, apparizioni a sorpresa e, a a partire dalle 19 la lettura delle pagine più amate dei suoi libri ad opera di scrittori famosi. Una prova fondamentale di come la cultura nerd sia ormai parte fondante della cultura tout court.

:: Non dirmi bugie, Rena Olsen (Newton Compton, 2017) a cura di Elena Romanello

16 marzo 2017
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Clara sta spazzolando i capelli ad una delle sue figlie adottive, quando alcuni uomini armati di un corpo di polizia scelto, fanno irruzione in casa, arrestano suo marito Glen, portano via le sue bambine e rinchiudono lei in un reparto psichiatrico.
Qui agenti federali e medici la chiamano con il nome Diana e iniziano a incalzarla con domande su suo marito e sulle sue attività, minacciando di chiuderla in un carcere femminile se non collabora: Glen ha urlato a Clara di non dire niente e lei vuole obbedirgli perché lo ama tanto, così come non vuole tradire la madre di lui, così importante nella sua vita.
Man mano che la storia procede, alternata tra passato e presente, emerge un’inquietante verità, basata su menzogne di anni, in mezzo alla quale Clara ha vissuto, sequestrata da un’associazione criminale che traffica in ragazze e bambine, tra bugie, violenze, omicidi, lavaggio del cervello, stereotipi inculcati. Per Clara sarà duro capire che tutta la sua vita è stata uno sbaglio, che Glen non era certo un grande amore da difendere, che ha perso cose e persone importantissime e che per lei può esserci redenzione e una nuova vita a patto che sappia rinnegare e distruggere quella vecchia.
Un thriller psicologico che racconta il dramma reale del traffico di esseri umani, soprattutto di giovani donne e bambine, frequentissimo anche nel civile Occidente, dal di dentro, spiegando che raggiri e bugie vengono raccontati spesso alla vittime, quando vengono prese da bambine, perché si accetti l’indicibile e l’anormale, fatto di prevaricazione e violenza, tra bordelli e vite come schiave di uomini molto più anziani.
Ma Non dirmi bugie è un libro interessante non solo dal punto di vista del thriller e della denuncia: in un momento in cui da più parti si esalta la sottomissione della donna, la sudditanza all’uomo, la mancanza di ribellione e soprattutto si minimizza la violenza domestica perché sempre amore è, questa storia di sopraffazione e menzogna è doverosa e da leggere proprio per far capire che amore non è violenza, amore non è oppressione, amore non è limitazione di una libertà e la ribellione di Clara, con il suo ritrovare se stessa può essere d’aiuto a qualunque donna o ragazza che si trovi alla prese con un rapporto oppressivo e limitativo.
Non dirmi bugie quindi si pone tra le storie thriller interessanti e di valore, quelle avvincenti ma capaci anche di parlare di problemi attuali e non certo solo legati al mondo della criminalità organizzata.

Rena Olsen Vive in Iowa, è una scrittrice, terapeuta, insegnante, cantante a tempo perso e soprattutto un’incrollabile ottimista. Di giorno cerca di salvare il mondo come psicologa scolastica, mentre di notte costruisce nuovi mondi sulla carta. Non dirmi bugie è il suo primo romanzo. Il suo sito internet è renaolsen.com

Source: omaggio della casa editrice, si ringrazia l’ufficio stampa.

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:: Un’ intervista con Alicia Giménez-Bartlett, a cura di Elena Romanello

14 marzo 2017

ALICIAAlicia Giménez-Bartlett è una delle autrici spagnole più popolari e amate oggi, sia grazie ai gialli (novelas negras in lingua originale) di Petra Delicado che alle sue altre storie. Al Circolo dei lettori di Torino ha raccontato un po’ di cose sui suoi libri, se stessa e la vita in generale.

Il genere giallo è considerato appanaggio degli autori uomini. Come mai siete così poche donne a cimentarvi con esso?

Prima le donne non scrivevano, così come non facevano tante altre cose, c’è un ritardo nella presenza delle donne nell’arte, nella musica, nella cultura, socialmente e storicamente. Di solito, inoltre, si pensa che nelle storie poliziesche ci siano situazioni poco piacevoli, adatte solo agli uomini. Del resto le donne hanno fatto la rivoluzione del giallo, innanzitutto quelle angloamericane, poi sono venute quelle europee, e hanno conquistato questo genere in maniera più rapida che non il potere economico per esempio, in un processo prima difficile ma che poi diventa rapido.

La letteratura gialla o novelas negras si è allargata a macchia d’olio, con prima i romanzi inglesi, poi quelli italiani, poi il filone spagnolo, poi gli autori nordici e orientali e non è ancora finita. Come mai la letteratura gialla si è evoluta da genere di serie B a fenomeno culturale?

Penso che la letteratura debba raccontare la realtà, questo succede dal tempo del realismo ottocentesco, con autori come Hugo e Zola che hanno raccontato davvero cosa voleva dire essere operai allora. Oggi il genere che racconta meglio il mondo contemporaneo e i problemi della gente è il giallo, che parla anche di attualità e dei problemi di oggi.

Come mai voi giallisti spagnoli ambientate le vostre storie praticamente sempre a Barcellona e non per esempio a Madrid?

Barcellona è una città con una rigida struttura sociale a piramide, con una mentalità borghese, tradizionalista, moderna solo all’apparenza. Un delitto che avviene qui fa da risonanza forte, tenendo conto che è anche una città turistica, variegata, vivace. Madrid è molto più grande come città ma non ha tutte queste caratteristiche, che sono perfette per lo sfondo di un romanzo giallo.

Tu alterni romanzi gialli e romanzi di altro genere, di costume. Cosa ti spinge verso un genere rispetto che un altro, visto che alterni?

Io sono una Gemelli e per me è tutto doppio, ho avuto due mariti, due figli, due cani, due case e due modi diversi di scrivere. Petra Delicado è la mia parte umoristica, giocosa, mentre nei miei altri romanzi, come Uomini nudi, viene fuori il mio aspetto introspettivo e malinconico.

Anche i tuoi romanzi hanno sempre al centro una coppia, c’è chi ha scomodato Don Chisciotte…

Non riesco a dare duplicità ad un solo personaggio. E per me sono fondamentali anche i personaggi secondari, avete mai notato come un film non funziona quando per esempio i personaggi di contorno non sono ben delineati?

Hai mai provato a scrivere due libri in contemporanea come faceva per esempio Simenon con la serie di Maigret e gli altri suoi romanzi?

Sì, ma non ci sono riuscita. Era impossibile per me. Comunque io non amo particolarmente Simenon, lo trovo molto maschilista, i suoi personaggi femminili sono o mogli o prostitute, stereotipati e insopportabili.

Nella letteratura gialla trova spazio il cibo e il mangiare, anche Fermin Gàrzon adora mangiare…

Tutta questa presenza di cuochi in tv oggi mi sembra una gran cretinata, cucinare non mi pare una grande arte, e il considerarla tale mi pare una prova del momento di decadenza sociale che stiamo vivendo, dove si dà spazio a chi non ha idee diverse e nuove da proporre. Fermin ama mangiare, ma perché mangiare è una necessità. In ogni caso, nei Paesi nordici sono rimasti stravolti perché faccio bere troppo alcool ai miei personaggi in servizio, cosa per loro inconcepibile.

L’umorismo che c’è nei tuoi libri fa parte della cultura spagnola?

Certo, mi ispiro molto alle battute che sento fare dalla gente per strada. Come quel giornalaio con un cagnolino piccolo che ad una signora che gli chiedeva a cosa gli servisse ha risposto dicendo al cane Attaccala! O al bar ho visto un cliente che pagava tirando fuori tante monete e il barista che gli diceva Ma credi di essere in chiesa? O ancora quando ho chiesto al ristorante una tazza di brodo gallego e ho detto che resuscitava i morti tanto era buono e il mio vicino ha detto L’importante è che il morto non sia Franco!

Quanto hanno in comune Petra e Alicia?

Petra è più coraggiosa di me, si arrabbia più di me, è più pratica, non invecchia e non ha paura di offendere gli altri. Però mi sono ispirata a certe cose con i miei figli per alcune situazioni di Petra.

Quali sono i tuoi autori e autrici preferiti?

Leggo molto e adoro cercare novità e nuove voci. Mi piace il giallo, soprattutto quello mediterraneo, e tra gli italiani adoro Ammaniti, Camilleri, un maestro con cui condivido lo stesso editore, Lucarelli, Carlotto e Elena Ferrante.

Il tuo prossimo libro?

Sto lavorando ad una nuova storia di Petra, che dovrebbe essere pronta per l’estate e che molto probabilmente uscirà in Italia entro fine anno. Parlerò di un problema grave di oggi, quello della solitudine nelle grandi città, e il titolo sarà Mio caro assassino.

:: Jane Austen di Manuela Santoni (Becco Giallo, 2017) a cura di Elena Romanello

13 marzo 2017
jane

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Duecento anni fa moriva, a soli 42 anni, per una malattia degenerativa all’epoca inguaribile, Jane Austen, una delle più amate autrici di tutti i tempi, oggi come non mai al centro di un fenomeno di costume e di fandom.
I suoi libri continuano ad essere pubblicati, sono usciti film ispirati a lei e alla sua vita di donna comunque controcorrente, visto che non si sposò mai e si dedicò alla scrittura sia pure facendo uscire i suoi libri in maniera anonima. A Jane Austen si sono ispirati seguiti, riletture, avventure gialle, fumetti, viaggi tematici a Bath e altro ancora.
Per ricordarla degnamente, però, occorre rivolgersi ad un titolo appena uscito nella collana Biografie di Becco Giallo, Jane Austen, dell’italiana Manuela Santoni, una graphic novel che dà dell’autrice una lettura nuova e interessante, partendo dal mistero delle lettere di Jane bruciate dalla sorella Cassandra su richiesta dell’interessata subito dopo la morte, per nascondere forse dei segreti che non dovevano essere svelati.
Jane Austen, ormai malata e prossima alla morte, scrive una lettera alla sorella Cassandra, in cui ricorda la sua vita, da quando era una ragazzina che detestava le tradizionali attività femminili perché preferiva leggere, alla nascita delle sue storie, passando per l’amore breve per il giovane Tom Lefroy, al quale preferì comunque libri e scrittura.
La graphic novel racconta per sommi capi la vita dell’autrice, risultando comunque esauriente nel ricostruire il percorso di una donna in anticipo sui suoi tempi, che si dedicò ad un’arte che era considerata allora al massimo buona per intrattenere i salotti ma che ha saputo raccontare come poche l’alta società di inizio Ottocento e soprattutto le sue donne e ragazze, senza diritti ma volitive, acute, mai sottomesse.
Un libro che piacerà a chi ama Jane Austen e il suo mondo, qui ricostruito in maniera minimalista rispetto allo sfarzo di altre opere anche fumettistiche, ma molto efficace, con uno stile di impaginazione e grafica che ricorda non poco quello di un altro fumetto al femminile, molto diverso come storia anche se inerente sempre il ruolo delle donne nella società, e cioè Persepolis di Marjane Satrapi.
Jane Austen a fumetti è completato da un breve saggio che racconta l’opera dell’autrice di Mara Barbuni, insegnante, ricercatrice universitaria e traduttrice, nonché direttrice di Due pollici d’avorio, la rivista della Jane Austen Society of Italy. Un modo per entrare ancora di più in un universo che non cessa di avere qualcosa da dire, contro forse le stesse aspettative dell’autrice.

Manuela Santoni, classe 1988, è illustratice e fumettista e vive in provincia di Roma. Diplomata al liceo artistico, si è laureata in lettere alla Sapienza, ha frequentato la Scuola Romana dei Fumetti e il Master annuale di illustrazione a Macerata. Ha lavorato a vari progetti individuali e collettivi sul fumetto e l’illustrazione. Il suo sito ufficiale è http://www.behance.com/manuelasantoni

Suorce: inviato al recensore dall’editore, si ringrazia l’ufficio stampa.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: La spia del mare, Virginia de Winter (Mondadori, 2016) a cura di Elena Romanello

7 marzo 2017
la spia del mare

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Nella Venezia del 1741, pronta a festeggiare il Carnevale, momento unico dell’anno che dura mesi come organizzazione e realizzazione, arriva Cordelia Bakcson, giovane spia inglese che vuole smascherare un gruppo di assassini che si nasconde dietro ad un gruppo mascherato da Commedia dell’Arte e che vogliono attentare alla Serenissima.
Dietro c’è molto di più, tra filtri alchemici per l’immortalità e legami di sangue insospettabili, e Cordelia si troverà a rischiare molto di più della sua vita, trovando anche alleati, come il realmente esistito Giacomo Casanova.
Prima delle sfumature e dei vampiri che luccicano, la letteratura rivolta alle donne è stata per decenni ammorbati da ameni affreschi pseudostorici con eroine che saltellavano da un letto maschile all’altro, con tanto di puntata in harem e luoghi esotici e salvataggio dell’amore macho di turno. Ecco, dimentichiamoci (per fortuna!) questi libercoli, il romanzo di Virginia de Winter, che aveva mostrato già il suo amore per il fantastico e la narrazione con la saga vampirica e fantasy di Black Friars, è ben altra cosa che un trastullo di tal forma, una storia originale che mescola il romanzo storico e d’avventura, con omaggi a Dumas, al romanzo fantastico.
Il risultato è una cavalcata di pagine che si leggono avidamente, tra colpi di scena, duelli, fughe, morti apparenti, complotti, poteri sovraumani, con al centro di tutto un’eroina non certo melensa e sprovveduta, coinvolta in eventi e fatti più grandi di lei anche in prima persona, tra realtà storica e fantasia romanzesca.
La spia del mare indica una nuova strada possibile al romanzo fantasy, quella del rivisitare fatti storici e luoghi indimenticabili in una nuova prospettiva: del resto, la strada degli alchimisti di Praga esisteva veramente e da sempre si sono cercati rimedi per l’immortalità e per indurre un sonno simile alla morte da cui risvegliarsi dopo anni, gli antenati delle moderne sperimentazioni e ricerche scientifiche di oggi.
La grande protagonista del libro è e resta Venezia, città iconica ancora oggi, qui restituita in uno dei suoi momenti di massimo splendore, con la sua atmosfera festosa, il suo essere capitale del mondo, luogo di divertimento ma anche di misteri, aiutata da una cornice unica sospesa sulle acque.
La spia del mare è un romanzo interessante per i cultori del fantasy in cerca di qualcosa di un po’ diverso dalle ottime ma ormai un po’ troppo presenti saghe stile Tolkien o George R.R. Martin, ma anche una storia interessante per chi ama la Storia e le atmosfere del passato, vicende lontane ma che ridiventano vive grazie all’abilità di chi scrive.

Virginia de Winter è nata nelle assolate regioni meridionali e appena può corre verso i mari e le spiagge del Sud. Vive e lavora a Roma, tra librerie cariche e dispense desolatamente vuote, una famiglia molto amata e piantine che non vogliono saperne di sopravvivere alle sue cure. Adora i libri, le serie tv, anime, manga e chiacchierare di queste cose sui social network. È appassionata di architettura, opera lirica, musica e vintage, ma ama leggere sopra ogni altra cosa. Ha cominciato a pubblicare nel 2004 sul sito di fanfiction EFP. È autrice della serie Black Friars (L’Ordine della Spada, L’Ordine della Chiave, L’Ordine della Penna, L’Ordine della Croce) edita da Fazi dal 2010 al 2013 e de Il Cammeo di Ossidiana (Harper Collins, 2016).

Source: libro preso in prestito nelle biblioteche del circuito SBAM.

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