Posts Tagged ‘E così per non morire’

:: E così per non morire di Paolo Roversi (SEM, 2026) a cura di Patrizia Debicke

5 agosto 2026

Paolo Roversi torna con un thriller, costruito attorno a una delle pagine più oscure della cronaca nera milanese: il mistero del cosiddetto “Mostro di Milano”, un serial killer rimasto senza volto, responsabile dell’uccisione di numerose donne fra gli anni Sessanta e Settanta. Da questa vicenda realmente esistita, l’autore trae spunto per costruire una trama nella quale realtà e finzione si fondono, dando vita a un’indagine capace di attraversare il tempo e dimostrare come il male non scompaia mai davvero, ma resti in attesa dell’occasione giusta per riaffiorare.
La storia parte dal febbraio del 2020, mentre Milano e il resto del mondo stanno per essere travolti dall’emergenza sanitaria. Quattro donne sole vengono assassinate nel giro di poche settimane. Delitti efferati, quasi ignorati dall’opinione pubblica perché l’attenzione è ormai monopolizzata dal Covid. È proprio in questo scenario sospeso e irreale vediamo arrivare  in città Gaia Virgili, profiler dell’Europol giunta alla quarta indagine della serie. Richiamata dal direttore dell’UACV Renato Bernardi, da sempre suo mentore e punto di riferimento, comprenderà presto che gli omicidi contemporanei riproducono con inquietante precisione una lunga sequenza di cold case rimasti irrisolti decenni prima.
Gaia è una protagonista moderna, intelligente, in grado di leggere la mente criminale senza perdere la propria umanità. Lontana dalla sua squadra “Beccaria”, dovrà confrontarsi con un’indagine molto complessa che la porrà in una specie di viaggio dell’eroe, nel corso del quale emergeranno anche inediti aspetti della sua personalità. Al suo fianco, giunta inattesa dall’Aia ci sarà Karen,  la bella la poliziotta olandese dalla pelle ambrata e gli occhi smeraldo molto diversa per formazione, quasi il suo opposto per sfumature caratteriali e differenti approcci investigativi. Dal confronto fra le due nascerà tuttavia un’ efficace dinamica narrativa.
L’indagine si sviluppa su due livelli temporali perfettamente intrecciati. Da una parte la Milano del boom economico e degli anni di piombo, attraversata dalla criminalità, dalla paura e da profonde trasformazioni sociali; dall’altra la metropoli svuotata dalla pandemia, silenziosa, immobile, privata della sua vitalità. Roversi imposta un affascinante scambio fra queste due città. Le strade deserte del lockdown diventano così il nuovo ideale palcoscenico per un assassino che pare muoversi sulle orme  di un fantasma riaffiorato dagli archivi della memoria.
Milano non è un semplice sfondo, ma quasi una presenza per cambiare il volto  degli eventi. La città operosa, frenetica e luminosa lascia progressivamente spazio a un paesaggio quasi spettrale, dominato dal silenzio, dalle ossessive sirene delle ambulanze, dalle strade vuote e dalla paura del contagio. Il virus diventa una seconda minaccia, invisibile quanto il serial killer, e Roversi imposta un parallelismo fra due diverse forme di male, entrambe capaci di modificare radicalmente la vita delle persone. Da una parte un assassino che colpisce donne vulnerabili, dall’altra una pandemia che rende tutti fragili, cancellando certezze e abitudini. Interessante è la riflessione sulla memoria. Attraverso il faticoso recupero dei vecchi fascicoli investigativi, l’autore restituisce voce a vittime ormai dimenticate, ricordando quanto troppo spesso la giustizia non riesca a dare un nome ai colpevoli, mentre il tempo finisce per cancellare anche il ricordo delle vittime, Quasi un sacrosanto omaggio a coloro che la cronaca aveva relegato nell’oblio.
Come sempre, Roversi dimostra una notevole abilità nel governare lo sviluppo della trama. Alterna continui cambi di prospettiva, dissemina false piste, alimenta dubbi e sospetti. Ogni nuovo indizio apre inattesi scenari e costringe il lettore a rimettere in discussione ogni certezza. La tensione cresce pagina dopo pagina fino a un finale sorprendente ma coerente.
E così per non morire conferma la bravura di Paolo Roversi nel coniugare thriller, cronaca e memoria storica. Roversi utilizza una leggenda nera della Milano criminale per raccontare non soltanto la caccia a un serial killer, ma anche il peso dei ricordi, il valore della giustizia e la necessità di non dimenticare. Ne nasce un romanzo, ricco di suspence e di suggestioni, nel quale il passato continua a dialogare con il presente ricordandoci quanto il male sappia mutare forma senza mai estinguersi davvero.

Paolo Roversi, scrittore, giornalista e sceneggiatore, si è laureato in Storia contemporanea all’Università Sophia Antipolis di Nizza (Francia). Ha pubblicato romanzi gialli con protagonista il giornalista hacker Enrico Radeschi: Blue Tango – noir metropolitano (Stampa Alternativa), La mano sinistra del diavolo (Mursia) con cui ha vinto il Premio Camaiore di Letteratura Gialla 2007 ed è stato finalista del Premio Franco Fedeli 2007, Niente baci alla francese (Mursia), La marcia di Radeschi (Mursia), L’uomo della pianura (Mursia) e La confraternita delle ossa (Marsilio). Con Marsilio, nel 2015 ha pubblicato il dittico Città rossa, due romanzi sulla storia della criminalità milanese degli anni Settanta e Ottanta: Milano criminale e Solo il tempo di morire…