Siamo a Niceville, sonnolenta cittadina del profondo Sud degli Stati Uniti fondata nel 1764: prati ben curati, ville signorili, viali di querce, case e negozi dai mattoni rossi, il cimitero confederato e nelle vicinanze colline nebbiose, e un fiume, il Tulip River, che scorre ai piedi della parete rocciosa del Tullalah’s Wall in cima alla quale tra una fitta selva di alberi secolari e nel cuore dell’antica foresta, c’è un ampia dolina circolare, colma d’acqua nera, il Crater Sink. Un laghetto misterioso, nel quale si diceva che tutto quello che entrava non ne uscisse, un luogo in cui già le leggende indiane narravano che ci abitasse il Male.
La vicenda inizia con la sparizione di un ragazzino di dieci anni, Rainey Teague, figlio adottivo di una ricca coppia di Niceville, personaggio che riserva un piccolo colpo di scena e il cui ruolo fondamentale si svilupperà sicuramente nei capitoli successivi. A seguire il caso il detective Nick Kavanaugh, ex combattente delle forze speciali, ora detective del CID la Criminal Investigation Division della contea di Belfair e Cullen. Le tracce portano all’ultimo avvistamento del ragazzino, impresse nel video di sorveglianza di Uncle Moochie’s, un negozio di pegni. Prima c’è e un fotogramma dopo è scomparso, dissolto nel nulla. Proprio mentre fissava a bocca aperta, ritraendosi forse spaventato, un vecchio specchio esposto in vetrina.
Le bizzarrie proseguono quando il ragazzino viene ritrovato vivo in una cripta. Fatti che ci anticipano, anche se per ora non spiegati, che il soprannaturale circola libero a Niceville. La sparizione di Rainey Teague comunque non è un fatto isolato. Da molti anni la gente scompare ed è tutta in un modo o nell’altro legata alle quattro famiglie dei fondatori della città: gli Haggard, i Cotton, i Teague e i Walker.
Un anno dopo infatti Delia Cotton e il suo giardiniere scompaiono nel nulla lasciando tracce inquietanti che fanno immediatamente pensare che sia stato commesso un crimine. Nick Kavanaugh chiamato ad indagare anche su questo caso si ritrova a vagare per la villa di Delia Cotton infestata di strane presenze che un po’ mi hanno fatto pensare a Solaris. Questo è almeno il filone principale della storia a cui si intrecciano altre storie minori, sempre in un certo senso connesse col mistero di Niceville: una rapina in banca commessa da un poliziotto, un ex poliziotto e un ex galeotto, con esiti imprevisti, i tentativi di un losco personaggio Tony Block di rovinare la vita a un po’ di persone per poi finire lui stesso vittima di un complicato ricatto. La gente a Niceville diventa cattiva, o almeno più cattiva e questo sembra collegato alla indefinita presenza che giace sul fondo del Crater Sink.
Non vi spiego quale è l’origine delle sparizioni, in un capitolo il padre di Kate, moglie di Nick Kavanaugh, ne da una abbozzata descrizione, ma vi posso dire che ci sono fantasmi, non morti, specchi che riflettono presenze diaboliche, vendette da consumare, faide famigliari, gatti con sopra il sangue di persone morte da tempo, corvi che aleggiano come se fossero il braccio armato della presenza. Ah, non vi ho parlato di Clara Mercier ma quello lo scoprirete da voi se avrete la pazienza di leggere questo piuttosto impegnativo libro. I personaggi sono tanti, divisi equamente tra buoni e cattivi, o meglio di buoni ci sono solo Nick Kavanaugh e sua moglie, e anche lui ha il suo lato oscuro che emerge senza essere mai definito. Poi c’è il raccolto di Glynis Ruelle, che sicuramente racchiude un mistero che troverà spiegazioni nei prossimi libri.
Contaminare il thriller con l’horror, o meglio con la ghost story, è una scelta azzardata. Non che non ci abbiano provato, mi vengono in mente per esempio un grande come Matheson che in Ghost ha dato una prova piuttosto sfumata o Stephen King che in Shining è riuscito invece ad unire felicemente le due componenti. Sebbene la radice comune sia la paura, suscitata, condivisa, combattuta, la differenza principale tra i due generi è l’utilizzo del soprannaturale, componente fondamentale dell’horror. In un horror ci aspettiamo, zombie, vampiri, case maledette, demoni, fantasmi e li accettiamo perché il superamento della realtà è stato metabolizzato, fa parte del gioco. Il lettore tipo di thriller vuole invece esorcizzare la paura del male con soluzioni razionali, ben ancorate al senso comune: vuole che tutto sia concatenato, spiegabile, lineare. E da qui la frattura.
Carsten Stroud si getta coraggiosamente nell’impresa di unire horror e thriller, forte di una scrittura davvero felice e piacevole, e il risultato – non trovo parole migliori che rubarle ad una recensione di Patrick Anderson pubblicata sul Washington Post – non è per tutti. Personalmente mi sono divertita, Stroud scrive davvero bene e ha un senso dell’umorismo tutto suo, anche se devo confessare che non sono una patita del soprannaturale. Quando mi sono resa conto che era una componente fondamentale del libro ce l’avevo già tra le mani ed era un po’ tardi per tornare indietro. A complicare tutto va anche considerato che Niceville è il primo episodio di una trilogia – comprendente anche The Homecoming appena completato e The Departure – per cui bisogna anche accettare che non tutto sia spiegato subito, che molto ci sarà ancora da leggere per vederci chiaro. Però mi sono detta, ok sospendiamo la realtà, accettiamo di non trovare spiegazioni logiche per ogni cosa, accettiamo di giocare con le regole inventate dall’autore. Con queste premesse mi sono messa comoda e mi sono lasciata trasportare in un mondo parallelo, dove tutto era possibile.
Il debito verso King è evidente, e molto più profondo dell’apparente similarità con per esempio Cose preziose, ho avuto la sensazione che Stroud conosca tutte le opere del Re e molto spesso vi faccia omaggi e citazioni. E’ uno strano romanzo comunque, che racchiude un suo fascino e che per buona parte della vicenda cattura nel tentativo di capire cosa stia succedendo. Non mi ha fatto paura, questo no, anche se va considerato che il tema delle sparizioni è sicuramente più inquietante in America che da noi. Il lato horror è abbastanza convenzionale: i corvi che banchettano mi hanno riportato sicuramente alle scene più cruente de gli Uccelli di Hitchcock. Inquietanti anche episodi minori: il padre che fotografa le figlie adolescenti nella stanza da bagno o il dentista che addormenta le pazienti per scattargli foto erotiche e qui ho pensato a Kawabata e La casa delle belle addormentate, per non parlare del padre ubriaco che mette in mano un tosaerba al figlio piccolo con esiti drammatici.
A parte la trama che presenta punti non chiariti, è lo stile di Stroud che mi è soprattutto piaciuto. Le venature liriche che sa dare ad un tessuto narrativo semplice e nello stesso tempo classico. I lampi di dejavu sono accompagnati da un sottile umorismo che forse stempera l’effetto drammatico e puramente di paura in favore di un clima più rilassato, e brillante. Molte promesse spero siano mantenute nei prossimi libri che sicuramente leggerò.
Niceville, 2012, titolo orgiginale Niceville, Longanesi, traduzione di Michele Fiume.
Cari amici,
Miradar è il romanzo di esordio di Ilaria Mavilla. Miradar è il vincitore del concorso nazionale Ilmioesordio 2011 indetto dal Gruppo editoriale L’Espresso e dalla scuola Holden.
Oltre a Mo Yan, fresco vincitore del Nobel per la letteratura, un altro scrittore e blogger cinese sta raggiungendo una sorta di fama da rock star. Forse non l’avete mai sentito nominre ma Han Han ha un blog con 450 milioni di visitatori all’anno e una media di quasi 15.000 commenti quotidiani. Scrive per il New York Times e rappresenta un punto di riferimento per molti suoi coetanei cinesi e non solo. Oltre che blogger dicevo è anche scrittore. Ha già pubblicato nel 2011 Le tre porte, ottenendo un buon successo di critica e di pubblico, e ora sta per uscire il 7 novembre per la casa editrice milanese Metropoli d’Asia con Verso Nord Unonoveottootto. Ecco la trama del libro tratta dal sito dell’editore per chi fosse curioso di conoscere il suo punto di vista sulla Cina contemporanea.
Amici di Liberi di Scrivere, come avrete notato sul nostro blog ci sono libri gialli, thriller, storie di vita vera e d’avventura e pure qualcosa dedicato all’amore per deliziare i cuori più teneri. E va bene…. ve lo confesso, ma perdendomi nel fantastico e vario mondo dei libri – e mi succede ogni volta che entro in una libreria – ho scovato, nello scaffale riservato al fumetto, una curiosa raccolta di vignette ironico satiriche realizzata da Cinzia Poli e intitolata Titoli di coda. Dalla bandana di Silvio al loden di Mario. Protagonista costante del libro è un simpatico micione a strisce – nel quale identificherei un alter ego della Poli stessa-, accanto al quale compaiono i più disparati, e a volte anche disperati concedetemelo, abitanti del mondo animale che con il gattone si scambiano sferzanti battute. Cani, volatili di varia specie, puzzole, serpenti, pesci, tartarughe, maialini di dimensione varia e mucche, nei quali identificherei un po’ tutti noi italiani impegnati con piacere, grazie alla sembianza fumettistica, a dialogare con il saggio e colto Mineow – un nome scelto con esplicito riferimento al direttore di RaiNews Corradino Mineo, con il quale l’allegra banda di Catterpillar A. M. si collega ogni mattina tra le 6.00 e le 7.30- sempre pronto a rispondere. Il tratto delle immagini è semplice, lineare a tal punto da creare un impatto visivo efficace e ad effetto. Questa purezza espressiva permette alle creature di Cinzia Poli di imprimersi con facilità nella mente del lettore. I disegni sono simpatici e sempre accompagnati dalle sagaci battute dell’abile disegnatrice, contraddistinta da un‘ironia incisiva che le dona quella giusta eleganza nel saper punzecchiare tutti e nel cogliere lo stato d’animo della gente comune. Sfogliando Titoli di coda si passa dal mondo della politica presa di mira nel singolo rappresentante di partito o nell’ intero movimento, passando all’ istruzione, al mondo del lavoro e alla società italiana, a dimostrazione del fatto che tutti sono possibili obiettivi del pennarello di Cinzia Poli. La cosa che piacevolmente stupisce è la capacità di centrare il bersaglio con ironia senza la minima volgarità e cattiveria, proprio perché i personaggi scaturiti dalla mente e dalla mano della Poli evidenziano un’astuta capacità – figlia della creatrice stessa – di fare satira senza essere offesivi (e non tutti riescono in questo). Ogni disegno coglie in pieno l’obiettivo con raffinato umorismo, scatenando in chi legge il sorriso e la riflessione sulla contemporaneità. Titoli di coda è un libro da leggere come si vuole, nel senso che lo si può fruire dall’inizio alla fine seguendo l’ordine cronologico con il quale è stato assemblato, leggendo le vignette dal 16 settembre 2011 fino al 30 maggio 2012, per avere un quadro generale di quello che è accaduto nel nostro stivale in quei nove mesi. L’altra modalità di lettura è casuale, perché chi prenderà Titoli di coda potrà anche aprirlo a caso, in un giorno qualsiasi della stagione di Catterpillar A. M. 2011/12, per ridere con piglio razionale del nostro mondo che è passato e anche di noi stessi. Il tutto fa sorridere e allo stesso riflettere sulla complessità che caratterizza la società italiana, dove ogni lettore e ascoltatore – e poi vi spiego perché vi ho chiamati ascoltatori – vive quotidianamente. Quindi… oltre tenere sempre portata di mano Titoli di coda di Cinzia Poli, la mattina, dalle 6.00, provate ad ascoltare Catterpillar A. M. su Radio2 perché assieme al mitico trio Solibello, Lusenti, Ardemagni -sempre pronto ad informarci e coinvolgerci sull’attualità-, quando meno ve lo aspetterete arriveranno Cinzia, il micio e Co. a darvi il giusto tocco di adrenalina per sorridere di prima mattina e per affrontare la giornata nella nostra caotica, ma sempre bella, Italia.
Sotto la sabbia e il sangue. Il petrolio. Il maledetto petrolio.
Siamo infine giunti alla XII edizione del Premio Scerbanenco per il migiore romanzo noir italiano edito nell’anno e con una certa curiosità sono andata a leggere l’elenco dei 15 noir da cui verrà tratta la cinquina dei finalisti. Che dire alcuni li ho letti, altri no, alcuni che avrei inserito io mancano, comunque è una rassegna che seguo e per cui voto ogni anno. Eccoli:
Leggere, leggere, leggere e ancora leggere per cibare la mente, lo spirito e perché no anche il corpo! Torna a Chiari, in provincia di Brescia, da venerdì 9 a domenica 11 novembre la X edizione della Microeditoria, l’interessante appuntamento con protagoniste più di 100 tra le piccole e medie case editrici italiane che animano il panorama editoriale indipendente. La rassegna si terrà, come vuole la tradizione, nell’affascinate cornice liberty di Villa Mazzotti Biancinelli. Il tema portante delle tre giornate sarà Il Vento dello Spirito. Ripartiamo dall’Uomo, che pone al centro l’essere umano e il suo rinnovarsi partendo dalla dimensione interiore e spirituale dell’ego, in quanto la creazione del proprio io da parte dell’individuo si riconferma il terreno fertile, dove trovano spazio il gioco, l’ avventura e il confronto. Tutto questo offrirà ai visitatori un’ampia varietà di percorsi possibili di rinnovamento, che hanno nelle diverse forme culturali le loro modalità espressive e di indagine delle complessa e problematica realtà, dove l’uomo contemporaneo vive oggi. Attorno a questo argomento ruoteranno gli incontri con gli autori, i laboratori per bambini, gli interessanti readings e gli eventi collaterali come gli spettacoli teatrali, i concerti e le mostre d’arte. Fede, solidarietà, cooperazione condivisione ed economia solidale animeranno la serie di appuntamenti della Microeditoria con il fine di far comprendere ai visitatori la vasta gamma di ambiti nei quali l’uomo può agire. Il calendario delle tre giornate della Microeditoria è ricco e intenso (
Alcuni anni fa la sua trilogia di Gemma Doyle, romanzi fantagotici di ispirazione vittoriana, avevano stupito positivamente per l’originalità in un settore, quello della narrativa fantastica per adolescenti, che spesso pecca in ripetitività e banalità.
C’erano una volta i romanzi storici, vicende spesso inventate sullo sfondo di fatti reali, e le biografie, saggi che raccontavano le vite di uomini e donne famosi. Da alcuni anni, grazie all’apporto di autori come Philippa Gregory, con le donne di casa Tudor e York, e di Franco Forte, alle prese con le vere storie di Alberto da Giussano e Nerone, i confini tra i due generi, appartenenti a narrativa e saggistica, si sono confusi, e non è raro trovare romanzi che raccontano, in maniera spesso molto fedele alla realtà, vite di uomini e donne famosi.
Il primo romanzo, Il diario proibito di Maria Antonietta parte dal fidanzamento della giovanissima arciduchessa con il delfino di Francia e si chiude con la sua ascesa al trono, il secondo libro, I segreti di una regina, ci porta nei fasti della corte, seguendo gli eccessi di Maria Antonietta, il suo amore per Axel di Fersen, lo scandalo della collana, fino alla presa della Bastiglia. Si sa come andrà a finire, ma l’autrice sa creare aspettative e interesse intorno ad una principessa che era comunque figlia dei suoi tempi e, pur non avendo l’impegno sociale di una Lady Diana (ma allora non si usava) non era certo il mostro che è stato dipinto per secoli.
Per quelli che, come me, provano un amore incondizionato per i libri girare tra le bancarelle di libri usati è un’esperienza triste e affascinante allo stesso tempo. Triste perché si trovano i libri che qualcuno non vuole più: libri nuovi, vecchi, libri che sono stati letti oppure messi da parte dopo qualche pagina, libri amati ma più spesso odiati, ritenuti un inutile spreco di carta oppure una scomoda eredità. Affascinante perché ogni libro nasconde una propria storia fatta di amore, odio, affetti e ricordi.
Cosa può fare una giovane scrittrice – Emily Watson- fresca fresca di divorzio per risollevarsi un po’ il morale? Semplice! Andare a trascorrere una rilassante vacanza da un’anziana zia – Bee- che non vede da tempo. Dove? A Bainbridge Island, località delle vacanze estive d’infanzia, dove l’accogliente atmosfera di tranquillità è un rifugio per i cuori tormentati. Ok! Tutto sembra andare liscio come l’olio, ma cosa potrebbe scatenare la scoperta di un misterioso diario di velluto cremisi e della storia che esso contiene? Emily incuriosita dall’enigmatico quadernetto apparso per magia nel cassetto del suo comodino, comincerà a leggerlo scoprendo una storia, delle persone e degli eventi che cambieranno per sempre la sua vita di acciaccata neodivorziata e romanziera di successo afflitta dal blocco dello scrittore. Il diario di velluto cremisi è il primo romanzo di Sara Jio ed ha al centro l’amore nel corso del tempo, nel passato e nel presente, con la particolarità che gli esseri umani travolti da questo folle e piacevole sentimento amano e lo fanno seguendo quell’ istintiva passionalità che creerà loro non pochi problemi. La protagonista, travolta dalla lettura del diario di velluto cremisi e del suo libro preferito Year of Grace, imparerà a seguire le leggi del cuore lasciandosi trasportate dai sentimenti d’amore, cercando di non compiere più gli errori che hanno portato al fallimento della sua vita sentimentale e ascoltando i consigli di chi le ha sempre voluto bene, nonostante non l’abbia mai conosciuta. Il ritmo de Il diario di velluto cremisi è avvincente a tal punto da creare una forte suspense nell’attesa che la verità su chi ha scritto il diario e perché, venga a galla. In questa sospensione spasmodica noi lettori siamo portati sullo stesso piano emotivo della protagonista. Noi come Emily ci facciamo domande su Esther, ci chiediamo chi è, se è ancora viva, cerchiamo di capire se esistono dei legami di sangue tra i diversi personaggi che interagiscono con Emily e che ruolo hanno avuto nella vicenda della misteriosa donna autrice del diario. Il lettore non si pone solo questi interrogativi, ma a livello emotivo è animato dalle stesse sensazioni, paure e timori che ci sono nel cuore della protagonista che non sa, e lo scoprirà strada facendo, di avere legami con tutte le persone che incontra a Bainbridge Island. Emily vuole vederci chiaro in tutta questa complicata storia e ricercherà la verità in modo ossessivo, scoprendo eventi passati molto dolorosi che toccano da vicino sua zia Bee, Henry, Esther e Eliott e che costringeranno tutti gli appartenenti alla generazioni precedenti, e pure alla sua, a fare i conti con i propri spettri del passato. Emily ed Esther sono lontane nel tempo, ma le esperienze vissute e il modo di affrontare con coraggio e impetuosità la vita evidenziano un parallelismo tra loro che va ben oltre la semplice somiglianza fisica. Le protagoniste femminili di questo libro hanno in comune l’ostinata tenacia nell’amare, ed essa è così perseverante, che nulla riuscirà a fermare Emily e Esther nell’impresa di coltivare nel tempo il sentimento dell’amore. Il diario di velluto cremisi è un romanzo d’esordio coinvolgente, attraverso il quale Sarah Jio avvolge e appassiona noi lettori dimostrando che l’amore vero, cioè quel sentimento eterno che lega due corpi e due anime, esiste e dura nel tempo in barba alle difficoltà e agli eventi che cercano di ostacolarlo.
























