L’hanno paragonato a Il linguaggio segreto dei fiori di Vanessa Diffenbauch, ma Il sentiero dei profumi di Cristina Caboni è comunque un libro diverso, certo una storia al femminile anche sentimentale ma con alcune peculiarietà e comunque non così pessimista e angosciante come il suo modello, anche se non mancano contrasti, peripezie, drammi passati e problemi attuali.
In questo romanzo per Garzanti l’autrice racconta una storia contemporanea, ambientata nel magico mondo dei profumi, tra Firenze e la Francia, in quei laboratori in cui nascono le essenze che da secoli creano una dimensione diversa all’esistere umano.
La protagonista del libro, Elena, abbandonata dalla madre da piccola, è cresciuta con la nonna, artigiana profumiera fiorentina, e dopo una delusione d’amore parte per Parigi per portare avanti la tradizione di famiglia e cercare di creare il profumo perfetto. Troverà più di quello che aveva pensato e sperato.
Il sentiero dei profumi presenta la classica storia d’amore, ma sarebbe riduttivo presentarlo solo come un romanzo rosa, visto che per fortuna si inserisce nella tradizione di tanta letteratura contemporanea al femminile, lontana dalle sfumature e altre amenità, in cui si costruiscono ritratti di donne a tutto tondo, in cerca di una loro realizzazione personale e di un loro inizio.
Parigi è un’ambientazione che a molti può sembrare inflazionata, ma che è sempre funzionale, soprattutto quando della Ville Lumiere vengono presentati aspetti poco noti, come il mondo dei profumieri, della cui realtà si conosce solo il prodotto finito nei negozi specializzati ma non tutto il lavoro che c’è dietro alla costruzione di un profumo. Non può mancare, parlando di profumi, la Provenza, terra celebrata dai pittori ma non sempre così presente nei romanzi contemporanei, ed è bello ritrovarsi anche a Firenze, città emblema dell’Italia di ieri e di oggi, nota ed amata in tutto il mondo, qui raccontata proprio attraverso il lavoro dei suoi artigiani, eccellenza dal Medio Evo di una parte del made in Italy.
Il sentiero dei profumi è un romanzo per chi ama i sentimenti ma per chi cerca anche una storia con un po’ di spessore attorno alla sola vicenda d’amore, con una scelta di ambienti, luoghi e situazioni che comunque è originale. Tra l’altro, in un periodo di crisi come quello attuale, è tutt’altro che male che un’autrice di casa nostra scelga di raccontare realtà di eccellenza di cui si parla sempre troppo poco e che potrebbero essere un’occasione di riscossa e rilancio per la nostra economia.
Leggendo le pagine del libro ci si appassiona senz’altro alla vicenda umana di Elena, eroina di oggi alla ricerca di affetto e considerazione come molte sue lettrici, ma non si può non provare un po’ di interesse e di voglia di scoprire e sapere di più cosa c’è dietro quei piccoli gioielli che sono le boccette di profumo, in particolare quelle artigianali. E magari da cosa può nascere cosa, e si possono scoprire nuove strade per la propria vita, come avviene alla protagonista del libro.
Cristina Caboni vive con il marito e i tre figli in provincia di Cagliari, dove si occupa dell’azienda apistica di famiglia. Appassionata coltivatrice di rose, studia da tempo il mondo delle essenze e delle fragranze naturali. Il sentiero dei profumi è il suo primo romanzo. Segui l’autrice su Facebook Cristina Caboni – autrice
“Tu sai cosa significa poggiare gli occhi sulla persona più importante della tua vita, che è la tua vita stessa, e sentire una fitta ogni volta e poi tornare a cercarla e così via, e sapere che sarà per sempre, che quell’occasione una che ci era data, una sola, è andata così?”
Dopo aver raccontato la vita di alcune autrici in La scrittrice abita qui, Sandra Petrignani decide di occuparsi di una scrittrice feticcio della letteratura francese, nota in Italia essenzialmente per uno dei suoi ultimi libri, L’amante: Marguerite Duras, nata in Indocina e poi trasferitasi in Francia, intellettuale impegnata in letteratura, cinema e teatro e donna scandalosa per i suoi amori turbinosi, attivista comunista e femminista poi rinnegata dai movimenti, persona dal carattere impossibile ma considerata comunque un’icona non solo oltralpe, ma soprattutto lì.
Marcello Simoni ci ha abituato ad avvincenti romanzi storici nei quali il giallo, il thriller, e il mistery si mescolano alla perfezione. Tutto questo torna unito alla storia dell’arte nella nuova saga -Codice Millenarius- che in questo primo episodio, intitolato L’abbazia dei cento peccati, mette subito sotto pressione il protagonista Maynard de Rocheblanche. L’uomo è sopravvissuto per miracolo ad una disfatta militare dalla quale oltre ad aver avuta salva la vita, ha ricevuto in dono una piccola pergamena. Il documento, del quale il nuovo eroe è invitato a non dire nulla, è un antico scritto che contiene dei riferimenti ad un’importante e preziosa reliquia, nota con il nome di Lapis exilii. Cardinali, principi e molte altre persone sono interessati a possedere il misterioso documento e l’eroico Maynard dovrà scappare per proteggere la pergamena e il segreto che essa contiene. Un viaggio lungo, che porterà il nobile – d’animo e di casato- protagonista de L’abbazia dei cento peccati prima a Reims, dalla sorella Eudeline badessa del convento di Sainte-Balsamie e poi in Italia, a Pomposa. Qui Maynard incontrerà alcune persone – padre Andrea e l’artista Gualtiero de’ Bruni – che un po’ alla volta lo aiuteranno a scoprire il mistero aleggiante attorno all’enigmatica reliquia, conosciuta a fondo dal monaco deforme Facio da Malaspina. La nuova narrazione epica creata da Simoni è ambientata nel Trecento, per la precisione in un tardo Medioevo turbolento nel quale non mancano crisi politiche scatenate da guerre lunghe un secolo, carestie e malattie pestilenziali che decimano il genere umano. In questo universo, dove tutto sembra andar a rotoli, agiscono i personaggi–uomini e donne- che hanno una psicologia e un animo ricchi di emozioni e sentimenti contrastanti. Le vite di ognuno di loro sono spesso caratterizzate da supplizi, da traumi del passato che riaffiorano nel presente come nel caso di Eudeline, la sorella del protagonista che ha avuto un rapporto non facile con il proprio padre. Altro tema trattato dal Simoni sono la competizione e il conflitto generazionale tra genitori e figli, come quello che affligge il giovane pittore Gualtiero de’ Bruni in lotta con il padre per gli affreschi da realizzare nell’abbazia di Pomposa. L’abbazia dei cento peccati è l’inizio di un avventuroso viaggio nel quale tra un combattimento e l’altro; tra interpretazioni di scritti e dipinti; tra intrighi politici e rocamboleschi inseguimenti, Maynard de Rochemblanche porterà i lettori alla scoperta di un mondo lontano. Un passato dove l’amicizia, l’amore, l’ossessione per il potere, l’odio e la voglia di giustizia si intrecceranno alla Storia e alla storia dell’arte per dare animo ad una vicenda nella quale fiction narrativa e realtà si mescolano alla perfezione in un crescendo di suspense che lascia il lettore, appassionato del genere o neofita, con il fiato sospeso dalla prima all’ultima pagina.
L’Italia è uno scrigno d’arte a cielo aperto e sempre più spesso riceviamo notizie di quanto il patrimonio artistico che possediamo sia mal amministrato e poco tutelato, ben vengano dunque le iniziative come questa del Corriere della Sera che grazie alla Collana I capolavori dell’ arte porterà in edicola, dal prossimo 28 agosto e per i giovedì successivi, 35 monografie curate e introdotte dallo storico e critico dell’arte Philippe Daverio, tese a farci conoscere i capolavori del patrimonio artistico non solo italiano e le vite dei grandi maestri che nei secoli le hanno prodotte.
Vivono in via Damasco 7, in Bologna, Wilma, Mafalda e Nunzia: Le Sultane. Sono le protagoniste dell’ultimo romanzo di Marilù Oliva, distribuito per Elliot, che della scrittrice ha pubblicato, inoltre, la trilogia della Guerrera – Tu la pagaràs, Fuego e Mala Suerte – e l’antologia dedicata alla problematica del femminicidio, Nessuna più.
In Italia e non solo ha goduto fama e stima la compianta astronoma Margherita Hack, ma è dall’Ottocento almeno che l’astronomia ha attratto le donne, aiutate dal fatto che era un’attività che si poteva coltivare da casa, in notti in cui la luna e le stelle erano ancora le uniche luci presenti nel cielo.
Un titolo poco incisivo, quello italiano, rispetto all’originale The loveliest chocolate shop in Paris, ma speriamo che non allontani le lettrici e magari qualche lettore da un libro che non è la solita storiella chick lit leggerotta e non molto intelligente, ma una riflessione sui nuovi inizi e sulle occasioni perdute, e non solo.
Strano che nessuno ci abbia mai pensato, eppure la soluzione per risolvere il debito pubblico era proprio davanti agli occhi di tutti: incassare i proventi del gioco d’azzardo.
Ciao Marcello benvenuto qui a Liberi di scrivere per raccontarci della tua nuova saga letteraria edita da Newton e Compton, che prende il via con il romanzo L’abbazia dei cento peccati.
L’incontro con una prosa capace di darti piacere, gioia, insegnamento, riflessione, conoscenza; in grado, anche e soprattutto, di scavare e ferire, farti soffrire, è raro, come l’amore, ma succede. A me è capitato poco più di anno fa’ quando, casualmente, durante un festival della letteratura, rimasi colpita dal titolo e dalla copertina dell’ultimo romanzo di Carmine Abate, Il bacio del pane. Inconsciamente sentivo che tra me e quel libro, che sapeva di buono, c’era un sottile legame. Dopo qualche mese un mio collega di lavoro, dopo avermi chiesto se conoscevo e apprezzavo l’autore, mi prestò La festa del ritorno, e a Natale, un mio caro amico, mi regalò La collina del vento. Quest’ultimo, che ho appena finito di leggere, volevo gustarlo come si fa con il cibo migliore, che conservi al lato del piatto e così sono trascorsi un po’ di mesi. La collina del vento, edito da Mondadori (come gli altri due citati), vincitore del premio Campiello 2012, a partire dalla prima guerra mondiale, restituisce voce alla storia di quattro generazioni di una famiglia del crotonese incastrandosi perfettamente con le vicende che hanno sfregiato l’Italia intera nello squarcio di tempo considerato. È un omaggio alla cultura di una terra spesso bistrattata dalla cattiva gestione e da chi non ha rispetto per il territorio e il lavoro onesto; a Paolo Orsi, archeologo trentino che, con la sua attività, ha saputo riportare alla luce storie sepolte; a Umberto Zanotti-Bianco, antifascista e ambientalista che insieme a Paolo Orsi fondò la “società della Magna Grecia”; all’antica città greca di Krimisa, distrutta e sepolta a causa di un terribile terremoto o durante la seconda guerra punica, e con esse tutte le città che respirano sotto terra; al dolore causato dalle guerre che continua nelle nostre generazioni; ai migranti che, dall’inizio del ‘900, hanno tracciato una strada che continua ancora adesso, come se la giostra del tempo riportasse allo stesso punto di partenza, non riuscendo ad afferrare il progresso; alla natura e alla sua bellezza; all’amore ed al valore della famiglia; alla nostra identità di cui solo l’uomo può e deve essere custode.
























