:: Le Sultane, Marilù Oliva, (Elliot, 2014) a cura di Natalina S.

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copertina-okVivono in via Damasco 7, in Bologna, Wilma, Mafalda e Nunzia: Le Sultane. Sono le protagoniste dell’ultimo romanzo di Marilù Oliva, distribuito per Elliot, che della scrittrice ha pubblicato, inoltre, la trilogia della Guerrera – Tu la pagaràs, Fuego e Mala Suerte – e l’antologia dedicata alla problematica del femminicidio, Nessuna più.
É al tramonto della loro esistenza che l’autrice ci proietta, acciuffando, di tanto in tanto, i momenti più significativi di un passato che, al di là della sorte e delle scelte consapevoli, si è degradato, restituendo granelli smussati e privi di coesione.
Siedono al tavolo della senilità per giocare le ultime partite di una vita che non le ha risparmiate in fatiche, privazioni e sofferenze, ingabbiandole in una routine soffocante a cui, nonostante tutto, rimangono appese come le carni flaccide alle loro ossa. Non c’è spazio per i sogni ma, solo, un attaccamento morboso e pateticamente tenero per le frivolezze, il denaro e la fede. Un surrogato di apparenze che non serve ad ingannare nessuna delle tre, ma rendere un po’ meno amaro lo scorrere del tempo che, inesorabile, passa mutando persino le vesti della Bellezza. Una Bellezza che, all’epoca della loro giovinezza, si mostrava indossando le regole della buona creanza e del rispetto verso la saggezza, registrata in ogni singola rughetta.
Quello delle Sultane, è un sodalizio che si cementa e fortifica sui vuoti di ciascuna e il contorno che costella il loro perimetro. Un vuoto che il tempo ha scavato con le unghiette del dolore e non solo – lasciando graffi di cui anche le nuove generazioni risentono – difficile da sopportare. Ma ogni precario equilibrio ha bisogno di una rottura e, di conseguenza, un nuovo incastro, così il romanzo di Marilù Oliva – popolare, di denuncia politico-sociale, psicologico- si tinge di nero consegnandoci la faccia, limpida e pulita, del male che può scaturire dalle ferite individuali quanto da una crisi morale e culturale.
È magistrale il tratteggio che la scrittrice ci restituisce delle Sultane, tanto grottesco quanto straordinariamente umano nella loro fragilità. Con voce autentica e pungente, ci racconta di rapporti genitori-figli imperfetti nella comunicazione e nella frustrazione di non vedere realizzate le loro proiezioni; rapporti che, paradossalmente, risultano adorabili proprio per il loro essere male accomodati con le regole della genitorialità. Eppure esse ci provano a squarciare la dimensione del tempo, cercare di agguantarne un’ultima fetta prima che il naturale decorso della vita segni il traguardo. Nell’intimità del suo racconto Wilma ci consegna la sua, triste e coraggiosa, verità: “la vecchiaia mi ha insegnato che le occasioni perdute difficilmente ritornano. Però puoi tentare di recuperarle, se proprio ci tieni: le devi cercare, legare strette strette con una fune spessa, poi è una prova di forza, basta non smettere mai di tirare. Qualche volta funziona.”. E a loro modo, anche Mafalda e Nunzia tentano di calciare la vita che le intrappola, con uno sbuffo di tenerezza e libertà. Ma diciamolo pure, per una delle Sultane ho provato una sensazione di indifferenza, per un’altra una grande avversione e ad una mi sono terribilmente legata, tanto da volere sapere cosa sarà del suo tempo, prima che il regresso la faccia ritornare di nuovo bambina.
Forse, l’intento dell’autrice è quello di farci assumere consapevolezza dell’amara problematica che affligge il nostro tempo, e lo fa attraverso una sottile ironia restituendocene un quadro stra-maledettamente realistico. Spero di rileggerla davvero presto Oliva e la sua scrittura scorrevole, figurata, sarcastica e leggiadra. Vorrei, inoltre, tanto sapere di Melania e apprendere, un giorno, la sua decisione di non fare più a pugni con la vita, con il suo Tempo.

Marilù Oliva: vive a Bologna e insegna lettere alle superiori. Ha scritto cinque romanzi, di cui tre dedicati al personaggio della Guerrera: ¡Tú la pagarás! (Elliot, 2011), finalista al Premio Scerbanenco, Fuego (Elliot, 2011) e Mala Suerte (Elliot, 2012), gli ultimi due vincitori del Premio Karibe Urbano per la diffusione della cultura latino-americana in Italia. L’ultimo romanzo è Le Sultane, sempre edito da Elliot (2014).
Ha curato l’antologia Nessuna più – 40 autori contro il femminicidio, patrocinata da Telefono Rosa (2013) e ha pubblicato racconti per il web e testi di saggistica, ha collaborato alla stesura di manuali scolastici di storia per le Edizioni Cappelli. Ha scritto un saggio su Gabriel García Márquez: Cent’anni di Márquez. Cent’anni di mondo (CLUEB, 2010).
Collabora con diverse riviste letterarie, tra cui Carmilla, Thriller Magazine, L’Unità online.

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Una Risposta to “:: Le Sultane, Marilù Oliva, (Elliot, 2014) a cura di Natalina S.”

  1. Libroguerriero Says:

    L’ha ribloggato su libroguerrieroe ha commentato:
    Natalina S. recensisce Le Sultane per Liberidiscrivere

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