Innanzitutto benvenuta Laura su Liberidiscrivere. Passerei subito alle presentazioni. Chi è Laura Iuorio? Parlaci del tuo lavoro, dei tuoi studi, del tuo background.
Be’, diciamo che ho un doppio lavoro. La mattina mi dedico alla mia passione: scrivere. Il pomeriggio mi occupo di rassegne stampa di telegiornali. Dunque, passo bruscamente dalla pura evasione alla dura realtà. Per quanto riguarda i miei studi, sono laureata in lingue e letterature straniere moderne, facoltà che ho scelto per il mio interesse nel romanzo inglese e americano.
Parliamo della trilogia composta da il Sicario, la cui prima edizione fu pubblicata nel 2001 dopo aver vinto il premio Solaria, e La Caccia e Nel Profondo. Hai unito noir e fantascienza in un connubio originale e personale. Bene e male non hanno più confini netti. Eroi e antagonisti si fronteggiano combattendosi con le stesse armi. Questa ambivalenza rispecchia un po’ di pessimismo per l’epoca in cui viviamo?
Direi di sì. Il mio pessimismo è proverbiale, stando all’opinione di chi mi conosce, ma non sottovaluterei il fatto che mi piace creare personaggi sfaccettati, che rispecchino il più possibile la vera natura umana.
C’è un po’ dell’atmosfera anarchica e sovversiva di “Arancia Meccanica”e di critica sociale? Vuoi fare riflettere oltre che intrattenere sui mali del sistema, sullo strapotere della tecnologia quasi divinizzata e mal utilizzata?
Questo è tipico della fantascienza: estremizzare la realtà attuale per spingere a riflettere sui vantaggi del progresso tecnologico e sociale, ma anche sul possibile scotto da pagare per raggiungerli.
Parlaci del protagonista della trilogia. Chi è Sol Maio: un uomo innocente accusato dell’omicidio della moglie Oriane che si trasforma in una macchina per uccidere. A che personaggio letterario si ispira ? Come hai costruito il personaggio?
Non si ispira a un personaggio letterario in particolare. Si può dire che sia l’archetipo dell’uomo comune posto in una situazione non comune, dalla quale può uscire schiacciato oppure trasformato. In parte, per la costruzione del personaggio mi sono ispirata al Fox Mulder di David Duchovny, ironico e un po’ ombroso.
Sulla sua strada incontra molti personaggi minori a cui tu presti molta cura. Vuoi parlarcene, quali ti sei più divertita a caratterizzare?
Tutti i personaggi per me sono importanti, e dedico particolare attenzione a quelli minori proprio perché non restino delle macchiette, ma contribuiscano a creare un sottofondo vivo e reale.
In un’intervista hai detto “Il sicario è un romanzo a episodi con personaggi ricorrenti, una specie di noir anni ’40 trasportato nel futuro.”Come hai avuto l’idea di un romanzo ad episodi e ti sei ispirata a qualche fumetto degli anni 40 o 50?
E’ stata una scelta quasi obbligata. Il romanzo è nato come racconto, “Giustizia esemplare”, che poi è diventato il primo capitolo del libro. L’avevo scritto nella primavera del 1997 per partecipare a un concorso. Man mano che mi venivano nuove idee, sfornavo altri racconti, alternandoli a volte ad altre cose che stavo scrivendo. Nel giro di un anno, avevo in mano i sette episodi che avrebbero composto il libro, storie indipendenti legate dall’ambientazione comune e dalla presenza di personaggi ricorrenti. Il filo conduttore principale, naturalmente, è il protagonista, che si evolve nel corso della vicenda. Si tratta di una struttura a me congeniale, dato che sono sempre stata un’appassionata di telefilm. Quando ho saputo che l’editore Fanucci aveva indetto il Premio Solaria 2000 per romanzi di fantascienza, mi sono limitata a rendere più fluido il passaggio da un episodio all’altro, togliendo le brevi spiegazioni che non mancavo mai di inserire, una specie di “riassunto delle puntate precedenti”.
Sempre in un’intervista parlando di “La Caccia” citi James Ellroy. E’ un autore che ami? Quale suo libro ti è piaciuto di più?
La sua autobiografia, “I miei luoghi oscuri”. E’ uno dei miei libri preferiti in assoluto, disperato e sincero, noir come i suoi romanzi, con tanto di indagine sull’assassinio di una seducente rossa, sua madre.
Il tuo stile ricorda William Gibson il padre del cyberpunk. Ti lusinga l’accostamento? Fa parte delle tue letture? O preferisci maestri della fantascienza come Asimov?
L’accostamento è sicuramente lusinghiero, ma credo che i miei libri si avvicinino a quelli di Gibson per atmosfere e ambientazione, più che per lo stile. Asimov è sicuramente fra i miei scrittori preferiti, e fra i suoi libri apprezzo in particolare il ciclo dei robot. Prevedibile, vista la mia passione per il noir.
Pensi di continuare la Trilogia? Hai già nuove idee?
Be’, il Sicario è sempre nel mio cuore, sicuramente il mio prediletto. Anche se da un po’ di tempo mi dedico ad altro, ho qualche idea nel cassetto, e non è detto che prima o poi non decida di svilupparle. Non si può mai sapere cosa riserva il futuro!
Hai pubblicato un saggio “Una scrittrice in ascolto: Daphne Du Maurier e la famiglia Bronte”. Vuoi parlarcene?
Mi sono laureata con una tesi sulle biografie dei Bronte, e mi è stato chiesto di trarne un saggio da pubblicare sulla rivista della facoltà. Fra le quattro romanziere-biografe di cui mi sono occupata, mi è sembrato giusto scegliere Daphne Du Maurier, un’autrice in cui mi riconosco e di cui ammiro la grande passione, l’immaginazione e il carattere volitivo e anticonformista.
Sempre per l’editore Fanucci hai pubblicato il romanzo “Il destino degli Eldowin”, primo di una trilogia fantasy. Ce ne vuoi parlare?
Non avevo mai pensato di dedicarmi a questo genere. Infatti, a differenza del Sicario, è un libro che mi è stato commissionato, e all’inizio ero quasi spaventata dalla mole di lavoro richiesta da un’opera di così ampio respiro, ma alla fine è riuscito comunque a coinvolgermi. Ancora una volta, mi sono affezionata ai miei personaggi, e spero di aver creato una storia originale, ma che possa comunque piacere agli appassionati del genere. L’intreccio si fonda su due piani temporali distinti. In uno, seguo le drammatiche vicende di una famiglia reale elfica, ispirata ai Romanov, nell’altra le avventure di un’eterogenea congrega a caccia di un misterioso tesoro. Solo alla fine, viene rivelato ciò che unisce le due linee narrative. La storia non è ancora conclusa, e il secondo libro della saga, “La leggenda degli Eldowin” è in uscita proprio il prossimo novembre.
Hai spaziato in vari generi: minimalista, fantasy, libri per ragazzi, storie d’amore, d’orrore, thriller, fan fiction quale ti diverte di più scrivere?
Be’, direi che se sono ispirata posso entusiasmarmi per qualsiasi tipo di storia. Se riesco a creare dei buoni personaggi e una trama avvincente, sono la prima a trarne divertimento, e poi è sempre bello sperimentare.
C’è qualche autore esordiente italiano o straniero che ti ha particolarmente colpito e ne consiglieresti la lettura?
Devo ammettere che al momento mi sto dedicando più che altro alla lettura dei classici, ma mi sono capitate per le mani alcune opere autoprodotte che sembrano interessanti, e forse meriterebbero attenzione da parte delle case editrici.
In un’intervista hai detto che il tuo genere preferito è il noir perché permette di indagare negli abissi dell’animo umano. Quali sono per te le caratteristiche di un buon noir? E quali autori di noir italiani ami di più?
L’ambientazione e l’atmosfera sono importanti, ma anche la personalità e il carisma del protagonista. Meglio se la trama non è del tutto scontata, anche se è facile cadere nel clichè. Se dovessi consigliare un buon noir italiano, sceglierei “La donna della domenica”, di Fruttero e Lucentini. Non so se possa essere considerato un noir classico, ma credo che gli elementi ci siano tutti: il delitto, il poliziotto filosofo, la donna enigmatica e seducente, le indagini, il colpo di scena finale…
Raccontaci qualcosa di te e del tuo background.
Fa il suo prepotente ingresso nel mondo del fumetto un personaggio scomodo: la camorra. Questa è la pericolosa e sovversiva idea, anzi la scommessa di un grande del fumetto e dell’editoria italiana Luigi Bernardi, si avete capito bene il creatore di quell’insuperabile Fantomas a fumetti. Indignerà i ben pensanti, appassionerà i cultori, scardinerà certezze e mostrerà i mille volti del male con la forza di un calcio in pieno volto. Ma ora veniamo alla storia.
Ciao Matteo, benvenuto su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te i tuoi studi, il tuo background. Presentati ai nostri lettori
C’è un esordiente che ti ha particolarmente colpito che consiglieresti di leggere ai nostri lettori?
Salve Thomas, benvenuto su Liberidiscrivere raccontaci qualcosa di te.
Si tratta di un genere letterario che ripropone un codice western rivisitato (che fa riferimento soprattutto ai B-Movies degli spaghetti western pre-Leoniani) e innestato sulla terra veneta. Lo stesso Savana Padana in fondo ha molte caratteristiche del genere, come la cifra epica, il senso della vendetta, i personaggi truci e via discorrendo, ma nuova è sicuramente l’ambientazione: quella cioè di una terra aspra come la pianura e la campagna veneta, per certi aspetti simile a certe zone del Texas o dell’Oregon occidentale. E nei miei lavori il paesaggio è sempre il vero protagonista. Anche se in verità, al di là delle ambientazioni “polenta” e del carattere western della vicenda narrata, spero di aver offerto uno sguardo spietato e caustico sulla grettezza e la chiusura mentale spesso molto diffuse nella provincia del nordest, così ricco economicamente ma anche bigotto e chiuso sotto il profilo culturale.
un nuovo gusto letterario di ambientazione nostrana e rudemente casereccia (la barbabietola da zucchero è il prodotto tipico della pianura padana), ma ispirato ad una certa letteratura americana di genere rappresentata da alcuni scrittori che per noi sono dei veri riferimenti. Parlo di Joe Lansdale, Ellmore Leonard, Victor Gischler, Cormack McCarthy, James Lee Burke, Harry Crews e altri ancora. Dedicare del tempo ad un progetto come questo è davvero entusiasmante e stimolante, non solo per le ambizioni culturali del movimento, ma soprattutto per la nostra “filosofia” di inclusione costante e continua che ci ha portati in pochi mesi ad avere numerosi collaboratori (la Sugarpulp Crew) che condividono il progetto e hanno voglia di lavorarci attivamente inviandoci recensioni, racconti, articoli e quant’altro possa risultare utile per la crescita culturale della Barbabietola Assassina. Abbiamo già all’attivo una pubblicazione di racconti, numerose presentazioni e incontri con autori, e molte altre sorprese che per ora non voglio anticipare…
attualmente?
8- Cosa ne pensi della piccola editoria? 
























