:: Intervista ad Emanuele Serra

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Da quanto ti sei accostato alla scrittura?

 

Fin da bambino, mi è sempre piaciuto scrivere, in qualche modo è un’attività molto simile al gioco. Sempre che l’ingrediente fondamentale e trainante sia la fantasia e la voglia di inventare.

 

Quali sono le tue opere?

 

Quelle per il momento rese “pubbliche” sono poche, oltre al mio romanzo d’esordio, ci sono un paio di racconti, di cui l’ultimo: “mi mancano i plug in “ al quale sono profondamente affezionato siccome nasce attraverso un connubio e un esperienza molto viva con una  giovane associazione  le città invisibili, con la quale ho intrapreso un percorso teatrale durato diversi mesi e concluso con uno spettacolo sul tema del disagio psichiatrico a trent’anni dalla legge Basaglia.

 

Ti hanno mai contattato editori che pubblicano a pagamento?

 

In continuazione, crescono come funghi e si nascondono dietro l’angolo. Nei modi più subdoli e luridi riescono a trovare un modo per contattarti, lusingarti e proporti una pubblicazione a cifre assurde. Sia chiaro, non ho nulla contro l’autofinanziamento da parte dello scrittore, ritengo però che ci siano dei limiti e dei parametri che quando vengono superati si entra nel ridicolo e nella truffa. A tal proposito con alcuni di questi editori ho avuto corrispondenze e telefonate poco cordiali. Mi succede, a volte, di non riuscire a resistere nel dire quello che penso.

 

 

Partecipi a concorsi letterari ne hai mai visto uno?

 

Ho iniziato a partecipare da poco tempo, inviando il mio secondo manoscritto, per il momento sono ancora molto incredulo, al primo ho avuto come risposta una proposta di pubblicazione ad una cifra astronomica, al secondo sono tra i finalisti, riceverò una medaglia, come Bolt, però io non corro, scrivo. Avrei preferito una penna.

 

Hai un agente letterario?

 

Più di uno, sono tutti gli amici che mi leggono, seguono, consigliano e criticano. Non esistono migliori agenti letterari sul mercato: sono sinceri, economici e quando mi parlano mi guardano dritto negli occhi.

 

Quali sono i tuoi scrittori preferiti?

 

Un tempo avrei risposto citando Hesse, Baricco e Bukowsky. Oggi, sarà che sto crescendo invecchiando, i miei scrittori preferiti sono talmente tanti che faccio fatica a ricordarmeli tutti, e molti di loro non scrivono neppure, oppure ci hanno provato con scarsi risultati. Uno di questi è un mio prozio, prima che due ictus lo riportassero ad una dimensione terrena dove dei vecchi si ride e si cambia il pannolone viveva in una dimensione rubata al più romantico dei romanzi: come eremita in cima ad una collina, seduto a respirare il vento e a guardare i campi calpestati dalle stagioni. Ogni volta che passavo a trovarlo conservava un racconto sulle labbra. Aveva pure provato a scrivere la sua autobiografia ma la licenza da prima elementare e gli ictus hanno rallentato e stroncato le ambizioni letterarie del mio Jean Giono.

 

Cosa fai quando non scrivi?

 

Quello che fa ogni mortale: a volte vivo, altre volte “lentamente muoio”.

 

 

Pensi che Faletti scriva da solo i suoi libri?

 

Non me lo sono mai domandato.

 

Parlami della tua collaborazione con la rivista satirica Brontolo.

 

È una collaborazione curiosa, siccome per il momento vengono pubblicate delle ironiche “lezioni” sulla quotidianità della vita di coppia di giovani conviventi. Nascono da un gioco, da messaggi che mettevo per scherzo su messegger e apprezzati con mio stupore da molti dei miei contatti.


Che mezzo di scrittura preferisci?

 

Non ho preferenze, ogni mezzo ha il suo fascino e il suo sapore. Anche un sms, nel momento e nel modo giusto può avere la forza di farti sorridere o piangere, come una lettera, una poesia o un pugno tra i denti.

  

Letteratura e cinema che connubio pensi sia?

 

Di solito il film annacqua e violenta il romanzo, andando ad urtare l’immagine e le fisionomie che ci eravamo pazientemente costruiti nella mente leggendo l’opera. Al tempo stesso riesce ad essere affascinante attraverso un percorso alternativo utilizzando mezzi più immediati con cui comunicare con lo spettatore.

 

Hai mai letto Pasolini?

 

L’ho conosciuto nel momento sbagliato, troppo giovane per poterlo comprendere, ma mi sono promesso di andare a ritrovare un giorno le sue opere.

 

Ti piace la letteratura underground?

 

Mi affascina proprio la cultura underground, è una fucina di idee e di espressività.

Mi rattrista la difficoltà che si trova a far uscire la gente dalle proprie case o allontanarle dai locali alla moda sempre sovraffollati dove crocchi di gente in piedi sorseggiano un cocktail lungo un marciapiede, attaccati come carciofi a mollo. La chiamano “movida”.

  

Hai mai scritto poesie puoi citarmi qualche verso?

 

Niente poesie, solo qualche pensiero disordinato.

 

Hai mai frequentato scuole di scrittura creativa come la Holden di Baricco pensi siano utili?

 

Mai frequentate, sono diffidente. Ritengo che gli elementi più importanti per scrivere non si possano insegnare, a meno che non si ritenga che è l’abito a fare il monaco.

 

Ti piace leggere il tuo lavoro in pubblico?

 

No. È una cosa che non sopporto, chi scrive è una penna e un foglio, o una tastiera e un monitor. Non mi piacciono i romanzi con le foto degli autori in quarta di copertina, e spesso mi rattristo nel vedere gli autori che leggono i propri scritti contorcendosi e quasi auto commuovendosi.

Ci sono però autori che scrivono come parlano e loro stessi sono i migliori lettori delle proprie opere. Personalmente, la mia voce in pubblico è quella della mia compagna e del suo maestro di teatro. È meglio per me e per chi ascolta.

 

Parlami della tua città.

 

Torino è la sedia sotto le chiappe e l’orizzonte nei miei occhi. Il quartiere Vanchiglietta con il suo Lungo Po Antonelli la mia culla e il teatro principale dove fino ad ora ho costruito e inventato le mie storie. È inevitabile che io sia affezionato a questa città, ci ho vissuto.

 

Dove sono reperibili i tuoi libri?

 

Per il momento in tutte le librerie, dove non sono in esposizione(nel novanta percento dei casi) sono facilmente ordinabili, su internet sono disponibili su tutti i portali predisposti alla vendita online di libri. Prossimamente, almeno a Torino saranno disponibili anche nelle biblioteche.

 

Che consigli daresti ad autori in cerca di editore?

 

Sono in contatto con altri autori per cercare di tracciare una “linea guida” comune per gli autori esordienti e non. Sul mio sito ho indicato alcuni editori seri a cui sottoporre le proprie opere, se qualcuno mi vuole contattare per qualche consiglio o per condividere la propria esperienza sono sempre reperibile al mio indirizzo mail.

 

Credi nei Book trailers?

 

È un ottimo mezzo di pubblicità, ho da tempo in mente di utilizzare questa strategia per la pubblicazione del mio secondo romanzo.

 

Hai un blog?

 

Un sito per la precisione, che ovviamente nessuno visita. Più utile il gruppo che ho creato su facebook. Il link al sito è www.serraemanuele.it mentre su facebook basta cercare tra i gruppi: “la distanza che ci divide”.

 

Ti piace scrivere i dialoghi?

 

Si, molto.

 

Attualmente stai scrivendo un nuovo libro?

 

Si, sarebbe il mio terzo romanzo. È bello scoprire di avere qualcosa di nuovo da raccontare.

 

Che libro stai leggendo?

 

Ho appena terminato di leggere “l’ombra del vento”. Bel romanzo, mi piacerebbe averlo scritto io.

 

 

Scriveresti mai la tua autobiografia ?

 

Ad oggi no, credo che non ci sia nulla d’interessante da leggere e sono molto restio a scrivere di me stesso.

 

Ti piacciono i saggi, le opere di storia ?

 

Adoro la storia, ma tutti i libri storici o saggi sono inevitabilmente dei mattoni di difficile digestione. Lo confesso, mi addormento.

 

Ti piace la letteratura araba?

 

Mi piace l’incontro con altri popoli, un libro ha la proprietà e la forza di riuscire a viaggiare più di una persona. Un buon lettore diventa automaticamente anche un buon viaggiatore, specialmente se nei suo anni non ha smarrito la curiosità e l’incoscienza di mettere il naso in luoghi sconosciuti.

Comunque si, mi piace.

 

Frequanti le fiere del libro di Torino o Francoforte?

 

A quella di Torino non posso sfuggire, è a dieci minuti da casa mia e poi ci lavora Ilaria, una mia amica, che è anche l’autrice delle foto da copertina dei miei romanzi, quelli pubblicati e quelli da pubblicare, anche di quelli che devo ancora scrivere.

 

Ti senti combattivo?

 

Talmente combattivo che il saper perdere è diventato uno stile di vita.

 

Qaunto è importante per te il successo?

 

Se per successo s’intende avere qualcuno con cui condividere una passeggiata, una birra e una storia, molto. Se si ha quello vendere cento o centomila copie è un dettaglio che fino ad ora non ho avuto la premura di misurare.

 

Scrivi per te stesso o gli altri?

 

Scrivere per me è molto terapeutico ma credo che sia inevitabile scrivere anche per farsi leggere.

 

Cosa pensi degli e-book?

 

Era una mia idea prima ancora che uscissero. Però il fascino e l’odore delle pagine sono difficilmente sostituibili.

3 Risposte to “:: Intervista ad Emanuele Serra”

  1. utente anonimo Says:

    e bravo Calimero

  2. utente anonimo Says:

    Peccato che non ti piaccia leggere in pubblico, sai decantare molto bene le tue opere ne tuo stile Gucciniano.
    Non mi toccare gli ebook sono favolosi se vuoi te li profumo con un pò di vecchi e di carta cosi non noti la differenza.
    Per il resto sei favoloso mio caro amico, la tua umanità mi affascina.

  3. utente anonimo Says:

    Peccato che non ti piaccia leggere in pubblico, sai decantare molto bene le tue opere ne tuo stile Gucciniano.
    Non mi toccare gli ebook sono favolosi se vuoi te li profumo con un pò di vecchi e di carta cosi non noti la differenza.
    Per il resto sei favoloso mio caro amico, la tua umanità mi affascina.

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