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:: Intervista con Alessio Puleo

2 novembre 2010

copertina_LonganesiCiao Alessio, benvenuto su Liberidiscrivere e grazie per aver accettato questa intervista. Presentati ai nostri lettori. Parlaci dei tuoi studi, della tua infanzia, della tua famiglia. Chi è Alessio Puleo?

Ho 29 anni, sono nato in un piccolo paesino in provincia di Palermo, Cinisi, dove tutt’ora vivo e lavoro. Mi sono diplomato geometra, ma nella mia vita non ho mai fatto nulla di attinente al titolo acquisito. Da piccolo odiavo le classiche recite scolastiche di fine anno, e stranamente, con il passare del tempo mi sono ritrovato a lavorare in uno dei teatri più prestigiosi di Palermo, con il titolo di “attore professionista”. Sono il più piccolo di tre fratelli, e per evitare il problema del “sono senza lavoro”, i miei genitori hanno aperto una pasticceria attualmente gestita da me e i miei fratelli. La “gente” dice che Alessio Puleo è un matto che non si ferma davanti a niente e che riesce a fare mille cose contemporaneamente. Ovviamente la cosa non può che farmi piacere. Attualmente gestisco la pasticceria di famiglia, lavoro in teatro…e scrivo libri(di notte). 

Raccontaci del tuo debutto, della tua strada verso la pubblicazione. Come hai conosciuto l’editore Ottavio Navarra?

Quando venni a conoscenza della storia di Mimma Lupo, capii di avere tra le mani qualcosa di unico e speciale: una storia che non poteva essere dimenticata. Decisi così di metterla nero su bianco con la speranza di riuscire a farne un film. Dopo quattro intensi anni di lavoro fatti di studi e interviste varie, riuscì a terminare la sceneggiatura e cominciai a proporla ad alcune case di produzione cinematografica. Il progetto fu subito preso in considerazione da diverse case di produzione, ma trattandosi di un film in costume, i costi di produzione erano parecchio alti e la cosa ebbe qualche difficoltà a partire. Nel frattempo pensai che in qualsiasi modo questa storia doveva arrivare alla gente e così, decisi di lanciare il progetto in forma editoriale avvalendomi della collaborazione del mio caro amico Filippo Vitale. In breve tempo, la trasposizione letteraria della sceneggiatura fù terminata e cominciai a proporre il romanzo ad alcune case editrici. Tra queste, c’era la “Navarra Editore” capitanata da Ottavio Navarra con cui ho sin da subito instaurato un rapporto amichevole: decisi così di pubblicare questo favoloso romanzo con il loro marchio. 

Come è nato in te l’amore per la scrittura, quando hai deciso di mettere nero su bianco le tue riflessioni? 

L’amore per la scrittura, è nato con la mia infanzia e con precisione all’età di 17 anni. Quella per cui ero più portato, era la scrittura cinematografica, e appassionato dall’idea di mettere “in scena” la biografia “movimentata” di un diciassettenne, cominciai a scrivere i vari episodi comici della mia infanzia. Ovviamente il tutto era arricchito dalla presenza di un vasto gruppo di amici con cui ho condiviso momenti di pura felicità. Ne uscì fuori un lavoro abbastanza carino, ma nessuno a quei tempi prese in considerazione la proposta di un diciassettenne. Dopo qualche anno di tentativi che consistevano nel cercare di convincere qualche produttore, mi arresi e accantonai il progetto “chiudendolo nel cassetto”. Però, l’idea di scrivere maturava in me sempre di più e stavo sempre alla ricerca di storie da raccontare fino a quando incontrai Domenica Lupo, detta “Zia Mimma”. 

Parlaci della tua infanzia, già da ragazzo amavi leggere magari romanzi d’avventura, fumetti?

Adoravo i fumetti, cominciai con Topolino fino ad arrivare ai classici della Marvel. Riuscivano ad immergermi in un mondo tutto mio, dove i cattivi venivano sempre puniti dai diversi super eroi. Poi cominciai a leggere i fantasy, triller (come i piccoli brividi), quelli di attori comici e con il tempo cominciai a leggere di tutto, indipendentemente dal genere che li distingueva.

Parliamo del tuo lavoro di scrittore. Vuoi descriverci una tipica giornata di lavoro ?

Tipica giornata da scrittore? In effetti non credo di averla mai avuta. I miei molteplici impegni non mi permettono giornate di routine. Di giorno lavoro nella pasticceria dei miei genitori, la sera prove di teatro con i miei colleghi…e di notte, quando gli amici lo consentono vado a dormire.

Quando scrivo? Esattamente tra una cosa e l’altra, dedico alla scrittura tutto il giorno, ma non in modo esclusivo.

C’è qualcuno che ti ha particolarmente aiutato all’inizio della tua carriera che vuoi ringraziare?

Beh..direttamente non ringrazio nessuno, ma indirettamente vorrei ringraziare Leonardo Pieraccioni che con i suoi film mi ha sempre emozionato, tanto da “smuovere” in me la voglia di scrivere con la speranza di poter anch’io trasformare un giorno le mie “emozioni” in film.

Sei siciliano? Raccontaci un po’ qualcosa della tua Sicilia. E’ una terra che ami con i suoi colori, i suoi sapori, le sue contraddizioni?

Si, sono un siciliano orgoglioso di esserlo! La Sicilia è la mia terra, se sono ciò che sono è anche grazie al terreno in cui vivo. Purtroppo gli aspetti negativi che la coinvolgono sono tanti ma gli aspetti positivi sono anche di più. Il suo calore, la sua accoglienza, i tantissimi splendidi luoghi presenti,  fanno di lei una terra unica e speciale.

Zia Mimma è un personaggio singolare, come l’hai conosciuta, come hai pensato di scrivere la sua storia ne “La mamma dei carabinieri”?  

Nel 2001, decisi di prestare il servizio di leva nell’Arma dei carabinieri. Fu proprio in quell’anno che ho conosciuto Zia Mimma, durante uno dei miei servizi di vigilanza svolti davanti casa del buon giudice Paolo Borsellino. Lei abitava proprio di fronte quella casa e al primo giorno di servizio mi si presentò davanti, con il cappello dell’Arma e i gradi sulla giacca. Inizialmente pensavo fosse fuori di testa, ma quando cominciò a parlare, capii che quella donna  ragionava perfettamente bene. Tutti le portavano rispetto: dai gradi semplici, agli ufficiali. Lei ci stava sempre accanto, ci dava consigli…e anche rimproveri. Stava con noi 24 ore su 24, sotto il sole, sotto la pioggia. Ci comprava sempre di tutto: caffè, thè, panini…e tanto altro ben di Dio. Fu proprio per questo che è stata da noi ribattezzata con il nome di “Mamma dei carabinieri”. Si comportava come una vera mamma, e per tutti quei giovani carabinieri provenienti da altre regioni e quindi lontani dagli affetti familiari, lei era un vero punto di riferimento con cui confidarsi e chiedere consigli. Io intuì subito che alla base di questo suo comportamento c’era qualcosa sotto, e così domanda dopo domanda, in quelle sei ore giornaliere passate insieme a lei, scoprii cos’era che la spingeva a fare tutto questo: un’incredibile storia d’amore con un brigadiere dei carabinieri, cha cominciava nella Palermo degli anni 30. Decisi che quella storia non poteva andare persa quando un giorno lei se ne fosse andata per sempre: era una storia che tutti dovevano conoscere!                       

Ci sono progetti cinematografici al riguardo?

L’idea del progetto cinematografico non mi ha mai abbandonato. Parallelamente al lancio del progetto editoriale, ho sempre continuato a lottare per far partire anche il progetto cinematografico. Al momento, il progetto è nelle mani di un’importante produzione cinematografica e la regia è stata affidata al noto regista Giorgio Serafini ( regista delle fiction “Orgoglio”, “Gente di mare”, “Il bene e il male”, “Il falco e la colomba”).

 Hai subito suscitato l’interesse di molte testate giornalistiche, di programmi televisivi e radio, come hai gestito quest’improvviso successo? 

Confesso che in un certo senso mi aspettavo che il progetto avrebbe avuto successo sin da subito, ma non mi aspettavo un successo così grande. Fortunatamente sono riuscito a gestire il tutto tranquillamente, perché la cosa che importa di più in queste situazioni, è continuare a essere se stessi e stare sempre con i piedi per terra.

E’ vero che quando eri nei carabinieri hai fatto funzioni di sorveglianza della casa del giudice Paolo Borsellino? Che ricordi hai di quel periodo?

Tengo a precisare che il mio periodo di servizio davanti casa Borsellino, risale al 2000: il “grande” giudice ormai non c’era più. Stare davanti quella casa lo consideravo un onore.  Bisognava stare sempre con gli occhi ben aperti, anche se ormai la mafia aveva preso ciò che voleva!

Rita Borsellino ha voluto scriverti la prefazione, avrete discusso del libro? Quali sono state le sue riflessioni? Vuoi parlarcene?

La Signora Rita, conosceva Mimma ma non conosceva il triste calvario che questa donna aveva vissuto. La prima pubblicazione del libro, era uscita senza prefazione. Portai subito una copia alla signora Rita e la richiamai dopo qualche giorno per chiederle un parere. Lei mi confessò che mai si sarebbe aspettata una storia del genere che allo stesso tempo l’aveva affascinata. Le chiesi se le andava di scrivermi la prefazione e lei accettò subito.

Borsellino, Falcone, Dalla Chiesa sono grandi personaggi nella lotta contro la Mafia, ma quanto conta il coraggio spesso sottovalutato di molti semplici Carabinieri? E’ a loro che hai dedicato il tuo libro?

Difficile dire a chi dedico il mio libro. La mamma dei carabinieri vuole essere una testimonianza del passato, è solo un racconto, ma in quelle poche pagine purtroppo abbraccia la realtà nuda e cruda di quei tempi. Ho cercato di evidenziare il mestiere dei carabinieri perché anch’io penso che sia sottovalutato. Sono uomini che devono essere lodati per la sola scelta di vita. È un mestiere rischioso. Quindi penso che il mio libro non sia stato scritto per loro ma con loro. È un omaggio per tutti coloro che credono nel coraggio che molti uomini hanno avuto per affrontare i mali della Sicilia, ma in realtà è dedicato a tutti coloro che non ci credono, infatti è dedicato a tutti i scettici, con la speranza che durante la lettura si possano riconoscere in qualcuno e magari cambiare idea.

Ultimamente un editore famoso ha ripubblicato La mamma dei carabinieri, vuoi parlarcene?

Nonostante il grande successo o tenuto con Navarra Editore, il libro era stato distribuito solo in Sicilia. Il compito che però mi ero prefissato, era quello di mettere questa storia a conoscenza di tutti gli italiani. Così un bel giorno ho deciso di rivolgermi al secondo gruppo editoriale italiano: Mauri Spagnol. Il gruppo ha subito creduto in me e ha acquisito i diritti del libro. Dal 13 Maggio il libro si trova in tutta Italia con marchio Longanesi. Di questo ne sono molto orgoglioso. È una bella soddisfazione soprattutto perché finalmente il libro ha distribuzione nazionale e tutti possono così conoscere meglio la stupenda e avvincente storia de “La mamma dei carabinieri”

Quali sono i tuoi blogs letterari più amati?

Non c’è un blogs che amo più degli altri. Sono tutti molto interessanti e spiccano per i diversi temi affrontati.

Conosci Liberidiscrivere? Ci leggi ogni tanto?

Certo che vi conosco, come potrei non farlo! Siete molto famosi. Penso che il vostro sito sia molto utile per la scoperta dei nuovi talenti e valorizzare chi davvero merita!

Parliamo di cosa ami leggere nel tuo tempo libero. Quali sono i tuoi autori preferiti? Cosa stai leggendo in questo momento?

Da bravo sostenitore del genere femminile posso dire che mi piace molto leggere i libri Oriana Fallaci, penso che sia stata una grande donna, sia per l’esperienze vissute sia per l’intelletto che la caratterizza. Per il resto mi piace leggere un po’ di tutto da Dan Brown, Ken Follet, Paulo Coelho a Massimo Gramellini. Per quanto riguarda il libro che sto leggendo attualmente la mia risposta è nessuno. Sto cercando di iniziare un terzo libro e non posso rischiare di lasciarmi influenzare da idee altrui.

Che consigli daresti ai giovani scrittori in cerca di editore? Si può vivere al giorno d’oggi solo di letteratura?

Consiglierei solo di credere davvero in qualcosa e non smettere di lottare neanche dopo averla ottenuta. La tenacia e perseveranza nel raggiungere un obiettivo sono di fondamentale importanza. Anche quando tutto và nel verso sbagliato dovete continuare a credere in voi stessi. Il traguardo è molto difficile da raggiungere ed infiniti saranno gli sforzi da impiegare ma se lo volete davvero … quel traguardo sarà la vostra ricompensa.

Quali sono secondo te le qualità tipiche di un buon scrittore? 

Le qualità dipendono dal tipo di romanzo che si vuole scrivere. Un bravo sognatore scriverà dei fantasy. Uno scienziato scriverà libri di cultura e così via. Credo che l’aspetto principale sia riuscire ad immergere il lettore nel mondo che noi abbiamo creato, in modo che si possa estraniare dal mondo reale, sfuggendo anche per un po’ dalla routine quotidiana.  

Raccontami un episodio bizzarro e divertente accaduto durante una presentazione del tuo libro.

Qualche giorno fa sono stato invitato a presentare il libro in un istituto alberghiero. Durante la mia entrata, mi sono ritrovato nel gran chiasso fatto dagli alunni. Il numero di alunni era di molto maggiore rispetto ad altre presentazioni fatte in altre scuole. Mi sono subito detto: “E chi mi ascolterà adesso?!”. Non appena ho preso parola per parlare del libro, è calato il silenzio assoluto: tutti ad ascoltare me! A fine presentazione, il preside sbalordito dal fatto che fossi riuscito a mettere in silenzio tutti fino alla fine, sapendo che nella vita lavoro anche nella pasticceria di famiglia, mi ha chiesto di fare un corso di pasticceria agli alunni perché nessuno degli insegnanti esterni era mai riuscito ad attirare così tanto la loro attenzione.

Come è il tuo rapporto con la critica? C’è una recensione che ti ha particolarmente fatto piacere leggere?

Per fortuna sino ad oggi non ho mai ricevuto critiche pesanti da digerire. Per quanto riguarda la recensione che mi è piaciuta di più, devo confessare che mi piacciono tutte, ogni volta che leggo il mio nome e il frutto del mio lavoro su un giornale nazionale e non, sono molto fiero.

Che rapporto hai con i tuoi lettori? Vi scambiate mails, lettere, molti sono diventati amici?

Grazie al mio sito ufficiale www.alessiopuleo.ite alla mia pagina di facebook ho l’occasione di parlare direttamente con i miei lettori. Ricevo tantissime lettere e mi piace rispondere sempre a tutti. Anche io da lettore, sarei felice di ricevere una risposta dal mio autore preferito: sarebbe il massimo! Quindi perché non regalare le stesse emozioni a chi crede veramente in me?!…lo meritano!

Raccontaci qualcosa del tuo prossimo libro “Il mio cuore ti appartiene”. Tratta il delicato tema dei trapianti, qual è il tuo punto di vista sull’argomento?

Questo è un romanzo adoloscenziale di genere comico-sentimentale. Attraverso un contesto piacevole e appassionante, ha il preciso compito di far capire ai giovani quanto sia importante diventare donatori di organi. L'Italia nonostante sia al secondo posto in Europa come alto numero di donatori, non riesce comunque a soddisfare il fabbisogno interno, per cui è davvero importante divulgare in qualsiasi modo questa campagna. Ho così pensato che l'unico modo far bene entrare questo messaggio nella testa dei giovani, era proprio quello di scrivere un romanzo giovanile, piacevole, appassionante e divertente…: quello che i giovani vogliono oggi, è proprio questo genere di storie. Nel mio piccolo, sono sempre stato un sostenitore di questa campagna per la donazione e un bel giorno, ho capito che per avere un buon riscontro bisognava lanciare un messaggio in modo indiretto, che avrebbe indotto inconsapevolmente la gente a rendersi conto di quanto è veramente importante donare.

Per finire raccontaci i tuoi progetti per il futuro.

Veramente non vorrei dirvi nulla in proposito. Sappiate solo che sto pensando ad un terzo romanzo e che sono molto determinato nel non fermarmi qui! Un grandissimo abbraccio a voi e a tutti i lettori di “Liberidiscrivere”.

J.A.S.T. BLOG TOUR – TREDICESIMA TAPPA – Donna e scrittrice di Lorenza Ghinelli

1 novembre 2010

Liberidiscrivre partecipa al primo blog tour italiano organizzato da Marsilio Editore per l’ uscita di J.A.S.T. Just another spy tale, un innovativo romanzo collettivo firmato a 6 mani da Lorenza Ghinelli, Simone Sarasso e Daniele Rudoni. Oggi abbiamo il piacere di pubblicare un intervento di Lorenza Ghinelli che ci parlerà del suo ruolo di donna e scrittrice.  

jast1Donna e scrittrice: in quale modo la femminilità influenza la scrittura di Lorenza Ghinelli  

Uomo e scrittore, in quale modo la virilità influenza la scrittura? Questa domanda non viene mai posta. In effetti, se la ribaltiamo è ridicola e straniante. Lungi da me dare inizio a un dibattito femminista, non sono femminista, ma cerco di liberarmi da una matrice maschilista in cui tutti cresciamo e che ci fa scordare che l’intelligenza non conosce distinzioni di genere. Io filtro il mondo attraverso ciò che sono, e sono anche donna.

Per quanto concerne J.A.S.T. è innegabile che Simone cercasse una voce femminile, come è altrettanto innegabile che io abbia apportato un contributo più emotivo alla scrittura. Ma credo che queste differenze abbiano a che fare con la cultura e non col genere. Detto in soldoni le donne crescono coltivando certe attitudini mentre gli uomini ne coltivano altre, ma non è prerogativa del femminile sapere rendere fruibili le emozioni, come non è prerogativa maschile l’action, la cronaca, la politica. Credo che indagare a fondo la storia e la cultura della società di appartenenza possa portarci a destrutturare questi pregiudizi. Pensate per esempio alla scrittura di Yukio Mishima. È un uomo capace di rendere l’universo femminile meglio di tantissime scrittrici donne. Pensate a Mary Shelley, mai avrebbero immaginato al tempo che Frankeistein potesse essere stato scritto da una donna.

Ci sono donne che hanno proiettili al posto della penna, e uomini che con la penna sanno parlare dritto al cuore. Scavalcando gli stereotipi si incontra la letteratura, le storie che sanno entrarti nel sangue e dirottare il pensiero.

Simone e Daniele sono artisti capaci, lavorare con loro è stato stimolante, mi hanno portato a riflettere sulla sintesi e sul ritmo come non avevo mai fatto prima. È nel lavoro di scrittura collettiva che uno scrittore si misura realmente coi suoi limiti. E nel confronto costante che un’artista cresce.

Credo che la cosa che differenzi maggiormente la mia scrittura da quella di Simone e di Daniele non sia il fatto che loro sono uomini e io donna, ma in tutta una serie di interessi e percorsi che ci differenziano da sempre e che ci arricchiscono reciprocamente. I libri che ci hanno dato nutrimento sono diversi, diverse sono le storie che ci hanno ispirato e che hanno nutrito il nostro immaginario. Questo ci rende unici. Mettere il nostro bagaglio, i nostri stili e i nostri talenti a servizio di un progetto comune è stata un’esperienza grandiosa.

È preoccupante pensare che ancora oggi si dubiti di una scrittrice in quanto donna, pensando che magari possa essere più carina che brava. Certo, questo è possibile. Ma il libro andrebbe letto. Il pregiudizio che affiora sempre prima e fa lo sgambetto al buon senso porta l’odore delle occasioni mancate. 

Tappa precedente: Antonio Genna antoniogenna.wordpress.com

Tappa successiva: I-libri  i-libri.com

:: Recensione di La clessidra d'avorio di Davide Cassia e Stefano Sampietro

30 ottobre 2010

clessidra-avorio-cover-230x328La clessidra d’avorio edito nella collana Mezzanotte di Edizioni XII e scritto a quattro mani da Davide Cassia e Stefano Sampietro è senz’altro una piacevole sorpresa per gli amanti dell’avventura e dell’esoterismo. Tutto ha inizio a Salisburgo nel 1592. Un anziano maestro alchimista invita alla sua presenza un giovane apprendista italiano Giacomo Bandini e questo incontro è l’occasione per iniziare un’ appassionante partita a scacchi, scopo della quale non è tanto vincere o perdere, più che altro è l’occasione per l’anziano maestro di soppesare l’indole del giovane allievo per scoprire se sia degno di conoscere i più profondi e misteriosi segreti dell’alchimia, la trasmutazione dei metalli, il segreto dell’immortalità. Bandini diventato anche egli alchimista scriverà in seguito un diario, scritto con sorprendente bravura dagli autori in italiano antico,  in cui nasconde una mappa e una terzina di versi, decifrati i quali si potrà infine scoprire il luogo dove è nascosta la clessidra d’avorio, oggetto con un alone sacro che conduce al compimento della Grande Opera alchemica, al segreto della trasmutazione del piombo in oro e al dono dell’immortalità, della lunga vita meglio conosciuto come l’elisir di lunga vita. “Ove i leoni erano agnelli, ove L’Arte non può rimediare sic habebis gloriam totius mundi” questa è la misteriosa terzina. Anche se aveva paura che la clessidra finisse nelle mani sbagliate Bandini era anche preoccupato che non rivelando niente la scoperta andasse perduta per sempre per cui nel diario nascose anche le indicazioni per ricostruire la mappa se si agirà seguendo una partita di scacchi. Secoli dopo in una Francia di inizio Ottocento, appena conclusa l’epoca del Terrore, uno studioso, Darius Berthier De Lasalle,  suo figlio, Sebastien  e un avventuriero Moran De la Fuente si mettono sulle tracce di Giacomo Bandini alla ricerca della clessidra d’avorio. Ma non sono i soli, membri della Chiesa, emissari di Napoleone tutti vogliono a tutti costi il prezioso manufatto. Infine in una Bologna dei giorni nostri, un discendente di Giacomo Bandini entra in possesso del diario e incontra un misterioso discendente di Sebastien De Lasalle che gli propone anch’egli di cercare la preziosa clessidra. I piani temporali si intrecciano e si alternano in questo avvincente romanzo in cui il mistero e l’alchimia hanno il ruolo di protagonisti. Essenzialmente è un libro d’avventura che piacerà ad adulti e ragazzi con venature thriller che aggiungono un tocco di suspense ad una storia ben costruita fatta di viaggi, rischiosi inseguimenti, indecifrabili trabocchetti, scelte difficili e lealtà verso ideali superiori perfino all’amore che lega un padre ad un figlio.

La clessidra d'avorio di Davide Cassia e Stefano Sampietro Edizioni XII Anno  2010 Formato 330 pp, brossura, con risvolti Collana  Mezzanotte – n. 6 Prezzo  17,00 euro

:: Recensione di ā€œMauro Rostagno. Prove tecniche per un mondo miglioreā€ a cura di Valentino G. Colapinto

29 ottobre 2010

RostagnoFumettoMauro Rostagno, il sognatore irriducibile 

“Mauro Rostagno. Prove tecniche per un mondo migliore” di Nicolò BLUNDA, Marco RIZZO e Giuseppe LO BOCCHIARO: 208 pp. ill. in brossura, prezzo di copertina €16,90 [BeccoGiallo – Biografie, 2010]. 

Avevamo già accennato nella recensione di “Ilaria Alpi. Il Prezzo della verità” (sempre edito da BeccoGiallo) a Mauro Rostagno e al mistero della sua morte. Riprendendo il filo dal finale della graphic novel precedente, Marco Rizzo conclude idealmente la trilogia sui giornalisti vittime della mafia e dei poteri criminali (primo volume il pluripremiato “Peppino Impastato, un giullare contro la mafia”) con questo straordinario “Mauro Rostagno. Prove tecniche per un mondo migliore.”

Straordinario è l'aggettivo giusto per descrivere un'esistenza infuocata come quella di Rostagno (1942-1988), che in soli quarantasei anni sembra aver vissuto almeno otto o nove vite diverse: primo in Italia a occupare un'università, quella di Trento (1966), leader carismatico del Movimento Studentesco (1968), co-fondatore di Lotta Continua (1969), docente di sociologia (1972) poi rimosso per motivi di ordine pubblico, fondatore di uno dei primi centri sociali e mercati equosolidali (il Macondo, Milano 1977-1978), fervente arancione e seguace di Osho prima in India (1980) e poi vicino a Trapani, dove fondò la comune Saman, (1981). In seguito trasformò Saman in una delle prime comunità di recupero per tossicodipendenti (1984) e lavorò come redattore per RTC (1986), un'emittente privata trapanese, fino a pagare con la vita il coraggio nel denunciare il malaffare politico e i crimini mafiosi (1988).

vignettamauroperilblogUna vita vissuta intensamente e illuminata dal sogno di cambiare il mondo e renderlo un posto migliore. Da notare che Rostagno per quasi tutta la vita si era opposto allo Stato, ma negli ultimi anni da giornalista era diventato un difensore della legalità e, quindi, dello Stato che in passato aveva tanto avversato. In un discorso pubblico sul '68 giungerà ad affermare: “Meno male che non abbiamo vinto.”

Straordinario è anche l'aggettivo giusto per descrivere questo libro, frutto del lavoro appassionato degli sceneggiatori Mauro Rizzo e Nico Blunda e del disegnatore Giuseppe Lo Bocchiaro, nonché della collaborazione dei tanti amici, parenti e compagni di strada di Rostagno. Il risultato è un volume curatissimo e un fumetto davvero splendido, in cui la documentazione maniacale (spesso le vignette riproducono foto d'epoca e i testi sono quelli originali) si accompagna a un disegno vigoroso e personale.

Oltre alle consuete appendici, arricchiscono ulteriormente il volume la sentita prefazione dell'amico Adriano Sofri, la postfazione di Benedetta Tobagi (figlia di Walter Tobagi) e l'intervista di Marco Rizzo a Elisabetta Roveri e Maddalena Rostagno, rispettivamente compagna e figlia di Mauro.

Ma torniamo a Ilaria Alpi: qual è il fil rouge che lega il suo omicidio a quello di Mauro Rostagno? Nelle ultime tavole del fumetto, basate sulla ricostruzione di Sergio Di Cori nel suo libro “Delitto Rostagno, un teste accusa”, si mostra lo scoop fatale di Mauro.

Nei suoi ultimi giorni il reporter portava sempre con sé un borsone contenente una videocassetta, purtroppo sparito dopo la sua morte. Su quella cassetta ci sarebbe stata la ripresa fatta nell'aprile 1988 di aerei militari italiani che invece di aiuti umanitari imbarcavano armi dirette alla Somalia. Armi per i ribelli in cambio di veleni da seppellire in Africa con la complicità di mafia, gladio e massoneria. Lo stesso traffico su cui avrebbe indagato sei anni più tardi Ilaria Alpi, anche lei uccisa in circostanze misteriose.

La notte del 26 settembre 1988 Mauro Rostagno viene ucciso in un agguato a poche centinaia di metri dalla comunità di Saman, al termine di un inseguimento e con il favore delle tenebre, probabilmente grazie a un blackout causato da un tecnico dell'Enel affiliato alla mafia.

Dopo la sua morte sono stati attuati molti depistaggi da parte sia dei media sia di membri delle forze dell'ordine, negando contro ogni evidenza la matrice mafiosa dell'assassinio e giungendo nel 1996 addirittura ad arrestare la compagna di Rostagno come mandante dell'omicidio e alcuni ragazzi della comunità come esecutori. Ovviamente le accuse si dimostrarono infondate.

Numerosi pentiti hanno poi affermato che il vero mandante sarebbe stato il boss mafioso Vincenzo Virga con il benestare di Totò Riina – infastidito e spaventato come tutti gli altri mafiosi trapanesi dalle denunce pubbliche fatte da Rostagno – e uno degli esecutori materiali sarebbe stato Vito Mazzara. Ma a ventidue anni dal delitto si attende ancora la riapertura del processo. 

Valentino G. Colapinto

:: Recensione di Corti Seconda Stagione: l'invasione degli Ultra Corti a cura di Maurizio ā€œScarWeldā€ Landini

27 ottobre 2010

corti_coverAutori Vari “CORTI Seconda Stagione: l’invasione degli Ultracorti”, Edizioni XII, 2010, pagine 97.

“Il lupo arrivò a casa della nonna tanto in fretta che, quando bussò, gli aprì il cacciatore, ancora in mutande.” (Simone Lega “Scheletri nascosti” in CORTI Seconda Stagione)

 CORTI, è una raccolta di mini-racconti (alcuni ultracorti) curata da Raffaele Serafini che, come accennavo qualche giorno fa nel mio blog, mi sento di consigliare soprattutto a chi scrive. Non è affatto semplice creare una storia in 1800 caratteri. Figuriamoci la metà, o addirittura 200! È proprio ciò che hanno fatto gli autori di questa nuova antologia dedicata alla fanta-narrativa mordi e fuggi, edita dalle inesauribili Edizioni XII per la collana Pigmei (“Piccoli. Piccolissimi. E cattivi”). Credetemi se vi dico che non ho mai trovato tanti scrittori bravi in uno stesso libro: superbo, geniale, tagliente, spassoso, disturbante, scanzonato, ironico concentrato di talento e talenti, fantasmi e finali pazzeschi; strane storie che si risolvono in una frase o anche solo in una parola; trame che mutano in pochissime righe dando sale e sangue al tutto, come scrigni che contengono pietre preziose e gas venefici dal colore incantevole.

   Un cantico dei cantici, formato smart, per innamorati del fantastico.  

:: Recensione di ā€œIlaria Alpi. Il prezzo della veritĆ ā€ di Marco Rizzo e Francesco Ripoli a cura di Valentino G. Colapinto

27 ottobre 2010

alpiIlaria Alpi: il prezzo della verità è sempre troppo alto 

“Ilaria Alpi. Il prezzo della verità” di Marco RIZZO e Francesco RIPOLI: 144 pp. ill. in brossura, prezzo di copertina €15 [BeccoGiallo – Cronaca Storica, 2010].

Il mestiere di giornalista, fatto in modo serio e coraggioso, può essere molto più pericoloso di quanto si pensi. In Italia gli esempi purtroppo si sprecano; giusto per citarne qualcuno: Peppino Impastato, Carmine Pecorelli, Walter Tobagi, Giuseppe Fava, Giancarlo Siani, Mauro Rostagno e poi Ilaria Alpi (1961-1994) giornalista del Tg3 Rai e il telecineoperatore triestino Miran Hrovatin (1949-1994).

Il mistero dietro la morte di Ilaria Alpi ha colpito molto l'opinione pubblica, ha ispirato trasmissioni televisive, libri e anche un film. Adesso è arrivato il turno di un fumetto, anzi una graphic novel, pubblicata dalla “BeccoGiallo Editore”, un'innovativa e coraggiosa casa editrice di Padova, che cerca di raccontare i personaggi e le storie più significative del nostro passato prossimo mediante i fumetti.

“Se si può fare giornalismo attraverso le foto o i video, perché non si può farlo anche con le tavole a china?” si sono chiesti i fondatori della BeccoGiallo, ispirandosi a una rivista satirica degli anni Venti, più volte censurata.

alpi2E ci sono riusciti benissimo, perché “Ilaria Alpi. Il prezzo della verità”, stampato nel 2007 e ripubblicato nel 2010, racchiude il fumetto vincitore del Premio Micheluzzi 2008 come migliore fumetto italiano dell'anno, un'accurata cronologia degli eventi e un resoconto da parte di Giovanna Botteri sia del processo sia dei lavori della Commissione Parlamentare, tramite un'intervista a Mariangela Gritta Grainer, portavoce dell'associazione Ilaria Alpi.

Insomma, un libro davvero completo, molto documentato e curato in maniera ottimale, che andrebbe adottato nelle scuole per far conoscere in maniera piacevole ma rigorosa un piccolo importante pezzo di storia recente.

Il fumetto in apertura, infatti, permette di rivivere in maniera immediata gli eventi, dopodiché le parti scritte successive consentono di approfondire e comprendere meglio la storia narrata.

A tutt'oggi resta ancora un mistero il perché Ilaria Alpi e Miran Hrovatin siano stati barbaramente uccisi a Mogadiscio nord il 20 marzo 1994 in un agguato che lasciò viceversa illesi sia il loro autista che la scorta, ma forse proprio per questo la sete di verità è più forte che mai.

Il processo ha portato ad accertare un unico colpevole, Hashi Omar Hassan, ma su tale incriminazione sussistono molti dubbi, tanto da far parlare di facile capro espiatorio. Dal canto suo, la Commissione Parlamentare d'Inchiesta (2003-2006), presieduta dall'On. Carlo Taormina, è giunta a risultati quantomeno discutibili, attribuendo la morte dei giornalisti a un maldestro tentativo di rapimento e sminuendo la loro professionalità.

Tantissime persone collegate in una maniera o nell'altra all'agguato in seguito sono state uccise o trovate morte in circostanze poco chiare. Sono state manomesse prove, effettuati tentativi di depistaggio, sono spariti i bloc-notes, la macchina fotografica e alcune videocassette di Ilaria e Miran, tutto affinché la verità non emergesse.

Forti indizi inducono comunque a pensare che l'omicidio fosse premeditato e collegato alle loro indagini sui traffici di armi e rifiuti e sul peschereccio Farah Omar, sequestrato a Bosaso e su cui Ilaria voleva salire. Con i pescherecci donati dalla cooperazione italiana alla Somalia, infatti, si sarebbero compiuti traffici illeciti per portare tonnellate d'armi dall'Italia alla Somalia in cambio di rifiuti tossici e nocivi, seppelliti poi sotto scuole e strade, come l'inutile e famigerata Garoe-Bosaso.

Il fumetto, che procede a ritroso nel tempo, si chiude nell'aprile 1987 presso l'ex-aeroporto militare di Kinisia, vicino a Trapani, con la scoperta filmata da parte di Mauro Rostagno – reporter della televisione locale RTC e co-fondatore di Lotta Continua – di armi imbarcate in aerei militari italiani che invece avrebbero dovuto trasportare aiuti umanitari. Pochi mesi dopo Mauro Rostagno venne assassinato.

Ma di questo parleremo nella prossima recensione.

Valentino G. Colapinto

:: Recensione di Uomini a pezzi a cura di Barbara Balbiano

26 ottobre 2010

Titolo Uomini a pezzi, Eclissi editrice, genere noir , pagine 280, anno di pubblicazione 2010, Giudizio **** buono

C’è poco da fare … in questa antologia da divorare letteralmente in una delle piovose notti di inizio novembre che stanno per arrivare, spiccano le quattro voci femminili.

Forse perché sono le donne a pensare spesso di fare a pezzi gli uomini ma è certo che i racconti di Chiara Bertazzoni , Manuela Maggi, Ramona Corrado e Francesca Garrello.

Dopo l’introduzione di Paolo Agaraff che ci narra la sfida della scrittura collettiva che sfocia nella Carboneria Letteraria, associazione che firma questo libro, ci si immerge subito in “Non si muore cosi” di Chiara Bertazzoni, curatrice del volume oltre che autrice. Le finestre si aprono per lasciarci affacciare su un momento di vita con il quale prima o poi tutti noi dovremmo confrontarci, la morte di un genitore e i sensi di colpa, la sensazione di impotenza, i perché  e le mille domande.

Si volta pagina ed ecco Manuela Maggi con il suo “Verso chi”. Divertente ed ironico, profondo spaccato di vita matrimoniale, un’analisi attenta di questi uomini che non si accorgono mai di chi gli dorme accanto trascurandola a tal punto da farsela scappare da sotto il naso.

A chiudere la i primi tre racconti ecco “Minù e il demone” di Ramona Corrado. Geniale! Cari uomini se almeno volete tentare di capire quel periodo che ogni mese trasforma le vostre compagne, amiche, mogli … non vi rimane che leggere, perché vi assicuro che dopo starete molto più attenti a sottovalutare certi segnali!

Le donne come corpi ospite e il pensiero della chiesa verso il sesso debole (per così dire) sono il tema di “Un posto per ogni cosa” di Francesca Garrello che trovate quasi a chiusura del volume.

Comunque, anche i carbonari uomini non se la cavano poi tanto male a partire con Piermaria Maraziti, Roberto Fogliardi, Andrea Angiolino, Alessandro Papini, Giuseppe D’Emilio, Pelagio D’Afro, Alessandro Morbidelli, Lorenzo Trenti, Alberto Cola, Cristiano Brignola, Alessandro Cartoni, Arturo Fabra e per finire Paolo Agraff.

Insomma questo affascinante viaggio fra dei moderni gironi danteschi si rivelerà davvero interessante, per capire a fondo vari aspetti dell’animo umano presentati a volte con estrema dolcezza, altre con crudità e dovizia di particolari scabrosi,  ma tutti da penne navigate o alle prime armi ma comunque di alta qualità.

Buona Lettura.

:: Segnalazione Cent'anni di Marquez di Marilù Oliva

26 ottobre 2010

Cent'anni di Marquez

Cent'anni di mondo

Marilù Oliva

Prefazione di Omero Ciai 

Le evocazioni letterarie e biografiche di Gabriel García Márquez si dilatano oltre i confini del tempo e dello spazio. Márquez è molto più di quello che trapela dalla lettura delle sue opere: è il narratore che sbocciò leggendo Kafka, è l’uomo che negli anni '50 visitò l’Europa e la paragonò a una sfinge, il turista impressionato dalla tomba moscovita di Stalin, il reporter impavido, l’amico fidato di Fidel Castro, stimatissimo anche da altri capi di stato.

Il suo cosmopolitismo riflette una solidarietà che l’ha sempre spinto a combattere le differenze sociali e a spendersi in favore dei più bisognosi: ambasciatore ufficioso nelle zone caribeñe, si è offerto conciliatore tra i guerriglieri e il governo in Colombia, ha perpetuato quotidianamente la sua attività negoziatrice. Ma Márquez diplomatico si sovrappone all’uomo e allo scrittore. Un artista che ha le sue preferenze, Edipo re come libro, Béla Bartók come musicista, Francisco Goya come pittore, Orson Welles e Akira Kurosawa come registi, il giallo come colore, ma solo quello scintillante del mar dei Caraibi alle tre del pomeriggio, visto dalla Giamaica.

Padre affettuoso, sposato in nozze d’oro con l’inseparabile Merchedes Barcha, egli è infine l’uomo con le sue superstizioni e predilezioni radicate, dal whisky di malto e ben invecchiato, al baseball fino alla musica popolare  latinoamericana dei bolero, dei vallenatose della rumba.

autore

MARILÙ OLIVA vive a Bologna ed è insegnante di lettere. Nel 2010 è uscito con Elliot Edizioni il suo secondo romanzo, ¡Tu la pagarás!, un giallo ambientato a Bologna, nel mondo sudamericano che anima la città e che si esprime attraverso la musica salsa. Il suo romanzo d'esordio si intitolaRepetita, un thriller psicologico. Ha pubblicato brevi saggi storici e letterari e racconti per antologie. Scrive per diversi blog e web megazine. Il suo sito è www.mariluoliva.net.

:: Recensione di Boy di Takeshi Kitano, (Castelvecchi, Le Torpedini, 2010)

25 ottobre 2010

3983819Ci sono artisti che come i geni rinascimentali non si specializzano in un solo campo ma amano spaziare, cimentarsi con confronti sempre nuovi per mettere alla prova il proprio talento multiforme. Il giapponese Takeschi Kitano, meglio conosciuto dai suoi fan sparsi in tutto il mondo come Beat Takeschi, rientra in questa categoria. Ha provato di tutto nella vita, in Italia probabilmente ĆØ più conosciuto come regista di capolavori come Sonatine, Hana bi, L’estate di Kikujiro, Dolls, Zatoichi, ma ĆØ stato anche comico di cabaret, ballerino, attore, musicista, pittore, sceneggiatore, designer di videogiochi, critico cinematografico, presentatore televisivo, e infine anche poeta e scrittore. Forse non tutti sanno che in quest’ultime vesti ha scritto oltre ben 50 libri di poesia, saggi, articoli, e numerosi romanzi dei quali non riesco a spiegarmi il perchĆ© solo due giunti in Italia Asakusa Kid e Nascita di un guru, entrambi editi per Mondadori. Ora la Castelvecchi Editore di Roma, con una scelta che non solo i fan di Kitano apprezzeranno, propone al pubblico italiano Boy, originariamente pubblicato in Giappone nel 1987 con il titolo Shonen da Schinchosha. Boy ĆØ un libro sottilissimo, non molto di più di 100 pagine, che raccoglie tre racconti brevi: ā€œIl campione dal kimono imbottitoā€, ā€œIl nido di stelleā€ e ā€œOkamesanā€. La sensibilitĆ  lirica dell’autore che traspare come in controluce anche nelle sue opere cinematografiche più violente ĆØ presente in Boy in tutta la sua struggente melanconia. Il mondo dell’infanzia con tutte le sue sfumature ĆØ tratteggiato con delicatezza, tenerezza, quasi una sorta di pudore e reverenza che evidenzia ancora di più il contrasto con il mondo degli adulti privi di quella spontaneitĆ  e innocenza che invece i bambini ancora hanno. La prosa limpida e luminosa di Kitano, a tratti semplice a tratti impreziosita da pennellate di poesia, ci trasmette intatto lo stupore ancora incorrotto e incontaminato con cui i più piccoli guardano il mondo, la pura gioia che li fa sorridere per le piccole cose, come una giornata trascorsa all’aria aperta per un evento sportivo scolastico, o una spedizione per rubare qualche pacchetto di figurine di baseball, o guardare le stelle attraverso un telescopio. Nostalgia e rimpianto si fondono e specialmente nel terzo racconto, a mio avviso il più toccante, raccontando il passaggio dall’adolescenza all’etĆ  adulta con una tale delicatezza e autenticitĆ  da richiamare esperienze davvero vissute dall’autore. Il viaggio di Ichiro a Kyoto per visitare templi, infatti, nato come una fuga da casa in un moto di ribellione verso il padre troppo oppressivo che ostenta una moralitĆ  tutta soldi e potere, oltre ad essere un’affermazione di autonomia e indipendenza diventa l’occasione per crescere davvero e affacciarsi all’etĆ  adulta con curiositĆ  ed eccitazione. L’incontro con Jun, una coetanea che ha giĆ  oltrepassato l’invisibile confine che separa l’infanzia dal mondo degli adulti, avrĆ  per Ichiro il sapore del primo amore, della prima sigaretta, del primo giro in moto, del primo autostop. E mentre scarta il pacchetto di dolci alla cannella che Jun gli ha dato per addolcire la separazione nella speranza che un giorno si sarebbero incontrati di nuovo, Ichiro guarda le dita tozze e coriacee con cui il camionista, che gli sta dando un passaggio per tornare a casa a Tokyo, afferra tre dolcetti e se li porta tutti assieme con aviditĆ  alla boccaĀ  e pensa con un velo di amarezza che infondoĀ  diventare adulti significa solo diventare persone come lui.

:: Recensione di Il profumo di Emma di Thomas Tono

25 ottobre 2010

profumoSu un’ isola senza nome perduta nel Mediterraneo, forse non troppo distante da Palermo, qualcosa di malefico si aggira facendo sparire le persone, prima alcune bimbe, poi una vecchia signora. Chiamato ad indagare il Maresciallo Capo Bertone, uomo del nord trapiantato al sud per gli incerti del mestiere, sente la necessità di risolvere un grande caso per fuggire da quell’isola nella quale si sente estraneo. Ma non è affatto facile, nessuno ha visto niente, non ha indizi, tracce se non le enigmatiche parole della sensuale strega Meheret, che parla di un’entità che non appartiene a questo mondo e di una “porta” che deve essere chiusa. Poi la postina Virginia assiste ad un improbabile delitto, un essere demoniaco con la testa di caprone decapita con un’ ascia davanti ai suoi occhi un pescatore rumeno, Eduardo, e finalmente Bertone ha una traccia, una pista da seguire, ma niente di quello che è reale sembra essere d’aiuto. Davvero si sente di inseguire un essere non umano e quello che è peggio che non ha nessuna intenzione di fermarsi. Finale tutt’altro che scontato, che sorprenderà e spiazzerà il lettore già pronto ad aspettarsi qualche soluzione soprannaturale.La realtà spesso sa essere molto più  macabra e raccapricciante di qualsiasi fantasia e  l’autore infatti ci tiene a far sapere nelle note introduttive che gli avvenimenti descritti sono rielaborazioni di fatti di cronaca italiana realmente accaduti. Non fatevi ingannare dal titolo quindi , Il profumo di Emma non è un romanzo rosa o sentimentale come sembrerebbe, ma un piccolo giallo pericolosamente in bilico con l’horror. Caratterizzato da un scrittura surreale, a tratti poetica, piena di riferimenti onirici, Il profumo di Emma sebbene sia l’opera prima di un giovane autore ci rimanda alla letteratura alta, alla dimensione mitico-fiabesca di un Calvino o a molta letteratura sudamericana densa di colori e profumi. Thomas Tono entra a contatto con l’ irrazionale e trasporta il lettore in un mondo alieno e ostile in un altrove in cui ha campo libero il voodoo, le leggende, i miti legati al lato più oscuro dell’anima umana. Tenete d’occhio questo ragazzo sono convinta che sentirete presto parlare di lui.

Il profumo di Emma di Thomas Tono Zona Editrice 2010 pp. 148 – EURO 16.

:: Recensione di I Dodici di Jasper Kent a cura di Stefano Di Marino

25 ottobre 2010

i_dodici-Jasper_KentI DODICI- di  Jasper Kent- Rizzoli HD- euro 16- traduzione Ilaria Katerinov

Stefano Di Marino

Cerchiamo di capirci. A me le storie di  vampiri piacciono e sono sempre piaciute. Stoker(mitico anche il romanzo del suo bisnipote Dacre) Stekley,  Lumley la Hamilton. È un genere basato su una mitologia diffusa nel mondo con diverse sfaccettature. Non trovo di nessun interesse per me ovvio le saghe della Rice, della Meyer et similia. Come diceva  James Woods in Vampire . ‘I vampiri sono bestie non raffinati centroeuropei’. Non ho la pretesa di aver ragione su tutto, questione di gusti. E I Dodici mi ha soddisfatto in pieno. Una storia  ottocentesca ambientata al tempo dell’invasione  napoleonica in Russia. Un gruppo di soldati incaricato di colpirei francesi dietro le linee si rende conto che la caduta della capitale è inevitabile. Allora uno  propone di richiamare certi suoi ‘ amici’ discendenti della guardia speciale di  Ivan il Terribile. Si presentano tredici figure spettrali guidate da un grande vecchio chiamato  ‘il figlio del Serpente’(o del Drago?). Hanno i nomi dei dodici apostoli ma portano la morte. In maniera orribile, selvaggia, come un tempo fecero contro i turchi oggi contro i soldati francesi. E quando Mosca viene abbandonata e cade in mano al nemico cominciano a divampare incendi e a diffondersi voci di pestilenze e morti orribili. Trai soldati russi qualcuno dubita. Aleksej, che ha perso tre dita contro i turchi, e intesse una relazione sentimentale tormentata con  la prostituta Dominiika è il primo a realizzare la verità. I dodici alleati sono wurdalak, vampiri della tradizione russa, brutali, selvaggi, quasi indistruttibili. E li guida Iuda che tra tutti sembra il …meno vampiro ma è dotato di intelligenza e perverso desiderio di provocare sofferenza anche psicologica. Aleksey combatte la sua personale battaglia mentre ormai Napoleone è sconfitto. Per lui si tratta di un duello di onore,di sofferenza e redenzione. E, forse è la trovata migliore del romanzo, di capire se Dominiika è o non è un vampiro, se è la donna di cui si è innamorato o, tristemente, un altro inganno dell’esistenza. Teso, avvincente, inedito per situazioni e svolgimento merita senz’altro una lettura.

:: Intervista con Ugo Mazzotta

22 ottobre 2010

ugo mazzottaBenvenuto Ugo su Liberidiscrivere e grazie per aver accettato la mia intervista. Come tradizione la prima domanda è dedicata alle presentazioni. Iniziamo da quello che so io di te: sei nato a Napoli nel 56, oltre che scrittore sei anche medico.Vuoi aggiungere qualcosa, magari qualche lato del tuo vissuto più privato?

Ho un carattere schivo, non parlo facilmente di me. Ho una vita normalissima, sposato, tre figli; mi piace molto andare in moto, la uso tutti i giorni con ogni condizione meteorologica e anche se ormai mi serve quasi solo per andare e tornare dal lavoro, quelle due mezze ore al mattino e alla sera sono momenti che cerco di godermi. Amo la musica – non quella "di famiglia", mio padre era un musicista classico – strimpello chitarra e pianoforte, ho una passione per le canzoni della mia adolescenza: i Beatles su tutti ma non solo, mi piace molto il pop, il rock, il beat italiano, la british invasion… le epigrafi dei miei romanzi sono versi di quelle canzoni, che sono anche quelle che ascolta il mio commissario.

Bruno Mazzotta, tuo padre celebre musicista e compositore. Che ricordo hai di lui?

Ricordi ne ho tanti, difficile sceglierne uno… Ho un rimpianto che lo riguarda (e riguarda anche mia madre, che se ne è andata via prima di papà): ho cominciato a scrivere e a essere pubblicato dopo la loro scomparsa e questo è sempre stato un pensiero doloroso, sono certo che sarebbero stati contenti.

Raccontaci un aneddoto curioso, tenero che lo riguardi.

Una cosa che mi capita di tanto in tanto ancora adesso. Mi succede di incontrare persone che mi chiedono se sono il figlio di Bruno Mazzotta e quando rispondo di sì mi raccontano di essere stati suoi alunni al Conservatorio, mi dicono che era un grande Maestro e quanto lo rimpiangono. Ogni volta mi inorgoglisco e un po' mi commuovo; papà amava la musica ma soprattutto viveva per l'insegnamento.

Come è nata in te la passione per la scrittura?

Non lo ricordo nemmeno più. Da ragazzo ho provato a scrivere e disegnare fumetti, a comporre canzoni, il primo romanzo (rigorosamente "à la Christie" e rigorosamente da non tirar fuori dal cassetto!) l'ho scritto intorno ai vent'anni. Poi per parecchi anni mi sono dedicato ad altro ma ricordo di aver sempre pensato, davanti a una scena suggestiva o trovandomi in situazioni particolari, come avrei raccontato quella scena o situazione se avessi dovuto scriverla. Insomma credo che il desiderio di raccontare storie mi abbia accompagnato più o meno per tutta la vita.

C’è qualcuno che ti ha particolarmente aiutato anche solo con consigli e incoraggiamenti all’inizio della tua carriera che vuoi ringraziare?

Tecla Dozio, direttrice editoriale di Todaro Editore. Per chi si interessa di narrativa gialla lei è un mito, e quando ho saputo che le era piaciuto quello che sarebbe diventato il mio secondo romanzo sono stato davvero felice.

Hai esordito nel 2002 nella narrativa con il romanzo Commissariato di Polizia "La Bella Napoli", col quale hai vinto la sezione opere inedite del premio Tobino. Come sei arrivato alla pubblicazione?

Nel modo più semplice: mandando all'editore il manoscritto. L'avevo mandato a diverse case editrici, piacque a un redattore della Marco Valerio di Torino, che in quel periodo da casa editrice di saggistica voleva provare a cimentarsi anche con la narrativa, e lo pubblicarono.

Hai pubblicato fino ad oggi numerosi  romanzi: Commissariato di Polizia 'La Bella Napoli', Il segreto di Pulcinella, Indagine privata, L'avvocato del diavolo, La stagione dei suicidi. Raccontaci per ognuno di essi una frase che lo caratterizza.

Lo faccio con delle citazioni. La Bella Napoli: "Per un po' di tempo non riuscì a distogliere lo sguardo dal cadavere. Quella era una persona; era stata una persona". Il segreto di Pulcinella: "L'avambraccio destro, trattenuto dai legni che reggevano la scena del teatrino, puntava verso l'alto, la mano ancora inguantata in un burattino. Un Pulcinella che, incurante gli schizzi di sangue che gli imbrattavano la casacca bianca, fissava sardonico Prisco" . Indagine privata: "Era l'unica rimasta viva. L'hanno chiamato l'eccidio di Sassoletto, ma sono solo parole. Quella cosa lì non era un 'eccidio' o una 'strage'. Era come sapere che il diavolo ti guarda di nascosto tra gli alberi e non avere il coraggio di alzare gli occhi". L'avvocato del diavolo: "C'è sempre qualcosa di osceno nella morte (l'incipit)". La stagione dei suicidi: "Per la prima volta da molto tempo ebbe paura dei giorni che l'aspettavano (il desinit)".

Andrea Prisco è il protagonista principale dei tuoi romanzi. Come si è evoluto nel tempo?

Ha perso un po' della leggerezza degli inizi. Nell'ultimo romanzo è più cupo e nel corso della narrazione perde i suoi punti di riferimento, naviga per così dire a vista sia per quanto riguarda la vita privata che il lavoro. E in entrambi i campi alla fine della storia si trova davanti a un bivio.

Proust assaggiando una madeleine si sentiva travolto dai ricordi. Quale senso evoca di più in te la memoria e la creatività: il gusto, il tatto, l’odorato, la vista?

L'odorato, senza dubbio. Ancora adesso se sento profumo di resina mi ritrovo in un labirinto di siepi di bosso che quando ero ragazzo era una delle attrazioni della spiaggia del Poetto, a Cagliari. E se sento l'odore della canfora mi ricordo la crema da barba che usava mio padre, il Prep e rivedo il tubo giallo e blu nell'armadietto del bagno.

Quanto l’ambientazione influisce sulla creazione dei tuoi personaggi? I tuoi noir privilegiano un’ ambientazione prevalentemente provinciale: le trame si svolgono in una immaginaria valle appenninica che corrisponde nella realtà all'Alto Sangro. Perché non hai scelto una grande metropoli come per esempio Napoli?

La scelta dell'ambientazione nasce da considerazioni pratiche. Quando decisi di scrivere il primo romanzo sapevo di doverlo ambientare in luoghi conosciuti, trovo sempre piuttosto false le storie ambientate in località straniere (specialmente quando si capisce al primo paragrafo che l'autore quelle località le ha visitate solo su Internet!) e decisi di utilizzare l'Abruzzo, dove passo lunghi periodi di villeggiatura da anni, piuttosto che Napoli. Questo perché la mia città natale mi sembrava troppo "invadente" rispetto alla storia, avrebbe rubato la scena ai personaggi; e anche perché mi sentivo più a mio agio, da esordiente, con un'ambientazione più defilata, uno scenario suggestivo e non una realtà complessa come quella di una metropoli.

Hai collaborato come soggettista e sceneggiatore alle fiction televisive R.I.S. – Delitti imperfetti e R.I.S. Roma – Delitti imperfetti. Com’è lavorare per la televisione?

Divertentissimo! Ho iniziato nel 2006 ed è stata un'esperienza entusiasmante e molto istruttiva. Ovviamente lì è tutto diverso rispetto al lavoro per i romanzi, si scrive su commissione, sapendo che il tuo lavoro deve incastrarsi in quello di un gruppo e seguire logiche decise da altri. Il tutto spesso con tempi strettissimi
e scadenze ansiogene. Però è anche molto gratificante sapere che collabori con una delle fiction più seguite in Italia e quando l'anno scorso, dopo tre anni di soggetti, sono passato alla sceneggiatura di un intero episodio, beh è stato un bel momento. Forse è un po' infantile da parte mia (alla mia età poi!) ma vedere il tuo nome nei titoli di testa, sapere che i dialoghi che gli attori stanno recitando e che milioni di spettatori stanno ascoltando li hai scritti tu è una gran bella soddisfazione.

Parliamo del tuo processo di scrittura. Come passi dall’idea imbastita ancora solo nella mente alla prima stesura del romanzo. Sei un perfezionista, rivedi molte volte il testo prima di considerarlo la stesura definitiva?

Tutto comincia con uno o due spunti principali, le idee forti della storia. In genere il luogo o la modalità del delitto, o il personaggio principale. Attorno a quegli spunti costruisco pian piano la storia, aggiungendo le vicende collaterali, i depistaggi che devono distogliere l'attenzione dalla trama principale, le storie personali dei protagonisti. Nei primi romanzi tutto succedeva abbastanza disordinatamente, aggiungevo  alla trama tasselli su tasselli e via via li traducevo in capitoli, senza una scaletta predefinita. Gli ultimi due romanzi, l'ultimo pubblicato e il prossimo, hanno avuto una genesi diversa, è venuta prima una scaletta vera e propria. Per scrivere uso un programma specifico per la scrittura creativa su un Macintosh (ma più della metà del prossimo romanzo è stata scritta su un iPad), alla fine  stampo una prima stesura che rivedo almeno una o due volte (ma anche tre..) sia per controllare la struttura della narrazione che la scrittura vera e propria. Naturalmente anche durante la prima stesura capita che un capitolo o un paragrafo lo rilegga e lo riscriva più volte, mentre altri scappano via veloci dalle dita.

Oltre che romanzi scrivi anche racconti. Quale è il segreto per un buon racconto?

Credo soprattutto un'idea forte. Secondo me la vera differenza tra romanzo e racconto non sta tanto nella lunghezza quanto nel fatto che il romanzo è costruito su più idee, alcune più forti altre meno, con un ritmo più variabile; il racconto è una singola idea, forte, che deve catturare il lettore e non lasciarlo fino alla fine.

I tuoi personaggi nascono dalla realtà? Sono figli, frammenti, di persone che hai conosciuto o a che anche solo hanno incrociato il tuo cammino?

Qualcuno sì, soprattutto i comprimari e soprattutto da un punto di vista fisico. Del commissario Prisco non ho nemmeno un'immagine mentale, non so com'è fatto. La sua compagna, Agnese, fisicamente è ricalcata sulla figura di Fiorella Mannoia, una cantante che ammiro moltissimo. Altri personaggi hanno l'aspetto di persone che conosco, gente che incontro per lavoro… altri ancora sono stati ispirati da persone incrociate per strada (non si dovrebbe fare e non dovrei rivelarlo, un paio di volte ho fotografato di nascosto col cellulare sconosciuti che poi hanno prestato la loro immagine ai miei personaggi).

Cosa ami leggere di più nel tuo tempo libero? Quali sono i tuoi autori preferiti? Cosa stai leggendo in questo momento? 

Negli ultimi mesi ho letto molto poco perché ero impegnatissimo a scrivere il prossimo romanzo. Leggo quasi esclusivamente narrativa di genere, è quella la mia passione. L'ultimissimo libro che ho letto e che mi è piaciuto davvero molto è stato "La legge di Fonzi" di Omar Di Monopoli, un piccolo gioiello.

Progetti per il futuro?Puoi anticiparci qualcosa in esclusiva per Liberidiscrivere?

Sto finendo (e rifinendo) il mio prossimo romanzo. Una sfida importante perché, oltre ad avere un nuovo personaggio principale (il commissario Prisco lo ritroverò in un altro romanzo che per ora è a livello embrionale) è scritto in un modo un po' diverso dal solito ed è ambientato a Napoli, il che ci riporta alla domanda precedente a proposito dell'ambientazione delle mie storie. Ho tante idee che mi piacerebbe realizzare, ripetere l'esperienza di sceneggiare un fumetto, scrivere un noir teatrale, insomma ho molti più progetti che tempo per metterli in pratica…