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:: Delitto sul Carso di Shanmei – in prenotazione

14 luglio 2024

Dopo l’Africa e la Cina, Luigi Bianchi, ormai tenente colonnello, comandante del Gruppo di Artiglieria da Montagna, partecipa alla Prima Guerra Mondiale nelle trincee del Carso. Italiani e Austriaci si fronteggiano in una guerra logorante e sanguinosa. Luigi Bianchi ormai cinquantenne e amareggiato non cerca più la novità o l’amore per l’avventura ma medita sull’inutilità della guerra, sul sacrificio di tanti giovani soldati piagati dal freddo, dalla paura, dalla fatica, dalle malattie. Tra atti di coraggio e tentativi di diserzione scoprire che il tenente colonnello nemico, posizionato oltre la trincea, è un vecchio amico conosciuto ai tempi di Cina, apre una speranza, e così nell’inverno più freddo che si può immaginare, quello del 1916, iniziano una fitta ingegnosa corrispondenza contro ogni regolamento, rischiando la corte marziale. Ma tutto si fa per salvare giovani vite. Poi un morto attira la sua attenzione, non è una vittima accidentale della guerra ma la vittima di un vero e orrendo delitto, perpretato per oscuri motivi e così riprende a indagare…

Aveva smesso di nevicare ma non per questo faceva meno freddo.

Avevano trovato rifugio in una grotta carsica poco distante dalle trincee.

Avvolto nel suo pastrano di pelliccia, per non congelare, il tenente colonnello Luigi Bianchi tracciava su una mappa alcune linee guida alla luce di una lampada da trincea d’ottone.

Il suo attendente, un giovane ufficiale emiliano dalla battuta sempre pronta e dalla risata contagiosa, gli stava preparando del te caldo da un fornelletto a legna, versandolo in una gavetta d’alluminio in dotazione al Gruppo di Artiglieria da Montagna.

Il tenente colonnello Bianchi ringraziò e con le dita intorpidite dal freddo si avvicinò alle labbra la gavetta fumante e sorseggiò il té.

Tornò con la memoria ad altri té sorseggiati in terre esotiche e lontanissime da lì. Forse più buoni e aromatici ma non altrettanto confortanti come quello. Pensò a sua moglie Laura, che ad Alessandria cresceva da sola la loro figlia Annetta. Pensò a Mei, fuggevole ricordo di un tempo lontano in cui era un giovane tenente e credeva ancora negli alti ideali della patria, del coraggio, degli atti eroici, della avventura per l’avventura.

Era un militare di carriera, aveva scelto quella vita, non come molti ragazzi mandati al fronte al compiere della maggiore età, impreparati, spaventati, non usi a sopportare privazioni, scoraggiamenti, insicurezze. Era stato anche lui giovane, una vita fa, aveva visto con altri occhi quegli scenari desolati che erano le zone di guerra.

Ora era cambiato, qualcuno direbbe invecchiato, qualcosa gli si era incrinato dentro, aveva visto troppi morti del suo schieramento e di quello avversario, giovani vite falcidiate da ordini insensati.

Presto riprenderà a nevicare” disse piano e l’attendente annuì meditabondo.

E’ quasi Natale, non le manca la famiglia?”

I nostri uomini ora sono la nostra famiglia, cerchiamo di farne tornare il più possibile a casa dalle loro madri e dalle loro mogli, sono stanco degli ordini insensati che riceviamo dal comando, quasi che i soldati fossero formiche” disse e il tenente Giacomo Melchiorri scosse la testa cupo.

In prenotazione.

In uscita a Natale…

:: Un’intervista con Marina Sorina, scrittrice, traduttrice e attivista a cura di Giulietta Iannone

2 Maggio 2024

Marina Sorina è nata a Kharkiv in Ucraina e dal 1995 vive in Italia, a Verona. Autrice di due libri di narrativa, lavora come guida turistica e si occupa di traduzioni letterarie dall’ucraino e di attività di volontariato. Attualmente è impegnata nella campagna elettorale con la lista “Stati Uniti d’Europa”.

Benvenuta Marina su Liberi di scrivere e grazie di avere accettato questa intervista. Sei nata a Kharkiv in Ucraina ma da molti anni vivi a Verona. Sei una traduttrice e una scrittrice, hai pubblicato articoli e racconti per riviste letterarie, ti occupi di libri e di cultura.

    Inizierei con il chiederti di parlarci di te, dei tuoi studi, del tuo amore per i libri.

    Grazie per l’invito!

    Sono cresciuta in una famiglia dove il libro era il valore più grande, come d’altronde è tipico per le famiglie ebraiche in Ucraina. Tutti attorno a me leggevano, a volte anche durante la cena, mentre mangiavamo. Entrambe le mie nonne erano insegnanti di lingua, e mia madre traduceva: per cui era logico che anche io mi interessassi di letteratura fin da piccola. Negli ultimi anni di scuola ho anche frequentato un circolo letterario per ragazzi, che mi ha aiutato ad affinare le mie abilità di scrittura e analisi e a trovare amici. Ho studiato tre anni all’Università magistrale di Kharkiv, ma poi ho deciso di emigrare. Questa decisone ha provocato qualche anno di pausa negli studi, perché dovevo imparare la nuova lingua. Quando ho rafforzato abbastanza la mia padronanza dell’italiano, mi sono iscritta all’Università di Verona, dove ho conseguito la laurea quinquennale, e poi il dottorato di ricerca.

    La creatività invece non si è fermata: dopo l’emigrazione avevo continuato a scrivere racconti in russo. In quel periodo la scrittura mi aiutava ad elaborare la nuova realtà in cui mi sono trovata. Una decina di anni dopo, sono passata all’italiano e nel 2006 ho pubblicato il mio primo romanzo, mentre lavoravo alla mia tesi di dottorato. C’è stata poi una lunga pausa in cui accumulavo racconti, editi e inediti, che sono confluiti nell’ultima raccolta, “Storie dal pianeta Veronetta”, uscita nel 2018.

    La letteratura, i libri sono canali privilegiati, veicoli solidali di pace che difendono l’identità di un popolo, la sua essenza, il suo spirito.

      In che misura la poesia, e la letteratura sta consentendo al tuo popolo di resistere dopo questi due anni di guerra dopo l’invasione russa?

      Dovrei precisare che la guerra in realtà è iniziata nel 2014, anche se nel 2022 abbiamo visto l’invasione su ampia scala e l’avanzamento massiccio dell’esercito russo sul territorio ucraino. In questa situazione disastrosa, vissuta in prima persona dai nostri parenti e amici in Ucraina, la letteratura, in fattispecie la poesia, sono diventati una sorta di valvola di sfogo per le emozioni ed esperienze violente che la gente si è trovata ad affrontare.

      Al novero dei poeti si sono aggiunte tante persone che scrivevano prosa, o che non hanno mai scritto nulla in vita loro: essere catapultati in questa nuova realtà ha dato una spinta alla loro creatività. Numerose voci, famose e meno famose, si sono intrecciate nel narrare quanto accaduto. Grazie ai social, un poeta che si trova in trincea o in un centro profughi può pubblicare ed essere immediatamente letto da migliaia di lettori, senza il tramite di carta stampata. Questa poesia istantanea aiuta ad elaborare il lutto, testimoniare lo stato d’animo attuale e conservare questa impronta della realtà per i posteri.

      Poi, col passar dei mesi, arrivano anche le antologie collettive e i volumi di singoli autori, tanto più preziosi quanto fragile è la vita di ciascuno di loro. Infatti, la lista delle personalità del mondo d’arte e della letteratura uccisi è molto lunga, ed include nomi luminosi, che avrebbero potuto brillare per lunghi anni, grazie al loro talento, ma sono stati spenti dalla crudeltà dell’esercito russo. Per citarne solo due, Viktoria Amelina e Maksym Kryvtsov: quando traducevo le loro poesie, pensavo di avere tutta una vita d’avanti per proporre a loro un giorno di pubblicare in Italia una raccolta. Invece Viktoria è stata uccisa dalla scheggia di un missile russo a Kramatorsk, a fine giugno 2023, e Maksym invece è stato ucciso sul fronte il 7 gennaio 2024, il giorno dopo l’uscita della sua prima raccolta di poesie. Loro non ci sono più, ed è un vuoto difficile da colmare. Però le loro parole vivono ancora sulle pagine dei libri.

      Come organizzi il tuo lavoro di traduttrice? Programmi una scaletta, dividi il testo rientrando immagino entro una data di consegna concordata?

        No, nel mio caso purtroppo funziona al contrario: trovo un testo che mi ispira, mi metto in contatto con l’autore, e se è d’accordo, comincio a tradurre, dopo di che cerchiamo l’editore adatto. Ho realizzato così due libri, ho qualche progetto pronto “in cassetto”, uno “in cantiere” e mi affido soprattutto al FB per pubblicare e far sentire la mia voce.

        In parallelo, altre traduttrici stanno lavorando alla grande per riempire lo “scaffale ucraino”, troppo a lungo schiacciato dalla presenza ingombrante della letteratura russa. In Italia, i classici ucraini non venivano tradotti se non in rare edizioni limitate, e ora invece abbiamo ben due traduzioni di “Il canto della foresta” di Lesia Ukrainka, per non parlare di numerosi libri di letteratura contemporanea.

        Hai tradotto un libro di poesie dal titolo Lettere non spedite di Oksana Stomina. Ce ne vuoi parlare?

          Anche se le poesie sono state scritte in Ucraina, il libro come progetto editoriale è nato in Italia. A novembre del 2022 Oksana Stomina, insieme a Iya Kyva e Natalia Belchenko era venuta in Italia per un tour poetico, grazie a Pina Piccolo, poeta e traduttrice. Durante il reading a Verona c’è stato un felice incontro fra la poetessa e Andrea Garbin, curatore della collana Le zanzare, pubblicata dalla casa editrice Ghilgamesh. Garbin stava giusto cercando un nuovo autore per continuare la serie dei volumi, dedicati alla poesia impegnata scritta dai poeti che partecipano in prima persona alla vita sociale del proprio paese. Oksana Stomina era la candidata perfetta. Oriunda di Mariupol, aveva una lunga carriera poetica alle spalle, ma con l’invasione nella primavera del 2022 ha perso tutto: casa, amici, marito, rimasto a difendere l’acciaieria Azovstal e poi preso prigioniero dai russi. Costretta alla fuga, Oksana ha dovuto rifugiarsi a Kyiv, e tutta questa esperienza è confluita su due binari: un diario in prosa, che sto traducendo attualmente, e le liriche, in cui esprimeva dei sentimenti contrastanti: dolore e speranza, sdegno e amore, attaccamento alla città natia e disorientamento provocato dalla necessità di andarsene.

          Le sue poesie sono liriche, ma insieme molto concrete. Descrivono la situazione del momento, con dei particolari facilmente decifrabili. Ad esempio, descrive le sensazioni di chi esce la mattina presto dal rifugio sotto terra e vede un enorme buco nel palazzo fino a ieri intero. Oppure, condivide con noi la visione della città amatissima avvolta dal fumo nero. Grazie al talento di Stomina, queste liriche assumono un valore universale, in cui può riconoscersi anche chi ha semplicemente vissuto il distacco dai luoghi d’infanzia o dalle persone care.

          E poi c’è il tema di amore che vince ogni ostacolo, o almeno ci prova. Piacciono molto alle lettrici, anche alle più giovani. Infatti, abbiamo potuto testare le diverse poesie di “Lettere non spedite” durante i nostri due tour promozionali, il primo nell’autunno del 2023 e il secondo nella primavera del 2024, per un totale di 29 incontri. Siamo state ospiti nelle zone geografiche distanti, e negli ambienti diversi. Ambasciate, biblioteche, associazioni ucraine, circoli letterari: in ogni ambito i lettori erano colpiti dalla testimonianza di Oksana e dalla forza del suo spirito.

          Hai anche tradotto un testo in prosa Le mie donne di Yulia Iliukha. In che misura le donne stanno portando avanti la loro resistenza spirituale e culturale?

            Infatti, anche il secondo libro che ho tradotto dall’ucraino ha questa particolarità: è scritto da una donna in apparenza fragile ma molto forte di carattere. Yulia Iliucha è di Kharkiv, e come Stomina aveva già una certa carriera letteraria alle spalle: scriveva narrativa young adult, romanzi, racconti e qualche poesia. Quando la guerra si è abbattuta sulla sua città, e il marito si è arruolato, lei ha scritto una serie di brevi testi in prosa, ma ad alto grado di poesia. Sono come un concentrato di un potenziale racconto lungo, che potrebbe essere allungato e dettagliato, diventando anche un romanzo. Ma non c’è tempo per narrazioni estese: in primavera del 2022 Yulia doveva badare al figlio e alla propria sopravvivenza.

            Eppure il dovere di scrivere e di descrivere il proprio vissuto e le storie che le raccontavano altre donne ucraine era troppo forte. Con l’aiuto dei social, ha potuto diffondere questi brevi testi che nascevano e venivano condivisi, giorno dopo giorno, a puntate, finché non sono diventati un libro completo.

            Anche “Le mie donne” di Yulia Iliukha, edito da Mezzelane Ed., esce in Italia prima che in Ucraina, ma, a differenza dal libro di Oksana, non ha il testo ucraino a fronte. In compenso, è riccamente illustrato da immagini in rosso e nero di Iryna Sazhinska.

            A prescindere da un discorso puramente politico e ideologico il popolo ucraino e quello russo hanno radici strettamente intrecciate. E’ raro che in una famiglia non ci siano rami sia ucraini che russi. Mariti ucraini e mogli russe e vice versa.

              Infatti, dal punto di vista storico il rapporto fra i due popoli è quello di colonizzatore più giovane, quello russo, che colonizza e soggioga la nazione più antica, quella ucraina, rallentandone lo sviluppo per secoli. Non è preciso dire che tutte le famiglie sono miste: lo dimostrano le statistiche. Nemmeno nei tempi sovietici gli ucraini erano comunque in maggioranza sul territorio dell’ucraina, affiancati da minoranze più numerose (come russi, moldavi, armeni, ebrei), o quelle meno numerose (coreani, greci, italiani). Ciò non toglie la presenza di famiglie miste, ma qui bisogno fare un distinguo: sono tutti cittadini ucraini, anche se l’appartenenza etnica può variare.

              Le faccio un piccolo esempio recente. Questa settimana ho conosciuto una ragazza, con la quale abbiamo parlato in ucraino. Lei è cittadina ucraina, di origine coreana, nata però in Kyrgyzstan. Come mai ha questa identità complessa? I suoi erano i coreani d’Ucraina, deportati in Kyrgyzstan nei tempi di Stalin (destino comune di tanti popoli), e poi tornati alla terra d’origine – che è in questo caso l’Ucraina. Poi lei si è sposata con un ragazzo ucraino, e in casa non parlano russo, anche se lo conoscono.

              La guerra ha anche spezzato legami d’amore e di affetto, oltre che spazzato via intere generazioni di giovani ucraini che credevano nella libertà, nel coraggio, nella giustizia e nell’amore. Come pensi, finita la guerra, si possano ricucire queste ferite? O pensi che la frattura sia ormai insanabile?

                Per quanto riguarda i legami d’affetto spezzati, va detto prima di tutto che queste situazioni di rottura riguardano le persone a prescindere dalla loro origine: quel che conta è essere di qua o di la delle barricate. Uno può esser etnicamente ucraino ma vivere in Russia ed essere a favore della dittatura russa, e vice versa. Conosco ad esempio una famiglia russa che si è trasferita qualche anno fa in Ucraina. Erano disgustati dalla velenosa atmosfera che regnava nel loro paese d’origine. Quando si sono trasferiti, hanno imparato l’ucraino, e i figli maggiori si sono arruolati, mentre la mamma, sarta, confeziona le barelle e i vestiti comodi per i soldati. Con tutto questo, in tasca hanno il passaporto russo: durante la guerra è difficilissimo cambiare cittadinanza. Quindi, è un conflitto di civiltà, non di etnie.

                E le spaccature succedono a prescindere dalla geografica. Per gli ucraini chi avevano parenti in russia, nella maggior parte dei casi, il rapporto è irrimediabilmente guasto, ma lo stesso può capitare anche all’interno della stessa famiglia che vive in Ucraina, se ci sono divergenze ideologiche e generazionali.

                Certo, c’erano molti legami personali, culturali, economici. Tanto più amaro è il risveglio che ci mostra che non eravamo per niente amici: si trattava di rapporto di prevaricazione e non di parità. Sono tradimenti impossibili da dimenticare. Potresti mai perdonare chi uccide ciò che per te è più caro, e lo fa con intenzionale efferatezza, scegliendo proprio gli obiettivi più sensibili, che lasciano tracce più dolorose. Certo che no! In Italia ci si offende per molto meno. Ma il paragone più preciso è quello con un rapporto abusivo. Dopo anni di soprusi da parte di un partner violento riesci a liberarti, lui ti rincorre per punirti per la tentata fuga. Che faresti? Perdoneresti al tuo aguzzino sia gli anni di sofferenza che la violenta rappresaglia, per tornare all’ovile? Non credo proprio!

                Uno dei racconti di Yulia Iliukha è dedicato proprio al dialogo ormai impossibile con dei parenti russi; e anche nel “Diario di una sopravvissuta” Stomina dedica attenzione alle conversazioni con gli ex-compagni di studi che vivono in Russia. Parlando con loro al telefono e raccontando loro l’evidenza della distruzione causata dai russi, la scrittrice ha riscontrato totale indifferenza. Lo stesso è capitato a moltissimi ucraini. Invece di dare retta alla voce di un amico ucraino che racconta il proprio vissuto, i russi scelgono la voce avvelenata della propaganda, che glorifica la Russia e celebra i crimini di guerra come se fossero prodezze. I figli dei nostri amici di una volta vengono sul suolo ucraino per ucciderci. Non è “Putin” a schiacciare il bottone di lancio dei missili, e dietro ogni militare c’è non solo la sua famiglie, o i suoi amici e parenti che approvano e lo incitano ad uccidere ancora: ci sono tutti i cittadini russi, a prescindere dall’origine etnica, che si sono trovati bene nelle caselle della società dittatoriale, e sono ora solidali e motivati a continuare finché non distruggeranno i vicini “ribelli”, che hanno osato costruirsi una vita indipendente invece di vivere nella cieca obbedienza per loro abituale.

                Tornando alla letteratura ucraina, quali sono gli autori contemporanei più interessanti che consiglieresti di leggere ai nostri lettori, e quelli che ti piacerebbe tradurre in italiano?

                  Certamente consiglio Serhii Zhadan, tradotto ormai da tanti anni da Lorenzo Pompeo e presentato qualche anno fa al Salone del Libro di Torino. La più acclamata scrittrice ucraina contemporanea è invece Oksana Zabuzhko, autrice sia di romanzi che di saggi, seguita da Andrii Kurkov, che, tra l’altro, aveva cominciato la sua carriere letteraria scrivendo in russo, ma che negli anni scorsi, ormai in età matura, è passato a scrivere in ucraino. Tutti e tre sono presenti nell’editoria italiana da tempo.

                  Fra le novità c’è da prendere nota dei nomi ancora non molto noti. Nell’ambito della saggistica, “Il Donbas è ucraina” di Katerina Zarembo, per la poesia, oltre alla già citata, Oksana Stomina, Iya Kyva, poetessa oriunda del Donetsk, anche lei profuga da quasi un decennio.

                  Aggiungerei anche un saggista di origine russa, Arkadii Babchenko, che è proprio un esempio di come si possa rinunciare alla carriera a Mosca e rinunciare per spostarsi a vivere a Kyiv, ponendosi completamente dalla parte degli ucraini e osservando la realtà di guerra con uno sguardo esperto e disincantato. Per chi invece vuole fare un tuffo nel passato, ecco fresca di stampa “Il canto della foresta” di Lesia Ukrainka, tradotto da Yaryna Grusha per Mondadori.

                  Parlando dei miei desideri per il futuro, mi piacerebbe tradurre ogni libro che permette agli italiani di capire meglio la mentalità ucraina, colmando le lacune riguardo al passato, e soprattutto condividere con i lettori italiani la diaristica di questi primi due anni di guerra. Come esempio posso citare due libri che ho sulla mia scrivania: il saggio “La lingua è una spada: linguaggio dell’impero sovietico”, un saggio divulgativo che analizza dal punto di vista post-coloniale le strategie comunicative sovietiche, che sono in sostanze molto simili a quelle di altre dittature, oppure il libro- diario di Anna Hin, una scrittrice di Kharkiv che ha osservato, giorno dopo giorno, la vita della città nel primo anno di invasione. Le sue brevi impressioni soggettive, sempre molto umane ed acute sono inframmezzate con le statistiche, brani di discorsi ufficiali, cronache dei crimini di guerra. Insieme, compongono un quadro storico e nello stesso tempo molto individuale.

                  Quale è il tuo ultimo libro di autore ucraino che hai letto?

                    Stranamente, l’ultimo libro ucraino che ho letto è una storia per bambini, che racconta le avventure di un baby-Coala strappato dal bosco di eucalipto dove abitava e portato in giro in uno zoo. Una storia semplice e toccante, con forte messaggio ecologista e umanitario, per la quale mi piacerebbe trovare l’editore.

                    Puoi dirci a cosa stai lavorando in questo momento?

                      Quando saranno finite le elezioni europee, alle quali sono candidata, tornerò a tradurre il diario dei primi giorni di invasione, scritto da Oksana Stomina. Non è un lavoro semplice: i fatti che racconta sono difficili da accettare. Due anni fa, più o meno, i difensori della città asserragliati nella ferriera hanno dovuto arrendersi, seguendo ordini dei loro superiori. Oksana narra la vita, o meglio – la distruzione – della città di Mariupol nelle settimane precedenti, quando era ancora possibile agire, fare volontariato, spostarsi.

                      Grazie per il tuo tempo e la tua disponibilità, e auguri per il futuro.

                      Grazie a te e ai nostri lettori! Ci vediamo al Salone del libro di Torino la domenica del 12 maggio, per presentare “Le mie donne”.

                      :: Come un fiore di ciliegio nel vento di Etsu Inagaki Sugimoto

                      24 gennaio 2024

                      Pubblicato per la prima volta a New York nel 1925 e diventato subito un bestseller internazionale, questo libro è il racconto in prima persona della vita di Etsu Inagaki Sugimoto, la figlia minore di un samurai di alto rango, che vive sulla sua pelle il passaggio tra il Giappone feudale del XIX secolo e la potente modernità americana del primo Novecento. Nata nella città di Nagaoka, nel nord del Paese, Etsu riceve una rigida educazione, improntata ai principi dei nobili guerrieri samurai, ma il destino ha in serbo per lei tutt’altro: in seguito alla morte improvvisa del padre, la ragazza viene promessa in sposa a Matsuo, un amico del fratello, che vive negli Stati Uniti. Sarà solo l’inizio del suo viaggio nel Nuovo Mondo e dentro se stessa, un viaggio ricco di momenti belli e difficili come solo la vita sa essere. Forte della sua identità e delle sue convinzioni, tra i ricordi magici dell’infanzia in Giappone e l’incontro dirompente con la realtà occidentale, che la sospinge verso nuovi orizzonti, la giovane donna cresce, impara e ama con coraggio. Più di un memoir, più di una saga familiare, la vicenda di Etsu, leggera e forte come un fiore di ciliegio nel vento, è una bellissima storia di formazione al femminile che non smette di appassionare e commuovere.

                      ETSU INAGAKI SUGIMOTO (1874-1950) nasce in una famiglia di samurai all’indomani dell’era Meji, che vede il Giappone aprirsi al resto del mondo dopo secoli di isolamento. Ha ventiquattro anni quando un matrimonio combinato la porta negli Stati Uniti: è l’inizio di una nuova vita, lontana da tutto ciò che poteva immaginare, che la giovane donna affronta con grande determinazione. Nel corso degli anni Etsu comincia a scrivere articoli sul Giappone, prima per i giornali locali di Cincinnati, poi per il magazine Asia. Dopo aver trascorso un altro periodo nella sua terra natale, decide di stabilirsi definitivamente a New York, dove diventa docente di lingua e cultura giapponese presso la Columbia University.

                      :: Delitto a Massaua (Le avventure del tenente Luigi Bianchi nell’Africa selvaggia Vol. 3) di Shanmei

                      21 gennaio 2024

                      Massaua 1886. Durante le grandi piogge invernali il giovane tenente Bianchi si trova ad indagare su un efferato delitto per scagionare Augusto Coen, un contabile di una ditta commerciale. Aiutato dal tenente Fabrizio De Angelis dovrà riuscire a dipanare un’intricata matassa tra rivalità commerciali, furti e delitti.

                      Terza novella della serie “Le avventure del tenente Luigi Bianchi nell’Africa selvaggia”. Dopo i sette episodi, più i racconti, della serie “Le avventure del tenente Luigi Bianchi nella Cina misteriosa” torna il tenente Luigi Bianchi in una serie che narra le sue indagini e avventure giovanili in Africa alla fine dell’Ottocento.

                      :: Giornata Della Memoria: due consigli di lettura/2

                      16 gennaio 2024

                      In occasione del 27 Gennaio, in cui ricorre la “Giornata della Memoria”, in ricordo delle vittime della Shoah queste sono le due proposte di La Nave di Teseo: I frutti della memoria – La mia testimonianza nelle scuole di Edith Bruck e Il cabaret dei ricordi di Joachim Schnerf. In uscita rispettivamente il 23 e il 30 gennaio.

                      In occasione del Giorno della Memoria, la testimonianza del dialogo continuo di Edith Bruck con ragazzi e studenti di ogni età sugli orrori del nazifascismo e dell’Olocausto, per tramandare alle generazioni future, ancora e ancora, il capitolo più buio della storia dell’uomo.

                      “Cari studenti, dopo tantissimi anni che mi mandate lettere, versi, disegni, sento il bisogno di rispondervi, di raccontare non il mio vissuto, che conoscete, e spero non dimenticherete mai, come me, ma la vostra promessa di portare avanti la testimonianza. 
                      Se l’uomo ancora non ha imparato dai propri misfatti, provate voi giovani a essere meglio dei vostri predecessori e cercate di creare una nuova convivenza pacifica, civile e rispetto reciproco con chiunque e ovunque. ‘Basta una goccia di bene,’ mi ha detto Papa Francesco, ‘per migliorare questo mare nero che è il mondo.’ Gli ho risposto che io ho fatto già una pozzanghera. E continuerò ancora, finché potrò, perché non è mai inutile. La memoria per tutti è fondamentale, vitale. Convinzione che devo a voi, alle vostre lettere. 
                      Vi consiglio di alimentare il bene dentro di voi, e lasciate morire di fame il male.”
                      – Edith Bruck 

                      Un volume prezioso che raccoglie le lettere e i testi degli studenti di tutte le età che Edith Bruck ha incontrato in questi anni, portando nelle scuole e ovunque la sua testimonianza ininterrotta per non dimenticare l’orrore dell’Olocausto. 

                      Un romanzo sulla Shoah diverso, che intreccia la storia dell’ultima sopravvissuta di Auschwitz a quella di suo nipote di fronte alla paura di diventare padre, ai ricordi nostalgici di una infanzia perduta di avventure, e alla responsabilità di tramandare la memoria.

                      Domani mattina Samuel andrà a prendere la moglie e il loro primogenito al reparto maternità. Così, in quest’ultima notte di solitudine, all’alba di una vita che non sarà più la stessa, Samuel è inquieto e non riesce a dormire. Diviso tra esaltazione e angoscia, ricordando il passato e pensando al futuro, la sua notte è infestata da molte storie che lo accompagnano da tutta la vita. Quella della sua famiglia prima di tutte, ma, ancor di più, quelle che narrava la prozia Rosa, che nel secondo dopoguerra si era stabilita in Texas dove aveva allestito uno straordinario e rinomato cabaret. Le storie che Samuel si raccontava da bambino, quando con i cugini si travestiva da cowboy e giocava a cercare la prozia nel deserto di un’America fantastica, affrontando nemici immaginari. Quelle che Rosa, ormai ultima sopravvissuta ad Auschwitz, ha raccontato ogni sera nei suoi spettacoli. Tutte storie che Samuel condividerà con suo figlio, il bambino nato mentre Rosa sta per dire addio al suo amato palcoscenico. Presto non ci saranno più testimoni da passare, ma resteranno il racconto e l’invenzione, capaci di svelare ciò che credevamo scomparso, di evocare l’indicibile ma soprattutto di impedire di stravolgere il passato. Perché, al cabaret dei ricordi, l’importante è non dimenticare mai. 

                      In questo romanzo intimo, commovente, delicato e ironico, Joachim Schnerf costruisce una narrazione che riesce con leggerezza ad affrontare temi profondi, umani e universali come il rapporto con il proprio passato, il senso di appartenenza, l’abbandono e la morte. 

                      :: La finestra sui tetti e altri racconti con Martin Bora di Ben Pastor (Sellerio 2023)

                      6 gennaio 2024

                      Otto racconti con Martin Bora, l’eroe tormentato con cui Ben Pastor ha conquistato gli appassionati del giallo storico. Tra scenari di guerra, omicidi e indagini al fronte, l’ufficiale della Wehrmacht è sempre più stretto nel suo dilemma morale: obbedire o ascoltare la propria coscienza di uomo?

                      La saga in giallo dedicata al tragico, malinconico ufficiale della Wehrmacht ha un carattere romantico che nei racconti viene accentuato ancor più che nei romanzi. Proprio perché centrati sull’eroe solitario sconfitto in partenza.
                      Nel 1941, in un villaggio ucraino abbandonato dai sovietici, von Bora in-contra Vladimir Propp, lo scienziato leningradese che scoprì lo schema universale della fiaba popolare; con un tale esperto di folklore al fianco, inizia a investigare sull’omicidio di una strega-prostituta.
                      Anche negli altri racconti, è come se l’amletico detective cercasse nella più attenuata assurdità del delitto un riparo dalla più grande assurdità della guerra; ad aiutarlo, in questa fuga in una norma paradossale, è come se ci fosse un secondo personaggio, un quasi nemico-amico, volontario o meno.
                      A Praga nel 1942, mentre Heydrich pianifica la soluzione finale per gli ebrei cechi, sono due vecchietti nel cortile sotto alla finestra che attraggono la sua attenzione durante un’indagine su un collaborazionista assassinato. Il pensiero della moglie Dikta è il dolce veleno che lo toglie dal giaciglio d’acciaio di Stalingrado. Il vecchio maestro che denuncia il figlio ai nazisti, in un villaggio della Russia occupata, riporta Martin a una vendetta familiare in quelle terre di sangue.
                      Le altre storie della seconda parte hanno luogo sotto i cieli più luminosi dell’Italia occupata. Un delitto passionale nel veronese del ’43 che coinvolge un prete, le guardie di Salò, una vedova. Un gioielliere a Littoria ucciso per una spilla dal nome allusivo, il nodo d’amore. Un vecchio su un treno, in Toscana nel 1944, che racconta dell’omicidio di due amanti. Una specie di faida familiare sull’Appennino e l’astuzia di un partigiano.
                      L’opera narrativa di Ben Pastor è la biografia ideale di un uomo tormentato dal delitto e dalla guerra, in cui è incarnato il dramma feroce di una parte degli ufficiali della Wehrmacht sotto Hitler. La storia di un Io diviso: un uomo giusto dentro una divisa sbagliata, un investigatore angosciato dall’insensatezza del dovere in mezzo ai milioni di assassinati dalla guerra.

                      Ben Pastor, nata a Roma, docente di scienze sociali nelle università americane, ha scritto narrativa di generi diversi con particolare impegno nel poliziesco storico. Della serie di Martin Bora Sellerio ha già pubblicato Il Signore delle cento ossa (2011), Lumen (2012, 2022), Il cielo di stagno (2013), Luna bugiarda (2013), La strada per Itaca (2014), Kaputt Mundi (2015), I piccoli fuochi (2016), Il morto in piazza (2017), La notte delle stelle cadenti (2018), La canzone del cavaliere (2019), La sinagoga degli zingari (2021), La Venere di Salò (2022), La finestra sui tetti e altri racconti con Martin Bora.

                      :: Marcello Simoni: La Taverna degli Assassini (Newton Compton 2023) a cura di Giulietta Iannone

                      2 novembre 2023

                      La scrittura piana, lineare e rassicurante di Marcello Simoni torna piacevolmente ad accompagnarci nel giallo gotico La taverna degli assassini, edito in questo fine 2023 da Newton Compton, che vede il ritorno di Vitale Federici, già personaggio principale de “I sotterranei della cattedrale”. Siamo alla fine del ‘700 in un castello di proprietà di un nobile che ha trasformato la sua magione toscana in un’azienda vinicola sul modello delle grandi aziende vinicole francesi. Il vino infatti sarà il grande protagonista di questo giallo che parte dal ritrovamento di un cadavere dopo una grande nevicata. Ad indagare Vitale Federici coadiuvato da un giovane collaboratore, il nobile Bernardo della Vipera. Riuscirà la nostra improbabile coppia di investigatori a svelare l’arcano e dipanare l’intricata matassa che nasconde il colpevole? Seppure appare un mistero irrisolvibile i nostri ce la metteranno tutta in un gioco di deduzioni e intuizioni per venire a capo del mistero lasciando i lettori piacevolmente stupiti dalla bravura dell’autore. I gialli a incastro nascondono sempre un gioco di rimandi e giochi di inganni e questo rispetta tutte le regole del giallo a enigma. Un giallo classico perfetto per i fan di Agatha Christie che vi farà passare ore serene. Buona lettura!

                      Marcello Simoni è nato a Comacchio nel 1975. Ex archeologo e bibliotecario, laureato in Lettere, ha pubblicato diversi saggi storici; con Il mercante di libri maledetti, suo romanzo d’esordio, è stato per oltre un anno in testa alle classifiche e ha vinto il 60° Premio Bancarella. Ha vinto inoltre il premio Stampa Ferrara, il premio Salgari, il premio Il corsaronero e il premio Jean Coste. La saga del Mercante ha consacrato Marcello Simoni come autore culto di gialli storici: i diritti di traduzione sono stati acquistati in venti Paesi. Con la Newton Compton ha pubblicato numerosi bestseller tra cui la trilogia Codice Millenarius Saga e la Secretum Saga.

                      :: Oleandro bianco (Le avventure del tenente Luigi Bianchi nella Cina misteriosa Vol. 6)

                      14 febbraio 2023

                      Un mystery storico nella Cina del primo ‘900

                      Della stessa serie potete leggere le novelle “Delitto a bordo del Giava in navigazione per la Cina“, “Lo strano caso del missionario scomparso” , “Il mistero della Fenice d’Oro“ e Il mistero del Mandarino calunniato“ e “La strana morte di Mme. Fontaine.

                      E i racconti brevi: Un gioco di pazienza e Tre mesi in Giappone

                      Seguito di “La strana morte di Mme.Fontaine” torna il tenente Luigi Bianchi ufficiale piemontese al seguito della Missione Internazionale giunta in Cina per liberare le Legazioni e sedare la Rivolta dei Boxer.
                      Al centro di questa nuova indagine ci sarà l’avvelenamento e la morte di un’intera famiglia, padre, madre e due bambine tutti morti a un tè all’aperto estivo. Omicidio, doppio suicidio, incidente…
                      Il tenente Bianchi, ormai di stanza a Huang Tsun, sarà chiamato in tutta fretta a indagare coadiuvato da sua moglie Mei e sarà presente sulla scena del crimine particolarmente inquietante: tutti sembrano dormire il loro ultimo sonno nei loro vaporosi abiti chiari ed estivi. Questo è l’inizio sarà una storia appunto estiva, dopo la tanta neve in “La strana morte di Madame Fontaine“.

                      Sesta novella di una serie di mystery storici coloniali con ambientazione cinese. Avventura, intrighi, giochi di spie, suspence e delitti su uno sfondo esotico, con un buon e accurato contesto storico che copre l’arco temporale cha va dal 1900 al 1905.

                      In prenotazione: qui.

                      Sarà rilasciato sui vostri kindle il 15 agosto 2023.

                      :: Giornata della Memoria: due volumi

                      24 gennaio 2023

                      In occasione della Giornata della Memoria consigliamo due volumi, per conoscere e non dimenticare:

                      La “Rosa Bianca” (die Weiße Rose) fu un gruppo di studenti universitari che si oppose al regime nazista con pericolose azioni clandestine di controinformazione. Nel giugno 1942 i fratelli Hans e Sophie Scholl e i loro amici diffusero un primo volantino che incitava alla resistenza in nome della libertà, della giustizia e della pace in Europa.

                      Ne seguirono altri cinque, fino a quando, tra il 18 e il 22 febbraio 1943, gli Scholl e Christoph Probst furono arrestati e condannati alla ghigliottina. La Gestapo riuscì a prendere anche gli altri del gruppo (Graf, Huber, Schmorell), che subirono la stessa sorte. Gli studenti avevano tra i 21 e i 25 anni.

                      Scritto con stile avvincente e tensione narrativa, il libro alterna al racconto della vicenda la ricostruzione del profilo biografico dei protagonisti, le loro ragioni spirituali e politiche, il loro “itinerario sovversivo”. Testimoni del coraggio del dissenso, i giovani della “Rosa Bianca” sono un esempio forte e attuale dei valori civili di libertà e democrazia, per i quali si è disposti a giocarsi anche la vita.

                      LA ROSA BIANCA, Edizioni San Paolo 2023, pp. 331, euro 20,00

                      Duemila anni di storia attraversata da calunnie, massacri, espulsioni, bolle pontificie discriminatorie e ripetuti tentativi di cancellare il popolo ebraico. Dai primi secoli contrassegnati dall’antigiudaismo religioso si passa alla strage di ebrei della Prima crociata nel cuore dell’Europa e al periodo buio dell’Inquisizione, passando per l’istituzione del ghetto fino ad arrivare alla nascita dell’antisemitismo razziale, culminato nella Shoah. E oggi? La Dichiarazione conciliare Nostra Aetate ha condannato “gli odi, le persecuzioni e tutte le manifestazioni dell’antisemitismo dirette contro gli ebrei in ogni tempo e da chiunque”.

                      Dopo l’immane tragedia della Shoah sembrava che potessimo archiviare l’antisemitismo. Ma è stata un’illusione. Attacchi terroristici, aggressioni fisiche, minacce, vilipendio di cimiteri sono purtroppo gli esiti dell’azione di un mostro che pensavamo domato.

                      C’è qualcosa di oscuro che affonda le sue radici nell’accusa di deicidio. L’antigiudaismo è ancora oggi la linfa che nutre l’antisemitismo e l’antisionismo, vale a dire l’odio che minaccia l’esistenza stessa degli ebrei e di Israele?

                      Nelle pagine di questo libro si trovano le risposte a queste domande scomode.

                      CHI HA UCCISO GESù? Edizioni San Paolo 2022, pp. 271, euro 22,00

                      :: Giornata della Memoria 2023: due proposte Salani per ragazzi

                      12 gennaio 2023

                      Data di uscita: 10 gennaio 2023 | Pagine 224 | euro 13,90 | Target: 11+ 
                      La storia di Anna Frank raccontata dalla prospettiva del nascondiglio che custodì i segreti, le paure e i sogni di Anna.

                      Amsterdam, Olanda. L’indirizzo è Prinsengracht, 263. Ad Anne sembra solo un vecchio edificio affacciato su un canale. Dentro ci sono dei magazzini, ciò che resta di una ditta di confetture e una libreria girevole che cela un mistero. Perché quello non è un luogo come un altro. Anzi, è il posto perfetto per nascondere due famiglie. È il 1942 e quell’alloggio segreto diventa di colpo la nuova casa di Anne Frank. Anne è una ragazzina allegra e spensierata, ha solo tredici anni e il mondo che conosce è sconvolto da una tremenda guerra che sembra travolgere tutti. Lei è il cuore lucente del nascondiglio. È un’adolescente vivace che scrive in un diario ciò che ama, sogna, spera: vivere in un mondo migliore. E il suo incredibile entusiasmo desta l’interesse di un curioso osservatore. Il rifugio segreto. Quel luogo antico e solenne, vivo e ricco di storie, si appassiona davanti al coraggio della piccola Anne. La vede crescere, ridere e soffrire. La incoraggia come può e come riesce: fino alla fine. E anche dopo, quando non resta che una cosa da fare, audace e temeraria al tempo stesso: tramandare la storia di Anne. Perché nessuno possa dimenticarla. Grazie a una voce calda e inedita, capace di raccontare con sincero trasporto gli anni della II Guerra Mondiale, la storia di Anne Frank s’intreccia a quella del rifugio segreto per raccontarci qualcosa di noi stessi. La Storia non è mai realmente passata: è qui, nel nostro presente, e riscoprirla è un regalo prezioso per le generazioni future.

                      LUCA AZZOLINI è nato a Ostiglia (Mantova) il 21 maggio 1983 e si è laureato in Storia dell’Arte a Verona. Ha iniziato a scrivere fin da giovanissimo e oggi lavora come autore, editor e ghostwriter. I suoi romanzi per ragazzi, la Saga di Aurion, la serie Volley Star e il ciclo di Mark Mission, sono stati tradotti in diversi Paesi. Oltre a romanzi di fiction, Azzolini è autore di storie vere, come il bestseller La strada più
                      pericolosa del mondo (2018), Bambini per gioco (2019) selezionato al premio Bancarellino 2020, e Don Ciotti, un’anima Libera (2019). Nel 2020 ha debuttato nella narrativa per adulti con Romulus, trilogia ispirata alla serie TV Sky prodotta da Matteo Rovere, con la collaborazione di Groenlandia e Cattleya. Per De Agostini Libri ha pubblicato anche Ragazzi selvaggi, vincitore del Premio Scaramuzza 2022 e finalista al premio Castello di Sanguinetto 2022, un romanzo tratto da una storia vera di bullismo.

                      10 gennaio 2023 | Pagine 224 | euro 15,90 |Target: 12+

                      Un romanzo intenso che racconta come un’intera generazione di sopravvissuti sia riuscita a costruire un nuovo mondo sulle rovine del vecchio. Una storia attuale e senza tempo, che parla di pace e ricostruzione.

                      Da settimane per le strade di Amburgo si incontrano solo camionette di soldati inglesi che pattugliano i quartieri per controllare i vinti. La città è uno spettro fatto di cumuli di macerie e bombe inesplose. Di silenzio, fame e profughi. Eppure, tra le rovine, c’è chi ha voglia di ricominciare e lasciarsi tutto alle spalle. C’è ancora chi sa trovare, nonostante la desolazione che lo circonda, la voglia di giocare. Come l’orgoglioso Hermann, ex militante della Gioventù hitleriana, arrabbiato con il mondo intero, che vorrebbe partire per l’America e invece si ritrova a dover restare e prendersi cura di una famiglia spezzata. La sua. O Traute, l’intraprendente figlia del fornaio, che sgraffigna pagnotte dalla bottega dei genitori per barattare il cibo con nuove amicizie. E infine il piccolo Jakob, che, rinchiuso nel suo nascondiglio, non si è ancora accorto che la guerra è terminata. Teme che uscire allo scoperto possa farlo finire ai campi di concentramento, il luogo che ha inghiottito anche la sua famiglia. I loro destini, così diversi eppure così simili, si intrecciano durante la prima settimana dell’estate del 1945, quando il tiepido sole di giugno penetra tra gli scheletri dei palazzi, portando uno sprazzo di luce e speranza a chi non ne ha più.

                      Kirsten Boie è nata ad Amburgo, in Germania, nel 1950. Lì ha completato gli studi e ha lavorato come insegnante in una scuola superiore. Con l’arrivo del primo figlio, ha iniziato a scrivere libri per bambini e attualmente ne ha scritti un centinaio, tradotti in numerose lingue. Oltre a occuparsi di narrativa, scrive saggi sulla letteratura per bambini e ragazzi, ed è impegnata nella promozione della lettura. Nel 2019 è stata nominata Cittadina Onoraria di Amburgo per i suoi meriti in campo letterario.

                      :: I miei libri preferiti 2022

                      18 dicembre 2022

                      Condominio Noir, AA.VV. (Watson edizioni, 2022)

                      L’uno dall’altro di Philip Kerr

                      Il segreto del calice fiammingo di Patrizia Debicke

                      In nessun luogo di Roberto Saporito

                      Dalle nove a mezzanotte di Paola Rambaldi (Clown Bianco Edizioni 2022)

                      Prato all’inglese di Frédéric Dard (Rizzoli, 2022)

                      Il prezzo dell’onore di Giorgio Ballario (Edizioni del Capricorno 2022)

                      Arco di Trionfo di Erich Maria Remarque (Neri Pozza 2022)

                      MAGGIE. RAGAZZA DI STRADA E ALTRE STORIE NEWYORKESI di Stephen Crane (Rogas Edizioni 2022)

                      La Venere di Salò di Ben Pastor (Sellerio 2022)

                      She-Shakespeare di Eliselle

                      La pienezza di vita di Edith Wharton (Oligo editore 2022)

                      :: She-Shakespeare di Eliselle

                      24 novembre 2022

                      La vita delle donne è sempre stata difficile, immaginatevi la vita delle bambine inglesi nel XVI secolo. Non potevano andare a scuola, recitare, essere indipendenti. Dovevano ubbidire, tacere, occuparsi delle faccende domestiche e non avere aspirazioni artistiche. In questo romanzo per ragazzi, per la casa editrice Gallucci, Elisa Guidelli, in arte Eliselle, ci racconta la vita di Judith Shakespeare che con la complicità di madre e zia, diventa niente meno che William Shakespeare, sì il grande drammaturgo inglese, autore di alcune delle opere più famose e importanti della letteratura, la cui identità è per certi versi ancora oscura.

                      E se fosse stato una donna? Sulle orme di alcune riflessioni di Virginia Woolf Eliselle dà concretezza e crea il personaggio di Judith e ci racconta la sua infanzia, il suo amore per i libri, il teatro, la lettura, la musica e la scrittura.

                      Un romanzo di formazione per ragazze moderne intelligenti ed emancipate, dai 12 anni in su, che invita a riflettere sulle disuguaglianze di genere e sociali, sull’educazione e sui modelli imposti alle donne che hanno avuto sempre ben poche possibilità di cambiare le cose. Ma si sa le difficoltà aguzzano l’ingegno e la nostra Judith ha mille risorse oltre a un grandissimo talento e così si trasforma in William per poter essere ammessa a una scuola accessibile solo ai maschi.

                      In quel particolare periodo tra la fine del teatro medievale e la nascita del dramma moderno sullo sfondo dell’Inghilterra elisabettiana, tra disparità sociali e divisioni politiche, sociali e religiose si snoda una storia di riscatto, determinazione, consapevolezza e voglia di perseguire i propri sogni, che sarà di esempio a molte giovani d’oggi turbate dalle prime difficoltà. Una storia tenera, buffa, ricca di umanità e grinta, con illustrazioni di Arianna Farricella.

                      Elisa Guidelli, in arte Eliselle, vive nel modenese. È laureata in Storia medievale e lavora come libraia, storyteller, organizzatrice di eventi letterari e festival dei libri per ragazzi. Ha già pubblicato due romanzi per ragazzi: “Girlz vs Boyz” e “Il Collegio”, entrambi con Einaudi Ragazzi.

                      Arianna Farricella è modenese di nascita e bolognese d’adozione. Ha imparato a leggere con Asterix e Topolino, poi ha cominciato a disegnare fumetti e storie illustrate. Da allora ne ha fatto un mestiere, lavorando come fumettista e illustratrice per ragazzi.