Traduzione di Luca Mariotti
“La mattina dopo hai aperto le persiane e ti sei seduto davanti a me aspettando il mio risveglio, non so se dal sonno o dalla vita. Ma io ero già sveglia da ore senza osare aprire gli occhi. Ho alzato una palpebra e poi l’altra e per mia sorpresa c’era luce, qualcosa di luce, luce sufficiente: l’ombra di sangue non era scomparsa dall’occhio destro ma quella del sinistro era precitata al fondo. Ero cieca solo a metà”.
Gli occhi di Lucina sono invasi dal sangue della malattia: le sue vene hanno ceduto misteriosamente a un peso eccessivo che le ha fatte esplodere, facendo riversare un magma nero nei suoi occhi.
E’ un dramma che travolge inaspettatamente la sua giovane vita a New York e quella del suo compagno Ignacio: a una festa i suoi occhi perdono progressivamente la visione del mondo circostante e Lucina si trova immersa nel buio di una notta interminabile.
Il giorno è pieno di ostacoli fisici e mentali mentre la donna cerca di riappropriarsi di una normalità a cui si aggrappa con rabbia in attesa di un verdetto, quello del dottor Leks, che fatica ad arrivare.
Bloccata nell’attesa logorante dell’intervento, Lucina torna nel Cile del suo passato, nella casa in cui vivono ancora i suoi genitori e pezzi della sua infanzia, ripercorrendo a tentoni i luoghi di un tempo e cercando di rievocare emozioni ormai lontane. La cecità ha reso quella distanza un abisso insuperabile per la sua famiglia che fatica a comprendere il suo cinismo e la sua disperazione.
Un gioco al massacro quello di Lucina che, incapace di rassegnarsi alla cecità, trascinerà nel vortice della sua frustrazione le persone che più la amano, nel tentativo di infliggere ulteriore dolore alla loro umana impotenza e aggiungere alla propria disperazione un’intollerabile solitudine.
“Cominciammo a frapporre miglia mentali e silenzi tra di noi anche se eravamo legati con una corda invisibile ed elastica [….]. In quel momento seppi che mi ero legata a Ignacio come un’edera, avvolgendolo e intrappolandolo con i miei tentacoli, succhiandolo come una ventosa che infierisce sulla vittima”.
Quelli di Licina sono giorni fatti di ombre e di ricordi, residui di una vita che la tengono salda al mondo che la circonda e la inonda con la sua violenza di rumori, voci e parole che non hanno più alcun significato. In un universo nuovo in cui tutto è provvisorio, anche la scrittura, un tempo veicolo di messaggi, diventa per la donna un susseguirsi di tracce prive di significato.
Lina Meruane è bravissima nel ricomporre i pezzi di un’esistenza segnata brutalmente e irrimediabilmente dalla tragedia. Dietro il cinismo di Lucina si nasconde tutta la fragilità di una donna assediata dalla paura e dalla confusione, incapace di affidarsi all’amore dell’uomo che la vuole accanto a sé e alla speranza di un futuro possibile.
“Ho sospeso il futuro mentre spremo fino alla buccia, assetata, il presente”.
Come ha spiegato la stessa scrittrice cilena – ospite quest’anno dello Spazio Cile al Salone Internazionale del libro di Torino – l’amore incondizionato di Ignacio nulla può contro la chiusura e l’isolamento di Lucina che, da vittima, si fa carnefice consapevole. Una sorta di ribellione allo stato di cose rappresentato, fino a quel momento, da un quotidiano succedersi di relazioni familiari e sentimentali che, nella nuova geografia dei ruoli venutasi a creare con la malattia, sono destinate a soccombere.
Un romanzo crudo e vero che deve alla coraggiosa scrittura della Meruane il suo riuscitissimo esito.
Lina Meruane è nata a Santiago del Cile nel 1970. Scrittrice e saggista, ha pubblicato la raccolta di racconti Las infantas (1998) e i romanzi Postuma (2000), Cercada (2000), Fruta podrida (2007) e Sangue negli occhi (2012), tradotti in numerose lingue, per i quali ha ricevuto prestigiosi premi internazionali tra cui: Sor Juana Ines de la Cruz (2012) e Anna Seghers (2011). Vive e lavora tra il Cile e New York dove insegna letteratura latinoamericana alla New York University e dirige la casa editrice Brutas Editoras.
Il tuo precedente romanzo, Il rumore dei tuoi passi (Longanesi, 2012), è una storia durissima, una storia di odio e amore, quasi un gioco al massacro. Si ritrovano le stesse atmosfere psicologiche anche in Acquanera (Longanesi, 2013)?
Traduzione dal francese di Federica Alba
L’immagine di copertina e il breve sunto della trama sono i due elementi che mi hanno spinto ad entrare ne Il fiordo dell’eternità di Kim Leine, edito da Guanda. Guido Scarabottolo ha creato una grafica a duplice interpretazione, perché il disegno di copertina, da un lato mi ha ricordato, le alte scogliere nordiche dove l’uomo si sente piccolo piccolo e si rende conto della maestosità della natura. Dall’altra parte, se la si osserva bene questa immagine ci si accorge che il disegno potrebbe essere interpretato come un nudo corpo femminile visto di scorcio. Una sorta di culla primordiale della vita. L’immenso paesaggio nordico ancora da scoprire e l’amore per l’universo femminile sono solo alcuni dei temi presenti nel romanzo di Leine ambientato tra Danimarca e Groenlandia alla fine del ‘700. Protagonista è Morten Pedersen Falck, un giovane norvegese che approda a Copenaghen per studiare, in teoria, teologia. In pratica, Morten trova maggior interesse a frequentare corsi di medicina e i laboratori, o meglio le cantine, della facoltà dove vengono svolte le autopsie. Morten è così travolto da questa scienza da documentare ogni seduta con disegni e scritti che custodisce con accurata gelosia, affinché rimangano qualcosa di suo. Poi, tutto si succede in rapida successione: l’amore per una giovane borghese, la passione per una donna che forse non è tale, un ardito richiamo alla religiosità che lo spingerà in Groenlandia a fare il pastore in una colonia danese. La cosa che mi ha stupito di questo romanzo è la trasformazione che si verifica durante la lettura nei vasti e incontaminati spazi dell’isola, perché essi per Falck, appena arrivato in questo piccolo nuovo mondo, rappresentano una nuova speranza di libertà. Pagina dopo pagina si è invece risucchiati in una sorta di spirale claustrofobica e oppressiva che trasforma queste terre in un prigione dalla quale il protagonista sente l’estremo bisogno di evadere. Una via di fuga è rappresentata dal viaggio al Fiordo dell’Eternità, dove il religioso cercherà di convertire i locali Inuit, ma il contatto con una cultura pagana nella quale le credenze e i principi sono primordiali e puri metteranno in crisi i precetti teologici di Morten Falck. Il fiordo dell’eternità è una storia di formazione a ritroso nella quale il protagonista cresce confrontandosi con una cultura primitiva spoglia delle contaminazioni tipiche del mondo civilizzato, una realtà così pura da sconvolgerlo e da mettere in crisi ogni sua scelta e azione. Il libro di Klein è frutto di un’accurata ricerca e ricostruzione storica filtrata dallo sguardo e dalla mente dello scrittore che vuole restituire ai lettori un’idea di come fossero quei erano i luoghi in passato. E così noi conosciamo la Sukkertoppen tra il 1785 e il 1793, la Copenaghen tra il 1782 e il 1787 e il grande incendio del 1795 che distrusse la città danese e che per Morten Falck, dal mio punto di vista, assume un valore metaforico. Esso è un evento drammatico che elimina tutto il “marcio” della vita del religioso e in parte anche dell’intera città. Klein crea un libro, dove la scoperta di un mondo estraneo e di quello che si nasconde nel cuore nel protagonista stesso, donano tonalità cupe e tormentate all’intera struttura narrativa de Il fiordo dell’eternità. Devo dire che in certi momenti le atmosfere sono così tetre da fomentare nel protagonista, ma anche in noi lettori, la stessa sensazione di paura e smarrimento che si percepisce davanti a qualcosa di nostro e del mondo che è sconosciuto e indefinito.
Se siete appassionati di mystery classico, quel tipo di giallo deduttivo conosciuto anche in Italia con il termine whodunit, dove un investigatore letterario e il lettore stesso, tramite il classico processo deduttivo, possono risalire al colpevole di un crimine mettendo insieme indizi e prove onestamente disseminate dall’ autore del romanzo, probabilmente già conoscete Louise Penny e la sua serie di mystery con protagonista l’ispettore capo Armand Gamache, capo del dipartimento omicidi della Sûreté du Québec.
In occasione dell’uscita dell’ultimo capitolo della Trilogia sporca dell’Italia di Simone Sarasso, da oggi è disponibile gratuitamente sui principali store online l’ebook Ljuba e lo sceicco, un racconto inedito con protagonista la conturbante e pericolosa Ljuba de Il Paese che amo. L’ebook contiene anche – in assoluta anteprima – l’incipit de Il Paese che amo, e quelli dei primi due romanzi della trilogia, Confine di Stato e Settanta.
Traduzione dal francese di Doriana Comerlati
Un romanzo basato sulla famosa attrice Louise Brooks, simbolo di trasgressione e musa ispiratrice di Guido Crepax. Ad ottobre in libreria.
Ciao Janet. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuta su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. Chi è Janet Evanovich? Punti di forza e di debolezza .
Una città senza nome, uno studente universitario e un mistero.
L’ora della vendetta si stava avvicinando: presto giustizia sarebbe stata fatta.
























