:: Recensione di L’inganno della luce di Louise Penny (Piemme, 2013)

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penny_250X_Se siete appassionati di mystery classico, quel tipo di giallo deduttivo conosciuto anche in Italia con il termine whodunit, dove un investigatore letterario e il lettore stesso, tramite il classico processo deduttivo, possono risalire al colpevole di un crimine mettendo insieme indizi e prove onestamente disseminate dall’ autore del romanzo, probabilmente già conoscete Louise Penny e la sua serie di mystery con protagonista l’ispettore capo Armand Gamache, capo del dipartimento omicidi della Sûreté du Québec.
Come Agata Christie, e Dorothy L. Sayers e in tempi più recenti Elizabeth George, Anne Perry e P. D. James, questa pacata scrittrice canadese, dai capelli grigi e dai modi garbati, che pur ambienta i suoi romanzi nella nativa provincia del Quebec, è infatti famosa per i suoi gialli deduttivi in puro stile “inglese”: piccoli villaggi, case di campagna, giardini fioriti, tutti conoscono tutti e il colpevole, al quale il nostro investigatore giunge, smascherandolo, nelle pagine finali del libro, è rigorosamente nascosto tra una stretta cerchia di sospettati.
Premettendo che se mi chiedessero di scegliere tra hardboiled e mystery classico, non avrei esitazione di optare per il primo genere, devo però dire che la trama di L’inganno della luce (A trick of the light, 2011), settimo romanzo dei nove dedicati dalla Penny all’ispettore capo Armand Gamache (in ordine:  Still Life, A Fatal Grace, The Cruelest Month, The Murder Stone, The Brutal Telling, Bury your Dead, A Trick of the Light, The Beautiful Mystery, How the Light Gets In), e tradotto da Maria Clara Pasetti, mi ha subito incuriosito e ora a lettura ultimata devo ammettere che è stata un’esperienza piacevole.
Certo i tempi sono più lunghi e lenti dei romanzi dove predomina l’azione, e molte parti descrittive, seppure lo stile dell’autrice sia oltremodo gradevole, sovraccaricano e rallentano la parte puramente investigativa, pur tuttavia il senso di mistero che aleggia per tutte le pagine aumenta sia la curiosità per gli antefatti che il desiderio di conoscere il colpevole, e rende a tutti gli effetti il romanzo pienamente riuscito.
Siamo a Three Pines piccolo paesino sperduto nel Quebec, vicino al confine con il Vermont. Dopo il cocktail party privato, la sera prima dell’apertura al pubblico della mostra personale al MAC, Musée d’Art Contemporain di Montréal, Clara Morrow, pittrice di talento arrivata ai cinquant’anni senza che critica e pubblico avessero ancora decretato il suo successo, festeggia a casa sua con parenti ed amici questo inaspettato avvenimento. Una mostra personale al MAC è ciò che sognava fin da bambina, è la realizzazione di tutte le sue aspirazioni, oltre al suo amore per il marito Peter, tutto ciò che desiderava dalla vita.
Ma dove c’è molta luce, l’ombra è più nera. Il giorno dopo infatti il suo giardino diventa la scena di un crimine. Tra gli alberi e le aiuole fiorite, mentre Clara si appresta a leggere su tutti i giornali cronache del suo trionfo, viene rinvenuto il corpo senza vita di una donna, vistosamente vestita di rosso, che nessuno ricorda di aver visto alla festa. Armand Gamache, amico di vecchia data di Clara, incaricato delle indagini con fare protettivo inizia a compiere i primi passi aiutato dall’ispettore Jean Guy Beauvoir e subito si dipana sotto i suoi occhi una fitta tela di invidie, gelosie e antichi rancori, fino a scoprire che si può morire per una recensione. Piuttosto inquietante, concordate?

Louise Penny è nata a Toronto. Ha lavorato a lungo come giornalista, conduttrice radiofonica e televisiva, occupandosi di cronaca e current affair. Ma è con la scrittura che ha coronato il sogno di una vita. Pubblicata in 25 lingue, i suoi romanzi hanno conquistato i lettori di tutto il mondo, l’hanno portata in testa alle classifiche e sono stati insigniti dei più prestigiosi premi letterari dedicati al genere, dall’Anthony Award al Macavity Award. È l’unica autrice ad aver vinto l’Agatha Award for Best Novel per quattro anni consecutivi. Vive con il marito in un paesino a sud di Montréal, vicino al confine con il Vermont.

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