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:: Cuori di tenebra: I signori della guerra che volevano farsi re di Eugenio Di Rienzo (Neri Pozza 2026)

11 marzo 2026

Cuori di tenebra, pubblicato da Neri Pozza nella collana I Colibrì, è un’interessante opera in cui Eugenio Di Rienzo affronta uno dei nodi cruciali, e nello stesso tempo più controversi, della storia contemporanea: il lato oscuro dei processi politici e ideologici che hanno segnato l’Europa tra Otto e Novecento. Il titolo richiama volutamente Cuore di tenebra di Joseph Conrad, (e il sottotitolo L’uomo che volle essere re di Rudyard Kipling del 1888) ma l’eco conradiana, e kiplinghiana, non sono solo suggestioni metaletterarie: diventano anzi vera chiave interpretativa per leggere le derive morali e politiche di un’epoca attraversata da violenze, fanatismi e conflitti identitari, lontana solo formalmente dalla nostra ma nello stesso tempo ricca di rimandi molto contemporanei, sebbene i signori della guerra dei nostri martoriati giorni, secondo l’opinione dell’autore, siano gli stati stessi.

Di Rienzo, storico di formazione rigorosa e dalla vis argomentativa molto marcata (non ci si annoia a leggere i suoi saggi), costruisce il volume con un impianto saggistico solido, fondato su un’ampia base documentaria, (rimando alla ricca bibliografia di pag. 377 e seguenti). Il suo metodo è quello dello storico accademico, non paludato ma curioso e innovativo: analisi delle fonti, attenzione al contesto sociopolitico, rifiuto delle semplificazioni ideologiche e della partigianeria asettica. Il risultato è un testo denso, che richiede concentrazione nella sua lettura ma restituisce una visione complessa e correlata dei fenomeni analizzati e che sebbene sia diviso in parti e capitoli, va letto come un tutt’uno molto fluido e omogeneo.

Eugenio Di Rienzo in Cuori di tenebra offre un’analisi storica che va ben oltre la semplice cronaca di eventi post‑bellici, trasformando la storia europea, e in parte asiatica, tra il 1918 e il 1922 in un palcoscenico di epopea e tragedia. Con la fine della Prima guerra mondiale e la Rivoluzione russa scompaiono i quattro grandi imperi – austro‑ungarico, tedesco, russo e ottomano – dissolvendosi come sistemi politici multietnici che avevano garantito stabilità, per quanto sotto il dominio della forza e della coercizione, dall’Europa centrale al Baltico, dal Danubio alla Siberia, dal Caucaso all’Asia centrale fino ai confini della Cina con la caduta dell’impero Qing sullo sfondo. In questo vuoto di potere, vaste aree territoriali diventarono teatro di scorrerie e conflitti, trasformandosi in un dilaniato conglomerato di «terre di sangue», termine abbastanza realistico.

Il nucleo narrativo del libro è costituito dai cosiddetti Signori della guerra, Warlords, figure tragiche se vogliamo che Di Rienzo descrive come avventurieri, eroi, sognatori, sanguinari e carnefici, ma in fondo “figli di un dio minore” e quasi sconsociuti per la Grande Storia, forse tranne uno a dire il vero più conosiuto come scrittore e poeta. Attraverso di loro, l’autore costruisce un parallelo con la figura di Kurtz di Joseph Conrad, evocando le contraddizioni di una nobiltà morale spesso travolta dalla brutalità del potere. Tra questi personaggi emergono: Pëtr Nikolaevič Vrangel’, capo supremo dell’Armata Bianca e artefice di uno Stato autonomo in Crimea in lotta contro i bolscevichi; Guglielmo Francesco d’Asburgo‑Lorena, aspirante sovrano dell’Ucraina e ultimo rappresentante delle ambizioni imperiali degli Asburgo; Roman von Ungern‑Sternberg, che occupa la Mongolia nel febbraio 1921 e sposa una principessa Manciù appartenente alla decaduta famiglia imperiale cinese; İsmâil Enver, ministro della Guerra ottomano, proiettato verso un ipotetico Emirato del Turkestan; e il nostro Gabriele D’Annunzio, che dopo la presa di Fiume tenta di costruire una ducea indipendente, sfidando l’autorità dei vituperati Savoia.

Di Rienzo non si limita a narrare le gesta di questi individui, ma le colloca all’interno della fragilità dei nuovi Stati creati a tavolino dalla Conferenza di pace di Parigi. Questi organismi politici, spesso concepiti senza considerare la complessità etnica e sociale dei territori, si rivelano vulnerabili e diventano immediatamente preda di figure che cercano di plasmare il mondo secondo la propria visione personale di ordine e dominio.

Uno degli aspetti più convincenti del libro è la capacità di mettere in relazione dimensione politica e dimensione sociale. Di Rienzo non si limita a ricostruire eventi e decisioni istituzionali: indaga le mentalità, le paure collettive, le retoriche pubbliche che hanno alimentato scelte radicali e spesso tragiche, in cui la violenza e l’arbitrio si trovano spesso senza paletti nè limiti. In questo senso, il “cuore di tenebra” non è soltanto quello dei singoli protagonisti, ma quello di intere classi dirigenti e opinioni pubbliche, trascinate da logiche di potenza, vendetta o autoassoluzione.

Sul piano stilistico, la prosa è chiara ma non leggera o divulgativa in senso superficiale. L’autore predilige un registro argomentativo serrato, talvolta caratterizzato da vis polemica, che tradisce l’intenzione di intervenire in un dibattito storiografico ancora aperto e piuttosto acceso.

In conclusione, Cuori di tenebra è un saggio di alto profilo, destinato a un pubblico interessato alla storia politica e culturale europea e disposto a confrontarsi con un’analisi non accomodante. Non è un libro di facile consumo, ma proprio per questo rappresenta un contributo significativo, e decisamente originale, al dibattito storiografico contemporaneo.

Eugenio Di Rienzo, professore emerito di Storia Moderna presso l’Università La Sapienza di Roma, è autore di numerose monografie storiche di rilevanza scientifica internazionale come Napoleone III. Una biografia politica (Salerno Editrice 2010), Ciano. Vita pubblica e privata del “genero di regime” nell’Italia del Ventennio nero (Salerno Editrice 2018), D’Annunzio diplomatico e l’impresa di Fiume (Rubbettino Editore 2022). Tra i suoi recenti lavori, sempre per Rubbettino Editore, ha pubblicato Benedetto Croce. Gli anni dello scontento (2019), Benedetto Croce. Gli anni del fascismo (2020), L’ora delle decisioni irrevocabili. Come l’Italia entrò nella Seconda guerra mondiale (2024), Un’altra Resistenza. La diplomazia italiana dopo l’8 settembre 1943 (2024). Per Neri Pozza è uscito nel 2023 Sotto altra bandiera. Antifascisti italiani al servizio di Churchill.

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:: La Campagna di Russia 1941-1943 di Maria Teresa Giusti (il Mulino, 2016) a cura di Daniela Distefano

30 aprile 2019

LA CAMPAGNA DI RUSSIA -Maria Teresa GiustiLa guerra in Russia, soprattutto, era la prova dell’impreparazione italiana, della leggerezza con cui era stata condotta dal regime, le sconfitte, la delusione per il fallimento della propaganda fascista, che aveva evocato facili vittorie contro uno stato sovietico impreparato, compromisero gli entusiasmi iniziali degli ufficiali italiani e l’adesione al progetto del fascismo”.

La campagna militare italiana in Russia durante la Seconda guerra mondiale è stata oggetto di pubblicazioni sin dal momento in cui i soldati italiani partirono per il fronte.
I primi scritti sull’argomento – quelli di regime – risalgono al 1941, con il giornale “L’Illustrazione Italiana” che dedicò diversi numeri al Corpo di Spedizione Italiano in Russia (CSIR). Da allora, tra monografie, raccolte di atti, diari e memorie, articoli su giornali e riviste, film, relazioni e tesi di laurea, sono stati realizzati oltre 1.700 documenti divulgativi.
L’autrice di questo testo compatto ha integrato la principale bibliografia esistente con una portentosa ricerca archivistica: Archivio Centrale dello Stato, Archivio dell’Ufficio Storico dell’Esercito, Archivio Storico del Ministero degli Affari Esteri, quello diaristico di Pieve Santo Stefano e quello dell’Istituto Campano per la Storia della Resistenza, solo per quanto concerne la parte di ricerca svolta in Italia, per passare poi al National Archives di Londra, ma soprattutto all’Archivio Statale della Federazione Russa, all’Archivio Centrale del Servizio Federale di Sicurezza della Federazione Russa, all’Archivio Centrale del Ministero della Difesa russo per quanto riguarda la parte di ricerca svolta fuori i confini nazionali. Le fonti russe sono state fondamentali per far luce su particolari inediti e per comprendere il punto di vista dei sovietici, il loro atteggiamento verso la guerra e i nemici, nonché verso il regime di Stalin. La scrittrice, conoscendo la lingua russa, ha potuto tradurre personalmente la documentazione analizzata, interpretandola con gli occhi di una storica.
Maria Teresa Giusti parte da lontano, dalla descrizione della situazione politica post-Grande Guerra, per immergere il lettore negli avvenimenti dei mesi precedenti al patto Molotov-Ribbentrop che il ministro degli esteri Galeazzo Ciano descrisse come “un colpo da maestri” dei tedeschi. Come si arrivò allora alla strappo fatale? Alla guerra disastrosa per l’Italia al fianco dei nazisti e contro il colosso russo?
Lo studio minuzioso e i commenti dell’autrice si spingono oltre le già note problematiche della mancanza di materiali ed equipaggiamenti idonei per affrontare il clima russo, facendo trasparire le inefficienze e le responsabilità di alcuni uomini di vertice, come quelle del generale Cavallero.

Il 28 gennaio 1943, mentre si consumava la tragedia del corpo degli alpini sul Don, “Il Duce continua a vedere abbastanza ottimisticamente la situazione in Russia. Crede che i tedeschi hanno uomini, mezzi, energia per dominare gli eventi e forse per capovolgerli”. Tale visione errata era frutto di un’illusione e anche la conseguenza delle informazioni che arrivavano al duce da Cavallero.(..). Questi fu sostituito il 30 dello stesso mese da Vittorio Ambrosio come capo di Stato Maggiore generale”.

Le vicende del CSIR prima e dell’Armata Militare Italiana in Russia (ARMIR) poi non furono limitate a ciò che accadde sul Don o attorno alla città di Stalingrado. Come messo in evidenza da Maria Teresa Giusti, la campagna di Russia si svolse anche lontano dai campi di battaglia.
Una figura molto presente in questo volume è quella del generale Giovanni Messe. Assieme a Mussolini, Hitler e Stalin, è il nome più ricorrente e con il suo La guerra sul fronte russo e il fondo Messe presso l’Archivio Storico dello Stato Maggiore Esercito, costituisce un valido punto di riferimento per la storia non solo militare della campagna di Russia. “La Campagna di Russia 1941-1943” (il Mulino) è un libro succoso, documentatissimo, che aiuta il lettore nell’analisi di eventi tragici e ancora oggi imperscrutabili e fornisce anche interessanti osservazioni della storiografia russa permettendo di considerare gli avvenimenti da diversi punti di vista.

Maria Teresa Giusti insegna nell’Università “Gabriele D’Annunzio” a Chieti. Ha conseguito i seguenti titoli:
– Dottorato di Ricerca in “Storia politica comparata dell’Europa. XIX e XX sec.”, XIV ciclo, presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna il 10 febbraio 2003, con la tesi dal titolo Italiani e tedeschi nei campi di prigionia militare in Unione Sovietica. 1941-1946.
– Laurea in Materie letterarie (indirizzo storico), conseguita il 9 luglio 1998 presso l’Università degli Studi dell’Aquila con la tesi dal titolo Rapporti tra Italia e Unione Sovietica. I prigionieri italiani nell’URSS durante la seconda guerra mondiale: dalla propaganda antifascista nei campi al rimpatrio.
– Laurea in Lingue e letterature straniere (I lingua russo, II lingua inglese), conseguita l’11/03/1988 presso l’Università degli Studi dell’Aquila, con la tesi dal titolo Garšin e la letteratura del dolore.

Source: Libro inviato dall’Editore. Rngraziamo Cristina e Cinzia dell’Ufficio Stampa “il Mulino”.