Posts Tagged ‘Stephen Gunn’

:: Gli scrittori parlano dei loro libri: Il Professionista – Legione straniera di Stefano Di Marino alias Stephen Gunn

15 dicembre 2017

COP_segretissimo_1638_coverEd eccola qui la mia copia del Segretissimo 1638 Il Professionista – Legione straniera. Una tappa importante nel cammino personale e lavorativo di quest’anno, che ha anche avuto qualche momento difficile sul piano privato, ma che mi ha regalato grandissime soddisfazioni. Prima tra tutte aver pubblicato tra ristampe originali e racconti dodici storie del Professionista che si sono accompagnate con il mio ritorno al giallo (La Torre degli Scarlatti), un’incursione nel fantahorror (L’Uomo della Nebbia) e La Guida al cinema bellico lavorato con il mio collega e amico Michele Tetro. Ma veniamo a Chance. È una storia cui tengo molto questa, una di quelle che Chance racconta in prima persona perché l’argomento si fa più scottante e la distanza tra l’avventura e le sue esperienze umane si assottiglia. Una vicenda lunga e articolata che dovrebbe piacere anche a chi il Professionista non lo conosce. Il personaggio si presenta, mette subito le carte in tavola, senza sconti. Lo so cosa pensate. No, Chance Renard non sono io. Il narratore tiene sempre una certa distanza dai suoi personaggi. ‘Il barista è sempre pallido’ scriveva Ferruccio Parazzoli che era editor e ‘scrittore’ letterario vero e mi ha insegnato parecchio con l’esempio e la parola scritta molti anni fa. Però questa volta anche il narratore si abbronza un po’. Vi rivela trasfigurandole alcune cose di sé. Legione Straniera è una storia di spionaggio e di guerra. Una storia di attualità e fantasia, mi piace pensare che abbia il respiro della Grande Avventura e sappia riprodurre quegli intrighi spionistici che tanto hanno affascinato me e, penso, anche voi. È una vicenda che ha il suo fulcro in Congo che è una terra disastrata, dove si combatte ancora alla ricerca di una libertà, un equilibrio che forse i danni del colonialismo, del post colonialismo, del tribalismo, della superstizione e dell’avidità non permetteranno mai di trovare. È un luogo ideale, magico come il cuore di tenebra di Conrad, la foresta del dottor Livingston e di Mungo Park, ma anche degli Affreux, i mercenari delle guerre degli anni ’60. Ma è anche un paese dimenticato oggi, nel 2017, ricchissimo di minerali come il coltan-tantalio, indispensabile per i cellulari di cui non sappiamo fare più a meno. Una terra dove Chance si ritrova a pensare al passato alla Legione che è da sola l’emblema dello spirito di avventura. Non è un caso che lo richiamino a comandare una missione attribuendogli il grado di comandante, lui che è stato persino cacciato dagli ex commilitoni. Ma dopo un flashback in Norvegia, in un ambiente gelido in cui incontriamo i protagonisti principali, la vicenda si dirama in Europa da Bruxelles all’Italia, qui fotografata in un paio di ambientazioni inedite che mi rimendano a tempi passati, mettendo a nudo complotti, interessi, giochi di guerra tra multinazionali potenti come stati. L’attualità, ma con tutti i trucchi e le astuzie della spy story classica. Con ritmo e vigore, naturalmente, perché è questo il modo in cui credo che oggi vadano raccontate queste storie, soprattutto su Segretissimo la cui regola d’ingaggio è sempre stata prendere il lettore per la gola. Sam Durell, OSS117, il Principe Malko, Phil Sherman e, sì, anche il buon vecchio Bond mi guardano da lontano, vigili e severi. Ma a loro si affiancano nuovi eroi e riferimenti che hanno lasciato traccia nella mia memoria, Nick Stone, Mitch Rapp, Jack Ryan e, perché no?, Jason Bourne. Un po’ mi piace ricordare Ian Vam Hamme, creatore di Largo Winch e XIII, che considero il mio maestro ideale. Ma tutto ciò, questi volti, questi modi di raccontare passano attraverso un filtro personale. M’illudo che il Professionista sia una persona unica, con le sue esperienze e una caratterizzazione. Caratterizzazione perché siamo nella narrativa popolare, dove tempo per parlarsi addossi e creare ‘memoir’ non ce n’è. Meglio così. I personaggi sono quello che fanno e quello che dicono. Poi se ci volete vedere qualcosa in più, tanto meglio. Ma l’importante è la storia. La spy story italiana ha una identità, una storia ormai, della quale mi ritengo onorato di essere una piccola parte. Con gli anni varia, trova agganci nuovi e ripesca tradizioni classiche. Si contamina con il reportage, ma solo quel che è giusto, perché il lettore va accompagnato nei luoghi, ma poi credo lo si debba lasciare in balia della corrente, del ritmo della storia. Certo il ritratto dell’Africa in guerra è crudo, contraddittorio, feroce con le sue città composite, degradate e al tempo stesso echeggianti di tempi coloniali, con i bambini soldato, i lebbrosi, gli invasati della magia, i massacri. Ma sono scenari che servono la vicenda, non il contrario. E naturalmente ci sono le donne. Diverse in questa storia. Forti, sensuali (alcune), terribili altre. Sempre protagoniste in qualche modo. Olga, spero, la ricorderete. Poi c’è la squadra, il gruppo, i legionari ma anche gli altri. Comprimari ma importanti. E tra i molti nemici ne emerge uno che davvero mi sono divertito a mettere in scena. Lo scoprirete. Davvero sono soddisfatto di questo lavoro che ho programmato con letture, ricordi, schemi narrativi con la speranza di accontentare tutti. Me soprattutto, perché quando una storia ti piace, la senti viva, allora c’è una possibilità che piaccia al pubblico. Al tuo, quantomeno.

:: Recensione di Il professionista – Missione suicida di Stephen Gunn Segretissimo N°1597 (Mondadori, 2013) a cura di Giulietta Iannone

13 marzo 2013

missione suicidaTorna in edicola, a marzo, nella più inossidabile tradizione pulp, una nuova avventura di Chance Renard, alias il Professionista, personaggio cult nato dalla prolifica penna di Stephen Gunn, ovvero Stefano Di Marino, re incontrastato dell’action thriller italiano, capace di competere con i più importanti autori internazionali di spionaggio e avventura, mantenendo intatta romanzo dopo romanzo la sua capacità di far vivere ai lettori avventure mozzafiato in paesaggi esotici pieni di fascino e di pericolo. Terminata Operazione Barracuda, con la cattura di Ludovico Misericordia, uscito a novembre, torna in scena Mimy Oshima, che a gennaio con Professionista Story 03, nel classico Appuntamento a Shinjuku, abbiamo avuto modo di conoscere. Chance Renard infatti si trova catapultato nel sud dell’India, in uno sperduto villaggio di montagna in attesa alla stazione proprio di Mimy Oshima, Fiore velenoso, per uno scambio con Ludovico Misericordia. Ma qualcosa non va per il verso giusto, e l’incontro si trasforma in una trappola e in una pioggia di proiettili. Ecco l’inizio al fulmicotone di Missione suicida, che seppure ambientato in uno scenario esotico, rimanda a tante sparatorie tipiche del vecchio west, come non pensare a Sfida all’O.K. Corral o l’arrivo alla stazione di Frank Miller con il treno di mezzogiorno in Mezzogiorno di fuoco o ancora alla suspense psicologica di Quel treno per Yuma. Stefano Di Marino prende a pieni mani dall’immaginario iconico dei migliori western della storia del cinema per dare l’avvio ad un’ avventura in cui troviamo un Chance Renard invecchiato, più malinconico, che si interroga sul senso stesso della sua vita, non il classico eroe senza macchia e senza paura monodimensionale. Ibrido anche il personaggio di Mimy Oshima, ex amante, amica-nemica, dal viso rigido come una maschera del teatro Kabuki, perfetta compagna per questa avventura in cui troveremo un nuovo antagonista, l’Inglese, uomo dell’MI6, 007 con la licenza di uccidere incaricato di eliminare Renard e qui come non pensare ad un altro personaggio simbolo della spy story mondiale, che per motivi di diritti Di Marino non può citare, ma che fa il suo ingresso nell’immaginario comune con esplosiva vivacità. Di Marino gioca con l’immaginario, plasmandolo a sua misura con il chiaro intento di divertire il lettore, in un gioco di rimandi e di citazioni nascoste che faranno la gioia di tutti gli appassionati del genere. Azione, sparatorie, funamboliche digressioni, condite da sprazzi di violenza iperrealistica e nello stesso tempo simbolica, fanno da sfondo ad una storia dal sapore d’Oriente, vagamente salgariana, nella misura in cui l’avventura diventa cuore dell’azione.

Stephen Gunn è lo pseudonimo di Stefano Di Marino, uno dei più prolifici scrittori di spionaggio e avventura italiani degli ultimi decenni. Nato nel 1961, ha viaggiato in Oriente e ancora vi trascorre parte del suo tempo. Oltre alla scrittura si interessa di arti marziali, pugilato, fotografia e cinema, soprattutto quello orientale al quale ha dedicato numerosi saggi. Ha esordito con il suo vero nome pubblicando Per il sangue versato, Sopravvivere alla notte, Lacrime di drago (Mondadori). Ha usato per la prima volta lo pseudonimo Stephen Gunn per firmare i romanzi Pista cieca e L’ombra del corvo (Sperling). Poi, diciassette anni fa, è nata la serie dedicata a Chance Renard, il Professionista. Scrive per siti e riviste di settore. Su Wikipedia, Stefano Di Marino e il Professionista hanno due voci distinte con bibliografia aggiornata e commentata del personaggio. Per saperne di più sull’autore, sul Professionista e sul suo mondo, cercate su Facebook Di Marino Stefano,la fan page di Chance Renard-Il Professionista e il blog hotmag.me/il professionista. 

:: Recensione di Il professionista: Morte senza volto di Stephen Gunn (Mondadori Segretissimo 2010) a cura di Giulietta Iannone

8 novembre 2010

Morte senza voltoChance Renard è tornato su Segretissimo, la collana della Mondadori dedicata alla spy story e all’action thriller, dai primi di novembre in tutte le edicole in Il professionista: Morte senza volto, nuovo romanzo di Stefano Di Marino, per la precisione il 29° dedicato al Professionista, firmato con lo pseudonimo di Stephen Gunn. La spy story non è mai stata così dura, cattiva, senza regole. L’azione riprende dove terminava Guerre segrete, episodio uscito questa estate in Supersegretissimo speciale che la Mondadori ha dedicato ai 15 anni del Professionista, e vede il nostro eroe alle prese con nuovi nemici sempre più spietati, feroci, inesorabili. Ma anche Chance non scherza, è pronto a sporcarsi le mani assieme ai suoi fidati alleati e alla bellissima Antonia Lake, personaggio femminile decisamente originale rispetto alle eroine dei romanzi di genere in un certo senso vicina all’affascinante killer Nikita di Besson, nata nella saga di Vlad apparsa su Segretissimo dove Di Marino si firmava con lo pseudonimo di Xavier LeNormand. Di Marino, pur proseguendo una tradizione consolidata e cara a tutta la spy story classica a partire dal fortunato James Bond di Fleminghiana memoria dove agenti segreti affascinanti, in smoking elegantissimi,  sempre intenti a sorseggiare Vodka Martini agitati non mescolati, pieni di gadget avveniristici scorrazzavano su auto di lusso con neanche un capello fuori posto, ci mette del suo e sporca l’eroe di umane debolezze rendendolo non un cliché ma un uomo in carne ed ossa, che invecchia, che sanguina se ferito, che piange gli amici morti, non comprimari senza importanza che svaniscono meccanicamente senza lasciare traccia, che mantiene una moralità e una triste melanconia episodio dopo episodio e forse questo è il segreto che ha fatto entrare Chance Renard nell’immaginario collettivo, facendone uno dei personaggi di thriller più amati dal pubblico italiano. O forse c’è dell’altro, individuabile in quel tocco di esotismo che nasce dal profondo amore di Di Marino per l’Oriente, amore non nato unicamente dai libri, dai film, dai fumetti ma vissuto in prima persona in lunghi viaggi che l’ hanno portato a conoscere bene una realtà che traspare con vivido realismo dai suoi libri in cui l’ambientazione è precisa e documentata e non improvvisata. L’amore per l’azione, aggiunto poi ad una sana sensualità ci dona quel valore aggiunto che riporta l’avventura in primo piano facendo del prolifico scrittore milanese un maestro del genere da cui molti giovani hanno imparato lezioni fondamentali sull’arte della scrittura. Ultimo ma non meno importante è la precisa padronanza delle scene d’azione in cui ogni colpo, ogni mossa è sincronizzata e realistica come in un autentico combattimento dettagli che non possono sfuggire agli appassionati del genere e che lo pongono ad anni luce da molti autori anche stranieri. E poi Chance Renard è Stefano Di Marino, mai simbiosi tra autore e personaggio è mai stata così completa e profonda. Che dire d’altro, Chance Renard è tornato e vi aspetta in edicola, non fatelo aspettare che potrebbe arrabbiarsi.

In appendice il racconto “Requiem del coccodrillo” di Serena Bertogliatti.

Stephen Gunn  Il Professionista: Morte senza volto. Segretissimo, novembre 2010. Euro 4,50. In edicola.