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:: Watakushi di Shanmei

21 giugno 2024

La vidi per la prima volta un pomeriggio d’autunno. Stava camminando lungo il fiume Kamo, un tranquillo corso d’acqua dell’antica città di Kyoto. Tutto intorno a lei era quiete e immobilità, solo lei era movimento. Capii subito che nel mio ozioso pomeriggio qualcosa sarebbe successo.
Non doveva essere della zona. Lo capii dal modo che aveva di camminare, con quella disinvoltura che la distingueva come una straniera. Dal colore della pelle e dalla forma del viso capii che proveniva da qualche distretto del nord. C’ero stato parecchi anni prima e avevo incontrato donne molto simili a lei.
Sì, doveva provenire dal nord, ma il punto era cosa ci stava facendo li? Non sembrava impaziente. Né di fare qualcosa, né di incontrare qualcuno. Il suo viso era troppo disteso, e lo sguardo che seguii con particolar attenzione, era diretto in un punto imprecisato oltre il fiume.
Di cose bizzarre ne erano successe parecchie a Kyoto in quell’ultimo periodo, ma la presenza di quella ragazza mi metteva una strana inquietudine. Aveva in sé qualcosa di misterioso e indefinibile. Un segreto che portava chiuso sotto il suo soprabito chiaro abbottonato fin sotto il mento.
Dalla mia postazione, direi privilegiata, potevo osservare ogni cosa e dare l’aria di non farlo affatto. Comunque la curiosità per quella presenza cresceva e mi lasciava stranamente indispettito.
Poi ad un tratto, e sinceramente mi chiedo ancora oggi perché, la ragazza mi si avvicinò e mi chiese un’informazione.
Srotolò con le sue dita aggraziate e dalle unghie aguzze e laccate una cartina stradale e mi chiese perché le strade sulla carta non corrispondevano alla disposizione reale delle cose.
Aveva una voce melodiosa, un po’ squillante, e mi ricordò il suono delle campane del tempio delle sette rocce dove spesso mi ritiravo in meditazione quando i miei impegni me lo consentivano.
Pazientemente le feci notare che quella cartina era di quasi vent’anni prima e proprio in quel momento iniziò a piovere. Solitamente non colgo occasioni di questo genere per rendermi interessante con ragazze giovani come lei, ma come vi ho detto quel pomeriggio era speciale e poi la pioggia aveva iniziato a cadere proprio in quel momento come per un preciso disegno del destino.
Così la invitai a ripararsi sotto la tettoia di giunchi di una sala da té del parco di pini che circondava il fiume e le chiesi se potevo offrirle qualcosa per rinverdire le tradizioni di ospitalità di Kyoto.
La ragazza sorrise scettica. Non so forse trovava buffo me o forse dubitava che gli abitanti di Kyoto fossero gente ospitale, comunque accettò e ci sedemmo a un tavolo accanto a una vetrata rigata di pioggia.
Parlammo di cose senza senso, forse per mascherare l’imbarazzo che solitamente due sconosciuti provano seduti a un tavolo. Poi lentamente iniziammo a svelarci l’uno all’altra e iniziai a conoscere di lei cose sorprendenti quanto a dire il vero banali.
Scoprii che lavorava in una fabbrica e che aveva un permesso per andare a trovare un parente che presumibilmente viveva a Kyoto. Mi disse il nome di questa persona ma non ebbi la più pallida idea di chi fosse. Forse la smorfia che feci la indispettì e a un tratto divenne più sostenuta e remota.
Si scusò per aver accettato il mio invito, sostenendo che non era solita accettare inviti da sconosciuti, e me lo disse tra un sorso e l’altro di té increspando le labbra in quel caratteristico modo che le donne usano per farti capire che per loro vali molto meno di quanto credi.
Avrebbe dovuto non importarmene e invece me ne sentii ferito. Fu allora che nei suoi occhi vidi una luce strana. Tese una mano e la posò sulla mia con naturalezza come se volesse farmi capire di non darle troppa importanza. Come se volesse darmi il suo perdono.
Fuori la pioggia non dava cenno di voler smettere e più il tempo passava e più mi sentivo a disagio e quasi ridicolo. Mi chiese del mio lavoro, della mia vita, le risposi che non c’era niente di degno di nota. Ero un comunissimo essere umano, un tipico uomo d’affari come ce ne sono tanti, che si lasciava vivere accettando i giorni che arrivavano. Un uomo la cui mente, i ricordi erano pieni di camere di albergo anonime dove a volte avevo soggiornato anche solo una notte. Per la mia azienda, che a dire il vero rappresentava tutta la mia vita, giravo il paese in lungo e in largo, senza un luogo preciso che potessi definire veramente casa. Il senso di vuoto e di solitudine che a volte si prova in quella impercettibile ora del giorno, prima del tramonto, in un albergo sconosciuto, mi assalì come un irreale sussulto.
La malinconia di quella conversazione mi riportò alla mente la malinconia che mi infondeva il paesaggio là fuori oltre il vetro rigato di pioggia. Il fiume, il parco, gli alberi autunnali.
Quando smise di piovere cercammo assieme, camminando accanto senza sfiorarci sulle strade nere di pioggia, l’indirizzo che stava cercando. Scoprimmo che un tempo c’era stata una casa che ora era stata demolita dopo l’ultimo terremoto. La persona che vi viveva era un vecchio che l’assistenza pubblica aveva portato in un ricovero per anziani e da quel giorno non se ne era saputo più nulla.
Mi offrii di aiutarla a rintracciarlo ma lei rifiutò bruscamente, quasi offesa. Fu allora che percepii che quella ricerca era un banale espediente per attaccare discorso con me. La curiosità mi tornò ad assalire e si velò di timore. Mi disse che era sufficiente che l’accompagnassi alla fermata degli autobus. Il suo prossimo autobus sarebbe partito da lì a breve e quel suo invisibile e fantomatico parente l’avrebbe incontrato un’altra volta.
E così feci.
L’autobus lucente di acciaio e vetro arrivò in orario e la ragazza mi salutò. Mi strinse la mano con forza e per un attimo fui tentato di trattenere la sua nella mia, ma non lo feci. Avrei tanto voluto che restasse. Di colpo la solitudine mi assalì come il vento che si stava alzando e smuoveva le foglie rossastre sugli alberi intorno.
Lei capì che qualcosa era successo in quei pochi minuti di un giorno che è così poco nell’arco di una vita ma qualcosa di misterioso ebbe il sopravvento. Quel segreto che avevo percepito appena l’avevo vista ora ci divideva. Per sempre.
“E’ stato molto gentile Signor?”chiese con la sua voce tintinnante.
“Hideoschi Katsura” dissi stupito che il suono del mio nome mi sembrasse quello di un estraneo. Lei non mi disse il suo si limitò ad abbracciarmi e poi quasi correndo salì sull’autobus.
Rimasi immobile fissando il suo profilo dietro il vetro del finestrino. Come era bella e triste. L’autobus si mise in moto e io percepii uno strappo tra l’anima e il cuore. Mi sentii annegare, come se all’improvviso l’aria che mi circondava fosse diventata acqua.
Lei voltò il viso verso di me e dietro il vetro appannato vidi scivolare qualcosa di lucido. Dal gesto involontario che fece con la sua lunga mano bianca capii che era una lacrima.
Avrei voluto correre dietro l’autobus ma non lo feci. Rimasi immobile ancora molto dopo che l’autobus scomparve.
Mi mossi solo quando sentii nuova acqua sul mio viso. La pioggia aveva iniziato di nuovo a cadere e non era calda come lacrime. Era fredda e scura come un presentimento.
Forse ero io la persona che doveva incontrare. Forse era arrivata a Kyoto per me. Come potevo essere così importante per qualcuno? Mi sentii confuso e smarrito. Cosa potevo aver fatto per convincerla ad andarsene e fuggire via da me. Questo mi tormentava ancora di più che conoscere il vero motivo della sua visita. Sollevai il bavero della giacca e corsi verso la tettoia della sala da té. Ricercai il nostro tavolo, già perché ormai quel banalissimo tavolo dove chiunque poteva sedersi era diventato nostro, e trovai una lettera. Profumava di pioggia e di aghi di pino.
Era per me.
Mi sedetti e presi il plico tra le dita. Conteneva molti fogli di carta perlata anche se leggerissima. Cercai di ricordare quando era stata l’ultima volta che avevo ricevuto un lettera che non fosse una comunicazione di lavoro, ma mi persi, mi arresi. Non volevo sapere cosa c’era scritto su quei fogli. Sapevo che quella lettera conteneva lacrime.
Presi l’ombrello che avevo lasciato dietro il bancone e mi incamminai verso il fiume. Il cielo era basso e grigio. Gli alberi intorno erano sferzati dalla pioggia e i rami di un salice si incurvavano in lontananza sotto il vento.
Infine mi arresi alla curiosità e lessi la lettera. Forse per la prima volta vidi chiaramente nel profondo di me stesso. E ciò che vidi mi lasciò svuotato e debole. Lasciai cadere le pagine nel fiume e subito la pioggia ne disfece l’inchiostro. Poi lentamente la carta sparì sotto la superficie dell’acqua.
Ora sapevo il perché. Non c’erano più segreti o misteri e tutto era solo più triste. Mi incamminai verso il tempio delle sette rocce e lasciai fuori l’ombrello e le scarpe. Il lucido pavimento di legno cedeva sotto il mio peso. Raggiunsi il cortile interno e osservai la pioggia rimbalzare sulla ghiaia e le rocce. Un rastrello di legno era stato abbandonato, forse dimenticato, in un posto che non era il suo e di colpo mi sembrò così simile a me. Ero solo, inutile, forse disperato ma nello stesso tempo incredibilmente vivo.
Quella ragazza come un’ombra era passata nella mia vita mostrandomi cosa avrebbe potuto essere la mia vita se solo fossi stato capace tanto tempo prima di amare. Ma chi non lo sa fare come lo può imparare? Mi inginocchiai sui talloni e cercai di riportare il mio spirito alla calma. Pensai a quanta sofferenza avevo causato nella mia vita ma non seppi calcolarla. Seppi invece, con crudele certezza, che qualsiasi punizione non era sufficiente se non smettevo di giudicare me stesso il metro di tutte le cose.
Io,  l’uomo più inutile, il più solo, il più stanco. Un monaco mi si avvicinò e gentilmente mi fece notare che il tempio stava per essere chiuso al pubblico. Mi alzai e molto lentamente andai a raccogliere il rastrello incurante della pioggia e lo diedi al monaco che mi guardò smarrito. Mi inchinai in un profondo saluto e andai a riprendere il mio ombrello e le mie scarpe.
Mi incamminai verso il mio albergo e davanti all’ingresso non riuscii a proseguire. Ero paralizzato come se le mie membra fossero diventate di pietra e i miei piedi avessero messo radici.
La ragazza che avevo incontrato nel pomeriggio era arrivata a Kyoto per chiedermi spiegazioni e forse per vendicarsi del male che avevo fatto anni prima a suo padre. Già anni prima non davo grande valore al dolore altrui se poteva essermi di vantaggio. Ora suo padre era morto e lei voleva vedere in faccia l’uomo che l’aveva rovinato.
Sì, lo ricordavo. Era un uomo alto e mite, con sottili mani e uno sguardo sfuggente. Simile a molti altri con cui avevo avuto a che fare per le stesse ragioni. Ora il suo volto si confondeva nella mia memoria come un riflesso sull’acqua. Nella sua lettera mi aveva spiegato ogni cosa con semplicità, con agghiacciante efficienza. Però la sua vendetta non era stata consumata.
Forse anche lei aveva provato per me le strane sensazioni che avevo provato io per lei. Forse la rivedrò. Forse. E’ dolce pensare che potrò avere una seconda occasione per non perderla.
Come è strano l’amore. Venire a visitare un uomo come me, alla mia età. Una sensazione di pace mi invase e finalmente riuscii di nuovo a muovermi e a entrare nell’atrio dell’albergo malamente illuminato.

:: L’avvitatore di penne di Shanmei

17 giugno 2024

Tess era di nuovo ubriaca. Tess è mia madre e io sono un ragazzino di otto anni, per cui cercate di capirmi. Devo aiutarla a tirarsi giù dal letto e ad alzarsi e non è facile. Tess fa la cameriera al Choop Caffè di Memphis, una bettola per camionisti ma con la migliore torta di noci di tutto il Tennessee. Ha il turno che va dalle 6,30 alle 14,30 e io ho appena finito di preparare la colazione e sto armeggiando con la sua divisa verde ed azzurra. Tess ha i capelli biondo miele e una predilezione per i liquori forti. Non perché sia mia madre ma è molto carina. Ha tante buffe efelidi sotto gli occhi e le fossette quando ride. Sembrano mele rosse le sue guance. Carina com’è non capisco perché non riesca a tenersi un uomo. Ce ne sono sempre che le ronzano attorno ma tutto dura sempre poco. Ha un bel dire che io sono l’unico uomo della sua vita, io vorrei che si sistemasse. Così non può andare. Tutte le volte che la lasciano  lei  si rimette a bere ed è sempre la stessa storia.
Oggi ho compito in classe di matematica, sono un po’ preoccupato, qua a Memphis le scuole sono severe, non come a Chicago dove vivevamo prima. I miei compagni giravano armati per i corridoi ed erano pochi i maestri con il coraggio di dare insufficienze. Che pacchia era la scuola allora, bastava entrare nella gang giusta. Tess non voleva che entrassi in una gang, ma secondo voi, come ho fatto a sopravvivere 6 mesi al Jefferson. Striscio sotto il letto in cerca di una scarpa anatomica, di quelle per combattere la stanchezza, brutte ma buone, e gliele calzo. Quando la mollano beve e piange, non fa altro quando è a casa. Io le voglio bene certo, ma sono un po’ stufo, vorrei una madre che faccesse raid ai centri commerciali, e invece sono io che faccio la spesa; vorrei una madre che mi mandasse a letto senza cena, e invece sono io che cucino; almeno una madre che mi dicesse che guardo troppa tv e invece sono io a spegnere il video alle due di notte.
Comunque non mi lamento, viviamo in una roulotte, con tutti i confort, e giriamo il paese ogni volta che la licenziano. Vicino al mio letto ho una mappa dell’America e aggiungo bandierine in ogni stato che siamo stati, mi manca Kansas, Nevada, Alabama e Louisiana. Non male vero? Viaggiare non è male, il brutto sono le trafile burocratiche quando cambio scuola, tutti quei moduli da compilare ma sono necessari se non vogliamo che qualche assistente sociale mi porti via.
Poi c’è mio padre. E’ in galera, ne avrà per molto, comunque. L’ hanno beccato in uno stato dove non c’è la pena di morte così forse hanno tempo di capire che è solo un po’ stupido. E’ li da sei anni e faccio un po’ fatica a ricordarlo, ma ci scriviamo. Lui ha tanto tempo libero e a me piacciono le sue lettere. Vuole che gli mandi mie foto, così mi faccio delle polaroid e gliele spedisco. Vuole controllare il mio percorso di crescita, è preoccupato, e conoscendo Tess ha le sue buone ragioni. Finalmente è pronta, anche ubriaca è bellissima. L’accompagno fuori e le annodo l’impermeabile. Piove, fa freddo è inverno. Mi dà i soldi per la spesa e la saluto.
Presto lavorerò anche io. Ho letto su una rivista che mandano lavoro a domicilio. Avvitare e assemblare penne. Poi rileverò l’azienda e altri le avviteranno per me. Farò i soldi ed entrerò in politica. Diventerò governatore e poi presidente e allora farò emanare una legge che bandirà l’alcool da tutto il mondo. E sapete che farò a quelli che non seguono la mia legge? Gli farò avvitare penne.

:: Un colpo di magia by Shanmei

1 giugno 2024

Se solo mi ricordassi cosa viene dopo “abra

farei sparire l’intero pubblico

Harry Houdini

Fissate la mia mano. La velocità del vostro sguardo non supererà mai la velocità della mia mano, questo crea l’illusione e la magia. Perché ho scelto questo lavoro. Perché mi piacciono gli smoking, i cappelli a cilindro e il rullo di tamburi prima della grande esibizione. Mi piacciono i teatri, la gente in platea, gli sguardi dei bambini, le assistenti bellissime, i camerini odorosi di talco, il trucco sul viso, l’adrenalina che scorre nelle vene.

Sin da bambino ho capito che l’ illusione è la porta per i sogni, che la mente la si inganna come i sensi ma non la si offende.

La potenza delle mie magie sta nei tempi. Tutto deve essere fatto al momento giusto, tutto deve essere fatto per strabiliare, incantare, sorprendere, ammaliare. Io so farlo e mi amano.

Non sempre sono felice, è una vita triste la nostra, gli impresari non sempre sono onesti, il pubblico non sempre applaude, a volte il coniglio ti scappa dal cappello e corre in sala tra le sedie spaventato e furibondo.

Però ci sono volte che spruzzi di vera magia ti sorprendono e tu ti trovi a credere alle leggende. Ai fantasmi nascosti nel suggeritore, alle botole misteriose, ai vecchi maghi del passato che tornano per aiutarti.

Cos’è l’illusione se non un arcano piacere antico di avvicinare la realtà al nostro desiderio, di catturare le stelle. Dall’alba dei tempi l’uomo l’ ha capito e io ora su queste umili tavole mentre sego in due l’aria e metto gambe finte dall’altra parte della scatola. Già non si velano i trucchi. Forse ma io lo faccio a volte quando mi distraggo. Anche se è un delitto spiegare il mistero.

Ora passo una mano davanti al mio volto e sparisco.

Cadabra.

:: Delitto senza movente di Shanmei – in prenotazione

29 aprile 2024

Dopo “Furto al campo”, “Delitto allo zenit”, “Delitto sotto il sicomoro”, e “Delitto a Massaua” una nuova indagine del tenente Luigi Bianchi a Massaua.

Massaua 1895. Durante un grande incendio al porto appiccato da una mano misteriosa tra le vittime viene rinvenuto il corpo di un militare italiano collega del tenente Bianchi e del tenente De Angelis. L’indagine sarà difficile perchè questa volta verrà messa a dura prova la lealtà all’arma e l’amicizia dei due militari di cui l’uno crederà colpevole l’altro. Naturalmente le indagini porteranno al vero colpevole del tutto insospettabile e al disvelamento del motivo per cui l’incendio è stato appiccato.

Ultimo racconto della serie “Le avventure del tenente Luigi Bianchi nell’Africa selvaggia“.

:: Il Drago e la Fenice di Shanmei

25 aprile 2024

Liu Feng ci porta nell’antica Cina quando un incontro insapettato cambierà la vita di una giovane contadina per cui la pietà filiale è una delle principali virtù.

La prima pioggia di primavera cadeva lieve dal cielo sul campo di proprietà della famiglia Feng.

La ragazza sotto al cappello di paglia osservava le nuvole perlacee che si addensavano all’orizzonte e intenta al suo lavoro non si accorse dei cavalieri al galoppo che si dirigevano verso di lei.

Erano soldati della guarnigione imperiale di stanza a poche dal suo villaggio.

Quasi la travolsero facendola finire a terra.

Si sollevò lentamente e li fissò reggendo il loro sguardo.

“Ci sono locande in questa zona?” chiese un cavaliere per nulla deciso a chiedere scusa.

La ragazza scosse la testa e li fissò con aria di sfida.

“Allora portaci al tuo villaggio, indicaci la strada” disse il secondo cavaliere più incerto sullo strano atteggiamento della giovane contadina.

“Non siete i benvenuti qui” disse in un sussurro e i due soldati si guardarono perplessi.

Uno dei due scese da cavallo e affrontò la giovane.

“Non ti conviene fare tanto la spiritosa, siamo in missione e abbiamo bisogno di ristoro” disse e le si avvicinò.

La ragazza non indietreggiò di un passo e resse il suo sguardo.

Il soldato fu colpito dalla sua straordinaria bellezza e dalla sua dignità e determinazione.

Non sembrava affatto una rozza contadina e anche se i suoi abiti erano semplici e poco ornati la sua voce melodiosa sembrava educata al canto.

“Non sono solito ripetermi” disse il soldato e tentò di toccare la giovane che fece un passo indietro e girandosi di lato lo disarmò bloccandolo con una mossa fluida e armoniosa.

L’altro soldato ancora a cavallo non riusciva a credere ai suoi occhi.

“Non siete i benvenuti qui” ripeté la ragazza con lo stesso tono di voce senza alcuno sforzo.

Anche il secondo soldato scese con un balzo da cavallo e fu abilmente disarmato e bloccato anch’esso.

La ragazza conosceva un’arte segreta che univa alle arti marziali, la fluidità della danza.

Ogni suo gesto era lento e veloce e sembrava non provocarle alcuno sforzo.

“Non ve lo ripeterò ancora, andatevene” disse raccogliendo le loro spade e consegnandogliele.

I due soldati sbigottiti risalirono a cavallo e si allontanarono quasi spaventati.

:: Delitto a Massaua (Le avventure del tenente Luigi Bianchi nell’Africa selvaggia Vol. 3) di Shanmei

21 gennaio 2024

Massaua 1886. Durante le grandi piogge invernali il giovane tenente Bianchi si trova ad indagare su un efferato delitto per scagionare Augusto Coen, un contabile di una ditta commerciale. Aiutato dal tenente Fabrizio De Angelis dovrà riuscire a dipanare un’intricata matassa tra rivalità commerciali, furti e delitti.

Terza novella della serie “Le avventure del tenente Luigi Bianchi nell’Africa selvaggia”. Dopo i sette episodi, più i racconti, della serie “Le avventure del tenente Luigi Bianchi nella Cina misteriosa” torna il tenente Luigi Bianchi in una serie che narra le sue indagini e avventure giovanili in Africa alla fine dell’Ottocento.

:: Delitto sotto il sicomoro (Le avventure del tenente Luigi Bianchi nell’Africa selvaggia Vol. 2) di Shanmei

9 gennaio 2024

Dopo i sette episodi, più i racconti, della serie “Le avventure del tenente Luigi Bianchi nella Cina misteriosa” torna il tenente Luigi Bianchi in una serie che narra le sue indagini e avventure giovanili in Africa alla fine dell’Ottocento.

Delitto sotto il sicomoro” narra la seconda storia. Il giovane tenente Bianchi, coadiuvato dal tenente De Giorgis già coprotagonista di “Delitto allo zenit”, in una Massaua torrida e infestata dalle zanzare, indaga sulla morte di una giovane e bellissima cameriera eritrea, amica di De Giorgis, il cui cadavere viene rinvenuto sotto un maestoso sicomoro. Le autorità locali non ritengono il crimine degno di nota ma per il tenente Bianchi diventa una questione di principio trovare il colpevole e metterlo di fronte alle sue responsabilità. Tra ricevimenti al Circolo Ufficiali, feste nella residenza del Governatore, duelli e peripezie varie si dipana un’indagine difficile e sofferta.

:: Delitto allo zenit (Le avventure del tenente Luigi Bianchi nell’Africa selvaggia Vol. 1) di Shanmei

31 dicembre 2023

Dopo i sette episodi più i racconti della serie “Le avventure del tenente Luigi Bianchi nella Cina misteriosa” torna il tenente Bianchi in una serie che narra le sue indagini e avventure in Africa alla fine dell’Ottocento.

“Delitto allo zenit” narra la prima storia. Il tenente Bianchi coadiuvato dal tenente De Giorgis appena arrivato in Africa, a Massaua indaga sulla morte di un medico inglese da tutti ben voluto.

:: Furto al campo: Le avventure del tenente Bianchi nell’Africa selvaggia di Shanmei

17 dicembre 2023

Dopo “Le avventure del tenente Bianchi nella Cina misteriosa” torna il tenente Luigi Bianchi in una nuova serie questa volta ambientata in Africa alla fine dell’Ottocento.
In “Furto al Campo” vediamo la prima vera indagine in cui il tenente Bianchi fu coinvolto e scopriamo un tenente Bianchi giovane e inesperto alle prese con la sua prima missione all’estero.

Le luci della sera stavano diradandosi dopo l’infuocato tramonto.

L’escursione termica era repentina a quelle latitudini a un passo dal deserto e alle divise estive di un bianco accecante si stavano aggiungendo folte coperte di lana e pellicce.

Le stelle erano numerose e fitte e sembravano guardare i mortali con occhio benevolo accanto a una Luna immensa rispetto a quella che si vedeva in Europa. La Luna africana sembrava davvero una divinità pagana fatta per essere ammirata e adorata.

Le prime torce stavano accendendosi nell’accampamento silenzioso.

Le tende erano state predisposte per la notte e gli uomini di guardia circondavano il perimetro con fare annoiato. Non succedeva niente da giorni e gli ordini erano di attendere. Non si sapeva cosa. Forse un attacco di predoni. Ne circolavano tanti lungo la via carovaniera che portava le merci ai vari mercati della capitale. Alle vie marittime preferivano le vie di terra a dorso di cammelli, e asini selvatici a dire il vero piuttosto indocili. La vegetazione era rara e inselvatichita. Ma qualche pianta grassa autoctona di piccole dimensioni faceva bella mostra tra gli agavi maestosi.

:: Ritorno a casa di Shanmei (Le avventure del tenente Bianchi nella Cina misteriosa Vol 7)

2 novembre 2023

Un mystery storico nella Cina del primo ‘900

Della stessa serie potete leggere “Delitto a bordo del Giava”, “Lo strano caso del missionario scomparso”, “Il mistero della Fenice d’Oro“, “Il mistero del Mandarino calunniato”, “La strana morte di Mme. Fontaine”, “Oleandro bianco” e “Ritorno a casa”.

E i racconti brevi “Un gioco di pazienza”, “Missione in Korea” e “Tre mesi in Giappone”.

Seguito di “Oleandro bianco” in “Ritorno a casa” le vicende porteranno il tenente Bianchi tra Pechino e Tientisin, la scomparsa di un bambino figlio di un importante Mandarino lo porterà sulle tracce di una macchinosa congiura contro l’ambasciatore italiano accusato ingiustamente di aver pagato con fondi dell’ambasciata un ingente debito di gioco contratto con gli usurai. Il tenente Bianchi scoprirà un giro di scommesse e sale da gioco clandestine per occidentali in cerca di forti emozioni. Il tenente Bianchi sventerà poi un ricatto contro l’ambasciatore e dimostrerà che la ricca ereditiera Virginia Ansaldi non ha tradito il fidanzato, che a sua volta non passa tutte le sue notti al tavolo da gioco ma sta organizzando un movimento clandestino per la difesa della donna cinese alle quali ancora nelle campagne spezzano i piedi e dei bambini, soprattutto delle bambine ancora vittime di discriminazioni, annegate nelle tinozze o abbandonate sul ciglio della strada. Virginia Ansaldi è una sufraggetta e milita per dare potere politico alle donne della colonia sensibilizzandole a lottare per i loro diritti e a non essere solo dei graziosi oggetti decorativi in società. Ecco il tenente Bianchi questa volta sa che il suo soggiorno in Cina volge al termine, forse non vede l’ora di tornare in patria, nel suo Piemonte, forse conserverà sempre nel cuore l’amore per questo paese così vasto e pieno di sorprese. Ma gli ordini sono di tornare in Italia, e lui come militare di carriera non può che ubbidire. Porterà Mei e i suoi figli in Italia con sè?

Settima e ultima novella di una serie di mystery storici coloniali con ambientazione cinese. Avventura, intrighi, giochi di spie, suspence e delitti su uno sfondo esotico, con un buon e accurato contesto storico che copre l’arco temporale cha va dal 1900 al 1905.

In acquisto: qui.

:: Missione in Corea (Le avventure del tenente Luigi Bianchi nella Cina misteriosa) racconto di Shanmei

30 ottobre 2023

Con “Ritorno a casa” la saga del tenente Luigi Bianchi in Cina ha termine, ma prima di salutarci con la promessa che forse a Natale uscirà un’edizione deluxe con tutte le novelle e tutti i racconti dedicati a questo personaggio ecco in concomitanza di Halloween una storia di fantasmi: Missione in Corea. Ambientata nel 1903 prima della licenza in Giappone il nostro fa una sosta in Corea, si addentra in treno nell’interno e si ferma in un villaggio per un’indagine del tutto particolare… Streghe, spiriti, fantasmi coreani. Non proprio una storia di paura, ma di inquietudine sì. Un racconto breve, molto breve che magari svilupperò in futuro in un romanzo. Quando avrò il tempo e l’ispirazione come tutti gli altri racconti e novelle. Missione in Corea è una storia anomala nella mia produzione letteraria, un intermezzo se vogliamo, non conosco bene la mitologia coreana, ma ammetto che è un paese che mi affascina molto. Spero di approfondire la sua cultura e le sue tradizioni.

:: Ritorno a casa di Shanmei (Le avventure del tenente Bianchi nella Cina misteriosa Vol 7)

11 ottobre 2023

Con “Ritorno a casa” la saga del tenente Bianchi giunge al termine. Con il ritorno in Italia, malato, stanco con le sue belle onoreficenze e il mal di Cina, si chiude un capitolo importante della mia vita di narratrice. So di dare un grande dolore a molti miei lettori ma è una lezione di vita. Anche le cose belle finiscono, ed è bene recidere i legami con il passato anche creativo e pensare al futuro e cercare altre strade. Che dire da questa saga ho imparato tanto, il valore dell’attesa e l’importanza del dialogo tra culture, mentalità e speranze. Il mio incontro Occidente Oriente è stato un successo, molti si sono appassionati alla storia degli italiani nella Cina del 1900 durante la rivolta dei Boxer, un avvenimento storico forse ancora poco conosciuto e degno di approfondimento. Per i miei studi fu veramente un momento cruciale della storia contemporanea. C’è una storia segreta della rivolta dei Boxer che forse nessuno mai scriverà, ipotesi, congetture, ne sono state fatte tante, la più credibile è che l’Imperatrice Madre si sia trovata una rivolta interna e abbia chiesto aiuto all’Occidente, poi la faccenda sia sfuggita di mano e si sia giunto a un lento decadimento e alla perdita del Mandato del Cielo con fine della dinastia Qing. Questa è una teoria non so quanto accreditata a livello accademico, ma insomma una delle tante. I movimenti di ribellione erano da sempre antidinastici, e questo non credo faccia eccezione. Insomma è un ribaltamento dell’antica teoria che vedeva l’Imperatrice Madre come capo occulto dei Boxer con l’obiettivo di scacciare gli Occidentali dalla Cina. Vecchia interpretazione ancora credo accettata come vera. La storia è sempre più complicata di come ce la narrano i libri e il fatto che l’Imperatrice Madre mandasse di nascosto viveri agli assediati, rendedogli di fatto possibile sopravvivere fino all’arrivo degli Inglesi, fa sicuramente sorgere nuovi interrogativi. C’è una storia ufficiale, e una narrazione alternativa, humus per noi romanzieri, che non ci accontentiamo mai delle apparenze, ma vogliamo indagare retroscena e possibili scenari. In “Ritorno a casa” le vicende porteranno il tenente Bianchi tra Pechino e Tientisin, la scomparsa di un bambino (felicemente ristrovato) figlio di un importante Mandarino lo porterà sulle tracce di una macchinosa congiura contro l’ambasciatore italiano accusato ingiustamente di non aver pagato con fondi pubblici un ingente debito di gioco contratto con gli usurai. Il tenente Bianchi scoprirà un giro di scommesse e sale da gioco clandestine per occidentali in cerca di forti emozioni. Il tenente Bianchi sventerà poi un ricatto contro l’ambasciatore e dimostrerà che la ricca ereditiera Virginia Ansaldi non ha tradito il fidanzato, che a sua volta non passa tutte le sue notti al tavolo da gioco ma sta organizzando un movimento clandestino per la difesa della donna cinese alle quali ancora nelle campagne spezzano i piedi e dei bambini, soprattutto delle bambine ancora vittime di discriminazioni, annegate nelle tinozze o abbandonate sul ciglio della strada. Virginia Ansaldi è una sufraggetta e milita per dare potere politico alle donne della colonia sensibilizzandole a lottare per i loro diritti e a non essere solo dei graziosi oggetti decorativi in società. Ecco il tenente Bianchi questa volta sa che il suo soggiorno in Cina volge al termine, forse non vede l’ora di tornare in patria, forse conserverà sempre nel cuore l’amore per questo paese così vasto e pieno di sorprese. Ma gli ordini sono di tornare in Italia, e lui come militare di carriera non può che ubbidire. Porterà Mei e i suoi figli in Italia con sè? Lo scoprirete a Natale leggendo la novella, che mi dà l’occasione di approfondire un periodo storico ancora controverso e poco conosciuto soprattutto da noi occidentali, e da noi italiani nello specifico. Nella storia del colonialismo occidentale la storia della rivolta dei Boxer è una storia a sè, in cui si confondono eroismi, amore per l’esotico, rapacità e egoismi nazionali. Non fu solo tutta luce ma neanche tutto buio. Gli italiani che vissero in Cina in quel periodo tornarono in Italia con un’idea della Cina che aveva toccato corde profonde della loro anima. La Cina con i suoi secoli di civiltà, i suoi rituali, la sua spiritualità se anche non fu compresa al 100 %, creò quelle premesse che portarono alla nascita della sinologia come branca del sapere. L’interesse per l’Oriente da allora non si è mai spento, e nonsotante le guerre commerciali, le competizioni e le rivalità, la Cina ha conservato il suo mistero e questo è senz’altro parte del suo fascino. Buona lettura!