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:: Salvatore Ottolenghi. L’inventore della polizia Scientifica di Roberto Riccardi (Giuntina 2025) a cura di Patrizia Debicke

21 febbraio 2026

Nel 1902, in una Roma ancora attraversata dalle tensioni del savoiardo Stato unitario, un giovane medico entra negli uffici della Pubblica Sicurezza e in pochi minuti convince Giovanni Giolitti a fondare una Scuola di polizia scientifica. Da questo episodio quasi leggendario parte, anzi decolla  “Salvatore Ottolenghi. Inventore della polizia scientifica” di Roberto Riccardi, un libro che è contemporaneamente biografia, racconto storico e riflessione sulla nascita della modernità investigativa.
L’ambientazione è uno senz’altro  degli elementi più suggestivi.
Lo scrittore infatti ricostruisce con bravura un’Italia sospesa tra positivismo, speranze progressiste e ombre autoritarie, dal Risorgimento al fascismo, con Roma messa al centro come laboratorio politico e scientifico. Il carcere di Regina Coeli, dove Ottolenghi avvierà i primi corsi, diventerà il simbolo di una visione rivoluzionaria: la giustizia come sistema fondato su prove, studio e metodo, non su intuizioni o pregiudizi. Sullo sfondo scorrono uno dopo l’altro episodi di cronaca e di storia nazionale, dal delitto Matteotti allo Smemorato di Collegno, dal caso Girolimoni ai misteri di corte, in un fitto mosaico che restituisce il clima di un’epoca in cui la scienza forense nasceva come strumento di emancipazione civile.
Il protagonista emerge come figura complessa e affascinante. Salvatore Ottolenghi, ebreo astigiano, allievo di Lombroso ma capace di emanciparsi dal maestro, appare come un riformatore pragmatico, visionario e al tempo stesso profondamente concreto. Non è un grandioso eroe, ma un uomo che crede nella forza della conoscenza e nel valore etico della prova. La sua idea di polizia scientifica come “assetto di guerra” contro il crimine rivela un pensiero moderno, orientato all’organizzazione, alla standardizzazione, alla cooperazione internazionale. Il cartellino segnaletico, la carta d’identità, le impronte digitali, le reti di collaborazione tra polizie straniere diventano tasselli di un progetto più ampio: costruire una giustizia oggettiva e trasparente.
Riccardi, generale dei carabinieri e scrittore, adotta un registro narrativo ibrido, capace di coniugare rigore documentario e ritmo narrativo. Il libro si legge come un romanzo biografico, con passaggi in cui la cronaca giudiziaria assume il tono di un giallo storico e altri in cui l’analisi scientifica viene resa accessibile senza banali semplificazioni. La scelta di raccontare Ottolenghi attraverso i casi più celebri è efficace: permette di comprendere la portata della sua rivoluzione metodologica e di vedere in azione una nuova pianificazione delle prove.
Interessante è anche il contesto culturale in cui la figura di Ottolenghi si colloca. La presenza di Lombroso, le polemiche sulla scuola positiva, il caso Dreyfus in Francia, le tensioni politiche italiane, tutto contribuisce a delineare un panorama intellettuale in fermento, dove la scienza poteva essere strumento di emancipazione ma anche terreno di conflitto ideologico. In questo scenario, Ottolenghi appare come un riformista laico, orientato a una giustizia basata su evidenze tecniche e non su pressioni politiche, come dimostra il suo ruolo nelle indagini sul delitto Matteotti.
Pur con qualche caduta di ritmo con la ricostruzione biografica e con alcuni passaggi che indulgono a un tono celebrativo,  l’insieme della storia, sostenuto da fonti, citazioni e da un’agile narrazione si dimostra efficace.
Salvatore Ottolenghi. Inventore della polizia scientifica è una preziosa lettura per chi ama la storia del crimine e della giustizia, ma anche per chi desidera comprendere come siano nate le moderne istituzioni. È il ritratto di un uomo che ha trasformato l’intuizione in metodo e il metodo in civiltà, lasciando un’eredità destinata a durare nel tempo, ben oltre le cronache dei casi che lo resero famoso.
L’epilogo, con la morte di Ottolenghi nel 1934 e l’esilio della famiglia nel 1938, aggiunge una nota malinconica, ricordando quanto la storia personale si intrecci con certe grandi tragedie collettive del Novecento.

Roberto Riccardi (Bari, 1966), generale dei Carabinieri e giornalista, ha esordito per Giuntina con Sono stato un numero. Alberto Sed racconta (2009), che è stato fra i libri premiati da Adei-Wizo e ha vinto l’Acqui Storia. Ha poi pubblicato sempre con Giuntina La foto sulla spiaggia (2012), la biografia di Giulia Spizzichino, scritta con lei, La farfalla impazzita (2013), Un cuore da campione. Storia di Ludwig Guttmann, inventore delle Paralimpiadi (2021) e Salvatore Ottolenghi. Inventore della polizia scientifica (2025).

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:: La notte della rabbia di Roberto Riccardi (Einaudi 2017) a cura di Federica Belleri

17 gennaio 2018

La notte della rabbia

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Roma, inizi degli anni ’70. Il professor Claudio Marcelli viene sequestrato. L’operazione viene subito rivendicata dalle Sap, Squadre d’Azione Proletaria. Il professore aveva da poco proposto una riforma della legge penale, ed era candidato come Ministro dell’Interno. Elemento scomodo per i terroristi. Moglie e figlia, presto informate, iniziano a vivere nell’incertezza e nella paura. Il colonnello dell’Arma Leone Ascoli è impegnato da tempo a combattere le Sap in ogni modo, la lotta al terrorismo per lui è al pari di una questione personale. Il sequestro del professore è un ricatto allo Stato, di questo ne è sicuro.
Si effettuano i primi rilievi, i giornalisti sono affamati di notizie e Roma continua a vivere come se nulla fosse accaduto. Il costo della vita è aumentato e la disoccupazione ha l’aspetto di una piaga infetta.
Ascoli è preoccupato e pensieroso. Riflette su come organizzare al meglio i suoi uomini, e ogni tanto si lascia manipolare da ricordi dolorosi e dal vuoto lasciato dalla moglie, scomparsa troppo presto. È un essere umano, come tanti. Ha un vissuto e un presente faticoso da portare avanti. Ha un codice personale relativo ai prigionieri che rispetta in modo scrupoloso: anche il peggior delinquente ha una dignità, e deve essere trattato bene. Il colonnello Ascoli è spesso taciturno. Lo sa bene l’appuntato Berardi suo fidato autista e amico singolare, in grado di strappargli sempre un sorriso. Alcuni illustri personaggi lo circondano in questa indagine. Tra questi spicca il giudice Tramontano, archivio storico umano con la maggior quantità di informazioni sulle bande criminali. Un amico stimato, dalla stazza imponente, amante della buona cucina. All’interno di quest’indagine compare la Stasi e l’Intelligence della Germania Occidentale. Il terrorismo ha radici particolari e troppe sono le persone interessate a spiare, prima di essere spiate. Tra amicizie vecchie e nuove Leone Ascoli osserva piccoli particolari, che possono fare la differenza. Protegge una testimone che ha bisogno di lui. Scopre le vere intenzioni delle Sap e precipita in un vortice che lo riporta indietro nel tempo. Non ha scelta, deve affrontare di nuovo un oscuro periodo.
I movimenti studenteschi avanzano. Si siglano accordi per non soccombere. E lentamente il cerchio si chiude attorno agli ideali politici offuscati dall’amore. Attorno ad un gruppo all’apparenza unito ma composto in realtà da individui egoisti ed insicuri. Una morsa di angoscia e di terrore si stringe attorno alle famiglie dei carabinieri, che vivono questa e mille altre indagini sulla propria pelle.
La notte della rabbia è un noir che definisce come il male sembri possedere l’essere umano, senza appartenere a un genere specifico o a un colore politico.
La notte della rabbia è un’erba infestante che si insinua e cresce a dismisura, alimentata dalla vita stessa.
La notte della rabbia costringe i protagonisti a guardarsi in faccia, con le armi puntate sui rispettivi volti.
La scrittura precisa e densa di avvenimenti porta il lettore a confrontarsi con i temibili Anni di Piombo. Il romanzo ha un ritmo equilibrato dalla prima all’ultima pagina, e scava nell’animo dei personaggi al punto giusto, senza invadere.
Ottima lettura.

Roberto Riccardi (Bari, 1966) è colonnello dei carabinieri. Ha esordito nel noir con Legame di sangue (Giallo Mondadori, 2009), cui hanno fatto seguito I condannati (Mondadori, 2012), Undercover (e/o, 2012), Venga pure la fine (e/o, 2013) e La firma del puparo (e/o, 2015). È anche autore di libri sulla Shoah: Sono stato un numero (Giuntina, 2009; premio Acqui Storia), La foto sulla spiaggia (Giuntina, 2012) e, insieme a Giulia Spizzichino, La farfalla impazzita (Giuntina, 2013). Per Einaudi ha pubblicato La notte della rabbia (2017).

Source: acquisto del recensore.

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