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:: Talmud Babilonese – Trattato Rosh haShanà, a cura del Rav Riccardo Di Segni

8 aprile 2016

wIl Talmud è, in un certo senso, il libro del grande mistero del popolo ebraico. È un libro misterioso non perché è scritto in una lingua diversa e con uno stile tutto suo, ma perché è un libro unico nella letteratura mondiale. Inizia come un’opera circoscritta nei suoi scopi, un commentario alla Torà Orale, ma presto arriva a affrontare ogni possibile argomento che sia rilevante per l’umanità, ovunque si trovi. Scritto in un linguaggio semplice, con tutta la sua semplicità contiene profondità di saggezza, di conoscenza e di analisi di ogni possibile domanda. Il Talmud è un libro del mistero che è totalmente aperto perché il segreto che contiene non ha bisogno di essere nascosto, essendo così profondo e criptico che ci si può solo connettere ad esso, ma non si può mai arrivare a comprenderlo appieno. Per gli ebrei il Talmud è un libro vitale perché in una certa misura da lui dipende la loro stessa esistenza, ma, contemporaneamente, il Talmud trasmette al mondo intero un messaggio, che forse il mondo, solo adesso, può cominciare a comprendere.

Rav Adin Even Israel (Steinsaltz)

Torà e Talmud sono i due testi più sacri per ogni ebreo osservante. Il cuore se vogliamo di una religione comunitaria. I profeti, i sacerdoti, gli studiosi, tutti hanno trasmesso nei secoli la parola e l’insegnamento di Dio all’uomo. Un Dio fortemente monoteista (diffusosi tra culture fortemente politeiste), capace di ispirare pensieri spirituali, ma anche norme della vita comune, ordinaria. Un Dio vicino all’uomo anche nelle sue occupazioni più quotidiane, insomma. E il Talmud se vogliamo, è uno specchio proprio di questo, di questa vicinanza.
Il Talmud contiene per la maggior parte discussioni sulla legge ebraica. Discussioni che trattano i temi più disparati: filosofici, morali, teologici, legali, filologici, folcloristici. Non solo possiamo trovare discussioni di medicina, economia, zoologia, ma tutto lo scibile umano trova un posto, una classificazione, un senso. Sempre alla luce di Dio. Le menti migliori ci hanno lavorato, intelligenze che si sono confrontate con il mistero e l’inconoscibile. Sicuramente non c’è un testo paragonabile a questo in tutta al letteratura occidentale antica e moderna.
E grande ostacolo alla sua comprensione e diffusione è sempre stata la lingua. Non tutti in Italia conoscono l’ebraico, tanto meno l’aramaico. Per ovviare a questo hanno pensato di tradurre il Talmud in italiano. Può essere sembrata dapprima una impresa impossibile, forse anche folle, e invece il Talmud – trattato Rosh haShanà (Capodanno), a cura di Rav Riccardo Di Segni, edito da Giuntina, ora è in libreria. Ci hanno lavorato più di una cinquantina di esperti, studiosi, traduttori, redattori e con il patrocinio dello stato Italiano, del Miur, del Consiglio Nazionale delle ricerche e dell’ Unione Comunità Ebraiche Italiane, ce l’ hanno fatta.
Costa 40 E, una cifra importante, ma sicuramente limitata e non corrispondente al lavoro svolto. La complessità del testo talmudico ne rende praticamente impossibile lo studio senza l’aiuto di guide e di opere di commento, dice Rav Riccardo Di Segni, non stentiamo a crederlo. Neanche gli studiosi più preparati possono comprenderlo appieno, nella sua interezza. E’ più che altro un percorso, un percorso di studio al quale applicarsi nell’intero corso della propria vita.
Può interessare solo agli italiani di religione ebraica? Non credo. Credo sia una opportunità aperta a tutti, uomini e donne. Credenti e non credenti. Perché se si parla di Dio, si parla anche delle capacità umane, dell’ammirevole intelligenza degli uomini spesa al servizio della conoscenza e della difesa della propria identità.

Rav Riccardo Di Segni Nato a Roma nel 1949. Proseguendo un’antica tradizione associa l’esercizio della professione di medico (come radiologo, direttore di un reparto di un grande ospedale pubblico romano) all’attività rabbinica. Ha conseguito il titolo rabbinico presso il Collegio Rabbino Italiano nel 1973, dove ha continuato a insegnare e che dirige dal 1999. Oltre all’insegnamento è stato attivo nell’ambito delle ricerche, pubblicando numerosi studi filologici e tre libri (l’ultimo in ebraico, Noten ta’am leshevach sul significato delle regole alimentari) e nelle attività di divulgazione della cultura ebraica tradizionale (tra l’altro con tre edizioni di una Guida alle regole alimentari ebraiche). Nominato Rabbino Capo di Roma nel novembre 2001. E’ presidente del Progetto Traduzione Talmud Babilonese.

:: Giuseppe – Il padre di Gesù, Gianfranco Ravasi, (Edizioni San Paolo, 2014) a cura di Giulietta Iannone

21 febbraio 2014

giuseppeLa figura di San Giuseppe mi ha da sempre affascinato, per cui ho colto l’occasione di leggere Giuseppe – Il padre di Gesù di Gianfranco Ravasi, Edizioni San Paolo, con un misto di curiosità e aspettativa, e devo ammettere che sono tante le cose che ho appreso, alcune decisamente lontane dall’iconografia classica. Giuseppe, c’è poco da dire, è una figura misteriosa, circondata da un‘aura di riserbo e di silenziosa discrezione. Cosa sappiamo realmente di lui? Dai vangeli canonici poco, appare più come una figura dimessa, sullo sfondo della vita di Gesù, di Maria e degli apostoli. Sappiamo che era un uomo giusto e gentile, di età in un certo senso avanzata, dotato di una fede forte e profonda (messaggeri divini gli apparivano in sogno e lui non esitava a eseguire cosa gli veniva comandato) e di un certo coraggio, fidanzato e poi sposo di Maria, padre legale di Gesù, un gran lavoratore, un falegname, discendente della stirpe di Davide sebbene la sua condizione sociale fosse modesta. Ravasi comunque non si limita a presentarci la figura di Giuseppe che emerge dai vangeli canonici, e qui sta sicuramente la parte più interessante del libro, ma aggiunge anche notizie tratte dai vangeli apocrifi, quei testi anche molto antichi che non rientrano nei testi giudicati dalla chiesa di ispirazione divina. In appendice troviamo per esempio il testo integrale della Storia di Giuseppe il falegname, testo apocrifo in cui viene descritta la morte di Giuseppe, e apprendiamo per esempio che era vedovo quando sposò Maria e già padre di numerosi figli (i celebri fratelli di Gesù?). O a pagina 46, notizie tratte dal Vangelo arabo dell’infanzia, da cui apprendiamo i nomi dei due condannati che saranno crocifissi con Gesù a Gerusalemme, e le circostanze un po’ avventurose del loro incontro precedente in Egitto con la sacra famiglia. Curioso il capitolo intitolato Un falegname high-class in cui Ravasi riporta la polemica tra chi “vorrebbe continuare a classificare Gesù e la sua famiglia nella categoria della povertà e chi, invece, vorrebbe promuoverlo al rango della media borghesia”. Polemica della quale ero del tutto all’oscuro. Naturalmente è un testo scritto da un teologo, che riporta versetti e citazioni bibliche, ma con una certa leggerezza che permette anche ai meno avvezzi ai testi teologici di trovare spunti di riflessione interessanti. Curioso per esempio anche l’accostamento tra Lenin  e San Paolo di pagina 65, che non vi anticipo, lo scoprirete durante la lettura, o l’elenco di rappresentazioni pittoriche in cui appare l’effige di Giuseppe. Bella per esempio la copertina con la riproduzione di San Giuseppe con Gesù bambino, 1640-1642, di Guido Reni. Sebbene sia un testo relativamente breve, perfetto come regalo per la festa del papà, Giuseppe – Il padre di Gesù racchiude un ritratto approfondito della figura di Giuseppe, con un occhio all’universo bliblico e un altro alle tracce culturali, come sintetizza lo stesso autore nell’ introduzione. Letto in un pomeriggio, senza sforzo grazie a uno stile semplice e discorsivo, privo di asperità.                  

Gianfranco Ravasi, nato nel 1942 a Merate (Lecco) e ordinato sacerdote nel 1966, è stato per molti anni Prefetto della Biblioteca-Pinacoteca Ambrosiana di Milano. Nel settembre 2007, dopo essere stato nominato da Benedetto XVI Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e delle Pontificie Commissioni per i Beni Culturali della Chiesa e di Archeologia Sacra, è stato ordinato Arcivescovo Titolare di Villamagna di Proconsolare. A lungo docente di esegesi dell’Antico Testamento nella Facoltà Teologica dell’Italia settentrionale e di ebraico nel Seminario arcivescovile milanese, è membro di numerose accademie e istituzioni culturali italiane e straniere, oltre che autore di diversi volumi. Il 20 novembre 2010 è entrato a far parte del Collegio cardinalizio. Tra le opere pubblicate presso le Edizioni San Paolo segnaliamo la “trilogia” Che cos’è l’uomo? (2011), Chi sei Signore? (2011) e Dove sei, Signore? (2012), come pure il commento ai Salmi (20072) e quello al Qohelet (20085). Per il Gruppo San Paolo ha diretto opere di prestigio come la Bibbia Via, Verità e Vita (2009), i diversi volumi della Nuova Bibbia per la Famiglia (2009) e il Dizionario Temi Teologici della Bibbia (2010).