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:: Intervista a Marco Polillo editore della collana “I Mastini” Polillo Editore a cura di Cristina Marra

18 novembre 2010

Marco Polillo

La crime story “Bunny Lake è scomparsa” di Evelyn Piper inaugura la nuova collana “I Mastini” della Polillo Editore. Con “I Mastini” arrivano in libreria romanzi inediti o imperdibili del filone del giallo nato negli USA intorno agli anni Venti e definito “Hard Boiled School”, del genere suspense, del poliziesco procedurale e d’azione.

Gli “allievi” della Scuola dei Duri scrivono romanzi in cui l’enigma e la scoperta del colpevole sono soppiantati dalla violenza, dalla tensione e dalle durezze fisiche e psicologiche della realtà sociale del tempo. Nata intorno alla rivista “Black Mask” diretta da Joseph T. Shaw, questa narrativa poliziesca aderisce allo spirito sociale americano del periodo tra la Grande Depressione e il New Deal di Roosvelt. Shaw chiede ai suoi autori di raccontare le loro storie nel modo più diretto possibile e in prima persona per provocare nei lettori eccitamento e tensione. La violenza, i gangsters, il sesso sono argomenti presenti quotidianamente sui giornali e il loro passaggio in opere narrative è quasi inevitabile. Il genere diventa popolare con le opere di Dashiell Hammett, principale esponente insieme a Raymond Chandler, ma sono tantissimi gli autori forse meno noti che hanno dato un grande contributo anche alle sue evoluzioni . Dalla Scuola dei Duri ai successivi filoni che trasformarono il giallo tradizionale in un romanzo specchio delle angosce e delle violenze contemporanee, “I Mastini” si propongono come il completamento della già famosa e apprezzata collana “I Bassotti” dedicata alle detective stories della Golden Age del giallo.

L’editore Marco Polillo, presidente dell’Associazione Italiana Editori è un cultore del giallo classico ed è autore di due romanzi “Testimone invisibile” e “Corpo morto” editi da Piemme.

Com’é nata la collana “I Mastini”?

“Nel periodo del massimo splendore del giallo a enigma erano stati scritti libri di genere “hard-boiled” che meritavano di essere presentati al pubblico italiano, ma che non potevano trovare spazio nei Bassotti per motivi legati alle caratteristiche del contenuto. Questa mancanza andava sanata. Così sono nati i Mastini”.

A chi sono rivolti “I Mastini”?

“Credo che i lettori dei Bassotti qualche titolo dei Mastini lo prenderanno. Poi immagino i lettori dei gialli o thriller contemporanei e quelli che in qualche modo vogliono farsi una “cultura” storica anche sul genere poliziesco/thriller. Senza dimenticare che all’interno della collana ci saranno anche autori in qualche modo classici – per esempio Ross Macdonald o Henry Kane – che dovrebbero catturare l’attenzione di tutti quelli che ne hanno sentito parlare, ma che li conoscono ancora poco o niente affatto”.

Da lettore, lei preferisce le detective o le crime stories?

“Detective stories, senza ombra di dubbio. E infatti prima ho pubblicato i Bassotti e solo ora i Mastini”.

La Polillo si è affermata come casa editrice d’eccellenza nel settore della narrativa gialla classica. Progetti futuri?

“Per ora no. Il progetto -meglio l’obiettivo -immediato è quello di far sì che anche i Mastini riscuotano il successo che ha contraddistinto i Bassotti. E’ una collana forse più difficile, perché è meno caratterizzata, ma ha il vantaggio di offrire una maggiore varietà di trame”.

Perchè la scelta di pubblicare solo autori stranieri?

“Perché in quegli anni gli autori italiani non si cimentavano se non marginalmente in quel campo (e quelli che l’hanno fatto sono già stati ripubblicati e riscoperti in tempi anche recenti), e poi perché le patrie del giallo sono l’Inghilterra e gli Stati Uniti. Ci sarebbe anche la Francia, in realtà, almeno per il genere Mastini, e non è escluso che qualche autore di quella nazione prima o poi trovi posto nella collana.

Molte crime stories diventano film e addirittura cult movie come è successo a “Bunny Lake é scomparsa”. Che ne pensa della trasposizione cinematografica dei gialli?

“Ne penso bene. In molti casi l’ho trovata adeguata, in altri ha addirittura migliorato la storia. Certe volte, invece, l’atmosfera dell’autore del testo non è stata rispettata, ma di sicuro il cinema e la televisione hanno aiutato il giallo (così come quest’ultimo ha a sua volta aiutato il cinema e la televisione)”.

Marco Polillo é anche scrittore di gialli, a quando il terzo romanzo?

Sorpresa! Il terzo romanzo è appena terminato. L’ho consegnato ieri alla mia agente letteraria e quindi spero di avere presto buone notizie. Quello che posso dire per ora è che il protagonista è sempre il vicecommissario Zottìa e che anche questa volta l’ambientazione è molto particolare: il lago d’Orta”.

:: Recensione di Maschera Bianca di Edgar Wallace (Polillo Editore 2010) a cura di Giulietta Iannone

20 aprile 2010

12Capitano avvenimenti strani nella vita di chi si occupa di libri: può succedere infatti che un giorno ti alzi con un diavolo per capello, inizi a bere troppi caffè e ti ritrovi tra le mani un nutrito gruppetto di libri dalla copertina rossa, tra cui spiccano nomi mitici come Edgar Wallace o John Dickson Carr, opere dell’età d’oro del mystery, quel periodo tra gli anni ‘20 e ‘40 che racchiude libri vari a volte di autori anche poco noti che hanno aperto la strada del thriller moderno.
La Polillo Editore con una passione da archeologo ha raccolto questi libri, a volte introvabili, a volte mai pubblicati in Italia, nella collana i Bassotti e ce li presenta pronti da collezionare e da leggere.
Già dissi che i classici delitti della camera chiusa non sono il mio forte ma ad un’occasione così non si può rinunciare, per cui inforco metaforicamente gli occhiali, mi siedo comoda e inizio a leggere. Senza andare in ordine cronologico pesco nel mucchio e inizio con il numero 37 “Maschera Bianca” 1930 di Edgar Wallace, portato sul grande schermo nel 1932 dal regista T. Hayes Hunter e interpretato da Hugh Williams, Norman McKinnell e Renèe Gadd.
Per le vie di Londra si aggira un ladro ineffabile, con il volto nascosto da una maschera bianca, entra nei ristoranti di lusso e alleggerisce le signore dei loro gioielli. I giornali ne parlano, il panico dilaga poi succede un fatto strano, anomalo: nel malfamato quartiere di Tidal Basin, non insolito scenario di risse tra ubriachi e delinquenti, un uomo misterioso viene pugnalato al cuore, un  uomo assurdamente vestito da sera, un uomo senza identità di cui nessuno sembra saperne niente.
Anche i testimoni sono inaffidabili, nessuno ha visto niente o meglio non ha nessuna intenzione di dire cosa ha visto alla polizia. L’ispettore capo Mason chiamato ad indagare sul caso ha subito le sue perplessità e sente che i casi sono legati, ma come?, perché?, Quello che è certo è che il colpevole non ha scampo ed è solo questione di tempo.
Ecco questa in breve è la trama, non mancheranno poi giornalisti intraprendenti, belle ragazze dal cuore d’oro, dottori spiantati e senza il becco di un quattrino, misteriosi avvocati provenienti dal Sud Africa, anche solo per chi fosse curioso di conoscere un mondo che non c’è più, una Londra aristocratica e decadente, narrata da un Edgard Wallace ironico e disincantato al suo meglio.
Letto in meno di un giorno, lieto fine al cianuro.

Edgar Wallace (1875-1932), passato alla storia come “the King of Thrillers”, fu il primo scrittore a raggiungere lo status di vera e propria star. Era nato a Greenwich, in Inghilterra, figlio illegittimo di attori. Adottato da una famiglia di pescivendoli che aveva già dieci figli, Edgar crebbe con il nome di Dick Freeman salvo scoprire, all’età di 11 anni, le sue vere origini. Dopo una serie infinita di lavori di vario genere, a 18 anni si arruolò nel Royal West Kent Regiment per poi passare nei Corpi Medici. Corrispondente dal Sud Africa per la Reuters e per vari giornali inglesi e sudafricani durante la guerra dei Boeri, rientrò in patria nel 1900. Dopo vari infruttuosi tentativi di trovare un editore, nel 1905 pubblicò a proprie spese il suo primo romanzo, The Four Just Men (I quattro giusti). In meno di trent’anni scrisse oltre 170 libri, di cui più della metà di genere giallo, una ventina di drammi e centinaia di racconti e articoli. Popolarissimo fra i lettori – si dice che tra il 1920 e il 1930 su ogni quattro libri letti in Inghilterra uno fosse di Wallace – negli ultimi dieci anni di vita arrivò a guadagnare oltre 250.000 dollari l’anno, anche grazie agli innumerevoli film tratti dalle sue storie. Amante del lusso, del gioco e della vita sregolata, morì a soli 56 anni a Hollywood, mentre era al lavoro sulla sceneggiatura di King Kong, lasciando in eredità una montagna di debiti.