Posts Tagged ‘Maria Anna Cingolo’

:: Le cento vite di Nemesio, Marco Rossari (edizioni e/o, 2016), a cura di Maria Anna Cingolo

29 ottobre 2016
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Quando nasce suo figlio, Nemesio Viti detto il Vecchio ha sessant’anni e per questa ragione ogni mattina, appena sveglio, Nemesio jr si ripete la stessa frase: Sono nato da uno sperma vecchio (pag.9).
Nemesio odia suo padre e talmente non riesce a sopportarlo che si fa chiamare Nemo, nomignolo aberrante, soprannome che indica chiaramente come il giovane si senta un nessuno. Da una vita, infatti, egli è costretto a confrontare la sua inutile esistenza con quella avvincente e caledoiscopica di Nemesio il Vecchio; nel giorno del suo centesimo compleanno, però, l’anziano genitore ha un ictus e, finito in coma, è ormai prossimo alla morte. Disorientato dalla disgrazia e dalle forti dosi di Ansiolin, ogni notte Nemo sogna di rivivere tutto il secolo in cui il padre è stato protagonista: il ‘900 delle due guerre mondiali, del fascismo e delle avanguardie, della guerra partigiana e del PCI, della caduta del muro di Berlino.

«Senti, un conto è essere scioccato» continuò Nemo. «Un conto è…è…». Non trovava le parole. «È una metempsicosi a ritroso! Una trasmigrazione controcorrente da una generazione all’altra! Una reincarnazione surreale! Un delirio notturno…». (pag.149)

Nemo di notte diventa suo padre, ama l’arte come suo padre e ama le donne, numerose, che suo padre ha amato. Episodi storici si riempiono di dettagli rocamboleschi e di picaresche avventure che scuotono Nemo nel profondo; il giovane inizia a desiderare che la notte sopraggiunga per sognare ancora e conoscere meglio un padre tanto distante. Sebbene le sue visioni siano il risultato di un cocktail di psicofarmaci, fantasia e suggestione, a Nemo sembra di sperimentarle sulla sua pelle e, finalmente, di vivere per davvero.
Le cento vite di Nemesio” sono cinquecento pagine di scrittura ironica, intelligente, sempre piacevole e mai banale, il cui finale è dolce e insieme vigoroso. Vero acrobata della parola, l’autore racconta di un giovane depresso e del suo complesso d’Edipo o, forse, semplicemente narra la storia di un figlio e di un padre. Infatti, Rossari dimostra copiosamente di conoscere la storia, la musica e la letteratura ma il suo sapere più prezioso non è accademico, è la sua capacità di comprendere la natura umana. In questo romanzo, l’autore affronta le difficoltà dei rapporti interpersonali, le lotte interiori, la forza che nasce dal dolore e la fragilità che si nasconde dietro ogni maschera che si sceglie di portare e, a conferma di tutto ciò, dietro una prosa tagliente cela la sua sensibilità straripante.

Marco Rossari: nasce a Milano nel 1973, è scrittore e traduttore. Ha scritto anche “L’unico scrittore buono è quello morto” (Edizioni e/o, 2012) e “Piccolo dizionario delle malattie letterarie” (Edizioni Italosvevo 2016) e tradotto autori come Dickens, Twain, Everett, Eggers, Cain, Thompson.

Source: libro inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Giulio dell’Ufficio stampa EO.

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:: Grande come l’universo – storia di una famiglia, Jón Kalman Stefánsson (Iperborea, 2016) a cura di Maria Anna Cingolo

5 ottobre 2016
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Nelle pagine di “Grande come l’universo” Stefánsson ritorna a parlare di Ari, poeta ed editore islandese, e della sua famiglia, questa volta addentrandosi più a fondo nella psicologia dei protagonisti e garantendo spunti di riflessione più ampi. Come nel primo capitolo del dittico, “I pesci non hanno gambe”, il romanzo è ambientato in Islanda, terra di mare, di stelle e soprattutto di pesca.

Il sistema stellare ruota sopra l’Islanda, ma qui l’universo ruota intorna al pesce. (Pag. 74)

Una voce non identificabile, forse la sua stessa coscienza, racconta la storia di Ari in un romanzo che non segue una struttura lineare ma è costituito da sezioni alternate, un’altalena tra tempi e personaggi lontani e vicini, con l’unico obiettivo di raccontare la Vita. Ari possiede una straordinaria inclinazione verso l’arte e la poesia, ha in sé un seme che per generazioni è rimasto assopito in alcuni membri della sua stirpe e che solo in lui ha la possibilità di fiorire davvero. L’ex-poeta deve tornare a scrivere per curare, attraverso la parola, le ferite del suo passato, coinvolgendo fin dalle radici il suo albero genealogico. La decisione di Ari di cercare di cambiare le cose, può permettergli di calmare le acque familiari, il cui mare da anni è in tempesta, agitato da morte, dolore e incomprensioni.
Generazione dopo generazione l’Islanda resta, fredda, a guardare, seguendo le vicende di Ari e dei suoi parenti che sotto il cielo infinito trascinano le loro esistenze. Il romanzo stringe in un unico abbraccio tutte le loro sofferenze, le lacune affettive, il non detto e i rancori; bacia i loro amori sbriciolati, i sacrifici e le lacrime; accarezza le loro paure e le trasforma in coraggio.
Attraverso una prosa estremamente vicina ai versi, Stefánsson ci ricorda che soltanto al buio si vedono le stelle e che, quindi, se “il buio non riesce a spegnere ogni luce”, la speranza può essere regina del cuore umano ogni volta che è accompagnata dal perdono e dall’amore. In fondo, “non è mai troppo tardi finché si è ancora vivi”.
Traduzione e postfazione di Silvia Cosimini.

Jón Kalman Stefánsson: nato a Reykjavìk nel 1963, ex insegnante e bibliotecario, si è dedicato alla poesia e alla narrativa diventando una delle voci più importanti della letteratura nordica. Iperborea ha inoltre pubblicato la trilogia “Paradiso e inferno”, “La tristezza degli angeli” e “Il cuore dell’uomo”; mentre “I pesci non hanno gambe” è il capitolo che precede “Grande come l’universo”.

Source: acquisto personale in libreria.

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:: La via del male, Robert Galbraith, (Salani, 2016) a cura di Maria Anna Cingolo

24 giugno 2016
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Non era riuscito a togliere tutto il sangue. Una linea scura come una parentesi gli era rimasta sotto l’unghia mediana della mano sinistra. Si accinse a raschiarla via, anche se non gli dispiaceva vederla: un memento dei piaceri del giorno prima. (pag.11)

Inizia subito con toni tetri “La via del male”, il terzo volume dedicato alle indagini di Cormoran Strike e scritto sotto pseudonimo dalla madre del famosissimo mondo di Harry Potter, J. K. Rowling. Questa volta l’investigatore privato ha per le mani un caso davvero caldo: un serial killer di giovani donne la cui furia omicida si incendia di un desiderio di vendetta nei confronti del nostro Strike. Una mattina apparentemente ordinaria la sua volitiva e brillante assistente, Robin Ellacott, riceve un pacco che dà il via alle indagini.

Una gamba mozza di donna era stata infilata a forza, di sbiego, nella scatola, le dita del piede piegate all’indietro per farcela stare. (pag. 19)

L’assassino, infatti, dopo aver ucciso le vittime, dal loro corpo taglia dei pezzi che diventano per lui oggetti erotici, souvenir del successo della sua perversione appagata. Strike, ex militante nell’esercito e nella SIB (Servizio investigativo della Regia polizia militare inglese) ha tanti nemici e tra questi sospetta di quattro persone, reputandole tutte in egual modo capaci di commettere simili malvagità. Oltre ad un avvincente caso su cui fare luce, questo terzo capitolo della saga concede al lettore di conoscere di più i suoi protagonisti. Infatti, i quattro indiziati tornano come fantasmi nella vita di Strike e le vicende a loro connesse sono sfruttate con abilità dall’autore per rivelare dettagli sul suo passato. Anche gli scheletri di Robin escono dall’armadio, così i fatti personali che entrambi si sono tenuti nascosti a vicenda, una volta rivelati, finiscono per rendere più stretto e vero il loro rapporto. Affermandosi come nuova e riuscitissima coppia del genere Giallo, i due tentano coraggiosamente di risolvere un caso al di sopra delle loro competenze ma che la New Scotland Yard sembra proprio non saper gestire.
Così come nei due precedenti episodi della storia di Cormoran Strike, Galbraith sa evocare con arte l’atmosfera, i sapori e la vita londinese. A piedi per Tottenham Court Road, underground fino a Notting Hill Gate, fish & chips e una birra fredda in un pub: a chi è già stato a Londra basterà chiudere gli occhi per tornarci, mentre a coloro che ancora non hanno avuto questa fortuna verrà voglia di prenotare molto presto un soggiorno nella capitale inglese. Estratti di testo delle canzoni dei Blue Öyster Cult introducono i capitoli del romanzo, tutti ad esclusione dei più inquietanti e foschi nei quali il narratore cambia: la stessa storia è vista attraverso gli occhi dell’assassino, rivelando ogni suo folle pensiero di morte. Galbraith scrive una trama appassionante e ricca di colpi di scena per mezzo della quale affronta il tema drammaticamente attuale della violenza sulle donne e sui bambini, consapevole che l’efficacia divulgativa del suo romanzo sia anche importante e doverosa occasione di denuncia.
Senza dubbio apprezzerete questo libro che, reso scuro dalla brutalità assassina, si illumina attraverso una narrazione spesso divertente e sempre brillante. Davvero bravo questo Robert Galbraith e ancora di più chi, come dice sua sponte, ama divertirsi dietro al suo nome. Traduzione di Francesco Bruno.

ROBERT GALBRAITH: autore dei bestseller Il richiamo del cuculo e Il baco da seta, è uno pseudonimo usato da J.K. Rowling, creatrice della fortunatissima saga di Harry Potter.

Source: acquisto personale.

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:: 22/11/1963, Stephen King (Sperling & Kupfer, collana Pickwick, 2011) a cura di Maria Anna Cingolo

4 giugno 2016
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Sapevo dove mi trovavo: a Lisbon Falls, Maine, nel cuore della contea di Androscoggin. La vera domanda non era dove, ma quando.”

Nel più celebre romanzo di Lewis Carroll, una bambina segue un coniglio bianco nella sua tana e si ritrova in un mondo altro dove tutto è possibile. In questo romanzo di Stephen King, invece, c’è sempre una “buca del coniglio” ma essa coincide con la dispensa di un tavola calda nel Maine e conduce sempre e solo alle 11:58 del 9 settembre 1958. Uno due tre gradini e Jake Epping, un insegnante di inglese come tanti, da poco divorziato e senza figli, mette piede nella Terra di Allora per tentare di compiere una missione senza eguali: vivere cinque anni nel passato e nel 1963 salvare la vita del presidente degli Stati Uniti, uccidendo il suo attentatore, Lee Harvey Oswald.

Puoi cambiare la storia, Jake, lo capisci? John Kennedy può salvarsi.

Jake Epping assume un’altra identità, diventa George Amberson e scopre che nel passato i prezzi sono più bassi, il cibo è più saporito e “pieno” ma gli odori decisamente peggiori del 2011. Jake continua ad insegnare, perché è questa la sua vocazione, balla il twist e vive la gioia di amare e riessere amato. Però, ad ogni piacere Jake/George deve anteporre il dovere e la sua missione, anche se significa compromettere la sua stessa felicità. Tornare indietro nel tempo e mutare il corso degli avvenimenti non è, però, un’impresa facile perché “il passato è inflessibile e si difende dal cambiamento”, perché qualcosa del passato rifiuta di essere modificato e si oppone con ogni sua forza, e spesso con violenza, affinché tutto rimanga al suo posto.
22.11.63 è un romanzo storico e rappresenta una delle poche eccezioni con le quali King ha scelto di variare il suo repertorio di opere horror che lo hanno reso famoso in tutto il mondo; l’autore si dimostra comunque una certezza dando vita ad uno dei suoi libri migliori, almeno secondo il modesto parere di chi scrive. Nonostante il cambiamento di genere, il sovrannaturale rimane una costante anche in questo libro ed è data non solo dal viaggio nel tempo ma soprattutto dal sempre stra-ordinario stile narrativo. Infatti, non è solo l’originalità di questa storia – come di tante sue altre – a rendere Stephen King un maestro trai romanzieri contemporanei e futuri, ma la capacità innata, superba ed estremamente naturale con la quale egli descrive ogni scena, senza tralasciare alcun particolare. All’immaginazione del lettore è permesso di vedere, sentire, amare e temere quello che Jake Epping vede, sente, ama e teme durante questa strabiliante avventura. Jake Epping vincerà e perderà nel corso di una storia che, se leggerete questo romanzo, al di là del luogo comune abusato dai recensori, terrà davvero i vostri occhi incollati alle pagine. Diventerà la vostra storia, la vostra missione, il vostro disperato tentativo di combattere il passato per salvare la vita di JFK e cercare di rendere il mondo un posto migliore. Nelle ultime pagine di questo romanzo, l’ammaliante scrittura di Stephen King smette soltanto di raccontare e invita alla riflessione: cambiare il passato comporta conseguenze nel futuro perché ogni avvenimento si lega ad un altro e quest’ultimo ad altri ancora. Ogni azione, che sia compiuta dal presidente del Paese più potente del mondo o da un qualunque insegnante di inglese, genera quello che viene definito effetto farfalla ed acquisisce un suo peso nella Storia. Naturalmente, questa dinamica non vale solo per chi torna indietro nel tempo e vuole cambiare il passato ma anche per coloro che, forse più fortunati, possono cercare di fare la differenza nel loro ordinario presente. Traduzione di Wu Ming 1.

Stephen King: (Portland, 21 settembre 1941) sceneggiatore ma soprattutto instancabile scrittore, vive nel Maine con la moglie Tabitha; è considerato il re dell’horror e i suoi libri sono bestsellers in tutto il mondo.

Source: acquisto personale.

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:: Alice nel paese delle meraviglie; Attraverso lo specchio e quello che Alice vi trovò, Lewis Carroll (classici BUR deluxe, 2015), a cura di Maria Anna Cingolo

24 Maggio 2016
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Alice Liddell era la figlia del decano del Christ Church di Oxford dove L. Carroll insegnava ed è per lei che il nostro autore, che per le bambine aveva un particolare ma disinteressato amore, inventò una serie di storie che l’avevano come protagonista. Così hanno inizio le sue avventure in un mondo diverso e pieno di meraviglie:

Alice saltò in piedi, perché le balenò nella mente di non avere mai visto prima di allora un coniglio fornito di panciotto e di taschino, per non parlare di orologi; e, bruciando di curiosità, lo inseguì di corsa per il campo, dove fece appena in tempo a vederlo scomparire in una gran buca sotto la siepe.
Un attimo dopo Alice si era infilata dietro a lui, senza minimamente riflettere a come avrebbe poi fatto per uscire. (pag. 36)

Alice brucia di curiosità e questo aspetto del suo carattere le permetterà di vivere una serie di strabilianti peripezie ma, naturalmente, la farà anche finire in un mucchio di guai. Proprio la curiosità, che appartiene a tutti i bambini, è l’unica chiave di lettura di quest’edizione che contiene non solo Alice nel paese delle meraviglie ma anche Attraverso lo specchio e quello che Alice vi trovò, il secondo libro che Carroll scrisse per la bambina. Infatti, questo bellissimo volume dei classici BUR deluxe, oltre alle famose illustrazioni originali, ha un asso nella manica: le note di Martin Gardner, giornalista e filosofo che si dedicò con passione allo studio di questi testi. La sua edizione annotata non è adatta a chi non è curioso e, invece, soddisfa copiosamente chi, come la piccola protagonista, ha sempre una domanda pronta e vuole ottenere tante risposte. Lo studio di Gardner nasce dall’esigenza di spiegare ogni arcano, ogni segreto o dubbio nascosto dietro parole che Carroll non ha mai scelto per caso. Infatti, pur essendo un libro per bambini, ogni frase è imbevuta di riferimenti letterari, storici, matematici e scientifici; cela giochi linguistici e palesa un nonsense che spesso è coraggioso rivelatore di una critica alla società vittoriana; a volte cita in modo originale eventi vissuti in prima persona da Carroll e dalla piccola Alice stessi. Le note di Gardner, perciò, divengono uno strumento unico ed indispensabile per una lettura davvero autentica di questi due famosissimi libri.

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Seguendo un coniglio bianco nella sua tana in un caldo giorno di maggio o passando dall’altra parte del vetro dentro la Casa dello Specchio in un giorno d’inverno, insieme ad Alice incontreremo personaggi conosciuti e alcuni meno celebri. Tutti hanno presente il bruco che fuma il narghilè e la lepre, il ghiro e il cappellaio matto o ancora i fiori parlanti e Tweedledum e Tweedledee (Pincopanco e Pancopinco) ma la Tartaruga e il Grifone, il Cavaliere Rosso e il Cavaliere Bianco sono meno noti eppure sempre sorprendenti. Però, se sarete curiosi quanto Alice e, come vi consiglio, leggerete tutte le note di questo volume, finirete per conoscere a fondo il più eccentrico di tutti questi personaggi: Lewis Carroll stesso. Edizione annotata a cura di Martin Gardner, illustrazioni originali dalle incisioni di John Tenniel, traduzione di Masolino D’Amico.

Lewis Carroll (Daresbury 1832 – Guildford 1898) è lo pseudonimo di Charles Lutwidge Dodgson, insegnante di matematica al Christ Church di Oxford, divenne diacono della Chiesa anglicana senza mai sposarsi. Anima caleidoscopica, è famoso per aver scritto due libri per Alice, la figlia del decano Liddell.

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Nota: disponibile anche la versione ebook.