Posts Tagged ‘Les Scélérats’

:: Gli scellerati di Frédéric Dard (Rizzoli, 2018) a cura di Giulietta Iannone

10 settembre 2018

DardLouise Lacroix è la voce narrante di Gli scellerati (Les Scélérats, 1959) piccolo gioiellino noir scovato da Rizzoli dal vastissimo repertorio di Frédéric Dard (1921-2000) e tradotto dal francese, senza sbavature, da Elena Cappellini.
Ancora inedito in Italia, da noi fino a ieri per molti Frédéric Dard sembrava essere unicamente l’autore delle inchieste del commissario Sanantonio, serie poliziesco-umoristica di indiscutibile successo certo, ma Frédéric Dard insomma scrisse anche altro e di notevole valore. Sia con il suo nome, sia usando svariati pseudonimi. Di qui la difficoltà di catalogare la sua intera produzione che si aggira sulle 400 opere.
Gli scellerati uscì nel 1959 per Fleuve noir con il suo vero nome, e fa parte dei cosiddetti romans de la nuit dell’autore, una sorta di catalogazione comparabile ai romans durs di Simenon di cui fu amico e confidente, oltre al fatto che vi fu spesso accostato per tematiche e prolificità.
Gli scellerati in Francia ebbe una buona accoglienza e fu portato anche sullo schermo nel 1960 da Robert Hossein, con il quale Dard aveva iniziato una proficua collaborazione teatrale. Star della pellicola oltre a Robert Hossein, che era sia regista che protagonista principale, troviamo anche l’allora quarantenne Michèle Morgan, bionda e algida, una Thelma un po’ troppo eterea e cerebrale, se vogliamo, rispetto al personaggio del libro. Molte licenze furono prese infatti ma insomma la storia si riduce a un nucleo narrativo molto semplice, quasi prosaico, che sarebbe bastato un attimo per fare cadere nella pochezza più trita: un banale ménage à trois tra una ricca coppia borghese di americani espatriati in Francia e la loro giovanissima e proletaria cameriera francese.
Dard non calca tanto sulle differenze sociali, seppure le annota, ma fa qualcos’altro, trasforma la storia in una lunga opera di seduzione esercitata da Louise verso il lettore, facendo di tutto per trascinarlo dalla sua parte, per poi finirlo con il colpo di grazia conclusivo delle ultime tre righe del romanzo.
Louise Lacroix infatti racconta la sua storia dal principio, la sua squallida vita di operaia imprigionata in una squallida e moralmente corrotta famiglia e in un’ ancora più squallida periferia parigina, tra ciminiere di fabbriche che impestano l’aria con i loro gas venefici e le coltivazioni di cavolo che sembrano il simbolo stesso della povertà, della degradazione, della miseria.
Ma la pena che Louise vuole farci rientra nel suo gioco, che conduce su piani paralleli sia col lettore che con la coppia di (ingenui?) americani, Jess e Thelma Rooland. Se sua madre è un’ avida disperata, (il suo unico lusso è concedersi un caffè di qualità) la figlia è troppo intelligente per svelare subito le sue carte e quando lo farà, il lettore ormai sarà troppo invischiato nella sua tela di ragno per non perdonarla. Opera di disvelamenti dunque, in cui la voce narrante non è quella di un narratore del tutto affidabile, anzi tutto il contrario.
Ma andiamo con ordine.
Louise Lacroix ha diciassette anni, è mora, carina e vive a Leopoldville (della cui amenità vi ho già accennato), sobborgo industriale di Parigi in un punto imprecisato degli anni Cinquanta.
Abita in una villetta in affitto scalcinata e tetra, in cui si respira odore di chiuso come Dard annota nella dedica a inizio libro, con la madre sfregiata dal labbro leporino e il patrigno Arthur, comunista (a dire il vero il suo unico rigurgito di coscienza sociale è leggere l’ Humanité, definire con disprezzo gli americani yankees e distribuire volantini), infelice, alcolizzato, sempre incollato alla tv, violento (perlomeno a parole), ridicolo, un altro tassello nello squallore dello sfondo.
Lavora come operaia in una fabbrica di sedili per automobili, disdegna gli approcci rozzi e grossolani dei suoi coetanei e sogna una via di fuga da quel mondo che non ama e non accetta.
Quando devia la strada per tornare a casa dalla fabbrica e passando per il centro sempre grigio ma ricco di Leopoldville scopre la villetta dei Rooland, un’isola di luce e meraviglia sul grigiore della sua vita, scatta nella sua mente un piano, ma è troppo scaltra per esporlo apertamente al lettore, anzi giocando come il gatto col topo inizierà a parlare di sogni, aspettative, felicità, amore, quando pur lasciandolo sullo sfondo evidenzia che ciò che l’ ha colpita è la casa di pietra a due piani, l’auto di lusso sul vialetto, i vestiti eleganti dei proprietari, i dischi di jazz o Elvis Presley, il loro modo di vivere così poco francese, e la prospettiva di andare in America, sorta di mitica terra promessa, lontano dalla povertà e dal degrado in cui è nata e vissuta.
Louise è una manipolatrice, ma terribilmente ingenua tuttavia, una vipera, come grida in un momento di rivelazione Jess verso la fine, forse l’unica vera scellerata della storia. E nonostante questo noi parteggiamo per lei, e per il suo sogno di riscatto sociale e perchè no d’amore. E quando tutto le si sgretola tra le dita, perché alla fine Leopoldville è più forte, e non ha nessuna intenzione di allentare i suoi artigli su di lei, prendiamo coscienza con tristezza del suo penoso destino, e della condanna che dovrà scontare.
E allora sì, forse è la follia la sua vera condanna e sentire il fantasma di Jess e Thelma ridere di lei dondolandosi pigramente sul dondolo con i cuscini blu in giardino. Che siano loro due i veri scellerati (dopo tutto Dard usa il plurale nel titolo) della storia, e Louise, solo la loro vittima?
Ai lettori il difficile rompicapo.

Frédéric Dard (1921-2000) ha iniziato prestissimo a pubblicare i suoi libri, negli anni Quaranta. Il grande successo sarebbe arrivato però più tardi, con la creazione dello pseudonimo di San Antonio. La sua bibliografia conta quattrocento titoli.

Elena Cappellini, dopo la laurea in Lettere moderne presso l’Università di Bologna, ha studiato a Siena, dove ha conseguito il dottorato in Letteratura comparata e Traduzione del testo letterario. Ha partecipato a convegni e pubblicato saggi su Michel Tournier, sul fantastico, sull’immaginario radiofonico, fotografico e radiologico. Dal 2002, a Cremona, è stata curatrice del festival Pensare la differenza, percorsi, incontri e spettacoli sulla cultura di genere.

Source: libro inviato dall’ editore. Ringraziamo Giulia e Claudia dell’ Ufficio stampa Rizzoli.