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:: Delitto al Palatino di Andrea Frediani Newton Compton a cura di Patrizia Debicke

18 luglio 2024

Nell’aprile del 357 d.C. l’Urbe, da tempo trascurata dagli imperatori che hanno stabilito la loro principale residenza a Costantinopoli a torna improvvisamente al centro della scena.
Costanzo II, Flavio Giulio Costanzo, secondogenito di Costantino il Grande, (e ormai tra i pochissimi superstiti tra i successori con il cugino Giuliano, dopo l’ eliminazione di tutti i membri della famiglia) è arrivato a Roma per celebrare i suoi vent’anni di regno.
Un corteo trionfale sta sfilando attraverso l’Urbe, con alla testa l’imperatore, seguito dal suo esercito in formazione da battaglia. Uno spettacolo esaltante per gli sguardi della gente accalcata lungo le strade, intenta ad ammirare sbalordita il fastoso spettacolo di quei soldati, quasi un tutt’uno con i cavalli paragonabili a statue equestri come quella di Marc’Aurelio sul Campidoglio ma vivi e imponenti con le scaglie lamellari delle loro armature esaltate dalla luce del sole, che passavano davanti a loro.
Alla trionfale parata sono presenti anche Quinto Aurelio Simmaco, figlio dell’ex prefetto dell’Annona e Livia, sua amica da sempre e da tempo sua promessa sposa, solo di recente convertitasi al cristianesimo, cosa che l’ha resa determinata e spavalda, accompagnati e protetti dal goto Wolfram, cliente del padre di Simmaco.
Ma in mezzo alla folla si fa largo faticosamente Plotina. Matrona cristiana, ma aristocratica di alto rango decisa ad avvicinarsi e a parlare, pur in mezzo a quella marea umana con il prefetto dell’Urbe: Memmio Vitrasio Orfito. Plotina vuole denunciare: una violenza, un sopruso, una vergogna” ai suoi danni . Vettio Sossiano, stimato senatore pagano, avrebbe abusato di lei. Il prefetto nicchia, fatica a crederle e ritiene che si tratti invece di una relazione finita male. Anche per una patrizia non è facile far valere le proprie ragioni in quanto donna. E sappiamo bene che ci vorranno secoli per arrivarci in qualche modo. Ma Plotina in quanto cristiana e votata alla castità denuncia Vettio di averla aggredita, stuprandola per punirla di essersi convertita.
Dato il momento e la situazione, il prefetto dell’Urbe, da tempo alle prese con le continue contese religiose tra pagani e cristiani divisi fanaticamente in fazioni, chiede alla donna di soprassedere. Almeno in quell’occasione bisognerebbe che tutto filasse liscio.
Ma non è cosa facile perché proprio un momento dopo Rusticiana, figlia di Memmio Vitrasio Orfito , trascinata via dalla folla si troverà spaventata e sballottata in mezzo a un tumulto di energumeni e ad accorgersi del pericolo e correre per darle aiuto e protezione sarà il giovane Quinto Aurelio Simmaco, seguito da Livia e dal goto. Ma prima che possano riaccompagnare Rusticiana vicino alla sua famiglia, Simmaco pare molto disponibile nei suoi confronti e Livia un po’ gelosa, all’improvviso sentiranno un grido di terrore seguito da un secondo e da un altro, ancora. Le grida provengono dai margini di una domus che parrebbe abbandonata, un uomo è a terra circondato da persone spaventate. E , fatti pochi passi in quella direzione, vedranno meglio che l’uomo sdraiato è supino e ricoperto di sangue. E proprio sul suo petto si distingue chiaramente inciso con una lama, un pugnale probabilmente, un simbolo Il Chi Rho.
Il segno del Cristo.
Ma il monogramma è sbagliato: la P (rho) è incisa al contrario, con il semicerchio a sinistra invece che a destra. Perché? Uno spregio?
Comunque, sia Rusticiana che altri tra i presenti sono stati diretti testimoni poco prima di una lite furibonda tra il morto, che si chiamava Prisco, un abbiente mercante, con appalti in Egitto, ed era anche il maggior sovvenzionatore della Chiesa Ariana a Roma e il patrizio pagano Vettio Sossiano, il nemico di Plotina, da lei accusato di stupro. E le prime indagini consentiranno di appurare che i due già in passato si erano scontrati , sempre per motivi religiosi.
Ragion per cui Vettio, subito accusato dell’omicidio, verrà arrestato e messo sotto custodia nella domus del prefetto.
L’imperatore, personaggio emblematico e convinto sostenitore della dottrina ariana, dichiara furibondo che Roma non merita più la tolleranza religiosa di cui sta godendo da più di vent’anni . Se Vettio risulterà colpevole, farà chiudere tutti i templi e vietare ogni sacrificio agli dei.
Concede tuttavia due giorni al prefetto Memmio Vitrasio Orfito per sbrogliare il caso, poi , se non sarà emerso qualcosa di preciso a discarico dell’imputato, questi verrà direttamente sottoposto a processo nel foro, e niente potrà più salvarlo.
Un ultimatum che getta la città nel caos. Insomma le conseguenze di un brutale delitto possono definitivamente stravolgere il precario equilibrio religioso di una Roma da tempo divisa tra pagani e cristiani poi addirittura appartenenti a due diverse confessioni in contrasto tra loro: ariani e cattolici.
Ma l’indagine non decollerà fino a quando coraggiosamente il giovane Quinto Aurelio Simmaco, figlio ed erede di una delle famiglie aristocratiche pagane più in vista della città pur in disaccordo con il padre che sogna per lui un futuro nel senato o da principe del foro sulla scia di Cicerone, se ne farà carico. Il giovane che cerca di districarsi tra tradizione e cambiamento è convinto che sia il fato a imporgli quella missione.
E da solo, ma con l’aiuto di Wolfram l’enorme goto, un povero emigrato in cerca di guadagno e cibo in cambio della sua prestanza fisica e della nobile Livia, sua promessa sposa, resa più sicura e disinvolta dalla nuova coscienza di cristiana , un ben strano trio, affronterà ostacoli rischiosi pericoli e una corsa contro il tempo, per tentare di salvare l’onore dei pagani di Roma e, con esso, la tradizione che l’ aveva resa, capitale di un impero grande e invincibile.
Dal Palatino i tre varcheranno insieme il muro voluto da Augusto per dividere il resto dell’Urbe dalla Suburra, la valle compresa tra i colli Viminale, Quirinale ed Esquilino. Seguendo una labile traccia per entrare in quella parte di Roma dove si trovano le fulloniche, le vasche per il lavaggio e la spremitura dei panni, dove gli operai pestavano i panni da lavare a piedi nudi, immersi in una soluzione di acqua, soda e urina raccolta nelle latrine.
E insieme, nell’arco di appena quarantotto ore, riusciranno a scoprire la complessa e crudele macchinazione ordita dietro a quel caso. E sarà proprio il tribunale o meglio il foro che darà a Simmaco la possibilità di cimentarsi davanti a un giudice, in questo caso all’imperatore in persona, offrendogli con la sua prima arringa il risultato dell’ indagine .
Un bel romanzo storico in cui Andrea Frediani riesce a ricreare con la tumultuosa atmosfera di una Roma in preda al caos, offrendo contemporaneamente un minuzioso affresco di una città, in balia di complesse realtà sociali e religiose, vessata dalle lotte tra due avverse fazioni: cristiani e seguaci degli antichi dei, senza distinzione di classi sociali.
Un romanzo in cui Andrea Frediani, con il pretesto di un’articolata indagine su un omicidio apparentemente causato da conflitti religiosi, muove motivate e giuste critiche ai cristiani del 357 d.C. già eccessivamente integralisti , all’ alba del loro legittimazione religiosa , come poi lo sono rimasti per troppo tempo fino ben pochi decenni fa.

Andrea Frediani, è nato a Roma nel 1963. Divulgatore storico tra i più noti d’Italia, ha collaborato con numerose riviste specializzate. Con la Newton Compton ha pubblicato diversi saggi e romanzi storici, tra i quali: Jerusalem; Un eroe per l’impero romano; la trilogia Dictator (L’ombra di Cesare, Il nemico di Cesare e Il trionfo di Cesare, quest’ultimo vincitore del Premio Selezione Bancarella 2011); Marathon; La dinastia; 300 guerrieri; 300. Nascita di un impero; I 300 di Roma; Missione impossibile; L’enigma del gesuita. Ha firmato le serie Gli invincibili e Roma Caput Mundi; i thriller storici Il custode dei 99 manoscritti e La spia dei Borgia; Lo chiamavano Gladiatore, con Massimo Lugli; Il cospiratore; La guerra infinita; Il bibliotecario di Auschwitz; la Invasion Saga (I tre cavalieri di Roma, Attacco all’impero e I traditori dell’impero); I Lupi di Roma; L’ultimo soldato di Mussolini; Le Williams, con Matteo Renzoni, L’eroe di Atene, Il nazista che visse due volte, Il dio della guerra e Napoleone. Le sue opere sono state tradotte in tutto il mondo. Il suo sito è http://www.andreafrediani.it

:: Qualche domanda agli autori della graphic novel “Marathon” (Newton Comics 2017)

7 novembre 2017

Ai nostri lettori più fedeli non sarà di certo sfuggito il post di Elena Romanello che segnalava l’uscita delle prime due graphic novel che la casa editrice Newton Compton ha dato alle stampe, tratte dai suoi bestseller più famosi. A noi l’idea è piaciuta particolarmente e abbiamo pensato oltre che a recensirli, nei prossimi giorni, anche a fare alcune domande agli autori dei romanzi da cui hanno tratto i soggetti e ai disgenatori, per confrontare stili e filosofia.

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Oggi iniziamo con Marathon – La battaglia che cambiò la storia, una splendida graphic novel in bianco e nero con copertina a colori tratta dal romanzo storico omonimo, uscito nel 2014, di Andrea Frediani, adattata da Lucio Perrimezzi (Tunué, Noise Press, Passenger Press) per la sceneggiatura e Massimiliano Veltri (Marvel Comics, Gazzetta dello sport, Titan Comics) per le illustrazioni.

Maratona 490 a.C., il primo assalto dell’impero persiano alla Grecia
480 a.C. La flotta greca attende con ansia di conoscere l’esito della battaglia che si combatte alle Termopili, tra gli uomini del gran re Serse e i 300 eroi guidati da Leonida. Su una delle navi, Eschilo, in servizio come oplita, riceve la visita di una donna misteriosa, che gli racconta la sua personale versione della battaglia di Maratona, alla quale lo stesso poeta aveva partecipato dieci anni prima. I ricordi dei due interlocutori si intrecciano per ricostruire le verità mai raccontate del primo combattimento campale tra Greci e Persiani. Prende vita così il racconto di una delle battaglie più importanti della storia, e soprattutto di quel che accadde subito dopo, quando gli araldi corsero ad Atene per comunicare la vittoria greca prima che i sostenitori dei Persiani aprissero le porte agli invasori. Narrato in tempo reale, Marathon è la potente e incalzante cronaca di una battaglia e di una corsa: una corsa in cui i tre protagonisti mettono in gioco la loro amicizia e la loro stessa vita, per disputarsi l’amore di una donna, ma anche per scoprire i limiti delle proprie ambizioni, in una sfida che cresce d’intensità fino al sorprendente epilogo.

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Curiosi di saperne di più dagli autori? Abbiamo fatto tre domande a testa a Andrea Frediani e al disegnatore Massimiliano Veltri. Eccole!

Tre domande a Andrea Frediani

Benvenuto Andrea, dovrei dire bentornato, ricordo di averti intervistato per il mio blog nel 2012. Cosa è cambiato da allora?

Sebbene abbia continuato a pubblicare saggi, se pur più raramente che in passato, nell’ultimo quinquennio mi sono concentrato più sui romanzi, definendo progressivamente le tre categorie narrative in cui intendo cimentarmi oggi come in futuro: 1) i romanzi storici tout court, “polpettoni” di grande respiro che costituiscono anche l’affresco di un’epoca, con un forte inquadramento storico, personaggi in parte reali e uno sviluppo cronologico molto ampio; ne sono un esempio le saghe “Gli invincibili” e “Roma Caput Mundi”, che dipingono un’epoca ben precisa attraverso le storie dei protagonisti e delle loro dinastie; 2) i romanzi d’avventura, di cui è un esempio l’ultimo, “Missione Impossibile”, così come il “Marathon” da cui è stato tratto il graphic novel, dove la vicenda ha una certa unità di tempo e di luogo, i personaggi sono spesso inventati, il ritmo è serrato e il contesto storico solo uno sfondo davanti al quale agiscono i protagonisti; 3) i thriller storici, come “Il custode dei 99 manoscritti” e il romanzo che sto scrivendo attualmente, in cui prendo spunto da un fatto storico poco documentato per sviluppare una vicenda in tempo reale di intrighi, omicidi e misteri, sempre con cadenze molto rapide. Ma più di ogni altra cosa è cambiato il fatto che, nel frattempo, io sono diventato un grande appassionato di serie TV e questo mi sta aiutando tantissimo nel costruire storie avvincenti e nel rendere i miei romanzi sempre più pieni di colpi di scena.

Chiedo anche a te come hai accolto l’idea di trasformare il tuo romanzo Marathon- Una battaglia che ha cambiato la storia in graphic novel?

Mi è stato chiesto dall’editore quale dei miei tanti romanzi avrei visto meglio trasformato in fumetto e ho risposto senza esitare “Marathon”! (Ma non avevo ancora scritto “Missione impossibile”, che avrei preso in considerazione). E non perché lo consideri il migliore, tutt’altro. semplicemente, per ritmo e tematica me lo figuravo molto efficace su tavola, anche se avevo un po’ paura che il montaggio parallelo tra battaglia e corsa rischiasse di risultare poco chiaro nelle vignette. Ma devo dire che gli autori sono stati fantastici e lo hanno reso come meglio non si poteva. Quando l’ho letto mi sono commosso; credo di aver provato la stessa emozione che prova uno scrittore quando vede il proprio libro trasposto in film…

A che pubblico pensi possa interessare. Come ti immagini i lettori che lo leggeranno?

Non sono sicuro di poter rispondere a questa domanda. Immagino che lo compreranno coloro che hanno apprezzato il romanzo, innanzitutto. E poi, coloro che amano i fumetti storici; mi risulta che in Francia siano tantissimi, in Italia un po’ meno. Ma soprattutto, spero che lo comprino i ragazzi affascinati dalla vicenda dei tre amici che competono per l’onore e per l’amore di una donna, e dalla resa spettacolare dei disegni di una delle battaglie più celebri della storia.

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Tre domande a Massimiliano Veltri

Trasformare un romanzo storico in una graphic novel non deve essere semplice. Quali sono stati i tuoi maestri di riferimento, a che disegnatori ti sei ispirato?

No, non lo è stato… un pò per la mole di lavoro, significativa, specie se rapportata ai tempi non lunghissimi di lavoro, un pò per la natura stessa del prodotto che, essendo appunto l’adattamento di un romanzo storico, ha richiesto molta attenzione nella riproduzione di tutto quello che avesse una dimensione storica effettiva come ad esempio costumi, mezzi di trasporto e ambientazioni.
Per quanto riguarda gli autori di riferimento, ne ho diversi… diciamo che, per esempio, sulla mia scrivania c’è sempre qualcosa di Sean Murphy, per la potenza e la ricchezza delle composizioni, Tommy Lee Edwards, per la spontaneità delle soluzioni grafiche e Sergio Toppi per la sua eleganza… ma ce ne sono davvero tanti altri che amo e studio di continuo… Ovviamente, in questo caso specifico, date le tematiche, ho dato un occhio anche a 300 di Frank Miller.

Mi ha colpito molto la bellezza del bianco e nero, i volti, la stilizzazione dei corpi. Ritieni che sia più difficile attirare l’attenzione dei lettori così che con immagini a colori?

Innanzitutto grazie per il tuo apprezzamento… per quanto riguarda il resto, ti dico che le due cose lavorano in modo sinergico, per cui, il colore, ove presente, sicuramente aiuta il disegno nel suggestionare gli occhi del lettore. E’ altrettanto vero però, che il tipo di disegno cambia anche in base alla presenza o assenza del colore, per cui, se stai lavorando su delle tavole che sai resteranno in bianco e nero, adatti delle soluzioni grafiche e dei bilanciamenti fra chiaro e scuro che comunque possano rendere accattivante la tavola già al primo colpo d’occhio.

Quale parte del tuo lavoro hai trovato più difficile? Ti ha richiesto più lavoro e ricerca di soluzioni anche insolite? Raccontaci un aneddoto della lavorazione.

Credo che le cose più impegnative siano state il lavoro di ricerca e la gestione di scene collettive frequenti, anche all’interno della stessa tavola, che comunque non appesantissero la lettura. Per quanto riguarda l’adozione di soluzioni insolite invece, è stata una delle cose più divertenti. Non avendo limiti compositivi, ho potuto giocare liberamente con la sceneggiatura di Lucio Perrimezzi adottando dei layout e delle soluzioni grafiche che potessero semplificare la lettura e al contempo renderla più accattivante.
In tal senso ti dico che il dialogo con Lucio è stato costante e che credo mi abbia mandato diverse “maledezioni”.