New Italian Dada
“Sugli Sugli Bane Bane” Conte Nebbia-Andrea Bruni: 160 pp. in brossura, prezzo di copertina €13,50 [Epika 2010].
Andrea Bruni (Faenza, 1969), alias il Conte, è ormai una vera e propria celebrità di Facebook e moltissimi sono gli amici telematici che ne amano la verve irresistibile, le battute feroci ed esilaranti, la sconfinata cultura cinematografica e letteraria. Confesso subito di essere tra questi.
Critico cinematografico e organizzatore di eventi, marxista rococò (come si definisce), Bruni è uomo dai molti talenti e con “Sugli Sugli Bane Bane” (SSBB d'ora in poi) si rivela anche ottimo scrittore.
Leggendo quest'agile operetta, un po' dada e un po' surrealista, che riprende il titolo da una canzone trash (e quindi adesso stracult) cantata dalle Figlie del Vento nel 1973, non si può fare a meno di sghignazzare e farsi condurre per mano da una scrittura brillante e coltissima come poche.
SSBN è un'apologia del non-sense, la narrazione dell'implosione del nostro immaginario collettivo, un Cha Cha Cha (o meglio un Bunga Bunga, visti i tempi) sul Titanic che affonda, una ghost-story in perfetto stile AvantPop.
Il diabolico Aleister Crowley e l'inquieto James Dean, il cupo Baudelaire e la tagliente Mae West (che si porta appresso in una cappelliera la testa di Jane Mansfield), Totò, Jim Morrison e Pier Paolo Pasolini, e molti altri ancora si aggirano senza requie tra le pagine di SSBN, tutti al servizio di Eliogabalo, gran Maestro di Cerimonie della postmodernità, dando vita a un intreccio complicatissimo di trame e sottotrame, in cui è facile ma divertente perdersi, lasciandosi trascinare da un gioco affabulatorio travolgente come un fiume in piena.
Impreziosito da una coltissima prefazione di Giuseppe Genna, questo vademecum d'inizio millennio è composto da brevissimi capitoletti (quasi tutti da una a tre pagine), che costituiscono in pratica ciascuno un micro-racconto a sé. Forse è questa la nuova forma che deve assumere il genere romanzo, per essere fruibile dai contemporanei, dotati di una soglia d'attenzione sempre più bassa e fragile, ormai ridotta alla brevità di un sms, di un tweet o di uno status di Facebook?
Probabile. Di sicuro SSBB si legge tutto d'un fiato e con molto divertimento. Impossibile annoiarsi tra le sue pagine. Non ci sono tempi morti bensì una raffica continua di scene, dialoghi o citazioni argute e sorprendente.
Insomma, Andrea Bruni è un Oscar Wilde ai tempi di Facebook. E se possiamo dargli un consiglio, dovrebbe cominciare a raccogliere le sue battute e aforismi migliori per il prossimo libro, che speriamo non tardi molto. L'Apocalisse, si sa, è ormai alle porte…
Valentino G. Colapinto
Su gentile concessione dell'Autore, pubblichiamo le prime due pagine del romanzo:
Ore 2,15 a.m. – una strada non molto distante da Lido di Savio
Nebbia. Ovunque un cocktail di ombre e vapori lattiginosi. Gli alberi, le poche case, i paletti che delimitano il fosso, non sono che muti fantasmi. Un'unica luce lacera codesta garza metafisica, formando un debole cono quasi fosforescente, che si perde nelle tenebre: è il fanale di un motore, riverso a terra.
Le ruote, con un sibilo sfiatato, girano a vuoto fendendo l'aria, strappando lembi di nebbia.
A pochi metri da lì, qualcosa che sibila, grufola, sputacchia sillabe e sangue.
Un uomo, o meglio un ragazzo, a giudicare dai jeans e dal bomber lacerato.
Le sue dita arpionano il vuoto in una goffa danza di morte che sembra non volersi concludere troppo in fretta: gli occhi roteano a destra e a manca, lottando con ciocche di capelli e rivoli purpurei, in via di coagulazione.
I secondi passano inesorabili, scanditi dal ritmico sbattere delle sue mani sull'acciottolato della strada.
Il tempo lì, in quel piccolo regno delle nebbie, non esiste.
All'improvviso, la coltre fuligginosa all'orizzonte si apre lasciando intravedere due nuove luci, probabilmente un altro paio di fanali in avvicinamento.
Una macchina?
No, un altro ciclomotore, a giudicare dallo scoppiettante fragore che l'accompagna.
O meglio, un sidecar.
Già: al posto di guida, fasciato in uno splendido giubbotto di pelle nera, siede James Dean; al suo fianco, quasi sepolto in un pastrano di velluto bordeaux, Alistair Crowley, che i più conoscono come “la Grande Bestia”.
Il sidecar si blocca, ruttando nuvolette di fumo che si confondono con la nebbia.
“Giovine, mi scusi, andiam bene di qua per Milano Marittima?”, dice il fondatore del satanismo contemporaneo.
Il silenzio, continua a regnar sovrano.
“Dai”, replica il protagonista di Gioventù bruciata, “Andiam via, non lo vedi che è morto?”
“Mica vero, guarda: agita le manine… Forse ci vuol salutare…”, sorridendo, Crowley solleva il braccio e inizia a far “ciao, ciao” con la destra.
“Fidati, quello è più morto del tuo uccello…”, è la risposta di James Dean.
Il poveretto, scompostamente rannicchiato a terra, emette un mugolio, uno straziante, umido, appello.
“Ta-Daaam!”, sbotta Crowley, “Chi è che è morto, eh?”
James Dean si accende una sigaretta:
“Beh, vabbè… È più di là che di qua, comunque… E resta il fatto che noi ci siamo persi…”
Crowley, senza più ascoltare il proprio compare, torna a rivolgersi al ragazzo agonizzante:
“Giovine, mi scusi di nuovo… Visto che, nonostante ciò che il mio ingenuo amico pensava, lei mi sembra decisamente ancora vivo, sarebbe così gentile da indicarci col dito la giusta direzione per Milano Marittima?”
Il mugolio del ragazzo diviene un rantolo sincopato; il suo petto si alza e si abbassa forsennatamente, emettendo un suono simile a quello di una fisarmonica sforacchiata.
“Mi scusi, ma non la capisco…”
“Forse è uno straniero, ricordati che siamo in una zona turistica…”, dice James Dean.
“Cazzo, non c'avevo pensato…Sprichen zi doic? Parlè vu fransè?…Abla espagnol?”
“Dacci un taglio. Non capisce: sarà un marocchino.”
“Iiih, mi fanno un senso i magrebini…”, sbotta Crowley, nascondendo il mento nel pastrano, “Metti in moto, andiamo via…”
Ed ecco, in men che non si dica, la bizzarra coppia farsi di nebbia, con l'eco borbottante del sidecar che svanisce a sua volta nelle tenebre.
Il sottile fascino del Vuoto
“All’ombra di… lui” – Dania Manti e Pasquale Romeo – Armando editore di Cristina Marra
Qual è l'autrice preferita da donne di diversa età, provenienza sociale, di Paesi diversi? Non Isabel Allende, non Banana Yoshimoto, non Joanne Harris, non Susanna Tamaro, non Dacia Maraini (anche se tutti questi nomi sono amati e considerati), ma Jane Austen, zitella vissuta nell'Inghilterra della Reggenza, nei primi decenni dell'Ottocento, mentre sull'Europa continentale infuriava Napoleone, autrice di sei libri ancora considerati oggi come la Bibbia delle donne e dei rapporti tra i sessi. Jane Austen ha ispirato tante autrici posteriori, fino ad arrivare a quelle della moderna chick lit (ci sono studi su quanto abbia in comune Bridget Jones con le protagoniste della Austen), e a Jane Austen si ispirano molti filoni di romanzi contemporanei, dai gialli che la vedono protagonista come sorta di Jessica Fletcher ante litteram scritti da Stephanie Barron alle riletture horror, a diari personali ritrovati in cui si raccontano le sue scelte di vita e professionali.
NON FARE LA COSA GIUSTA-di Alessandro Berselli- Perdisapop 15,euro
Benvenuta Claudia su Liberidiscrivere e grazie per aver accettato la nostra intervista. La prima domanda per tradizione è riservata alle presentazioni. Sei nata a Genova nel 1954, sei una scrittrice e sceneggiatrice per cinema e fumetti. Hai pubblicato numerosi romanzi dal giallo al noir in collane come il Giallo Mondadori e Segretissimo Mondadori, e con editori come Marco Tropea Editore, Alacran. Come è nato il tuo amore per la scrittura? Quando per la prima volta hai preso carta e penna e ti sei detta da grande voglio fare la scrittrice?
L'officina culturale LineaBN Edizioni di Ferrara mette insieme i suoi autori di spicco e stampa "Eri tutto lungo. Cavallo Pazzo e altri cani sciolti", firmato dal collettivo Alba Cienfuegos. Il romanzo, un'intensa opera corale ambientata durante la fine degli anni '70, un periodo fondamentale della nostra storia più recente, è un tracciato crudo, a volte incantato, sulla realtà della periferia milanese. Siamo nel giugno del 1978 durante una manifestazione antifascista. Nel caos, con un gesto estremo, un ragazzo lancia una molotov all’interno di un blindato della polizia. Da qui prende il via la storia, a ritroso, di un gruppo di giovanissimi, una storia che li vede vivere insieme nel quartiere della Barona, combattere per i propri ideali, confrontarsi con la realtà di tutti i giorni, ritagliarsi i propri spazi, affrontare le illusioni e le disillusioni di quel periodo di lotta e di cambiamenti. Rispetto ai tanti libri scritti sul movimento del '77, "Eri tutto lungo. Cavallo Pazzo e altri cani sciolti" ha il pregio di raccontare quegli anni ignorando completamente il punto di vista dei vari “leaderini” (fra tutti basti pensare al Philopat de “La Banda Bellini” rivisitazione edonistica del celebre gruppo milanese o i tentativi letterari di Sergio Segio su Prima Linea) per narrare i sentimenti dei ragazzi comuni, quelli che alla fine in televisione non ci sono andati, quelli che non hanno rinnegato la propria giovinezza fondando un partito politico o chiesto scusa in odor di galera. Alba Cienfuegos ci insegna che gli anni '70 non sono stati solo p38 e scontri di piazza, ma musica, amore, impegno civile e sociale, sogno a occhi aperti. Sembra incredibile leggendo le vicende di questo gruppo di adolescenti pensare che tutto questo accadeva in Italia soltanto trent'anni fa. Davanti ad un totale disinteresse per lo sfacelo odierno forse questo libro farebbe bene ai più giovani, con la speranza che il sogno, anche piccolo, possa sostituire, ogni tanto, l'aperitivo non ideologico del mercoledì sera. Alba Cienfuegos è un collettivo formato dallo scrittore milanese Mario Javed Saggittario (straordinaria memoria storica del gruppo), Filippo Landini (apprezzato scrittore sperimentale con lavori come "Ferrara Game Over" e “Red Rec Play Black”), Enrico Astolfi (che ha esordito l'anno scorso con il suo romanzo a racconti "Palude" a cui è seguito, con Mazzoni, “La ballata del tocororo”), e Lorenzo Mazzoni autore di numerosi romanzi e reportage già affermato a livello nazionale con "Ost", "Le acrobazie mentali di Ivan Mostarda" e la saga di “Nero Ferrarese”. I quattro stanno lavorando a una storia dissacrante sulla famiglia Este e a un noir ambientato alla soglia degli anni '80, oltre a continuare il tour che li ha già portati a Carrara, Firenze, Bologna, Massa, Roma, Milano e che si concluderà a Ferrara all'inizio del 2011 al circolo Arci Zuni, all'interno della manifestazione dei Giovedì Letterari di LineaBN.
”Scrivere é un pò come fare i minatori di se stessi: si attinge a quello che si ha dentro e se si è sinceri non si bada al rischio di farsi crollare tutto addosso. É uno dei lavori più pericolosi che ci siano, quando diventa così, ma anche uno dei più eccitanti…” così Andrea de Carlo scriveva nell’introduzione alla nuova edizione del suo “Due di due”, romanzo cult pubblicato nel 1989. Lo “scavo” di De Carlo continua nel suo ultimo romanzo “Leielui”( Bompiani, pagg. 568, euro 18,50) in cui scavare dentro diventa anche rivelarsi, scrivere senza riserve soprattutto se l’argomento è uno dei più belli e più difficili da trattare: l’amore. “Leielui” esprime il forte e inscindibile legame del sentimento d’amore già nel titolo, senza nessuno spazio tra la congiunzione “e”. Lo spazio interromperebbe l’unione tra quella lei, Clare Moletto e quel lui, Daniel Deserti protagonisti di una storia in cui l’amore conduce alla scoperta di se stessi. De Carlo racconta gli sconvolgimenti, le paure, le angosce, le gioie e le emozioni che provano due persone quando scoprono di essere innamorate, si immedesima in entrambi i suoi protagonisti, ne sviscera punti di vista, differenze e particolarità. Clare è italo americana, lascia un paesino sulla costa ligure per seguire il fidanzato Stefano a Milano e si improvvisa assicuratrice. Daniel è uno scrittore di best seller un pò in declino che conduce una vita sregolata. Entrambi contrastano ogni tipo di convenzione e di establishment. Improvvisamente: “skatabam, un colpo violento”, un tamponamento e le loro auto si fermano in autostrada sotto una pioggia battente. Da quello stop violento e inatteso riparte la loro vita e ha inizio la loro storia tra rimorsi e sensi di colpa, tra Milano, il Sud della Francia e il Canada, tra sensazioni e eccitazioni.
Benvenuto Michele su Liberidiscrivere e grazie per aver accettato la nostra intervista. Iniziamo con le presentazioni. Ci parli di lei, del suo lavoro, dei suoi studi.
Con un certo ritardo, dato che Guanda ha pubblicato in Italia questa raccolta di consigli di lettura dello scrittore inglese nel 2009, ho scovato tra gli scaffali di un ipermercato quest'opera divertente e interessante.
Liberi di Scrivere intervista Lazzati e Vitolo 
























