Introduzione di Antonella Anedda
Traduzione di Simone Caltabellota
Ogni volta che sento Wuthering Heigts di Kate Bush, la mente corre subito all omonimo romanzo Cime tempestose di Emily Brönte, ma Emily non era l’unica della sua famiglia a scrivere, perché anche la sorella Charlotte diede vita ad alcuni romanzi entrati ormai nella schiera dei classici della letteratura mondiale. Di solito la maggior parte delle persone si ricorda di Jane Eyre, ma devo dire che anche Villette scritto nel 1853 e ripubblicato da Fazi è la dimostrazione della profonda capacità di indagine psicologica della scrittrice. La protagonista è Lucy Snowe, una giovane di origine anglosassone che abbandona la sua terra natia dopo un grave fatto che non ci viene reso noto dalla scrittrice lasciandoci così molta curiosità. In realtà basta incedere nella lettura e l’aura di mistero attorno al passato di Lucy scompare assorbita dal suo arrivo in una cittadina situata in Belgio. Villette – un luogo immaginario che l’autrice ha modellato ispirandosi alla città di Bruxelles – non ha nulla in comune con i tetri sobborghi inglesi che hanno caratterizzato la vita di Lucy nel passato. A Villette per lei c’è un mondo da scoprire che le darà la possibilità di avviare una nuova fase di vita, dopo aver superato un iniziale spaesamento. Il libro è l’opera ultima di Charlotte Bronte e nonostante abbia 161 anni, esso è la dimostrazione della profonda capacità introspettiva dell’autrice di riuscire a scandagliare quello che si nasconde negli animi umani. Lucy, Madame Beck, Paul Emanuel, John Bretton e le studentesse che animano le pagine di quesito corposo volume sono personaggi letterari con caratteri decisamente umani e procedendo nella storia ci si accorge di come queste donne e uomini di carta siano gli alter ego dell’autrice (Lucy) e di alcune persone che Charlotte incontrò nella sua vita. Basta leggere la biografia della Brönte per rendersi conto di quanto siano numerosi i parallelismi tra letteratura e vita vera. Quello che l’autrice racconta in questo romanzo è la storia di un riscatto professionale per Lucy che a Villette come insegnante alle prime armi riesce a conquistare la fiducia di Madame Beck, ma soprattutto i cuori delle studentesse. In Villette non c’è solo questo aspetto di rinascita sociale e lavorativa, nelle pagine trova spazio anche l’amore e grazie a questo tema noi lettori riusciamo a capire non solo quanto la Brönte conoscesse a fondo i sentimenti che si celano nel cuore umano, ma anche quanto questo “sentire” a volte sia la causa di gioie e dolori costanti. Nel libro Lucy ha un particolare feeling con il professor Paul Emanuel, un uomo gentile, geniale, ma allo stesso tempo lontano da tutto quello che è vita mondana, come se per lui il contatto con essa fosse una sorta di “pericolo” per il quel carattere impulsivo che lui cerca di tenere sotto forzato controllo. Questa focosità emerge proprio dal rapporto con Lucy, perché nonostante un simpatia profonda tra i due, che oltretutto lascia intendere a qualcosa di più di una semplice amicizia, la coppia è spesso protagonista di accesi battibecchi scatenati dalla voglia di autonomia di Lucy e dalla non accettazione di questo obiettivo di vita da parte di Emanuel. Nonostante questo tra nella coppia c’è sintonia ma – e qui non poteva mancare l’elemento di rottura – ricompare John Bretton. Lui, medico affascinante è un amico d’infanzia di Lucy e il suo arrivo – determinato dall’infatuazione per Ginevra Fanshawe- obbligherà la protagonista mettere in discussione ogni azione compiuta a Villette e “il nuovo mondo di Lucy” che da essa è derivato. Villette è un mondo strano, è una piccola società dove per assurdo è lecito mentire, ma è inaccettabile saltare qualche lezione a scuola. Lucy stessa avrà qualche difficoltà a farsi accettare perché la sua fede religiosa protestante in principio è vista quasi con sospetto in un mondo del tutto cattolico. Charlotte Brönte porta in queste pagine molta della sua vita, narrando una storia d’amore e tutte le complicazioni da essa derivanti e che comunque riuscirà a giungere, dopo peripezie continue, al classico happy end. Lucy ama con tutta se stessa, ma la felicità la sfiorerà, perché c’è come la sensazione costante che lei debba scontrarsi con qualcosa di più grande (il destino, il fato, la causalità della vita? Non saprei). La cosa certa è che il pegno per la propria indipendenza lascerà in Lucy un segno indelebile.
Charlotte Brontë (Thornton, Yorkshire, 1816 – Haworth, Yorkshire, 1855) È una delle maggiori personalità della letteratura inglese dell’Ottocento. Sorella delle scrittrici Anne ed Emily Brontë, compì studi irregolari e si dedicò all’insegnamento. I suoi romanzi, dal celebre Jane Eyre al più tardo Villette, ottennero un clamoroso successo che dura tuttora.
Tra i volti presenti all’ultimo Salone del libro, spicca quello di Angela Parise, già autrice di alcuni romanzi al femminile pubblicati presso un paio di case editrici che puntano su autori nostrani, oltre che appassionata e interessata al mondo dei libri e a cosa ruota intorno.
“L’Italia possiede una mole sterminata di opere d’arte: quasi cento milioni di pezzi unici (solo la metà è a tutt’oggi fruibile), più di qualunque altra nazione al mondo.”
Ovunque proteggici di Elisa Ruotolo è tra la dozzina dei libri candidati al Premio Strega 2014. Il suo linguaggio è forte, verace e profondamente umano, tanto che nel leggerlo ho avuto la sensazione di iniziare un viaggio dentro ai legami di una famiglia lontana e allo stesso tempo vicina alla realtà odierna. La famiglia Girosa sembra provenire da un mondo puro e arcaico che mi ha ricordato i personaggi delle novelle di Verga, i protagonisti di Cristo si è fermato ad Eboli di Carlo Levi, la popolazione di Gente d’Aspromonte di Corrado Alvaro, i più recenti umani primordiali che animano La fonte di Mazzacane di Enzo Antonio Cicchino e di Vita di Melania Mazzucco. Lorenzo Girosa, il narratore, è un uomo adulto che raggiunti i cinquanta anni riceve una lettera dove qualcuno lo avvisa di essere a conoscenza del delitto che lui ha compiuto nel lontano 1962 quando era solo un ragazzino. Lorenzo si sente braccato, perché non riesce ad accettare il fatto che la sua malefatta sia stata scoperta e comincia un viaggio a ritroso nel tempo nel tentativo di ricostruire la sua complicata esistenza e far capire a noi lettori il perché lui abbia deciso di compiere quel delitto. Da subito emerge quanto strampalata e originale sia la famiglia dei Girosa, anzi per il protagonista il nonno Domenico è un vero mito, perché lui lasciò la propria terra natia per cercare fortuna in America, qui chiamata “La Merica”. Di lui il personaggio principale sa qualcosa, ma solo con il passare degli anni scoprirà quello che accadde davvero dall’altra parte dell’oceano e che cambiò per sempre l’esistenza di nonno Domenico della moglie e del figlio Nicola… Già! Nicola il rude e burbero padre del protagonista non ha talento, non riesce a fare qualcosa senza giri loschi e per mantenere la famiglia si mette a fare il saltimbanco prendendo il nome di Blacmàn la versione italianizzata di Black Man: uomo nero. Il nomignolo ha in sé qualcosa di cupo, oscuro misterioso e si capisce da subito quanto contorta e ambigua sia la personalità di questo omuncolo che dietro la sua identità nasconde un verità molto più agghiacciante. Accanto a lui la Bambina, una giovane donna con un dono e odore particolare che lo accompagneranno per tutta la vita sopportando con tenacia e pazienza. Lorenzo è parte di questo piccolo universo che ha lasciato il segno del suo passaggio nella grande Villa Girosa dove lui stesso vive ancora da adulto e nella quale sta cercando di dar ordine alle varie tessere del suo albero genealogico per trovare un senso a qual suo lontano gesto fatale. Ovunque proteggici, è una saga familiare nella quale l’umanità protagonista è autentica e allo stesso tempo si adatta a sopportare i pregiudizi e le dicerie popolari dilaganti nei piccoli centri di provincia. Più si legge la storia dei Girosa, più si ha la netta sensazione di entrare in un mondo lontano, ma in realtà l’ambientazione nei decenni del XX secolo ci aiutano a capire che questi intrecci familiari appartengono ad un passato recente. Ovunque proteggici è una storia dal forte impatto emotivo, che indaga i legami tra le persone della famiglia dei Girosa, in un’atmosfera che mi ha ricordato un po’ la gente comune, di una bellezza quotidiana e dal parlato semplice tipico del Neorealismo. Memorabili sono le scene nelle quali l’autrice descrive le frequenti incursioni del piccolo Lorenzo al cinematografo per vedere i film dalla sala di proiezione, o lo strano legame d’amicizia – l’unico- che si crea tra lui, il taciturno Tommaso e la sorella gemella Prosperella, venduta dalla madre biologica ad un’altra famiglia per l’impossibilità di sfamare l’ennesimo nato in famiglia. Il cosmo dei Girosa vive nel presente, ma i legami che tengono uniti i componenti della famiglia al loro mondo di origine sono atavici e primordiali. La confessione di Lorenzo metterà noi lettori a conoscenza di verità impensabili e allo stesso tempo ci aiuterà a capire quanto la realtà superficiale delle cose che ci circonda non sempre corrisponde alla loro vera identità. Ovunque proteggici racconta la vita di una famiglia amori, i litigi, le ripicche e le incomprensioni di uomini e donne di parole e carta che gioiscono e soffrono nel pellegrinaggio complesso che è l’esistenza umana.
Con “Tutti dicono che sono un bastardo. Vita di Charles Bukowski” Roberto Alfatti Appetiti regala al lettore un grandangolo sulla vita, le opere, i pensieri del grande maestro, ma anche uno sguardo dettagliato su quelli che sono stati i suoi autori preferiti, da cui ha imparato o confermato la sua scrittura, i suoi amori, le sue certezze come le incertezze, le convinzioni come i dubbi, le caratteristiche ma anche le contraddizioni di colui che indubbiamente è stato emblema di un modo di vivere e di scrivere assolutamente fuori dal comune.
Traduzione di Angelo Molica Franco
Seguito de L’ultimo dei templari, edito nel 2008 con Liberamente editore – e rieditato l’anno seguente con il titolo La leggenda dei templari – Spiritus Templi, nuovo romanzo storico del giornalista e scrittore torinese Paolo Negro, edito questa volta con Arkadia editore, ci riporta nella Francia del 1313 sulle tracce di Goffredo De Lor sacerdote di Querqueville giunto in tutta fretta a Parigi, la città che aveva lasciato molti anni prima e un cui mai sarebbe voluto tornare, per sfuggire alle minacce di morte del balivo di Caen.
Ormai ci siamo: dall’8 al 12 maggio torna a Lingotto fiere a Torino il Salone del libro, la kermesse annuale ospitata nel capolugo sabaudo e giunta ormai alla ventisettesima edizione, che attira pubblico non solo torinese, con stand di case editrici, incontri, dibattiti, percorsi tematici.
Sempre durante l’intervista ho voluto tentare di comprendere meglio quali siano i principali riferimenti artistici e letterari di Papa Francesco. Da quel momento si è andata costruendo una sorta di lista, l’elenco dei libri di quella che da subito ho chiamato nella mia mente «La biblioteca di Papa Francesco». Seguendo nell’intervista i nomi dei suoi scrittori preferiti, e così degli artisti, registi, musicisti e direttori d’orchestra, ho compreso che non si formava un elenco di puro gusto estetico, ma si andava definendo un vero e proprio territorio di esperienza umana. Le sue letture erano legate a visioni della realtà, alla sua stessa comprensione del mondo. Mi sono presto reso conto di essere assorbito dai suoi riferimenti, e di avere il desiderio di entrare nella sua vita passando anche per la porta delle sue scelte artistiche.
Giovanni de’ Medici, figlio di Caterina Sforza, passato alla storia come Giovanni dalle Bande Nere, ultimo Capitano di ventura del Rinascimento, è il protagonista dell’ultimo romanzo di Sacha Naspini, Il Gran Diavolo, edito da Rizzoli nella collana I signori della guerra.
Traduzione Eva Kampmann
Thriller storico di ampio respiro, sono ben 700 pagine, e di insolita ambientazione, le colonie della Magna Grecia, tra Sibari e Crotone intorno al 510 a.C., L’assassinio di Pitagora (El asesinato di Pitagoras, 2013) tradotto da Andrea Carlo Cappi, ed edito in Italia da Salani, nasce in Spagna nel 2013 come ebook autopubblicato su amazon.es, diventando in breve tempo un vero fenomeno da 50.000 ebook e facendo dell’autore Marcos Chicot, una piccola star della letteratura spagnola. Il passo sulla carta stampata è stato poi breve, e da li le traduzioni in numerosi paesi tra cui l’Italia. Fenomeno nato dal passaparola dunque, senza grandi campagne pubblicitarie, scelto dai lettori che amano l’azione, il mistero, le accurate ambientazioni storiche e una punta di romanticismo, ingredienti non nuovi, ma che l’autore sa dosare con una verve e una passione tutta mediterranea.
























