:: Villette, Charlotte Brontë, (Fazi, 2014) a cura di Viviana Filippini

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bronteIntroduzione di Antonella Anedda
Traduzione di Simone Caltabellota

Ogni volta che sento Wuthering Heigts di Kate Bush, la mente corre subito all omonimo romanzo Cime tempestose di Emily Brönte, ma Emily non era l’unica della sua famiglia a scrivere, perché anche la sorella Charlotte diede vita ad alcuni romanzi entrati ormai nella schiera dei classici della letteratura mondiale. Di solito la maggior parte delle persone si ricorda di Jane Eyre, ma devo dire che anche Villette scritto nel 1853 e ripubblicato da Fazi è la dimostrazione della profonda capacità di indagine psicologica della scrittrice. La protagonista è Lucy Snowe, una giovane di origine anglosassone che abbandona la sua terra natia dopo un grave fatto che non ci viene reso noto dalla scrittrice lasciandoci così molta curiosità. In realtà basta incedere nella lettura e l’aura di mistero attorno al passato di Lucy scompare assorbita dal suo arrivo in una cittadina situata in Belgio. Villette – un luogo immaginario che l’autrice ha modellato ispirandosi alla città di Bruxelles – non ha nulla in comune con i tetri sobborghi inglesi che hanno caratterizzato la vita di Lucy nel passato. A Villette per lei c’è un mondo da scoprire che le darà la possibilità di avviare una nuova fase di vita, dopo aver superato un iniziale spaesamento. Il libro è l’opera ultima di Charlotte Bronte e nonostante abbia 161 anni, esso è la dimostrazione della profonda capacità introspettiva dell’autrice di riuscire a scandagliare quello che si nasconde negli animi umani. Lucy, Madame Beck, Paul Emanuel, John Bretton e le studentesse che animano le pagine di quesito corposo volume sono personaggi letterari con caratteri decisamente umani e procedendo nella storia ci si accorge di come queste donne e uomini di carta siano gli alter ego dell’autrice (Lucy) e di alcune persone che Charlotte incontrò nella sua vita. Basta leggere la biografia della Brönte per rendersi conto di quanto siano numerosi i parallelismi tra letteratura e vita vera. Quello che l’autrice racconta in questo romanzo è la storia di un riscatto professionale per Lucy che a Villette come insegnante alle prime armi riesce a conquistare la fiducia di Madame Beck, ma soprattutto i cuori delle studentesse. In Villette non c’è solo questo aspetto di rinascita sociale e lavorativa, nelle pagine trova spazio anche l’amore e grazie a questo tema noi lettori riusciamo a capire non solo quanto la Brönte conoscesse a fondo i sentimenti che si celano nel cuore umano, ma anche quanto questo “sentire” a volte sia la causa di gioie e dolori costanti. Nel libro Lucy ha un particolare feeling con il professor Paul Emanuel, un uomo gentile, geniale, ma allo stesso tempo lontano da tutto quello che è vita mondana, come se per lui il contatto con essa fosse una sorta di “pericolo” per il quel carattere impulsivo che lui cerca di tenere sotto forzato controllo. Questa focosità emerge proprio dal rapporto con Lucy, perché nonostante un simpatia profonda tra i due, che oltretutto lascia intendere a qualcosa di più di una semplice amicizia, la coppia è spesso protagonista di accesi battibecchi scatenati dalla voglia di autonomia di Lucy e dalla non accettazione di questo obiettivo di vita da parte di Emanuel. Nonostante questo tra nella coppia c’è sintonia ma – e qui non poteva mancare l’elemento di rottura – ricompare John Bretton. Lui, medico affascinante è un amico d’infanzia di Lucy e il suo arrivo – determinato dall’infatuazione per Ginevra Fanshawe- obbligherà la protagonista mettere in discussione ogni azione compiuta a Villette e “il nuovo mondo di Lucy” che da essa è derivato. Villette è un mondo strano, è una piccola società dove per assurdo è lecito mentire, ma è inaccettabile saltare qualche lezione a scuola. Lucy stessa avrà qualche difficoltà a farsi accettare perché la sua fede religiosa protestante in principio è vista quasi con sospetto in un mondo del tutto cattolico. Charlotte Brönte porta in queste pagine molta della sua vita, narrando una storia d’amore e tutte le complicazioni da essa derivanti e che comunque riuscirà a giungere, dopo peripezie continue, al classico happy end. Lucy ama con tutta se stessa, ma la felicità la sfiorerà, perché c’è come la sensazione costante che lei debba scontrarsi con qualcosa di più grande (il destino, il fato, la causalità della vita? Non saprei). La cosa certa è che il pegno per la propria indipendenza lascerà in Lucy un segno indelebile.

Charlotte Brontë (Thornton, Yorkshire, 1816 – Haworth, Yorkshire, 1855) È una delle maggiori personalità della letteratura inglese dell’Ottocento. Sorella delle scrittrici Anne ed Emily Brontë, compì studi irregolari e si dedicò all’insegnamento. I suoi romanzi, dal celebre Jane Eyre al più tardo Villette, ottennero un clamoroso successo che dura tuttora.

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