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:: Costruttori di Pace. Essere testimoni di fede, amore e unità di Papa Leone XIV (Mondadori, 2026) a cura di Daniela Distefano

7 luglio 2026

Il primo anno di pontificato di  papa Leone XIV si è manifestato nella sua virulenza di avvenimenti sconvolgenti. Mentre l’Italia traballa tra amoralismo, mollezza, sonno spirituale, il mondo si addenta una porzione di vitalità terrestre e stringe tra i denti le armi e la desolazione. Da ultimo, le calamità -come il terremoto in Venezuela – cancellano ogni istinto di svogliatezza terrena: chi persiste nella Verità vive un altro modo di abitare il mondo e forse, preso dalle estasi dello Spirito Santo,  abbraccia le Croci con la dolcezza della più agognata sopportazione. In fondo, il peso che dobbiamo patire per il Signore è leggero, il carico viene dalla mole delle nostre nefandezze oramai spazzatura per Dio che cerca di riciclare quello che sembra essere votato alla distruzione, cioè il Creato.

Ma gli eletti salveranno la Terra, non l’ecologia sostenibile solamente…

Papa Leone incoraggia, sostiene, ammonisce, grida col cuore perché è di indole mite e i miti non straparlano o urlano ai lupi.

Questa antologia di scritti raccoglie discorsi, le omelie e i messaggi ritenuti maggiormente utili a delineare la sua fisionomia nel suo primo anno di Missione cristiana. Il suo, si è distinto  – per l’appunto – come un cammino silenzioso, senza clamori, all’insegna della giusta misura in tutto, con dei tratti agostiniani di colleggialità, unità e carità fraterna. Su tutto il suo magistero c’è il primato dell’annuncio del Vangelo, ossia la predicazione della bellezza della fede che vive di carità.

Per questo ha esortato anche i vescovi a uno slancio rinnovato nella trasmissione della fede, ponendo Gesù Cristo al centro, sulla strada indicata dall’Evangelii gaudium, aiutando le persone a vivere una relazione personale con lui, per scoprire la gioia del Vangelo. Per il Sommo Pontefice occorre portare Cristo nelle “vene” dell’umanità, rinnovando e condividendo  la missione apostolica: << Quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi>>. Accanto a Gesù ci sarà sempre Maria, rappresentata nello stemma pontificio dalla purezza del giglio. Infine, lo Spirito Santo perché con i suoi doni, apra le frontiere dei nostri cuori chiusi e atrofizzati nell’egoismo e nella paura, iperconnessi ma sempre più soli, incapaci di creare dentro di noi spazi e relazioni con gli altri.

Con l’universalità della Chiesa, a 1700 anni dal primo Concilio ecumenico di Nicea (325), si impone con particolare forza e urgenza il tema dell’unità dei cristiani.

Ogni parola di Papa Leone è un appello a riscoprire la comune vocazione alla pace. Sono chiamate in causa  le responsabilità degli Stati e dei governi che non possono rimanere insensibili di fronte a tanti orrori delle guerre, ma devono reagire e prendere una posizione ferma.

Sin qui il generale (nazioni, governi, organizzazioni di promozione della Pace e la Salvezza del Creato)  ma la voce di Papa Leone si è fatta udire anche nel particolare: la chiesa non può prescindere dal tornare a parlare con forza di famiglia e di matrimonio cristiano, <<il canone del vero amore tra l’uomo e la donna: amore totale, fedele, fecondo>>.

Senza una famiglia non c’è futuro, essa non  è un luogo di passaggio, dove si entra e si esce a piacere, ma è il crocevia al quale tutte le strade convergono sia sul piano umano sia ecclesiale.

Nel Discorso alle associazioni e ai movimenti ecclesiali del  6 giugno 2025, il Sommo Pontefice afferma: “Nella volontà di associarsi, che ha dato origine al primo tipo di aggregazioni, troviamo una caratteristica essenziale: nessuno è cristiano da solo!

Siamo parte di un popolo, di un corpo che il Signore ha costituito. Sant’Agostino, parlando dei primi discepoli di Gesù, dice: << Erano diventati certamente tempio di Dio, e non lo erano diventati come singoli ma tutt’insieme erano diventati tempio di Dio>>.  I carismi, invece, <<sono distribuiti liberamente dallo Spirito Santo affinché la grazia sacramentale porti frutto nella vita cristiana in modo diversificato e a tutti i suoi livelli>>.

La missione ha segnato la mia esperienza pastorale e ha plasmato la mia vita spirituale. Anche voi avete sperimentato questo cammino. Dall’incontro con il Signore, è nato il desiderio di farlo conoscere ad altri.  E avete coinvolto tante persone, dedicato molto tempo, entusiasmo, energie per far conoscere il Vangelo nei posti più lontani, negli ambienti più difficili, sopportando difficoltà e fallimenti. Tenete sempre vivo tra voi questo slancio missionario”.

Nel Discorso ai vescovi in occasione del loro Giubileo del 25 giugno 2025, si prende spunto dall’esempio di vescovo ideale per approdare alla fisionomia del cristiano fedele sulla Terra:

Il vescovo è uomo di fede. Per dare testimonianza al Signore Gesù, il pastore vive la povertà evangelica. Ha uno stile semplice, sobrio, e generoso, dignitoso, e nello stesso tempo adeguato alle condizioni della maggior parte del suo popolo. Le persone povere devono trovare in lui un padre e un fratello, non sentirsi a disagio nell’incontrarlo o entrando nella sua abitazione. 

Egli è personalmente distaccato dalle ricchezze e non cede ai favoritismi sulla base di esse o di altre forme di potere.

Il vescovo non deve dimenticare che, come Gesù, è stato unto di Spirito Santo e inviato a portare il lieto annuncio ai poveri.

Insieme alla povertà effettiva, il vescovo vive anche quella forma di povertà che è il celibato e la verginità per il Regno dei cieli. Non si tratta solo di essere celibe,  ma di praticare la castità del cuore e della condotta e così vivere la sequela di Cristo e offrire a tutti la vera immagine della Chiesa, santa e casta nelle membra come nel Capo.   Siamo tutti invitati ad imitarlo nella sua condotta, anche gli sposati, anche chi non ha una vita consacrata in senso stretto.

Nella sequela dei suoi predecessori, anche Papa Prevost lotta per porre fine allo scandalo della fame.

La Chiesa incoraggia tutte le iniziative volte a porre fine allo scandalo della fame nel mondo, facendo propri i sentimenti del suo Signore, Gesù, il quale, come narrano i Vangeli, nel vedere che una grande folla si avvicinava a Lui per ascoltare la sua parola, si preoccupò prim di tutto di darle da mangiare e per questo chiese ai suoi discepoli di farsi carico del problema, benedicendo con abbondanza gli sforzi compiuti.

Oggi  assistiamo desolati all’uso iniquo della fame come arma di guerra. Far morire di fame la popolazione è un modo molto economico di fare la guerra.

Per questo oggi, quando la maggior parte dei conflitti non viene combattuta da eserciti regolari, ma da gruppi di civili armati con scarse risorse, bruciare terre, rubare il bestiame, bloccare gli aiuti, sono tattiche sempre più utilizzate da quanti intendono controllare intere popolazioni inermi.

E’ giusto lottare e soprattutto pregare per una diversa distribuzione della terra.

Questa raccolta potrebbe sembrare un assembramento di discorsi sulla pervasività dei Mali del pianeta, ma non mancano i riferimenti al mondo vero che ci attende dopo la morte, all’insegnamento dei santi.

Il Papa ricorda una donna che, con la grazia di Dio, ha saputo scegliere. Una ragazza coraggiosa e controcorrente: Chiara d’Assisi.

Sappiamo che San Francesco, scegliendo la povertà evangelica, dovette rompere con la propria famiglia. Era però un uomo: lo scandalo ci fu, ma fu minore. La scelta di Chiara risultò ancora più impressionante: una ragazza che voleva essere come Francesco, che voleva vivere, da donna, libera come quei fratelli! Chiara ha capito che cosa chiede il Vangelo.  Allora, come oggi, bisogna scegliere! Chiara ha scelto. E questo ci dà una grande speranza. E’ una santa imitazione: non si diventa <<fotocopie>>, ma ognuno – quando sceglie il Vangelo – sceglie se stesso. Perde se stesso e trova se stesso. Preghiamo dunque per i giovani; e preghiamo per essere una Chiesa che non serve il denaro o se stessa, ma il Regno di Dio e la sua giustizia. Una Chiesa che, come santa Chiara d’Assisi, ha il coraggio di abitare diversamente la città. La cura del creato, diventa una questione di fede,  di umanità e anche di Cielo che ci attende.