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:: di notte di Mercedes Lauenstein (Voland 2017)

1 dicembre 2017

di notteDi notte si avverte il viaggio sulla superficie del mondo come se si fosse su una barca che scivola lenta attraverso un tunnel scuro alla volta di un luna park. Per un po’ è tutto in silenzio, e ci si può limitare a tacere e a guardare. Nelle cavità lungo le pareti del tunnel emergono di sfuggita figure e scenari fiabeschi, illuminati debolmente, e in sottofondo si sente una bizzarra e sinistra melodia. Quando poi il sole sorge di nuovo, insomma quando la barca esce dal tunnel e tutto ridiventa luminoso, chiassoso, urlante e comune e misto, e non si sa più da quale parte guardare – qua l’ ottovolante, lì i bambini con i palloncini colorati, là i bebè piagnucolanti e tutta una babele eccitata, non si riesce più a riconoscere niente di quello che dentro il tunnel sembrava così chiaro.

Monaco di notte. Una donna suona ai campanelli di casa di perfetti sconosciuti e sale nelle loro abitazioni. Con una spiegazione quantomeno bizzarra: sta conducendo una ricerca sulla notte e sullo stare svegli che prevede di intervistare la gente in una sorta di insolita indagine di mercato. Lei suona, dove vede finestre illuminate, e cosa sorprendente la gente le apre, la fa entrare, le offre anche succo di mela caldo alla cannella o tartine di burro con cipolla e noce moscata, e inizia a parlarle di sé, come in una sorte di comunione tra ubriachi, fino alla resa dei conti dell’ultimo incontro in cui i ruoli si ribaltano e sarà lei a dover fare i conti con la verità.

Di notte le succede spesso di rimanere sveglia a lungo. I numerosi viaggi e i jetlag hanno ridotto il suo bisogno di sonno. Di notte le piace stare di fronte al planisfero con gli spilli colorati, ne gioisce. Sfiora con le dita ogni singola capocchia e passa in rassegna i ricordi.

Tante notti dunque, tanti incontri, 25 per la precisione, che originano 25 racconti che uniti costituiscono il romanzo di esordio di Mercedes Lauenstein, di notte (nachts, 2015) edito da Voland e tradotto da Elisabetta Dal Bello.
Uomini, donne uniti dall’ insonnia, dal vivere di notte, quando tutto si fa più rarefatto, quando il silenzio è più profondo e la luce artificiale più giallastra e brillante. Ogni capitolo ha un titolo che riporta il nome dell’intervistato, il vero protagonista di ogni singola storia, al centro della narrazione, mentre la voce dell’intervistatrice si fa sfumata, un sussurro, scolorisce, quasi un pretesto che funge da filo conduttore.
E intanto il lettore si chiede: perché? Quale è il senso di tutte queste bugie che la protagonista racconta per entrare nelle vite altrui? Perché tutto questo? E’ un modo di esorcizzare la solitudine? Per cercare il contatto umano di sconosciuti, le cui vite altrimenti scorrerebbero parallele senza incontrasi mai? E nello stesso tempo un’ altra domanda si fa pressante: sta cercando qualcuno? Qualcuno che anche solo finalmente la comprenda, in una metropoli europea grande e depersonalizzante.

Premo un tasto sul suo telefono. Le 5 e 29. Esco di soppiatto dalla stanza e da quella casa. La luna è scomparsa. Sempre più luci alle finestre. La città si sveglia.

La scrittura è piana, ipnotica, uniforme, cadenzata dai ritmi della veglia forzata quasi che l’autrice scrivesse anch’essa di notte, quando il tempo è dilatato, onirico, attenuato. Ogni capitolo narra un rituale, un gioco di cui forse la protagonista si stancherà o forse no. A volte confessarsi a perfetti estranei è più facile, emergono verità sepolte, che di giorno si fatica pure ad ammettere con se stessi, si abbassano le difese di notte, si vive in una sorta di stato sospeso, alterato. La notte è fatta per dormire, il corpo si adegua all’assenza di luce, l’innaturale veglia fa emergere un malessere diffuso e un senso vuoto. Che la protagonista vuole riempire di parole, di ricordi, di esperienze di vite vissute. Da altri.

“Di giorno sarebbe stato impensabile. Ma sai, di notte, grazie alla mancanza di luce, la mia mente si distare meno, patisco meno il bombardamento di stimoli esterni. E stare svegli di notte” aggiunse” infondo ha qualcosa di elettrizzante proprio perché non viene visto di buon occhio. Non ci si sottomette alle costrizioni cui si sottomettono tutti: stare svegli di giorno, andare a dormire la sera, insomma rimanere dentro gli schemi”.

Romanzo filosofico e corale se vogliamo, di notte alterna i toni intimistici a quelli più distaccati e ci parla di quanto la solitudine pesi nelle nostre metropoli occidentali, di quanto sia difficile superare la diffidenza e il timore dell’altro. E più si avanza nella lettura e più si ammira il coraggio della protagonista, coraggio che forse è solo incoscienza o peggio disperazione. Ma di notte tutto è possibile.

Mercedes Lauenstein, nata nel 1988, vive a Monaco ed è autrice di saggi e reportage per diverse riviste e quotidiani tedeschi. Nel 2016, con il suo esordio letterario, di notte, si è aggiudicata numerosi premi ed è stata ospite dell’International Literary Festival di Berlino.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Marco dell’Ufficio stampa Voland.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: English Breakfast Tè nero e “di notte” di Mercedes Lauenstein

23 ottobre 2017

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Noto con piacere che i miei lettori sono incuriositi da queste mie incursioni nel gusto e nell’abbinamento di tè e libri. E devo dire che mi sto divertendo molto anche io, sebbene richieda un po’ di lavoro di documentazione e tempo per la preparazione di tè e dolci.

Oggi vi parlo dell’ Enghish Breakfast Tè nero uno dei tè che ho avuto modo di degustare grazie a PETER’S TeaHouse. Sono tè di pregio, sfusi non in bustina, molto vari e provenienti da tutto il mondo.

L’ Enghish Breakfast Tè nero è un tè classico, il più classico di tutti, dal gusto asciutto, deciso, forse un po’ amaro, consiglio perciò di zuccherarlo molto e aggiungervi, non amando il latte, una spruzzata di limone e dall’aroma forte e colore rosso scuro. Ottimo per la prima colazione, energizzante, forte, si abbina con i più vari sapori sia salati che dolci. Credo sia un tè molto maschile, corposo, adatto a chi non ama i sapori speziati. E’ ottimo, come tutti i tè che ho avuto modo di degustare, sebbene il mio preferito resti Magia Invernale Tè nero.

teaMa vediamo la composizione e la provenienza. E’ un tè nero, composto da una miscela forte di tè broken, dal tradizionale gusto inglese. Le foglie di tè provengono dall’India, Sri Lanka e Indonesia.

Costa € 5,30 all’etto Potete acquistarlo: qui

Preparazione:

Portate l’acqua a una temperatura di 95°C.

Tempi di infusione: 3-5 minuti.

Per la preparazione di un’ ottimo tè e la conservazione del tè rimando al post precedente: qui https://liberidiscrivereblog.wordpress.com/2017/09/28/magia-invernale-te-nero-prova-a-fermarmi-di-lee-child/

Consiglio goloso

Non essendo aromatizzato, è consigliabile sia con biscotti dolci come i muffin o con stuzzichini salati (ottimo con i tramezzini speck e formaggio). Prendete del pane da tosto, tagliatelo a triangoli e farciteli con speck e formaggio. Potete gustarli freddi, o dopo averli infornati per qualche minuto. Il formaggio si scioglie e il pane acquista un colore dorato. Per questa occasione l’ho abbinato al dolce più classico, la torta di mele fatta in casa, con zucchero aromatizzato alla cannella (semplice da fare: si sceglie la quantità desiderata di zucchero bianco o di canna, e si trita finissimamente una minima quantità di cannella, e il risultato e sorprendente). Con questo zucchero così aromatizzato si può zuccherare anche il caffè, provatelo con una scorretta di limone bio non trattato (tutto l’anno), o una scorzetta di mandarino sempre non trattato (durante le feste natalizie). Se non siete diabetici potete servire la fetta di torta con una pallina di gelato alla crema!

Torta di mela della nonna

Ingredienti:

250 gr di farina 00 (può essere usata anche farina di riso)
150 gr di zucchero di canna aromatizzato con la cannella (tritare poi il tutto nel tritacaffè perché diventi a velo)
60 gr di burro o 30 gr di olio
2 rossi d’uovo e 1 uovo intero (uova a temperatura ambiente, non appena tolte dal frigo)
400 g di mele medie sbucciate e senza torsolo, dunque tagliate a spicchi, poi mescolate nell’ impasto (io prediligo le Golden Delicious non troppo mature).
50 gr di uvetta passa (se la mangeranno adulti mettete l’uvetta precedentemente a macerare nel liquore, io prediligo il maraschino, ma regolatevi con cosa avete in casa anche rum e amaretto di Saronno sono perfetti)
1 bustina di lievito vanigliato (corretto con un pizzico di bicarbonato, vedrete la differenza) se volete che non cresca dimezzate il lievito
un pizzico di sale
scorza di limone bio non trattato grattugiato (sul momento)
mezzo bicchiere di latte intero (montato a schiuma) volendo anche il latte di soya può essere usato.

Preparazione:

Questo è un dolce che potete preparare assieme ai vostri bambini (si divertiranno molto). Lavorate in una terrina il burro (precedentemente sciolto a bagnomaria o frullato in tocchetti col Moulinex) con lo zucchero, le uova, il pizzico di sale, la scorza grattugiata del limone, la farina, il lievito, le mele, l’uvetta passa nell’ ordine. Se l’impasto è troppo denso, aggiungere un po’ di latte, finché non raggiunge la consistenza desiderata. Poi preparare la tortiera: imburratela, non solo sul fondo ma anche nei lati, cospargetela di pangrattato molto fine. Ruotate la tortiera più volte e il sopravanzo di pangrattato toglietelo.

Mettete l’impasto nella tortiera, delicatamente aiutandovi con una spatola di legno. Cuocete 40 minuti a 180 ° con forno pre riscaldato. Lasciate riposare per 5 minuti. Rovesciate la torta sul piatto di portata. E buon appetito!

Curiosità letteraria:

Si beve tè anche nei libri, molti scrittori sono insospettabili cultori di questo piccolo rito, oggi vi parlo dello scrittore, poeta e drammaturgo irlandese James Joyce, e del suo capolavoro l’ Ulisse. Ebbene sì quando Leopold Bloom prepara alla moglie la colazione (che le porterà a letto), forse la colazione più famosa della letteratura, le prepara anche il tè, e si dilunga anche nella preparazione. Ma vediamo le parole stesse che Joyce ha usato (traduzione di Giulio de Angelis).

Mr Leopold Bloom mangiava con gran gusto le interiora di animali e volatili. (…) I rognoni erano nel suo pensiero mentre si moveva quietamente per la cucina, sistemando le stoviglie per la colazione di lei sul vassoio ammaccato. Luce e aria gelida nella cucina ma fuori una dolce mattina d’estate dappertutto. Gli facevano venire un po’ di prurito allo stomaco.
I carboni si arrossavano.
Un’altra fetta di pane e burro: tre quattro: giusto. Non le piaceva il piatto troppo pieno. Giusto. Lasciò il vassoio, sollevò il bollitore dalla mensola e lo smise di sbieco sul fuoco. Stava lì, grullo e accosciato, col beccuccio sporgente. Tazza di tè fra poco.

Aspettando che l’acqua bolla esce per alcune compere.

Si avvicinò alla mescita di Larry O’ Rourke. Dall’ inferriata della cantina veniva fuori a fiotti il molle fetore della birra. Dalla porta aperta il bar sprizzava effluvi di zenzero, polvere di tè, briciole di biscotti.

Tornando verso casa:

Impiastri su un occhio malato. Odorare il dolce vapore del tè, il fumo della padella, il burro sfrigolante.

Tornato a casa, e salito nella stanza della moglie:

– Poldy!
Che c’è?
Riscalda la teiera.
Stava bollendo di certo: un pennacchio di vapore dal becco. Riscaldò a vuoto la teiera e ci mise dentro quattro cucchiaini colmi di tè, inclinando poi il bollitore per versarci l’acqua. Aspettando che il tè fosse pronto, tolse il bollitore dal fuoco e schiacciò la padella sui carboni accesi e stette a guardare il grumo di burro scivolare e struggersi.
(…)
Il tè era pronto. Riempì la sua tazza salvabaffi, porcellana imitazione Crown Derby sorridendo.
(…)
Infilò una forchetta nel rognone e lo rivoltò: poi sistemò la teiera sul vassoio. Come lo sollevava, l’ammaccatura scattò. C’è tutto? Pane e burro, quattro, zucchero, cucchiaino, la panna. Sì. Lo portò di sopra, col pollice infilato a uncino nel manico della teiera.
(…)
– Quanto tempo ci hai messo, ella disse.
Nell’ alzarsi vivacemente con il gomito sul guanciale, fece tintinnare gli anelli d’ ottone. Abbassò calmo gli occhi sulla mole di lei e tra le grosse morbide tette pendule entro la camicia da notte come le mammelle d’ una capra. Il calore di quel corpo coricato si librava nell’aria, mescolandosi all’aroma del tè che lei versava.
(…)
Le sue labbra piene, nel bere, sorridevano.

Consiglio musicale:

Pink Floyd – Alan’s Psychedelic Breakfast

Tè del mondo: un perfetto tè all’ inglese

Inizio col dire che non esiste la ricetta perfetta, ogni esperto ha i suoi consigli e segreti (solo tè in foglia, anche in bustina, il latte si mette prima, no il latte si mette dopo etc…) Per cui il vero segreto è bilanciare tutto secondo il proprio gusto personale e trasgredire le regole se è il caso. La creatività prima di tutto, anche della tradizione, se ciò ci rende felici. E il tè è una pausa di calma e felicità in giornate anche impegnative. E soprattutto usate il buon senso che è davvero molto old british!

Per trasgredire le regole però bisogna conoscerle (principio che vale anche per l’uso della punteggiatura) per cui ci sono alcuni principi che bisognerebbe non ignorare.

Innanzitutto c’è un orario in cui viene servito il tè: tra le 15, 30 e le 17. Ricordate il classico tè delle 5 della regina? La tradizione del tè delle 5 venne iniziata dalla regina Vittoria il giorno della sua incoronazione il 28 giugno 1838 e da allora fa parte delle tradizioni più amate di un paese per certi versi molto conservatore e attento all’etichetta.

E’ indispensabile pre riscaldare la teiera con acqua bollente bollita a parte, o usando semplicemente l’acqua calda del rubinetto (da alcuni pratica sconsigliata per la presenza di cloro e di calcare).

Sempre la tradizione prescrive l’uso di tè sfuso direttamente messo nella teiera, senza colini o filtri (il metallo potrebbe alterare il sapore).

Per le dosi ci si regola in questo modo: un cucchiaino per ospite, più uno per la teiera. Dopo di che si versa l’acqua bollente. Tempi di infusione del tè: dai 3 ai 5 minuti. Se lo volete più carico non aumentate i tempi di infusione, semplicemente maggiorate le quantità di tè.

Si serve con una goccia di latte, preferibilmente intero, il cui uso aveva una funzione precisa: serviva a non far sbrecciare e lesionare le delicate e preziose tazze di porcellana in cui veniva servito. L’uso di aggiungere il latte poi è diventato parte della tradizione inglese. Secondo i puristi quindi va aggiunto prima del tè. Ma ricordiamo cosa Orwell diceva.

E’ un tè che non si beve amaro, di norma viene zuccherato e si predilige l’uso di zollette. Vengono naturalmente tollerati anche dolcificanti dietetici o il miele. Rappresentando un mini pasto di metà pomeriggio lo si beve accompagnandolo con snack sia dolci che salati: sandwiches, tramezzini, scones, biscotti, torte dolci o salate, brownies, e non possono mancare i tipici i muffin).

E infine: God Save the Queen! (Magari suonata dai Sex Pistols).

E ora veniamo al mio consiglio di lettura:

Consiglio di sorseggiare l’ Enghish Breakfast Tè nero leggendo “di notte” di Mercedes Lauenstein edito da Voland e tradotto da Elisabetta Dal Bello.

Source libro: libro inviato dall’editore, si ringrazia marco dell’ Ufficio Stampa Voland.

Source tè: campione omaggio gentilmente inviato da PETER’S TeaHouse, ringraziamo Mattia dell’ ufficio marketing.