Posts Tagged ‘maestri del noir francese’

:: Il veleno sei tu di Frédéric Dard (Rizzoli 2026) a cura di Giulietta Iannone

13 febbraio 2026

Il veleno sei tu (C’est toi le venin, 1957) di Frederic Dard, edito in Italia da Rizzoli, nella collana Nero Rizzoli, e tradotto da Elena Cappellini, è un breve noir claustrofobico prettamente psicologico che si inserisce nella produzione del noir francese anni ’50 con alcune sue caratteristiche peculiari che lo differenziano dai noir dei vari Simenon, e Pierre Boileau e Thomas Narcejac, o se vogliamo anche dagli autori più letterari dell’esistenzialismo francese come Sartre e Camus di cui subisce in un certo senso gli influssi.

Diciamo subito che Dard è un autore a sé. Famoso in Italia forse più per la serie di San Antonio, è anche autore di pregevoli noir “seri”, nel senso di non umoristici, pur tuttavia non privi, di ironia, sarcasmo, paradosso, anche se amaro o perlomeno malinconico. La Rizzoli li sta riscoprendo e ce e sono davvero tanti per una bella e ricca collana.

Il veleno sei tu ha per protagonista, e voce narrante del romanzo, Victor Menda, un giovanotto di belle speranze, affascinante, ex speaker radiofonico, povero in canna, che ha perso tutto nei casinò della Costa Azzurra. Si sa nei noir francesi quando si vuole andare a caccia di fortuna si va in Costa Azzurra. Sole, mare, auto americane, ereditiere, insomma il paradiso dell’avventuriero.

Il nostro buon Victor, comunque, non è proprio un delinquente, ha le sue fragilità, i suoi dubbi, le sue tensioni morali, e se la deve vedere con due terribili sorelle, o meglio una di certo terribile è, ma non voglio anticiparvi troppo della trama, per non togliervi il piacere della lettura, che pur vivendo il romanzo di tensioni sotterranee, ambiguità, erotismo represso, ha anche un significativo colpo di scena finale nell’ultimo capitolo che vi sconsiglio tassativamente di leggere subito. Non fatelo, andate con ordine. E vedrete che non ve ne pentirete.

Dunque, il romanzo inizia con Victor, che avendo perso tutto, medita di buttarsi in acqua, di suicidarsi. Cambia idea e gli succede un fatto curioso, che innescherà il motore della storia. Un’auto guidata da una affascinante e misteriosa donna, di cui non vede bene il volto, si accosta a lui e lo invita a salire a bordo. Gli si offre senza spiegazioni, preamboli, frasi di corteggiamento. Puro sesso. Poi lo scarica e se ne va, senza spiegazioni. Turbato e un po’ offeso prende la targa e risale al proprietario dell’auto.

Si reca nell’abitazione di costui, una bella villa sulla Costa Azzurra e scopre che è abitata da due enigmatiche sorelle: Eve e Helene Lecain. Non è che abbia scelta, è senza un soldo, non ha prospettive, quando gli offrono ospitalità lui accetta e mal gliene incoglie. Da questo momento in poi succede di tutto.

Eve la più giovane è invalida, è seduta su una sedia rotelle e la sorella l’accudisce. A Victor piace più Helene, più matura, seria, ottima padrona di casa, e soprattutto vuole scoprire chi fosse la misteriosa donna dell’incontro. C’è anche una vecchia governante ma anche lei non sa guidare, quindi la candidata ideale è Helene, ma lui non la riconosce, non è sicuro.

Non volendovi spiegare troppo della trama mi fermo qui, ma si regge su una specie di indagine, ci sarà anche un morto, non vi dico chi, e tanta tensione psicologica, insomma gli ingredienti del noir filtrati dal gusto di Dard che ne fa più un dramma introspettivo che un noir classico. Lo stile è asciutto, sobrio, riflette ossessioni e turbamenti, gelosie e desideri, e lascia il lettore a domandarsi anche lui chi sarà mai la donna misteriosa. C’è, c’è una spiegazione a tutto, c’è un finale non consolatorio, ma catartico.

Ah dimenticavo c’è anche un noir cinematografico francese tratto dal libro: Nella notte cade il velo (Toi… le venin), film franco-italiano per la precisione del 1959 diretto e interpretato da Robert Hossein, amico di vecchia data di Dard che ben rispecchia lo spirito del libro. Con anche una bellissima Marina Vlady e sua sorella anche nella vita Odile Versois.

Buona lettura, e buona visione se riuscirete anche avedere il film.

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:: Recensione di Viva la muerte! di André Héléna (Aisara, 2012) a cura di Giulietta Iannone

29 luglio 2012

Viva la muerte! (J’aurai la peau de Salvador, 1949) è un bellissimo e amaro noir di André Héléna, pubblicato da Aisara e tradotto dal francese da Giovanni Zucca.
Ambientato in Spagna durante la Guerra Civile, e subito dopo l’avvento di Franco, e scritto qualche anno prima di Massacres à l’anisette (1955), altro noir di Héléna con ambientazione spagnola, ha per protagonista Josè Ruiz un delinquente di strada abituato sin da ragazzo a cavarsela con espedienti, furti e piccole rapine.
Nel prologo assistiamo all’incontro di Josè con un uomo in un bistrot di esuli di Montmartre.
Sarà per nostalgia, sarà per l’alcool, Josè inizia a raccontare allo sconosciuto la sua vita, la sua giovinezza in Spagna, il suo amore tormentato per Conchita, il suo odio per Salvador, un ex complice di una rapina al Banco de España scappato con buona parte del bottino.
Viva la muerte! è infondo la storia di una vendetta perseguita come unica ragione di vita da un uomo che infondo ha perso tutto, non in ultimo l’amore di Conchita, suo grande amore adolescenziale, divenuta proprio la donna di Salvador.
E’ la storia narrata in prima persona di un uomo votato alla solitudine nella più autentica tradizione noir.

Ero come un lupo solitario che vaga, d’inverno, nei boschi ormai spogli. Non può avvicinarsi a niente e a nessuno. Qualunque essere incontri, è un nemico. E’ votato alla solitudine. Era proprio così. Ero condannato a restare solo. In trincea contro il mondo, un indesiderabile, un uomo da abbattere, un lupo rabbioso. Insomma, niente per cui essere contenti e rendere grazie al Cielo.

Amarezza, melanconia, disincanto si uniscono ad un soffio poetico che quasi stride con il linguaggio duro, basso, anche volgare sicuramente inconsueto per il periodo in cui fu scritto.
La modernità di Héléna è senz’altro la caratteristica più rilevante e quasi sconcertante. Pensare che questo libro fu pubblicato nel 1949 lascia in effetti una sensazione di stupore misto a meraviglia.
L’abilità con cui alterna il registro sentimentale e poetico a riflessioni amare e non prive di un certo cinismo, pensiamo solo alle considerazioni che fa fare al protagonista sulle donne, velate di pura misoginia, è senz’altro la cifra distintiva del suo stile personale e originale che gli ha fatto giustamente guadagnare il titolo di Prince Noir.
Non ci sono ideali politici a nobilitare i comportamenti dei personaggi: Josè quasi per caso si unisce a degli anarchici, Salvador per interesse diviene falangista.
Héléna non ammanta la storia di retorica comune, e lo si nota specialmente nel suo antimilitarismo dichiarato che gli fa dire frasi lapidarie come:

appena un uomo ha una divisa addosso, diventa un malvivente.

Per gli appassionati di Héléna e del noir, da non perdere.

André Héléna, autore maledetto, dalla personalità controversa, considerato uno dei maestri del noir francese, scrive centinaia di romanzi molti dei quali sotto pseudonimo. Nato nel 1919 a Narbonne, si trasferisce giovanissimo a Parigi, partecipa alla guerra civile spagnola e, sul finire della seconda guerra mondiale, nel 1944 si unisce per un breve periodo alla Resistenza. A causa di una banalissima vicenda di debiti e firme false finisce per qualche mese in carcere, esperienza che avrà una grande influenza nella sua produzione letteraria. Si guadagna da vivere passando da un lavoretto all’altro (non ultimo il rappresentante di insetticidi…) e, a quanto si racconta, vende anche i propri libri porta a porta. Nel periodo a cavallo fra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta raggiunge un considerevole successo. Nel 1972, minato dall’alcolismo, muore a 53 anni.