
Las Vegas, Nevada. Giugno 1997 – fine 1998. Danny Ryan, cuore tenero e spalle larghe, un metro e ottantatre, capelli castani ribelli verso il rossiccio, ormai è quasi quarantenne. Abbiamo già seguito le sue vicende tumultuose, prima fra l’agosto 1986 e il Natale 1988, poi dalla fine del 1988 all’aprile 1991, sopravvissuto a stento. Lo ritroviamo socio multimilionario e responsabile di fatto di due hotel sulla Strip di Las Vegas, una villa in città e uno chalet nello Utah, però scontento, vuole di più, gli piace progettare e intende mantenere lontani da sé e da tutti i ricordi del proprio passato, continuando a non rimescolarsi con le mafie attive. Duramente ferito dalla perdita dei due grandi amori della vita, morti giovani la moglie Terri (per malattia) e l’attrice Diane (suicida), ora frequenta con reciproco piacere in una stabile relazione, segreta per reciproca scelta, la bella introversa psicologa ebrea Eden Landau, capelli neri, labbra piene, occhi luminosi, divertente spiritosa affascinante, appagata dai tanti studenti e pazienti, gran lettrice a sua differenza. Il figlio Ian ha dieci anni, sta spesso con la potente regale nonna Madeleine McKay, riceve per la gran festa di compleanno una mountain bike e la promessa di una settimana intera fuori casa, solo con il padre, in macchina, in bicicletta e a piedi, in campeggio mangiando cibi spazzatura in ristoranti e fast food. Danny si destreggia fra i due partiti statunitensi con regalie e mediazioni, pur di non essere indagato e di poter comprare nuovi alberghi da ristrutturare per costruire sogni. La concorrenza e la lotta si fanno più aspre, molti reclamano colpi duri e bassi oltre che di fioretto; ricompaiono antichi complici criminali, sodali mafiosi e potenti Dea-Fbi; vengono richiamate squadre e assoldati killer; molto si frantuma, la vita si fa rischiosa per tutti, gli omicidi risorgono a grappoli; i processi e le storie del New England e della California non sono mai finite, dai sogni restano rovine. Forse. Lo scopriremo in una coda del 2023.
Terzo magnifico atto della trilogia in due anni (tutta scritta col medesimo elegante incedere, ora quieto ora adrenalinico) dell’eccelso scrittore americano Don Winslow (New York, 1953) che all’uscita del primo repentinamente annunciò (e sempre confermato) il successivo ritiro dalle scene letterarie. Il libro è disponibile in contemporanea in decine di paesi, subito avanti nelle classifiche, a primavera 2024 Winslow sta gioendo per il notevole successo di critica e di pubblico in un ultimo giro di presentazioni per Usa ed Europa (anche Italia), mentre si sfinisce dedicandosi giustamente a tempo pieno a impedire la possibile rielezione di Trump nel 2024. Gli e ci appare sempre più urgente e difficile. Come spesso in precedenza, la narrazione è in terza varia al presente, anche qui vi sono tre parti (“La festa di compleanno di Ian” fino all’acquisto del cruciale albergo Lavinia; “I poteri dell’inferno”, dalla vendetta escogitata dalla vicedirettrice FBI all’accidentale morte del figlio del rivale; “Le regole della giustizia” sui tanti mesi delle guerre giudiziarie, finanziarie e materiali); le prime due con esergo tratto dall’Eneide di Virgilio, mentre nella terza parte ci sono Le Eumenidi di Eschilo (anche queste terze della finale trilogia), decisamente noir; l’epilogo è ancora con Virgilio (contemporaneo e a Casa); ognuna con vari capitoli (in tutto centodue, molti brevissimi) e ficcanti dialoghi, che ricostruiscono quanto trascorso dai vari punti di vista e seguono in diretta i tanti personaggi su molteplici scene e fronti. Volutamente, niente di esatto storicamente, tutto plausibile venticinque anni fa, minuziosamente basato sulla classica antichissima epopea di Enea. Di continuo l’autore dispensa efficaci misurati coinvolgenti inserti biografici, funzionali alla storia (Stavros è diabetico), in particolare anche qui su personalità cruciali nel dipanarsi degli eventi, spesso donne. Eden sa che Danny è innamorato del proprio dolore, attaccato al romanticismo delle sue tragedie; sono la sua definizione di sé, che se ne renda conto o meno; non si libererà mai della sua tristezza, non saprebbe cosa fare. Non è il solo. Vino rosso, birra o whisky, dipende. Per riflettere il notturno di Chopin; non per Danny affascinato dal più grande poeta americano contemporaneo, il boss Bruce Springsteen. Su Winslow ho scritto saggi (fra l’altro sul magazine scientifico patavino: https://ilbolive.unipd.it/it/news/don-winslow-alta-letteratura-politica-quotidiana-1, https://ilbolive.unipd.it/it/news/don-winslow-alta-letteratura-crime-politica), intanto il terzo non è meno capolavoro del primo e del secondo, pur ormai con qualche ripetizione di stile. Imprescindibile, da leggere. Finirà presto sugli schermi.
Don Winslow. Ex investigatore privato, esperto di antiterrorismo e consulente giuridico, è l’autore di ventidue romanzi che sono diventati bestseller mondiali vincendo innumerevoli premi. Tra le sue opere spiccano Corruzione, Il cartello, Il potere del cane, L’inverno di Frankie Machine e Le belve, da cui il premio Oscar Oliver Stone ha tratto l’omonimo film. Dalla trilogia con protagonista Art Keller (Il potere del cane, Il cartello e Il confine) sarà tratta un’importante serie tv, mentre il bestseller Corruzione sarà adattato per il grande schermo da 20th Century Studios. Vive tra la California e il Rhode Island. Con HarperCollins ha pubblicato Broken, La lingua del fuoco e Morte e vita di Bobby Z.

Don Winslow è sicuramente uno dei più significativi autori di thriller di questi anni. In attesa di leggere Satori , seguito del magnifico Il ritorno delle gru (Shibumi) di Trevanian accontentiamoci della riproposta di alcuni suoi lavori risalenti alla fine degli anni ’90. Accontentiamoci… espressione certamente non adatta visto che di romanzi cosce ne vorrebbero a vagoni ai giorni nostri. Certo, La Lingua del fuoco è in qualche modo un’opera minore se paragonata al Potere del Cane e anche di L’inverno di Frankie Machine…ma possiede una forza raramente riscontrabile nei thriller letti negli ultimi tempi. Una menzione di merito va anche alla traduzione di Alfredo Colitto che si districa con abilità e perfetto controllo del linguaggio anche in quelle sezioni di ‘ police procedural’ riguardanti i tecnicismi di un’indagine su un incendio doloso. Ma il fulcro non sono questi capitoli che,a a prima vista possono sembrare sin troppo specifici. Winslow riesce a stupire cambiando meccanismi e spunti a ogni libro pur restando se stesso, con le sue passioni(il surf prima di tutte) e un certo disincantato romanticismo che accomunano Bobby Z, Frankie Machine, Boone Daniels e Jack Wade. In fondo il mondo si restringe a una tavola che cerca la Grande Onda… sin dai tempi di Un mercoledì da leoni e Point break. È una mitologia a sé che, ben sfruttata, fa già metà del romanzo. L’altra metà è la capacità di costruire un intreccio che pare dipanarsi in mille rivoli ma poi è saldamente in mano all’autore. Tanto che il gioco di fili che ti portano in una direzione e ti lasciano a bocca aperta perché tutto si ricollega e la storia subisce un capovolgimento che ribalta la situazione da una pagina all’altra , si ripete diverse volte nel corso di una vicenda. Questa si presenta come un ‘semplice’ thriller centrato su un omicidio celato da incendio accidentale. Ma entrano in scena gangster, traffici interraziali, frodi assicurative, un panorama variegato di personaggi che recitano tutti la loro parte per avvincere,stupire. E Winslow non sbaglia un passaggio, non perde una sola occasione per toccare le corde che il lettore vuole sentir vibrare. E così anche in una lunghezza inusuale per un thriller tutto tiene, tutto ti costringe a leggere una pagina…una ancora. E non è il vetusto stereotipo del page turner. Lingua di fuoco regala davvero momenti memorabili, emozioni. E ,forse, è in grado di insegnare qualcosa a tanti presunti noiristi nostrani che credono dispare già tutti. Maestro Winslow in cattedra… noi sediamo attenti e ammirati























