Posts Tagged ‘Daniele Cellamare’

:: Fuga in Siberia di Daniele Cellamare (Les Flâneurs Edizioni, 2025)

4 febbraio 2026

Fuga in Siberia di Daniele Cellamare, edito da Les Flâneurs Edizioni, è un romanzo storico molto vivido e anche crudo che intreccia le vicende di diversi personaggi coi grandi snodi della Storia della Russia del XVIII secolo, interrogandosi soprattutto sulle dinamiche del Potere, sulla violenza che lo sostiene e sulla possibilità di alcuni uomini e donne di resistervi, anche a prezzo di grandi sacrifici personali. Cellamare sceglie un momento cruciale della Russia zarista e lo trasforma in un affresco cupo e violento, in cui la Siberia emerge come luogo fisico e morale, spazio di punizione per alcuni dissidenti ma anche paradossalamente di estrema libertà sia spirituale che fisica.

La storia inizia nei cantieri navali di Zaandam, poco lontano da Amsterdam, tra argani e scafi in costruzione, in cui lavora in incognito lo zar Pjotr Alekseevič Romanov (Pietro il Grande). Sotto le vesti di un semplice e umile carpentiere, il sovrano, un ragazzone alto più di due metri, osserva e apprende dai maestri olandesi l’arte della costruzione navale, convinto fermamente che solo attraverso la modernizzazione la Russia potrà diventare una potenza europea a tutti gli effetti. Mentre egli è lontano, però, a Mosca il trono vacilla: congiure, rivolte e fanatismi minano l’equilibrio del potere.

Pjotr così torna in patria deciso a rifondare l’impero. La sua visione è grandiosa e violenta allo stesso tempo: abbatte tradizioni secolari, impone costumi stranieri, spezza il potere dei boiari e reprime nel sangue ogni opposizione. La sua sete di controllo e vendetta lo porta a esercitare il potere senza mediazioni, arrivando a impugnare la scure in prima persona. Accanto a lui si muove Martin Janssen, giovane servo olandese, che diventa testimone involontario delle contraddizioni dello zar: riformatore illuminato e allo stesso tempo tiranno spietato, costruttore e distruttore.

Parallelamente, il romanzo segue le vicende di due ragazzi, Ivan e Kira, fratello e sorella senza famiglia, cresciuti ai margini di una società dominata dalla miseria più estrema e dal fanatismo religioso. Quando il potere centrale stringe la morsa repressiva, i due sono costretti a fuggire da Mosca per evitare l’arresto. Il loro cammino li conduce verso la Siberia, terra remota e crudele, popolata da lande sterminate e riti ancestrali. Qui, nello spazio dell’esilio, le loro vite si intrecciano con il destino di altri reietti e oppositori, trasformando la Siberia in un crocevia di sofferenza e speranza, ultima frontiera per chi resiste alla tirannia.

Uno degli elementi più riusciti del romanzo è la rappresentazione del potere incarnata nella figura di Pjotr. Cellamare evita ogni idealizzazione: lo zar è un personaggio profondamente ambiguo, animato da un autentico desiderio di progresso ma incapace di concepirlo senza la violenza. La modernizzazione diventa così un atto coercitivo, e il rinnovamento dello Stato passa attraverso il sacrificio degli individui. In questa prospettiva, il romanzo suggerisce una riflessione amara: il progresso imposto dall’alto può trasformarsi in una forma diversa, ma non meno feroce, di oppressione.

La Siberia assume un valore simbolico centrale. Non è soltanto un luogo geografico, ma una dimensione esistenziale: spazio di punizione per i nemici del potere e, al tempo stesso, possibilità di sottrazione al controllo dello Stato. Per Ivan e Kira rappresenta una prova estrema, un territorio in cui la sopravvivenza è dura, ma in cui è ancora possibile conservare una forma di libertà interiore. La natura, aspra e indifferente, non consola: mette a nudo l’essere umano, costringendolo a confrontarsi con i propri limiti.

Dal punto di vista stilistico, la scrittura di Cellamare è solida e controllata. Il ritmo alterna momenti di grande tensione a passaggi più lenti e riflessivi, creando un equilibrio efficace tra azione e introspezione. Le descrizioni sono funzionali alla costruzione dell’atmosfera: cupe, essenziali, mai decorative. Anche i personaggi secondari contribuiscono a rendere credibile e complesso il mondo narrato, senza ridursi a semplici comparse.

In conclusione, Fuga in Siberia è un romanzo ambizioso e maturo, che utilizza il romanzo storico per interrogare temi universali: il rapporto tra potere e violenza, il prezzo del progresso, la dignità della resistenza individuale. Non offre consolazioni facili, ma lascia al lettore una riflessione profonda e inquietante sul destino di chi governa e di chi subisce la Storia. Una lettura impegnativa, ma intensa e istruttiva.

Daniele Cellamare (1952) è stato docente presso la facoltà di Scienze Politiche della Sapienza di Roma e presso il Centro Alti Studi per la Difesa. È stato direttore dell’Istituto Studi Ricerche e Informazioni della Difesa. Ha collaborato con emittenti televisive nazionali e con diverse testate nazionali e straniere. È stato consulente per le attività culturali dell’Agenzia Generale Treccani di Roma ed è responsabile del gruppo di analisti “Doctis Ardua” per la stesura di saggi di carattere geopolitico. Appassionato di studi sulla Storia Militare, ha pubblicato diversi romanzi storici: La Fortezza di Dio, La Carica di Balaklava, Gli Ussari Alati, Il drago di Sua Maestà, Gli artigli della Corona, Delitto a Dogali, Takeko e Rudolf Diesel.

Source: libro inviato dall’editore.

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:: Takeko – Storia di una samurai di Daniele Cellamare (Les Flaneurs Edizioni, 2024) a cura di Giulietta Iannone

27 settembre 2024

Takeko annuì con la testa, adesso iniziava a capire. Quindi alcuni domini erano favorevoli allo shogun e altri si erano schierati con l’imperatore Komei, che voleva abolire lo shogunato e portare il Paese verso la modernità senza l’aiuto degli stranieri.

Siamo a metà ottocento, le potenze occidentali con le loro cannoniere incombono all’orizzonte e il Giappone si trova in bilico: cedere alle spinte verso la modernizzazione dettate dall’imperialismo occidentale o rimanere saldamente ancorato alle antiche tradizioni? Le potenze occidentali, soprattutto Inghilterra e Stati Uniti, puntando all’apertura dei porti per incentivare i commerci e gli scambi non vogliono solo questo ma anche cambiare il tessuto stesso sociale di un paese antico in cui la figura del samurai e dello shōgun (una sorta di generale ma con qual cosa in più ) sono i difensori e depositari di queste tradizioni che non comprendono solo il bushido (codice di comportamento simile al codice cavalleresco occidentale) e l’arte del combattimento, ma lo studio dei testi antichi e sacri, la poesia, la calligrafia, la pittura, la cerimonia del te. Takeko, figlia primogenita del celebre samurai Nakano Heinai ha solo quattordici anni quando riceve dal padre la naginata (si pronuncia naghinata), la spada ricurva con cui difendere l’onore del suo clan. Come la celebre Tomoe Gozen, la grande condottiera della guerra Genpei, addestrata nelle arti marziali e armata di naginata e di kaiken, il piccolo pugnale riposto in una tasca del kimono per difesa personale oppure, in caso di suicidio rituale jigai, per recidersi le vene della parte sinistra del collo. Takeko vede addensarsi scure nubi all’orizzonte e istruita anche dalla madre, anch’essa figlia di samurai, si dedica a eccellere oltre che negli studi anche nella difesa dello shōgun Tokugawa Yoshinobu.

Avvolte da questo spettacolo inebriante di colori delicati e di antichi profumi, le due sorelle passeggiarono a lungo nel giardino costeggiando il piccolo torrente che lo attraversava. Immersa nella pace incantata di quello spettacolo, a Takeko tornarono alla mente le parole di sua madre, quando le aveva spiegato che il fiore di ciliegio era strettamente legato al Bushido, l’antico codice dei samurai che incarnava le doti del guerriero: la purezza, la lealtà, l’onestà e il coraggio. Un fiore sacro che appariva sulla terra solo una decina di giorni all’anno prima di sfiorire, un regalo degli dèi per ricordare ai mortali la brevità e la bellezza della vita.

Personaggio storicamente esistito Nakano Takeko è la protagonista del romanzo storico Takeko – Storia di una samurai del professor Daniele Cellamare edito da Les Flaneurs Edizioni. Forse è meno conosciuto il fatto che ci fossero samurai donna, qui in Occidente si ha un po’ l’idea che la casta dei samurai fosse prerogativa maschile, per cui è interessante leggere questo libro che indaga su una figura storica che eccelse tra i tanti samurai, si stima che con la sua naginata uccise più di 200 samurai, e si distinse per coraggio, abilità e valore nella battaglia di Azu. Il romanzo di Cellamare è molto interessante per i dettagli storici e sulla cultura giapponese, tutti accurati e documentati, è apprezzabile il grande lavoro di ricerca, e per l’indagine psicologica di una figura di spicco della storia giapponese. La difesa dell’onore, l’amore per la natura, il rispetto per le tradizioni sono tutte caratteristiche intrinseche nello spirito del Giappone antico e moderno, ed emergono da questo libro, molto dettagliato, e soprattutto ben scritto, in cui non manca anche un’appassionata storia d’amore tra Takeko e il giovane Nakamura Yakumo, ma sarà lui il temibile ninja al servizio dei clan rivali? Takeko non solo fu una guerriera valorosa ma insegnò anche l’arte della spada ad altre donne e ai soldati dell’esercito, tramandando un’arte importante per comprendere lo spirito del Giappone in cui l’onore proprio e del proprio clan venivano prima dell’amore stesso per la vita. Cellamare con una scrittura sempre misurata, competente, e attenta ai dettagli, scrive un libro piacevole da leggere e appassionante. Una lettura consigliata.

Daniele   Cellamare    (1952)   è   stato   docente   presso   la facoltà   di   Scienze   Politiche   della   Sapienza   di   Roma   e presso il Centro Alti Studi per la Difesa. È stato direttore dell’Istituto Studi Ricerche e Informazioni della Difesa. Ha collaborato con emittenti televisive nazionali e con diverse testate nazionali e straniere. Attualmente è consulente per le   attività   culturali   dell’Agenzia   Generale   Treccani   di Roma   ed   è   responsabile   del   gruppo   di   analisti   “Doctis Ardua”   per   la   stesura   di   saggi   di   carattere   geopolitico.
Appassionato di studi sulla Storia Militare, ha pubblicato diversi romanzi storici: La Carica di Balaklava,   Gli Ussari Alati ,  Il   drago   di   Sua   Maestà,   Gli   artigli   della   Corona,  Delitto a Dogali e  La fortezza di Dio.

:: Un’intervista con Daniele Cellamare, autore di Takeko – Storia di una samurai a cura di Giulietta Iannone

26 settembre 2024

Buongiorno professore, bentornato su Liberi di scrivere. Esce domani, per Les Flaneurs Edizioni, il suo nuovo romanzo Takeko – Storia di una samurai, ce ne vuole parlare? Come è nata l’idea di scriverlo?

Quando scelgo gli argomenti da trattare guardo sempre con attenzione le pagine di storia meno conosciute e la figura di Takeko rientra sicuramente in questa categoria.

Ci porta nel Giappone di metà ottocento. Un periodo storico molto particolare, ce ne vuole parlare?

Un periodo intenso e drammatico. Dopo quasi trecento anni di sistema feudale rappresentato dallo Shogun (dal 1603 al 1868), il Sol Levante cambia pagina con l’imperatore Meji che ripristina l’autorità imperiale e avvia il paese verso la modernizzazione.

Takeko, la protagonista, è una donna coraggiosa e determinata in un mondo in cui non c’era molto spazio per le donne. Come riuscì a farsi strada?

Per questa giovane donna non è stato facile, ha dovuto vincere le resistenze degli altri samurai ed è riuscita a farlo solo con una forza di volontà incredibile, un obiettivo raggiunto faticosamente con duri allenamenti e grandi sacrifici.

E’ un personaggio realmente esistito, ho trovato molto materiale in rete, lei come si è documentato? Su che testi?

Ahimè, gli autori di romanzi storici non amano svelare i loro piccoli segreti. Comunque ho utilizzato una storiografia (coeva e successiva) quasi completa su questo personaggio. Un lavoro durato un paio di anni.

Ha un’approfondita conoscenza della cultura e dei termini tecnici legati alle armi e ai testi poetici. Come è nato il suo amore per il Giappone e questa cultura così diversa dalla nostra?

Inutile dire che il Giappone è un paese misterioso e affascinante. I miei studi sull’Estremo Oriente, prima politici e dopo sociologici, mi hanno avvicinato a questa realtà così lontana e mi hanno spinto ad approfondire quella cultura.

Era usuale che i maestri adottassero i loro allievi? Perchè Takeko accetta nonostante sia molto legata al padre naturale?

Si, era una prassi molto consolidata e Takeko non ha fatto altro che conformarsi alla tradizione (ma sempre con l’approvazione del padre).

L’amore per il giovane Nakamura Yakumo è molto romantico e legato ai dettami di onore e di lealtà tipici del Bushido. Anche questo è un dato storico, era veramente il suo promesso sposo? E dove ha trovato la leggenda che narra come sono legate tra loro le anime gemelle?

Storicamente, il giovane è stato proposto a Takeko per un possibile matrimonio, ma lei ha rifiutato l’offerta. Non conosciamo ufficialmente i motivi, ma mi era piaciuta l’idea che la ragazza ne fosse innamorata e che avesse rifiutato solo per realizzare il proprio sogno di diventare una guerriera per difendere e salvare i suoi ideali. Il Giappone è pieno di leggende e questa dei fili d’oro tra gli innamorati mi è piaciuta molto.

E’ una storia di per sé tragica ma narrata con molta eleganza, competenza e anche poesia, perché non ha scelto uno stile più drammatico?

Proprio perché questa storia è drammatica. Ho preferito ingentilirla con i poemi epici, le leggende romantiche e i fiori di ciliegio. Se vogliamo, contrasti sempre ricorrenti in Giappone.

E’ una storia che anche i ragazzi possono leggere, caratterizzata da uno stile semplice e di piacevole lettura. Ha avuto contatti per traduzioni all’estero?

Ancora no, ma spero di averli presto. Il mio romanzo La Carica di Balaklava è stato già tradotto in Spagna e non escludo che anche Takeko possa essere apprezzata all’estero. Dita incrociate!

Grazie della sua disponibilità, come ultima domanda le chiedo se ha in progetto la scrittura di un nuovo libro, e se può anticiparci qualcosa?

Grazie ai lettori di Liberi di Scrivere, e solo per loro e in via eccezionale, posso anticipare che il mio prossimo romanzo sarà ambientato tra le fredde tundre della Siberia del Settecento.

:: Un’intervista con Daniele Cellamare autore di “Delitto a Dogali” a cura di Giulietta Iannone

21 dicembre 2023

Grazie Prof Cellamare di aver accettato la mia intervista per il blog Liberi di scrivere.
E’ l’autore di diversi romanzi con sfondo storico, di cui l’ultimo si intitola Delitto a Dogali ambientato nell’Eritrea di fine Ottocento. Ce ne vuole parlare?

Sono sempre stato affascinato dalle pagine di Storia poco conosciute e la prima Epopea coloniale italiana rientra tra queste. In effetti, siamo portati ad associare il nostro colonialismo alla figura di Mussolini, ma la nostra avventura in Africa era iniziata molto prima.

Che libri o film l’ hanno ispirata?

Solo i saggi storici sul nostro colonialismo. Purtroppo, anche qui una bibliografia molto ridotta rispetto ai periodi coloniali successivi.

Come si è documentato, ha avuto modo di studiare archivi storici, diari, documenti d’epoca?

Si, le mie fonti sono proprio queste. Sono le sole che utilizzo in tutti i miei romanzi storici.

L’Italia della fine del 1800 è molto diversa da quella di oggi o hai avuto modo di trovare delle similitudini e dei parallelismi?

Similitudini non direi, ma ritornano sicuramente le grandi passioni che hanno animato tutte le esperienze storiche, dall’ambizione politica alla sete di conquista. Comunque, oggi è completamente cambiato il rapporto tra la politica e lo strumento militare.

Come ha sviluppato il personaggio di Antonio Garofalo?

Una figura a me cara, a partire dal nome. Ho cercato di tratteggiare un capitano onesto e volenteroso, anche se privo di acume investigativo e capacità di indagine.

Ci parli di più del capitano Garofalo, a chi si è ispirato nel crearlo?

Non ho avuto un modello da cui ricavare il personaggio, ho cercato solo di calare in quel periodo storico un uomo di scarso talento investigativo ma di buon cuore. Anche il suo innamoramento per la bella Adele non è ben delineato, proprio a causa della sua naturale ritrosia.

Il colonialismo italiano e la sua espansione in Africa dalla fine dell’Ottocento agli Anni Trenta sono due argomenti ancora poco trattati dalla narrativa italiana. A cosa pensa sia dovuto?


In genere non è mai facile parlare di cocenti sconfitte militari, specialmente se sono state ispirate da ambizioni politiche poco percepite dall’opinione pubblica nazionale, più attenta ai problemi legati alle istanze di miglioramento economico e sociale.


Il periodo storico in cui ha ambientato i tuoi romanzi è piuttosto controverso, per alcuni l’epoca coloniale è come una macchia nera sul passato del nostro paese. Perché ha scelto di ambientarci le tue storie?

Se vogliamo, mi ha rapito l’idea di confrontarmi proprio con un periodo difficile, un periodo dove non siamo mai riusciti a fare i conti e che ancora conserva un dibattito acceso.

Sacerdoti, artisti, militari, avventurieri. Quale era il volto degli italiani nelle colonie africane alla fine dell’Ottocento?

Un volto decisamente complesso. Per la prima volta questi personaggi hanno dovuto confrontarsi con una realtà ben diversa, tra esperienze nuove, fascino dell’esotico, pericoli militari, terreni sconosciuti e false idee di grandezza. Presumo che alla fine sia stata una sconfitta anche psicologica e morale.

E le donne? C’erano donne avventurose nelle colonie?

No, nel periodo che ho trattato non erano presenti. Solo nel periodo successivo abbiamo avuto qualche figura interessante.

Ha pensato di scrivere un giallo contemporaneo o il presente non l’appassiona così tanto come il passato?

Non sono interessato agli aspetti contemporanei, le mie indagini sono sempre orientate verso le vicende storiche, in particolare nella seconda metà dell’Ottocento.

Ha avuto modo di presentare all’estero i suoi romanzi? In che paesi preferirebbe che venissero tradotti e distribuiti?

“La Carica di Balaklava” è stato tradotto in spagnolo e presentato a Madrid. Sempre in spagnolo verrà tradotto il prossimo anno anche “Gli Ussari Alati”. Guardo con interesse al mercato anglosassone, per me fonte di ispirazione nella stesura dei romanzi storici.

Non è solo l’autore di Delitto a Dogali ha scritto anche altro, ce ne vuole parlare?

Come accennavo, i miei romanzi sono sempre ambientati in periodi storici poco conosciuti. Gli Ussari Alati raccontata dell’assedio di Vienna del 1683, relegato nei libri di storia solo a poche righe. La Carica di Balaklava riguarda la Guerra di Crimea, la prima che si è svolta davanti a giornalisti e fotografi. Poi ho scritto due romanzi sulle guerre dell’oppio, impropriamente attribuite ai cinesi, anche se è stata la Gran Bretagna a scatenarle per diffondere l’oppio nella popolazione cinese, un mercato estremamente proficuo: Il Drago di Sua Maestà (la prima guerra) e Gli Artigli della Corona (la seconda). Il mio editore, Les Flaneurs Edizioni, ha programmato a breve l’uscita di un mio romanzo sui Templari e un altro ambientato in Giappone.

Delitto a Dogali avrà un seguito?

Non credo, anche se alcuni lettori hanno espresso il desiderio di rivedere il capitano Antonio Garofalo alle prese con un altro misterioso delitto. Sono già al lavoro sul mio prossimo romanzo che sarà ambientato in Siberia.

Grazie della disponibilità e del tempo che ci ha dedicato. A rileggerla presto.

Sono io a ringraziarvi per questa interessante e gradevole opportunità.

:: “Delitto a Dogali” (Les Flaneurs Edizioni 2023), il nuovo giallo storico firmato da Daniele Cellamare a cura di Giulietta Iannone

8 dicembre 2023

Dopo Carlo Lucarelli e Giorgio Ballario un nuovo autore ci porta nell’Africa coloniale, questa volta di fine Ottocento. In “Delitto a Dogali” di Daniele Cellamare, edito da Les Flaneurs Edizioni, ci troviamo nell’afosa atmosfera della Massaua di fine Ottocento alle prese con gli albori dell’epoca coloniale italiana in Africa Orientale voluta da quel Francesco Crispi che, dopo la disfatta di Adua, dove i soldati italiani del generale Baratieri vennero sconfitti da quelli etiopici al comando del Negus Menelik, vide tragicamente tramontare la sua stella. Protagonista del romanzo “Delitto a Dogali” è un capitano italiano di belle speranze Antonio Garofalo arrivato in Africa con il primo contingente che, coadiuvato dal tenente Umberto Palumbo, indaga sul misterioso omicidio di un prete piuttosto chiacchierato, tale padre Adelmo, da anni in terre d’Africa con la sua tonaca logora e unta di grasso. Certo il capitano Garofalo è un militare non un poliziotto ma la situazione si fa spinosa: bisogna risolvere al più presto la faccenda nella speranza che a uccidere il religioso non sia stato un militare italiano cosa che creerebbe scandalo e disonore e intralcerebbe di molto i maneggi politici della nascente colonia. Il capitano un tipo gioviale, leale e rispettoso si mette subito ad indagare e si trova immerso nell’atmosfera afosa e conturbante di un paese giovane che vede gli stranieri invadere più o meno pacificamente le sue terre e portare il tanto decantato progresso. Obiettivo del governo italiano è fare di Massaua un porto cardine nello sviluppo dei commerci ma non tutte le alte sfere militari in Africa si rendono ben conto delle reali criticità del territorio dalla mancanza di conoscenza dei mille dialetti, dalle scarse competenze e conoscenze dei territori, dalla incapacità di valutare la reale tenuta militare di bande di predoni forse mal armati ma temprati dal clima e capaci di rispondere con forte determinazione agli attacchi nemici. Il professore Cellamare, fine conoscitore della storia militare e politica del periodo, con il suo stile piano e fluido ci racconta un pezzo di storia dimenticata e ancora capace di generare interesse e volontà di approfondimento. Certo è un romanzo di avventura investigativa non un saggio ma le date, gli stralci di giornale dell’epoca, il colore locale sono autentici ed evocativi e lasciano nel lettore un senso di inquietudine e curiosa comprensione. Chi avrà ucciso con una coltellata al cuore il sacerdote? Lo scoprirermo nell’ultimo capitolo e non potrà che lasciare nel lettore un senso di amara tristezza come per le cose che avrebbero potuto essere e non sono diventate. Lettura piacevole e densa di notizie storiche e curiosità. Speriamo presto di leggere nuove avvenure coloniali del simpatico capitano Garofalo.

Daniele Cellamare è nato nel 1952 e si è laureato in Scienze Politiche all’università LUISS. È docente presso la Sapienza di Roma e il Centro Alti Studi della Difesa. Autore di numerose pubblicazioni di storia contemporanea, collabora con «Rivista Militare» e altre testate nazionali. Vive a Roma ed è appassionato di studi sulla storia militare. Ha pubblicato i romanzi storici: La Fortezza di Dio, La Carica di Balaklava, Gli Ussari Alati, Il drago di Sua Maestà, Gli artigli della Corona e Delitto a Dogali.