:: Al via il Salone del Libro 2014, a cura di Elena Romanello

7 Maggio 2014 by

salone del libroOrmai ci siamo: dall’8 al 12 maggio torna a Lingotto fiere a Torino il Salone del libro, la kermesse annuale ospitata nel capolugo sabaudo e giunta ormai alla ventisettesima edizione, che attira pubblico non solo torinese, con stand di case editrici, incontri, dibattiti, percorsi tematici.
Il tema di quest’anno è il bene, sia come valore assoluto che come bene comune da condividere, cultura in testa.
Lo Stato ospite quest’anno è la Santa Sede, non mancano stand di altri Paesi, e cioè Albania, Arabia Saudita, Brasile, Francia, Israele, Perù, Polonia, Romania. La Regione ospite d’onore è invece il Veneto, nel centenario della Grande Guerra che la vide protagonista.
Tra le novità di quest’anno, il padiglione 1 sarà tutto dedicato all’editoria indipendente, con uno spazio sulle professioni legate al libro curato da Giuseppe Culicchia e l’angolo Incubatore che si sposta dal terzo padiglione. Gli espositori debuttanti quest’anno sono ben 53, e molti degli ex partecipanti all’Incubatore hanno oggi uno stand loro.
Sono confermati gli spazi e gli eventi di Lingua Madre, di Book to the future, del Bookstock Village per i più giovani, di Casa Cook Book, di Nati per leggere, della Libreria dei Fumetti.
Tantissimi gli ospiti, molti dei quali ormai habitué del Salone, con nomi come Philippe Daverio, Serge Latouche, Concita di Gregorio che manderà in onda Pane quotidiano dallo stand Rai, Walter Veltroni, Clara Sanchez, Maria Pia Veladiano, Dacia Maraini, Robert Harris, Ildefonso Falcones, Licia Troisi, Alessandro Barbero, Corrado Augias e tanti altri.
Il Salone del libro non si esaurisce solo al Lingotto, perché anche quest’anno sono confermati gli eventi del Salone Off, che coinvolgono per la prima volta tutte e dieci le circoscrizioni di Torino e alcuni Comuni della provincia, e cioè Chivasso, Moncalieri, Settimo, Pinerolo, Orbassano e Rivoli. Biblioteche, librerie, parchi, centri d’incontro e altri luoghi stanno già ospitando un calendario di eventi ad ingresso gratuito, quelli nelle scuole riservati solo agli studenti e studentesse, così come sono confermati anche quest’anno gli incontri nelle case circondariali piemontesi, da Torino ad Asti.
Per tutte le informazioni dettagliate su incontri e eventi, visitare il sito ufficiale del Salone: http://www.salonelibro.it

:: La Biblioteca di Papa Francesco in edicola con il Corriere della Sera

7 Maggio 2014 by

papa_15_flatSempre durante l’intervista ho voluto tentare di comprendere meglio quali siano i principali riferimenti artistici e letterari di Papa Francesco. Da quel momento si è andata costruendo una sorta di lista, l’elenco dei libri di quella che da subito ho chiamato nella mia mente «La biblioteca di Papa Francesco». Seguendo nell’intervista i nomi dei suoi scrittori preferiti, e così degli artisti, registi, musicisti e direttori d’orchestra, ho compreso che non si formava un elenco di puro gusto estetico, ma si andava definendo un vero e proprio territorio di esperienza umana. Le sue letture erano legate a visioni della realtà, alla sua stessa comprensione del mondo. Mi sono presto reso conto di essere assorbito dai suoi riferimenti, e di avere il desiderio di entrare nella sua vita passando anche per la porta delle sue scelte artistiche.

 Presentazione di P. Antonio Spadaro SJ

Se è vero il detto che siamo quello che mangiamo, è ancora più vero che siamo quello che leggiamo. Dalle letture di un uomo si imparano cose che spesso rimangono nascoste, si impara a vedere la sua essenza più vera. E questo deve aver pensato P. Antonio Spadaro, gesuita, direttore della rivista La Civiltà Cattolica, quando ha stilato la lista dei libri preferiti di Jorge Mario Bergoglio, 20 testi che ora compongono la collana del Corriere della Sera “La Biblioteca di Papa Francesco” in edicola dall’ 8 maggio. Scommetto che un po’ curiosi siete di conoscerla, come in realtà lo sono stata anche io, e devo dire che la maggior parte di questi testi non li avevo mai sentiti nominare, e infatti molti sono stati tradotti per l’occasione per la prima volta in Italia, ma ci sono anche dei classici come i Promessi sposi o Memorie del sottosuolo, o addirittura l’Eneide di Virgilio. Naturalmente non possono mancare testi di spiritualità, ben due di Ignazio di Layola, fondatore dell’ordine a cui il Papa appartiene, e Sul sacerdozio di S. Agostino. Invece sorprende senz’altro L’altro, lo stesso di Jorge Luis Borges, e soprattutto le Odi di Friedrich Holderlin, come se i papi non leggessero poesia. Gli altri autori invece sono per me del tutto sconosciuti, un’occasione per scoprirli dunque e non è detto che non riservino delle sorprese, per giunta piacevoli. Ogni testo è preceduto da una prefazione illustre, scritta da persone che non solo conoscono l’opera ma il Papa stesso, per cui ogni testo è un piccolo ritratto che riflette legami di amicizia e di comunione. L’opera si compone di 20 uscite con libri cartonati (formato 12,5 x 19), sovraccoperta e segnalibro. Il primo volume, che sarà in edicola a partire dall’8 Maggio 2014 al prezzo di € 10,90 (anche in E-Book a partire da 4,99 € nei migliori store digitali e nell’App per l’IPad “Biblioteca del Corriere”), è “Tardi ti ho amato” della scrittrice irlandese Ethel Mannin con prefazione di Jorge Milia. La seconda uscita (15 Maggio) “Il padrone del mondo” di Robert Hugh Benson con prefazione di José Hernán Cibils, il 22 Maggio invece sarà in edicola “Memorie del sottosuolo” di Fëdor Dostoevskij con prefazione a cura di Jorge Milia. Minisito dedicato all’iniziativa con l’intero piano dell’opera: http://goo.gl/Yu3fzz

:: Il Gran Diavolo, Sacha Naspini, (Rizzoli, 2014)

6 Maggio 2014 by

il-gran-diavoloGiovanni de’ Medici, figlio di Caterina Sforza, passato alla storia come Giovanni dalle Bande Nere, ultimo Capitano di ventura del Rinascimento, è il protagonista dell’ultimo romanzo di Sacha Naspini, Il Gran Diavolo, edito da Rizzoli nella collana I signori della guerra.
Morto giovanissimo di setticemia, dopo una vita trascorsa sui campi di battaglia a combattere per diversi fronti e soprattutto per i due papi medicei (Leone X e Clemente VII) che si succedettero alla testa dello Stato Pontificio, Giovanni sembra uno di quei personaggi usciti da un dipinto del Caravaggio, nati dai violenti contrasti di luci e ombre, che sbalzano le figure quasi fuori dalla tela, stesso stile che se vogliamo Naspini adotta per la sua scrittura. Ne esce quindi un affresco a tinte cupe, di un’ epoca violenta e brutale, altra faccia dell’immagine di saggia avvedutezza e splendore che il Rinascimento porta con sé. Un’ epoca di guerre feroci, di sangue sparso, di malattie, di pratiche occulte, e proprio quest’ultimo passaggio, grazie al personaggio di Niccolò Durante detto il Serparo, emerge da questo romanzo acre e a suo modo duro, decisamente poco incline a cedere alle facili derive commerciali che sembrano condizionare molti romanzi storici di questi ultimi anni.
Naspini conserva un suo stile personale e schietto, da buon toscano, capace di unire genuina vitalità e ricchezza narrativa e si avvicina per la prima volta al romanzo storico descrivendo la storia di un’ amicizia virile, tra un nobile e un popolano se vogliamo, depositario di un’ antica saggezza tramandata di padre in figlio, figlio che per un gioco del destino non potrà avere. Sia Giovanni che Niccolò, sono in un certo senso personaggi moderni e straordinari, umanamente sfaccettati che Naspini tratteggia con piglio sicuro, portandoci in un mondo così lontano e carico di aspettative. Giovanni spera in un possedimento, e questa speranza anima il suo coraggio in battaglia, la sua ferocia, sarà detto proprio il Gran Diavolo dai lanzichenecchi guidati da von Frundsberg, soldati germanici al soldo di Carlo V, sui acerrimi nemici, fino alla morte, conseguenza inevitabile della sua breve vita al servizio della guerra. Niccolò spera di tramandare il suo sapere antico, lo farà con chi non è sangue del suo sangue, ma è come se lo fosse.
Dedicato a Luigi Bernardi, che ha reso possibile materialmente questo libro portandolo in Rizzoli, Il Gran Diavolo è un libro a strati, lo si può leggere per passare il tempo in modo intelligente, lo si può leggere per saperne di più di un’epoca ancora oscura, e piena di insidie e di ombre, lo si può leggere per imparare a conoscere meglio il mondo narrativo di Sacha Naspini, perché non ostante sia ambientato nell’Italia del 500, molte tematiche di questo romanzo sono decisamente tipiche dell’autore: l’amicizia, la solidarietà, il coraggio, l’ingiustizia della vita, il tradimento, la lealtà, la speranza, il dolore, la morte.
Dunque una lettura corposa, affatto banale o superficiale, attenta sì alla ricostruzione storica e alla verosimiglianza dei dialoghi, adatti a soldati mercenari del ‘500, ma nello stesso tempo capace di affrontare anche temi profondi, nella più pura tradizione del romanzo letterario. Forse l’inizio è un po’ lento e le prime scene saltano un po’ come quadri slegati, costringendo il lettore a ricostruire la trama, ma già dopo i primi capitoli la lettura si fa agevole, e si entra nello spirito del libro, e l’iniziale avversione per Giovanni, ragazzo rissoso e sregolato, si stempera in una sorta di inquieta simpatia se non ammirazione, merito soprattutto dell’autore e della sua capacità di dare profondità ai personaggi.

Sacha Naspini (Grosseto, 1976) è autore di numerosi romanzi, tra i quali I Cariolanti (2009) e Le nostre assenze (2012), e scrive per il cinema e la tv.

:: I fratelli Neshov, Anne B. Ragde, (Neri Pozza, 2014) a cura di Viviana Filippini

5 Maggio 2014 by

fratelliTraduzione Eva Kampmann

L’anziana Anna Neshov ha lasciato il pianeta terra diretta sulla via di un viaggio eterno e la giovane Torunn, la figlia di Tor ripudiata dall’anziana, torna nella fattoria di famiglia per dare alla nonna l’ultimo saluto. Siamo in Norvegia e qui Torun ritroverà il padre Tor, sempre più silenzioso e interessato alla vita con i suoi maiali. Accanto a lui, lo zio semisconosciuto Margido, esperto proprietario di una fiorente ditta di pompe funebri e, direttamente da Copenaghen dove si è rifugiato per vivere in santa pace la propria vita senza essere più giudicato, ecco Erlend. La famiglia dei Neshov era già apparsa stramba e colma di segreti profondi nel romanzo precedente della Ragde, La casa delle bugie edito da Neri Pozza nel 2013, ma in questa nuova avventura emergono altri inaspettati particolari sulla vita dei tre fratelli Neshov, che fanno capire al lettore quanto spesso l’apparenza delle cose inganni le persone. Tutti i protagonisti si ritrovano per il funerale della matriarca, ma la convivenza tra i Neshov durerà ben poco e in breve tempo ognuno tornerà sulla propria strada di vita. Non mancano però piccoli indizi ed eventi (il nonno che vuole andare in casa di riposo, l’incidente a Tor) che fanno intravedere ai lettori come il distacco dalla fattoria per qualcuno, o forse per tutti, non sarà del tutto definitivo. E non a caso Torunn, alle prese con una storia d’amore contorta e complicata quanto la vita e il lavoro del proprio compagno, torna spesso alla cascina per assistere il padre. La relazione babbo-figlia è del tutto inesistente, visto che la ragazza in trentasette anni ha vissuto poco tempo con Tor e la breve convivenza tra i due porterà a galla evidenti incompatibilità caratteriali. Torunn torna dal genitore per assisterlo dopo l’incidente sul lavoro, ma lui preferisce il sostegno della badante e non riesce a capire che ogni gesto compiuto dalla figlia (riordinare casa, la stanza degli attrezzi o occuparsi dei maiali) è fatto con amore. Tor è cupo, silenzioso e vorrebbe che tutti facessero quello che lui desidera per il bene delle sue bestiole, ma questo atteggiamento lo porta a non comprendere che le esigenze esistenziali della figlia e dei fratelli sono ben diverse dalle sue. Se Tor è arrabbiato con tutto quello che lo circonda e pure dispettoso nei confronti di Torunn (basti pensare che ad un certo punto per urinare al posto della tazza comincerà ad usare il lavandino della cucina), Margido è sempre gelido nei suoi modi di fare, un atteggiamento così inciso nel suo DNA lavorativo e umano, che gli impedirà di dare libero sfogo ai proprio sentimenti. Non a caso quando gli si presenterà l’occasione di intrecciare relazioni con qualche donna, la sua freddezza lo porterà a smorzare subito il nascente fuoco della passione. Erlend, il fuggitivo, è la creatività artistica pura (allestisce vetrine), colleziona in modo ossessivo miniature di Swarovski, è passionale, innamorato e riamato dal suo compagno Krumme, fino a quando lui gli dice che non sarebbe male avere un figlio. Litigi, incomprensioni, situazioni imbarazzanti e tensioni emotive caratterizzano il nuovo libro della scrittrice norvegese, che con I fratelli Neshov ci porta dentro alla vita quotidiana di una famiglia forse non molto unita, ma di certo alle prese con i problemi dell’esistere di ogni giorno. Poi, più si avanza nella lettura e più si conoscono le vite dei protagonisti, più ci si accorge che la presa di distanza dalla fattoria dalle pareti verdi non è forse così desiderata da parte di dei Neshov che hanno deciso di lasciarsela alle spalle. In realtà quella casa, un po’ decadente e bisognosa di interventi di ristrutturazione, è una sorta di calamita dal potere attrattivo, dalla quale si cerca di prendere le distanze senza rendersi conto che forse è impossibile rinunciare ad essa.

Anne B. Ragde è nata in Norvegia nel 1957. La sua trilogia dedicata alla famiglia Neshov l’ha imposta all’attenzione internazionale.  Scrittrice straordinariamente prolifica, ha vinto numerosi premi, tra i quali i prestigiosi Riksmal Literary Prize e Norvegian Booksellers’ Prize. In Italia sono stati pubblicati La casa delle bugie (2013) e I fratelli Neshov (2014).

:: L’assassinio di Pitagora, Marcos Chicot, (Salani, 2014)

2 Maggio 2014 by

Chicot - L'assassino di PitagoraThriller storico di ampio respiro, sono ben 700 pagine, e di insolita ambientazione, le colonie della Magna Grecia, tra Sibari e Crotone intorno al 510 a.C., L’assassinio di Pitagora (El asesinato di Pitagoras, 2013) tradotto da Andrea Carlo Cappi, ed edito in Italia da Salani, nasce in Spagna nel 2013 come ebook autopubblicato su amazon.es, diventando in breve tempo un vero fenomeno da 50.000 ebook e facendo dell’autore Marcos Chicot, una piccola star della letteratura spagnola. Il passo sulla carta stampata è stato poi breve, e da li le traduzioni in numerosi paesi tra cui l’Italia. Fenomeno nato dal passaparola dunque, senza grandi campagne pubblicitarie, scelto dai lettori che amano l’azione, il mistero, le accurate ambientazioni storiche e una punta di romanticismo, ingredienti non nuovi, ma che l’autore sa dosare con una verve e una passione tutta mediterranea.
Tutto ruota intorno alla carismatica figura di Pitagora, e alla sua comunità di matematici di Crotone. (Importante notare che le comunità pitagoriche, sparse per la Magna Grecia, ma ormai arrivate fino a Roma, non erano solo centri di studio, ma anche entità politiche, che amministravano ingenti ricchezze). Ormai anziano, il filosofo cerca un degno successore, e quando i probabili candidati iniziano a morire uno a uno nei modi più atroci, sentendo ormai mancare le forze, non può far altro che rivolgersi a Akenon, figlio di un suo caro amico, che arriva dall’Egitto per risolvere il mistero. Quale congiura c’è in atto? Quale mente c’è dietro a tutte queste morti? Chi è l’uomo mascherato che si aggira per le campagne? Aiutato da una delle figlie di Pitagora, Arianna, ragazza che nasconde un doloroso passato che non le impedirà di innamorarsi, l’investigatore egizio naturalmente risolverà tutti gli enigmi, per scoprire che l’assassino… si cela proprio dove meno ci si aspetta.
Alcune riflessioni a margine: innanzitutto nonostante la indubbia lunghezza si legge molto velocemente (alcune centinaia di pagine al giorno) grazie senz’altro all’ottima traduzione di Andrea Carlo Cappi; poi il grande debito che ha con un celebre finale di Agatha Christie, non diminuisce di certo la tensione e la suspense durante la narrazione. Le regole del giallo sono salve: c’è un forte movente, l’occasione, un ingegnoso piano per occultare prove e tracce, con colpi di scena strategicamente posizionati dove la tensione sembra calare. Insomma i meccanismi psicologici sono ben orchestrati, non a caso l’autore è laureato in Psicologia. La ricostruzione storica è accurata e soprattutto interessante, non fatta di didascaliche descrizioni e digressioni, per riempire i tempi morti, ma ricca di aneddoti anche bizzarri,(lo scoprire che i cavalli dei sibariti non sono abituati ad andare in guerra, ma più che altro a danzare al suono della musica, espediente che consentirà di vincere una battaglia) o di passi in cui racconta la vita dell’epoca, e l’insolita educazione ricevuta dalle figlie di Pitagora, educate come matematici e filosofi. L’autore ha poi dalla sua una gran simpatia e un forte impegno sociale, come post scriptum alla Lettera ai miei lettori in data 15 marzo 2013, veniamo a sapere che un dieci per cento di quanto guadagna dai i libri è destinato a organizzazioni che aiutano le persone con disabilità intellettive.

Marcos Chicot, nato a Madrid nel 1971, sposato, con due figli, è laureato in Psicologia Clinica e in Economia e Psicologia del Lavoro e ha lavorato come manager in varie aziende. È stato finalista in vari premi letterari, tra cui il prestigioso Planeta. L’assassinio di Pitagora è stato il romanzo in e-book più venduto in Spagna nel 2013, prima di essere tradotto in oltre dieci paesi.

:: Crisis, Alberto Cola, Francesco Troccoli (Della Vigna, 2013) a cura di Marco Minicangeli

1 Maggio 2014 by

FER013bigNon c’è dubbio alcuno che la capacità di predizione sia uno degli aspetti maggiori della fantascienza. Non l’unico ovviamente – pensiamo, per esempio, alla sua capacità critica o all’aspetto metaforico – ma tra i più importanti. Ecco, è probabilmente da qui che Alberto Cola e Francesco Troccoli sono partiti per assemblare questa antologia, illuminante e coinvolgente al tempo stesso, hanno preso spunto dalla crisi economica (che non poteva non essere anche sociale) che ha abbracciato il mondo intero e rivolgendosi agli autori hanno chiesto di “raccontarci una storia ambientata in una qualsiasi regione terrestre e in un periodo posto a un massimo di cento anni dalla ‘più grande recessione planetaria di tutti i tempi’”.
Il prodotto è stato Crisis, una raccolta di otto racconti di un livello molto buono, curata da Alberto Cola e Francesco Troccoli per la collana Fermenti dell’editore Della Vigna.. Gli autori che vi hanno partecipato si sono cimentati con gli aspetti più svariati di questo difficile momento e hanno ipotizzato le situazioni più fantasiose, sempre però con un occhio al reale. Insomma, non fantasia pura, ma il tentativo di immaginare il mondo-a-venire. Abbiamo così, il racconto “Nove anni” di Giulia Abate, una specie di legge del contrappasso, una controstoria dei flussi migratori che in Italia, contrariamente quanto è avvenuto in altri paesi, non siamo mai riusciti a far diventare una risorsa e con la buffonesca intransigenza leghista e fascista abbiamo di fatto rinunciato a gestire. Con il pluripremiato Donato Altomare (“L’anima del diavolo”) abbiamo invece un racconto tutto sommato pieno di speranza dove il calcio ha ormai assunto la valenza di una sorta di guerra tra Comuni. Ecco, forse è proprio il termine speranza che meglio ci sembra definire Crisis, una raccolta di storie mai buoniste, ma come le hanno definite gli stessi curatori “umaniste”. Prendiamo, altro esempio, “La saggezza delle montagne” di Francesco Grasso, altro Premio Urania, dove si ipotizza un nuovo inizio e un ritorno alla terra. A questa storia quasi bucolica fanno da contraltare racconti più duri in cui si ipotizza la tentazione dell’avvento dell’uomo forte (o dell’ideologia dominante) come unico strumento per uscire dalla crisi.
Cos’altro dire? Che il libro è stato pubblicato nella doppia versione cartacea ed elettronica e questa ci sembra un’ottima scelta, e che la copertina di Luca Frasca (molto bella) è evocativa e al tempo stesso provocatoria. Da leggere.

Alberto Cola, classe 1967, è un autore di fantascienza. Suoi racconti sono stati pubblicati in antologie di vari editori tra i quali Mondadori, Il Cerchio, Ennepilibri, Delos Books, Perseo Libri e altri, e sulle riviste Robot, Writers Magazine Italia, Selezione dal Reader’s Digest, DEV e in Francia su Lunatique. Nel 2010 il romanzo Ultima pelle viene edito da Kipple mentre, sempre nel 2010, viene pubblicato su Urania il romanzo Lazarus, vincitore del Premio Urania 2009. Nel 2011 vede la luce l’antologia Mekong (Delos Books) che racchiude tredici dei suoi migliori racconti, antologia introdotta dalla prefazione di Valerio Evangelisti. (Fonte Wikipedia)

Francesco Troccoli, è nato a Roma nel 1969. Autore di  racconti e romanzi di fantascienza, tra cui Ferro sette (Curcio Editore) e a cui segue nel 2013 sempre con lo stesso editore Falsi Dei.

:: Da Pompei a Roma: Anthony Riches, Russell Whitfield e Ben Kane

30 aprile 2014 by

antichi romaniAllora, la vita è bella perché è varia. Oh, capitano anche le cose belle nella vita non fate quei musi, e a volte noi ne siamo gli artefici, come in questo caso. Anthony Riches e Ben Kane, due autori di romanzi storici di ambientazione romana che ho avuto il piacere di intervistare, più un amico, vestiti da romani, con troupe cinematografica al seguito, si sono messi in testa di raccogliere fondi per Medici senza frontiere, una charity veramente indipendente sempre in prima linea per aiutare le vittime della guerra e delle malattie, e Combat Stress, una charity che aiuta i veterani inglesi profondamente traumatizzati dalle loro esperienze di guerra. Direte che sono pazzi. Sì, sono pazzi, ma per una buona causa, per cui sono felice di segnalare la loro iniziativa. Tony, Ben e Russell Whitfield, partiti da Pompei arriveranno a Roma, al Colosseo questo sabato, vestiti di tutto punto da legionari romani, con calzari, tuniche, e tutto l’armamentario. 120 miglia hanno fatto! Se potete contribuire in qualche modo questo è il link: qui

Se volete anche solo seguire l’iniziativa questo è la pagina Facebook: https://www.facebook.com/anthony.richesauthor

Se siete di Roma e volete andare ad assistere al loro arrivo al Colosseo potete mettervi in contatto al suo account twitter @ anthonyRiches

:: Athos. Vita, avventure segrete e morte presunta di un personaggio Alberto Ongaro, (Piemme, 2014) a cura di Elena Romanello

30 aprile 2014 by

Athos-660x1067I personaggi dei Moschettieri di Francia, realmente esistiti nella Storia anche se magari non con le valenze romanzesche di Dumas, hanno ispirato più di una volta anche altri autori, attratti da questo mondo ricco di avventure, intrighi, duelli, in cui si rileggevano pagine fondamentali del passato glorioso d’oltralpe, a cominciare dal fondamentale Seicento, secolo dell’assolutismo regio, ma anche di nuovi fermenti che non tardarono poi a manifestarsi.
Stavolta è il turno di Alberto Ongaro, romanziere italiano, anzi veneziano, che ha al suo attivo vari romanzi storici, con come secolo d’elezione il Settecento. Stavolta si sposta nel Seicento, per raccontarci la storia di Athos, forse il moschettiere più tormentato, già marito della perfida Milady, che l’autore ci presenta morente, mentre attende notizie del figlio, nato anni dopo le sue avventure con i compagni, disperso in una guerra dove è andato a combattere per ordine del re, e chi ha letto Il visconte di Bragelonne, terzo libro della serie, lo ricorderà senz’altro.
Tra sogno e ricordo, Athos ricorda una sua avventura prima che diventasse moschettiere del re, e prima di incontrare Porthos, Aramis e D’Artagnan, quando durante un viaggio nel Mediterraneo naufragò, rifiutando di entrare nell’Ordine dei cavalieri di Malta e accettando un incarico ancora più rischioso, con sullo sfondo non la Francia ma la Serenissima cara al suo autore.
Non un seguito, quindi, ma un prequel, un antefatto ad un personaggio indimenticabile, con cui Alberto Ongaro omaggia quello che resta il massimo autore occidentale di romanzi d’avventura a sfondo storico, mettendoci del suo, ricordando che quel mondo creato oltre un secolo fa è patrimonio di tutti.
Un libro agile, forse troppo breve, tra mille colpi di scena e con un finale che si chiude sul continua caro a Dumas, a voler sancire che gli eroi comunque restano immortali, anche quando sono sul letto di morte, e ci sarà sempre un qualcuno che penserà a loro. Il sottotitolo del libro è Vita, avventure segrete e morte presunta di un personaggio, a sottolineare questo, e il motto in copertina recita Il tempo è quel luogo dove qualcuno aspetta qualcun altro che non arriva: tutto per sottolineare l’immortalità di un personaggio.
Il libro è da consigliare agli appassionati di Dumas, che non troveranno il loro personaggio stravolto, ma solo arricchito di altre avventure, che tra l’altro si riferiscono a fatti meno noti della Storia europea, ma fondamentali per gli equilibri di allora. Ma Athos vuole anche essere una riflessione sul senso della vita e dell’avventura, di fronte alla sua fine, sull’eroismo in una prospettiva più ampia, sull’essere eroe e saper vivere oltre la propria vita.
Alberto Ongaro, classe 1925, parla senz’altro di cose che ama e che sentirà solo, mostrando una gioventù d’animo nel voler coltivare l’avventura in senso classico, quella dei libri di Dumas, Salgari e altri, un genere oggi stranamente non molto praticato ma sempre gradito dai lettori, forse perché alla fine è uno dei primi ad appassionare alla lettura, in giovane età.

Alberto Ongaro Vive a Venezia, la sua città da sempre. Ma nella sua vita avventurosa, che l’ha visto per molti anni inviato speciale per «L’Europeo», ha viaggiato in tutto il mondo e soggiornato a lungo in America del Sud e in Inghilterra.
Narratore, giornalista, sceneggiatore di fumetti (a lungo collaboratore e intimo amico di Hugo Pratt), è autore di diversi romanzi, tra cui La taverna del Doge Loredan e La partita, premiato con il Super Campiello nel 1986. Con Piemme ha pubblicato inoltre Il ponte della solita ora, La versione spagnola, La maschera di Antenore, Interno argentino, Un uomo alto vestito di bianco.

:: Sogni di marzapane, Danila Bonito, (E/O, 2014) a cura di Elena Romanello

29 aprile 2014 by

sogni-di-marzapane1-188x300In molti ricordano il volto di Danila Bonito, giornalista, conduttrice di telegiornali Rai e inviata speciale dalla carriera ormai trentennale in tanti programmi di approfondimento e inchiesta oltre che nei tg.
Sogni di marzapane permette di scoprire un altro volto di questa donna e professionista italiana, quello della sua malattia, il diabete, che secondo i medici che la visitarono da ragazzina le avrebbe dovuto impedire di diventare adulta, e con cui ha convissuto spesso nascondendolo, come accadde quando fu assunta in Rai, quando preferì tacere questo suo problema, che non le ha impedito di svolgere al meglio il suo lavoro ma le ha creato non pochi limiti.
Le pagine del libro raccontano il percorso di studio, lavoro e carriera di uno dei volti ancora oggi più amati ma anche questo segreto, a tratti imbarazzanti: perché il diabete, malattia che colpisce persone di ambo i sessi e delle età più diverse, circondata, più ancora di altre, di vari tabù e anche dalla convinzione che si fa poco per cercare un modo per guarirla definitivamente, preferendo puntare su farmaci come l’insulina che lo tengono sotto controllo ma non sono risolutivi.
Danila Bonito convive con il diabete fin da ragazzina, e racconta attraverso questa malattia, le cure, i continui ricoveri, la sua carriera, tra voglia di vivere e andare oltre i propri limiti e un problema con cui fare i conti, ma anche gli incontri, le amicizie, gli amori, il tutto alla fine influenzato da questo male oscuro e poco noto ai più, che lo vedono spesso solo come una conseguenza di eccessiva golosità e quindi come qualcosa che si è cercato.
Un libro, Sogni di marzapane, da leggere per vari motivi, e non solo per scoprire qualcosa di più su un personaggio che si è imparato ad apprezzare attraverso la televisione. Il coraggio di parlare del diabete dal di dentro è importante per capire una condizione che può verificarsi in tutte le famiglie, tra l’altro esistono due tipi di questa malattia, ma anche di vedere con occhio diverso le persone affette dalla patologia che si possono incrociare sul lavoro, a scuola, tra gli amici, nel mondo insomma.
Interessante anche la vita dell’autrice oltre la malattia, il racconto della sua ascesa professionale, come rivalsa contro il male che la affliggeva, come specchio di un’epoca in cui sembrava ancora lecito avere delle aspirazioni e in cui accadevano fatti anche importanti.
Danila Bonito non ha mai potuto fare l’inviata, ma si è occupata comunque di tante tematiche e problematiche legate al giornalismo, in particolare sulle donne, e dopo aver raccontato le storie di tante donne stavolta ha voluto raccontare la sua di storia.
Al momento la giornalista sta attraversando un periodo sabbatico in Rai, dove ha sospeso la collaborazione, e si è concentrata su Sogni di marzapane, ma conta quanto prima di riprendere a condurre trasmissioni e a fare il suo lavoro, scrivere, fare cronaca e raccontare le storie di tutti.

Danila Bonito è nota al grande pubblico come giornalista RAI, dove è stata per anni inviato speciale e conduttrice di telegiornali, inchieste e programmi di Rai Uno e Rai Due.

:: Regine Deforges (1935-2014) a cura di Elena Romanello

28 aprile 2014 by

regineIn questo ultimo mese non ci ha lasciati solo Gabriel Garcia Marquez, ma anche un’ altra autrice, molto amata in Francia ma nota anche in Italia, soprattutto una ventina d’anni fa, quando conobbe una notevole stagione di successo.
Regine Deforges, classe 1935, se ne è andata dopo una breve malattia, e fin dall’adolescenza aveva mostrato ribellione e anticonformismo. Negli anni Quaranta scandalizzò i benpensanti del paesino di Montmorillon per un amore proibito allora per una coetanea, da adulta lavorò come libraia e fu la prima donna in Francia a fondare una casa editrice, specializzata in romanzi erotici, beccandosi anche querele e sequestri.
Negli anni Ottanta creò un’immagine forse più tranquillizzante di sé scrivendo la saga al femminile La bicicletta blu, che racconta le avventure di una giovane donna, Lea Delmas, partigiana durante la Seconda guerra mondiale e poi cacciatrice di nazisti, trasposta una quindicina d’anni fa in tv con una giovanissima Laetitia Casta. La bicicletta blu le valse un processo per plagio da parte degli eredi di Margaret Mitchell, l’autrice di Via col vento, che vedevano troppe somiglianze tra la vicenda di Lea e quella di Rossella O’Hara: dopo varie condanne, Regine Deforges fu assolta, anche perché l’eventuale analogia era solo iniziale, poi le vicende si sviluppavano, in maniera abbastanza ovvia, diversamente.
In Italia i primi tre libri della serie, La bicicletta blu, Avenue Henri Martin 101 e Le vigne di Montillac, uscirono con molto successo negli anni Ottanta, per Rizzoli e con le copertine realizzate niente meno che da Milo Manara. Due dei libri successivi, Nero come un tango e Sulla via della seta, uscirono invece per Salani, mentre restano inediti tutti i libri successivi. Sempre della Deforges in Italia era uscito negli anni Ottanta ancora per Rizzoli Sotto il cielo di Novgorod, storia di una principessa francese che nel Medio Evo diventò regina della Russia.
Purtroppo i libri di Regine Deforges in Italia non sono più reperibili se non nel mercato dell’usato e in qualche biblioteca, e non sarebbe male che il triste evento della sua dipartita avesse come conseguenza una loro riproposta nelle librerie. In attesa, una loro ricerca e rilettura, anche se frammentaria, può dare non poche soddisfazioni.

:: Correva l’anno del nostro amore, Caterina Bonvicini, (Garzanti, 2014) a cura di Valeria G.

27 aprile 2014 by

correva l'annoCi sono sentimenti che sono più unici e forti del loro destino: la vita li potrà strapazzare come una bandiera al vento durante una tempesta, loro si piegheranno al volere del maltempo, ma sopravviveranno e ne usciranno rafforzati.
Caterina Bonvicini in una intervista rilasciata ad un famoso settimanale, in occasione dell’uscita del suo “ Correva l’anno del nostro amore” ha fatto due dichiarazioni molto interessanti che rispecchiano totalmente, a mio avviso, l’anima del romanzo.
La prima è che c’è stata una curiosa coincidenza, la scrittrice infatti, durante la stesura del testo, stava affrontando la lettura di un libro che, ai lettori che li abbiano letti entrambi li ricorda sicuramente: si tratta del famosissimo romanzo dell’inglese David Nicholls dal titolo “Un giorno”. Il romanzo in questione narra la storia di due ragazzi le cui vicende personali, le cui estrazioni sociali, le cui ambizioni, sono molto lontane le une dalle altre, tuttavia un legame speciale nasce tra di loro e come un delicato ma robusto nastro di seta li avvolge e come un elastico li allontana e li avvicina a seconda del gioco della vita. Questo è quanto accade anche a Olivia e Valerio i due protagonisti del romanzo della Bonvicini. Olivia Morganti fanciulla appartenente alla ricca borghesia bolognese e Valerio Carnevale figlio dei lavoranti della famiglia di Olivia. Due persone che si amano da sempre, fin da bambini e che si ameranno per sempre: di un amore travagliato e difficile, naturalmente.
La seconda dichiarazione della scrittrice è ancora più interessante. La più autentica ispirazione che uno scrittore può trovare è un componente della propria famiglia. Infatti, accade all’interno del romanzo, che è basato interamente sulla storia travagliata dei due protagonisti, di trovare un personaggio apparentemente marginale ma, leggendo tra le righe ci si accorge di quanto esso sia fondamentale, il vero pilastro di tutta la storia. E’ la nonna di Olivia, chiamata da tutti Manon, la quale è la rappresentazione della nonna della Bonvicini, nonna Dory.
Manon è una donna che ha saputo costruire la propria vita, è una donna colta, elegante, la cui presenza è di supporto a tutti i componenti della grande famiglia Morganti, il cui affetto verso Valerio va oltre ogni imposizione. E’ lei con la sua ironia e voglia di vivere, a fare il tifo per i suoi amati Olivia e Valerio. Dal suo personaggio derivano i maggiori riferimenti letterati di tutto il romanzo: è lei a inserire nei suoi dialoghi Shakespeare, Hitchcock, Omero, a ricercare la bellezza in ogni sua forma, a iniziare i suoi affezionati all’arte e a tutto ciò che arte può diventare.
Il lettore viene coinvolto nelle vicende dei due protagonisti, dall’età spensierata della fanciullezza, alla prima separazione, durante gli anni del liceo e dell’università, poi da adulti, nelle esperienze famigliari e lavorative.
La passione è travolgente, l’istinto che mantiene viva la fiamma dell’amore tra Olivia e Valerio viene percepita in ogni pagina. A completezza della storia d’amore, il romanzo è basato su cinquant’anni circa della storia del nostro paese: dalle BR e i terribili attacchi terroristici, fino agli anni 90 con l’era Berlusconi e tutto ciò che essa ha portato al nostro paese.
I personaggi sono adattati perfettamente all’epoca che essi stessi ricoprono; ogni personaggio rappresenta al meglio lo specchio della politica italiana fatta di terrore, tangenti, corruzioni e sprechi, a seconda del periodo di cui trattasi.
Un romanzo completo, vivace ed estremamente coinvolgente, una storia d’amore che corre lungo i binari della storia recente dell’Italia.

Caterina Bonvicini (1974) è cresciuta a Bologna. Ha pubblicato il suo primo libro con Einaudi a soli 23 anni. Con Garzanti ha pubblicato “L’Equilibrio Degli Squali” vincitore dei premi Fregene, Frignano e Rapallo-Carige. È stato poi pubblicato in Spagna Germania e Olanda. Anche “Il sorriso Lento” è stato tradotto e pubblicato in numerosi paesi.
Attualmente vive e lavora tra Roma e Milano.

:: Memorie e Peccati. L’amante di papa Borgia, Elena e Michela Martignoni (Mezzotints Ebooks, 2014) a cura di Irma Loredana Galgano

26 aprile 2014 by

memorie_230x318Memorie e Peccati. L’amante di papa Borgia delle sorelle Martignoni è edito, in versione digitale, dalla casa editrice Mezzotints Ebooks, nella collana, che inaugura, Fleurs. La prefazione è a cura di Maria Teresa Casella.
Sono le stesse autrici, Elena e Michela Martignoni, nella postfazione del libro a spiegare i limiti di un romanzo storico imperniato su una figura di cui le fonti citano poco e della necessità di ricorrere a quell’arma sempre utilissima per gli scrittori che è la fantasia.
In realtà l’interpretazione data dalle Martignoni delle azioni e dei pensieri della protagonista sono condivisibili e verosimili.
Madonna Giovanna Cattanei è un’ambigua figura che ricorre spesso nei romanzi ambientati nel Cinquecento, come l’uomo a cui si è legata e la “famiglia” da questi generata. Una donna fiera delle proprie scelte e abilità, disposta a tutto pur di difendere i propri averi e i propri figli. Figlia lei stessa dell’epoca in cui visse, nella quale l’apparenza era fondamentale, a cui tutti dovevano piegarsi, mentre della sostanza ben poco rimaneva.
Una società, quella cinquecentesca, non si sa fino a che punto dissimile da quella odierna, dove ricchi, benestanti, titolati, prelati, fingevano di conoscere il metodo per discernere lo spirituale dal materiale e di saper coltivare entrambi, mentre è evidente, allora come lo è oggi, che l’intento era meramente quello di accumulare ricchezze e potere, materiale, utilizzando anche il potere spirituale.
Memorie e Peccati. L’amante di papa Borgia è un libro di scarsa lunghezza ma di grande spessore. Le sorelle Martignoni sono riuscite a condensare in poche pagine e pensieri le riflessioni su una vita intera, quella di Giovanna Cattanei, meglio conosciuta come Madonna Vannozza, madre di Cesare, Juan, Jofrè e Lucrezia, nati dalla sua relazione con il cardinale Rodrigo Borgia, eletto papa Alessandro VI.
Le autrici la ritraggono nel momento in cui comincia a perdere forza e certezze. Dopo aver affrontato e superato grandi sfide e dolori, come la morte dei figli Juan e Jofrè, comincia a vacillare non solo per l’avanzare dell’età ma della paura. Paura di perdere ciò che ha costruito con tanta fatica. Paura di perdere un altro figlio dopo aver perso Rodrigo, che era sempre rimasto il suo protettore, e Lucrezia, che forse non vedrà mai più. Paura di perdere le sue certezze.

Elena e Michela Martignoni: Milanesi, sono autrici di diversi romanzi storici incentrati sui componenti e sugli accadimenti della famiglia Borgia (Requiem per il giovane Borgia, Vortice d’inganni, Autunno rosso porpora). Le loro opere sono state pubblicate con successo anche in Spagna. Sono autrici anche di racconti genere giallo e hanno pubblicato, sotto pseudonimo, anche una serie poliziesca che ha ottenuto il Premio delle Arti e della Cultura.