“L’Italia possiede una mole sterminata di opere d’arte: quasi cento milioni di pezzi unici (solo la metà è a tutt’oggi fruibile), più di qualunque altra nazione al mondo.”
“Fare la guerra in Italia è come combattere in un maledetto museo d’arte.”
Generale Mark Wayne Clark, comandante delle forze alleate nel nostro paese.
Il 15 febbraio 1944 diede l’ordine di bombardare Montecassino.
“Se dobbiamo scegliere tra distruggere un famoso edificio e sacrificare i nostri soldati, la vita dei nostri uomini conta infinitamente di più dell’edificio.
Ma la scelta non è sempre così netta. In molti casi i monumenti possono essere salvati senza alcun detrimento per le operazioni.”
Generale Dwight Eisenhower.
“Il singolo, pur non avendo compiti o cariche ufficiali, può contribuire in misura notevole alla pace…
Nessun ordinamento umano, neppure quello democratico, può fondarsi esclusivamente sull’operato dei governanti e delle autorità costituite.”
Max Waibel, ufficiale dei servizi segreti svizzeri, protagonista con l’italiano Luigi Parrilli dell’Operazione Sunrise grazie alla quale fu evitata la distruzione finale del Nord Italia voluta da Hitler.
“Fate conoscere al mondo la nostra arte, conservatela in sicurezza. Gli afghani non sono solo i guerrieri che vi fa vedere la televisione.”
Comandante della resistenza afghana Ahmad Shah Massud, il Leone del Panshir, che combatté contro i russi e i talebani e contribuì a salvare il patrimonio artistico afghano.
“Disegnavo tutto ciò che vedevo o sentivo, ogni volta che c’era un’impiccagione, qualsiasi cosa accadesse nel ghetto.”
Yacob Vassover, nato nel 1926 a Łódź, sopravvissuto ai campi di concentramento. Le sue opere recuperate saranno esposte al Museo della Shoah a Roma.
“Quando dipingo o scolpisco faccio semplicemente quello che i miei sentimenti mi dicono di fare. È un modo per continuare a ricordare non le persone, ma l’anima delle persone che non ci sono più.”
Tamara Deuel, pianista e pittrice, nata a Kovno, in Lituania, sopravvissuta ai campi di concentramento. Anche le sue opere recuperate saranno esposte a Roma.
Un’altra guerra, quella di eroi sconosciuti che rischiando la vita hanno salvato migliaia di opere d’arte. Le loro storie incredibili, che riguardano la Seconda guerra mondiale, la guerra civile spagnola ma anche conflitti più recenti, dall’ex Iugoslavia all’Afghanistan, sono ricostruite da Giannella in un affresco emozionante e inatteso, che va ben oltre il racconto del lodevole film di George Clooney, Monuments Men.
Ci vorrebbe un altro film per raccontare le gesta dei tanti eroi sconosciuti — italiani, svizzeri, inglesi, spagnoli, tedeschi — che con pochi mezzi e spesso in condizioni disperate sono riusciti a salvare un patrimonio che altrimenti non avremmo mai più rivisto (ancora oggi 1653 pezzi sottratti all’Italia dai nazisti si trovano all’estero). Tante storie che arrivano fino ai giorni nostri, nuove testimonianze che, anche attraverso le opere degli artisti dell’Olocausto, che qui proponiamo per la prima volta in un inserto a colori, raccontano una realtà da non dimenticare.
Salvatore Giannella è stato direttore de L’EUROPEO, di GENIUS e di AIRONE. Cura le pagine di cultura e scienze del settimanale OGGI e una rubrica su SETTE e CORRIERE.IT. Nel 2008 ha pubblicato con Chiarelettere VOGLIA DI CAMBIARE, sulle eccellenze in Europa, di cui si occupa anche il suo blog “Giannella Channel”.
Ovunque proteggici di Elisa Ruotolo è tra la dozzina dei libri candidati al Premio Strega 2014. Il suo linguaggio è forte, verace e profondamente umano, tanto che nel leggerlo ho avuto la sensazione di iniziare un viaggio dentro ai legami di una famiglia lontana e allo stesso tempo vicina alla realtà odierna. La famiglia Girosa sembra provenire da un mondo puro e arcaico che mi ha ricordato i personaggi delle novelle di Verga, i protagonisti di Cristo si è fermato ad Eboli di Carlo Levi, la popolazione di Gente d’Aspromonte di Corrado Alvaro, i più recenti umani primordiali che animano La fonte di Mazzacane di Enzo Antonio Cicchino e di Vita di Melania Mazzucco. Lorenzo Girosa, il narratore, è un uomo adulto che raggiunti i cinquanta anni riceve una lettera dove qualcuno lo avvisa di essere a conoscenza del delitto che lui ha compiuto nel lontano 1962 quando era solo un ragazzino. Lorenzo si sente braccato, perché non riesce ad accettare il fatto che la sua malefatta sia stata scoperta e comincia un viaggio a ritroso nel tempo nel tentativo di ricostruire la sua complicata esistenza e far capire a noi lettori il perché lui abbia deciso di compiere quel delitto. Da subito emerge quanto strampalata e originale sia la famiglia dei Girosa, anzi per il protagonista il nonno Domenico è un vero mito, perché lui lasciò la propria terra natia per cercare fortuna in America, qui chiamata “La Merica”. Di lui il personaggio principale sa qualcosa, ma solo con il passare degli anni scoprirà quello che accadde davvero dall’altra parte dell’oceano e che cambiò per sempre l’esistenza di nonno Domenico della moglie e del figlio Nicola… Già! Nicola il rude e burbero padre del protagonista non ha talento, non riesce a fare qualcosa senza giri loschi e per mantenere la famiglia si mette a fare il saltimbanco prendendo il nome di Blacmàn la versione italianizzata di Black Man: uomo nero. Il nomignolo ha in sé qualcosa di cupo, oscuro misterioso e si capisce da subito quanto contorta e ambigua sia la personalità di questo omuncolo che dietro la sua identità nasconde un verità molto più agghiacciante. Accanto a lui la Bambina, una giovane donna con un dono e odore particolare che lo accompagneranno per tutta la vita sopportando con tenacia e pazienza. Lorenzo è parte di questo piccolo universo che ha lasciato il segno del suo passaggio nella grande Villa Girosa dove lui stesso vive ancora da adulto e nella quale sta cercando di dar ordine alle varie tessere del suo albero genealogico per trovare un senso a qual suo lontano gesto fatale. Ovunque proteggici, è una saga familiare nella quale l’umanità protagonista è autentica e allo stesso tempo si adatta a sopportare i pregiudizi e le dicerie popolari dilaganti nei piccoli centri di provincia. Più si legge la storia dei Girosa, più si ha la netta sensazione di entrare in un mondo lontano, ma in realtà l’ambientazione nei decenni del XX secolo ci aiutano a capire che questi intrecci familiari appartengono ad un passato recente. Ovunque proteggici è una storia dal forte impatto emotivo, che indaga i legami tra le persone della famiglia dei Girosa, in un’atmosfera che mi ha ricordato un po’ la gente comune, di una bellezza quotidiana e dal parlato semplice tipico del Neorealismo. Memorabili sono le scene nelle quali l’autrice descrive le frequenti incursioni del piccolo Lorenzo al cinematografo per vedere i film dalla sala di proiezione, o lo strano legame d’amicizia – l’unico- che si crea tra lui, il taciturno Tommaso e la sorella gemella Prosperella, venduta dalla madre biologica ad un’altra famiglia per l’impossibilità di sfamare l’ennesimo nato in famiglia. Il cosmo dei Girosa vive nel presente, ma i legami che tengono uniti i componenti della famiglia al loro mondo di origine sono atavici e primordiali. La confessione di Lorenzo metterà noi lettori a conoscenza di verità impensabili e allo stesso tempo ci aiuterà a capire quanto la realtà superficiale delle cose che ci circonda non sempre corrisponde alla loro vera identità. Ovunque proteggici racconta la vita di una famiglia amori, i litigi, le ripicche e le incomprensioni di uomini e donne di parole e carta che gioiscono e soffrono nel pellegrinaggio complesso che è l’esistenza umana.
Con “Tutti dicono che sono un bastardo. Vita di Charles Bukowski” Roberto Alfatti Appetiti regala al lettore un grandangolo sulla vita, le opere, i pensieri del grande maestro, ma anche uno sguardo dettagliato su quelli che sono stati i suoi autori preferiti, da cui ha imparato o confermato la sua scrittura, i suoi amori, le sue certezze come le incertezze, le convinzioni come i dubbi, le caratteristiche ma anche le contraddizioni di colui che indubbiamente è stato emblema di un modo di vivere e di scrivere assolutamente fuori dal comune.
Traduzione di Angelo Molica Franco
Seguito de L’ultimo dei templari, edito nel 2008 con Liberamente editore – e rieditato l’anno seguente con il titolo La leggenda dei templari – Spiritus Templi, nuovo romanzo storico del giornalista e scrittore torinese Paolo Negro, edito questa volta con Arkadia editore, ci riporta nella Francia del 1313 sulle tracce di Goffredo De Lor sacerdote di Querqueville giunto in tutta fretta a Parigi, la città che aveva lasciato molti anni prima e un cui mai sarebbe voluto tornare, per sfuggire alle minacce di morte del balivo di Caen.
Ormai ci siamo: dall’8 al 12 maggio torna a Lingotto fiere a Torino il Salone del libro, la kermesse annuale ospitata nel capolugo sabaudo e giunta ormai alla ventisettesima edizione, che attira pubblico non solo torinese, con stand di case editrici, incontri, dibattiti, percorsi tematici.
Sempre durante l’intervista ho voluto tentare di comprendere meglio quali siano i principali riferimenti artistici e letterari di Papa Francesco. Da quel momento si è andata costruendo una sorta di lista, l’elenco dei libri di quella che da subito ho chiamato nella mia mente «La biblioteca di Papa Francesco». Seguendo nell’intervista i nomi dei suoi scrittori preferiti, e così degli artisti, registi, musicisti e direttori d’orchestra, ho compreso che non si formava un elenco di puro gusto estetico, ma si andava definendo un vero e proprio territorio di esperienza umana. Le sue letture erano legate a visioni della realtà, alla sua stessa comprensione del mondo. Mi sono presto reso conto di essere assorbito dai suoi riferimenti, e di avere il desiderio di entrare nella sua vita passando anche per la porta delle sue scelte artistiche.
Giovanni de’ Medici, figlio di Caterina Sforza, passato alla storia come Giovanni dalle Bande Nere, ultimo Capitano di ventura del Rinascimento, è il protagonista dell’ultimo romanzo di Sacha Naspini, Il Gran Diavolo, edito da Rizzoli nella collana I signori della guerra.
Traduzione Eva Kampmann
Thriller storico di ampio respiro, sono ben 700 pagine, e di insolita ambientazione, le colonie della Magna Grecia, tra Sibari e Crotone intorno al 510 a.C., L’assassinio di Pitagora (El asesinato di Pitagoras, 2013) tradotto da Andrea Carlo Cappi, ed edito in Italia da Salani, nasce in Spagna nel 2013 come ebook autopubblicato su amazon.es, diventando in breve tempo un vero fenomeno da 50.000 ebook e facendo dell’autore Marcos Chicot, una piccola star della letteratura spagnola. Il passo sulla carta stampata è stato poi breve, e da li le traduzioni in numerosi paesi tra cui l’Italia. Fenomeno nato dal passaparola dunque, senza grandi campagne pubblicitarie, scelto dai lettori che amano l’azione, il mistero, le accurate ambientazioni storiche e una punta di romanticismo, ingredienti non nuovi, ma che l’autore sa dosare con una verve e una passione tutta mediterranea.
Non c’è dubbio alcuno che la capacità di predizione sia uno degli aspetti maggiori della fantascienza. Non l’unico ovviamente – pensiamo, per esempio, alla sua capacità critica o all’aspetto metaforico – ma tra i più importanti. Ecco, è probabilmente da qui che Alberto Cola e Francesco Troccoli sono partiti per assemblare questa antologia, illuminante e coinvolgente al tempo stesso, hanno preso spunto dalla crisi economica (che non poteva non essere anche sociale) che ha abbracciato il mondo intero e rivolgendosi agli autori hanno chiesto di “raccontarci una storia ambientata in una qualsiasi regione terrestre e in un periodo posto a un massimo di cento anni dalla ‘più grande recessione planetaria di tutti i tempi’”.
Allora, la vita è bella perché è varia. Oh, capitano anche le cose belle nella vita non fate quei musi, e a volte noi ne siamo gli artefici, come in questo caso. Anthony Riches e Ben Kane, due autori di romanzi storici di ambientazione romana che ho avuto il piacere di intervistare, più un amico, vestiti da romani, con troupe cinematografica al seguito, si sono messi in testa di raccogliere fondi per Medici senza frontiere, una charity veramente indipendente sempre in prima linea per aiutare le vittime della guerra e delle malattie, e Combat Stress, una charity che aiuta i veterani inglesi profondamente traumatizzati dalle loro esperienze di guerra. Direte che sono pazzi. Sì, sono pazzi, ma per una buona causa, per cui sono felice di segnalare la loro iniziativa. Tony, Ben e Russell Whitfield, partiti da Pompei arriveranno a Roma, al Colosseo questo sabato, vestiti di tutto punto da legionari romani, con calzari, tuniche, e tutto l’armamentario. 120 miglia hanno fatto! Se potete contribuire in qualche modo questo è il link: 
























