Thriller storico di ampio respiro, sono ben 700 pagine, e di insolita ambientazione, le colonie della Magna Grecia, tra Sibari e Crotone intorno al 510 a.C., L’assassinio di Pitagora (El asesinato di Pitagoras, 2013) tradotto da Andrea Carlo Cappi, ed edito in Italia da Salani, nasce in Spagna nel 2013 come ebook autopubblicato su amazon.es, diventando in breve tempo un vero fenomeno da 50.000 ebook e facendo dell’autore Marcos Chicot, una piccola star della letteratura spagnola. Il passo sulla carta stampata è stato poi breve, e da li le traduzioni in numerosi paesi tra cui l’Italia. Fenomeno nato dal passaparola dunque, senza grandi campagne pubblicitarie, scelto dai lettori che amano l’azione, il mistero, le accurate ambientazioni storiche e una punta di romanticismo, ingredienti non nuovi, ma che l’autore sa dosare con una verve e una passione tutta mediterranea.
Tutto ruota intorno alla carismatica figura di Pitagora, e alla sua comunità di matematici di Crotone. (Importante notare che le comunità pitagoriche, sparse per la Magna Grecia, ma ormai arrivate fino a Roma, non erano solo centri di studio, ma anche entità politiche, che amministravano ingenti ricchezze). Ormai anziano, il filosofo cerca un degno successore, e quando i probabili candidati iniziano a morire uno a uno nei modi più atroci, sentendo ormai mancare le forze, non può far altro che rivolgersi a Akenon, figlio di un suo caro amico, che arriva dall’Egitto per risolvere il mistero. Quale congiura c’è in atto? Quale mente c’è dietro a tutte queste morti? Chi è l’uomo mascherato che si aggira per le campagne? Aiutato da una delle figlie di Pitagora, Arianna, ragazza che nasconde un doloroso passato che non le impedirà di innamorarsi, l’investigatore egizio naturalmente risolverà tutti gli enigmi, per scoprire che l’assassino… si cela proprio dove meno ci si aspetta.
Alcune riflessioni a margine: innanzitutto nonostante la indubbia lunghezza si legge molto velocemente (alcune centinaia di pagine al giorno) grazie senz’altro all’ottima traduzione di Andrea Carlo Cappi; poi il grande debito che ha con un celebre finale di Agatha Christie, non diminuisce di certo la tensione e la suspense durante la narrazione. Le regole del giallo sono salve: c’è un forte movente, l’occasione, un ingegnoso piano per occultare prove e tracce, con colpi di scena strategicamente posizionati dove la tensione sembra calare. Insomma i meccanismi psicologici sono ben orchestrati, non a caso l’autore è laureato in Psicologia. La ricostruzione storica è accurata e soprattutto interessante, non fatta di didascaliche descrizioni e digressioni, per riempire i tempi morti, ma ricca di aneddoti anche bizzarri,(lo scoprire che i cavalli dei sibariti non sono abituati ad andare in guerra, ma più che altro a danzare al suono della musica, espediente che consentirà di vincere una battaglia) o di passi in cui racconta la vita dell’epoca, e l’insolita educazione ricevuta dalle figlie di Pitagora, educate come matematici e filosofi. L’autore ha poi dalla sua una gran simpatia e un forte impegno sociale, come post scriptum alla Lettera ai miei lettori in data 15 marzo 2013, veniamo a sapere che un dieci per cento di quanto guadagna dai i libri è destinato a organizzazioni che aiutano le persone con disabilità intellettive.
Marcos Chicot, nato a Madrid nel 1971, sposato, con due figli, è laureato in Psicologia Clinica e in Economia e Psicologia del Lavoro e ha lavorato come manager in varie aziende. È stato finalista in vari premi letterari, tra cui il prestigioso Planeta. L’assassinio di Pitagora è stato il romanzo in e-book più venduto in Spagna nel 2013, prima di essere tradotto in oltre dieci paesi.
Non c’è dubbio alcuno che la capacità di predizione sia uno degli aspetti maggiori della fantascienza. Non l’unico ovviamente – pensiamo, per esempio, alla sua capacità critica o all’aspetto metaforico – ma tra i più importanti. Ecco, è probabilmente da qui che Alberto Cola e Francesco Troccoli sono partiti per assemblare questa antologia, illuminante e coinvolgente al tempo stesso, hanno preso spunto dalla crisi economica (che non poteva non essere anche sociale) che ha abbracciato il mondo intero e rivolgendosi agli autori hanno chiesto di “raccontarci una storia ambientata in una qualsiasi regione terrestre e in un periodo posto a un massimo di cento anni dalla ‘più grande recessione planetaria di tutti i tempi’”.
Allora, la vita è bella perché è varia. Oh, capitano anche le cose belle nella vita non fate quei musi, e a volte noi ne siamo gli artefici, come in questo caso. Anthony Riches e Ben Kane, due autori di romanzi storici di ambientazione romana che ho avuto il piacere di intervistare, più un amico, vestiti da romani, con troupe cinematografica al seguito, si sono messi in testa di raccogliere fondi per Medici senza frontiere, una charity veramente indipendente sempre in prima linea per aiutare le vittime della guerra e delle malattie, e Combat Stress, una charity che aiuta i veterani inglesi profondamente traumatizzati dalle loro esperienze di guerra. Direte che sono pazzi. Sì, sono pazzi, ma per una buona causa, per cui sono felice di segnalare la loro iniziativa. Tony, Ben e Russell Whitfield, partiti da Pompei arriveranno a Roma, al Colosseo questo sabato, vestiti di tutto punto da legionari romani, con calzari, tuniche, e tutto l’armamentario. 120 miglia hanno fatto! Se potete contribuire in qualche modo questo è il link:
I personaggi dei Moschettieri di Francia, realmente esistiti nella Storia anche se magari non con le valenze romanzesche di Dumas, hanno ispirato più di una volta anche altri autori, attratti da questo mondo ricco di avventure, intrighi, duelli, in cui si rileggevano pagine fondamentali del passato glorioso d’oltralpe, a cominciare dal fondamentale Seicento, secolo dell’assolutismo regio, ma anche di nuovi fermenti che non tardarono poi a manifestarsi.
In molti ricordano il volto di Danila Bonito, giornalista, conduttrice di telegiornali Rai e inviata speciale dalla carriera ormai trentennale in tanti programmi di approfondimento e inchiesta oltre che nei tg.
Ci sono sentimenti che sono più unici e forti del loro destino: la vita li potrà strapazzare come una bandiera al vento durante una tempesta, loro si piegheranno al volere del maltempo, ma sopravviveranno e ne usciranno rafforzati.
Memorie e Peccati. L’amante di papa Borgia delle sorelle Martignoni è edito, in versione digitale, dalla casa editrice Mezzotints Ebooks, nella collana, che inaugura, Fleurs. La prefazione è a cura di Maria Teresa Casella.
Traduzione di Monica Capuani
Domenica mattina. La neve cade come una spolverata di brillantini da un pallido cielo invernale, ricoprendo tutto tranne l’Albero, scuro contro il biancore soverchiante. L’hanno trovata. Alla fine. Poteva rimanere li fino a primavera, un cumulo come tanti altri, e a quel punto sarebbe diventata tutt’uno con la terra soffice sotto la neve che si scioglieva al calore lento del sole, se uno degli uomini impegnati nelle ricerche non avesse notato un paio di corvi che gracchiavano e beccavano qualcosa non molto lontano dalla casa.
Lo ricordavo come uno dei migliori della serie e confermo il giudizio. Nella riedizione E/O che poi ripropone la traduzione di Bruno Just Lazzari originale si ritrova tutta la verve linguistica di Frderic Dard che fu anche romanziere e ‘s
Traduzione Fabio Cremonesi
Credo che per tutti i narratori veri sia una sensazione comune. Spesso ci dimentichiamo di leggere, di trovare nuovi punti di partenza, di tornare ad appassionarci come negli anni della formazione. Per me è sempre una grandissima emozione. Una finestra che si apre su un panorama al tempo stesso familiare (quello del noir, dell’avventura e dell’azione) ma visto con uno sguardo ‘fresco’, accattivante, che ti avvince e ti stimola, coltivando la tua fantasia con sementi nuove che daranno chissà quali frutti. Per il momento resta il puro piacere di una lettura avvincente. Raymond Benson è un amico e collega di lunga data e così Andrea Carlo Cappi che me lo ha fatto conoscere ai tempi in cui scrisse gli apocrifi di James Bond (pubblicati da Mondadori e Alacràn), sicuramente tra le opere del filone tra le più riuscite. Che Raymond scrivesse poi altri romanzi di ottima qualità lo sapevo, in particolare Torment (in Italia Ossessione) che avevo trovato particolarmente coinvolgente. Nulla di tutto ciò, se non una generica fiducia nel fatto che stavo acquistando un libro di qualità, mi aveva preparato alla lettura del primo volume della avventure di Black Stiletto. Un’eroina della fine degli anni ’50. In costume ma non dotata di super poteri, abile, mortale, arguta, Una donna forte pur con le sue debolezze. E intorno a lei un mondo favoloso di gangster, spie, pugili, mafiosi. Ma non basta, perché le avventure della vendicatrice mascherata che si cela dietro la maschera di Black Stiletto ci portano a oggi, al narratore (che poi è suo figlio), uomo comune alle prese con le nostre difficoltà e che scova in un diario una chiave per stabilire un ponte con la anziana madre malata di Alzheimer. Non finisce qui perché, come in ogni grande storia popolare, il passato s’intreccia con il presente in un gioco perfetto di scacchi e tasselli. Che, come si diceva una volta, ‘ti tiene inchiodato sino all’ultima pagina’ e, naturalmente, ti costringe a d aspettare il prossimo episodio con ‘trepidante desiderio di vedere come procede la saga’. Eh sì, perché a noi piacciono le saghe, ah ah. Sulla storia di questo primo romanzo pubblicato da Centoautori e tradotto dall’ottimo Cappi con piglio e verve, non vi dico. C’è però qualcosa di profondamente umano, struggente, toccante nella vicenda di Black Stiletto. Un valore aggiunto che non si sovrappone alla vicenda che è concepita per intrattenere. Emerge tra le righe, nei pensieri dei protagonisti e nel mondo in cui vivono. La nostalgia per un tempo di avventure sognate, di eroi ed eroine, di affetti perduti. Il legame tra genitori e figli, qualcosa che, per mille ragioni sembra essere andato irrimediabilmente andato storto ma che il destino (l’autore in questo caso) ributta sul tavolo concedendo a tutti una possibilità per riplasmare la storia, il proprio mondo affettivo. È questa forse la potenza di Black Stiletto che Raymond lascia filtrare tra perfette ricostruzioni dell’America anni ’50, duelli di arti marziali, e il tratteggio di un’eroina che avrebbe molto da insegnare a quelle di oggi, così comprese di essere donne con una loro dignità da scordare cosa significhi essere realmente un personaggio femminile che unisce forza e fragilità. Non è facile per un uomo addentrarsi in un universo psicologico del sesso opposto, ma Raymond ci riesce. Lo fa con mano leggera, toccando tutti i tasti giusti ma senza pestarvi sopra, consapevole che la storia deve andare avanti. Così la caratterizzazione del personaggio, gli ambienti, gli intrecci, le corde emotiva stimolate nel lettore si fondono in un intreccio indimenticabile. Bravissimo Raymond… aspettiamo gli altri episodi, scrutando nella notte. Chissà, magari anche tra i tetti della nostra città, potrebbe volteggiare Black Stiletto.
























