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Recensione di “Un Caso di Stalking” di Ilaria Ferramosca e Gian Marco De Francisco a cura di Valentino G. Colapinto

17 dicembre 2010

stalking_fumettoUn Caso di Stalking” Ilaria Ferramosca e Gian Marco De Francisco: 72 pp. brossurato, prezzo di copertina €10,90 [Edizioni Voilier, 2010]. 

Un Caso di Stalking è una graphic novel scritta da Ilaria Ferramosca e disegnata da Gian Marco De Francisco, presentata durante l'ultima edizione di Lucca Comics ed edita dalle Edizioni Voilier di Maglie. È un fumetto, quindi, completamente made in Salento (gli autori vivono a Parabita e Taranto), che affronta una tematica molto di attualità ma da un punto di vista insolito.

In questo caso, infatti, è un uomo, uno scrittore, che subisce lo stalking, ossia una vera e propria persecuzione maniacale da parte di una sua misteriosa ammiratrice.

Al tema di attualità si unisce quindi una tematica, quella dello scrittore famoso ma in crisi di creatività, il quale rimane vittima di un'ammiratrice con evidenti disturbi mentali, il che non può non rievocare nel lettore l'eco di alcune opere di Stephen King (si pensi a “Misery non deve morire”).

Paolo Maenza è uno scrittore che ha avuto in passato un grande successo, anche grazie ad Aurelio, un amico d'infanzia diventato poi importante agente letterario, ma non è più riuscito a ripetere il suo bestseller, “La Penna del Corvo”. Incapace di tornare a scrivere a quei livelli, soffre anche di gravi problemi nella vita di coppia con l'affascinante gallerista Astrid, che pure cerca di comprenderlo.

Ma è la lettera di una sua misteriosa ammiratrice che gli sottopone alla lettura un proprio libro a ridare linfa alla sua ispirazione, peccato che l'ammiratrice si riveli progressivamente essere una maniaca, che lo pedina, lo perseguita e poco alla volta distrugge la sua esistenza, nell'incredulità generale, arrivando a minarne la stabilità mentale.

In un'intervista, Ilaria Ferramosca ha dichiarato di essersi ispirata a un reale episodio di stalking di cui è stata personalmente vittima, per quanto poi rielaborato ed estremizzato. La storia si presta a più livelli di lettura, tra cui una riflessione metaforica sul lato oscuro della Fama, simboleggiata dalla magica penna di corvo.

Il fumetto si presenta decisamente ben curato, sia sotto l'aspetto grafico che per quanto concerne i testi. Divertente l'idea di inserire in appendice uno “sketch book” contenente gli studi fatti sui personaggi e sul design degli oggetti.

Un prodotto di ottima fattura, quindi, che unisce alla volontà di sensibilizzare il lettore su un problema importante come lo stalking – da poco riconosciuto come un vero e proprio crimine – una lettura godibilissima e un'atmosfera noir con suggestioni mitologiche, che lo rendono molto piacevole.

Qui è possibile visionare il booktrailer di Un Caso di Stalking: http://www.youtube.com/watch?v=-F8CoZdKl6U&feature=player_embedded 

Valentino G. Colapinto 

“Più libri più liberi 2010” di Cristina Marra

14 dicembre 2010

de_GiovanniLa nona edizione di “Più libri più liberi”, la fiera nazionale della piccola e media editoria indipendente ha chiuso i battenti col segno più: più giorni, più lettori, più visitatori, più eventi.
Nei cinque giorni di fiera (4-8 dicembre) al palazzo dei Congressi di Roma si è registrato un incremento di oltre il 5% di presenze, più di 50.000 visitatori, 1500 giornalisti accreditati, 300 eventi, 700 ospiti, 2000 persone che hanno seguito le presentazioni sullo streaming di Rai.it, e dall’indagine Istat 2010 sulla lettura è emerso che i lettori italiani (46,8%) sono aumentati di quasi due punti percentuali rispetto allo scorso anno. Un record che incoraggia e entusiasma operatori del settori e lettori.
La novità della nona edizione è stata la rassegna cinematografica “Editori in bianco e nero” dedicata alla storia dell’editoria italiana con la proiezione di filmati di repertorio sulla cultura editoriale e sui grandi personaggi che ne hanno fatto parte.
Oltre ad eventi dedicati al pubblico, più libri più liberi è un vero e proprio laboratorio per gli editori, un appuntamento annuale in cui confrontarsi, sperimentare e analizzare il mondo-libro e il suo mercato. Particolare attenzione è stata dedicata alla comunicazione e all’espressione culturale attraverso le nuove tecnologie con talk show con i protagonisti dell’innovazione digitale.
In un momento in cui il mondo della cultura sembra patire particolarmente la crisi economica e vede sempre più ristretti i suoi spazi, i piccoli e medi editori vanno controcorrente moltiplicando gli sforzi e le proposte in un impegno inarrestabile che trova in Più libri più liberi il momento di massima visibilità, grazie anche al sostegno delle istituzioni.
Anche i piccoli lettori hanno avuto il loro spazio in fiera con oltre 400 mq a loro dedicati con appuntamenti, laboratori didattici e spettacoli.
I titoli più venduti in Fiera sono stati Le chiavi per aprire i 99 luoghi segreti di Roma di Costantino D’Orazio, Radici nato da un progetto di laboratorio artigianale di stampa serigrafica e XY di Sandro Veronesi. Il libro dell’anno di fahrenheit radio 3 è Nel mare ci sono i coccodrilli di Fabio Geda a stand_fiera_altoPiù libri più liberi nella versione audiolibro con la voce dell’attore Paolo Briguglia.
Ricchissimo il calendario di incontri e presentazioni di titoli e autori di best seller o di scrittori esordienti tra i quali: Andrea Camilleri, Muriel Barbery, Boris Pahor, Sandro Veronesi, Maurizio de Giovanni, Stefano Benni, Roberto Piumini, Anne Wiazemsky, Olav Hergel eHoward Jacobson, che ha appena vinto il Man Booker Prize, ma anche saggisti quali André Schiffrin, Derrick de Kerckhove, Tullio De Mauro, Adriano Sofri, Vito Mancuso, Etienne Jaudel, Massimo Fagioli, Goffredo Fofi, Franco Ferrarotti, Fulco Pratesi, passando poi da scienziati come Margherita Hack eJames Hansen fino a personaggi provenienti dal mondo dello spettacolo, da Lucio Dalla aMonica Guerritore, Simone Cristicchi, Andrea Mingardi, Giuliano Montaldo, David Riondino, Alessandro Gassman, Francesco Pannofino, Sabrina Impacciatore, Antonello Fassari, Moni Ovadia oltre ai rappresentanti della vita politica Gianni Alemanno, Luciana Castellina,Valentino Parlato, Oliviero Diliberto e della società civile comeVladimir Luxuria. 
Tutto ciò per dimostrare come l’editoria indipendente, da sempre uno degli elementi di garanzia del pluralismo culturale e delle idee, sia un valore economico e culturale da difendere.
 
 
 
 
Ad aprire gli incontri sulla narrativa italiana,l’invito alla lentezza di Wu Ming 2 (che, con “Il sentiero degli Dei”, ci mette sulle orme di un padre e due figli che decidono di attraversare a piedi l’Appennino dall’Emilia a Firenze. A riflettere con calma e trovare un equilibrio tra noi e il mondo, evitando di farsi preda della paura, spinge anche Sandro Veronesi col suo noir metafisico “XY”, con un prete e una psicologa che indagano su una serie di morti misteriosissime, per giungere a una verità sorprendente. Noir tradizionale è invece la quarta avventura del commissario Ricciardi nella Napoli anni ’30, “Il giorno dei morti” di Maurizio De Giovanni. ImperdibileUn biglietto per l’aldilà”, scritto dal cantautore Andrea Mingardi Sul genere noir si è discusso alla presentazione dell’antologia “Roma Noir 2010” a cura di Elisabetta Mondello. Giallo esistenziale è “Oltre lo specchio” di Emilia Costantini con un avvocato alla scoperta di se stessa durante un processo, di cui ha letto dei brani Monica Guerritore .
Andrea Cortellessa e Rosemary Liedi Porta hanno presentato i racconti scritti dal poeta Antonio Porta, scomparso nel 1989, raccolti col titolo “La scomparsa del corpo”. Ancora racconti quelli riuniti da Mario Quattrucci in “L’amore è un topo strabico” di autori come Mario Lunetta, Piero Sanavio, Pier Francesco Paolini o Carla Vasio, presentati da Renato Nicolini e Giorgio Patrizi. Sempre racconti quelli del volume “Diva Mon Amour”, legati ognuno a un’icona gay, da Auden alla Dietrich, da Nancy Reagan alla Pausini, firmati da vari autori che sono intervenuti alla presentazione Nicoletta Cannazza racconta invece con “La madre distratta” il dramma di una donna quarantenne terrorizzata dall’avere il figlio che le chiede il suo compagno, mentre la quarantenne della black comedy di Valentina Pattavina “La libraia di Orvieto”, si rifugia in provincia per cercar di riappropriarsi della propria vita tra misteri raccontati e reali come illustrano Oliviero Diliberto e Vincenzo Mollica. Misteri fantastici sono invece quelli di “Celestino V e il tesoro dei Templari” di Maria Grazia Leopardi.
E ancora spazio per autori stranieri tra i quali si colloca  Boris Pahor, nato a Trieste ma di cultura e lingua slovene che ha presentato il commovente “Piazza Oberdan”. 
Viene invece dai Caraibi, da Trinidad, Lakhmi Persaud che ha affrontato il problema della condizione della donna con “Tenete alte le lanterne”. Altre storie al femminile sono quella narrata dalla vietnamita Kim Thùy in “Riva e quella di Claire Muriac. Ancora storie di donne con Anne Wiazemsky . Dalle Canarie arrivano poi Luìs Leon Barreto e Ricardo Sabas Martin e J.J. Armas Marcelo e dalla Svezia Karin Alvtegen.
Importanti e noti i rappresentanti della poesia
 
   … MA C’E’ CHI FA VERSI
 
La poesia, che al fondo è illuminazione, lampo, intuizione, paradossalmente, proprio per coglierne l’emozione intrinseca, ha bisogno di una lettura senza fretta, del tempo di lasciarsi andare e, allora, non può non conquistare. Come è ormai tradizione, in Fiera avviene la premiazione dei vincitori del Premio nazionale di poesia “Quaderni di Linfera” e la presentazione dell’“Antologia 2010”, presenti alcuni membri della giuria, da Maria Luisa Spaziani aElio Pecora, daDante Maffia aAngelo Sagnelli (Mercoledì 8, ore 11 – Caffè letterario). Torna anche il Diario Almanacco “Il segreto delle fragole 2011”, viatico per il nuovo anno attraverso i versi di tanti poeti, molti presenti in Fiera, da Francesco Artuso a Marzia Spinelli (Domenica 5,  ore 19 – sala Diamante) e anche la “Agenda 2011” della poesia (Mercoledì 8, ore 14 – sala Turchese). Tra i poeti presenti in fiera anche Michele Ferrara Degli Uberti,con i versi di “Epifania dell’ombra” vedranno a sostenerli Giuseppe di Costanzo, Mimmo Liguoro e Giuliano Montaldo (Lunedì 6, ore 19 – sala Rubino). Paolo Di Paolo e Elio Pecora parleranno invece di “Attorno a questo mio corpo”,titolo che è un celebre verso di Amelia Rosselli, poetessa divenuta, a 14 anni dalla sua morte, ormai quasi un classico (Domenica 5, ore 19 – sala Ametista).
 
   SENZA DIMENTICARE I CLASSICI
 
Nel suo voler essere una cosa viva, puntando sugli incontri con gli autori ponendo la sua attenzione al contemporaneo, Più libri più liberi non dimentica i classici, cui tornare sempre, con calma, per una riscoperta, e lo fa partendo da Shakespeare per arrivare a Mark Twain, ma anche al nostro Francesco Jovine col suo capolavoro appena ristampato, “La signora Ava”, romanzo tra memoria e storia sulla realtà del nostro Meridione alla vigilia dell’Unità d’Italia, di cui parleranno Goffredo Fofi, Paolo Mauri, Francesco D’Episcopo (sabato 4, ore 16 – sala Smeraldo/Fedrigoni). Dal Sud veniva anche “Francesco De Sanctis” che cercò e indicò un’unità d’Italia nella sua lingua e letteratura a cui dedica uno studio critico-biografico Gerardo Bianco, parlandone, in vista delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità, con Tullio De Mauro, Giulio Ferroni, Enrico Malato e Dante Della Terza (Lunedì 6, ore 19 – sala Smeraldo/Fedrigoni). I classici hanno la forza di essere sempre “nostri contemporanei” e quindi, affrontando “Shakespeare”, cui dedica un suo articolato saggio, Stefano Manferlotti riesce a darci nuove e personali interpretazioni di molti dei suoi drammi (Mercoledì 8, ore 18 – sala Smeraldo/Fedrigoni). Esce anche una collana per “Rileggere i classici con i ragazzi”, che propone testi da Omero a Goldoni, da Aristofane a Manzoni (Sabato 4, ore 15 – sala Turchese), a sottolineare come i classici abbiano le loro radici nel mondo greco e romano, i cui miti archetipici si ritrovano in tutte le culture, come dimostra Annamaria Zesi, che ha raccolto le varie “Storie di Amore e Psiche” e ne parla col filosofo Federico Masini e gli psicanalisti Massimo e Lorenzo Fagioli  (Sabato 4, ore 19 – sala Diamante).
 
   E LE ALTRE CULTURE
 
Sele radici sono spesso le stesse o simili e hanno millenni di storia alle spalle, questo non vuol dire che oggi l’incontro con l’altro, in un mondo reso sempre più piccolo dalle correnti migratorie, sia facile. Può aiutarci in questo “La saggezza di Abdu’l-Bahà”, un libro dedicato ai discorsi parigini del fondatore iraniano della religione Baha’i, che sono un invito al dialogo e la convivenza tra le culture e li presenta Guido Morisco (Sabato 4, ore 14 – sala Ametista). Sulla stessa linea si muove l’UNAR – Unione Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, che cura una nuova collana di testi ispirati alla convivenza (Lunedì 6, ore 16 – sala Ametista), mentre compie 20 anni la cooperativa Onlus Sinnos, che ha iniziato a parlare di diritti e di intercultura nel 1990, quando questi temi non parevano ancora di attualità e oggi propone un reading legato a ciò che ha pubblicato sinora (Domenica 5, ore 12 – sala Smeraldo/Fedrigoni). L’importante è darsi il tempo di conoscersi come auspicato da “Voci e suoni di frontiere metropolitane”, l’incontro spettacolo a cura di Biblioteche di Roma cui partecipano, tra gli altri, Amara Lakhous, Tahar lamri, Igiaba Sciego, Cristiana Alì Farah, Ismaila M’Bayee: tutti scrittori stranieri di seconda generazione che racconteranno le nostre città e il nostro popolo attraverso uno sguardo “altro”, capace di tracciare un ritratto originale e talvolta sconvolgente dell’Italia (Lunedì 6, ore 18 – sala Diamante). A lavorare sui temi della multiculturalità si sono soffermati Roma Capitale e l’Università di Roma Tre, con la collaborazione delle Biblioteche Solidali e del Comitato Cittadino per la Cooperazione Decentrata, che stanno realizzando le “Pagine della Solidarietà, una banca dati online per informare i cittadini sulle iniziative di solidarietà internazionale realizzate da associazioni e istituzioni presenti a Roma(Mercoledì 8, ore 11 – sala Ametista). Quale sia la realtà ce lo ricordano alcuni libri, come “Schiave del potere” del maschio messicano, paese in cui si perpetua violenza sulle donne sino alla morte su vasta scala, scritto da una coraggiosa giornalista, Lydia Cacho (Mercoledì 8, ore 16 – sala Smeraldo/Fedrigoni). Diversa, anche se problematica e tutta ancora da risolvere, la situazione delle donne in Medio Oriente e particolarmente in Giordania, grazie all’impegno della regina cui dedica un'accurata indagine storico-sociale Mimmo Del Giudice in “Il paese di Rania” (Sabato 4, ore 17 – sala Turchese). L’Afghanistan e Noi, Noi e l’Afghanistan sono le due parti, esemplari nel loro rispecchiarsi, del “Diario da Kabul. Appunti da una città sulla linea del fronte” del giornalista Emanuele Giordana, che vi si è recato più volte, a partire dal 1974 e ne parla con Maurizio Gatti (Mercoledì 8, ore 12 – sala Smeraldo/Fedrigoni). Storie di popoli e storie individuali in un mondo che sta velocemente cambiando tra guerre e contrasti violenti, come appare dal racconto dell’odissea del piccolo Enaiatollah Akbari, afgano di etnia hazara, minoranza vessata sia dai Pasthun che dai Talebani, il quale a 9 anni si ritrova solo e comincia un viaggio per la sopravvivenza che lo porterà sino in Italia: ce lo racconta Fabio Geda in “Nel mare ci sono i coccodrilli”, quasi un drammatico romanzo d’avventure, ora diventato anche audiolibro (Sabato 4, ore 18 – sala Smeraldo/Fedrigoni).
 
   TRA STORIA E SOCIETA’
 
La storia degli altri si intreccia inevitabilmente alla nostra e, allora, non dobbiamo dimenticare che vicende come quella del bimbo afgano le abbiamo vissute anche noi in tempi andati e che il nostro passato è pieno di racconti di partenze drammatiche e vie di salvezza curiose e incredibili, che Angelo Mastrandrea ha raccolto in “Il trombettiere di Custer e altri migranti” (Mercoledì 8, ore 19 – sala Rubino). “Sessantacinque anni di storia democratica”, quindi che dovrebbe aspirare alla giustizia e l’eguaglianza delle persone, ripercorre l’incontro per la presentazione della rivista “Il calendario del popolo” conValentino Parlato, Luciana Castellina e Franco Cardini (Lunedì 6, ore 15 – sala Rubino), ma la realtà del mondo è spesso diversa e ce lo ricorda “Terra Terrore Terrorismo – la violenza politica nella società delle telecomunicazioni” di Alessandro Ceci (Sabato 4, ore 18 – sala Ametista) e Minzulpop. Un viaggio nell’odierna fabbrica del consenso di Hari Seldon, pseudonimo che nasconde un collettivo di studiosi e giornalisti, che sarà presentato in fiera da Furio Colombo e Nicola Tranfaglia (lunedì 6 dicembre, ore 17 – sala Diamante), mentre l’uscita della “Enciclopedia dello spionaggio nella seconda guerra mondiale” di Gianni Ferraro ci riporta, conversando con Franco Ferrarotti, Alessandro Politi e Franco Cardini, a tempi in cui tutto era diverso, più facile o più complicato difficile dirlo, ma certo comunque ancora relativamente circoscritto (Sabato 4, ore 20 – sala Turchese). Excursus nella storia recente anche quello proposto dal libro Perché Stalin creò Israele presentato in fiera da Moni Ovadia e Sandro Teti (mercoledì 8, ore 14 – Sala Smeraldo Fedrigoni) Tempi di ideali e sogni che hanno reso alcune città simboli della rivolta come raccontato nella Guida alla Parigi ribelle, un’originale e dissacrante chiave di lettura della capitale francese proposta da Ramon Chao e Ignacio Ramonet e illustrata in Fiera da Miriam Mafai e Serena Dandini (Lunedì 6, ore 12 – Caffè Letterario); ma anche tempi oscuri e tra gli orrori del Novecento il libro di Francesco Zarzana ce ne fa conoscere uno nuovo, “Il cimitero dei pazzi”, dove, ai Cadillac-sur-Garonne in Aquitania, venivano sepolti i reclusi del vicino manicomio, un castello-prigione per dissidenti, asociali, antifascisti non solo durante il governo filonazista di Vichy (Domenica 5, ore 18 – sala Turchese). Per questo si è posto ai nostri tempi il problema di come emettere un giudizio sui crimini storici di massa senza punire (l’esempio è il Sudafrica post apartheid) e analizza il problema un avvocato militante per i diritti civili, Etienne Jaudel (Martedì 7, ore 15 – sala Diamante). Come sempre bisogna affidarsi alla lentezza, fermarsi a riflettere sui problemi di fondo, se si vuole affrontare la realtà più o meno contingente, e in questo ci può aiutare Saverio Avveduto che guarda al sistema Italia in crisi e affronta problemi precisi centrando il discorso sulla triade valori, saperi, storie, i nome di “La cultura relativista. Breviario di zetetica” (Martedì 7, ore 15 – sala Ametista). Solo allora si può guardare al nostro tempo, come fa, per esempio, la “Breve storia dell’abuso edilizio in Italia. Dal ventennio fascista al prossimo futuro” di Paolo Berdini che ne parla conItalo Insolera, Renato Nicolini, Paolo Mondani e Walter Tocci (Mercoledì 8, ore 15 – sala Rubino). Dietro la speculazione c’è spesso la criminalità organizzata e a dimostrarcelo c’è oggi un consigliere comunale in Lombardia, Giulio Cavalli, che va in palcoscenico per raccontare le infiltrazioni mafiose sotto la Madonnina, tanto che oggi è costretto a girare sotto scorta, visto che fa “Nomi, cognomi e infami” (Domenica 5, ore 15 – sala Diamante). E sempre di mafia che ci raccontaPino Nazio, risalendo sino alle stragi dei primi anni ’90, in “Il bambino che sognava i cavalli: 779 giorni ostaggio dei Corleonesi”, una lunga intervista a Santino Di Matteo, padre del piccolo Giuseppe, rapito e poi barbaramente ucciso da Giovanni Brusca, alla madre, ai magistrati e agli avvocati (Lunedì 6, ore 17 – sala Rubino). La risposta è ovviamente politica, ma innanzitutto culturale, perché senza crescita di conoscenza e coscienza, non c’è quel progetto e quel coraggio di andare avanti che viene da alcune certezze sulla strada da imboccare. Tra quelli che ne sono convinti c’è Massimo Fagioli che ha riunito in “Left 2007” gli articoli scritti sul rapporto appunto tra società, politica e cultura (Domenica 5, ore 10,30 – sala Diamante). “Una cultura per rinascere” è l’argomenti di cui discuteranno gli scrittori Luis Sepulveda, Louis Philippe Dalembert, Santiago Elordi, Barbara Summa testimoni dei cataclismi naturali che hanno sconvolto Haiti, il Cile e l’Aquila (Domenica 5, ore 17 – sala Diamante).
 
  CON L’AIUTO DELLA SCIENZA
 
A fare certe scelte aiuta poi, con i suoi approfondimenti specifici, la cultura scientifica e uno degli esempi d’attualità è “Perché sì al Nucleare. Perché no al Nucleare” a cura di Flaminia Festuccia che ne parla con Enrico Cisnetto e Fulco Pratesi (Domenica 5, ore 14 – sala Rubino), mentre del Nucleare tra usi civili e militari: “Il segreto delle tre pallottole”, discutono Massimo Scalia e Maurizio Torrealta (Mercoledì 8, ore 16 – sala Rubino). E le scelte certe volte sono diventate improcrastinabili, come sostiene uno dei più importanti climatologi del mondo, l’astrofisico James Hansen, capo del Goddard Institute for Space Studies della Nasa e docente alla Columbia, che sostiene l’urgenza di agire a proposito di “Tempeste. Il clima che lasciamo in eredità ai nostri nipoti” (Sabato 4, ore 19,30 – Caffè letterario). Un’altra astrofisico, Margherita Hack, insegna invece come “Leggere le stelle… con gli eBook” (Domenica 5, ore 15 – sala Smeraldo/Fedrigoni). Insomma la scienza guarda all’attualità e il futuro anche della tecnologia e, in questo, per quel che riguarda Web e virtuale, è sicuramente all’avanguardia Derrick de Kerckhove, autore e genitore dell’Intelligenza Artificiale “Angel_F” acronimo di Autonomous Non Generative E-volitive Life_Form (Sabato 4, ore 18 – DigITAL Cafè). Il tema delle nuove avanguardie artistiche e culturali davanti a questa nuova realtà lo affronta poi Marina Bellini in “Virtual Words” (Domenica 5, ore 17 – DigITAL Cafè). Tutte queste novità e problemi propongono da sempre anche nuovi interrogativi etici e di comportamento che vengono affrontati in Fiera da Valeria Ascheri, Luigi Sammarco, Melchor Sachez de Toca Alameda e Thomas Trafny nell’incontro “La Chiesa davanti alle sfide della scienza moderna” (Mercoledì 8,  ore 19- sala Turchese).
 
 
 
  E ATTENZIONE ALLO SPIRITO
 
In questo panorama è il teologoVito Mancuso a richiamarci a riflettere su“La vita autentica”, di cui parla con un interlocutore particolare come Lucio Dalla (Sabato 4, ore 15 – sala Diamante), che sostiene che il libro gli abbia cambiato la vita. Ritrovare la propria spiritualità può salvarci anche dalle dipendenze, come ad esempio quella di chi è affetto da Workholism, i “Malati di lavoro” di cui ci parla Andrea Castiello d’Antonio (Martedì 7, ore 17 – sala Ametista). La religione può ovviamente essere un aiuto, se affrontata con coscienza e discorsi senza fretta, come invita fare la collana al femminile “Sui generis” a cominciare da “Donne e teologia in Italia” con Marinella Perroni, Agnese Fortuna eGabriella Caramore (Martedì 7, ore 11 – sala Ametista). E sempre di donne che nella fede trovano una guida al quotidiano racconta Paola Lazzarini, in “Single di Dio. Le brave ragazze vanno in paradiso…da sole” (Lunedì 6, ore 14 – sala Ametista). Patria della meditazione spirituale è certamente l’Oriente, tra le varie pratiche lo“Yoga della tradizione” è quella più diffusa come spiega Svamini Hansamanda Giri (Martedì7, ore 14 – sala Ametista). Infine, è dedicata ai più piccoli la riflessione di Gianni Canonico e Paola Giovetti sul passaggio fra i bambini Indaco (indipendenti e volitivi) di fine millennio ai “Bambini Cristallo” (accomodanti e sereni) dei nostri giorni (Mercoledì 8, ore 17 – sala Rubino).
 
  CON L’AIUTO DEI LIBRI
 
Alla base di tutto, della trasmissione di conoscenze, pensieri, fantasie, dati concreti c’è ovviamente la scrittura e i libri in tutte le loro forme, vista la incipiente rivoluzione proposta dal web e dagli e-book, che però ancora vedono resistere l’oggetto tradizionale di carta. A questo era sicuramente legata Elvira Sellerio, fondatrice e anima dell’omonima Casa editrice scomparsa la scorsa estate, che viene ricordata da suoi autori di successo, tra cui Andrea Camilleri e Adriano Sofri (Sabato 4, ore 18 – sala Diamante). Un paladino dell’editoria indipendente, quella che trova in Più libri più liberi il suo momento più importante di incontro col pubblico e che garantisce pluralità e ricerca del nuovo, è Andrè Schiffrin, che, intervistato da Marino Sinibaldi, parla del suo ultimo saggio “Il denaro e le parole” in apertura della Fiera (Sabato 4, ore 11,00 – sala Diamante). Importante allora il bilancio “Come è andato il 2010: consuntivo di fine anno per il mercato del libro” a cura dell’AIE (Domenica 5, ore 15 – DigITAL Cafè) che poi indaga “Quando la comunicazione sui libri si rinnova” (Domenica 5, ore 10,45 – DigITAL Cafè), visto che si tratta di operare in un mondo in grande movimento, tanto che Giuseppe Benelli, Andrea Paolini, Roberto Piumini e Patrizia Zerbi esclamano “Che rivoluzione!” gettando uno sguardo indietro “da Gutemberg agli eBook, la storia dei libri a stampa” (Lunedì 6, ore 12 – sala Rubino) e sempre l’AIE mette “Piattaforme di eBook a confronto” (Lunedì 6, ore 11,30 – DigITAL Café) e quindi fa una verifica su “eBook: primi segnali dal mercato” (Lunedì 6,  ore 10,45 – DigITAL Café) e riflette su come affrontare il passaggio “Dal consiglio del libraio al consiglio di Facebook” (Domenica 5, ore 12 – DigITAL Cafè), per interrogarsi poi su “Quando l’eBook va in prestito” (Lunedì 6,  ore 16 – DigITAL Café). In questa situazione le biblioteche hanno infatti anche loro da fare i propri conti e un’occasione è la presentazione del “Rapporto sulle biblioteche italiane 2010” a cura di Vittorio Ponzani e Giovanni Solimine (Lunedì 7, ore 11 – sala Rubino) mentre le Biblioteche di Roma con un calendario programmano ‘’Un anno da leggere insieme” (Lunedì 6, ore 11 – sala Ametista). Alla fine, comunque, l’importante è che il nostro rimanga un “Paese dei Bibliofagi” come dimostra Pablo Echaurren, col suo “Manuale del cacciatore di libri introvabili” (Sabato 4, ore 14.00 – Sala Rubino). Se sarà così è bene allora essere previdenti e gettare uno sguardo, con Stefano Mauri, su cosa sarà “L’editore del 2020” (Mercoledì 8, ore 15 – DigITAL Café).
E ancora, da non perdere, I mestieri di chi produce contenuti: quattro incontri nello spazio del digITAL Cafè, a cura di AIE, dedicati a editoria, musica, cinema per far capire ai ragazzi (delle scuole superiori) il ruolo di discografici, editori, produttori cinematografici. A raccontare quale e quanto lavoro si nasconde oggi dietro a un libro, un film, un disco saranno: Marco Zapparoli e Claudia Tarolo di Marcos y Marcos (sabato 4 dicembre ore 10.30), Riccardo Tozzi di Cattleya e Alessandro Gassman (sabato 4 dicembre ore 11.30), Enzo Mazza della Fimi (martedì 7 dicembre ore 10.30) e Marta Donzelli di Donzelli editore (martedì 7 dicembre ore 11.30)
 
 
   FACENDO UN PO’ DI SPETTACOLO
 
 In questo momento di cambiamento, più che mai le arti si incontrano, si supportano, si fondono e allora nascono gli incroci tra letteratura, cinema, teatro, musica come quello che propone con le sue canzoni, e ora anche con un libro, “ConversAZIONI”, Simone Cristicchi in cui confessa i suoi pensieri e ripercorre la sua storia e la sua ricerca di storie minori (Domenica 5, ore 18,30 – Caffè letterario). Il trasgressivo Rolling Stone Keith Richards sarà presente invece solo nelle pagine del libro “Happy” di Massimo Del Papa che ne parla conJohn Vignola (Lunedì 6, ore 12 – sala Ametista) e ancora trasgressione ma anche lotta per le pari opportunità per l’anniversario di Muccassassina festeggiato con un libro fotografico presentato, tra gli altri, da Vladimir Luxuria (sabato 4, ore 20 – Sala Diamante) . Farà invece quasi teatro Stefano Benni, leggendo pagine del suo libro per i più giovani “Pronto Soccorso e Beauty Case”, soprannomi di un sedicenne che ama la moto e una ragazza tutta curve, con l’amico attore David Riondino (Domenica 5, ore 11 – Caffè letterario). Tanti appuntamenti con la musica, da quella classica con l’Orchestra di Piazza Vittorio, protagonista di uno show case sul Flauto Magico di Mozart (Martedì7 ore 18.30), a quella popolare con Eugenio Bennato che regalerà al pubblico presente una piccola performance musicale per presentare il suo libro Brigante se more (Mercoledì 8 ore 18) e con il libro di Edoardo De Angelis che festeggerà i quarant'anni di carriera con Lando Fiorini, Fabrizio Guarino, Amedeo Minghi, Edoardo Vianello (Mercoledì 8 ore 18). “Il gusto del cinema”, si intitola l’“Almanacco 2010-2011” curato da Laura Delli Colli (Sabato 4, ore 15 – sala Rubino) che lo racconterà in fiera in compagnia di Francesco Pannofino, Antonello Fassari e Chiara Francini, mentre Umberto Contarello e Emanuele Trevi conMaria Ida Gaeta e Paolo Restuccia saranno protagonisti di “Letteratura e cinema: scritture a confronto” (Lunedì 6, ore 14 – sala Rubino) e il regista Leandro Castellani ci presterà i suoi “Occhi da cinema” parlandone con Ugo Gregoretti (Mercoledì 8, ore 14 – sala Turchese). Un posto d’onore spetta a un grande Alberto Sordi sul quale Carlo Calabrese ha raccolto i ricordi e le testimonianze dei tanti artisti che lo hanno conosciuto, tra cui Gian Luigi Rondi, Carlo Verdone, Mario Monicelli, Piera Degli Esposti, Franca Valeri (Mercoledì 8, ore 18 – sala Turchese), mentre Marcello Sorgi presenta Nino Genovese e il suo “Cineolie. Le isole Eolie e il cinema”, un inedito viaggio nell’arcipelago siciliano attraverso i film e i registi che lo hanno scelto come location per le riprese (Lunedì 6 ore 18 – sala Smeraldo/Fedrigoni). Ancora cinema, in chiave ironica, nell’incontro con Johnny Palomba che presenterà una raccolta delle più spassose “recinzioni” con Sabrina Impacciatore (martedì 7, ore 20 – Caffè letterario).  Ed infine, per la prima volta, Più libri più liberi – grazie alle immagini recuperate nella Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori di Milano e nell’Archivio Storico di Cinecittà Luce – ospita una rassegna cinematografica dal titolo Editori in bianco e nero: cinque documentari che raccontano il mondo del libro e i suoi protagonisti (tutti i giorni dalle ore 19 alle 20 – Caffè letterario).
 
    E PER FINIRE UN PO’ DI SPORT
 
Una bella passeggiata tra gli stand della Fiera nel segno della lentezza forse è giusto che finisca con un occhio all’azione, allo sport. Ed essendo immersi nella cultura, ecco Enzo Romeo, un vaticanista, che ha raccolto tante curiosità sul mondo e la storia dello sport e spiegherà anche il titolo del suo libro “Diagonale impalpabile all’ultimo chilometro (Lunedì ore 19 – sala Ametista). E’ narrativa d’invenzione invece quella dello scrittore delle Canarie J.J. Armas Marcelo che presenta “Il sogno del calciatore adolescente”, racconto su alcuni ragazzi degli anni ’50 che ‘evadono’ dalla realtà del franchismo giocando a pallone (Lunedì 6, ore 18 – sala Rubino), e così quella diCristina Polliano che in “A cavallo di una pinna” racconta la sfida di una mamma che arriva a provare ad attraversare lo stretto di Messina (Martedì 7, ore 19 – sala Ametista). Ma per non restare solo nella letteratura ecco un invito sportivo e sociale assieme, quello che ci rivolge Luca Conti col suo “Manuale di resistenza del ciclista urbano”, presentato daVittorio Giacopini con la Rete delle Ciclofficine Urbane (Martedì 7, ore 15 – sala Rubino). Così, davvero, per chiudere in bellezza, dopo una bella pedalata, “Non ci resta che mangiare”, come recita il titolo consolatorio del libro di Nadia Ciopponi ePaola Marcelli (Mercoledì 8, ore 12 – sala Ametista).
 

:: Recensione di “1975” di Franz Krauspenhaar a cura di Valentino G. Colapinto

10 dicembre 2010

19751975. Nonostante Pasolini, e purché Buzzanca non lo sappia, al liceale piacciono le donne” Franz Krauspenhaar: 120 pp. rilegato, prezzo di copertina €12 [Caratteri Mobili 2010]. 
Caratteri Mobili è una casa editrice barese appena nata, che ha posto tra i suoi obiettivi quello di pubblicare letteratura sperimentale o comunque non ovvia e di qualità. Una mosca bianca, quindi, nel panorama editoriale pugliese e non solo, cui indirizziamo i nostri migliori auguri per il coraggio dimostrato in tempi di crisi come questa.

1975” di Franz Krauspenhaar è il titolo che inaugura la collana Molecole, dedicata per l'appunto ad “aggregazioni narrative poliatomiche, legami letterari covalenti, meccanica quantistica della materia scrittoria (…); avendo sempre come punto di partenza la letteratura, far collidere mondi narrativi tra i più disparati, intersecando gli orizzonti del racconto con i multiformi linguaggi dell'arte e dell'espressione umana.
Franz Krauspenhaar (Milano, 1960) è uno scrittore con molte pubblicazioni alle spalle in dieci anni circa di attività ed è ben noto a chiunque frequenti i blog letterari italiani più importanti. Per anni redattore del lit-blog Nazione Indiana, è stato poi tra i fondatori de La poesia e lo spirito e della neonata rivista letteraria online Torno Giovedì.
In quest'agile operetta l'autore rievoca con uno stile letterario molto personale e intenso i suoi difficili quattordici anni. Correva l'anno 1975 nella Milano grigia degli anni di piombo e Krauspenhaar si racconta come un adolescente mingherlino e disadattato, con gravi problemi a rapportarsi con l'altro sesso e riluttante a qualsiasi tipo d'impegno scolastico. Rifugio dalla noia sono il tifo calcistico, la musica progressive, cupe elucubrazioni filosofiche e, soprattutto, un estremismo di destra fatto di chiacchiere e provocazioni infantili.
Durante il primo anno al Liceo Linguistico Colombo incontra i suoi nuovi amici come il figo Baratti, il tossico Bagnozzi o i camerati Paris e Carrassi. Ma il Nostro è uno studente svogliato, anzi svogliatissimo, e del resto sembra pervaso da una pigrizia invincibile nei confronti di qualunque cosa. “Volevo essere sconfitto su ogni fronte”, questo il suo augurio masochistico.
Con i suoi compagni di classe filo-nazisti sogna di formare un gruppo paraterroristico di estrema destra, l'Oder Neisse Gruppe, ed effettuare così attentati clamorosi, ma il primo e unico “attentato” che riescono a compiere è una pisciata collettiva nella cabina telefonica a Piazzale Loreto al termine di una delle consuete sbornie serali.
E lo stesso protagonista si rende conto di come tra giovani di destra e di sinistra non ci sia alla fine poi una grande differenza, per non parlare del fatto che la politica fatta veramente è una noia mortale. L'importante però è essere estremisti, opporsi a prescindere al centro democristiano, che rappresenta il male assoluto, ossia l'omologazione nel Sistema, così come il lavoro, altro demone da esorcizzare e rinviare quanto più possibile.
I mesi scorrono velocemente, sempre in bilico tra noia e paranoia, pervasi da una sottile ma insopprimibile e personalissima disperazione, e i ricordi del tempo che fu si intrecciano a riflessioni di ordine più generale, culturale soprattutto.
A fornire delle provvidenziali ancore di salvezza al giovane Krauspenhaar, evitandogli così di cadere nel baratro della droga o dell'estremismo politico (le due grandi tentazione dell'epoca), provvedono infatti gli amati dischi, i buoni libri e i film.
Due modelli esemplari spiccano su tutti: Lando Buzzanca, eroe personale del giovane protagonista, e Pier Paolo Pasolini, all'inizio odiato o quanto meno guardato con sospetto e poi sempre più compreso e ammirato. Due figure agli antipodi, ma l'autore scrive: “Oggi credo che i tempi siano maturati. Le ideologie sono state distrutte, anzi si sono autodistrutte, ma la sensibilità dell'uomo può essere più pulita. (…) Oggi possiamo mettere insieme Buzzanca e Pasolini, possiamo vivere di cose estreme e discordanti tra loro, riuscendo a trovarne un nesso.
Nel corso di quel fatidico anno, si consuma progressivamente il distacco del giovane Franz dalle ideologie di estrema destra, che si conclude con il ripudio sia delle iniziali simpatie filo-naziste che degli amici camerati di un tempo.
“1975” è, quindi, un mix tra memoir e riflessione esistenziale da parte dello scrittore, che giunto sulla soglia dei cinquant'anni si trova a fare i conti con gli inevitabili bilanci di una vita. Il libro ricostruisce in maniera sintetica ma essenziale l'atmosfera di un'epoca che oggi si sembra lontana anni luce, vista sia con gli occhi di un ragazzino che sta diventando uomo che con quelli più stanchi ma non ancora spenti del cinquantenne che rammenta i (non bei) tempi andati
Evento culmine è l'uccisione di Pasolini il 2 novembre, l'eliminazione del testimone scomodo, il profeta non ascoltato, l'ultimo grande poeta civile. E a fornire la chiosa finale sono proprio dei versi di Pasolini, tramite i quali Franz Krauspenhaar si richiama alla “disperata vitalità” pasoliniana, citandola come unica forma possibile di resistenza attiva contro la vita. Rivoltare quindi la propria disperazione, facendone un punto di forza. 

Valentino G. Colapinto 

Recensione di “Sugli Sugli Bane Bane” di Conte Nebbia alias Andrea Bruni a cura di Valentino G. Colapinto

9 dicembre 2010

suglisuglibanebaneNew Italian Dada 

Sugli Sugli Bane Bane” Conte Nebbia-Andrea Bruni: 160 pp. in brossura, prezzo di copertina €13,50 [Epika 2010]. 
Andrea Bruni (Faenza, 1969), alias il Conte, è ormai una vera e propria celebrità di Facebook e moltissimi sono gli amici telematici che ne amano la verve irresistibile, le battute feroci ed esilaranti, la sconfinata cultura cinematografica e letteraria. Confesso subito di essere tra questi.
Critico cinematografico e organizzatore di eventi, marxista rococò (come si definisce), Bruni è uomo dai molti talenti e con “Sugli Sugli Bane Bane” (SSBB d'ora in poi) si rivela anche ottimo scrittore.
Leggendo quest'agile operetta, un po' dada e un po' surrealista, che riprende il titolo da una canzone trash (e quindi adesso stracult) cantata dalle Figlie del Vento nel 1973, non si può fare a meno di sghignazzare e farsi condurre per mano da una scrittura brillante e coltissima come poche.
SSBN è un'apologia del non-sense, la narrazione dell'implosione del nostro immaginario collettivo, un Cha Cha Cha (o meglio un Bunga Bunga, visti i tempi) sul Titanic che affonda, una ghost-story in perfetto stile AvantPop.
I
l diabolico Aleister Crowley e l'inquieto James Dean, il cupo Baudelaire e la tagliente Mae West (che si porta appresso in una cappelliera la testa di Jane Mansfield), Totò, Jim Morrison e Pier Paolo Pasolini, e molti altri ancora si aggirano senza requie tra le pagine di SSBN, tutti al servizio di Eliogabalo, gran Maestro di Cerimonie della postmodernità, dando vita a un intreccio complicatissimo di trame e sottotrame, in cui è facile ma divertente perdersi, lasciandosi trascinare da un gioco affabulatorio travolgente come un fiume in piena.
Impreziosito da una coltissima prefazione di Giuseppe Genna, questo vademecum d'inizio millennio è composto da brevissimi capitoletti (quasi tutti da una a tre pagine), che costituiscono in pratica ciascuno un micro-racconto a sé. Forse è questa la nuova forma che deve assumere il genere romanzo, per essere fruibile dai contemporanei, dotati di una soglia d'attenzione sempre più bassa e fragile, ormai ridotta alla brevità di un sms, di un tweet o di uno status di Facebook?
Probabile. Di sicuro SSBB si legge tutto d'un fiato e con molto divertimento. Impossibile annoiarsi tra le sue pagine. Non ci sono tempi morti bensì una raffica continua di scene, dialoghi o citazioni argute e sorprendente.
Insomma, Andrea Bruni è un Oscar Wilde ai tempi di Facebook. E se possiamo dargli un consiglio, dovrebbe cominciare a raccogliere le sue battute e aforismi migliori per il prossimo libro, che speriamo non tardi molto. L'Apocalisse, si sa, è ormai alle porte… 

Valentino G. Colapinto 

Su gentile concessione dell'Autore, pubblichiamo le prime due pagine del romanzo:

Ore 2,15 a.m. – una strada non molto distante da Lido di Savio

Nebbia. Ovunque un cocktail di ombre e vapori lattiginosi. Gli alberi, le poche case, i paletti che delimitano il fosso, non sono che muti fantasmi. Un'unica luce lacera codesta garza metafisica, formando un debole cono quasi fosforescente, che si perde nelle tenebre: è il fanale di un motore, riverso a terra.

Le ruote, con un sibilo sfiatato, girano a vuoto fendendo l'aria, strappando lembi di nebbia.

A pochi metri da lì, qualcosa che sibila, grufola, sputacchia sillabe e sangue.

Un uomo, o meglio un ragazzo, a giudicare dai jeans e dal bomber lacerato.

Le sue dita arpionano il vuoto in una goffa danza di morte che sembra non volersi concludere troppo in fretta: gli occhi roteano a destra e a manca, lottando con ciocche di capelli e rivoli purpurei, in via di coagulazione.

I secondi passano inesorabili, scanditi dal ritmico sbattere delle sue mani sull'acciottolato della strada.

Il tempo lì, in quel piccolo regno delle nebbie, non esiste.

All'improvviso, la coltre fuligginosa all'orizzonte si apre lasciando intravedere due nuove luci, probabilmente un altro paio di fanali in avvicinamento.

Una macchina?

No, un altro ciclomotore, a giudicare dallo scoppiettante fragore che l'accompagna.

O meglio, un sidecar.

Già: al posto di guida, fasciato in uno splendido giubbotto di pelle nera, siede James Dean; al suo fianco, quasi sepolto in un pastrano di velluto bordeaux, Alistair Crowley, che i più conoscono come “la Grande Bestia”.

Il sidecar si blocca, ruttando nuvolette di fumo che si confondono con la nebbia.  

“Giovine, mi scusi, andiam bene di qua per Milano Marittima?”, dice il fondatore del satanismo contemporaneo.

Il silenzio, continua a regnar sovrano.

“Dai”, replica il protagonista di Gioventù bruciata, “Andiam via, non lo vedi che è morto?”

“Mica vero, guarda: agita le manine… Forse ci vuol salutare…”, sorridendo, Crowley solleva il braccio e inizia a far “ciao, ciao” con la destra.

“Fidati, quello è più morto del tuo uccello…”, è la risposta di James Dean.

Il poveretto, scompostamente rannicchiato a terra, emette un mugolio, uno straziante, umido, appello.

“Ta-Daaam!”, sbotta Crowley, “Chi è che è morto, eh?”

James Dean si accende una sigaretta:

“Beh, vabbè… È più di là che di qua, comunque… E resta il fatto che noi ci siamo persi…”

Crowley, senza più ascoltare il proprio compare, torna a rivolgersi al ragazzo agonizzante:

“Giovine, mi scusi di nuovo… Visto che, nonostante ciò che il mio ingenuo amico pensava, lei mi sembra decisamente ancora vivo, sarebbe così gentile da indicarci col dito la giusta direzione per Milano Marittima?”

Il mugolio del ragazzo diviene un rantolo sincopato; il suo petto si alza e si abbassa forsennatamente, emettendo un suono simile a quello di una fisarmonica sforacchiata.

“Mi scusi, ma non la capisco…”

“Forse è uno straniero, ricordati che siamo in una zona turistica…”, dice James Dean.

“Cazzo, non c'avevo pensato…Sprichen zi doic? Parlè vu fransè?…Abla espagnol?”

“Dacci un taglio. Non capisce: sarà un marocchino.”

“Iiih, mi fanno un senso i magrebini…”, sbotta Crowley, nascondendo il mento nel pastrano, “Metti in moto, andiamo via…”

Ed ecco, in men che non si dica, la bizzarra coppia farsi di nebbia, con l'eco borbottante del sidecar che svanisce a sua volta nelle tenebre.

Recensione di “Lo Spazio Sfinito” di Tommaso Pincio a cura di Valentino G. Colapinto

7 dicembre 2010

spazio_sfinitoIl sottile fascino del Vuoto 

“Lo Spazio Sfinito” Tommaso Pincio: 157 pp. in brossura, prezzo di copertina €13,50 [Minimum Fax, 2010]. 

Lo sapevate che, dopo aver attraversato più volte il continente americano facendo l'autostop, nel 1956 Jack Kerouac si fece spedire dentro una minuscola navetta per nove settimane nello spazio dalla Coca-Cola Enterprise come controllore orbitale? Oppure che il suo grande amico Neal Cassady si era innamorato perdutamente di Marilyn Monroe, quando ancora lei lavorava come orientatrice nelle librerie Quantum (prima che fosse licenziata perché troppo provocante)? E che a causa di uno scambio di persone lo stesso Neal perseguitò telefonicamente per mesi tale Norma Jeane Mortenson, triste moglie di un arido e tirannico Arthur Miller, a sua volta pezzo grosso della Coca-Cola Enterprise e superiore di Kerouac?

Ovviamente no, a meno che non abbiate già avuto la fortuna e il piacere di leggere “Lo Spazio Sfinito”, secondo e da tempo introvabile romanzo di Tommaso Pincio, tornato finalmente in libreria a dieci anni dalla prima pubblicazione grazie all'avvedutezza della Minimum Fax.

Tecnicamente parlando, qui ci troviamo di fronte a un'ucronia, ossia una storia alternativa, genere adesso sempre più di moda anche in Italia, ma che Pincio ha usato prima di tutti (o quasi) gli altri, rompendo come al solito i vecchi schemi dell'asfittico panorama delle lettere italiane.

Leggendo un suo libro, infatti, si ha spesso la bizzarra sensazione che si tratti della traduzione di un romanzo straniero, e non per il linguaggio (solo apparentemente) medio, quanto perché non esistono o sono rarissimi libri così in Italia.

Tutto farebbe pensare (dallo strano pseudonimo alla leggenda metropolitana che il vero autore mandi in giro in sua vece un amico a presentazioni e conferenze) che dietro quel bizzarro nom de plume si celi in realtà qualche scrittore americano, transfuga nel nostro Paese e con chissà quale misterioso passato alle spalle da cui fuggire.

Ma è solo un'illusione. Pincio è italianissimo anzi romano, anche se ha vissuto per un po' di anni a New York, dove ha avuto pure amici comuni con il suo quasi omonimo d'oltreoceano, e questo spiega sicuramente alcune cose.

Uomo di profondissime letture (mai troppo prevedibili), Pincio infatti è innanzitutto un cultore della letteratura americana, ossia della più importante letteratura dell'ultimo secolo e qualcosa, e dimostra di aver ben appreso la lezione dei suoi maestri beatnik e postmoderni.

Pubblicato un anno dopo M. (il suo romanzo d'esordio), Lo Spazio Sfinito appartiene al periodo in cui Tommaso Pincio viveva come un vagabondo del Dharma, alla maniera dei suoi eroi beat Kerouac e Burroughs, ed era ancora uno scrittore poco noto (la popolarità arriverà solo a partire dal successivo “Un amore dell'altro mondo”, 2002), ma è allo stesso tempo un romanzo di svolta, di cambiamento radicale e definitivo.

Passiamo, infatti, dallo sperimentalismo sfrenato di M. (1999), che tanto era piaciuto a certi critici letterari, a uno stile molto più piano (“quasi” ordinario), a una scrittura che si mette al servizio di una narrazione nella quale i piani della Storia e dell'Ucronia, del Sogno e della Realtà si intrecciano e si confondono senza tregua. Insomma, con lo Spazio Sfinito nasce il Tommaso Pincio che la maggior parte dei lettori conosce e ama.

A parte lo straniamento provocato dall'utilizzo di icone della cultura pop o della letteratura americana come protagonisti ucronici, la cosa che più colpisce è l'intensità emotiva di una scrittura che, con molto garbo e delicatezza, sa coinvolgere il lettore e commuoverlo.

A parere dell'Autore stesso, Lo Spazio Sfinito più che un romanzo è un piccolo poema in prosa. Un haiku postmoderno, un'operetta beat affascinante e melanconica – aggiungiamo noi – futuristica e old-fashioned allo stesso tempo, in cui tutti i personaggi sono afflitti da un'invincibile solitudine e una dolcissima mestizia, un incolmabile e splendido Vuoto, in cui vanno alla deriva come satelliti usciti dalla propria orbita.

Una lettura da non perdere. 

Valentino G. Colapinto

:: Recensione di All’ombra di… lui di Dania Manti e Pasquale Romeo a cura di Cristina Marra

3 dicembre 2010

copertina_allAll’ombra di… lui”  – Dania Manti e Pasquale Romeo – Armando editore di Cristina Marra
 
Chi è lui? Uno dei tanti minori violati, offesi, oltraggiati e privati del loro diritto all’infanzia, una vittima di violenze sessuali.  All’ombra di questi bambini mortificati nel corpo, nell’anima, e nella mente, una criminologa e uno psichiatra danno voce alle loro storie e ai loro silenzi. Sono Dania Manti e Pasquale Romeo gli autori di “All’ombra di…lui” (Armando editore, pagg.96, euro 8,00). Gli autori affrontano il delicato e purtroppo attualissimo argomento della pedofilia e della prostituzione minorile partendo dalle loro esperienze professionali nella difficile realtà dell’abuso.
Il volumetto di appunti di clinica giudiziaria su pedofilia e prostituzione dei minori fa parte della collana  “Uroboros” curata da Pasquale Romeo ed è introdotto dal magistrato Fabio Roia.
É un libro nato dalla testa e dal cuore di due “addetti ai lavori” ed è frutto della convergenza e dell’alternanza di punti di vista, ricerche scientifiche e indagini sul campo. Romeo e Manti sono da anni impegnati nel campo di crimini a sfondo sessuale.
Dania Manti è avvocato e criminologa clinica è responsabile della IV sezione della Squadra Mobile della Questura di Roma. Insignita dell’onorificenza di ufficiale al merito della Repubblica e nel 2008 intraprende la professione forense e attualmente è consulente della commissione Parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia.
Pasquale Romeo è psichiatra e psicoterapeuta, lavora al Centro degli Abusi sessuali e al servizio per la Salute sessuale di Reggio Calabria ed è responsabile di psichiatria e psichiatria forense nel  gruppo di ricerca Scienze medico-legali dell’Università di Siena oltre ad essere autore di numerosi saggi scientifici.
“All’ombra di …lui” è una trattazione sulle difficoltà vissute e comunicate dai minori abusati e su tutti coloro che restano coinvolti nel processo di sofferenza vissuto e elaborato dalle piccole vittime: specialisti, investigatori e familiari. Il libro introduce anche alle normative e agli strumenti di tutela da adottare in casi tanto difficili a causa del turbamento che inducono. Non solo informazione ma invito alla  riflessione: “ci piacerebbe tradurre al lettore” – scrivono gli autori nell’introduzione – “le enormi difficoltà che si incontrano per rispondere alle istanze di chi, malauguratamente, si trova a vivere il dramma di un figlio  abusato e di quanto sia difficile articolare un’indagine di polizia giudiziaria, una inchiesta psicologica che abbia la pretesa di avere raggiunto un apprezzabile margine di verità, nonché della soddisfazione di tutte le amarezze quando si riesce a recuperare e ad indirizzare il futuro di un bambino”. Non basta inasprire le pene nei confronti di coloro che abusano, perchè la violenza sui minori è un crimine “di straordinaria complessità e soprattutto se non si è vissuto il dramma di sentirsi impotenti e incapaci di fronte al dolore e allo smarrimento dei minori vittime di violenza” e non si può comprenderlo senza uno studio approfondito di una tematica multidisciplinare come lo è questa.
Se lo psichiatra traccia i percorsi sociali che conducono al e alla pedofilia fino a soffermarsi sull’abuso, sulle reazioni dei minori abusati, sul rapporto dei media col fenomeno e sui diversi profili dei pedofili, l’investigatore delinea le dinamiche che si attivano durante un’indagine, comprese eventuali simulazioni di reato.

:: Recensione di Shopping con Jane Austen di Laurie V. Rigler a cura di Elena Romanello

1 dicembre 2010

Sul_Romanzo_Shopping_con_Jane_Austen_Laurie_Viera_RiglerQual è l'autrice preferita da donne di diversa età, provenienza sociale, di Paesi diversi? Non Isabel Allende, non Banana Yoshimoto, non Joanne Harris, non Susanna Tamaro, non Dacia Maraini (anche se tutti questi nomi sono amati e considerati), ma Jane Austen, zitella vissuta nell'Inghilterra della Reggenza, nei primi decenni dell'Ottocento, mentre sull'Europa continentale infuriava Napoleone, autrice di sei libri ancora considerati oggi come la Bibbia delle donne e dei rapporti tra i sessi. Jane Austen ha ispirato tante autrici posteriori, fino ad arrivare a quelle della moderna chick lit (ci sono studi su quanto abbia in comune Bridget Jones con le protagoniste della Austen), e a Jane Austen si ispirano molti filoni di romanzi contemporanei, dai gialli che la vedono protagonista come sorta di Jessica Fletcher ante litteram scritti da Stephanie Barron alle riletture horror, a diari personali ritrovati in cui si raccontano le sue scelte di vita e professionali.
Molte lettrici dei romanzi dell'autrice idealizzano in un certo qual modo l'epoca della Reggenza, complici anche una serie di sceneggiati prodotti dalla BBC popolarissimi sul mercato anglosassone, inediti purtroppo nel nostro Paese ma facilmente reperibili se si ha accesso ad Internet e si conosce la lingua inglese: partendo da questo fenomeno comunque di costume (basti vedere tutti i siti web, i blog e gli spazi su Facebook dedicati alla Austen!) Laurie Viera Rigler propone con Shopping con Jane Austen un nuovo modo di omaggiare il mondo austeniano, tra il paranormale e il divertente.
Courtney, protagonista del libro, è una trentenne di oggi, che vive a Los Angeles, dove si divide tra un lavoro deludente (oggi le ragazze lavorano a differenza delle eroine di Orgoglio e pregiudizio e di Ragione e sentimento) e storie d'amore ancora più disastrose e che coltiva un'adorazione per Jane Austen e il suo mondo, una delle poche cose che la tirano su dopo le sue giornate stressanti e noiose. Un bel giorno si sveglia in un palazzo inglese, proprio all'epoca della sua beniamina e nei panni di una ragazza molto simile alle varie Elizabeth, Eleanor e Emma: purtroppo vivere quella realtà è ben diverso che sognarci su oggi, e Courtney scoprirà che forse si può anche trovare il vero amore ma si deve fare i conti con la medicina primitiva, la scarsa igiene personale, la mancanza di bagni moderni e il maschilismo endemico.
Di conseguenza, si creano situazioni imbarazzanti e divertenti, che aiutano ad essere un po' più distaccati sui facili idealismi per il passato percepito come bello solo perché tale, senza però che le atmosfere di un'epoca comunque affascinante ne abbiano a che soffrire. Forse però è meglio solo sognarci su, anche se magari Courtney riuscirà a trovare la sua strada proprio nel mondo che ama tanto, malgrado tutto.
Un omaggio simpatico ad un'autrice che continua comunque ad ispirare, e che molto probabilmente durante la sua breve vita (morì nel 1817 a soli 42 anni) non avrebbe mai immaginato che donne nate due secoli dopo di lei avrebbero ancora adorato i suoi intrecci al punto da continuare a sognare con lei e reinventare mille storie partendo dal suo mondo, comunque unico e reso da lei con impagabile ironia.
Shopping con Jane Austen, Laurie Viera Rigler, Sperling & Kupfer, 17,90 euro, traduzione di Enrica Budetta
 
Elena Romanello

:: Recensione di Non fare la cosa giusta di Alessandro Berselli a cura di Stefano Di Marino

30 novembre 2010

Berselli-non_fare_la_cosa_giustaNON FARE LA COSA GIUSTA-di Alessandro Berselli- Perdisapop 15,euro
Stefano Di  Marino
 
C’è qualcosa di ognuno di noi in Claudio Roveri come c’era sicuramente qualcosa di Luca Parmeggiani in ognuno di noi. Dunque tutti kattivi? Parrebbe di sì, se non ci fosse comunque una luce che se non giustifica almeno ci fa fare il tifo per i personaggi di Alessandro Berselli giunto con Non fare la cosa giusta a una piena maturità di narratore sia sotto il profilo contenutistico che stilistico.  Finalmente non è un romanzo che si traveste da noir. E' una storia. C’è morte, ci sono tradimenti, ci sono persone (molto) cattive ma questo accade in tantissimi romanzi senza che per venderli si debba per forza attaccargli un’etichetta. L’interesse di  Berselli è quello di raccontare un disagio, portato più o meno consapevolmente dal protagonista alle estreme conseguenze. Una narrazione impeccabile, due parti che si fondono come nel simbolo Yin e Yang con ciascuna una fettina dell’altra. Claudio Roveri conduce una vita apparentemente di successo. Invece cova disagio e desiderio di rivalsa. Un cattivo maestro gli indica una strada che, però, crediamo avrebbe imboccato ugualmente. E quando la mancata risposta a una telefonata lo proietta in una voragine reagisce con ferocia. Soprattutto verso se stesso. Resta una domanda: se avesse risposto a quella maledetta telefonata sarebbe cambiato qualcosa? Io credo di no… Il male è lì,che aspetta nel buio come in una giornata di sole. Per quanto uno faccia c’è sempre un diavolo che ti tira giù dalla montagna. Grande Ale!

:: Intervista con Claudia Salvatori a cura di Giulietta Iannone

29 novembre 2010

Claudia SalvatoriBenvenuta Claudia su Liberidiscrivere e grazie per aver accettato la nostra intervista. La prima domanda per tradizione è riservata alle presentazioni. Sei nata a Genova nel 1954, sei una scrittrice e sceneggiatrice per cinema e fumetti. Hai pubblicato numerosi romanzi dal giallo al noir in collane come il Giallo Mondadori e Segretissimo Mondadori, e con editori come Marco Tropea Editore, Alacran. Come è nato il tuo amore per la scrittura? Quando per la prima volta hai preso carta e penna e ti sei detta da grande voglio fare la scrittrice?

Non me lo ricordo. Dovevo avere tredici anni, ma dalla primissima infanzia mi rendevo conto che la realtà che mi circondava non mi piaceva, e occorreva far qualcosa per correggerla, a livello simbolico, non potendo fare una vera rivoluzione.

Raccontaci i tuoi esordi, la tua strada per la pubblicazione?

Inizio con uno studio di fumetti genovese, Staff di If, a circa 24 anni (era il ‘79) e vittoria al premio Tedeschi nell’85. Il resto è venuto dopo, con molta lentezza.

C’è qualcuno che ti aiutato all’inizio della tua carriera anche solo con consigli, incoraggiamenti che ti va di ringraziare?

No, nessuno. Negli anni ‘80 non c’era tutta questa socializzazione sulla scrittura, né scuole né blog su Internet né occasioni per agganciare altri scrittori e proporsi. Ricordo che gli scrittori pubblicati vivevano ancora nel loro mistero, e apparivano in pubblico raramente. Mio marito mi è stato vicino, soltanto lui. Ho cominciato ad avere amici negli ambienti letterari dagli anni ‘90.

Hai fatto parte per Mondadori della famosa Legione Straniera composta da scrittori come Sergio Altieri, Andrea Carlo Cappi, Stefano Di Marino e Giancarlo Narciso che parla di te come di una scrittrice raffinata e versatile. Come è stato collaborare in un universo così prevalentemente maschile?

Non ho problemi con l’universo maschile, ma con quello femminile. Tutti hanno problemi con l’universo femminile, donne incluse, ma non lo sanno o non si vuole parlarne.

Ami le storie maledette, prediligi un thriller tendente all’ horror, molto visivo, di forte impatto, in cui analizzi le radici oscure del male. Non ti fa un po’ paura? Cos’è la paura per te? 

La paura per me è quello che può arrivare a fare la gente.  Tutto quello che passa attraverso l’immaginario ben controllato e orchestrato è puro piacere.

Hai collaborato con Disney Italia scrivendo numerosissime storie con protagonisti Topolino, Paperino, Nonna papera. Che esperienza è stata? Chi ti aiutava a trovare l’ispirazione?

Il ricordo delle letture infantili e il tipo di magia e affabulazione, le impressioni forti che si provano in quegli anni. E’ stato un ricalco di fantasie infantili.

In questo periodo si parla molto della morte del noir, del post noir. Pensi che sia possibile? E’ una provocazione o c’è un fondo di verità?

Penso che il noir (che io non ho mai scritto) sia stato lo snobismo di punta della rivendicazione dei generi letterari, come dire che è come fare mainstream (prodotto di alto valore artistico). E’ servito per recuperare il senso della narratività genuina e sorgiva dopo decenni di sterile letteratura mainstream.  Occorrerebbe andare oltre, adesso.

Collabori come giornalista e articolista con diverse riviste come Max, Donna moderna, ConfidenzeAmica. Come hai iniziato?

Non sono collaborazioni continuative che durano da sempre. Alcune sono state occasionali, altre sono durate un anno o due. In genere mi chiedono i racconti, sia per riviste che per antologie.

Progetti per il futuro?

Un secondo romanzo di Roma in lavorazione e poi un romanzo mainstream.

:: Recensione di Cavallo Pazzo e altri cani sciolti", firmato dal collettivo Alba Cienfuegos.

27 novembre 2010

CAVALLO PAZZO E ALTRI CANI SCIOLTI, periferie milanesi per una casa editrice ferrarese

estetica_autonoma_1L'officina culturale LineaBN Edizioni di Ferrara mette insieme i suoi autori di spicco e stampa "Eri tutto lungo. Cavallo Pazzo e altri cani sciolti", firmato dal collettivo Alba Cienfuegos. Il romanzo, un'intensa opera corale ambientata durante la fine degli anni '70, un periodo fondamentale della nostra storia più recente, è un tracciato crudo, a volte incantato, sulla realtà della periferia milanese. Siamo nel giugno del 1978 durante una manifestazione antifascista. Nel caos, con un gesto estremo, un ragazzo lancia una molotov all’interno di un blindato della polizia. Da qui prende il via la storia, a ritroso, di un gruppo di giovanissimi, una storia che li vede vivere insieme nel quartiere della Barona, combattere per i propri ideali, confrontarsi con la realtà di tutti i giorni, ritagliarsi i propri spazi, affrontare le illusioni e le disillusioni di quel periodo di lotta e di cambiamenti. Rispetto ai tanti libri scritti sul movimento del '77, "Eri tutto lungo. Cavallo Pazzo e altri cani sciolti" ha il pregio di raccontare quegli anni ignorando completamente il punto di vista dei vari “leaderini” (fra tutti basti pensare al Philopat de “La Banda Bellini” rivisitazione edonistica del celebre gruppo milanese o i tentativi letterari di Sergio Segio su Prima Linea) per narrare i sentimenti dei ragazzi comuni, quelli che alla fine in televisione non ci sono andati, quelli che non hanno rinnegato la propria giovinezza fondando un partito politico o chiesto scusa in odor di galera. Alba Cienfuegos ci insegna che gli anni '70 non sono stati solo p38 e scontri di piazza, ma musica, amore, impegno civile e sociale, sogno a occhi aperti. Sembra incredibile leggendo le vicende di questo gruppo di adolescenti pensare che tutto questo accadeva in Italia soltanto trent'anni fa. Davanti ad un totale disinteresse per lo sfacelo odierno forse questo libro farebbe bene ai più giovani, con la speranza che il sogno, anche piccolo, possa sostituire, ogni tanto, l'aperitivo non ideologico del mercoledì sera. Alba Cienfuegos è un collettivo formato dallo scrittore milanese Mario Javed Saggittario (straordinaria memoria storica del gruppo), Filippo Landini (apprezzato scrittore sperimentale con lavori come "Ferrara Game Over" e “Red Rec Play Black”), Enrico Astolfi (che ha esordito l'anno scorso con il suo romanzo a racconti "Palude" a cui è seguito, con Mazzoni, “La ballata del tocororo”), e Lorenzo Mazzoni autore di numerosi romanzi e reportage già affermato a livello nazionale con "Ost", "Le acrobazie mentali di Ivan Mostarda" e la saga di “Nero Ferrarese”. I quattro stanno lavorando a una storia dissacrante sulla famiglia Este e a un noir ambientato alla soglia degli anni '80, oltre a continuare il tour che li ha già portati a Carrara, Firenze, Bologna, Massa, Roma, Milano e che si concluderà a Ferrara all'inizio del 2011 al circolo Arci Zuni, all'interno della manifestazione dei Giovedì Letterari di LineaBN.
www.lineabn.com

Intervista a Andrea De Carlo autore di “Leielui” (Bompiani) a cura di Cristina Marra

26 novembre 2010

De_Carlo_1Scrivere é un pò come fare i minatori di se stessi: si attinge a quello che si ha dentro e se si è sinceri non si bada al rischio di farsi crollare tutto addosso. É uno dei lavori più pericolosi che ci siano, quando diventa così, ma anche uno dei più eccitanti…” così Andrea de Carlo scriveva nell’introduzione alla nuova edizione del suo “Due di due”, romanzo cult pubblicato nel 1989. Lo “scavo” di De Carlo continua nel suo ultimo romanzo “Leielui”( Bompiani, pagg. 568, euro 18,50) in cui scavare dentro diventa anche rivelarsi, scrivere senza riserve soprattutto se l’argomento è uno dei più belli e più difficili da trattare: l’amore. “Leielui” esprime il forte e inscindibile legame del sentimento d’amore già nel titolo, senza nessuno spazio tra la congiunzione “e”. Lo spazio interromperebbe l’unione tra quella lei, Clare Moletto e quel lui, Daniel Deserti protagonisti di una storia in cui l’amore conduce alla scoperta di se stessi. De Carlo racconta gli sconvolgimenti, le paure, le angosce, le gioie e le emozioni che provano due persone quando scoprono di essere innamorate, si immedesima in entrambi i suoi protagonisti, ne sviscera punti di vista, differenze e particolarità. Clare è italo americana, lascia un paesino sulla costa ligure per seguire il fidanzato Stefano a Milano e si improvvisa assicuratrice. Daniel è uno scrittore di best seller un pò in declino che conduce una vita sregolata. Entrambi contrastano ogni tipo di convenzione e di establishment. Improvvisamente: “skatabam, un colpo violento”, un tamponamento e le loro auto si fermano in autostrada sotto una pioggia battente. Da quello stop violento e inatteso riparte la loro vita e ha inizio la loro storia tra rimorsi e sensi di colpa, tra Milano, il Sud della Francia e il Canada, tra sensazioni e eccitazioni.
 
Nei tuoi romanzi l’amore c’è sempre, in ogni sua forma, ma com’è nata e quando l’idea di scrivere la storia di “Leielui”?
“Avevo voglia da tempo di scrivere una storia dal punto di vista di una donna. Poi, un paio d’anni fa, mi è venuto in mente che sarebbe stato ancora più interessante scriverne una da due punti di vista, femminile e maschile, che si alternano di capitolo in capitolo. Così è nato ‘Leielui’”.
 
É stato difficile riuscire a raccontare l’amore dal punto di vista femminile?
“Ha implicato un rovesciamento totale di prospettiva, entrare in un sistema di percezioni e sentimenti radicalmente diverso. Non è stato facile, ma l’ho trovata un’esperienza affascinante, che mi ha lasciato la voglia di continuare a esplorare i due universi paralleli in altri romanzi”.
 
Il viaggio in auto, in aereo è simbolico del percorso che conduce alla scoperta dell’amore?
“Sì, la strada rappresenta il percorso delle nostre vite, che si rivela man mano che andiamo avanti”.
 
La costa ligure, il sud della Francia e la tranquillità del Canada. Allontanarsi dal caos delle metropoli rende più facile gestire, capire o riscoprire i sentimenti?
“Credo che la solitudine sia indispensabile a capire chi siamo e cosa vogliamo davvero. Almeno ogni tanto dovremmo provare a uscire dall’affollamento di segnali e interferenze continue in cui viviamo, per entrare in contatto con la parte più profonda di noi stessi”.
 
De Carlo in cosa somiglia a Deserti?
“Come lui, faccio il romanziere. A differenza sua non odio il mio lavoro né i miei lettori, però posso capire bene lo stato in cui si trova un artista che non crede più in quello che fa”.
 
C’è un personaggio che ti sta più simpatico?
“‘Lei’, Clare. Mi piace il suo spirito solare, la sua naturalezza, la sua curiosità priva di pregiudizi, la sua capacità di mettersi in discussione e ricominciare da zero ogni volta”.
 
Oltre all’amore, in “Leielui”, c’è anche molta natura. Mi racconti del tuo impegno ambientalista?
“Da anni aderisco alla campagna ‘Scrittori per le foreste’ lanciata da Greenpeace, e pubblico i miei libri su carta certificata FSC. Ho anche fatto da testimonial nella campagna Fairtrade, per il commercio equo e solidale. Credo che ognuno di noi dovrebbe fare qualcosa per l’ambiente, nel proprio campo”.
 
Che rapporto hai con i tuoi lettori? Quali sono le domande o le curiosità più ricorrenti?
“Ogni volta che li incontro è come incontrare degli amici, con cui ci sono legami profondi. Forse la domanda più ricorrente è su quanto ci sia di autobiografico nei miei romanzi. Rispondo che scrivo solo di situazioni, esperienze, luoghi che conosco direttamente e a fondo, dunque in questo senso tutti i miei libri sono autobiografici”.
 
Hai esperienza di regista. Che ne pensi della trasposizione cinematografica dei romanzi?
“Penso che sia quasi sempre un tradimento della lettura che ogni lettrice e lettore compiono, dando volti ai personaggi, prestando le proprie sensazioni e i propri sentimenti a ogni scena. Per questo non ho mai voluto cedere i diritti cinematografici dei miei romanzi. L’unico che è diventato film l’ho diretto io, ma anche in quel caso è stato un tradimento della storia da cui nasceva”.
 
Dopo “Treno di panna”, “Leielui” potrebbe diventare un film?
“Dirigere ‘Treno di panna’ è stata un’esperienza interessante, ma non credo che la ripeterei. Amo troppo la libertà del romanziere, che non deve fare i conti con la pressione economica a cui è sottoposto un regista. Poi preferisco che il film se lo facciano i miei lettori nella propria testa, ognuno a modo suo. E’ questo il fascino del romanzo, la sua unicità insostituibile”.

:: Intervista a Michele Fronterrè

25 novembre 2010

imprenditori-ditaliaBenvenuto Michele su Liberidiscrivere e grazie per aver accettato la nostra intervista. Iniziamo con le presentazioni. Ci parli di lei, del suo lavoro, dei suoi studi.
 
Siciliano. Punta Sud Orientale. Vivo e lavoro a Torino. Ieri dicevo mi ci hanno mandato. Oggi dico ci sono venuto. Dopo il Politecnico, ho fatto il consulente informatico per un’azienda che si occupa di automazione industriale. Ho girovagato per l’Italia e un pezzo di Europa da uno stabilimento ad un altro per 5 anni. Poi ho deciso di mettermi in proprio. L’incontro con alcune persone mi ha permesso di accelerare i tempi. Oggi mando avanti due start-up tecnologiche all’interno dell’acceleratore di imprese del Politecnico di Torino che si occupano di energia.
 
Si occupa anche di letteratura e di teatro del novecento. Come è nato il suo amore per le lettere, non ostante la sua formazione prettamente scientifica?
 
Ho sempre letto tanto. Il teatro, la prosa in particolare  l’ho scoperta a Torino. A teatro. Lavia con Memorie del Sottosuolo, Pagni in Il Commesso Viaggiatore mi hanno fatto diventare un abbonato fisso. Ho anche avuto la fortuna di avvicinare Laura Curino, Gabriele Vacis del teatro stabile di Settimo (TO) e un teatro d’essay quello di Assemblea Teatro sempre a Torino.
 
Con Edizioni della Sera ha pubblicato il saggio “Imprenditori d’Italia” Storie di successo dall’Unità fino ad oggi. Come è nata l’idea di raccogliere queste testimonianze, di vedere il mondo dal punto di vista degli imprenditori?
 
Un mio carissimo amico mi ha spinto a scrivere di Olivetti. E’ iniziato tutto da lì. Poi è stata la volta di Riccardo Gualino, quindi di Dufour, via via tutti gli altri. Ho trovato una specie di format  rispetto al quale raccogliere queste biografie. Il format somiglia molto ai “casi aziendali”  che insegnano nelle business school. Cerco sempre di evidenziare qual è stato il vantaggio competitivo. La cifra distintiva dell’imprenditore. Perché ha avuto successo. Perché si è incaponito a fare una determinata cosa.
 
L’Italia vista con gli occhi dell’impresa, è un Italia in buona salute? C’è ottimismo, voglia di fare, speranza di una ripresa?
 
A questo paese non mancano imprenditori. Anzi. Il problema sono i capitali. E quelli li hanno solo i ricchi. E purtroppo non tutti i ricchi sono imprenditori.  Quando un imprenditore riesce a fare cose semplici che piacciono a tanti si crea sviluppo e vantaggi per molti.
Oggi di aziende di media dimensione che riescono a fare valore ce ne sono tante. Eccellenti. Ma se ne parla troppo poco. Abbiamo marchi fortissimi che fanno ancora la fortuna di gruppi industriali anche se non vantano una solida organizzazione. 
 
Come è cambiato il concetto di successo in questa epoca di crisi?
 
Una storia di successo rimane sempre una storia di successo. Le crisi ci sono sempre state, sono cicliche, sempre più acute ma è il capitalismo, il migliore sistema che ci siamo inventati e che ci fornisce supposte, preservativi, macchine e carne rossa per il maggior numero dio persone possibili. Le più fortunate. Che possono morire di cancro anziché di colera.
Se sei creativo, intraprendente e sai trovare le risorse oggi puoi con i mezzi sempre più potenti della rete internazionalizzare una società che offre sul mercato globale i propri prodotti e/o servizi. Devono essere semplici e piacere a tanti. Come vede “semplice” ricorre tantissimo. Di complicato c’è il “come”.
 
Precariato diffuso, poche politiche di sostegno all’impresa, poca propensione al risparmio. I giovani sono incoraggiati a diventare imprenditori? Che politiche adotterebbe? Che misure di correzione?
 
Questa è la domanda più complicata che potesse farmi. Non ho ricette. Ma posso dire questo. Bisogna fare quello per cui si è tagliati. Panettiere, macellaio, web designer, avvocato, ingegnere. Ogni mestiere o professione si può poi approcciare da professionista, da dipendente o da imprenditore. E’ questione di attitudine. E quello ognuno deve capirlo da solo. Se vuole il male della scuola italiana è l’incapacità di orientare.
Quando si decide di “fare impresa” i problemi che si incontrano non è tanto negli strumenti. La macchina burocratica ha una certa inerzia ma i problemi pratici sono altri. Le risorse finanziarie. Se oggi un’azienda vuole finanziare un progetto innovativo non può sperare nelle banche che sarebbe l’attore di prossimità più immediato ma deve ricorrere a strumenti regionali, nazionali o bandi europei.
Per i primi c’è molta concorrenza, i secondi sono affetti dalla instabilità politica e si rischia di aspettare anni prima di conoscere l’esito delle domande presentate, gli ultimi sono molto, troppo impegnativi per un’azienda  di piccola dimensione.
 
 
Il libro si propone di specificare che fare impresa significa fare sviluppo e per farlo da voce ai protagonisti diretti di questo sviluppo, gli imprenditori. Quale è il caso, la testimonianza che l’ ha più sorpresa in positivo o in negativo?
 
Sicuramente la parabola di Adriano Olivetti rappresenta quella più straordinaria. Per tutta una serie di motivi: dimensione, tasso di innovazione, tasso di cambiamento nel territorio in cui si è insediata, complessità dell’organizzazione. Successo planetario.
Vedere agli spettacoli di Laura Curino “Olivetti” operai piangere per un’ora intera. Un attaccamento ed una nostalgia impressionante.
 
Ogni imprenditore è fondamentalmente un uomo, con pregi e difetti, entusiasmi, passioni, amore per il rischio, dinamismo. Quali sono le caratteristiche che lo fanno eccellere, che lo portano ad emergere in un mondo così competitivo?
 
Non esiste ovviamente una regola fissa. Le dico la mia opinione sulla base di quelli che ho conosciuto e di quelli di cui mi sono documentato per come me li sono figurati. Sono delle persone con un ego fortissimo che riescono ad imprimere nell’organizzazione che creano una forza ed un dinamismo che solo chi l’ha provato può comprendere. Normalmente sono grandi comunicatori, capaci di smuovere le corde di ogni collaboratore facendolo rendere tantissimo. Sono spesso l’anima delle loro creature e purtroppo per quanto forte e robusta possa essere l’organizzazione che si danno le loro imprese senza di loro sono destinate a scomparire. Quando non succede c’è sicuramente una distorsione del mercato.
 
Che bilancio ha fatto ? E’ ottimista rispetto al futuro dell’Italia?
 
Ottimista. Per forza.
 
Ci parli dei suoi progetti per il futuro. Sta documentandosi per nuovi saggi?
 
Vorrei scrivere un libro di interviste impossibili.
 
Grazie di aver voluto parlare con noi.