1975. Nonostante Pasolini, e purché Buzzanca non lo sappia, al liceale piacciono le donne” Franz Krauspenhaar: 120 pp. rilegato, prezzo di copertina €12 [Caratteri Mobili 2010].
Caratteri Mobili è una casa editrice barese appena nata, che ha posto tra i suoi obiettivi quello di pubblicare letteratura sperimentale o comunque non ovvia e di qualità. Una mosca bianca, quindi, nel panorama editoriale pugliese e non solo, cui indirizziamo i nostri migliori auguri per il coraggio dimostrato in tempi di crisi come questa.
“1975” di Franz Krauspenhaar è il titolo che inaugura la collana Molecole, dedicata per l'appunto ad “aggregazioni narrative poliatomiche, legami letterari covalenti, meccanica quantistica della materia scrittoria (…); avendo sempre come punto di partenza la letteratura, far collidere mondi narrativi tra i più disparati, intersecando gli orizzonti del racconto con i multiformi linguaggi dell'arte e dell'espressione umana.”
Franz Krauspenhaar (Milano, 1960) è uno scrittore con molte pubblicazioni alle spalle in dieci anni circa di attività ed è ben noto a chiunque frequenti i blog letterari italiani più importanti. Per anni redattore del lit-blog Nazione Indiana, è stato poi tra i fondatori de La poesia e lo spirito e della neonata rivista letteraria online Torno Giovedì.
In quest'agile operetta l'autore rievoca con uno stile letterario molto personale e intenso i suoi difficili quattordici anni. Correva l'anno 1975 nella Milano grigia degli anni di piombo e Krauspenhaar si racconta come un adolescente mingherlino e disadattato, con gravi problemi a rapportarsi con l'altro sesso e riluttante a qualsiasi tipo d'impegno scolastico. Rifugio dalla noia sono il tifo calcistico, la musica progressive, cupe elucubrazioni filosofiche e, soprattutto, un estremismo di destra fatto di chiacchiere e provocazioni infantili.
Durante il primo anno al Liceo Linguistico Colombo incontra i suoi nuovi amici come il figo Baratti, il tossico Bagnozzi o i camerati Paris e Carrassi. Ma il Nostro è uno studente svogliato, anzi svogliatissimo, e del resto sembra pervaso da una pigrizia invincibile nei confronti di qualunque cosa. “Volevo essere sconfitto su ogni fronte”, questo il suo augurio masochistico.
Con i suoi compagni di classe filo-nazisti sogna di formare un gruppo paraterroristico di estrema destra, l'Oder Neisse Gruppe, ed effettuare così attentati clamorosi, ma il primo e unico “attentato” che riescono a compiere è una pisciata collettiva nella cabina telefonica a Piazzale Loreto al termine di una delle consuete sbornie serali.
E lo stesso protagonista si rende conto di come tra giovani di destra e di sinistra non ci sia alla fine poi una grande differenza, per non parlare del fatto che la politica fatta veramente è una noia mortale. L'importante però è essere estremisti, opporsi a prescindere al centro democristiano, che rappresenta il male assoluto, ossia l'omologazione nel Sistema, così come il lavoro, altro demone da esorcizzare e rinviare quanto più possibile.
I mesi scorrono velocemente, sempre in bilico tra noia e paranoia, pervasi da una sottile ma insopprimibile e personalissima disperazione, e i ricordi del tempo che fu si intrecciano a riflessioni di ordine più generale, culturale soprattutto.
A fornire delle provvidenziali ancore di salvezza al giovane Krauspenhaar, evitandogli così di cadere nel baratro della droga o dell'estremismo politico (le due grandi tentazione dell'epoca), provvedono infatti gli amati dischi, i buoni libri e i film.
Due modelli esemplari spiccano su tutti: Lando Buzzanca, eroe personale del giovane protagonista, e Pier Paolo Pasolini, all'inizio odiato o quanto meno guardato con sospetto e poi sempre più compreso e ammirato. Due figure agli antipodi, ma l'autore scrive: “Oggi credo che i tempi siano maturati. Le ideologie sono state distrutte, anzi si sono autodistrutte, ma la sensibilità dell'uomo può essere più pulita. (…) Oggi possiamo mettere insieme Buzzanca e Pasolini, possiamo vivere di cose estreme e discordanti tra loro, riuscendo a trovarne un nesso.”
Nel corso di quel fatidico anno, si consuma progressivamente il distacco del giovane Franz dalle ideologie di estrema destra, che si conclude con il ripudio sia delle iniziali simpatie filo-naziste che degli amici camerati di un tempo.
“1975” è, quindi, un mix tra memoir e riflessione esistenziale da parte dello scrittore, che giunto sulla soglia dei cinquant'anni si trova a fare i conti con gli inevitabili bilanci di una vita. Il libro ricostruisce in maniera sintetica ma essenziale l'atmosfera di un'epoca che oggi si sembra lontana anni luce, vista sia con gli occhi di un ragazzino che sta diventando uomo che con quelli più stanchi ma non ancora spenti del cinquantenne che rammenta i (non bei) tempi andati
Evento culmine è l'uccisione di Pasolini il 2 novembre, l'eliminazione del testimone scomodo, il profeta non ascoltato, l'ultimo grande poeta civile. E a fornire la chiosa finale sono proprio dei versi di Pasolini, tramite i quali Franz Krauspenhaar si richiama alla “disperata vitalità” pasoliniana, citandola come unica forma possibile di resistenza attiva contro la vita. Rivoltare quindi la propria disperazione, facendone un punto di forza.
Valentino G. Colapinto
New Italian Dada
Il sottile fascino del Vuoto
“All’ombra di… lui” – Dania Manti e Pasquale Romeo – Armando editore di Cristina Marra
Qual è l'autrice preferita da donne di diversa età, provenienza sociale, di Paesi diversi? Non Isabel Allende, non Banana Yoshimoto, non Joanne Harris, non Susanna Tamaro, non Dacia Maraini (anche se tutti questi nomi sono amati e considerati), ma Jane Austen, zitella vissuta nell'Inghilterra della Reggenza, nei primi decenni dell'Ottocento, mentre sull'Europa continentale infuriava Napoleone, autrice di sei libri ancora considerati oggi come la Bibbia delle donne e dei rapporti tra i sessi. Jane Austen ha ispirato tante autrici posteriori, fino ad arrivare a quelle della moderna chick lit (ci sono studi su quanto abbia in comune Bridget Jones con le protagoniste della Austen), e a Jane Austen si ispirano molti filoni di romanzi contemporanei, dai gialli che la vedono protagonista come sorta di Jessica Fletcher ante litteram scritti da Stephanie Barron alle riletture horror, a diari personali ritrovati in cui si raccontano le sue scelte di vita e professionali.
NON FARE LA COSA GIUSTA-di Alessandro Berselli- Perdisapop 15,euro
Benvenuta Claudia su Liberidiscrivere e grazie per aver accettato la nostra intervista. La prima domanda per tradizione è riservata alle presentazioni. Sei nata a Genova nel 1954, sei una scrittrice e sceneggiatrice per cinema e fumetti. Hai pubblicato numerosi romanzi dal giallo al noir in collane come il Giallo Mondadori e Segretissimo Mondadori, e con editori come Marco Tropea Editore, Alacran. Come è nato il tuo amore per la scrittura? Quando per la prima volta hai preso carta e penna e ti sei detta da grande voglio fare la scrittrice?
L'officina culturale LineaBN Edizioni di Ferrara mette insieme i suoi autori di spicco e stampa "Eri tutto lungo. Cavallo Pazzo e altri cani sciolti", firmato dal collettivo Alba Cienfuegos. Il romanzo, un'intensa opera corale ambientata durante la fine degli anni '70, un periodo fondamentale della nostra storia più recente, è un tracciato crudo, a volte incantato, sulla realtà della periferia milanese. Siamo nel giugno del 1978 durante una manifestazione antifascista. Nel caos, con un gesto estremo, un ragazzo lancia una molotov all’interno di un blindato della polizia. Da qui prende il via la storia, a ritroso, di un gruppo di giovanissimi, una storia che li vede vivere insieme nel quartiere della Barona, combattere per i propri ideali, confrontarsi con la realtà di tutti i giorni, ritagliarsi i propri spazi, affrontare le illusioni e le disillusioni di quel periodo di lotta e di cambiamenti. Rispetto ai tanti libri scritti sul movimento del '77, "Eri tutto lungo. Cavallo Pazzo e altri cani sciolti" ha il pregio di raccontare quegli anni ignorando completamente il punto di vista dei vari “leaderini” (fra tutti basti pensare al Philopat de “La Banda Bellini” rivisitazione edonistica del celebre gruppo milanese o i tentativi letterari di Sergio Segio su Prima Linea) per narrare i sentimenti dei ragazzi comuni, quelli che alla fine in televisione non ci sono andati, quelli che non hanno rinnegato la propria giovinezza fondando un partito politico o chiesto scusa in odor di galera. Alba Cienfuegos ci insegna che gli anni '70 non sono stati solo p38 e scontri di piazza, ma musica, amore, impegno civile e sociale, sogno a occhi aperti. Sembra incredibile leggendo le vicende di questo gruppo di adolescenti pensare che tutto questo accadeva in Italia soltanto trent'anni fa. Davanti ad un totale disinteresse per lo sfacelo odierno forse questo libro farebbe bene ai più giovani, con la speranza che il sogno, anche piccolo, possa sostituire, ogni tanto, l'aperitivo non ideologico del mercoledì sera. Alba Cienfuegos è un collettivo formato dallo scrittore milanese Mario Javed Saggittario (straordinaria memoria storica del gruppo), Filippo Landini (apprezzato scrittore sperimentale con lavori come "Ferrara Game Over" e “Red Rec Play Black”), Enrico Astolfi (che ha esordito l'anno scorso con il suo romanzo a racconti "Palude" a cui è seguito, con Mazzoni, “La ballata del tocororo”), e Lorenzo Mazzoni autore di numerosi romanzi e reportage già affermato a livello nazionale con "Ost", "Le acrobazie mentali di Ivan Mostarda" e la saga di “Nero Ferrarese”. I quattro stanno lavorando a una storia dissacrante sulla famiglia Este e a un noir ambientato alla soglia degli anni '80, oltre a continuare il tour che li ha già portati a Carrara, Firenze, Bologna, Massa, Roma, Milano e che si concluderà a Ferrara all'inizio del 2011 al circolo Arci Zuni, all'interno della manifestazione dei Giovedì Letterari di LineaBN.
”Scrivere é un pò come fare i minatori di se stessi: si attinge a quello che si ha dentro e se si è sinceri non si bada al rischio di farsi crollare tutto addosso. É uno dei lavori più pericolosi che ci siano, quando diventa così, ma anche uno dei più eccitanti…” così Andrea de Carlo scriveva nell’introduzione alla nuova edizione del suo “Due di due”, romanzo cult pubblicato nel 1989. Lo “scavo” di De Carlo continua nel suo ultimo romanzo “Leielui”( Bompiani, pagg. 568, euro 18,50) in cui scavare dentro diventa anche rivelarsi, scrivere senza riserve soprattutto se l’argomento è uno dei più belli e più difficili da trattare: l’amore. “Leielui” esprime il forte e inscindibile legame del sentimento d’amore già nel titolo, senza nessuno spazio tra la congiunzione “e”. Lo spazio interromperebbe l’unione tra quella lei, Clare Moletto e quel lui, Daniel Deserti protagonisti di una storia in cui l’amore conduce alla scoperta di se stessi. De Carlo racconta gli sconvolgimenti, le paure, le angosce, le gioie e le emozioni che provano due persone quando scoprono di essere innamorate, si immedesima in entrambi i suoi protagonisti, ne sviscera punti di vista, differenze e particolarità. Clare è italo americana, lascia un paesino sulla costa ligure per seguire il fidanzato Stefano a Milano e si improvvisa assicuratrice. Daniel è uno scrittore di best seller un pò in declino che conduce una vita sregolata. Entrambi contrastano ogni tipo di convenzione e di establishment. Improvvisamente: “skatabam, un colpo violento”, un tamponamento e le loro auto si fermano in autostrada sotto una pioggia battente. Da quello stop violento e inatteso riparte la loro vita e ha inizio la loro storia tra rimorsi e sensi di colpa, tra Milano, il Sud della Francia e il Canada, tra sensazioni e eccitazioni.
Benvenuto Michele su Liberidiscrivere e grazie per aver accettato la nostra intervista. Iniziamo con le presentazioni. Ci parli di lei, del suo lavoro, dei suoi studi.
Con un certo ritardo, dato che Guanda ha pubblicato in Italia questa raccolta di consigli di lettura dello scrittore inglese nel 2009, ho scovato tra gli scaffali di un ipermercato quest'opera divertente e interessante.
Liberi di Scrivere intervista Lazzati e Vitolo 
























