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Intervista a Enrico Pietrangeli

3 settembre 2007

D: Ami la letteratura underground?

R: E’ parte della mia formazione, non vincolante e tanto meno censurabile.

D: Definiscimi la parola libertà.

R: Te la descrivo: giovane, bella e assassina.

D: Credi nei valori politici o sei un disilluso come molti giovani?

R: Credo che, come per tangentopoli, il magma è già da tempo sotto gli occhi di tutti, ma stavolta un’intera e pressoché inetta classe politica sembrerebbe aver perso il timone o altri remano nell’occulto, ma la gente è stanca di processi in piazza. Occorre un concreto rinnovamento, non un ulteriore indebolimento del paese con seconde e terze repubbliche, questo è il punto. Da parte mia, non essendo più molto giovane, più che disilluso sono, a mia volta, preoccupato per i più giovani, soprattutto per l’irresponsabilità di un ipergarantismo che non può non rivolgersi contro, ma qui gli elementi da tirare in ballo sono altri e taglio!

D: Quale è il tuo libro che preferisci?

R: Il nuovo per poi nostalgicamente tradirlo col precedente ed essere ulteriormente ispirato a farne.

D: Quello che ti è costato più fatica scrivere?

R: La poesia in genere: una grande gioia ma anche un lungo cesello.

D: Hai conosciuto Bellezza, che persona era?

R: Dario? Una persona attenta e sensibile, un indagatore dell’animo umano sinceramente orbitante nel caos della vita. Un bambino maldestro e dispettoso, giocoso e pieno di piccole fobie. Un eccelso poeta, quello di “Invettive e licenze” e “Morte segreta”.

D: Che relazione c’è per te tra letteratura e cinema?

R: Una correlazione lontana, anacronistica, quella che intercorre tra simbolo e suono. Wenders con Rilke forse rende molto bene questa ancestrale corrispondenza. Le nuove muse, come pure le nuove tecnologie, ampliano questo spettro di connessioni oltre a rendere possibili nuove forme e modi di fare arte.

D: Un’ aforisma, la frase di una canzone, un proverbio che ti è caro.

R: Finché la barca va, lasciala andare… Te la ricordi, vero? …Tu non remare… Beh, è talmente azzeccata da essere una specie di motto nazionale.

D: L’uso della tecnologia nella scrittura che valore ha per te?

R: Rilevante, indubbiamente, mai vincolante e comunque presente e degno di attenzione ed opportuna ricerca.

D: Come hai scoperto di essere uno scrittore?

R: Attraverso la poesia, forse inconsapevolmente. Sono uno scrittore?

D: E la scrittura digitale, pensi sia il futuro?

R: Diciamo che si va in quella direzione, ma occorre ancora molto lavoro.

D: Hai letto Fahrenheit 451 dello scrittore americano Ray Bradbury? Che rapporto c’è per te tra la memoria e la libertà di esprimersi nell’arte?

R: Un grande libro ed anche ottimo film, Truffaut è un maestro, di quelli che lasciano il segno e, all’occasione, anche il titolo. Senza memoria viene meno la necessità di esprimersi nell’arte che sedimenta e filtra proiettando altrove. Il rapporto che c’è tra la memoria e la libertà di esprimersi è il perno dove ruota l’opera, dove la memoria resta l’ultima salvaguardia di esprimersi nell’arte e le opere, vittime del fuoco sacrificale, acquisiscono nuovo valore e spessore attraverso la personificazione.

D: Pensi che un libro può cambiare la gente e così il mondo?

R: Pensando con consapevolezza storica è impossibile affermare il contrario. Approssimandoci ai nostri tempi, vengono un po’ i brividi a pensarlo, perché i cambiamenti sono comunque traumi e non tutti dai risvolti positivi ma, soprattutto, perché sono in pochi a leggere.

D: Pensi che ci siano regole d’oro per sopravvivere tra agenti letterari, editori, sponsor, e lettori?

R: Non facciamo di tutt’erba un fascio, anche perché già lo sappiamo, porta sfiga a questo paese. Regole d’oro non ne conosco e neppure credo che esistano, giocano molte, troppe varianti nella vita, figuriamoci in quella di chi costruisce trame

D: Come pensi di preservare la tua indipendenza spirituale nell’attuale mondo letterario?

R: Col cuore.

D: Cosa stai leggendo al momento?

R: Diverse cose per diverse ragioni tra cui Cortazar, ma ho ripreso in mano anche Shurè. In questi giorni sto terminando i racconti di Pennacchi…

D: Pensi che Internet rivoluzionerà il mondo?

R: Perché, non è già accaduto?

D: Stai lavorando a qualche nuovo libro?

R: Sì, ho in ballo un contratto per un nuovo libro di poesie già firmato. A dire il vero, non era previsto ma, come tutte le cose impreviste, possono anche riservare piacevoli sorprese e, fin’ora, così è stato. Per i tempi di pubblicazione temo che bisognerà un po’ attendere, ma non troppo.

D: Puoi anticiparcene quanto meno il titolo?

R: Sì. S’intitola: “Ad Istanbul, tra pubbliche intimità”.

D: Ti piacerebbe vincere il Nobel? cosa faresti con l’assegno della vincita?

R: Cos’è? La Ventura ha assoldato anche te per il Grande Fratello? Tira fuori l’assegno e niente storie!

D: Hai letto Ibsen?

RE: Onestamente no, ma è impossibile non sentirlo spesso citato (anche la cultura ha le sue congreghe di oranti). Ho avuto comunque modo di apprezzare il suo dramma borghese rappresentato a teatro.

D: Preferisci scrivere romanzi o racconti?

R: Poesie. Purtroppo ne vengono sempre di meno ed impegnano molto ma, come per il vino d’annata, talvolta sono anche distillati tutt’altro che trascurabili.

D: Quale strumento di scrittura preferisci usare, la penna, il computer o la macchina da scrivere?

R: Li ho usati praticamente tutti in senso evolutivo. Prima la penna, poi la macchina da scrivere ed infine il computer. Oggi, chiaramente, prediligo il computer.

D: Hai relazioni d’amicizia con altri scrittori?

R: Sì, ne ho avute e ne ho tuttora. Le amicizie prescindono dagli scrittori e talvolta, per certe modalità, sono paragonabili agli amori, vanno e vengono, decantano, alcune tornano e, altre ancora, sono per sempre.

D: Durante la stesura di un libro tu preferisci occuparti della descrizione dei luoghi, della descrizione dei personaggi, o dei dialoghi?

R: La tentazione è sempre poetica e predilige l’indagine del cuore e le sue più segrete emozioni.

D: Quali sono le qualità tipiche di un buon scrittore?

R: Il segreto resta sempre quello di saper dosare le risorse, poi ce n’è sempre per tutti i gusti.

D: Qual è il significato del talento per te? Un dono o una capacità che si può aumentare con il lavoro?

R: L’uno e l’altro, naturalmente. C’è un processo d’integrazione, una consapevolezza piuttosto che un quantitativo sommare.

D: Hai un agente letterario? Per te è un amico, solo una relazione professionale, o vi lega un rapporto amore-odio?

R: No, non ancora. Dici che è tempo di provvedere? Sì, d’accordo, ma i sentimenti forse è meglio tenerli fuori, è sufficiente fiducia e stima, ti pare poco?

D: Quanto la musica incide sui tuoi testi?

R: Dipende. Nel caso del mio romanzo d’esordio, sicuramente molto.

Intervista a Lorenzo Mazzoni a cura di Giulietta Iannone

29 agosto 2007

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Preferisci scrivere romanzi o racconti?

Romanzi, assolutamente romanzi. I racconti non mi appassionano molto. Ne scrivo pochi, generalmente per partecipare a qualche concorso letterario, nulla di più. Sono troppo brevi per appassionarmi. I romanzi mi permettono di far crescere i personaggi, di affezionarmi a loro, di descrivere meglio i luoghi o le situazioni. Voto romanzi.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti stranieri?

Graham Greene, Paco Ignacio Taibo II, Tom Robbins, Nagib Mahfuz, Jeorge Amado, Morris West, Jeffrey Eugenides, Lobo Antunes. Potrei andare avanti ore.

Quale strumento di scrittura preferisci usare, la penna, il computer o la macchina da scrivere?

La penna e il computer (che ha la sola funzione di macchina da scrivere). Quando sono in giro scrivo su blocchetti o fogli sparsi, mi piace, è immediato. Poi a casa riscrivo al computer correggendo e sistemando.

Hai relazioni d’amicizia con altri scrittori?

Sì, Eliselle, Valentina Demelas, Lisa Massei, Donatella Placidi (citando scrittrici che hanno già pubblicato). Si tratta di rapporti via mail o blog, non ho mai bevuto un aperitivo con loro… dipende cosa si intende per amicizia. Inoltre collaboro con Enrico Astolfi, stiamo scrivendo un romanzo a quattro mani (con lui di aperitivi ne ho bevuti parecchi).

Riguardo la stesura di un libro tu preferisci occuparti della descrizione dei luoghi, della descrizione dei personaggi, o dei dialoghi?

I luoghi e i dialoghi. Generalmente sono questi ultimi che uso per far venire fuori le caratteristiche del personaggio senza sondarne troppo l’aspetto psicologico in modo diretto.

Quali sono le qualità tipiche di un buon scrittore?

Una scrittura accessibile a tutti. L’umiltà.

Pensi che alcuni scrittori siano “cattivi maestri”? Puoi farmi un esempio.

Beh, Bukowski lo è per tanta gente, anche se credo che ormai sarebbe ora di metterlo in soffitta. I cattivi maestri sono figure di cui ha bisogno l’adolescenza. Io ho avuto Bukowski, Kerouac, Ellis, Fante, poi mi sono stancato, non me ne facevo più niente.

Pensi che un libro può cambiare la gente e così il mondo?

Sul mondo ho dei forti dubbi, ma su qualche lettore un libro può avere un’influenza incredibile. Positiva, negativa, di gioia, di rabbia, di riscossa. Se un libro non cambia almeno un pochino qualche lettore allora è carta straccia.

Pensi che ci siano regole d’oro per sopravvivere tra agenti letterari, editori, sponsor, e lettori?

Io sono il signor nessuno. Non ho agenti letterari o sponsor e i miei lettori non credo superino le tremila unità (e me la sto tirando parecchio). Con il mio primo editore i rapporti sono stati e sono di perenne Guerra Fredda, con Edizioni Melquìades mi sto trovando benissimo e con Edizioni Robin idem. Penso di avere avuto abbastanza fortuna, ma no, non ho regole per sopravvivere nel mondo editoriale.

Come pensi di preservare la tua indipendenza spirituale nell’attuale mondo letterario?

Evitandolo più che posso

Quali lettori preferisci?

Quelli che alle presentazioni fanno domande, quelli che si permettono di dirmi cosa non gli è piaciuto dei miei libri

Cosa stai leggendo al momento?

Weathermen, i fuorilegge d’America, di Harold Jacobs.

Quali sono i tuoi maestri letterari?

Graham Greene, Paco Ignacio Taibo II, Tom Robbins, Morris West, Emilio Salgari.

Quali i tuoi autori italiani preferiti?

Wu Ming, Carlo Lucarelli, Erri De Luca.

Qual è il significato del talento per te? Un dono o una capacità che si può aumentare con il lavoro?

Un po’ tutte e due, se anche hai talento ma non lo affini, non lavori come un mulo, il talento rimane lì, magari può servirti per qualche tempo ma poi crolla, come un castello di carte. Bisogna lavorare, lavorare, lavorare.

Ti piace la letteratura russa?

Sì, adoro Dostoevskj, Tolstoj e Agenev.

Hai un agente letterario? Per te è un amico, solo una relazione professionale, o vi lega un rapporto amore-odio?

Non ho agente letterario

Sei di Ferrara, cosa pensi di Giorgio Bassani.

Ha scritto libri bellissimi su Ferrara, l’ha descritta magistralmente ma se posso permettermi, lo trovo di una lentezza insostenibile. Un grande scrittore ferrarese del dopoguerra è Luigi Preti, Giovinezza giovinezza è un romanzo completo nella sua semplicità.

Hai viaggiato molto, quale cosa ti ha colpito di più e dove.

Vedere un uomo morire sotto i miei occhi al confine fra Vietnam e Laos. Uno scontro frontale fra la sua motocicletta e un pulmino. Mi ha scosso molto. E poi la preghiera del venerdì a Sana’a e Napoli, in tutto e per tutto.

Ami la narrativa diaristica tipo Chatwin.

Dipende. Chatwin non mi appassiona. Ramazzotti mi piace molto, Bettinelli è divertente ma un po’ semplicione, Potocki era elegante ed essenziale, Prokosh ha scritto un libro molto bello dall’Asia, peccato che in Asia non ci sia mai andato e il manoscritto sia stato redatto nella biblioteca di San Francisco.

Ti piacerebbe fare il corrispondente per qualche giornale in un paese dell’Asia o dell’America Latina?

Sì, mi piacerebbe molto. Per ora mi accontento delle possibilità che mi sono offerte da riviste intraprendenti che pubblicano i reportage che ho scritto in passato, diciamo come free-lance. Collaboro con http://www.viaggiatorionline.com e dovrei iniziare una nuova collaborazione con la rivista online http://www.ilreporter.com

Parlami della letteratura vietnamita, ci sono poeti o scrittori che più ami.

Ho Chi Minh oltre ad essere stato un grande e dignitoso uomo politico ha scritto poesie bellissime. Il diario della prigione è un libro in versi che consiglio a tutti. Poi ci sono i romanzi della generazione che ha fatto la guerra, Le Chagrin de la guerre di Bao Ninh e Les Canons tonnent la nuit di Nha Ca, raccontano il Vietnam bellico da un’angolazione differente da quella a cui siamo abituati. E’ istruttivo, poiché la nostra prospettiva, la prospettiva storica dell’occidentale, è spesso spocchiosa e arrogante. Fa bene un po’ di umiltà ogni tanto.

Cosa ti ha ispirato Il requiem di Valle Secca” (Edizioni Tracce, Pescara 2006)

Il Requiem mi è stato ispirato dal terrificante petrolchimico che occupa tutta la parte nord di Ferrara, la città dove vivo, da ricordi d’infanzia, dai reportage di Kapuscinski e dalla lettura di un libro sulla costruzione della bomba atomica. Volevo partecipare ad un concorso, richiedevano qualcosa di breve, 80 cartelle. Io non avevo niente di pronto così ho mixato tutti gli appunti che avevo in casa ed ho usato petrolchimico, giardini d’infanzia e reportage come filo conduttore. Credo sia venuto fuori un buon romanzo breve, forse un po’ troppo veloce ma divertente. Asdrubale, il ciccione protagonista, è uno dei miei personaggi che più amo.

Sto per partire per la Cina, per un tour promozionale di un libro cosa mi consiglieresti?

Di comprare un Libretto Rosso in cinese. Esteticamente fa effetto.

I poeti arabi che preferisci.

Romanzieri più che poeti: Yasmina Khadra, Tawfiq al-Hakim, ‘Ala al-Aswani, Nagib Mahfuz

Cosa pensi di Pamuk, lo scrittore turco vincitore del Nobel?

Ho letto solo Istanbul è mi è piaciuto molto. Mi sembra che l’idea di mischiare il suo privato con la storia della città sia intelligentissima. Inoltre le fotografie rendono il libro unico nel suo genere.

Quanto la musica incide sui tuoi testi?

Moltissimo. Ascolto sempre musica, continuamente. Una lista di chi ascolto e di chi mi ha ispirato e mi ispira sarebbe troppo lunga, cito qualcuno, così, quasi a caso: Beatles, Grateful Dead, De Andrè, Kaleidoscope, Clash, Embryo, 13th Floor Elevators, Daniele Sepe…

Hai mai avuto ispirazione mentre andavi in bicicletta?

Spesso, anche perchè io sono sempre in bicicletta. Non ho la macchina, in bicicletta faccio chilometri. La bicicletta è fatta per pensare. Inoltre è un mezzo educato e civile

Il genere cyberpunk per te in cosa consiste e perché ti affascina?

Anche l’editore che ha pubblicato il Requiem lo ha definito cyberpunk. In molte recensioni e presentazioni il libro è stato definito cyberpunk… il problema è che io ignoro cosa sia il cyberpunk, non ho mai letto scrittori cyberpunk, non so in cosa consista. Credo che l’ambientazione protoindustriale del Requiem abbia ingannato molti lettori.

Ami la letteratura underground?

Dipende da cosa si intende per underground… la stampa anni ’60? Roba tipo PlayPower? Sì, molto. L’underground attuale non lo conosco, o meglio non conosco la letteratura sotterranea perciò non posso esprimermi.

Definiscimi la parola libertà.

Non avere scheletri nell’armadio

Ti piace la poetica di Neruda?

Moltissimo. E’ l’unico poeta che leggo, insieme ad Ho Chi Minh.

Ti piace Giorgio Scerbanenko?

Sì, semplice e coinvolgente. Mi è piaciuto soprattutto I milanesi ammazzano al sabato.

Ami l’Asia, fai yoga meditazione?

Amo l’Asia, il Vietnam soprattutto, ma non faccio né yoga né meditazione, sono troppo pigro. La bicicletta già è abbastanza per un bradipo.

Credi nei valori politici o sei un disilluso come molti giovani?

Sono comunista, lo dico senza vergogna. Oggi va di moda vergognarsi della propria appartenenza. Ma io non credo nella Cina attuale, nei gulag staliniani, nel delirio nord coreano o nell’assurdità di certi partiti politici italiani. Credo nell’ideale. L’ideale è bellissimo, fraterno, grandissimo. Sono gli uomini che lo hanno tradito. Sulla disillusione, beh, credo sia difficile per un giovane dei nostri giorni non essere disilluso. Io ci provo con la scrittura.

Quale è il tuo libro che preferisci?

Ost, il banchetto degli scarafaggi (Edizioni Melquìades, Milano 2007). E’ quello più completo e che rappresenta meglio il mio tentativo letterario, un tentativo fatto di storia, surrealismo, spionaggio, viaggi. Ost, senza dubbio alcuno.

Quello che ti è costato più fatica scrivere.

Apologia di uomini inutili, un inedito. Dovevo descrivere un uomo che diventava pazzo dopo aver assistito all’omicidio di bambine asiatiche. Descrivere la violenza sessuale e l’omicidio è stato duro, durissimo, in certi momenti mi sono sentito un verme, ho anche pensato che se riuscivo a scrivere nefandezze tali forse ero compiacente… insomma è stato ostico… in ogni modo il libro è ancora inedito.

Che relazione c’è per te tra letteratura e cinema.

Per quel che mi riguarda un legame molto stretto. Dicono che io abbia una prosa molto filmica. Immagino siano state le decine di film visti ai tempi del DAMS e della mia adolescenza.

In un intervista a Murakami gli chiesi se la tv è la nuova agorà del nostro tempo, tu che ne pensi?

Mi auguro che non lo diventi ma i segnali sono molto inquietanti. Solo internet e il suo mondo virtuale per ora gli tengono testa. Speriamo. Io credo nei libri. Cartacei, che puzzano, che pulsano. La tv mi fa schifo, lo dico senza mezzi termini, la trovo odiosa.

Un aforisma , un proverbio che ti è caro.

“Sono paziente irremovibile, non indietreggio di un passo. Fisicamente distrutto, moralmente incrollabile” (Ho Chi Minh).

Lorenzo Mazzoni è nato a Ferrara nel 1974. Laureato in Dams Cinema e successivamente in Storia e Istituzioni dell’Asia; scrittore e viaggiatore, ha pubblicato gli e-book Il sole sorge sul Vietnam, Le Bestie, Privilegi e Mekong Blues (www.kultvirtualpress.com), e i romanzi Il requiem di Valle Secca (Tracce, 2006) e Ost, il banchetto degli scarafaggi (Edizioni Melquìades, 2007). Alcuni suoi racconti sono apparsi sulle riviste Rotta Nord-Ovest, Storie, Catrame Letterario, I racconti di Luvi e sull’antologia Schegge di utopia (Edizioni La Carmelina, 2007). E’ in via di pubblicazione un nuovo romanzo con i tipi di Robin Edizioni. Vive con la sua Musa, ascolta i Beatles e gira in bicicletta. http://lorenzomazzoni.splinder.com

Intervista a Robert Ferrigno a cura di Giulietta Iannone

28 agosto 2007

ferrignorobertQuali sono i suoi scrittori preferiti?

Elmore Leonard, James Ellroy, Franz Kafka, William S. Burroughs

Le piace l’Ulisse di James Joyce?

Non l’ ho mai letto in molti anni.

Come ha scoperto di essere uno scrittore?

Sin da quando ero un ragazzo ho sempre amato raccontare ai miei amici storie ed essi si sono sempre divertiti a sentirmele raccontare. Poi più tardi ho capito che molte mie idee e interrogativi sulla giustizia, il crimine, l’amore potevano essere meglio trattati nell’ambito della fiction.

Preferisce in un libro la descrizione dei luoghi, di personaggi o i dialoghi?

I personaggi devono essere delineati tramite l’uso dei dialoghi; questa per me è la maggiore abilità per uno scrittore.

Le piace il legame tra la letteratura e il cinema?

Moltissimo. Io vado spesso al cinema e uso la componente visiva per rendere i miei libri più dinamici e istintivi.

Lei dedica i suoi libri a Jody. Chi è Jody?

Mia moglie

Lei ha fatto l’insegnante. Pensa che gli scrittori siano cattivi maestri ? Può fare un esempio?

Io probabilmente ne sono un buon esempio. Mi piace insegnare, per piccoli periodi di tempo, ma sono troppo
geloso del mio tempo e trovo che l’insegnamento sia troppo difficile. Più che insegnare amo scrivere.

Pensa che uno scrittore possa con i suoi libri cambiare le persone e così il mondo?

Penso che i miei libri abbiano una forte componente morale e le situazioni siano realistiche e ideate proprio per far riflettere il lettore su questioni come il giusto e lo sbagliato, il morale, l’immorale. Io desidero moltissimo suscitare interrogativi nei miei lettori e cambiamenti se è possibile, ma in fondo sono solo uno scrittore e naturalmente non sono Dio!

Vuole essere uno scrittore di intrattenimento o vuol mandare un messaggio più profondo ai suoi lettori?

Il più grande intrattenimento è trattare con temi profondi un argomento interessante ed evocativo. I libri noiosi non sono utili a nessuno. I libri interessanti hanno il potere più grande.

Preferisce essere considerato un grande scrittore noioso o un autore commerciale pieno di senso dell’umorismo?

Desidero il successo commerciale, ma con onore.

Pensa che ci siano “regole d’oro” per sopravvivere tra agenti, editori, sponsor e lettori?

L’onestà, sempre l’onestà. Ritengo fondamentale trattare il lettore con rispetto. Non imbrogliare nessuno ed essi probabilmente non imbroglieranno te.

Come preserva la sua indipendenza spirituale nell’attuale mondo letterario?

Con grande difficoltà. Mi interrogo sempre su cosa è realmente importante. Sulla verità , sull’onestà , sul realismo.

Legge di nuovo i suoi libri?

No. Vado sempre oltre e penso al futuro.

Quale genere di lettori preferisce?

Quelli intelligenti. Quelli divertenti, che colgono le mie battute. Quelli che amano giocare.

Lei usa metafore o significati nascosti nei suoi libri?

Io uso molti “inside jokes” che solo le persone vicine a me capiscono.

Preferisce leggere o scrivere?

Preferisco scrivere. È più difficile ma è anche più divertente. Comunque amo anche leggere.

Cosa sta leggendo in questo momento?

Ho appena finito “Bangkok 8” un crime novel ambientato in Tailandia con un poliziotto buddista come protagonista. Penso sia un libro molto bello .

Le piace giocare con le parole o per lei scrivere è sempre un lavoro serio?

La scrittura per me è gioco, divertimento, gioia.

Si sente una persona felice?

Quando suono o scrivo sono felice. Quando penso no .

Cosa è per lei il talento?Un dono o una capacità che va aumentata con il lavoro?

Scrivere è un dono che può essere migliorato. Un dono che dobbiamo non sprecare.

Le piace Hemingway?

Non ho mai letto i suoi libri.

Ha un’ agente letterario? Che tipo di legame c’è tra voi?

Ho un agente letterario donna. E’ brava, onesta, creativa e intelligente. Non siamo amici ma colleghi, con un comune obbiettivo.

:: Intervista a James Lee Burke a cura di Giulietta Iannone

28 agosto 2007

JamesScrive solo romanzi o anche racconti?

Si, non scrivo solo romanzi, ma ho anche pubblicato una collezione di racconti e spero di completarne un’ altra entro il 2005.

Quali sono i suoi scrittori viventi preferiti?

Negli USA penso che i migliori scrittori siano Annie Proulx e Cormac Mac Carthy .

Le piace l’Ulisse di James Joyce?

Si, è il migliore lavoro di Joyce, ma il suo miglior libro, per quanto riguarda lo stile, è sicuramente a mio avviso la raccolta di racconti “ I dublinesi”.

Ha relazioni di amicizia con altri scrittori?

Si. Andrè Dubus è stato mio primo cugino. Suo figlio Andrè III, è anche lui un buon scrittore. Mia figlia Alafair sta facendo un buon lavoro seguendo le tradizioni di famiglia.

Cosa pensa del legame tra cinema e letteratura? Le piacerebbe diventare un regista?

Amo il cinema e mi piacerebbe lavorare su un altro adattamento tratto da uno dei miei libri che hanno il personaggio di Dave Robicheaux come protagonista principale. Se lei conosce qualche regista o produttore italiano che voglia fare un film nella Luoisiana del sud, me lo faccia sapere!

Ha senso dell’umorismo? Mi racconti una barzelletta.

Lo scherzo più buffo è che un ragazzo come me, che fu sempre respinto da tutti, infine abbia avuto successo nel suo lavoro.

Quali sono per lei le qualità migliori per un buon scrittore?

Un buon scrittore innanzi tutto non deve credere a coloro che lo criticano o cercano di scoraggiarlo. Un vero artista sa che il suo talento gli è dato da Dio, e che un giorno, se usa bene il suo talento, riuscirà ad avere un’ influenza positiva anche per il bene degli altri.

Legge il giornale ogni mattina?

Si, il migliore quotidiano da acquistare in città è “The American Newspaper”. Penso che uno scrittore dovrebbe leggere giornalmente almeno un quotidiano.

Pensa che alcuni scrittori siano « cattivi maestri » ? Può farmi un esempio?

I buoni scrittori scrivono bene, di regola, perché parlano bene, ed essi parlano bene perché essi pensano chiaramente. Da una cosa nasce l’altra. Una volta molti buoni scrittori facevano proprio un buon lavoro nelle classi di scrittura, almeno secondo la mia esperienza. I cattivi insegnanti di scrittura, invece, solitamente sono persone deluse che cercano di convincere gli altri del proprio talento imponendo ad i propri studenti più che altro i propri fallimenti.

Pensa che un libro possa cambiare la gente e così il mondo? Perché?

Guttemberg cambiò il mondo. Così come coloro che scrissero la Bibbia . La stessa cosa fece Thomas Jefferson, Omero, Platone, e anche Macchiavelli. I despoti cercano sempre di convincerci che il mondo della scrittura è morto. Questo perché la verità e l’informazione e il pensiero sono i loro nemici.

Vuole essere uno scrittore d’intrattenimento o vuole mandare un messaggio più profondo ai suoi lettori?

Tutta l’arte è intrattenimento, ma per sopravivere nel tempo nel quale è creata essa deve contenere temi che siano universali per tutte le persone. I più grandi artisti della storia vissero nel 16° secolo in Italia, ma il loro messaggio è ancora vivo oggi, come lo fu a Firenze cinque secoli fa.

Pensa che ci siano regole d’oro per sopravvivere tra agenti, editori, sponsor, e lettori?

Al di la della perseveranza, un’ artista deve principalmente avere fede nel suo talento che ritengo essere principalmente un dono e nel Potere Superiore che viene da Dio. Aiuta anche avere un diploma di umiltà. La vanità e l’arroganza sono i veri nemici della buona arte. Dire grazie agli altri non fa male. Una volta un mio amico mi disse “ Sii gentile con le persone che incontri quando sali le scale perché saranno le stesse persone che incontrerai quando le scendi “.

Come cerca di preservare la sua indipendenza spirituale nell’odierno mondo letterario?

Non penso di essere mai stato a rischio. Molti editori sono felici di lavorare con uno scrittore che è sinceramente innamorato della sua arte.

Quale genere di lettori preferisce?

Li amo tutti. Le persone che leggono sono coloro che salvano la civiltà dalle mire di coloro che animati dalla violenza, più che creare vogliono solo distruggere.

Che libro sta leggendo al momento?

“ What’s Wrong with Kansas” un bel libro che ha per tema l’impoverimento di moralità causato dai poteri politici troppo oppressivi.

Ama giocare con le parole mentre scrive, o per lei la scrittura è sempre e solo una cosa seria?

Scrivere è sempre una cosa seria.

Quale è la sua opinione sulla situazione presente degli scrittori in America? E’ pessimista?

La mia principale preoccupazione non è per gli artisti ma piuttosto per gli scrittori che lavorano per i media. La stampa nazionale, a mio avviso, è facilmente intimoribile e troppo compiacente quando si inizia ad essere critici con l’autorità.

Quale è il significato del talento per lei?

La creatività è un campo che condividiamo con Dio. L’artista quando scrive immerge la sua mano nell’eternità, come se nuotasse in una piscina d’acqua, tutte le volte che inizia a scrivere una nuova storia o anche solo una poesia.

Le piace la letteratura russa?

Si, indubbiamente. Sholokov e Chekov sono due dei miei scrittori preferiti.

Le piacciono i libri di Robert Ferrigno?

Non ne ho mai letto uno.

Ha un agente letterario ? Per lei è più un amico o un professionista al quale si affianca?

Philip Spitzer è stato mio agente e amico stretto per 27 anni. Quando lo incontrai, pilotava un piccolo aereo nel Hell ’s Kitchen durante il giorno e lavorava di notte come agente letterario, nel periodo in cui nessuno voleva toccare il mio lavoro neanche con un “forcone per il letame”.

La violenza nella società contemporanea è per lei un segno di decadenza morale o un normale aspetto della natura umana?

La violenza nel mondo, a mio avviso, ha origine dallo sfruttamento dell’uomo o del pianeta. Ho la sensazione che le multinazionali stiano indirizzando il mondo verso un futuro che la maggior parte di noi non apprezzerà affatto.

Quale opera teatrale di Shakespeare preferisce?

Amleto.

Intervista a Simon Kernick a cura di Giulietta Iannone

28 agosto 2007

indexScrive solo romanzi o anche racconti?

Scrivo preferibilmente romanzi ma recentemente ho pubblicato un racconto sul Guns Website ( http://www.plotswithguns.com ) e ho firmato un contratto per scriverne un altro che apparirà in una raccolta di racconti americani chiamata “Dublin noir” e tutte le storie sono naturalmente ambientate a Dublino.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti?

Dennis Lehane, Lawrence Block, Harlan Coben, John Sanford.

Ti piace l’Ulisse di James Joyce?

Lessi questo libro molti anni fa e mi divertì molto ma a dire la verità preferisco di gran lunga l’Odissea di Omero su cui Joyce prese spunto per scrivere il suo Ulisse.

Utilizzi spesso il monologo interiore?

Non so, a dire il vero, non so neanche cosa sia.

Quale strumento di scrittura preferisci usare, la penna, il computer o la macchina da scrivere?

Sempre il computer, faccio troppe revisioni e riscrivo sempre tutto molte volte e infine la mia calligrafia e francamente terribile.

Ti piace la musica jazz?

Molto e la ascolto soprattutto mentre scrivo. La apprezzo soprattutto perché non è una musica intrusiva e così posso scrivere senza perdere la concentrazione e inoltre crea un’ atmosfera piacevole. Apprezzo soprattutto Herbie Hancock particolarmente i suoi lavori degli anni Sessanta.

Tu vivi vicino a Londra, in una zona relativamente tranquilla. Londra, invece, ha un alto tasso di criminalità, pensi che la cattiva educazione sia la ragione di ciò?

Sì, certamente la cattiva educazione non aiuta ma ad essere onesti ci sono molte altre ragioni e la combinazione di esse che crea questo problema sociale.

Hai relazioni d’amicizia con altri scrittori?

Si, conosco bene molti scrittori inglesi (vedi sopra) e anche alcuni scrittori americani. La nostra è una comunità piuttosto ristretta e si tende a frequentare sempre le stesse persone alle varie conferenze tenute in UK e US. Stranamente, però, tra noi non c’è molta rivalità. Mi sembra che solo tra gli scrittori di libri di cucina si odino tra loro moltissimo (sorride), ma i nostri rapporti sono piuttosto amichevoli, puoi crederci o no. Sul serio.

Sei uno scrittore inglese. Apprezzi gli scrittori americani e soprattutto l’inglese americano?

Mi piacciono senz’altro molti scrittori americani e penso che producano alcuni delle migliori crime fiction del mondo, ma non sono tanto convinto che l’inglese americano sia altrettanto da apprezzare. Per uno scrittore inglese è piuttosto irritante trovare errori grammaticali che per gli americani non sono affatto errori.

Durante la stesura di un libro tu preferisci occuparti della descrizione dei luoghi, della descrizione dei personaggi, o dei dialoghi?

Tutte e tre le cose sono importanti ma nei miei libri tendo a concentrarmi molto sulla trama e penso che il migliore meccanismo per movimentarla sia concentrarsi sui dialoghi. Penso anche, inoltre, che proprio i dialoghi siano il mio punto di forza.

The business of Dying ” diventerà presto un film? Cosa pensi della relazione tra letteratura e cinema?

Spero che un giorno diventi un film. C’è stato qualcuno interessato a questo progetto ma gli ingranaggi dell’industria cinematografica sono lenti. Sto occupandomi di trarre una sceneggiatura dal libro e spero che questo sia d’aiuto. Per quanto riguarda i rapporti tra letteratura e cinema penso che siano due settori separati. Qualche volta da un buon libro si può trarre un film fantastico (penso per esempio a “The shipping news”, “A clockwork orange”, “Full Metal Jacket”, e naturalmente “The lord of the rings”). Ma molto spesso i film non rendono giustizia a libri di per se ottimi. La lista degli esempi è senza fine ma il film “Burglar” è un ottimo esempio della distruzione di una decente crime fiction (film basato presumibilmente su un libro di Lawrence Block, ma semplicemente non funziona).

Chi è Sally?

Mia moglie.

Hai senso dell’umorismo?

Lo spero proprio.

Quali sono le qualità tipiche di un buon scrittore?

Innanzi tutto bisogna essere capaci di raccontare una storia, poi la perseveranza è una qualità molto importante, unita alla pazienza. Di norma ci vuole tantissimo tempo prima di pubblicare il primo libro. Nel mio caso ci ho impiegato nove anni. Duranti i quali ho ricevuto ben più di duecento rifiuti tra agenti e editori così tu hai tutto il tempo per prepararti ad avere la pelle dura, così noi diciamo in Inghilterra. Se tu sei sensibile alle critiche, non riuscirai mai a fare pubblicare i tuoi libri. Ci saranno sempre persone a cui non piacerà il tuo lavoro e tu devi essere preparato ad accettarlo. L’esperienza è anche essenziale. I miei primi tentativi di scrittura erano letteralmente spazzatura, ma con il passare degli anni, scrivendo e riscrivendo, anche solo poche righe, ho ottenuto risultati sempre migliori. C’è un altro detto da noi, “nella maggior parte delle cose, c’è un 10 % di ispirazione e il 90 % traspirazione” e penso che sia vero. Se tu lavori duramente il tuo modo di scrivere sarà continuamente migliorato.

Leggi i quotidiani ogni mattina?

Si, solitamente The Times. Lo leggo solitamente a pranzo. Come molte persone in UK , preferisco avere una lunga pausa pranzo, che mi permette di ricaricare le forze per scrivere nel pomeriggio.

La figura del poliziotto è per te una sorta di strumento per criticare i mali della società?

Penso che gli ufficiali di polizia siano in una posizione unica per criticare i mali della società, siccome ne vedono così tanti. Io tendo nei miei libri a dare voce al loro punto di vista. Comunque questo non vuol dire che sono interamente dalla parte dei poliziotti. Dennis Milne il poliziotto protagonista del “The business of dying” non è esattamente un brillante esempio di buon tutore dell’ordine.

Fumi? Pensi che automaticamente, nell’immaginario del lettore, un personaggio che fuma sia un personaggio negativo?

Ho sempre fumato. Ho smesso proprio tre mesi fa perché penso di essere un bravo ragazzo, no veramente non penso che un personaggio che fumi sia automaticamente un personaggio negativo.

Pensi che alcuni scrittori siano “cattivi maestri”? Puoi farmi un esempio.

Molti scrittori non scrivono per insegnare ma per intrattenere. Perciò penso che sia difficile criticare qualcuno per il fatto di non fare cose per cui esistono testi appositi.

Pensi che un libro può cambiare la gente e così il mondo?

Penso che un buon libro possa cambiare il modo di pensare di alcuni su determinati argomenti , ma penso che influenzare il mondo è un po’ più difficile. Comunque potrei dire che “ la Bibbia ” ha cambiato una grandissima parte del mondo. O per esempio “La teoria dell’evoluzione della specie di Darwin”.

Vuoi essere uno scrittore di intrattenimento o vuoi mandare un messaggio più profondo ai tuoi lettori?

Penso che, come molti scrittori, mi piacerebbe fare entrambe le cose e spero di farlo con successo.

Pensi che ci siano regole d’oro per sopravvivere tra agenti letterari, editori, sposor, e lettori?

La regola d’oro è scrivere bene, se lo fai allora sopravvivi.

Come pensi di preservare la tua indipendenza spirituale nell’attuale mondo letterario?

Se fai della scrittura un lavoro che ti dia da vivere sempre dovrai accettare dei compromessi su alcuni argomenti, dovrai ascoltare i tuoi editor quando ti suggeriranno dei cambiamenti da fare nei tuoi libri, perché il loro lavoro è vendere i tuoi libri. Ma tuttavia penso che tu possa mantenere la tua indipendenza. Hai solo da lavorare più duramente per poterlo fare.

Quali lettori preferisci?

Quelli che comparano i miei libri.

Usi metafore o significati nascosti nei tuoi libri?

Non penso che i messaggi che voglio trasmettere siano proprio nascosti e non sono un particolare fan delle metafore per comunicare le mie opinioni al lettore. Preferisco lasciare che parlino i personaggi e che i lettori traggano le loro conclusioni da quello che loro dicono.

Cosa stai leggendo al momento?

A guilty thing surprised” di Ruth Rendell. E’ uno dei suoi primi libri, del 1970 penso.

Ti piace giocare con le parole o per te scrivere è sempre una cosa seria?

Mi piace scrivere molto velocemente un primo abbozzo molto semplice, poi trascorro un lungo periodo a revisionarlo e sì durante quel tempo mi piace giocare con le parole rendendo il testo per il lettore il più scorrevole e divertente possibile. Non dovrebbe essere mai un lavoro totalmente serio.

Quale è la tua opinione sulla presente situazione degli scrittori in UK? Sei pessimista?

E’ dura guadagnarsi da vivere facendo lo scrittore, specialmente se lo fai a tempo pieno come capita a me. Comunque non sono portato ad essere pessimista. La mia convinzione è che se continui ad avere idee, e puoi metterle giù sulla carta, allora un giorno il tuo momento verrà. E’ stancante perché io sono obbligato per contratto a scrivere un libro all’anno, ma non più stancante di molti altri lavori e considerevolmente meno che di alcuni altri.

Qual è il significato del talento per te? Un dono o una capacità che si può aumentare con il lavoro?

Sostanzialmente entrambe le cose anche se come ho detto prima ritengo che il lavoro successivo sia sempre migliore del precedente.

Ti piace la letteratura russa?

Non ho più letto niente dai tempi del college, ma a quei tempi ero un grande ammiratore della bellezza dello stile letterario in particolare di Chekov. Oggi raramente riesco a leggere crime books. Sono troppo occupato. Guarda cosa fa la competizione!

Ti piacciono i libri di Michael Connelly?

Si, lo ritengo un grande scrittore. Il suo ultimo “The narrows” è uno dei miei preferiti del 2004.

Hai un agente letterario? Per te è un amico, solo una relazione professionale, o vi lega un rapporto amore-odio?

Sì, ho un agente letterario ed è sia un’ amica che una collega.