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Intervista a Eliselle a cura di Giulietta Iannone

22 settembre 2007

eliselleCome è nato in te l’amore per la scrittura?

È una domanda difficile. Da piccola ho sempre avuto la passione per la scrittura, rompevo le scatole a mio padre perché mi insegnasse a leggere, ero curiosa. Alle elementari scrivevo poesie. Durante l’adolescenza ho scritto diari su diari, come terapia. La scrittura è sempre stata parte di me e del mio modo di essere e di parlare con me stessa e con gli altri, è stato impossibile non amarla perché in certi periodi era davvero l’unico mezzo di comunicazione che avevo col mondo.

Cosa stai leggendo al momento?

Sto leggendo due romanzi, diversissimi tra loro: Amore senza amore di Michelle Tea e Se domani farà bel tempo di Luca Bianchini.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti?

Ce ne sono talmente tanti che non saprei da dove iniziare. Quelli contemporanei a cui faccio riferimento più spesso sono Valerio Massimo Manfredi, che seguo non solo come romanziere ma anche come saggista, Ellis e Welsh, Cornwell e Llywelyn per i romanzi storici, Wendy Holden per la chick lit, Ken Follett di cui sto attendendo con ansia il seguito de I pilastri della terra. Poi ci sono quelli che ti fanno studiare a scuola a forza, e di cui non comprendi subito la grandezza, e vai in seguito a recuperare perché non ne puoi fare a meno: Pirandello, Calvino, Fenoglio, Manzoni, Verga. Sono tanti.

Parlami del tuo metodo di scrittura, ne ha i uno, scrivi di getto, fa i molte stesure?

Nessun metodo particolare. Mi viene un’idea e la appunto. Poi ci lavoro, anche anni dopo. Per la stesura, dipende: a volte le parole escono da sole, altre volte le devo ripensare e riscrivere, ma cerco di non perdermi. L’ultimo romanzo è nato quasi di getto perché avevo le idee molto chiare, e durante la fase di scrittura mi veniva naturale apporre qualche modifica a quello che avevo in mente, con naturalezza.

Cosa pensi della relazione tra essere donna e scrittrice?

Non la vedo in questi termini: la relazione è tra la persona e la scrittura, non tra il sesso di appartenenza e la scrittura, nonostante ci siano le famose “etichette” che tentano di imbrigliare quello che scrivi, di catalogarlo in qualche modo (a volte sbagliando decisamente – e spesso consapevolmente: il marketing tiranno – definizione). Io non mi sento ancora “scrittrice” perché il mio è un continuo cammino di ricerca e sperimentazione e più che altro scrivo per imparare, evolvere, migliorarmi.

Ti senti in qualche modo parte di un movimento femminista che usa la scrittura come strumento di affermazione?

Spesso nei miei racconti e nelle mie storie parlo di donne, e a volte sono donne schiacciate da un mondo ancora molto maschile e maschilista: più che di un movimento femminista, mi sento parte di quella corrente di donne che scrivono usando l’ironia, anche pungente e dissacratoria, per puntare il dito contro quello che non va. In alcuni pezzi, più che l’ironia ho utilizzato il sarcasmo. In altri la drammaticità della violenza. Ma ho un modo tutto mio di vedere le cose e interpretarle.

Per uno scrittore che importanza ha il successo?

Dipende. A volte ti permette di avere la sicurezza necessaria per dedicarti solo alla scrittura senza avere bisogno di un secondo lavoro per mantenere la tua vera passione. Altre volte il successo può diventare la tomba dell’ispirazione, delle buone idee e della buona scrittura: a mio avviso serve un certo grado di concretezza per non perdere il contatto con la realtà e continuare a dare fondo al talento, all’ispirazione. Poi ripeto, dipende sempre da quello che uno vuole e cerca: se si vuole diventare una literature-star e concorrere con le rock-star, allora è un altro paio di maniche.

Stai scrivendo attualmente?

Ho appena finito un nuovo romanzo, molto divertente, e al momento sto recuperando energie e riattivando i circuiti. La scrittura dovrà aspettare, solamente per un po’.

Ami più leggere o scrivere?

Se leggo mi dimentico di mangiare, bere, uscire, chiamare gli amici, in una parola vivere, ma non smetterei mai. Se scrivo, dopo un po’ devo staccare per non essere completamente assorbita delle mie energie. Parlando di impegno, sento meno quello della lettura, è più immediata e piacevole. Ma parlando di amore, devo dire che amo entrambe le cose.

Definiscimi la parola talento.

Un dono, una caratteristica innata che si manifesta naturalmente, ma che va allenata costantemente, come un muscolo, per poter essere potenziata e dare il meglio.

Che studi hai fatto? Hai imparato ad amare i libri sui banchi di scuola?

Ho fatto studi classici anche perché amavo leggere, e per me non è stato troppo difficile adattarmi alle richieste degli insegnanti che mi riempivano di libri per fare tesine, schede e temi in classe. Certo come tutti gli alunni del mondo alcuni autori li ho davvero amati, altri li ho solo sopportati. Ma col tempo ho imparato ad apprezzarli.

Hai letto Tolstoj ?

Sì, a scuola. Faceva parte degli autori che sopportavo. Per assurdo, però, amavo Manzoni, che solitamente è odiato dalla maggioranza degli studenti. I casi strani della vita…

Quando hai capito di essere una scrittrice?

Mi sono accostata alla scrittura in modo diverso dopo i vent’anni. Prima era solo una valvola di sfogo personale, poi ha subito un’evoluzione naturale e finalmente ho preso le distanze da me stessa e dal mio ombelico. Ho iniziato a raccontare di altro, di altri. A osservare di più la realtà. Ad ascoltare meglio quello che mi circondava. A dargli voce. Chissà, forse questa è la strada giusta per diventare una scrittrice.

Ami la poesia? Stai leggendo libri di poesia attualmente?

Li leggo a volte per lavoro, per la rassegna letteraria che curo per Delirio.NET, il portale di attualità che seguo da quattro anni. Per le mie letture personali, però, sono sincera: preferisco la prosa.

Parlami della relazione tra cinema e letteratura, pensi che sia un bene?

Io trovo che le contaminazioni e gli scambi tra le arti siano ricchezza. Io amo molto sia cinema che letteratura, a volte una pellicola ti può ispirare per scrivere e tirare fuori quel che hai dentro. E allo stesso modo da un romanzo può scaturire un grande film. Come sempre, dipende dall’uso che si vuole fare delle idee.

Sei felice quando scrivi?

A volte sono felice, altre volte divertita, altre ancora incazzata. Scrivere amplifica i miei stati d’animo ma allo stesso tempo, in qualche modo, mi rasserena e mi permette di esprimere le mie emozioni. Mi libera.

Trovi interessante il teatro? Ti piacerebbe scrivere degli script teatrali?

Mi ha sempre affascinato. Alcuni miei testi sono diventati monologhi per Strettamente Riservato, uno spettacolo che si tiene in teatri off milanesi da qualche anno, con un buon successo di pubblico. Ora sto scrivendo e curando una sperimentazione teatrale, tratta da un progetto web su Liberaeva.com (che diventerà un libro a Ottobre coi pezzi migliori), intitolato Le interviste impossibili. Sul palcoscenico, tre grandi donne della storia e del fumetto che hanno lasciato un segno nell’immaginario collettivo: Matilde di Canossa, Beatrice di Dante e Eva Kant. La rappresentazione è già stata fissata e verrà a fatta a fine Ottobre.

Ti hanno mai chiesto di scrivere per la tv, sceneggiature, spot, palinsesti televisivi?

Sì, ed è stato divertente. Ti mette a contatto con un modo diverso di scrivere, contano i dialoghi, è un’ottima palestra per allenare la mente e affinare alcune tecniche.

Conosci altri scrittori? Che rapporti vi lega?

Conosco tanti scrittori, li intervisto per Delirio.NET, dialogo con loro, li presento agli eventi, alle volte mi presentano loro. Con alcuni nascono bei legami d’amicizia, con altri ci sono solo rapporti professionali.

Oltre a scrivere svolgi altri lavori legati all’editoria?

Mi occupo spesso delle bozze con tutto quel che ne consegue: lettura, correzione, editing, consigli e proposte all’autore. Spero che si trasformi in un lavoro, prima o poi.

Hai già un agente letterario, se sì, che rapporto vi lega, è un semplice rapporto professionale, un’amicizia, un rapporto di amore-odio?

Non ho un agente letterario. Finché posso e riesco, faccio da me. In futuro, si vedrà.

Eliselle è nata a Modena nel 1978. Laureata in Storia Medievale con un Master in Diritto della Comunicazione, lavora come copywriter. Inizia a scrivere giovanissima per passione e ha al suo attivo tre romanzi, Laureande sull’orlo di una crisi di nervi (Effedue Edizioni, 2005), Nel paese delle ragazze suicide (Coniglio Editore, 2006) ed Ecstasy Love (Eumeswil Edizioni, 2007). Ha scritto il romanzo storico Francigena – Novellario a.D. 1107 (Fabrizio Filios Editore, 2007) insieme a due scrittori modenesi e firmandolo col suo nome e cognome. Ha appena concluso il suo ultimo romanzo. Ama scrivere racconti, ha partecipato a numerose antologie ed è presente su diversi siti web dedicati alla scrittura. Alcuni suoi testi vengono rappresentati in teatri off off milanesi. Collabora con riviste online e cartacee di attualità, erotismo e cultura e per la rubrica letteraria di Blue. I suoi siti personali sono Eliselle.com e Delirio.NET.

Intervista a Martino Savorani

17 settembre 2007

Parlami del tuo primo libro, come hai scelto il genere racconti?

All’inizio mi è venuto naturale scrivere racconti, iniziare con un romanzo mi pareva un’impresa impossibile. Poi, col tempo, ho scoperto le potenzialità de genere “racconto” e ho imparato a sfruttarle, almeno in parte. Come diceva Carter, “presto dentro, presto fuori. Senza indugi.” Questa è la filosofia del racconto. Il romanzo non è un racconto più lungo, è un’altra cosa e non è detto che sia migliore.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti?

Ho iniziato leggendo Italo Svevo per sfida (tutti parlavano di “La coscienza di Zeno” come una noia infinita) e ho proseguito con Kafka, Pavese, Conrad (e Stephen King…), ma la passione per i racconti è esplosa con Carver e, soprattutto, Dino Buzzati.

Studi editoria, desideri continuare a scrivere o preferisci altri mestieri nel campo editoriale?

Studio editoria in conseguenza del fatto che scrivo. Penso che lavorare sui testi altrui sia un’occasione importantissima sia per scoprire autori sennò sconosciuti, sia per poter migliorare il processo di selezione del prodotto libro, prediligendo lavori anche dal grande spessore umano piuttosto che i soliti esercizi di stile. Alessandro Manzoni non è certo ricordato per il suo stile!

Cosa stai leggendo attualmente?

Attualmente sono a metà di due libri, “Sessanta racconti” di Dino Buzzati e “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore” di Raymond Carver.

E’ stato difficile pubblicare il tuo primo libro?

Pubblicare un libro è, ahimè, più semplice di quel che sembra. Questo va a discapito della selezione editoriale e provoca la saturazione del mercato. Buoni scrittori rimarranno ai margini, sopravanzati da penne più alla moda.

Hai un agente letterario?

No, e a vedere e vivere lo stato confusionario dell’editoria italiana mi rendo conto che ne avrei davvero bisogno.

Come è il tuo metodo di scrittura, scrivi tutti i giorni?

No, purtroppo no. Purtroppo perché non ho abbastanza tempo, ma per fortuna perché penso sia impossibile scrivere tutti i giorni senza cadere nel “narrativismo”. Spiego: magari si riesce a costruire una storia, anche non banale e ben scritta, stendendo 10 pagine al giorno, ma uno scrittore ha bisogno di tempo per vivere e fare esperienza del mondo per poterla poi riversare sul foglio. Non mi interessa raccontare una storia, ma una vita: questo è il mio tentativo.

Scrivi di getto, fai molte stesure?

Io scrivo di getto, anche se il ritmo è blando, magari stendo una pagina in un’ora e poi chiudo tutto. Di solito quando inizio un racconto vado dritto fino alla fine, senza tornare indietro mai. In questo modo semino un sacco di cadaveri linguistici per strada, ma non ci faccio caso: solo quando metto la parola “fine” rileggo il tutto, correggo le imprecisioni e metto a posto l’italiano.

Prediligi il racconto breve o lungo?

Dipende dalla storia che devo scrivere. Ne scrivo alcuni di 3 pagine e altri di 10-20, ma quando inizio un racconto non so quanto verrà lungo. Io scrivo la storia, con calma, coi tempi giusti, e poi la chiudo al momento opportuno: è la storia a decidere la lunghezza.

Di un racconto preferisci la descrizione dei luoghi, dei personaggi o i dialoghi?

La descrizione dei luoghi dagli occhi dei personaggi: descrivendo il luogo, descrivo il personaggio.

Quali sono i tuoi maestri letterari?

Carver, Buzzati, Pavese e Svevo… di quelli in vita devo molto a un poeta nascente (ma sta già pubblicando il secondo libro), Pietro Federico.

Pensi che un libro possa cambiare il mondo?

Il mondo no, ma una dozzina di persone sì. O almeno lo spero.

Ami gli scrittori di fantascienza? Qual è il tuo preferito?

Ho letto solo un libro di Isaac Asimov, era meraviglioso. Paradossalmente, descrive il mondo di oggi più e meglio di un libro di, che ne so, Melissa P. o Moccia .

Pensi che alcuni scrittori siano “cattivi maestri”?

No, penso che alcuni scrittori non siano maestri.

Ascolti musica mentre scrivi?

Se sono teso Badly Drawn Boy o i Perturbazione, se sono stanco ZZ Top o Mark Lanegan, ma il più delle volte non sono né l’uno né l’altro e metto su Mike Oldfield.

Quali strumenti di scrittura preferisci?

Scrivo solo al PC, a biro pasticcio troppo.

Fare il correttore di bozze cosa ti ha insegnato?

Per ora che la gente non sa scrivere… a parte gli scherzi, ho imparato a usare correttamente le virgole (non ridete, non è facile come sembra!), peccato che il libro l’abbia già pubblicato!

Il mondo dell’editoria è pieno di figure professionali poco note, quali?

Io penso che quelli poco noti siano solo gli scrittori, purtroppo.

Hai amici scrittori?

Oltre a Pietro Federico indicherei Samuele Donati, anche se lui non si definirebbe tale. Prima o poi lo costringerò a pubblicare con la forza.

Ami la poesia? Qual è il tuo poeta preferito?

Di poesia non capisco nulla, però apprezzo Leopardi e, ultimamente, sto riscoprendo Pascoli (che, tra l’altro, è romagnolo come me).

Ti piacerebbero se facessero un corto con un tuo racconto E’ già successo?

I miei racconti sarebbero perfetti per dei cortometraggi… con alcuni ci si potrebbero fare anche dei muti, vista la povertà di dialoghi. Comunque sì, mi piacerebbe molto e non è detto che sia una cosa del tutto campata in aria: ho già intravisto uno spiraglio…

Hai mai scritto sceneggiature?

No: è un tipo di scrittura che non mi affascina. Poi, in generale, l’idea di scrivere a comando non mi attira.

Ti piacerebbe anche scrivere per la tv?

Scrivere per la tv, secondo me, è un ossimoro.

Cosa stai scrivendo attualmente?

Un racconto ambientato in un piccolo paese, la storia di un innamoramento. Essendo solo alla seconda pagina non ho ancora scoperto se si innamora solo lui o anche lei.

Passerai al romanzo o prediligi i racconti?

Penso che rimarrò fermo ai racconti ancora per… a occhio e croce, altri 10 dieci anni.

Qual è il libro più bello che hai mai letto?

“Il deserto dei Tartari” e “La coscienza di Zeno”, impossibile scegliere!

Intervista a Valentina Demelas

13 settembre 2007

Parlami del tuo libro “Basta che ci sia posto” Traccediverse (2006) come è nato?

“Basta che ci sia posto” è la rielaborazione romanzata di un percorso conoscitivo ed evolutivo da me compiuto durante l’adolescenza. È un viaggio di formazione atto ad insegnare come sia possibile diventare più profondi, più felici, anche nel dolore e nelle contraddizioni. Il testo non è autobiografico, tuttavia mi identifico nel percorso di Camilla, la protagonista, che durante l’adolescenza conosce la rabbia e l’orgoglio dovuti alle insicurezze comuni a tante giovani, e ne resta vittima, incapace inizialmente di comprendere questi sentimenti. La successiva comprensione e la trasmissione di questa agli altri, si evidenzia come punto di partenza per un cambiamento positivo: verso la vita, l’amore, i rapporti autentici, lo sforzo di mettersi in gioco per divenire adulti, l’abilità a raccontarsi per guarirsi. La necessità di comunicare, di trasmettere agli altri gli insegnamenti che la vita mi aveva dato e la speranza di poter in qualche modo essere utile, mi spinsero alla stesura di un testo maggiormente impegnativo rispetto ai racconti e alle poesie che mi dilettavo a scrivere dai tempi della scuola media. La storia che ho raccontato non avrebbe certamente potuto essere riassunta in un racconto, sebbene lungo. Scrissi la prima stesura di getto, come fosse un diario, o una lunga lettera ad un’amica immaginaria. In seguito divisi il testo in capitoli, apportando svariate modifiche e correzioni. Dopo circa un anno di scrittura, mi trovai tra le mani la bozza del mio romanzo d’esordio.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti?

I miei scrittori preferiti sono Brizzi, Culicchia, Tamaro, De Carlo, Tondelli, Fante, Hemingway, Kerouac, Ginsberg, Morante, Calvino, Tolstoj, Salinger, Dostoevskij, Bukowski, Coelho, solo per citarne alcuni…

Leggi Dacia Maraini?

Di Dacia Maraini ho letto solo “Buio” e “Colomba”.

Da donna che cosa pensi sull’essere scrittrice?

Essere scrittrice secondo me significa avere la capacità di guardare il mondo attraverso un filtro, servendosi della sensibilità femminile per osservare, ascoltare, indagare, assorbire, sentire, riflettere, rielaborare, districare, ricercando la perfezione nell’esprimere le emozioni attraverso la scrittura.

Cosa stai leggendo attualmente?

Ai tempi della scuola ho preso l’abitudine di leggere più libri contemporaneamente. Ho terminato che non è molto “Mal di pietre” di Milena Agus e “Il pellegrino dalle braccia d’inchiostro” di Enrico Brizzi. Devo ultimare “I segreti del risveglio” di Osho e “La strega di Portobello” di Coelho. Mi accingo ad iniziare “La fine è il mio inizio” di Tiziano Terzani e “Mille splendidi soli” di Khaled Hosseini. Molto spesso mi capita di rileggere “Manuale del guerriero della luce” di Paulo Coleho e “Il Piccolo Principe” di Antoine De Saint-Exupéry, che adoro sfogliare, gustando i miei capitoli preferiti.

E’ stato difficile pubblicare il tuo primo libro?

Assolutamente no. Spedii la versione definitiva del romanzo a diverse case editrici medio-piccole. Ricevetti diverse proposte di pubblicazione, di cui un paio con contributo che non avrei accettato. Felice, ma non totalmente convinta, inviai il testo via email a Michele Di Salvo, il mio editore, che lo lesse personalmente in una notte e mi fece immediatamente inviare il contratto di pubblicazione da Traccediverse.

Hai un agente letterario?

No, per il momento non ho ancora un agente letterario.

Quale è la tua poetessa preferita?

Amo visceralmente i versi preziosi di Alda Merini.

Leggi autori giapponesi come Murakami o Yoshimoto?

Di Banana Yoshimoto, di cui adoro l’ indagare i comportamenti umani, la sensibilità, la dolcezza, la malinconia, e particolarmente la scrittura urlata e sussurrata, ho letto “Kitchen”, “Il corpo sa tutto”, “Presagio triste” e “L’abito di piume”. Di Murakami non ho mai letto nulla.

Ti piace “Seta” di Baricco?

Ho letto diversi libri di Baricco, mi piace “Seta”, ho amato “Novecento”, “Oceano mare”, “Senza sangue”. “Seta” è stato il primo, grazie al quale mi sono innamorata della scrittura di Baricco, della sua capacità di rendere interessanti, poetiche e magiche le storie che racconta. Sono affascinata dalle sue metafore, dal fascino del suo narrare, dalla sua sorprendente capacità di incantare il lettore.

Per una scrittrice come si preserva la propria integrità spirituale nel mondo editoriale?

A mio avviso è essenziale mantenersi umili, non sentirsi mai “arrivati”, continuare a leggere, a fare esercizio, affinare la tecnica, migliorarsi, libro dopo libro. Pensare alla scrittura come ad un lavoro da svolgere con ordine, impegno, allegria e passione. Non amo chi si sente “personaggio”. È giusto coltivare la propria eccentricità, quando è reale e non forzata. È doveroso essere spontanei, senza risultare costruiti. Mi metto continuamente in gioco, non perdo di vista la voglia di imparare e non mi prendo mai troppo sul serio. La scrittura oltre ad essere per me un piacere, un’emozione, è un mestiere. Desidero arrivare alla mente, all’anima, al cuore e al cervello del lettore. Non scrivo unicamente per intrattenere, per sfornare belle storie che svaniscono all’ultima pagina.

L’erotismo è importante nei tuoi libri?

L’erotismo non è essenziale nei miei libri, ne faccio uso se è funzionale alla narrazione, e mai in modo volgare e gratuito. Preferisco lasciare intuire, suggerire, in modo raffinato e sottile. Nei miei libri indago i sentimenti: scrivendo dell’amore tra due persone, per esempio, è naturale ricorrere al sesso, anche a tinte piuttosto forti, proprio perché fa parte della realtà, è del tutto verosimile.

Come ti documenti per i tuoi libri, preferisci internet, o le biblioteche?

Solitamente utilizzo internet.

Ti piace il genere poliziesco?

Il genere poliziesco non è tra i miei favoriti, ma ho letto e apprezzato alcuni romanzi di Biondillo, Carlotto, Lucarelli, Camilleri, Pinketts e Villani.

Quando scrivi sei felice?

Quando scrivo sono al Settimo Cielo! Quando sento che la storia ha imboccato la strada giusta, e i personaggi mi sorprendono nei momenti più diversi della giornata, capita che non provi lo stimolo della sete, della fame e del sonno, come fossi innamorata. Sento l’adrenalina scorrermi nelle vene e per me esiste solo la storia che devo raccontare… Quando scrivo un racconto, una poesia, ma soprattutto un romanzo, sì, sono felice!

Che strumenti utilizzi principalmente per la scrittura?

Penna, matita e computer. A volte scrivo direttamente al computer, ma normalmente scrivo prima su un quaderno, o su fogli sparsi, o sul cellulare, e poi ricopio e “aggiusto” tutto al computer.

Una domanda tecnica. Come è il tuo metodo di scrittura, scrivi di getto, fai molte stesure?

Inizialmente scrivo di getto la prima stesura. In seguito sistemo, correggo, riscrivo, elimino… Il terzo passo è tassativamente dedicato ai dialoghi. Poi, lascio “decantare” il tutto, staccandomi fisicamente e mentalmente per almeno un mese dal testo. Quando lo riprendo, lo leggo con estrema attenzione e valuto se sia il caso di apportare ulteriori modifiche.

Intervista a Deon Meyer a cura di Giulietta Iannone

10 settembre 2007

imagesTi piace James Joyce?

No. Ci ho provato diverse volte a leggerlo. Tuttavia continuo a non amarlo.

Come hai capito di essere uno scrittore?

Ho sempre avuto il bisogno di scrivere. Forse uno può chiamarlo “l’impulso di scrivere”. Quando ho raggiunto i 30 anni, e l’impulso c’era ancora, ho iniziato a scrivere.

Preferisci scrivere: la descrizione dei posti, la descrizione dei personaggi, o i dialoghi?

Come scrittore preferisco creare personaggi. Qualche volta i dialoghi mi divertono parecchio. Altre volte è molto difficile.

Tu sei allo stesso tempo un giornalista e uno scrittore; che differenza c’è?

Sia come giornalista che come scrittore voglio tenere il lettore molto coinvolto Come giornalista attraverso i fatti, come scrittore di thriller tento di farlo con bugie vergognose.

Ti piace la relazione tra letteratura e cinema?

Faccio parte di una generazione cresciuta sia con i libri che con il cinema, e penso che il mio modo di scrivere sia influenzato da entrambi. Così, si, mi piace questo legame.

Tu sei uno scrittore sudafricano; cosa significa per te ? E’ una responsabilità?

Buona domanda. Penso che la mia sola responsabilità sia aiutare gli altri scrittori sudafricani ad essere pubblicati. Ma posso dirti che è molto più difficile per uno scrittore africano raggiungere il successo internazionale.

Pensi che un libro possa cambiare il mondo?

Si. Penso che i libri cambino il mondo un poco ogni giorno.

Cosa stai leggendo in questo momento?

Ask the Parrot di Richard Stark

Come fai a preservare la tua indipendenza spirituale nell’attuale mondo letterario?

Continuando a scrivere. Penso che la scrittura sia indipendenza spirituale.

In Sud Africa è più difficile essere giornalista o scrittore?

Bene, è un poco più difficile guadagnarsi da vivere scrivendo libri.

Leggi di nuovo i tuoi libri?

No, lo trovo molto difficile.

Quali lettori preferisci?
I lettori che comprano libri e non li prendono in prestito dalle librerie o dalle altre persone.

Ti piace di più leggere o scrivere?

Leggere è un piacere. Scrivere un lavoro. Ma non posso vivere senza entrambi.

Quali sono i tuoi scrittori viventi preferiti.

Crescendo mi sono ispirato ai grandi maestri : John D. MacDonald, Ed McBain, John le Carré, Frederick Forsyth, Ted Allbeury, Robert B. Parker … e li ammiro tutti.

Di contemporanei amo ed ho molto rispetto per Michael Connelly, Robert Harris, Ian Rankin, Dennis Lehane, Lee Child, Michael Ridpath, John Sandford, Val McDermid, George P. Pelecanos, Douglas Kennedy, Mark Bowden, Dan Brown, Harlan Coben, David Morrell, Jeffrey Deaver, Ken Follett, per nominarne alcuni.

Ti senti una persona felice?

Non molto spesso….

Quali consigli daresti ad un giovane scrittore all’inizio della sua carriera?

Scrivere è come andare in bicicletta. Quando ci provi per la prima volta molto probabilmente cadi e sanguini un poco. Ma più lo fai e meglio lo fai. Non c’è niente che migliori di più la tua scrittura che sederti ad un tavolo e scrivere. E leggere, leggere, leggere. Bisogna vedere ciò che succede nel genere che lo scrittore progetta di scrivere. Poi studiare e analizzare ciò che gli autori veramente buoni stanno facendo e soprattutto come.

Ti piace Hemingway?

Si, molto.

Hai un agente letterario?

Si, ho una meravigliosa agente: Isobel Dixon della Blae Friedmann di Londra.

Scrivi anche racconti brevi?

Si, amo molto scriverli.

Hai tu senso dell’umorismo? Dimmi una barzelletta.

Charles Dickens entra in un bar e ordina un Martini. Il barista chiede”Olive or Twist”.

Quale è la tipica qualità di un buon scrittore?

Mi viene in mente Michael Connelly. Un professionista assoluto che migliora sempre di più.

La violenza nella società contemporanea è per te un segnale di decadenza o una spetto normale dell’animo umano?

Penso ci sia stata violenza in tutte le società. Fa parte dell’animo umano e non penso che cambierà.

Quale è la tragedia shakesperiana che preferisci?

Decisamente il Giulio Cesare, e il Macbeth come secondo.

Cosa stai scrivendo al momento?

Ho appena finito la sceneggiatura per una serie tv in 10 parti.

Quale è il tuo romanzo preferito?
Disgrace di J. M. Coetzeeee

Si basa su fatti di cronaca “Dead Before Dying”?

Si, sempre unisco fatti e finzione.

Intervista a Enrico Pietrangeli

3 settembre 2007

D: Ami la letteratura underground?

R: E’ parte della mia formazione, non vincolante e tanto meno censurabile.

D: Definiscimi la parola libertà.

R: Te la descrivo: giovane, bella e assassina.

D: Credi nei valori politici o sei un disilluso come molti giovani?

R: Credo che, come per tangentopoli, il magma è già da tempo sotto gli occhi di tutti, ma stavolta un’intera e pressoché inetta classe politica sembrerebbe aver perso il timone o altri remano nell’occulto, ma la gente è stanca di processi in piazza. Occorre un concreto rinnovamento, non un ulteriore indebolimento del paese con seconde e terze repubbliche, questo è il punto. Da parte mia, non essendo più molto giovane, più che disilluso sono, a mia volta, preoccupato per i più giovani, soprattutto per l’irresponsabilità di un ipergarantismo che non può non rivolgersi contro, ma qui gli elementi da tirare in ballo sono altri e taglio!

D: Quale è il tuo libro che preferisci?

R: Il nuovo per poi nostalgicamente tradirlo col precedente ed essere ulteriormente ispirato a farne.

D: Quello che ti è costato più fatica scrivere?

R: La poesia in genere: una grande gioia ma anche un lungo cesello.

D: Hai conosciuto Bellezza, che persona era?

R: Dario? Una persona attenta e sensibile, un indagatore dell’animo umano sinceramente orbitante nel caos della vita. Un bambino maldestro e dispettoso, giocoso e pieno di piccole fobie. Un eccelso poeta, quello di “Invettive e licenze” e “Morte segreta”.

D: Che relazione c’è per te tra letteratura e cinema?

R: Una correlazione lontana, anacronistica, quella che intercorre tra simbolo e suono. Wenders con Rilke forse rende molto bene questa ancestrale corrispondenza. Le nuove muse, come pure le nuove tecnologie, ampliano questo spettro di connessioni oltre a rendere possibili nuove forme e modi di fare arte.

D: Un’ aforisma, la frase di una canzone, un proverbio che ti è caro.

R: Finché la barca va, lasciala andare… Te la ricordi, vero? …Tu non remare… Beh, è talmente azzeccata da essere una specie di motto nazionale.

D: L’uso della tecnologia nella scrittura che valore ha per te?

R: Rilevante, indubbiamente, mai vincolante e comunque presente e degno di attenzione ed opportuna ricerca.

D: Come hai scoperto di essere uno scrittore?

R: Attraverso la poesia, forse inconsapevolmente. Sono uno scrittore?

D: E la scrittura digitale, pensi sia il futuro?

R: Diciamo che si va in quella direzione, ma occorre ancora molto lavoro.

D: Hai letto Fahrenheit 451 dello scrittore americano Ray Bradbury? Che rapporto c’è per te tra la memoria e la libertà di esprimersi nell’arte?

R: Un grande libro ed anche ottimo film, Truffaut è un maestro, di quelli che lasciano il segno e, all’occasione, anche il titolo. Senza memoria viene meno la necessità di esprimersi nell’arte che sedimenta e filtra proiettando altrove. Il rapporto che c’è tra la memoria e la libertà di esprimersi è il perno dove ruota l’opera, dove la memoria resta l’ultima salvaguardia di esprimersi nell’arte e le opere, vittime del fuoco sacrificale, acquisiscono nuovo valore e spessore attraverso la personificazione.

D: Pensi che un libro può cambiare la gente e così il mondo?

R: Pensando con consapevolezza storica è impossibile affermare il contrario. Approssimandoci ai nostri tempi, vengono un po’ i brividi a pensarlo, perché i cambiamenti sono comunque traumi e non tutti dai risvolti positivi ma, soprattutto, perché sono in pochi a leggere.

D: Pensi che ci siano regole d’oro per sopravvivere tra agenti letterari, editori, sponsor, e lettori?

R: Non facciamo di tutt’erba un fascio, anche perché già lo sappiamo, porta sfiga a questo paese. Regole d’oro non ne conosco e neppure credo che esistano, giocano molte, troppe varianti nella vita, figuriamoci in quella di chi costruisce trame

D: Come pensi di preservare la tua indipendenza spirituale nell’attuale mondo letterario?

R: Col cuore.

D: Cosa stai leggendo al momento?

R: Diverse cose per diverse ragioni tra cui Cortazar, ma ho ripreso in mano anche Shurè. In questi giorni sto terminando i racconti di Pennacchi…

D: Pensi che Internet rivoluzionerà il mondo?

R: Perché, non è già accaduto?

D: Stai lavorando a qualche nuovo libro?

R: Sì, ho in ballo un contratto per un nuovo libro di poesie già firmato. A dire il vero, non era previsto ma, come tutte le cose impreviste, possono anche riservare piacevoli sorprese e, fin’ora, così è stato. Per i tempi di pubblicazione temo che bisognerà un po’ attendere, ma non troppo.

D: Puoi anticiparcene quanto meno il titolo?

R: Sì. S’intitola: “Ad Istanbul, tra pubbliche intimità”.

D: Ti piacerebbe vincere il Nobel? cosa faresti con l’assegno della vincita?

R: Cos’è? La Ventura ha assoldato anche te per il Grande Fratello? Tira fuori l’assegno e niente storie!

D: Hai letto Ibsen?

RE: Onestamente no, ma è impossibile non sentirlo spesso citato (anche la cultura ha le sue congreghe di oranti). Ho avuto comunque modo di apprezzare il suo dramma borghese rappresentato a teatro.

D: Preferisci scrivere romanzi o racconti?

R: Poesie. Purtroppo ne vengono sempre di meno ed impegnano molto ma, come per il vino d’annata, talvolta sono anche distillati tutt’altro che trascurabili.

D: Quale strumento di scrittura preferisci usare, la penna, il computer o la macchina da scrivere?

R: Li ho usati praticamente tutti in senso evolutivo. Prima la penna, poi la macchina da scrivere ed infine il computer. Oggi, chiaramente, prediligo il computer.

D: Hai relazioni d’amicizia con altri scrittori?

R: Sì, ne ho avute e ne ho tuttora. Le amicizie prescindono dagli scrittori e talvolta, per certe modalità, sono paragonabili agli amori, vanno e vengono, decantano, alcune tornano e, altre ancora, sono per sempre.

D: Durante la stesura di un libro tu preferisci occuparti della descrizione dei luoghi, della descrizione dei personaggi, o dei dialoghi?

R: La tentazione è sempre poetica e predilige l’indagine del cuore e le sue più segrete emozioni.

D: Quali sono le qualità tipiche di un buon scrittore?

R: Il segreto resta sempre quello di saper dosare le risorse, poi ce n’è sempre per tutti i gusti.

D: Qual è il significato del talento per te? Un dono o una capacità che si può aumentare con il lavoro?

R: L’uno e l’altro, naturalmente. C’è un processo d’integrazione, una consapevolezza piuttosto che un quantitativo sommare.

D: Hai un agente letterario? Per te è un amico, solo una relazione professionale, o vi lega un rapporto amore-odio?

R: No, non ancora. Dici che è tempo di provvedere? Sì, d’accordo, ma i sentimenti forse è meglio tenerli fuori, è sufficiente fiducia e stima, ti pare poco?

D: Quanto la musica incide sui tuoi testi?

R: Dipende. Nel caso del mio romanzo d’esordio, sicuramente molto.

Intervista a Lorenzo Mazzoni a cura di Giulietta Iannone

29 agosto 2007

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Preferisci scrivere romanzi o racconti?

Romanzi, assolutamente romanzi. I racconti non mi appassionano molto. Ne scrivo pochi, generalmente per partecipare a qualche concorso letterario, nulla di più. Sono troppo brevi per appassionarmi. I romanzi mi permettono di far crescere i personaggi, di affezionarmi a loro, di descrivere meglio i luoghi o le situazioni. Voto romanzi.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti stranieri?

Graham Greene, Paco Ignacio Taibo II, Tom Robbins, Nagib Mahfuz, Jeorge Amado, Morris West, Jeffrey Eugenides, Lobo Antunes. Potrei andare avanti ore.

Quale strumento di scrittura preferisci usare, la penna, il computer o la macchina da scrivere?

La penna e il computer (che ha la sola funzione di macchina da scrivere). Quando sono in giro scrivo su blocchetti o fogli sparsi, mi piace, è immediato. Poi a casa riscrivo al computer correggendo e sistemando.

Hai relazioni d’amicizia con altri scrittori?

Sì, Eliselle, Valentina Demelas, Lisa Massei, Donatella Placidi (citando scrittrici che hanno già pubblicato). Si tratta di rapporti via mail o blog, non ho mai bevuto un aperitivo con loro… dipende cosa si intende per amicizia. Inoltre collaboro con Enrico Astolfi, stiamo scrivendo un romanzo a quattro mani (con lui di aperitivi ne ho bevuti parecchi).

Riguardo la stesura di un libro tu preferisci occuparti della descrizione dei luoghi, della descrizione dei personaggi, o dei dialoghi?

I luoghi e i dialoghi. Generalmente sono questi ultimi che uso per far venire fuori le caratteristiche del personaggio senza sondarne troppo l’aspetto psicologico in modo diretto.

Quali sono le qualità tipiche di un buon scrittore?

Una scrittura accessibile a tutti. L’umiltà.

Pensi che alcuni scrittori siano “cattivi maestri”? Puoi farmi un esempio.

Beh, Bukowski lo è per tanta gente, anche se credo che ormai sarebbe ora di metterlo in soffitta. I cattivi maestri sono figure di cui ha bisogno l’adolescenza. Io ho avuto Bukowski, Kerouac, Ellis, Fante, poi mi sono stancato, non me ne facevo più niente.

Pensi che un libro può cambiare la gente e così il mondo?

Sul mondo ho dei forti dubbi, ma su qualche lettore un libro può avere un’influenza incredibile. Positiva, negativa, di gioia, di rabbia, di riscossa. Se un libro non cambia almeno un pochino qualche lettore allora è carta straccia.

Pensi che ci siano regole d’oro per sopravvivere tra agenti letterari, editori, sponsor, e lettori?

Io sono il signor nessuno. Non ho agenti letterari o sponsor e i miei lettori non credo superino le tremila unità (e me la sto tirando parecchio). Con il mio primo editore i rapporti sono stati e sono di perenne Guerra Fredda, con Edizioni Melquìades mi sto trovando benissimo e con Edizioni Robin idem. Penso di avere avuto abbastanza fortuna, ma no, non ho regole per sopravvivere nel mondo editoriale.

Come pensi di preservare la tua indipendenza spirituale nell’attuale mondo letterario?

Evitandolo più che posso

Quali lettori preferisci?

Quelli che alle presentazioni fanno domande, quelli che si permettono di dirmi cosa non gli è piaciuto dei miei libri

Cosa stai leggendo al momento?

Weathermen, i fuorilegge d’America, di Harold Jacobs.

Quali sono i tuoi maestri letterari?

Graham Greene, Paco Ignacio Taibo II, Tom Robbins, Morris West, Emilio Salgari.

Quali i tuoi autori italiani preferiti?

Wu Ming, Carlo Lucarelli, Erri De Luca.

Qual è il significato del talento per te? Un dono o una capacità che si può aumentare con il lavoro?

Un po’ tutte e due, se anche hai talento ma non lo affini, non lavori come un mulo, il talento rimane lì, magari può servirti per qualche tempo ma poi crolla, come un castello di carte. Bisogna lavorare, lavorare, lavorare.

Ti piace la letteratura russa?

Sì, adoro Dostoevskj, Tolstoj e Agenev.

Hai un agente letterario? Per te è un amico, solo una relazione professionale, o vi lega un rapporto amore-odio?

Non ho agente letterario

Sei di Ferrara, cosa pensi di Giorgio Bassani.

Ha scritto libri bellissimi su Ferrara, l’ha descritta magistralmente ma se posso permettermi, lo trovo di una lentezza insostenibile. Un grande scrittore ferrarese del dopoguerra è Luigi Preti, Giovinezza giovinezza è un romanzo completo nella sua semplicità.

Hai viaggiato molto, quale cosa ti ha colpito di più e dove.

Vedere un uomo morire sotto i miei occhi al confine fra Vietnam e Laos. Uno scontro frontale fra la sua motocicletta e un pulmino. Mi ha scosso molto. E poi la preghiera del venerdì a Sana’a e Napoli, in tutto e per tutto.

Ami la narrativa diaristica tipo Chatwin.

Dipende. Chatwin non mi appassiona. Ramazzotti mi piace molto, Bettinelli è divertente ma un po’ semplicione, Potocki era elegante ed essenziale, Prokosh ha scritto un libro molto bello dall’Asia, peccato che in Asia non ci sia mai andato e il manoscritto sia stato redatto nella biblioteca di San Francisco.

Ti piacerebbe fare il corrispondente per qualche giornale in un paese dell’Asia o dell’America Latina?

Sì, mi piacerebbe molto. Per ora mi accontento delle possibilità che mi sono offerte da riviste intraprendenti che pubblicano i reportage che ho scritto in passato, diciamo come free-lance. Collaboro con http://www.viaggiatorionline.com e dovrei iniziare una nuova collaborazione con la rivista online http://www.ilreporter.com

Parlami della letteratura vietnamita, ci sono poeti o scrittori che più ami.

Ho Chi Minh oltre ad essere stato un grande e dignitoso uomo politico ha scritto poesie bellissime. Il diario della prigione è un libro in versi che consiglio a tutti. Poi ci sono i romanzi della generazione che ha fatto la guerra, Le Chagrin de la guerre di Bao Ninh e Les Canons tonnent la nuit di Nha Ca, raccontano il Vietnam bellico da un’angolazione differente da quella a cui siamo abituati. E’ istruttivo, poiché la nostra prospettiva, la prospettiva storica dell’occidentale, è spesso spocchiosa e arrogante. Fa bene un po’ di umiltà ogni tanto.

Cosa ti ha ispirato Il requiem di Valle Secca” (Edizioni Tracce, Pescara 2006)

Il Requiem mi è stato ispirato dal terrificante petrolchimico che occupa tutta la parte nord di Ferrara, la città dove vivo, da ricordi d’infanzia, dai reportage di Kapuscinski e dalla lettura di un libro sulla costruzione della bomba atomica. Volevo partecipare ad un concorso, richiedevano qualcosa di breve, 80 cartelle. Io non avevo niente di pronto così ho mixato tutti gli appunti che avevo in casa ed ho usato petrolchimico, giardini d’infanzia e reportage come filo conduttore. Credo sia venuto fuori un buon romanzo breve, forse un po’ troppo veloce ma divertente. Asdrubale, il ciccione protagonista, è uno dei miei personaggi che più amo.

Sto per partire per la Cina, per un tour promozionale di un libro cosa mi consiglieresti?

Di comprare un Libretto Rosso in cinese. Esteticamente fa effetto.

I poeti arabi che preferisci.

Romanzieri più che poeti: Yasmina Khadra, Tawfiq al-Hakim, ‘Ala al-Aswani, Nagib Mahfuz

Cosa pensi di Pamuk, lo scrittore turco vincitore del Nobel?

Ho letto solo Istanbul è mi è piaciuto molto. Mi sembra che l’idea di mischiare il suo privato con la storia della città sia intelligentissima. Inoltre le fotografie rendono il libro unico nel suo genere.

Quanto la musica incide sui tuoi testi?

Moltissimo. Ascolto sempre musica, continuamente. Una lista di chi ascolto e di chi mi ha ispirato e mi ispira sarebbe troppo lunga, cito qualcuno, così, quasi a caso: Beatles, Grateful Dead, De Andrè, Kaleidoscope, Clash, Embryo, 13th Floor Elevators, Daniele Sepe…

Hai mai avuto ispirazione mentre andavi in bicicletta?

Spesso, anche perchè io sono sempre in bicicletta. Non ho la macchina, in bicicletta faccio chilometri. La bicicletta è fatta per pensare. Inoltre è un mezzo educato e civile

Il genere cyberpunk per te in cosa consiste e perché ti affascina?

Anche l’editore che ha pubblicato il Requiem lo ha definito cyberpunk. In molte recensioni e presentazioni il libro è stato definito cyberpunk… il problema è che io ignoro cosa sia il cyberpunk, non ho mai letto scrittori cyberpunk, non so in cosa consista. Credo che l’ambientazione protoindustriale del Requiem abbia ingannato molti lettori.

Ami la letteratura underground?

Dipende da cosa si intende per underground… la stampa anni ’60? Roba tipo PlayPower? Sì, molto. L’underground attuale non lo conosco, o meglio non conosco la letteratura sotterranea perciò non posso esprimermi.

Definiscimi la parola libertà.

Non avere scheletri nell’armadio

Ti piace la poetica di Neruda?

Moltissimo. E’ l’unico poeta che leggo, insieme ad Ho Chi Minh.

Ti piace Giorgio Scerbanenko?

Sì, semplice e coinvolgente. Mi è piaciuto soprattutto I milanesi ammazzano al sabato.

Ami l’Asia, fai yoga meditazione?

Amo l’Asia, il Vietnam soprattutto, ma non faccio né yoga né meditazione, sono troppo pigro. La bicicletta già è abbastanza per un bradipo.

Credi nei valori politici o sei un disilluso come molti giovani?

Sono comunista, lo dico senza vergogna. Oggi va di moda vergognarsi della propria appartenenza. Ma io non credo nella Cina attuale, nei gulag staliniani, nel delirio nord coreano o nell’assurdità di certi partiti politici italiani. Credo nell’ideale. L’ideale è bellissimo, fraterno, grandissimo. Sono gli uomini che lo hanno tradito. Sulla disillusione, beh, credo sia difficile per un giovane dei nostri giorni non essere disilluso. Io ci provo con la scrittura.

Quale è il tuo libro che preferisci?

Ost, il banchetto degli scarafaggi (Edizioni Melquìades, Milano 2007). E’ quello più completo e che rappresenta meglio il mio tentativo letterario, un tentativo fatto di storia, surrealismo, spionaggio, viaggi. Ost, senza dubbio alcuno.

Quello che ti è costato più fatica scrivere.

Apologia di uomini inutili, un inedito. Dovevo descrivere un uomo che diventava pazzo dopo aver assistito all’omicidio di bambine asiatiche. Descrivere la violenza sessuale e l’omicidio è stato duro, durissimo, in certi momenti mi sono sentito un verme, ho anche pensato che se riuscivo a scrivere nefandezze tali forse ero compiacente… insomma è stato ostico… in ogni modo il libro è ancora inedito.

Che relazione c’è per te tra letteratura e cinema.

Per quel che mi riguarda un legame molto stretto. Dicono che io abbia una prosa molto filmica. Immagino siano state le decine di film visti ai tempi del DAMS e della mia adolescenza.

In un intervista a Murakami gli chiesi se la tv è la nuova agorà del nostro tempo, tu che ne pensi?

Mi auguro che non lo diventi ma i segnali sono molto inquietanti. Solo internet e il suo mondo virtuale per ora gli tengono testa. Speriamo. Io credo nei libri. Cartacei, che puzzano, che pulsano. La tv mi fa schifo, lo dico senza mezzi termini, la trovo odiosa.

Un aforisma , un proverbio che ti è caro.

“Sono paziente irremovibile, non indietreggio di un passo. Fisicamente distrutto, moralmente incrollabile” (Ho Chi Minh).

Lorenzo Mazzoni è nato a Ferrara nel 1974. Laureato in Dams Cinema e successivamente in Storia e Istituzioni dell’Asia; scrittore e viaggiatore, ha pubblicato gli e-book Il sole sorge sul Vietnam, Le Bestie, Privilegi e Mekong Blues (www.kultvirtualpress.com), e i romanzi Il requiem di Valle Secca (Tracce, 2006) e Ost, il banchetto degli scarafaggi (Edizioni Melquìades, 2007). Alcuni suoi racconti sono apparsi sulle riviste Rotta Nord-Ovest, Storie, Catrame Letterario, I racconti di Luvi e sull’antologia Schegge di utopia (Edizioni La Carmelina, 2007). E’ in via di pubblicazione un nuovo romanzo con i tipi di Robin Edizioni. Vive con la sua Musa, ascolta i Beatles e gira in bicicletta. http://lorenzomazzoni.splinder.com

Intervista a Robert Ferrigno a cura di Giulietta Iannone

28 agosto 2007

ferrignorobertQuali sono i suoi scrittori preferiti?

Elmore Leonard, James Ellroy, Franz Kafka, William S. Burroughs

Le piace l’Ulisse di James Joyce?

Non l’ ho mai letto in molti anni.

Come ha scoperto di essere uno scrittore?

Sin da quando ero un ragazzo ho sempre amato raccontare ai miei amici storie ed essi si sono sempre divertiti a sentirmele raccontare. Poi più tardi ho capito che molte mie idee e interrogativi sulla giustizia, il crimine, l’amore potevano essere meglio trattati nell’ambito della fiction.

Preferisce in un libro la descrizione dei luoghi, di personaggi o i dialoghi?

I personaggi devono essere delineati tramite l’uso dei dialoghi; questa per me è la maggiore abilità per uno scrittore.

Le piace il legame tra la letteratura e il cinema?

Moltissimo. Io vado spesso al cinema e uso la componente visiva per rendere i miei libri più dinamici e istintivi.

Lei dedica i suoi libri a Jody. Chi è Jody?

Mia moglie

Lei ha fatto l’insegnante. Pensa che gli scrittori siano cattivi maestri ? Può fare un esempio?

Io probabilmente ne sono un buon esempio. Mi piace insegnare, per piccoli periodi di tempo, ma sono troppo
geloso del mio tempo e trovo che l’insegnamento sia troppo difficile. Più che insegnare amo scrivere.

Pensa che uno scrittore possa con i suoi libri cambiare le persone e così il mondo?

Penso che i miei libri abbiano una forte componente morale e le situazioni siano realistiche e ideate proprio per far riflettere il lettore su questioni come il giusto e lo sbagliato, il morale, l’immorale. Io desidero moltissimo suscitare interrogativi nei miei lettori e cambiamenti se è possibile, ma in fondo sono solo uno scrittore e naturalmente non sono Dio!

Vuole essere uno scrittore di intrattenimento o vuol mandare un messaggio più profondo ai suoi lettori?

Il più grande intrattenimento è trattare con temi profondi un argomento interessante ed evocativo. I libri noiosi non sono utili a nessuno. I libri interessanti hanno il potere più grande.

Preferisce essere considerato un grande scrittore noioso o un autore commerciale pieno di senso dell’umorismo?

Desidero il successo commerciale, ma con onore.

Pensa che ci siano “regole d’oro” per sopravvivere tra agenti, editori, sponsor e lettori?

L’onestà, sempre l’onestà. Ritengo fondamentale trattare il lettore con rispetto. Non imbrogliare nessuno ed essi probabilmente non imbroglieranno te.

Come preserva la sua indipendenza spirituale nell’attuale mondo letterario?

Con grande difficoltà. Mi interrogo sempre su cosa è realmente importante. Sulla verità , sull’onestà , sul realismo.

Legge di nuovo i suoi libri?

No. Vado sempre oltre e penso al futuro.

Quale genere di lettori preferisce?

Quelli intelligenti. Quelli divertenti, che colgono le mie battute. Quelli che amano giocare.

Lei usa metafore o significati nascosti nei suoi libri?

Io uso molti “inside jokes” che solo le persone vicine a me capiscono.

Preferisce leggere o scrivere?

Preferisco scrivere. È più difficile ma è anche più divertente. Comunque amo anche leggere.

Cosa sta leggendo in questo momento?

Ho appena finito “Bangkok 8” un crime novel ambientato in Tailandia con un poliziotto buddista come protagonista. Penso sia un libro molto bello .

Le piace giocare con le parole o per lei scrivere è sempre un lavoro serio?

La scrittura per me è gioco, divertimento, gioia.

Si sente una persona felice?

Quando suono o scrivo sono felice. Quando penso no .

Cosa è per lei il talento?Un dono o una capacità che va aumentata con il lavoro?

Scrivere è un dono che può essere migliorato. Un dono che dobbiamo non sprecare.

Le piace Hemingway?

Non ho mai letto i suoi libri.

Ha un’ agente letterario? Che tipo di legame c’è tra voi?

Ho un agente letterario donna. E’ brava, onesta, creativa e intelligente. Non siamo amici ma colleghi, con un comune obbiettivo.

:: Intervista a James Lee Burke a cura di Giulietta Iannone

28 agosto 2007

JamesScrive solo romanzi o anche racconti?

Si, non scrivo solo romanzi, ma ho anche pubblicato una collezione di racconti e spero di completarne un’ altra entro il 2005.

Quali sono i suoi scrittori viventi preferiti?

Negli USA penso che i migliori scrittori siano Annie Proulx e Cormac Mac Carthy .

Le piace l’Ulisse di James Joyce?

Si, è il migliore lavoro di Joyce, ma il suo miglior libro, per quanto riguarda lo stile, è sicuramente a mio avviso la raccolta di racconti “ I dublinesi”.

Ha relazioni di amicizia con altri scrittori?

Si. Andrè Dubus è stato mio primo cugino. Suo figlio Andrè III, è anche lui un buon scrittore. Mia figlia Alafair sta facendo un buon lavoro seguendo le tradizioni di famiglia.

Cosa pensa del legame tra cinema e letteratura? Le piacerebbe diventare un regista?

Amo il cinema e mi piacerebbe lavorare su un altro adattamento tratto da uno dei miei libri che hanno il personaggio di Dave Robicheaux come protagonista principale. Se lei conosce qualche regista o produttore italiano che voglia fare un film nella Luoisiana del sud, me lo faccia sapere!

Ha senso dell’umorismo? Mi racconti una barzelletta.

Lo scherzo più buffo è che un ragazzo come me, che fu sempre respinto da tutti, infine abbia avuto successo nel suo lavoro.

Quali sono per lei le qualità migliori per un buon scrittore?

Un buon scrittore innanzi tutto non deve credere a coloro che lo criticano o cercano di scoraggiarlo. Un vero artista sa che il suo talento gli è dato da Dio, e che un giorno, se usa bene il suo talento, riuscirà ad avere un’ influenza positiva anche per il bene degli altri.

Legge il giornale ogni mattina?

Si, il migliore quotidiano da acquistare in città è “The American Newspaper”. Penso che uno scrittore dovrebbe leggere giornalmente almeno un quotidiano.

Pensa che alcuni scrittori siano « cattivi maestri » ? Può farmi un esempio?

I buoni scrittori scrivono bene, di regola, perché parlano bene, ed essi parlano bene perché essi pensano chiaramente. Da una cosa nasce l’altra. Una volta molti buoni scrittori facevano proprio un buon lavoro nelle classi di scrittura, almeno secondo la mia esperienza. I cattivi insegnanti di scrittura, invece, solitamente sono persone deluse che cercano di convincere gli altri del proprio talento imponendo ad i propri studenti più che altro i propri fallimenti.

Pensa che un libro possa cambiare la gente e così il mondo? Perché?

Guttemberg cambiò il mondo. Così come coloro che scrissero la Bibbia . La stessa cosa fece Thomas Jefferson, Omero, Platone, e anche Macchiavelli. I despoti cercano sempre di convincerci che il mondo della scrittura è morto. Questo perché la verità e l’informazione e il pensiero sono i loro nemici.

Vuole essere uno scrittore d’intrattenimento o vuole mandare un messaggio più profondo ai suoi lettori?

Tutta l’arte è intrattenimento, ma per sopravivere nel tempo nel quale è creata essa deve contenere temi che siano universali per tutte le persone. I più grandi artisti della storia vissero nel 16° secolo in Italia, ma il loro messaggio è ancora vivo oggi, come lo fu a Firenze cinque secoli fa.

Pensa che ci siano regole d’oro per sopravvivere tra agenti, editori, sponsor, e lettori?

Al di la della perseveranza, un’ artista deve principalmente avere fede nel suo talento che ritengo essere principalmente un dono e nel Potere Superiore che viene da Dio. Aiuta anche avere un diploma di umiltà. La vanità e l’arroganza sono i veri nemici della buona arte. Dire grazie agli altri non fa male. Una volta un mio amico mi disse “ Sii gentile con le persone che incontri quando sali le scale perché saranno le stesse persone che incontrerai quando le scendi “.

Come cerca di preservare la sua indipendenza spirituale nell’odierno mondo letterario?

Non penso di essere mai stato a rischio. Molti editori sono felici di lavorare con uno scrittore che è sinceramente innamorato della sua arte.

Quale genere di lettori preferisce?

Li amo tutti. Le persone che leggono sono coloro che salvano la civiltà dalle mire di coloro che animati dalla violenza, più che creare vogliono solo distruggere.

Che libro sta leggendo al momento?

“ What’s Wrong with Kansas” un bel libro che ha per tema l’impoverimento di moralità causato dai poteri politici troppo oppressivi.

Ama giocare con le parole mentre scrive, o per lei la scrittura è sempre e solo una cosa seria?

Scrivere è sempre una cosa seria.

Quale è la sua opinione sulla situazione presente degli scrittori in America? E’ pessimista?

La mia principale preoccupazione non è per gli artisti ma piuttosto per gli scrittori che lavorano per i media. La stampa nazionale, a mio avviso, è facilmente intimoribile e troppo compiacente quando si inizia ad essere critici con l’autorità.

Quale è il significato del talento per lei?

La creatività è un campo che condividiamo con Dio. L’artista quando scrive immerge la sua mano nell’eternità, come se nuotasse in una piscina d’acqua, tutte le volte che inizia a scrivere una nuova storia o anche solo una poesia.

Le piace la letteratura russa?

Si, indubbiamente. Sholokov e Chekov sono due dei miei scrittori preferiti.

Le piacciono i libri di Robert Ferrigno?

Non ne ho mai letto uno.

Ha un agente letterario ? Per lei è più un amico o un professionista al quale si affianca?

Philip Spitzer è stato mio agente e amico stretto per 27 anni. Quando lo incontrai, pilotava un piccolo aereo nel Hell ’s Kitchen durante il giorno e lavorava di notte come agente letterario, nel periodo in cui nessuno voleva toccare il mio lavoro neanche con un “forcone per il letame”.

La violenza nella società contemporanea è per lei un segno di decadenza morale o un normale aspetto della natura umana?

La violenza nel mondo, a mio avviso, ha origine dallo sfruttamento dell’uomo o del pianeta. Ho la sensazione che le multinazionali stiano indirizzando il mondo verso un futuro che la maggior parte di noi non apprezzerà affatto.

Quale opera teatrale di Shakespeare preferisce?

Amleto.

Intervista a Simon Kernick a cura di Giulietta Iannone

28 agosto 2007

indexScrive solo romanzi o anche racconti?

Scrivo preferibilmente romanzi ma recentemente ho pubblicato un racconto sul Guns Website ( http://www.plotswithguns.com ) e ho firmato un contratto per scriverne un altro che apparirà in una raccolta di racconti americani chiamata “Dublin noir” e tutte le storie sono naturalmente ambientate a Dublino.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti?

Dennis Lehane, Lawrence Block, Harlan Coben, John Sanford.

Ti piace l’Ulisse di James Joyce?

Lessi questo libro molti anni fa e mi divertì molto ma a dire la verità preferisco di gran lunga l’Odissea di Omero su cui Joyce prese spunto per scrivere il suo Ulisse.

Utilizzi spesso il monologo interiore?

Non so, a dire il vero, non so neanche cosa sia.

Quale strumento di scrittura preferisci usare, la penna, il computer o la macchina da scrivere?

Sempre il computer, faccio troppe revisioni e riscrivo sempre tutto molte volte e infine la mia calligrafia e francamente terribile.

Ti piace la musica jazz?

Molto e la ascolto soprattutto mentre scrivo. La apprezzo soprattutto perché non è una musica intrusiva e così posso scrivere senza perdere la concentrazione e inoltre crea un’ atmosfera piacevole. Apprezzo soprattutto Herbie Hancock particolarmente i suoi lavori degli anni Sessanta.

Tu vivi vicino a Londra, in una zona relativamente tranquilla. Londra, invece, ha un alto tasso di criminalità, pensi che la cattiva educazione sia la ragione di ciò?

Sì, certamente la cattiva educazione non aiuta ma ad essere onesti ci sono molte altre ragioni e la combinazione di esse che crea questo problema sociale.

Hai relazioni d’amicizia con altri scrittori?

Si, conosco bene molti scrittori inglesi (vedi sopra) e anche alcuni scrittori americani. La nostra è una comunità piuttosto ristretta e si tende a frequentare sempre le stesse persone alle varie conferenze tenute in UK e US. Stranamente, però, tra noi non c’è molta rivalità. Mi sembra che solo tra gli scrittori di libri di cucina si odino tra loro moltissimo (sorride), ma i nostri rapporti sono piuttosto amichevoli, puoi crederci o no. Sul serio.

Sei uno scrittore inglese. Apprezzi gli scrittori americani e soprattutto l’inglese americano?

Mi piacciono senz’altro molti scrittori americani e penso che producano alcuni delle migliori crime fiction del mondo, ma non sono tanto convinto che l’inglese americano sia altrettanto da apprezzare. Per uno scrittore inglese è piuttosto irritante trovare errori grammaticali che per gli americani non sono affatto errori.

Durante la stesura di un libro tu preferisci occuparti della descrizione dei luoghi, della descrizione dei personaggi, o dei dialoghi?

Tutte e tre le cose sono importanti ma nei miei libri tendo a concentrarmi molto sulla trama e penso che il migliore meccanismo per movimentarla sia concentrarsi sui dialoghi. Penso anche, inoltre, che proprio i dialoghi siano il mio punto di forza.

The business of Dying ” diventerà presto un film? Cosa pensi della relazione tra letteratura e cinema?

Spero che un giorno diventi un film. C’è stato qualcuno interessato a questo progetto ma gli ingranaggi dell’industria cinematografica sono lenti. Sto occupandomi di trarre una sceneggiatura dal libro e spero che questo sia d’aiuto. Per quanto riguarda i rapporti tra letteratura e cinema penso che siano due settori separati. Qualche volta da un buon libro si può trarre un film fantastico (penso per esempio a “The shipping news”, “A clockwork orange”, “Full Metal Jacket”, e naturalmente “The lord of the rings”). Ma molto spesso i film non rendono giustizia a libri di per se ottimi. La lista degli esempi è senza fine ma il film “Burglar” è un ottimo esempio della distruzione di una decente crime fiction (film basato presumibilmente su un libro di Lawrence Block, ma semplicemente non funziona).

Chi è Sally?

Mia moglie.

Hai senso dell’umorismo?

Lo spero proprio.

Quali sono le qualità tipiche di un buon scrittore?

Innanzi tutto bisogna essere capaci di raccontare una storia, poi la perseveranza è una qualità molto importante, unita alla pazienza. Di norma ci vuole tantissimo tempo prima di pubblicare il primo libro. Nel mio caso ci ho impiegato nove anni. Duranti i quali ho ricevuto ben più di duecento rifiuti tra agenti e editori così tu hai tutto il tempo per prepararti ad avere la pelle dura, così noi diciamo in Inghilterra. Se tu sei sensibile alle critiche, non riuscirai mai a fare pubblicare i tuoi libri. Ci saranno sempre persone a cui non piacerà il tuo lavoro e tu devi essere preparato ad accettarlo. L’esperienza è anche essenziale. I miei primi tentativi di scrittura erano letteralmente spazzatura, ma con il passare degli anni, scrivendo e riscrivendo, anche solo poche righe, ho ottenuto risultati sempre migliori. C’è un altro detto da noi, “nella maggior parte delle cose, c’è un 10 % di ispirazione e il 90 % traspirazione” e penso che sia vero. Se tu lavori duramente il tuo modo di scrivere sarà continuamente migliorato.

Leggi i quotidiani ogni mattina?

Si, solitamente The Times. Lo leggo solitamente a pranzo. Come molte persone in UK , preferisco avere una lunga pausa pranzo, che mi permette di ricaricare le forze per scrivere nel pomeriggio.

La figura del poliziotto è per te una sorta di strumento per criticare i mali della società?

Penso che gli ufficiali di polizia siano in una posizione unica per criticare i mali della società, siccome ne vedono così tanti. Io tendo nei miei libri a dare voce al loro punto di vista. Comunque questo non vuol dire che sono interamente dalla parte dei poliziotti. Dennis Milne il poliziotto protagonista del “The business of dying” non è esattamente un brillante esempio di buon tutore dell’ordine.

Fumi? Pensi che automaticamente, nell’immaginario del lettore, un personaggio che fuma sia un personaggio negativo?

Ho sempre fumato. Ho smesso proprio tre mesi fa perché penso di essere un bravo ragazzo, no veramente non penso che un personaggio che fumi sia automaticamente un personaggio negativo.

Pensi che alcuni scrittori siano “cattivi maestri”? Puoi farmi un esempio.

Molti scrittori non scrivono per insegnare ma per intrattenere. Perciò penso che sia difficile criticare qualcuno per il fatto di non fare cose per cui esistono testi appositi.

Pensi che un libro può cambiare la gente e così il mondo?

Penso che un buon libro possa cambiare il modo di pensare di alcuni su determinati argomenti , ma penso che influenzare il mondo è un po’ più difficile. Comunque potrei dire che “ la Bibbia ” ha cambiato una grandissima parte del mondo. O per esempio “La teoria dell’evoluzione della specie di Darwin”.

Vuoi essere uno scrittore di intrattenimento o vuoi mandare un messaggio più profondo ai tuoi lettori?

Penso che, come molti scrittori, mi piacerebbe fare entrambe le cose e spero di farlo con successo.

Pensi che ci siano regole d’oro per sopravvivere tra agenti letterari, editori, sposor, e lettori?

La regola d’oro è scrivere bene, se lo fai allora sopravvivi.

Come pensi di preservare la tua indipendenza spirituale nell’attuale mondo letterario?

Se fai della scrittura un lavoro che ti dia da vivere sempre dovrai accettare dei compromessi su alcuni argomenti, dovrai ascoltare i tuoi editor quando ti suggeriranno dei cambiamenti da fare nei tuoi libri, perché il loro lavoro è vendere i tuoi libri. Ma tuttavia penso che tu possa mantenere la tua indipendenza. Hai solo da lavorare più duramente per poterlo fare.

Quali lettori preferisci?

Quelli che comparano i miei libri.

Usi metafore o significati nascosti nei tuoi libri?

Non penso che i messaggi che voglio trasmettere siano proprio nascosti e non sono un particolare fan delle metafore per comunicare le mie opinioni al lettore. Preferisco lasciare che parlino i personaggi e che i lettori traggano le loro conclusioni da quello che loro dicono.

Cosa stai leggendo al momento?

A guilty thing surprised” di Ruth Rendell. E’ uno dei suoi primi libri, del 1970 penso.

Ti piace giocare con le parole o per te scrivere è sempre una cosa seria?

Mi piace scrivere molto velocemente un primo abbozzo molto semplice, poi trascorro un lungo periodo a revisionarlo e sì durante quel tempo mi piace giocare con le parole rendendo il testo per il lettore il più scorrevole e divertente possibile. Non dovrebbe essere mai un lavoro totalmente serio.

Quale è la tua opinione sulla presente situazione degli scrittori in UK? Sei pessimista?

E’ dura guadagnarsi da vivere facendo lo scrittore, specialmente se lo fai a tempo pieno come capita a me. Comunque non sono portato ad essere pessimista. La mia convinzione è che se continui ad avere idee, e puoi metterle giù sulla carta, allora un giorno il tuo momento verrà. E’ stancante perché io sono obbligato per contratto a scrivere un libro all’anno, ma non più stancante di molti altri lavori e considerevolmente meno che di alcuni altri.

Qual è il significato del talento per te? Un dono o una capacità che si può aumentare con il lavoro?

Sostanzialmente entrambe le cose anche se come ho detto prima ritengo che il lavoro successivo sia sempre migliore del precedente.

Ti piace la letteratura russa?

Non ho più letto niente dai tempi del college, ma a quei tempi ero un grande ammiratore della bellezza dello stile letterario in particolare di Chekov. Oggi raramente riesco a leggere crime books. Sono troppo occupato. Guarda cosa fa la competizione!

Ti piacciono i libri di Michael Connelly?

Si, lo ritengo un grande scrittore. Il suo ultimo “The narrows” è uno dei miei preferiti del 2004.

Hai un agente letterario? Per te è un amico, solo una relazione professionale, o vi lega un rapporto amore-odio?

Sì, ho un agente letterario ed è sia un’ amica che una collega.