Posts Tagged ‘Viviana Filippini’

:: Liberi junior – La fabbrica di cioccolato, Roald Dahl, (Salani, 2005) a cura di Viviana Filippini

1 Maggio 2015

la-fabbrica-di-cioccolatoLa fabbrica di cioccolato è uno dei libri più famosi di Roald Dahl, grazie anche al successo de film con Gene Wilder, Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato uscito nel 1971 e al pi recente La fabbrica di cioccolato di Tim Burton. Il protagonista del libro di Dahl, uscito per la prima volta nel 1964, è un ragazzino povero, Charlie Bucket, che vive con i quattro nonni e i genitori in una piccola e sgangherata casa di legno. La famiglia è così povera che l’unica cosa che possono permettersi di mangiare è la zuppa di cavoli. Il giorno del proprio compleanno riserva per Charlie una sorpresa, perché oltre alla solita zuppa, il ragazzino riceverà in regalo una gustosa tavoletta di cioccolata. Una volta aperta, Charlie rimarrà ad occhi sbarrati, perché dentro a quella stecca gustosa troverà un biglietto in oro. Il prezioso foglio è uno dei cinque  messi in palio da Willy Wonka nelle sue tavolette di cioccolato sparse per il mondo e chi li troverà, avrà la fortuna di trascorrere un giorno intero nella fabbrica di cioccolato di Wonka. Il povero Charlie Bucket, nel senso che tra i diversi personaggi presenti è quello meno ricco dal punto di vista economico, avrà come compagni di avventura Augustus Gloop, un bambino molto goloso; Veruca Salt, una ragazzina troppo viziata; Violetta Beauregarde, la campionessa mondiale di masticazione di gomme e Mike Tivù, un ragazzo troppo attratto dalla televisione e dai videogiochi. I cinque ragazzini cominceranno un viaggio fantastico e avventuroso che cambierà per sempre le loro vite.  La fabbrica di cioccolato è un libro piacevole, ricco di gag comiche e di battute che strappano una sana risata al lettore bambino e a quello adulto, ma allo stesso tempo il testo di Dahl vuole far capire a chi legge che non sempre possedere tutto rende davvero felici. Chi leggerà La fabbrica di cioccolato si renderà conto che Charlie è si povero perché viene da una famiglia che non ha soldi, ma l’essere cresciuto in un mondo semplice, dove più che le cose sono i sentimenti che contano, gli ha permesso di accettare la vita per quello che essa dona e di non avere legami morbosi con le cose. Sarà proprio questa umiltà esistenziale che permetterà a Charlie Bucket, protagonista di La fabbrica di cioccolato di Roald Dahl di trionfare su tutti, Umpa Lumpa compresi. Dai 7 anni. Traduzione Riccardo Duranti.

Roald Dahl fu uno scrittore inglese di origine norvegese. Lavorò in Africa e fu pilota della RAF durante la Seconda guerra mondiale. Si trasferì poi negli Stati Uniti dove scrisse racconti, romanzi e libri per ragazzi di grande successo internazionale. Adottò il punto di vista dei più giovani in storie percorse da una forte vena di humour nero, spesso animate da scenari macabri e grotteschi: Gli Sporcelli (The Twits, 1980), La fabbrica di cioccolato (Charlie and the Chocolate Factory, 1964), il suo seguito Il grande ascensore di cristallo (Charlie and the Great Glass Elevator, 1973), Il GGG (The BFG, 1982), il grande gigante gentile.  Nella produzione per adulti si segnalano raccolte di racconti dallo spiazzante finale a sorpresa (Storie impreviste, Tales of the Unexpected, 1979; Storie ancora più impreviste, More Tales of the Unexpected, 1980) e i due volumi autobiografici Boy: racconti d’infanzia (Boy: tales of Childhood, 1984 e In solitario. Diario di volo, Going Solo, 1986).

:: La primavera dei barbari, Jonas Lüscher, (Keller editore, 2015) a cura di Viviana Filippini

27 aprile 2015

Primavera

Il resort turistico dal lusso estremo situato nell’ oasi di Shub in Tunisia è la scena del nuovo romanzo di Jonas Lüscher, La primavera dei barbari, pubblicato da Keller editore. Qui, in quello che sembra essere una sorta di rifugio pacifico lontano da ogni problema, si trovano personaggi che incarnano, con i loro caratteri, la più diversa umanità. Tra loro l’industriale Preising che in pochissimo tempo è diventato milionario grazie alla geniale – poi si vedrà se è proprio così- intraprendenza di Prodanovic, un suo dipendente di origine bosniaca. Accanto a lui lavorano, come bagnino, un noto ex campione di nuoto che odia l’acqua e un cuoco proveniente dalla Carinzia, conosciuto in tutto il mondo per la sua abilità ai fornelli. Tra i clienti ci sono una coppia di giovani broker inglesi che hanno deciso di celebrare il loro matrimonio in questo centro turistico così bello e prezioso da sembrare uscito da una fiaba de Le mille e una notte e al loro seguito c’è una bizzarra ciurma di invitati. Il clima di vita che caratterizza l’intera atmosfera del resort è consacrato al lusso, alle spese pazze e astronomiche compiute dai diversi personaggi presenti sulla scena, orami tutti pronti ed emozionati per il gran matrimonio. Poi, all’improvviso, l’aura di felicità si incrina nel momento in cui dalla Gran Bretagna arrivano le notizie, prima sporadiche, in seguito sempre più concrete e drammatiche, del grave crack economico che ha colpito il regno d’oltre Manica.  I personaggi “made in UK” prenderanno un poco alla volta coscienza di questo collasso e per loro sarà l’inizio di una completa trasformazione. Tanto per cominciare i gestori dell’albergo di lusso limiteranno al minimo necessario i servizi concessi agli ospiti anglosassoni, perché questi ultimi si ritroveranno non solo ad essere impossibilitati a pagare, ma scopriranno che l’accesso ai loro conti in banca sarà del tutto bloccato. L’unico per il quale non cambierà nulla è Preising, il ricco industriale, che non avendo nulla a che fare con la squattrinata massa di ospiti potrà godere ancor dei suoi privilegi. L’uomo sarà colpito da una profonda amarezza perché assisterà, come noi lettori, alla totale perdita di razionalità della coppia di broker e dei loro amici. Il gruppo, nel momento in cui si troverà privato di ogni ricchezza e certezza, darà il via ad una escalation di brutali azioni che dimostreranno come in ogni cuore umano si annidi una bestia nera pronta ad uscire all’improvviso. Ci saranno tradimenti, gesti di violenza e brutale vandalismo contro qualsiasi cosa e persona, atti di sfruttamento minorile, fino al limite estremo, quando il gruppo di amici, che ormai hanno perso la ragione, arriverà a compiere omicidi senza senso. Lo svizzero Jonas Lüscher con La primavera dei barbari crea un romanzo piacevole, dal ritmo incalzante, che però allo stesso tempo si pone come una pungente satira nei confronti della società dei nostri tempi, dove i protagonisti vivono nell’ordine e nel rispetto di ciò che li circonda fino a quando hanno la consapevolezza di una stabilità economica. Nel momento in cui l’economia e la finanza nella quale sono radicati vacillerà in modo catastrofico, il gruppo non avrà più appigli e sicurezze e tirerà fuori quell’istinto primordiale e primitivo che mi ha ricordato il germe oscuro presente nei diversi personaggi letterari di Cuore di tenebra di Joseph Conrad. La primavera dei barbari Jonas Lüscher analizza un mondo contemporaneo non molto diverso dal nostro, nel quale il dissesto economico è una conseguenza  – più o meno consapevole- dell’agire non sempre giusto ed adeguato del genere umano. Traduzione di Roberta Gado.

Jonas Lüscher è nato in Svizzera nel 1976. Dopo essersi formato come insegnante di scuola primaria a Berna, ha lavorato per anni nell’industria cinematografica tedesca e studiato Filosofia a Monaco di Baviera. La primavera dei barbari è il suo primo romanzo.

:: Malefica luna d’agosto, Cristina Guarducci, (Fazi, 2015) a cura di Viviana Filippini

20 aprile 2015

8Malefica luna d’agosto di Cristina Guarducci, uscito a Marzo per Fazi editore, è un libro misterioso, strano, che mi ha ricordato Italo Calvino, ma anche certi scritti di Alberto Savinio  (il fratello di Giorgio De Chirico) e di Iginio Ugo Tarchetti.  La sua trama dà come la sensazione di entrare in un mondo surreale nel quale i diversi personaggi presenti portano le loro attenzioni e azioni a focalizzarsi su situazioni di vita quotidiana. Al centro dell’intreccio narrativo creato dalla Guarducci, che con questo libro è alla terza pubblicazione con Fazi, c’è una famiglia nobile fiorentina ormai decaduta, alle prese con una eredità contesa in una immaginaria località della Maremma. La famiglia in questione è quella dei Guastaldi, i cui componenti hanno tutti una caratteristica animalesca derivante da una sorta di malefico incantesimo, o forse più un difetto ereditario dovuto alle unioni tra consanguinei, che porta a far nascere dei primogeniti muniti da caratteri animaleschi e, spesso, mostruosi. La moglie del conte Gherardo, a conoscenza di questa imperfezione e in barba al divieto imposto dal marito, metterà al mondo in gran segreto due gemelli – Ugonotto e Gaddo- che lei stessa, poco prima di morire, affiderà a due contadini dipendenti della famiglia. Ugonotto diventerà adulto e, a conferma della tara genetica, avrà un aspetto disgustoso, ma la sua presenza fisica lo renderà una figura di tutto rispetto che, con il suo solo apparire e muoversi, riuscirà a conquistare le persone e pure gli animali della terra maremmana. E non a caso Ugonotto si sposerà la bella e ricca Marisa. La coppia avrà tre figli, anche loro con caratteristiche fisiche e comportamentali fuori dalla normalità, che in realtà riflettono patologie e comportamenti presenti anche nella società odierna. La vita della famiglia Guastaldi verrà destabilizzata quando da loro arriverà, volando con le proprie ali, come un fulmine a ciel sereno, Gaddo, il gemello odiato da Ugonotto. Questo uomo–pipistrello ha un fascino ammaliante che metterà a dura prova l’animo di Marisa. Il mondo proposto della Guarducci a tratti può sembrare una favola e fuori dalla realtà, ma leggendo con attenzione le vicende dei Guastaldi e comprendendo a fondo i caratteri dei diversi personaggi presenti nella narrazione, ci si rende conto che questi esseri letterari non possono essere etichettati solo cattivi, da una parte, e buoni, dall’altra, perché le caratteristiche del dire e del fare di ognuno dei presenti, rende i loro caratteri un misto di bontà e cattiveria. La presenza di entrambi i valori in queste creature letterarie dagli aspetti animaleschi, li porta ad essere simili agli uomini della realtà, cioè a coloro che come noi lettori stanno fuori dall’intreccio narrativo, a dimostrazione del fatto di quanto una storia scritta possa trasformarsi in uno specchio del mondo nel quale viviamo. Malefica luna d’agosto di Cristina Guarducci è una favola universale per adulti, rimandante alla dimensione dell’inconscio, nel senso che è vero che tutto accade nell’arco di tre giornate del mese di agosto, ma l’impossibilità di dare una collocazione temporale precisa alla vicenda raccontata rende i suoi contenuti validi ieri, oggi e domani. L’atmosfera narrativa, nella quale anche la natura stessa che fa da sfondo sembra essere viva e partecipe alle vicende di protagonisti, è caratterizzata da tinte fosche e noir che incutono timore, ma non fanno paura. Esse pongono il lettore davanti al fatto e alla presa di coscienza che le paure e le preoccupazioni quotidiane della spiantata e originale famiglia dei Guastaldi, forse, sono le stessi di tutto il genere umano.

Cristina Guarducci è nata a Firenze e vive a Prato. Per oltre vent’anni, ha lavorato a Parigi come psicanalista junghiana. Il suo romanzo d’esordio, Mitologia di famiglia (Fazi, 2006), è stato molto apprezzato dalla critica per la sua originalità nel panorama narrativo attuale. Nel 2010 è uscito, sempre per Fazi, Nonchalance.

:: La terza (e ultima) vita di Aiace Pardon, Alessandra Selmi, (Baldini&Castoldi, 2015) a cura di Viviana Filippini

14 aprile 2015

Laterza1Aiace Pardon, protagonista di La terza (e ultima) vita di Aiace Pardon di Alessandra Selmi, edito da Baldini&Castoldi, è un placido senzatetto che bazzica nei pressi della Stazione Centrale di Milano. Fin qui nulla di strano. L’uomo, come molti altri clochard, riceve qualche spicciolo che gli permette di sopravvivere davvero con poco. Poi, per Aiace qualcosa cambia, perché ogni giorno c’è un misterioso donatore che comincia a dargli prima 5, poi 10, 20, 50  e pure un bigliettone da 100 euro. Pardon, chiamato così per la sua abitudine di scusarsi sempre e con chiunque, avendo problemi di vista non riesce a vedere bene il filantropo che ogni giorno gli da’ sempre di più, ma è colpito da un particolare: il suo benefattore indossa sempre- in barba alla pioggia, al gelo o alla neve- delle eleganti, costose e sempre pulite scarpe. Ad un certo punto Aiace scompare nel nulla e la sua amica di sempre, pure lei una senzatetto, è convinta che sia l’uomo dalla scarpe lustre l’assassino del mite Pardon. La donna, che all’intero commissariato vien scambiata per un fagotto parlante fatto di stracci, denuncia l’accaduto. Tra tutti i membri delle forze dell’ordine c’è solo un giovane poliziotto, Alex Lotoro che, incuriosito dalla clochard e dalla sua incredibile intelligenza, comincia a parlarle e a frequentare con lei, i luoghi dove il povero Aiace trascorreva le sue giornate.  La strana coppia scaverà sempre più a fondo nella vita di Pardon, trovando non solo il suo cadavere, ma scoprendo anche la sua vera identità e quel sottile filo che lo lega al suo assassino. La terza (e ultima) vita di Aiace Pardon è il primo romanzo di Alessandra Selmi, giovane editor lombarda che, in questo giallo ambientato in una Milano uggiosa, rende protagonista una parte del mondo dei senza fissa dimora presenti nella città della Madonnina, facendo conoscere a chi legge le situazioni che hanno condotto i clochard alle loro attuali condizioni di vita; facendoci scoprire anche quello che fanno e i luoghi che frequentano per sopravvivere. Davvero sfiziosa e interessante è poi l’alleanza tra Alex Lotoro e la barbona che lo affianca nella ricerca dell’assassino. Lui è sì poliziotto, ma nei confronti della donna sembra essere una sorta di “scolaretto alle prime armi”, perché la sua aiutante, piccola, goffa e su di età, assomiglia ad una enciclopedia fatta persona. Ad ogni incontro la clochard si presenta a Lotoro con un nome diverso, recuperato dalla letteratura o dalla storia, e lo istruisce su alcuni piccoli, ma importanti dettagli (le scarpe del presunto assassino sono lustre e non lucide; la vittima è stata strozzata  e non strangolata), che permetteranno loro di trovare il colpevole.  Lei, pungente, ironica e a tratti sarcastica, fornisce nozioni di ogni tipo al giovane poliziotto a volto imbranato, tanto che lui stesso ad un certo punto la apostrofa come  «quella palla da bowling che ha mangiato un dizionario» e la ricompensa con dolci sfiziosi per la complicità fornita nell’indagine. La terza (e ultima) vita di Aiace Pardon è davvero un poliziesco avvincente, ricco di suspense e di imprevedibili colpi di scena. La Selmi però non si limita a raccontarci la rocambolesca trafila necessaria alla risoluzione del caso, perché lei ci mostra l’umanità, la solidarietà, l’amicizia e lo scambio di saperi che ci possono essere tra persone appartenenti a due mondi diversi. Basta solo andare oltre le apparenze, superare i pregiudizi e tutto diventa possibile.

Alessandra Selmi è nata a Monza nel 1977. Collabora come editor con diverse case editrici milanesi. Dalla sua esperienza è nato il libro E così vuoi lavorare nell’editoria. I dolori di un giovane editor (Editrice Bibliografica, 2014). La terza (e ultima) vita di Aiace Pardon è il suo primo romanzo.

:: Il giardino dei tarocchi. Un’avventura tra i giganti colorati di Capalbio (Gr), Fabrizio Felici Ridolfi, (Scienze e Lettere, 2014) a cura di Viviana Filippini

7 aprile 2015

giardinodeitarocchi

Fiammetta compie gli anni e non ha la più pallida idea di quale sarà il regalo per lei. Poi, il nonno prende la bambina e il fratellino Aldo per portarli in un posto misterioso poco conosciuto e poco visitato. Il trio, in viaggio sulla strada, scorge all’orizzonte strane figure che compongono il Giardino dei Tarocchi, un luogo fantastico pieno di forme e di colori nei pressi di Capalbio, un piccolo borgo antico in provincia di Grosseto. Qui, Fiammetta e Aldo cominceranno un’esplorazione, tra realtà e fantasia, durante la quale, grazie alla guida di Niki de Saint Phalle, la pittrice e scultrice creatrice della struttura, impareranno a conoscere la storia di uno spazio e delle sculture che lo animano. Il giardino dei tarocchi di Ridolfi è il secondo volume della collana Terre Incantate della casa editrice Scienze e Lettere, dedicata ai bambini che hanno un’età compresa tra i 6 e i 12 anni e ha lo scopo di far scoprire ai piccoli lettori, e direi anche agli adulti, tanti luoghi poco noti, ma presenti in Italia (nelle grandi città e nei piccoli e sperduti centri delle nostre province) dove, storia, arte, tradizioni e folclore locale si mescolano. In questo volume, arricchito dalle colorate tavole di Emanuele Carosi, la piccola protagonista e il fratellino, grazie alla compagnia di Niki, impareranno la storia dei tarocchi, ma anche come la creatrice di questo fantastico luogo, dove è possibile passeggiare per trovare pace allontanandosi dal caos quotidiano, abbia preso ispirazione, per la creazione del suo progetto, dal Parco Guell di Barcellona, realizzato da Antoni Gaudì. Il Giardino dei Tarocchi, protagonista del libro di Ridolfi è nato nel 1998 e ospita ventidue enormi statue in calcestruzzo, interamente rivestite da tasselli colorati in ceramica, in vetri di Murano e in specchi riproducenti gli Arcani Maggiori del mazzo dei Tarocchi. Il parco è per coloro che lo visitano un luogo nel quale ritrovare l’armonia e la pace con se stessi e con il mondo. Vero è anche il fatto che Niki de Saint Phalle non abbia mai amato molto pubblicizzare la sua creazione per tutelarla dall’invasione del turismo di massa, ma adesso che conosciamo l’esistenza di questo giardino, una bella gita sulla scia di quella della piccola Fiammetta e di Aldo, la consiglio tutti.

Fabrizio Felici Ridolfi è docente di egittologia presso istituti di formazione universitaria per adulti e grande appassionato del Giardino dei Tarocchi e del suo ricco simbolismo. Autore di numerosi articoli sulla civiltà egizia, ha pubblicato per la collana Ankh di Scienze e Lettere, da lui diretta, i volumi Vita Quotidiana nell’Antico Egitto, I Luoghi dello Spirito, Miti e Dei dell’Antico Egitto e Rallegrati, o Egitto – Le origini del Cristianesimo nella terra dei Faraoni.

Emanuele Carosi è grafico pubblicitario e illustratore. Da sempre coltiva la passione per il disegno. Collabora con la casa editrice Scienze e Lettere per l’illustrazione e la progettazione grafica delle collane dedicate ai più giovani Terre incantate e Monstra, dove riversa tutto l’entusiasmo e la fantasia della sua giovane età. I suoi disegni sono realizzati e colorati a mano e, successivamente, ripresi al computer.

:: Il leopardo delle nevi, Peter Matthiessen, (Beat, 2015) a cura di Viviana Filippini

30 marzo 2015

LEopardoIl leopardo delle nevi, uscito per la prima volta nel 1978, è un libro che prese vita da un viaggio che Peter Matthiessen, scrittore e naturalista americano, fece con lo zoologo e naturalista George Schaller, nell’autunno del 1973. La coppia, incontratasi un po’ per caso a New York nel 1972, percorse a piedi più di 250 miglia attraversando la regione di Dolpo, sulle montagne himalayane alla scoperta del cuore pulsante della civiltà tibetana più autentica. Il libro, ristampato da Beat, è una sorta di diario di viaggio romanzato, nel quale l’autore non narra solo il tragitto percorso in poco più di due mesi alla ricerca del Bharal (la pecora blu dell’Himalaya) e del raro e misterioso Leopardo delle nevi. Quello raccontato da Matthiessen è un pellegrinaggio dentro alla civiltà del Nepal del Nord, che ha mantenne intatta la sua purezza e il profondo legame con le proprie radici. Allo stesso tempo queste memorie possono essere viste come un cammino alla scoperta di sé e del proprio universo interiore, grazie alla conoscenza approfondita degli insegnamenti e della fede buddhista. L’autore del libro quando compì il viaggio era vedovo e aveva lasciato il figlio a casa e questa esperienza sarà per lui molto importante, in quanto gli permetterà di comprendere chi è, cosa vuole per la propria esistenza e per quella del figlio. Leggendo queste pagine, non solo si partecipa alla costante ricerca del Leopardo delle nevi, un misterioso felino che poco si mostra ai visitatori e che per tale ragione è diventato una creatura mitica, ma si percepisce la sottile trama di relazioni umane che Mathiessen instaurò con le popolazione locali e con gli sherpa (il suo si chiamava Tukten) che gli fecero da guida tra gli anfratti della Montagna di Cristallo. Il leopardo delle nevi è un libro coinvolgente, è un vero e proprio viaggio nelle gole profonde e tra le montagne del Tibet, dove ogni piccolo gesto (il lavarsi, il mangiare, il parlare e lo stesso respirare) veniva vissuto con il massimo rispetto per l’importanza vitale che incarnava. Allo stesso tempo il libro di Mathiessen è un racconto, o meglio un’accurata riflessione filosofica-esistenziale, sul valore che per ogni uomo assumo la vita e la morte e sul rapporto che l’essere umano instaura con la natura e con il mondo che lo circonda. Arrivati alla fine de Il leopardo delle nevi ci si rende conto di come questa esperienza abbia profondamente cambiato la vita e la persona di Peter Mathiessen diventato, prima, un praticante della filosofia Zen e, poi, monaco buddhista tutti gli effetti. La strana sensazione che si ha una volta giunti alla fine del libro, è che il cammino di ricerca vissuto da Mathiessen è sì un’esperienza personale, ma allo stesso vuole essere una storia condivisa per far conoscere un mondo lontano e una visione dell’esistenza dove l’io agisce per trovare l’armonia con il proprio ego e con tutto quello che lo circonda.

Peter Matthiessen è stato uno scrittore naturalista americano. Ha pubblicato, nel corso di quasi cinquant’anni, più di venti libri. Si ricordano Giocando nei campi del Signore (At Play in the Fields of the Lord) (1965) diventato un film con lo stesso titolo; Uccidere Mister Watson (Killing Mister Watson) (1991), la prima parte di una trilogia su un leggendario fuorilegge della Florida. Ha scritto anche romanzi storici, ma sono stati i romanzi di viaggio che lo hanno fatto conoscere come perfetto sostenitore della natura. Oltre a Il leopardo delle nevi, M. ha raccontato anche i suoi viaggi attraverso l’Africa e l’Antartide in African Silences (1991) e End of the Earth (2003), mentre con The Birds of Heaven (2001) ha promosso la protezione delle gru e, più in generale, dell’ecosistema del pianeta. Viveva a Sagaponack,nello Stato di New York, dove è deceduto nel 2014, all’età di 86 anni, a causa di una leucemia.

:: Acheloo, Helga Di Giuseppe, Illustrazioni di Emanuele Carosi, (Scienze e lettere 2014) a cura di Viviana Filippini

25 marzo 2015

AAcheloo è una divinità fluviale presente nella mitologia greca, anzi è stata una delle più importanti divinità greche ed oggi corrisponde ad uno dei fiumi più lunghi della Grecia: l’ Aspropotamo. Va bene, ma chi era davvero Acheloo? A raccontarci la vita di questa mitica figura del passato ci pensa il volume Acheloo di Helga Di Giuseppe, edito da Scienze e Lettere. La casa editrice romana ha dato vita alla collana Monstra nella quale si occupa di tutte quelle divinità greche ibride caratterizzate da fattezze in parte umane e in parte animali. In questo volume è Acheloo, in prima persona, racconta al lettore quella che è stata la vicenda che lo ha portato al combattimento con Ercole. Secondo qualcuno, Acheloo era figlio di Oceano e Teti e secondo qualcun altro della Terra. Non solo, perché per gli autori antichi la divinità fluviale era anche il padre delle Ninfe, delle Sirene e di alcune fonti d’acqua. Acheloo era, e lo è ancora oggi, considerato il più potente dei corsi d’acqua che la gente temeva e venerava con il massimo rispetto. Come vuole la sua natura ibrida, Acheloo poteva trasformarsi a seconda delle situazioni e accanto ai tratti somatici umani poteva assumerne altri che  richiamavano il toro o un serpente. Con queste sembianze, nelle quali uomo e animale si mescolano, la mitica creatura affrontò tanti combattimenti, compreso quello contro Ercole, suo rivale in amore. Dopo un duro scontro, Acheloo, con un corno spezzato, accetterà la sconfitta e cederà ad Ercole il diritto di sposare la bella Deianira. Acheloo non si unirà alla sua amata, e non proverà nemmeno rancore verso Ercole per la sconfitta subita, perché il corno spezzato venne tramutato nella cornucopia (corno dell’abbondanza) colma di frutti della terra, che gli uomini poterono consumare per continuare a vivere. Acheloo, di Helga Di Giuseppe, come gli altri volumi che seguiranno, sono un’interessante iniziativa che permetterà ai piccoli- ma anche adulti- lettori odierni di riscoprire e mantenere in vita le storie della cultura Classica, scovando in esse valori utili ancora oggi. A rendere ancora più apprezzabile e visibile la storia di Acheloo ci pensano le colorate illustrazioni di Emanuele Carosi.

Helga Di Giuseppe è archeologa, esperta di cultura materiale di periodo repubblicano, imperiale e tardoantico. I suoi interessi di ricerca riguardano l’archeologia della produzione ceramica e tessile, l’archeologia del rito, la storia dell’insediamento urbano e rurale nei territori antichi e l’economia delle ville romane. Ha scavato a Roma, in Italia e all’estero. Ha pubblicato molti articoli scientifici, scritto e curato varie monografie e collane, tra cui, l’ultima, Monstra, dedicata ai più giovani. Il suo incontro con Acheloo è avvenuto in occasione del ritrovamento di una fattoria/villa nell’area dell’attuale Auditorium Parco della Musica di Roma. Da qui si è sviluppato un ampio studio che ha coinvolto vari contesti dell’Italia antica e ora, abbandonati momentaneamente i panni scientifici, è qui per restituire con fantasia e conoscenza.

Emanuele Carosi è grafico pubblicitario e illustratore. Da sempre coltiva la passione per il disegno. Collabora con la casa editrice Scienze e lettere per l’illustrazione e la progettazione grafica delle collane dedicate ai più giovani Terre incantate e Monstra, dove riversa tutto l’entusiasmo e la fantasia della sua giovane età. I suoi disegni, ispirati a fonti iconografiche antiche, sono realizzati e colorati a mano e, successivamente, ripresi al computer.

:: Viaggiatore in terra, Julien Green, (Nutrimenti, 2015) a cura di Viviana Filippini

23 marzo 2015

GTViaggiatore in terra è un’antologia che raccoglie cinque racconti dello scrittore Julien Green, due storie erano già note (Viaggiatore in terra e Le chiavi della morte) le altre tre (Christine, Leviatano o L’inutile attraversata e Maggie Moonshine) arrivano per la prima volta in Italia e sono caratterizzate da una costante atmosfera di suspense e tensione emotiva, presente in ogni singola pagina. Lo scrittore americano naturalizzato francese crea storie nelle quali i protagonisti vivono in bilico tra realtà e fantasia e sono messi in situazioni quotidiane nelle quali devono confrontarsi con le problematiche esistenziali che li tormentano. In particolar modo alcuni dei personaggi che si muovono tra le file narrative create da Green sono persone dall’animo afflitto da continui supplizi che li portano a non riuscire ad esprimere il loro male di vivere. Ne è un esempio la drammatica vita di solitudine di Daniel O’ Donovan protagonista de Viaggiatore in terra; o il senso di impotenza del giovanotto presente in Le chiavi del destino pronto alla vendetta contro l’approfittatore di turno, ma incapace di compierla. Il ragazzino presente in Christine ha una morbosità estrema e, a tratti, esasperante per la cugina che gli impedisce di vedere, mentre in Leviatano il personaggio principale si ritiene colpevole di un reato inconfessabile, ancora più grave di un omicidio, e questo tormento lo porterà a conseguenze drammatiche. Che dire poi della povera Maggie Moonshine dell’omonima vicenda, che rimarrà sola, perché il suo amato la abbandonerà per ragioni che si possono intuire, ma che non vengono esplicitate nella narrazione. Ogni vicenda che si incontra nel libro di Green è ricca di metafore, di immagini simboliche da interpretare che confermano l’abile capacità dello scrittore di trattare temi delicati, come l’omosessualità, senza citarli mai in modo esplicito, ma alludendo ad essi stimolando la mente del lettore. La paura, l’ambiguità comportamentale del genere umano, il dubbio su quello che sarà il domani, la volontà di fare e l’impotenza di compiere in modo concreto le proprie volontà sono alcuni dei temi che ritornano in tutta la raccolta Viaggiatore in terra e poi c’è il “non detto” che accumuna molti dei personaggi presenti nel libro. Esso è la rappresentazione della loro impossibilità ad essere felici e a vivere in modo libero la propria natura umana a causa di pregiudizi sociali che, nei tempi un cui visse lo scrittore, non tolleravano i comportamenti non condivisi dal viver comune. Nelle storie di Julien Green il non poter dire e il non poter vivere l’amore in modo libero determina delle situazioni di vita dove il tormento, le ambiguità e le incomprensioni sono quotidiane. Ogni personaggio è spinto dal desiderio del fare, ma gli eventi e il contesto bloccano in modo irreparabile l’istinto d’azione. Questo determina in ogni essere letterario un senso di sconfitta e un abbattimento morale sfociante nel fallimento e nella sconfitta. In tale status i protagonisti si auto-eclissano con vite passate nell’oblio, nelle quali la libertà di essere se stessi scompare in modo progressivo, in funzione della sofferta solitudine e del suicidio come soluzioni estreme ad un profonda sensazione di disagio per il proprio vissuto. Nella raccolta Viaggiatore in terra di Julien Green è presente un alto tasso di autobiografismo che garantisce all’autore la possibilità di raccontare ciò che per lui sono il bene e il male e gli stati d’animo comuni a molte altre persone che, come lui, non potevano viver liberamente la propria sessualità per non trasformarsi in vittime di discriminazione. A cura di Giuseppe Girimonti Greco. Traduzione e note di Giuseppe Girimonti Greco, Francesca Scala, Ezio Sinigaglia, Filippo Tuena.

Julien Green (Parigi 1900-1998), scrittore naturalizzato francese di origine americana, accademico di Francia, è tra i grandissimi narratori del secolo scorso. Sin dai suoi esordi ha saputo affrontare, con straordinaria eleganza e profondità, i temi più rappresentativi della grande letteratura francese: la fragilità dell’innocenza, la colpa, l’espiazione, il continuo conflitto interiore tra il Bene e il Male. L’opera che lo rese famoso fu Adrienne Mésurat (1927); ma si ricordano anche Le visionnaire (1934) a Moïra (1950). Figlio di genitori nativi degli Stati Uniti, perse la madre a quattordici anni e, dopo una crisi mistica, si convertì al cattolicesimo all’età di sedici anni. Studiò al liceo Janson-de-Sailly. Nel 1918 prestò servizio sul fronte francese, poi in Italia. Finita la la guerra trascorse circa tre anni in America e terminò gli studi nell’università della Virginia.   Dal 1926 al 1940 visse in Francia, per poi trasferirsi in America dove svolse opera di propaganda nelle trasmissioni radio in francese. A guerra finita si stabilì di nuovo in Francia, pur avendo in precedenza ottenuto la cittadinanza americana. Tra i vari riconoscimenti ricevuti figurano anche il premio letterario Prince Pierre de Monaco (1951), il Grand prix de littérature dell’Académie Française (1970) e il premio Cavour (1991).

:: Liberi junior – Oh, freedom!, Francesco D’Adamo, (Giunti, 2014) a cura di Viviana Filippini

11 marzo 2015

index“Quando il sole ritorna,
Al primo verso della quaglia
Segui il mestolino
Perché il vecchio ti aspetta
Per condurti alla libertà
Segui il Mestolino”

Alabama, Stati Uniti d’America, 1850. Tommy è un bambino di undici anni che vive con i genitori in una piantagione di cotone, dove abitano e lavorano tanti altri schiavi. Tommy vorrebbe un mondo migliore e non a caso spesso si immagina e sogna la libertà, ma non ha la più pallida idea di come raggiungerla. Poi, una sera, in una delle capanne degli schiavi arriva un certo Peg Leg Joe, un vagabondo che con sé porta uno strano oggetto. A Tommy quell’affare sembra una zucca con il manico, ma in realtà il piccolo protagonista del romanzo di D’amato scoprirà che quel buffo oggetto è un banjo. Uno strumento musicale che l’uomo suona quando canta quelle canzoni- gli spirtuals -, che Tommy sente sempre in chiesa durante la celebrazione della funzioni religiose. Tra lo sconosciuto e il piccolo Tommy scatterà una profonda amicizia che avvicinerà il piccolo raccoglitore di cotone non solo alla musica, ma anche alla conoscenza dei valori della libertà dell’uomo. Un giorno Tommy e Peg Leg Joe, sempre con il suo banjo in spalla, scapperanno lungo la Underground Railroad, alla ricerca della libertà. La coppia si troverà coinvolta in mirabolanti avventure e anche in situazioni pericolose che rischieranno di far fallire i loro intenti. A guidare i due amici verso la libertà il Mestolino (la stella polare) che brilla in cielo. Tommy crescerà e, seguendo le orme di Peg Leg Joe, guiderà altri uomini verso la salvezza dall’oppressione. Oh, freedom!, di Francesco D’Adamo è un bel romanzo d’avventura per ragazzi che, attraverso la storia di un piccolo raccoglitore di cotone di colore, narra il processo di conoscenza della vita e dei valori della libertà umana per ogni singolo individuo. Il libro di D’Adamo può essere visto come un romanzo di formazione, perché ogni evento del quale Tommy sarà protagonista, ha il valore di una prova da superare per crescere e diventare un adulto. In Oh, freddom!, di Francesco D’Adamo, Tommy diventerà grande, cercherà di aiutare altri individui che come lui sanno cosa vuol dire vivere in schiavitù, e si accorgerà quanto sia dura la lotta per i diritti umani e per la libertà. Dai 10 anni in su.

Francesco D’Adamo è nato nel 1949 vicino a Venezia da profughi istriani arrivati in Italia dopo la seconda Guerra Mondiale, vive per qualche tempo a Cremona per poi trasferirsi a Milano dove attualmente vive. Laureato in Lettere Moderne all’Università di Milano, ha insegnato materie letterarie nelle scuole superiori e negli istituti tecnici, per poi dedicarsi alla scrittura. Il suo primo libro è scritto nel 1990 ed è un romanzo noir per adulti, Overdose, che parla delle imprese di un gruppo di sbandati drogati. Sul finire degli anni ’90 inizia a scrivere per i ragazzi, definiti da lui stesso adulti che hanno qualche anno in meno. Il suo romanzo Storia di Ismael che ha attraversato il mare ha avuto molto successo perché è una storia affascinante. Nel 2001 scrive Storia Di Iqbal, edito da EL, ispirato alla vita di Iqbal Masih, con cui vince il Premio Cento nel 2002 e il premio Cristopher Awards negli USA. Nel 2006 con Jonny il seminatore vince il Premio di Narrativa per ragazzi “Comunità Montana Altocrotenese”. I suoi romanzi sono noti per il livello formativo e pedagogico e per questo apprezzati nelle scuole.

:: Hotel Calcutta, Sankar, (Beat, 2015) a cura di Viviana Filippini

27 febbraio 2015

hotel_calcuttaShankar è un giovane impiegato di un avvocato inglese – l’ultimo- dell’alta corte di Calcutta, un lavoro importante e interessante. Tutto si complica quando il togato muore e il protagonista resta solo, senza il suo lavoro e si trova a non avere più nessuna forma di sostegno economico. Shankar sa’ che deve trovare un nuovo impiego e pur di guadagnare qualche spicciolo si aggira per la labirintica Calcutta degli anni Cinquanta come venditore di cestini per le cartacce. Il ragazzo non ha nulla, non ha una casa, non ha soldi e a volte dorme al parco di Chowringhee, la zona della città che gli inglesi chiamano Esplanade, ed è qui che un giorno il ragazzo viene raggiunto da Byron, un detective capace di trovare la soluzione anche al caso più spinoso. L’uomo, che sa tutto di Shnakar, decide di aiutare il protagonista trovandogli un lavoro allo Shahajahan Hotel, l’albergo più antico e noto di Calcutta. Qui il giovane protagonista imparerà l’arte del tuttofare ma, allo stesso tempo, assistendo i tanti ospiti dell’albergo avrà modo di conoscere la variegata dimensione umana che entra ed esce da quell’imponente stabile. Quello proposto da Shankar, uno dei più importanti autori in lingua bengali, è un vero e proprio viaggio nella Calcutta della seconda metà del XX secolo, dentro alle viscere della città che in quegli anni stava vivendo gli ultimi fasti dell’era coloniale. La narrazione a volte può sembrare lenta, ma questo ritmo pacato è quello che porta il protagonista, e allo stesso tempo illettore, allo scoperta delle storie e delle persone che animano Calcutta. Shankar incontrerà persone come Marco Polo, il direttore dell’albergo che sembra un gigante tanto è grande e grosso, ma ha un passato di grande dolore. Ci saranno Connie e il fratello che non avranno vita facile; Rosie, la dattilografa, amante del cioccolato e tanti altri esseri umani che con il loro viver quotidiano animano le stanze dell’hotel. Leggendo il libro di Sankar si ha come l’impressione di essere in un dedalo di camere da letto, di hall di alberghi e di viuzze della città, dalle quali si diffondono i tipici profumi delle spezie tanto presenti nella cucina indiana. In realtà accanto ad esse ci sono i sentimenti, le paure dei diversi personaggi e i pregiudizi radicati nella metropoli. Hotel Calcutta è un libro di ricordi, di memorie di vita appartenenti ad un mondo umano ormai scomparso per sempre, che rivive e giunge a noi grazie alla dettagliata scrittura di Sankar. Traduzione Norman Gobetti.

Sankar (Mani Shankar Mukherji) è uno dei più noti scrittori di lingua bengali. Il suo primo libro Kato Ajanare, è considerato una pietra miliare della letteratura bengali. Nel 1962 scrisse Hotel Calcutta, divenuto uno dei film di culto della cinematografia indiana col titolo del romanzo, Chowringhee.

:: Heidi, Johanna Spyri, (Giunti Junior, 2014) a cura di Viviana Filippini

22 febbraio 2015

heLo ammetto, da piccola non ho mai letto questo libro, forse perché ho visto – mai per intero – l’anime giapponese degli anni Settanta che passavano, e lo trasmettono ancora oggi, in televisione dedicato alla piccola Heidi, la vivace ragazzina che vive con il nonno sulle alpi svizzere. Poi, per curiosità ho deciso di leggere il libro, scritto da Johanna Spiry, e così sono entrata nel mondo di Heidi, del burbero nonno e dei pascoli verdi sui monti, dove Peter fa pascolare sue caprette (sì, esatto quelle che nella canzone cantata da Elisabetta Viviani le fanno ciao). Un bel giorno, dalla città ritorna la zia che prende la piccola e la porta a vivere a Francoforte. Qui Heidi conosce Clara, bloccata sulla sedia a rotelle dalla poliomielite, e ne diventerà grande amica, ma allo stesso tempo dovrà confrontarsi con un sistema di vita ben diverso da quello adottato sui monti e che la porterà a perdere il sorriso di sempre. Il libro della Spyri è un classico della letteratura per ragazzi, e non importa se la prima edizione risale al 1880, perché le tematiche presenti in esso sono ancora attuali. Heidi è orfana e la zia che la accudisce la affida al nonno perché, avendo trovato lavoro, non riesce più ad occuparsi della nipotina. Il nonno è un uomo silenzioso e, purtroppo, vittima del pregiudizio di chi lo conosce che lo giudica taciturno, molto scorbutico, tanto da avere il dubbio sul fatto che l’anziano sia la persona adatta ad occuparsi di una bambina di cinque anni. Sarà proprio grazie alla spontaneità della piccola protagonista che, un poco per volta, le chiacchiere del paese cadranno nel dimenticatoio. Il romanzo di formazione della Spyri mette in scena anche il contrasto tra vita di montagna, caratterizzata dal contatto diretto con natura, da gesti semplici, ricchi di emozioni, e vita di città.  Quando la piccola Heidi arriverà a Francoforte nella famiglia dove la zia lavora, si renderà conto che nella casa dei Seseman non potrà comportarsi come faceva dal nonno, perché in città la vita è organizzata secondo ritmi precisi e ordini da rispettare con leggi intoccabili che la Rottenmeier farà rispettare.  Per Heidi tornerà la gioia di vivere solo quando le permetteranno di tornare dal nonno, da Peter e dalle sue caprette, perché solo sulle Alpi, la piccola si sente davvero viva e felice. Heidi è sì un libro per ragazzi, dove l’autrice non manca di analizzare con attenzione il mondo dei suoi tempi. Un universo sociale nel quale il lavoro minorile e il livello di analfabetismo erano elevati (non a caso Peter preferisce pascolare le capre che andare a scuola), ma allo stesso tempo la Spyri attraverso le avventura della piccola Heidi ci fa capire quanto la vita vissuta in libertà e a contatto con il mondo naturale possano giovare ai bambini e agli adulti. Tradotto da Alessandra Lavagnino. Illustrazione di copertina di Edwin Rhemrev.

Johanna Louise Spyri nata Heusser è nata nel 1827 a Hirzel, in Svizzera ed è morta a Zurigo nel 1901. Figlia di un medico e di una poetessa, l’autrice, famosa in tutto il mondo per il personaggio di Heidi, ha pubblicato molti romanzi: storie non solo “per bambini”, ma anche e soprattutto, per coloro “che amano i bambini”, con un’attenzione particolare alle condizioni di vita delle giovani donne e dei più piccoli nella Svizzera della rivoluzione industriale.

:: Omicidio senza colpa, Gianni Simoni, (Tea, 2015) a cura di Viviana Filippini

16 febbraio 2015

omTorna in libreria il commissario Andrea Lucchesi il protagonista di una serie di romanzi gialli molto amati dal pubblico di lettori, creato dalla mano di Gianni Simoni. L’ultimo, Omicidio senza colpa, è appena uscito per Tea. Il nuovo romanzo di Simoni comincia con il fugace incontro di Lucchesi con un ragazzino a Milano. Il piccolo è magro, impaurito e il commissario nota ai suoi piedi un cappellino con qualche moneta. Da subito il suo fiuto indagatore gli permette di capire che qualcosa nella vita di quel giovane non va, e decide di assoldare alcuni suoi colleghi per capire dove il ragazzino vive e cose fa. Poi, la storia prende un improvviso cambiamento di rotta, quando Lucchesi viene chiamato ad indagare sulla morte di un vecchio professore in pensione, trovato impiccato nel suo appartamento. L’uomo, vedovo, senza figli, viveva da solo, ma il commissario guardando la salma e scrutando con attenzione la scena del crimine (l’appartamento, le tazzine del caffè usate di recente, i libri, i soprammobili) comincia a sospettare che quello non sia un caso di suicidio. Andrea Lucchesi, aiutato dalla sua squadra, cercherà di ricucire i tasselli di questo intricato puzzle sentendo le testimonianze della giovane vedova (ma nessuno sa bene come sia morto il marito), vicina di casa della vittima, passando poi all’ex domestica e valutando il responso dell’autopsia fatta dai colleghi. La risoluzione del caso si rivelerà più complessa del previsto e ancora una volta il commissario, sempre più cupo e tormentato, dovrà fare i conti con le ambiguità che caratterizzano l’agire umano. In Omicidio senza colpa, Gianni Simoni mette in scena due casi che in apparenza possono sembrare tra loro distanti, ma in realtà, se si fa un parallelo tra la vita del professore e quello del piccolo Hamsy, ci si rende conto di come quelle due esistenze siano, purtroppo, caratterizzate da una profonda solitudine e mancanza di affetti. L’anziano e il bambino, a causa di queste mancanze, sono entrambi deboli e vulnerabili, ed è questa loro fragilità che infonde in Lucchesi quella grinta e voglia di giustizia che lo porterà a lottare per risolvere entrambe i casi. In parallelo alle due indagini, ancora una volta, l’autore ci porta dentro il mondo affettivo del commissario, un uomo sì adulto, ma dall’animo molto sensibile che dovrà sistemare, da un lato, le scaramucce d’amore con l’amata Lucia e, dall’altro, rendersi conto che Alice, la figlia, non è più una bambina, ma è una giovane donna. Omicidio senza colpa di Gianni Simoni è un giallo dal ritmo incalzante, con colpi di scena inaspettati che scuotono l’animo di Lucchesi, troppo coinvolto dal lavoro per pensare alla sua salute, e quello del lettore. Nella trama creata da Simoni, come vuole il suo stile di scrittura, la dimensione lavorativa e privata vissute del commissario Lucchesi viaggiano assieme e restituiscono a chi legge un quadro narrativo nel quale è possibile scovare molte similitudini con la vita quotidiana di ogni giorno

Gianni Simoni, ex magistrato, ha condotto quale giudice istruttore indagini in materia di criminalità organizzata, di eversione nera e di terrorismo. Con Garzanti ha pubblicato Il caffè di Sindona, in collaborazione con Giuliano Turone. Nelle edizioni TEA son pubblicati I casi di Petri e Miceli e Le indagini del commissario Lucchesi.