:: Viaggiatore in terra, Julien Green, (Nutrimenti, 2015) a cura di Viviana Filippini

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GTViaggiatore in terra è un’antologia che raccoglie cinque racconti dello scrittore Julien Green, due storie erano già note (Viaggiatore in terra e Le chiavi della morte) le altre tre (Christine, Leviatano o L’inutile attraversata e Maggie Moonshine) arrivano per la prima volta in Italia e sono caratterizzate da una costante atmosfera di suspense e tensione emotiva, presente in ogni singola pagina. Lo scrittore americano naturalizzato francese crea storie nelle quali i protagonisti vivono in bilico tra realtà e fantasia e sono messi in situazioni quotidiane nelle quali devono confrontarsi con le problematiche esistenziali che li tormentano. In particolar modo alcuni dei personaggi che si muovono tra le file narrative create da Green sono persone dall’animo afflitto da continui supplizi che li portano a non riuscire ad esprimere il loro male di vivere. Ne è un esempio la drammatica vita di solitudine di Daniel O’ Donovan protagonista de Viaggiatore in terra; o il senso di impotenza del giovanotto presente in Le chiavi del destino pronto alla vendetta contro l’approfittatore di turno, ma incapace di compierla. Il ragazzino presente in Christine ha una morbosità estrema e, a tratti, esasperante per la cugina che gli impedisce di vedere, mentre in Leviatano il personaggio principale si ritiene colpevole di un reato inconfessabile, ancora più grave di un omicidio, e questo tormento lo porterà a conseguenze drammatiche. Che dire poi della povera Maggie Moonshine dell’omonima vicenda, che rimarrà sola, perché il suo amato la abbandonerà per ragioni che si possono intuire, ma che non vengono esplicitate nella narrazione. Ogni vicenda che si incontra nel libro di Green è ricca di metafore, di immagini simboliche da interpretare che confermano l’abile capacità dello scrittore di trattare temi delicati, come l’omosessualità, senza citarli mai in modo esplicito, ma alludendo ad essi stimolando la mente del lettore. La paura, l’ambiguità comportamentale del genere umano, il dubbio su quello che sarà il domani, la volontà di fare e l’impotenza di compiere in modo concreto le proprie volontà sono alcuni dei temi che ritornano in tutta la raccolta Viaggiatore in terra e poi c’è il “non detto” che accumuna molti dei personaggi presenti nel libro. Esso è la rappresentazione della loro impossibilità ad essere felici e a vivere in modo libero la propria natura umana a causa di pregiudizi sociali che, nei tempi un cui visse lo scrittore, non tolleravano i comportamenti non condivisi dal viver comune. Nelle storie di Julien Green il non poter dire e il non poter vivere l’amore in modo libero determina delle situazioni di vita dove il tormento, le ambiguità e le incomprensioni sono quotidiane. Ogni personaggio è spinto dal desiderio del fare, ma gli eventi e il contesto bloccano in modo irreparabile l’istinto d’azione. Questo determina in ogni essere letterario un senso di sconfitta e un abbattimento morale sfociante nel fallimento e nella sconfitta. In tale status i protagonisti si auto-eclissano con vite passate nell’oblio, nelle quali la libertà di essere se stessi scompare in modo progressivo, in funzione della sofferta solitudine e del suicidio come soluzioni estreme ad un profonda sensazione di disagio per il proprio vissuto. Nella raccolta Viaggiatore in terra di Julien Green è presente un alto tasso di autobiografismo che garantisce all’autore la possibilità di raccontare ciò che per lui sono il bene e il male e gli stati d’animo comuni a molte altre persone che, come lui, non potevano viver liberamente la propria sessualità per non trasformarsi in vittime di discriminazione. A cura di Giuseppe Girimonti Greco. Traduzione e note di Giuseppe Girimonti Greco, Francesca Scala, Ezio Sinigaglia, Filippo Tuena.

Julien Green (Parigi 1900-1998), scrittore naturalizzato francese di origine americana, accademico di Francia, è tra i grandissimi narratori del secolo scorso. Sin dai suoi esordi ha saputo affrontare, con straordinaria eleganza e profondità, i temi più rappresentativi della grande letteratura francese: la fragilità dell’innocenza, la colpa, l’espiazione, il continuo conflitto interiore tra il Bene e il Male. L’opera che lo rese famoso fu Adrienne Mésurat (1927); ma si ricordano anche Le visionnaire (1934) a Moïra (1950). Figlio di genitori nativi degli Stati Uniti, perse la madre a quattordici anni e, dopo una crisi mistica, si convertì al cattolicesimo all’età di sedici anni. Studiò al liceo Janson-de-Sailly. Nel 1918 prestò servizio sul fronte francese, poi in Italia. Finita la la guerra trascorse circa tre anni in America e terminò gli studi nell’università della Virginia.   Dal 1926 al 1940 visse in Francia, per poi trasferirsi in America dove svolse opera di propaganda nelle trasmissioni radio in francese. A guerra finita si stabilì di nuovo in Francia, pur avendo in precedenza ottenuto la cittadinanza americana. Tra i vari riconoscimenti ricevuti figurano anche il premio letterario Prince Pierre de Monaco (1951), il Grand prix de littérature dell’Académie Française (1970) e il premio Cavour (1991).

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