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:: Intervista con Loren D. Estleman a cura di Giulietta Iannone

3 febbraio 2012

Benvenuto su Liberidiscrivere, Mr Estleman! Grazie per aver accettato di essere intervistato per il nostro Blog, e grazie a tua moglie, la scrittrice Deborah Morgan, per l’indispensabile aiuto. Quando hai capito per la prima volta che avresti voluto essere uno scrittore?

Per molto tempo, ho pensato che sarei voluto diventare un grafico, ma mentre stavo prendendo la specializzazione in Arte al College, ho visto i lavori di altri colleghi e ho capito che non avrei mai potuto competere con loro. Parallelamente non avevo mai smesso di scrivere e, fin dall’età di 15 anni (senza fortuna), avevo preso a inviare i miei racconti alle riviste; a quel punto ho spostato definitivamente la mia attenzione sulla scrittura, dove, con l’idea buona, sentivo che avrei potuto emergere.

Gargoyle ha da poco pubblicato Frames (Hollywood Detective, Gargoyle, novembre 2011), il primo romanzo della serie dell’investigatore Valentino. Valentino è un archivista dell’Università della California, che indaga su un caso legato al mondo di Hollywood. Cosa ti ha ispirato la creazione di un personaggio così particolare?

Sono da sempre un appassionato di cinema. Quando ero ragazzo, la televisione proponeva di continuo vecchi film, e la mia famiglia stava incollata allo schermo ogni volta che ne trasmettevano uno. Mi capita spesso di dire che sono stato io a inventare l’“home theater”, istallandone uno a  casa mia 25 anni fa, quando non c’era nemmeno un nome per definirlo. Valentino mi ha dato la possibilità di utilizzare tutte le conoscenze sul cinema acquisite nel corso della mia vita, e ciò ha portato un divertimento inedito nella stesura di Hollywood Detective. Inoltre, l’idea di un esperto che passa tutto il tempo a  rintracciare e a montare frammenti di film perduti applicando le stesse tecniche per risolvere misteriosi omicidi è stata così naturale che mi sono chiesto perché nessuno ci avesse mai pensato prima.

Perché hai scelto Los Angeles come sfondo per alcune delle tue storie gialle?

Hollywood è la capitale del cinema americano, era l’ambientazione naturale per casi legati al mondo della celluloide. Dal momento che sono di solito associato alla città di Detroit, questo ha rappresentato per me un gradito cambiamento di scenario per me.

Quali scrittori di polizieschi sei solito leggere? E a chi pensi di essere più vicino?

Tra gli scrittori contemporanei, apprezzo Elmore Leonard, Dennis Lehane e Laurie King. Tra i grandi di qualche tempo fa, non ne ho mai abbastanza di Raymond Chandler, Sax Rohmer, Sir Arthur Conan Doyle, Dorothy B. Hughes e Richard Stark, lo pseudonimo cui ricorreva il grande Donald Westlake per i suoi romanzi hardboiled. È difficile dire a chi mi senta maggiormente affine. Secondo me, per un autore parte del piacere e del divertimento della lettura risiede nel misurarsi con stili di scrittura diversi dai propri.

Hai un autore contemporaneo preferito?

Forse Elmore Leonard, maestro indiscusso per i dialoghi e creatore di trame sempre imprevedibili.

Com’è la tua tipica giornata di lavoro?

Non sono una persona mattiniera, mi alzo verso le 8:00/8:30, bevo un caffè e un succo d’arancia leggendo il giornale, e sono di solito alla scrivania per le 10:00. Lavoro di filato fino a mezzogiorno, pranzo e faccio una passeggiata, riprendendo attorno alle due. A seconda di quanto  sia vicino alla fine del libro, lavoro fino alle cinque del pomeriggio o anche fino a sera.

Quali sono i tuoi progetti attuali?

In questo momento sto iniziando un nuovo western, e mi sto occupando di un altro progetto abbastanza nuovo per me. Sono inoltre felicissimo per l’imminente pubblicazione di Burning Midnight, un romanzo della serie del detective Amos Walker (previsto per giugno 2012), e di The Confessions of Al Capone, un mastodontico romanzo storico sulla vita dei gangster in America  nella  prima era del Proibizionismo.

Un ringraziamento per il prezioso aiuto va al team di Gargoyle che ha revisionato la mia traduzione.

:: Recensione di Hollywood Detective di Loren D. Estleman a cura di Giulietta Iannone

26 gennaio 2012

“È una città infestata, l’ho sempre saputo. Ci sono le orme di gente morta davanti al Grauman’s Chinese Theatre, strade che portano i nomi di registi scomparsi, stelle del cinema morte nelle case segnalate sulle mappe delle abitazioni dei divi. I miei mi hanno portato in vacanza ad Alamo una volta. Quando sono arrivata ho avuto la stessa sensazione che avverto quando cammino per Sunset Boulevard, solo che lì c’è Davy Crockett e qui Steve McQueen”.

Benvenuti a Los Angeles la città dei sogni, non riesco a non pensare alla voce del doppiatore di Danny De Vito che decanta le virtù della città californiana all’inizio di L.A. Confidential sullo sfondo di cartelloni pubblicitari anni ’50, piantagioni di arance e donnine sorridenti in sgargianti costumi da bagno. Con la stessa ironia e vivacità Loren D. Estleman, autore di Hollywood detective (Gargoylextra) ci porta nella Mecca del cinema  e con scanzonata leggerezza ci parla di case di riposo per vecchie glorie, di segretarie eccentriche che hanno messo i binari della ferrovia che ha portato a Los Angeles la prima gente del cinema, di minuscole birrerie un po’ kitch per turisti cinefili con le pareti ricoperte di poster di W.C. Fields intento a giocare a poker, Douglas Fairbanks in calzamaglia e Marilyn che volteggia troppo vicina alla fiamma e i piatti del giorno dai nomi pittoreschi come Buster Keaton, o Scarface, di vecchi professori di storia del cinema in impermeabile e pipa d’ordinanza esperti conoscitori di tutta la mitologia e i retroscena, anche i più scabrosi, della vecchia Hollywood, di giovani archivisti adoratori di cimeli d’antan e sentimentalmente legati a decrepiti cinema in disarmo del tempo del muto, e per finire di fantasmi, ebbene sì la buonanima di niente meno che Eric von Stroheim, più noto per il ruolo di  maggiordomo, a dir il vero un po’ lugubre, di Gloria Swanson nel celeberrimo e amaro Viale del tramonto che come regista di film controversi come Rapacità, film che ha un ruolo di tutto rispetto nella nostra storia, infesta i sonni e le veglie del nostro intraprendente protagonista. Chilometri e chilometri di celluloide scorrono sullo sfondo e i nomi dei divi, idoli pagani di un culto inarrestabile, e gli aneddoti più bizzarri e strani si rincorrono per le pagine di questo omaggio divertito e commosso al Cinema, con la c maiuscola non è un errore. Per i cinefili un’orgia di rimandi, di citazioni, di pettegolezzi nobilitati dalla patina dorata che rende Hollywood la più marmorea e scintillante istituzione americana. Romanzo estremamente piacevole e divertente scandito dai tempi comici di dialoghi brillanti e ricercati questo Hollywood detective  non è un noir nè un hard boiled, ma un piccolo gioiellino che farà la felicità di cinefili e di appassionati di misteriosi omicidi sepolti nel passato, risolti da improvvisati detective tipicamente old american style. Tutto ha inizio quando Valentino, il nostro prode Hollywood detective, chiamato ironicamente lo Sceicco per la sua velata rassomiglianza con il mitico Rodolfo, si reca con una procace agente immobiliare a visitare l’Oracle, vecchia e fatiscente sala cinematografica sul punto di essere demolita, nel cui atrio campeggia un bassorilievo in bronzo di Max Fink una rovina lasciata dall’antica civiltà ormai perduta di Hollywood  e compie la follia di comprarla per farne la sua abitazione. Se non fosse che per prima cosa scova le pizze in versione intergrale di un capolavoro scomparso Rapacità di Eric von Stroheim e nel sottoscala dietro un tramezzo di gesso uno scheletro. Subito si pone un dilemma: salvare quel film dimenticato diventa una priorità e per farlo deve difenderlo dalla polizia che lo vuole requisire come prova. L’unica cosa da fare è svelare il mistero con l’aiuto di un vecchio professore bisbetico, una studentessa di legge dal nome improbabile di una bibita e una bellissima anatomopatolaga di cui si è perdutamente innamorato. Lascio a voi il divertimento e ricordatevi a Hollywood una vita normale è impossibile. Tutto è un effetto speciale.

Loren D. Estleman è uno scrittore americano di western e crime. È noto per una serie di romanzi polizieschi con l’investigatore Amos Walker.

Source: inviato dall’ufficio stampa.