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:: Un divorzio perfetto di Jeneva Rose (Newton Compton 2026) a cura di Patrizia Debicke

28 gennaio 2026

Un divorzio perfetto riprende la storia dodici anni dopo gli eventi de Il matrimonio perfetto e lo fa, trascinando subito il lettore dentro un universo narrativo torbido, manipolatorio, costruito su relazioni avvelenate e verità piegate a uso personale. Nessuna redenzione né consolazione. Qui impera l’ambiguità morale, labile territorio in cui  nessuno è davvero innocente.

Sarah Morgan torna in scena più sottile e consapevole. Non è più soltanto la brillante avvocata che aveva difeso il marito Adam dall’accusa di omicidio, pagata poi con una condanna capitale e una verità mai del tutto chiarita. Ora è una donna che ha ricostruito la propria immagine pubblica, con una nuova famiglia, una fondazione filantropica e un matrimonio destinato a implodere. Il tradimento di Bob, secondo marito e apparente uomo qualunque, agisce da detonatore emotivo e narrativo, aprendo una frattura che si allarga fino a inglobare il passato. Il divorzio diventa così il perfetto pretesto per riaprire ferite mai rimarginate, riportando sotto i riflettori il caso Kelly Summers e trascinando Sarah in una spirale mediatica e giudiziaria.

L’ambientazione resta quella tipica del domestic thriller americano: case borghesi, uffici legali, stazioni di polizia, tribunali e periferie rassicuranti solo in superficie. È un mondo ordinato, fatto di prati curati e sorrisi di circostanza, dove il male non irrompe dall’esterno ma cresce silenzioso tra le mura domestiche. Jeneva Rose gioca con questa familiarità, la usa come maschera dietro cui far scorrere vendette sottili, ricatti e strategie a lungo termine. Ogni spazio diventa funzionale al controllo, alla sorveglianza, al sospetto.

La trama intreccia tre principali misteri:  la riapertura dell’omicidio Kelly Summers, la scomparsa di Stacy, amante occasionale di Bob, e la morte sospetta di un poliziotto legato alle vecchie indagini. I piani temporali e i punti di vista si alternano con ritmo serrato, mantenendo costante la tensione. L’indagine questa volta risulta più solida e credibile, rispetto al primo romanzo, grazie alla presenza dello sceriffo Hudson e della vice Olson, figure non eroiche ma animate da un autentico desiderio di verità. Anche loro, tuttavia, si muovono dentro una rete di menzogne più grande di quanto si possa immaginare.

Il cuore del romanzo resta Sarah Morgan, magnetico e disturbante personaggio. Fredda, calcolatrice, brillante, incarna una forma di intelligenza predatoria capace di anticipare ogni mossa altrui. La sua fondazione benefica, i gesti pubblici di compassione, persino il ruolo di madre diventano strumenti narrativi, parti di una messinscena più ampia. Attorno a lei ruotano uomini convinti di avere il controllo e destinati a soccombere: Adam prima, Bob poi, entrambi incapaci di comprendere fino in fondo la mente con cui hanno avuto a che fare.

Bob Miller è un antagonista meschino e arrogante, convinto di poter usare informazioni e minacce come leve di potere. La sua progressiva caduta ha qualcosa di grottesco e inevitabile, resa ancora più inquietante dal modo in cui la manipolazione si insinua nei dettagli quotidiani: un localizzatore sull’auto, messaggi ambigui, prove lasciate nel posto giusto al momento giusto. Ogni azione sembra casuale, mentre segue una implacabile logica.

Il ritmo cresce man mano con i colpi di scena che si susseguono con maggiore intensità. Alcuni risultano prevedibili per lettori usi al genere, ma funzionano grazie alla coerenza  e alla progressiva costruzione della tensione. La costante sensazione è quella di assistere a una partita a scacchi giocata su più tavoli, dove ogni pedina crede di poter agire liberamente .

Non tutti i personaggi risultano empatici, anzi. Quasi nessuno lo è davvero. Questa scelta, però, appare deliberata: Il divorzio perfetto non chiede identificazione, pretende attenzione. È un thriller che mette a disagio, solleva scomode domande sul potere della narrazione, sulla giustizia e sull’immagine pubblica. Chi racconta la storia vince, anche quando la verità resta sepolta.

Il finale, cinico e spettacolare, chiude il cerchio lasciando una scia di inquietudine e una porta socchiusa su possibili sviluppi futuri. Sarah Morgan ne esce intatta, forse persino rafforzata, simbolo di un mondo dove l’intelligenza senza scrupoli può riscrivere la realtà. Un thriller oscuro, divertente nella sua ferocia, capace di superare il primo capitolo della serie e confermare Jeneva Rose come abile tessitrice di inganni narrativi. Un libro che intrattiene, disturba e costringe a guardarsi le spalle… soprattutto se si crede di conoscere chi si ha accanto.

Jeneva Rose è un’autrice bestseller del «New York Times» e di «usa Today». I suoi thriller sono stati tradotti in più di trenta lingue e opzionati per diventare film e serie TV. Con la Newton Compton ha pubblicato La vacanza perfetta, Un matrimonio perfetto, La casa dei cadaveri e Un divorzio perfetto. Vive nel Wisconsin con suo marito, Drew, e i suoi testardi bulldog inglesi, Winston e Phyllis. Per saperne di più: jenevarose.com