La Roma di Pasolini non esiste più.
Quella Roma piena di borgate e fermenti culturali, in un tempo in cui l’occhio dell’artista riusciva a cogliere in modo realistico e per nulla edulcorato la vita della gente comune. Una Roma in bianco e nero, ma piena di colore e vitalità. Un cuore pulsante contornato di idee, opinioni politiche, opinioni. Certo, qualcuno dai piani alti si è mosso. Qualcuno che aveva mezzi per mettere a tacere tutto.
Oggi che rimane? Niente? Qualcosa, forse. La Roma dei nostri giorni è diversa. La Roma dei nostri giorni ha in sé un dualismo difficile da raccontare. Anche la Città Eterna di Pier Paolo Pasolini ce l’aveva, questa duplicità, divergenza, questo contrapporsi tra immobilità e brulicare.
Ci è riuscito Fulvio Abbate col suo nuovo libro Roma vista controvento, edito da Bompiani e presentato da Carlo Verdone, curatore della prefazione, e Barbara Palombelli lo scorso 21 aprile presso la libreria Fandango in via dei Prefetti.
Una Roma vista – appunto – controvento, da una direzione opposta a quella ordinaria, con un altro punto di vista. Più che una guida, come sembrerebbe dalla scritta a caratteri cubitali che campeggia in copertina, un viaggio.
Un viaggio inaspettato, anticonformista, che lascia spazio a tutti e nessuno con l’occhio critico e il cuore ferito di chi Roma la ama e non la sopporta, di chi ne nota bellezza e degrado, benessere e degrado. Volendo essere più precisi: il benessere oligarchico, il disagio dilagante. Questo viaggio spazia dai quartieri alti, rappresentazione architettonica del potere, locus amoenus solo politici, prelati e gente che conta, per chi conosce chi e si guarda le spalle a vicenda, per scandali, inadempienze, raccomandazioni e chi più ne ha più ne metta, ai salotti culturali che ormai vedono la cultura solo come mercificazione ed ostentazione ed arriva ai quartieri dimenticati, quelli dove vive la gente comune. Ed è proprio la gente comune ad essere il cuore pulsante di una Roma che, altrimenti, sarebbe solo scheletro delle glorie passate, dalla maestosità dell’Impero agli anni in cui Roma Capitale non significava corruzione, ma arte e set di film che hanno fatto Storia. Abbate strizza un occhio alla normalità e mette in evidenza pregi e difetti, riso e pianto, amore e odio.
Tappe parlanti di questo viaggio – analisi minuziosissima sono: il cannone del Gianicolo, il nastro trasportatore bagagli dell’aeroporto “Leonardo da Vinci”, i sanpietrini, i negozi di arredi liturgici e indumenti religiosi, la storica casa di Alberto Sordi sull’Appia Antica, il baccalà, i luoghi di Pasolini, via Margutta, i cinegiornali dell’Istituto Luce, il balcone di Palazzo Venezia, il ristorante “Cencio La Parolaccia”, il Cimitero Acattolico al Testaccio, i souvenir al Vaticano, la pizza bianca con la mortazza e le pizzerie al taglio, Venditti – De Gregori – Baglioni, la Garbatella e tanto altro.
Mastodontico anche nella forma, ma anche nella sostanza, questo viaggio – analisi – libro indagine di 697 pagine vi conquisterà dal primo capitolo. Strappandovi sorrisi, seppur, la maggior parte delle volte, amari e spingendosi, sicuramente, alla riflessione.
Fulvio Abbate, classe 1956, è nato a Palermo e vive a Roma. Scrittore, ha pubblicato i romanzi Zero maggio a Palermo (Theoria, 1990 – Baldini & Castoldi, 2003), Oggi è un secolo (Theoria, 1992), Dopo l’estate (Bompiani, 1995), La peste bis (Bompiani, 1997), Teledurruti (Baldini & Castoldi, 2002), Il ministro anarchico (Baldini Castoldi Dalai, 2004), Quando è la rivoluzione (Baldini Castoldi Dalai, 2008), Intanto anche dicembre è passato, (Baldini & Castoldi, 2013), Roma vista controvento (Bompiani, 2015), il suo ultimo lavoro. Opinionista, ha scritto dal 1992 al 2008 su l’Unità, collaborando inoltre con Reporter, Rinascita, La Stampa, Tuttolibri, Il Mattino, Il Messaggero, Il Riformista, Sette, Il Foglio, La Lettura, Gli Altri, Il Fatto Quotidiano. Attualmente scrive per Il Garantista. Nel 1998 nasce Teledurruti – una televisione monolocale, ospitata prima da un’emittente romana e poi diventata un canale su YouTube. Nell’agosto del 2012 ha fondato Situazionismo e libertà, partecipando alle primarie del centrosinistra con lo slogan Aboliamo il lavoro, per poi passare ad un messaggio libertario più esplicito e paradossale: Abbasso la realtà. Tra i suoi mille altri scritti troviamo un bellissimo Pier Paolo Pasolini raccontato ai ragazzi (Dalai editore, 2011), seguito da Pasolini raccontato a tutti (Baldini & Castoldi, 2014). Nominato Commandeur Exquis de L’Ordre de la Grande Gidouille a Parigi nel 2012, ha ricevuto il 41° Premio Satira Politica di Forte dei Marmi per l’informazione sul web nel settembre 2013.
(www.teledurruti.it)
Se vi parlassi di simmetria, cura maniacale di oggetti e dettagli, colori accesi (rosso e giallo, tra i preferiti), microcosmi in cui vivono personaggi che, in realtà, sono uomini – bambini mai cresciuti del tutto quale nome vi verrebbe sicuramente in mente?

Ci sono libri che vanno letti e poi riletti. Una. Due. Cento. Mille volte. Succede anche a persone come me che raramente rileggono qualcosa più volte.
Nao resta solo la protagonista di un bel graphic novel di Glyn Dillon, edito in Italia fine 2013 da Bao Publishing. Un prezioso volume cartonato, dalla copertina candida con in rilievo raffigurato un ensō (円相), simbolo che, in giapponese, vuol dire cerchio ed è proprio il concetto di ciclicità ad essere onnipresente in tutto lo svolgersi della storia.
intreccia con un meta fumetto, un’altra storia a fumetti che l’autore ha inserito nella trama principale per intervallare le montagne russe che concorrono a formare il flusso di pensieri ossessivi presenti nella mente della protagonista.
Non sono mai stata a Trieste. O forse sì. Conosco solo un frammento di quella città, un frammento sicuramente piccolo, fatto di vignette che formano un insieme di strisce rese quasi impalpabili dall’acquerello, dai tratti nitidi e descrizioni minuziose di strade, monumenti, luoghi. Eppure non ci sono mai stata, davvero. Eppure è successo che pochi giorni fa mi è stato regalato un volumetto dal packaging molto curato, immaginato in orizzontale, all’italiana.
Ad ottobre 2014 Bao Publishing ha pubblicato una graphic novel capace di colpire emotivamente già dall’illustrazione di copertina, trasmettendo un senso di leggerezza che si estende al di là della visuale dello spettatore che guarda questa figura nitida, chiara, quasi fosse una donna – angelo dello tanto cantata dal Dolce Stil Novo e da Dante. Una donna che è purezza, ma anche presenza ignota, inafferrabile, evanescente. Di spalle, sta in piedi su una balaustra bianca come il suo vestito ed apre le braccia al vento, in punta di piedi. Lo spettatore è un ragazzo anonimo, capitato di lì per caso. La guarda assorto, quasi fosse una visione, come se si sentisse attratto da quella ragazza che non conosce. Lei è Alma, donna – ragazzina dalle mille facce che si sottrae all’ inseguimento di quel ragazzo che vorrebbe tanto conoscerla, ma non riesce mai nel suo intento. Alma diventerà un’ossessione, il suo primo pensiero al mattino così come è l’ultimo prima di dormire e sarà lui stesso a farsi narratore di questa storia, molti anni dopo.
“Non desiderava diventare una Miss, ma destino volle che stesse per succedere.”
“Temeva di non essere attraente quanto lo era a Blackpool; o meglio, che a Londra la sua bellezza fosse meno eccezionale. […] Era abbastanza certa, però, nessuna di quelle ragazze voleva far ridere la gente”.
Sophie è la protagonista e lavora fianco a fianco di un cast formato da persone altrettanto attratte dal loro lavoro. Accanto a loro troviamo gli sceneggiatori, Tony e Bill, e Dennis, il produttore.























