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:: Una notte nella foresta di Blaise Cendrars (Lamantica edizioni 2019) a cura di Nicola Vacca

11 febbraio 2019

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Blaise Cendrars è uno degli scrittori più geniali del Novecento. È stato un giramondo apolide e solitario. Nelle sue opere ha raccontato se stesso e la sua inquietudine.
Scrittore ribelle e dissoluto non ha mai creduto a niente e soprattutto non ha mai preso sul serio la sua vita e i suoi libri. Proprio puer questo motivo è stato un grande scrittore. Dovremmo leggerlo di più e scoprire la sua eclettica irriverenza.
Siamo grati a Lamantica edizioni (www.lamantica.it) per aver pubblicato Una notte nella foresta (nella pregevole traduzione di Federica Cremaschi) un primo frammento di un’autobiografia in cui Cendrars si presenta al lettore con tutto il suo carico di disperazione e inquietudine, raccontando tutto se stesso senza risparmiare nessun dettaglio.
In queste pagine taglienti e intense lo scrittore non ha paura di mettere a nudo la sua natura di solitario disilluso che non si aspetta niente dalla vita avventurosa che conduce.

«L’ombelico dell’universo è un buco: non è un duomo ma un antro. Bisogna lasciarsi scivolare, abbandonarsi, lasciarsi trascinare dalla propria pesantezza per raggiungere il centro del mondo e contemplare non la mummia imputrescibile degli imperatori, né la maschera e dei papi, ma piuttosto i volti ardenti delle streghe che roteano nelle fiamme».

Cendrars è uno scrittore onesto e non si nasconde mai dietro quello che scrive. Anche in queste pagine lo troveremo tutto, impareremo a conoscerlo in tutti i suoi eccessi:

«In effetti non scrivo mai .Gli amici non sanno mai dove sono. Non ho l’abitudine di confidarmi. E poi sono un uomo inquieto, duro con me stesso, come tutti i solitari».

Una notte nella foresta costituisce un’introduzione all’opera dello scrittore, un’immagine dello stile dell’uomo, così scrive nella prefazione Riccardo Benedettini.
Scrivere e vivere per Cendrars sono la stessa cosa. La vita, come la scrittura, è un duro mestiere.
Lo scrittore e l’uomo sanguinano allo stesso modo e si mostrano nudi e scorticati con la pelle strappata.
Cendrars è un genio. Nei suoi libri troveremo se stesso e la sua vita intensa, girovaga e difficile, consumata a cercare e a raccontare l’uomo così com’è.

Blaise Cendrars, pseudonimo di Frédéric-Louis Sauser (La Chaux-de-Fonds, 1º settembre 1887 – Parigi, 21 gennaio 1961), è stato uno scrittore svizzero naturalizzato francese.
La sua opera è stata fin dagli inizi caratterizzata dal viaggio e dall’avventura. Nella sua poesia come nella sua prosa (romanzi, corrispondenze, memorie) all’esaltazione della modernità si aggiunge la volontà di crearsi una leggenda dove l’immaginario s’intreccia inestricabilmente al reale.
Attivo nella legione straniera francese, partecipa alla prima guerra mondiale. Il 28 settembre 1915, perde in combattimento l’avambraccio destro, la sua mano di scrittore. Questa menomazione marca profondamente l’opera di Cendrars, facendogli scoprire la sua identità di mancino. Il suo rapporto con la scrittura ne sarà completamente cambiato.
Poeta, scrittore, reporter, realizzatore cinematografico, sceneggiatore, fondatore di riviste culturali, uomo d’affari, Blaise Cendrars avrà una forte influenza su tutte le avanguardie artistiche e letterarie di inizio XX secolo. La sua opera è di grande respiro e un inno alla vita.
Morì nel 1961 e venne sepolto nel Cimitero dei Batignolles, a Parigi.

Source: libro inviato dall’editore al recensore.