:: Intervista a Francesco Boschetti

16 aprile 2008 by

Parlami della tua esperienza di scrittore:  come è nato il romanzo “Il posto libero” edito da Aletti Editore.

“Il posto libero” nasce un po’ dal caso. Una sera mi capitò di prendere l’autobus per tornare a casa, circostanza per me eccezionale, e guardandomi intorno cominciai a provare un forte senso di alienazione e di malessere: non tolleravo la costrizione di dover condividere il tempo e lo spazio con persone a me estranee, tutte accalcate in un piccolo ed angusto spazio. Il giorno seguente buttai giù una breve descrizione di quel viaggio, estremizzando le sensazioni provate e trasformando l’autobus in un treno metropolitano. Subito dopo provai ad inserire un evento; ed ecco che senza aver preventivato nulla, del tutto inconsapevolmente, avevo concepito Andrea, il mio tormentato protagonista.

La copertina del libro è del grafico Emanuele Iacomini, lo conosci personalmente?

Si, ci conosciamo dall’infanzia, tra noi c’è reciproca stima e profondo affetto. Ho sempre apprezzato le sue capacità stilistiche, e in modo particolare la creatività e la simbologia dei suoi lavori. Per realizzare la copertina pensai subito a lui; gli spiegai il messaggio da rendere ma evitai di fargli leggere la bozza del libro: non volevo condizionarlo; l’immagine in copertina doveva essere autonoma rispetto al romanzo.

Vedo che internet è importante nel tuo lavoro. Che tipo di blogger sei?

“Il posto libero” è il mio primo blog. L’idea è nata per dare un po’ di visibilità al romanzo, ma con il tempo ho preso a scrivere anche di altro. Il blog lo vivo come un mezzo di comunicazione, che utilizzo per condividere pensieri e opinioni. E provo piacere ad immaginare che altre persone, anche lontane e sconosciute, possano ritrovarsi in quello che scrivo.

Oltre che scrittore sei anche un neo-avvocato, parlami della tua tesi di laurea : quanto tempo ci hai impiegato, che difficoltà hai incontrato, pensi di pubblicarla su siti come http://www.tesionline.it?

La tesi di laurea è un ricordo ormai lontano (era il 2002). La preparai in meno di un anno. Ho avuto come relatore un ottimo professore, che non mi ha creato difficoltà. Non ho mai pensato di pubblicare la mia tesi, e sinceramente l’idea non mi entusiasma: preferisco custodirla nel cassetto dei ricordi.

Scrittura e arti visive che ruolo hanno nella tua vita di artista?

Il mio debole è sicuramente il cinema. Nel 2004 ho collaborato alla realizzazione di un film come assistente alla regia ed ho scritto e diretto “Il silenzio”, un quasi-lungometraggio (44 minuti). Alla scrittura creativa mi sono quindi avvicinato con la sceneggiatura. E’ per questo che il mio stile di scrittura ha una forte impostazione cinematografica.

Cosa pensi del rapporto mass media e letteratura.

Ritengo che i mass media prediligano le priorità dell’utente-medio, tra le cui passioni, di sicuro, non primeggia la letteratura. Molto spazio, nel nostro paese, è dedicato ai reality, al calcio, ai pettegolezzi, ecc., e le trasmissioni televisive di carattere culturale vanno in onda sempre la notte, molto tardi.

Saresti favorevole ad una rete televisiva monotematica che si occupasse solo di letteratura fatta da scrittori e indirizzata a scrittori?

Io di sicuro sarei interessato. L’importante è che si dia spazio anche agli scrittori emergenti…

Quali sono i tuoi maestri letterari?

Guy de Maupassant anzitutto, poi Dostoevskij, Kafka ed E. A. Poe.

Che libro stai leggendo al momento?

Al momento nessuno, ma ne ho parecchi in attesa…

Cosa preferisci di più scrivere in un libro, i dialoghi, la caratterizzazione dei personaggi, la descrizione dei luoghi?

Più di ogni cosa mi piace scavare nell’interiorità dei personaggi. Le storie che scrivo ruotano sempre intorno ad un protagonista complesso, la cui costituzione è basata su un contrasto di valori positivi-negativi. A mio modo di vedere, solo la contraddizione e il dualismo sono in grado di accendere la curiosità umana: le persone coerenti, razionali, io le trovo piatte, noiose, maledettamente prevedibili. Il mio protagonista è sempre un tipo disturbato e complesso. E’ un sensibile ed un immorale allo stesso tempo. Nelle sue azioni, a volte, si legge il cinismo, la vigliaccheria, mentre in altre si colgono generosità e coraggio. Posso dire che la contrapposizione è uno dei pilastri su cui si fonda il mio stile di scrittura.

Un’ aforisma, la frase di una canzone, un proverbio che ti è caro.

Volere è potere.

Che consigli daresti ad un giovane autore non ancora pubblicato?

Gli consiglierei di scegliere con attenzione l’editore a cui proporre il proprio lavoro, perché in giro ci sono tante persone che mangiano con le speranze dei giovani esordienti. E soprattutto gli direi di non lasciarsi ingannare da alcuni editori specializzati nella pubblicazione degli inediti, che attraverso lodi e complimenti roboanti illudono gli autori inesperti, per poi spillargli un mucchio di soldi.

Riguardo alle case editrici che pubblicano a pagamento cosa ne pensi, considerato che anche Moravia pubblicò a pagamento ai suoi esordi?

Penso che un contributo moderato può anche andare, se a fronte di ciò vi è un minimo impegno dell’editore a fare qualcosa di buono per il libro e per il suo autore.

A gennaio presso la libreria Gremese di Roma c’è stata la presentazione del tuo libro con un’ introduzione del giornalista Riccardo Loria che bilancio hai tratto da questa esperienza?

E’ stato un evento importante per me, la mia prima presentazione. Ero emozionato: presentando il libro, in fondo, ho dovuto parlare di me, e non era facile. Ma tutto è andato alla grande, ci sono state anche delle parentesi di ironia che hanno contribuito a rendere il clima piacevole ed informale.

Il rapporto tra autori e lettori è per te importante magari creando rapporti più stretti di stima ed amicizia, cosa pensi di fare in tal senso?

L’autore, come ogni artista, ha il duro compito di “catturare” i suoi “fans”. Questi ultimi, dal canto loro, seguono i loro autori preferiti qualsiasi cosa si mettano a scrivere. I due mondi nascono separati e così debbono restare. Se fosse altrimenti l’autore perderebbe l’indipendenza e l’originalità, e i lettori ne uscirebbero altrettanto danneggiati.

Come ti documenti per i tuoi libri?

Utilizzo molto l’esperienza personale. Cerco di scrivere ciò che conosco meglio, e dove la mia conoscenza non arriva, allora “sfrutto” l’esperienza di altre persone, oppure mi documento con ogni mezzo, Internet compreso.

Scriveresti sceneggiature per il cinema o la televisione?

Mi piacerebbe molto. Il lavoro tuttavia diventerebbe più impegnativo, e non so se a quel punto riuscirei a conciliare la passione per la scrittura con la mia professione.

Hai un agente letterario?

No.

Stai lavorando a qualche nuovo libro?

No, per preparare l’esame di stato ho dovuto “congelare” la mia ispirazione. Ma adesso che ho ritrovato un po’ di tempo libero, le porte della mia immaginazione si sono di nuovo aperte. In ogni caso scriverò altre storie soltanto quando avvertirò il bisogno di comunicare qualcosa.

Una domanda tecnica: scrivi molte stesure e correzioni o hai uno stile più spontaneo?

Il principio dei miei scritti sono affidati all’istinto. Quando prende corpo la storia, però, mi fermo e dedico tutto alla struttura, cercando di ottenere un lavoro “razionale”, coerente, senza buchi. Correggo molto, ma le correzioni riguardano sempre la forma, mai la sostanza, che ad un certo punto, nel mio lavoro, diviene immutabile.

Hai relazioni d’amicizia con altri scrittori? Qualcuno da cui hai imparato molto e vorresti ringraziare?

Il blog e i siti letterari danno l’opportunità di mettersi in contatto con altri scrittori.. così ho conosciuto Laura Tufilli, che saluto affettuosamente.

:: Intervista a Laura Tufilli

12 aprile 2008 by

Parlami della tua esperienza di scrittrice esordiente

Inizialmente non capivo nulla di tutto quello che stava accadendo quindi ho fatto affidamento ai vari consigli ricevuti. Per me esordire è stato come trovarmi in una città caotica dove non si sa mai quale direzione prendere, infatti quando ho avuto la prima proposta di pubblicazione non ho dormito per due notti, ma alla fine si è tutto normalizzato.

Sei superstiziosa?

No.

Ascolti musica mentre scrivi?

Generalmente no, preferisco concentrarmi sul materiale che sto scrivendo.

Nei tuoi testi ci sono molti riferimenti autobiografici?

Sì, spesso inserisco eventi che mi capitano personalmente. Il secondo libro ad esempio parla di una scuola di recitazione quindi il tutto si ambienta in teatro, l‘ ho scritto perché anch‘ io in passato ho recitato.

Come riesci a conciliare il lavoro di scrittrice con quello di tecnico di laboratorio?

Scrivo di notte.

Cosa pensi del rapporto mass media e letteratura?

Secondo me è un rapporto indispensabile.

Cosa pensi del fenomeno dei ghost writers se mai stata tentata di scrivere per autori famosi?

Per autori famosi mai, però sto scrivendo un libro per un ragazzo che ha vissuto una vicenda terrificante e lui mi ha chiesto questo favore. Sono contenta di aver accettato perché è un’ esperienza che mi sta insegnando tante cose, come ad esempio l’ umiltà e la semplicità.

Quali sono i tuoi maestri letterari?

Ho letto tanto fin da quando ero bambina ed è difficile per me stilare una lista di preferenza perché sono tanti e da ognuno ho imparato molto. Forse se dovessi accennare un maestro letterario del passato citerei Giacomo Leopardi perché lui aveva la capacità di gettare tutte le sue ansietà nella scrittura evadendo da una vita fatta di privazioni e sofferenza.

Che libro stai leggendo al momento?

Devo incominciare “ Narciso “ di Francesco Capaldo.

I tuoi libri sono tradotti anche in altre lingue?

Al momento no.

Cosa preferisci di più scrivere in un libro, i dialoghi, la caratterizzazione dei personaggi, la descrizione dei luoghi?

I dialoghi sono la parte in cui mi diletto maggiormente, credo comunque che la caratterizzazione dei personaggi sia indispensabile quindi dedico del tempo per dare loro una personalità e un‘ identità ben precisa. La descrizione dei luoghi la menziono solo se necessario ma non mi dilungo più di tanto.

Ti ritieni una scrittrice svizzera o italiana?

Italiana al cento per cento.

Scrivi in lingua tedesca?

No, scrivo in italiano.

Un’ aforisma, la frase di una canzone, un proverbio che ti è caro.

“Riesce chi persevera” questa frase l’ho introdotta nel mio secondo libro.

Come pensi di preservare la tua indipendenza spirituale nell’attuale mondo letterario?

Separo sempre le due cose, una non influenza l’ altra, finora ci sono riuscita e funziona benissimo.

Che consigli daresti ad un giovane autore non ancora pubblicato?

Bisogna essere scaltri, avere gli occhi aperti e non fidarsi ciecamente del primo editore che ti fa una proposta di pubblicazione, piuttosto è importante esaminare il contratto attentamente e non esitare ad informarsi bene di tutto.

Riguardo alle case editrici che pubblicano a pagamento cosa ne pensi?

Dipende dalla casa editrice, non tutte sono serie, anzi quasi nessuna.

Ti piace la letteratura giapponese?

Non ho avuto modo di cimentarmi con questo tipo di letteratura.

Quali sono i tuoi autori preferiti?

A me viene sempre in mente Oscar Wilde.

Cosa stai leggendo attualmente?

Attualmente nulla perché sto aspettando il libro che ho ordinato.

Da donna pensi sia più facile per un uomo essere scrittore o quel che conta è solo il talento?

La maggior parte degli scrittori che conosco sono uomini e trovo in loro un grande carisma, ma secondo me il talento è ciò che in definitiva conta.

Dammi una tua definizione di amicizia.

Un legame solido che dura nel tempo costi quello che costi.

Come ti documenti per i tuoi libri?

Prima di incominciare un libro raccolgo tutte le informazioni possibili riguardo il tema che voglio sviluppare, magari faccio ricerche in internet. Mi rivolgo ad amici che hanno a che fare con una determinata professione o esperienza. Leggo e ascolto molto gli altri, quindi il tutto mi facilita il compito.

Che genere letterario preferisci: fantascienza, fantasy, saggi?

Sentimentale, ma non disdico anche altri generi.

Quali lettori preferisci?

Lettori che sanno ancora sognare e che non si soffermano sulle banalità.

Tra i tuoi libri quale è stato più difficile scrivere?

Il secondo “Quella notte” perché è molto ricco e intenso. Ho impiegato quasi un anno di intenso lavoro per terminarlo ma sono stata ripagata dal fatto che nell’ arco di ventiquattro ore diverse case editrici se lo sono conteso nella speranza che pubblicassi con loro. Il più difficile però sarà il quarto che dovrò incominciare a fine anno.

Scriveresti sceneggiature per il cinema o la televisione?

Né ho già scritta una che proporrò ad alcuni produttori esecutivi proprio in questi giorni. Hai visto mai nella vita …

Hai un agente letterario?

Al momento no.

Stai lavorando a qualche nuovo libro?

Sì, a diversi: sto finendo il terzo, e sto scrivendo due libri a quattro mani, a fine anno poi incomincerò il quarto.

Una domanda tecnica scrivi molte stesure e correzioni o hai uno stile più spontaneo?

La stesura è una sola, poi ricamo intorno al lavoro rendendolo vivo, una volta che ha raggiunto la consistenza da me desiderata dedico tanto tempo per la correzione leggendo più volte.

Che strumento di scrittura preferisci?

Scrivo al pc, ma con me porto sempre carta e penna e prendo appunti non appena una piccolezza desta il mio interesse oppure quando ho l’ ispirazione.

Hai relazioni d’amicizia con altri scrittori? Qualcuno da cui hai imparato molto e vorresti ringraziare?

Ho molti amici scrittori e li ringrazio per l’ incoraggiamento che mi danno, per i consigli concernenti i concorsi, per lo scambio di opinioni. Sono tanti e voglio loro molto bene, ma già che mi trovo colgo l’ occasione di ringraziare Francesco Boschetti per tutti i suggerimenti e le idee e l’ incoraggiamento che mi dà.

Intervista a Lisa Massei

2 novembre 2007 by

Parlami del tuo primo libro come è nato.

Il mio primo libro Insomnia (Edizione Il Foglio, 2004) è stato un parto piuttosto veloce, se non ricordo male, l’ho scritto in un mese o poco più, di getto.

Hai fatto fatica a pubblicarlo?

Bè, dipende che si intende per fatica. Comunque diciamo che l’attesa e la ricerca è sempre faticosa, specie se non hai intenzione di pagare per pubblicare.

Che consigli daresti ad un giovane autore non ancora pubblicato?

Prima di tutto di chiedersi che intenzioni ha e cosa si aspetta, perché spesso gli esordienti pensano che pubblicare possa cambiargli la vita, la vita ti cambia si, ma magari solo in senso mistico e di soddisfazione, non certo (eccetto rari casi) economicamente. Basta farsi un esame di coscienza su quanti libri si comprano e si leggono in un anno, e fra questi, quanti sono di autori esordienti? Quanti italiani?

L’approccio con le case editrici può essere deleterio se non ci si informa e, in effetti non sono molte le persone che ti aiutano a schiarirti le idee sul mondo dell’editoria. Consiglio di leggere editori a perdere di Miriam Bendìa e quasi quasi faccio un corso di scrittura di Gordiano Lupi, entrambi editi per Stampalternativa.

Riguardo alle case editrici che pubblicano a pagamento cosa ne pensi?

Che è vergognoso che non ci siano regolamentazioni che impediscano quelle che, spesso e volentieri, hanno tutta l’aria di essere vere e proprie truffe.

Ti piace la letteratura russa?

Mi cogli su una nota dolente… non conosco molto di letteratura russa, se si escludono Dostoevskij e Tolstoj, di cui ho letto alcuni libri.

Quali sono i tuoi autori preferiti?

Diciamo che a livello di ‘formazione’ mi sono appassionata, a diversi autori americani come Yates, Bukowski, Carver, Sexton, Plath, ma non disdegno altre frontiere, fra cui anche italiani esordienti come Morici, Franchi, Scerman, Biagini e un po’ meno esordienti come Ungaretti, Calvino, Shakespeare.

Cosa stai leggendo attualmente?

A parte testi universitari di psicologia della formazione, sto leggendo conoscerete la nostra velocità di Eggers, il mondo deve sapere di Michela Murgia, anche se devo dire che non mi stanno prendendo molto. Poi un saggio sulla vita di Anne Sexton e l’interpretazione dei sogni di Freud.

Da donna pensi sia più facile per un uomo essere scrittore o quel che conta è solo il talento?

Mah, difficile a dirsi, dipende molto anche dal genere che si scrive. Se si parla di sesso, è molto più facile farsi notare se si è donna, per esempio. Per come la vedo io, comunque, indubbiamente il talento ha la meglio, a lungo andare.

Dammi una tua definizione di eternità.

Un qualcosa di costante nel tempo che non si deteriora e che va oltre i confini.

Come ti documenti per i tuoi libri?

Mi piace molto osservare ed ascoltare le storie della gente, ma anche alimentare la fantasia. Leggere tanto è anche un modo per documentarsi. Poi dipende da quello che scrivo e da quello di cui sono coscientemente e inconsciamente influenzata. Non mi pongo delle regole per documentarmi, in linea di massima cerco ispirazione vivendo me stessa e chi mi sta intorno, credo. Se invece devo scrivere un saggio o un articolo tendo a documentarmi molto su internet e a leggere libri o articoli attinenti all’argomento.

Ami la narrativa epistolare?

Non molto. La trovo un po’ banale, se non usata per uno scopo preciso, come per esempio un contesto storico, oppure se è in qualche modo utile ai fini narrativi. Ad ogni modo non è lo stile di scrittura che preferisco né leggere né usare.

Che genere letterario preferisci: fantascienza, fantasy, saggi?

Mi piacciono i saggi romanzati come quello che ha fatto Vassalli su Dino Campana La notte della cometa, ma non mi dispiacciono i saggi in generale, purché riescano a mantenere vivo l’interesse e lo stimolo del lettore. Di fantasy non ho letto molto, ad esclusione de Il signore degli anelli, che per quanto di spessore creativo, mi è rimasto piuttosto indigesto. Un libro che invece mi è piaciuto molto è la storia infinita.

Quali lettori preferisci?

Quelli che non si limitano a dire ‘bello o brutto’.

Tra i tuoi libri quale è stato più difficile scrivere?

Indubbiamente il secondo romanzo la lingua batte dove il cuore duole, è stato un libro su cui ho lavorato molto e, per una volta tanto nella mia vita, mi sono dedicata in modo completo ad esso dato che in quel periodo non lavoravo e non studiavo. La stesura è durata sei mesi circa, ed è stata una bella full immersion. Anche Maybe, un progetto sperimentale a metà fra racconto e fumetto, che ho fatto con un amico, Oscar Celestini, è stato a suo modo difficile sia perché sono partita da una sua idea, che poi ho stravolto completamente, ma anche perché era la prima cosa fantascientifica che scrivevo.

Hai letto Seta di Baricco?

Si, diversi anni fa, ma non sono un’amante di Barricco.

Scriveresti sceneggiature per il cinema o la televisione?

Si, mi piacerebbe. Sono abbastanza aperta alle sperimentazioni e penso che scrivere una sceneggiatura sia un ottimo esercizio di scrittura, oltre che una bella esperienza.

Hai un agente letterario?

No, e spero di farne a meno ancora per un po’.

Hai amici scrittori, che genere di rapporto vi lega?

Ho molti contatti fra scrittori e disegnatori. Spesso sono nate delle belle amicizie ed ottime opportunità per organizzare insieme eventi ed iniziative, altre volte contatti più superficiali.

C’è un libro della storia della letteratura che vorresti aver scritto tu?

Probabilmente più di uno… Di un esordiente vorrei aver scritto l’ultimo libro di Morici Actarus, la vera storia di un robot, per la potenza ironica. Un libro invece che mi ha segnato molto e che con gli anni continuo ad amare è revolutionary road di Yates.

Stai lavorando a qualche nuovo libro?

Oltre ad alcuni progetti con altri scrittori e disegnatori, sto lavorando al terzo romanzo.

Una domanda tecnica scrivi molte stesure e correzioni o hai uno stile più spontaneo?

Dipende da cosa scrivo, Insomnia è stato una sorta di urlo spontaneo, anche se con la seconda edizione del 2006 ci ho rimesso le mani ampliando alcune parti e approfondendo l’editing, La lingua batte è stato un romanzo più riflessivo su cui ho lavorato molto correggendo più volte e prosciugando via via.

Che strumento di scrittura preferisci?

Tendenzialmente scrivo al pc, anche se qualcosa annoto a mano, stampo, correggo e modifico.

Ascolti musica mentre scrivi?

Certe volte si, ma non necessariamente. Quando dipingo invece ho sempre una base musicale.

Nei tuoi testi ci sono molti riferimenti autobiografici?

Diciamo coscienti non molti, anche se con Insomnia mi è capitato di aver scritto delle cose che poi si sono verificate e che quindi, in qualche modo, mi appartenevano. Non scrivo narrativa autobiografica, ma penso di scrivere quello che potrei essere o sarei stata in altre vite.

Intervista a Glauco Silvestri, a cura di Angélique Gagliolo

24 ottobre 2007 by

Glauco Silvestri è un giovane scrittore emergente, residente a Bologna, che ha da poco pubblicato un breve romanzo noir dal titolo “31 ottobre”. Non è la sua prima esperienza, ma forse quella più significativa, dopo esperienze negative e esperimenti di pubblicazioni “print-on-demaind”, delle quali ha riferito gli esiti sul suo blog www.31ottobre.blogspot.com, nato proprio in occasione della pubblicazione del libro omonimo. Ha poi trasformato il blog in una vetrina delle case editrici che si occupano di esordienti, riferendo ai sui lettori indirizzi internet, punti salienti ed eventuali esperienze personali.

E’ da poco uscito il tuo romanzo “31 ottobre”. Come hai reagito alla notizia che un editore era interessato a pubblicare il tuo lavoro?

Con entusiasmo, titubanza, e un briciolo di distacco. Una serie di emozioni contrastanti. E’ successo tutto quanto in un momento della vita piuttosto travagliato. Problemi emotivi, problemi sul lavoro. Una serie infinita di pensieri mi tormentavano. Diciamo che ero eccitato, entusiasta. Poi i ricordi di vecchie esperienze con altri editori (non è il primo libro che pubblico), mi hanno fatto tornare realista e ho cominciato ad avere dei dubbi. Tipo: Che sia una fregatura? Ancora adesso provo emozioni contrastanti. Alla fine, mi sono voluto “distaccare”. Ho detto a me stesso – o la va, o la spacca – e mi sono buttato.

 

Com’è cambiata la tua vita dopo l’uscita de “31 ottobre”?

Mmmh. Non di molto. Si è intensificata un pochino l’attività “casalinga” per la promozione. Partecipare a concorsi, contattare riviste e quotidiani. Poi è aumentato il traffico di e-mail da parte di altri esordienti che vogliono sapere la mia opinione su questa o quella casa editrice. Anche il blog dedicato a 31 ottobre si è evoluto e mi “prende” tempo. Agli inizi scrivevo un post ogni due settimane, circa. Oggi un post al giorno.

 

Come riesci a conciliare il lavoro di scrittore con quello di impiegato elettronico [mi ricordo correttamente?]?

Si, faccio il progettista in una azienda di elettronica. Sono due mondi differenti, che però riesco a conciliare grazie all’Amministratore della ditta in cui lavoro. Lui è anche un pittore abbastanza affermato e, di conseguenza, “ufficiosamente” mi lascia un po’ di corda. E mi incentiva anche… una specie di mecenate spirituale (“mecenate” perché mi sprona a fare di più, “spirituale” perché non finanzia le mie fatiche). E comunque il mio rendimento sul lavoro non cala per questo motivo. Se c’è un periodo in cui sono “scarico” posso lavorare ai miei scritti tranquillamente. Se c’è da fare, allora, rimando alla sera… quando sono a casa.

 

Pensi che un giorno abbandonerai l’altro lavoro, per dedicarti esclusivamente a scrivere?

Eh..eh.. è un sogno. In Italia è praticamente impossibile. Scrittori affermati come Lucarelli, Moccia, Sandrone Dazieri, e lo stesso Umberto Eco, continuano a fare il loro lavoro, oltre che a scrivere libri. Fossimo in Francia, in Inghilterra, negli States… forse la cosa sarebbe differente.

 

Da dove hai preso l’ispirazione per la storia de “31 ottobre”?

Da un sogno, che ho fatto proprio la notte di Halloween del 2003. Ed è il giorno in cui è ambientato il romanzo. Come ho scritto anche sul blog, il primo capitolo, in pratica, è il sogno che ho fatto quella notte. Ovviamente, al posto della ragazza c’ero io.

 

Nel tuo sogno eri il primo personaggio ucciso… c’è forse un altro personaggio che ti assomiglia, magari il protagonista?

No, non c’è un personaggio che mi somiglia, o almeno, non l’ho fatto volutamente. In genere i personaggi li “costruisco” curiosando per strada e osservando le persone che incontro (nei prossimi giorni penso di mettere online le foto che ho scattato per preparare 31 ottobre…).

 

All’inizio hai parlato di esperienze negative con editori. Puoi essere un po’ più specifico (non sei obbligato a fare nomi!)?

Mmh… preferirei non parlarne. E’ una questione difficile da spiegare. Comunque riguarda dei soldi, un contratto non rispettato, un libro mai pubblicato, e soprattutto una amicizia disattesa… sono passati tanti anni ma brucia ancora un pochino. Il libro in questione, comunque, è in realtà una trilogia, che tentai di pubblicare in tre anni dal 1997 al 1999… di quella trilogia furono pubblicati solo i primi due volumi (e vendettero bene… quasi da andare in ristampa…). Oggi è possibile comprarla su Lulu.com.

 

Secondo te, che importanza ha il successo per uno scrittore?

Non lo so. Credo dipenda dalle persone. A me piace scrivere. E non sono interessato al successo. Dal 1999 (anno in cui ho pubblicato l’ultimo libro del mio “primo periodo”) a oggi, nonostante non abbia mai diffuso nulla di mio (neanche tramite internet) non ho mai smesso di scrivere. Scrivo perché mi piace, perché ho tante idee, perché è un modo di fuggire da una vita che… vabbé!

Sicuramente mi piacerebbe “vivere” facendo quello che più mi piace. Ma la fama non è una mia prerogativa.

D’altro canto, conosco altri scrittori che invece vorrebbero la luce della ribalta, il riflettore puntato su di loro, il riconoscimento da parte del pubblico.

Ovvio che, in Italia, l’unico modo di guadagnarsi da vivere scrivendo, è quello di diventare famosi. Troppa poca gente legge per passione. La media è sconvolgentemente bassa. Il 40% della popolazione compra almeno un libro all’anno… e gli appassionati di lettura non superano il 20%… di quel 40%.

Se non si è famosi, non si vende. Se non si vende, non si guadagna. Se non si guadagna… bisogna fare qualcos’altro per vivere. In pratica, potrei rimandarti a quanto ho detto qualche domanda fa.

 

Cosa preferisci di più scrivere in un libro, i dialoghi, la caratterizzazione dei personaggi, la descrizione dei luoghi?

I dialoghi mi vengono naturali. Ho scritto racconti, anche lunghi, costituiti solamente da dialoghi.

Li trovo stimolanti e, in un certo senso, credo anche che con essi si riesca molto meglio a caratterizzare i personaggi. In effetti io non sono il tipo da descrivere a fondo un personaggio. Nelle mie storie, di solito, i personaggi si rivelano un poco alla volta. Un po’ come avviene nella vita reale. Se cammini lungo un marciapiede, vedi una persona che ti viene incontro. Di lei non sai nulla. Puoi giusto vedere com’è vestita, come cammina. Se questa si ferma e ti rivolge la parola, allora cominci a conoscere qualcosa in più di lui. Ma non tutto. La parte interiore di ogni persona rimane sempre nascosta. E nelle mie storie cerco di mantenere questa regola. Non svelo mai tutto quanto e lascio al lettore il “gioco delle parti”… lascio a lui l’interpretazione. Questo rende la storia un po’ più personale (a mio parere), in quanto ogni lettore interpreta i personaggi in base alle proprie esperienze e alle proprie sensazioni. Alcuni miei amici, leggendo 31 ottobre, mi hanno descritto alcuni personaggi in modo molto differente… è una cosa che mi piace molto.

Quanto alle descrizioni dei luoghi. Anche qui, non sono mai dettagliato. Non mi piace mostrare uno scenario con “la vista aerea”. I luoghi li descrivo con gli occhi dei personaggi che li attraversano. Mostro alcuni particolari, quelli che magari vengono colti dal personaggio, e altri li lascio intuire. A volte, addirittura faccio descrivere i luoghi ai personaggi, nel dialogo.

Tutto questo preambolo per dire che le tre parti, per me, sono congiunte tra loro e non possono essere veramente distinte. Quindi è difficile dire cosa preferisco. Sono tre cose che non riesco a separare.

 

E quale trovi più difficile?

Principalmente, nessuno dei tre. Ad ogni modo, la descrizione dei luoghi e la caratterizzazione dei personaggi è un pochino più complessa. Solitamente faccio delle ricerche, dei sopralluoghi. Vado nel luogo in cui si svolge l’azione, faccio fotografie a casaccio, proprio per “individuare dettagli casuali”, studio le persone che frequentano il luogo, il loro modo di parlare, il loro modo di vestire. Faccio foto anche a loro, se necessario. Da questo lavoro, in seguito, estrapolo ciò che mi serve veramente. Alla fine, direi che non trovo siano più difficili, piuttosto sono “più impegnativi”.

 

Che consigli daresti a scrittori  non ancora pubblicati?

Beh, non mi ritengo certo un “maestro”. E neppure uno scrittore famoso. Tanto che la casa editrice con cui ho pubblicato ha la cattiva nomea di “stampa-tutto”. Ovviamente non credo in questa cattiva fama… ho conosciuto delle case editrici “stampa-tutto” e tra queste e la Il filo c’è differenza. Ad ogni modo, per tornare all’argomento della domanda, che consigli potrei dare?

1)      Scrivere. Scrivere anche quando non si ha l’ispirazione. Se non si ha ispirazione è il momento buono per fare esercizio e, in fondo, cos’è l’ispirazione? A volte, in pomeriggi in cui sono annoiato, prendo carta e penna, mi affaccio alla finestra e provo a raccontare quello che succede in strada… Altre volte prendo fuori un vecchio lavoro e provo a “raddrizzarlo” nei punti in cui vedo che non “gira” bene.

2)      Leggere. Leggere tanto. E leggere cose differenti. Non rimanere ancorati ad un solo genere. Fissarsi su un genere finisce per inaridire lo spirito. Aprirsi ad un mondo più vasto aiuta a trovare i segnali nascosti, ad essere attirati da un’ispirazione che altrimenti non arriverebbe mai. Bisogna leggere i classici, i gialli, il fantasy, la fantascienza, i romanzi rosa… bisogna costruirsi un back-ground il più vasto possibile. Ovvio che avrete sempre un preferito. Ma è sempre meglio saggiare anche le altre strade, piuttosto che percorrere per tutta la vita un unico sentiero.

3)      Osservare. Guardare il mondo come se si fosse dall’altro capo di un binocolo. Imparare ad osservare è importante per poi capire come descrivere. La mia passione per la fotografia, lo ammetto, mi ha aiutato tanto.

4)      Vivere. Avere il coraggio di fare scelte differenti. Provare la solitudine, provare l’amore, provare la paura, provare il senso di pericolo. Ovviamente, senza esagerare. Ma se certe cose non si provano in prima persona, è poi difficile essere credibili quando le si descrive.

5)      Studiare. Se si vuole scrivere un romanzo. Bisogna prima documentarsi. O documentarsi “durante” la stesura (io faccio così… anche perché non so mai dove porta una storia). Bisogna, ribadisco, essere credibili. Se scrivessi una storia sul crollo delle torri gemelle, non pretenderei mai che fosse lo schianto di un Cesna a buttarle giù. Bisogna sapere che tipo di aereo le ha fatte crollare. Sono dettagli… è vero, ma chi legge si accorge di queste cose (e in 31 ottobre qualcosina mi è scappata).

 

Come è nato in te l’amore per la scrittura?

Non lo so. Quando sfoglio le foto di famiglia, e le giro sul retro, trovo dei segni fatti a biro. I miei mi hanno raccontato che li ho fatti io. Sin da piccolissimo ho sempre maneggiato delle biro, dei pennarelli, delle matite. Ho sempre cercato di “scrivere” e di comunicare con la scrittura. Diciamo che ce l’ho nel sangue. 

 

Venderesti i diritti de “31 ottobre” per fare un film?

Si, e ammetto che mi darebbe soddisfazione. In fondo, un’altra mia passione è il cinema. E non c’è settimana che io non entri in una sala. Figurati che ho fatto amicizia col personale del cinema vicino a casa mia…

 

Hai amici scrittori?

Famosi? Non credo. Esordienti come me… ne ho conosciuto qualcuno online, grazie al blog dedicato a 31 ottobre e, lo ammetto, alcuni sono piuttosto bravi, molto più bravi di me.

 

Cerchi di ispirarti a un scrittore (famoso) in particolare?

No. Scrivo istintivamente. Con il mio “stile”. Ma, in fondo, chi può saperlo. Ho più di 400 libri in casa mia. Qualcosa avrò mutuato anche da quei libri. Ma una fonte di ispirazione vera non ce l’ho. Anche perché leggo proprio di tutto, dalla fantascienza a Ovidio.

 

Quanto leggi?

Tanto, per quanto possa permettermi la vita di “adulto”. Da ragazzo leggevo un libro a settimana, forse anche di più. Ora, ahimé, ci sono più responsabilità, più lavoro… diciamo che leggo 20/30 libri all’anno circa.

 

Cosa stai leggendo al momento?

Tre libri.

“The Gun Sellers” di Hugh Laurie (il Dr. house) in lingua originale. “Twentyfour 2 Six” di Alessandro Girola (scrittore emergente ed amico) e… “il Dolore Perfetto” di Ugo Riccarelli.

Intervista a Vito Ferro

13 ottobre 2007 by

Parlami dell’ultimo libro che hai scritto.

Sono due. Uno è un piccolo campionario dell’abbandono, si intitola “L’ho lasciata perché l’amavo troppo” (Coniglio Editore, Roma 2007) e raccoglie centinai di motivazioni per lasciare una persona. Credo faccia ridere. L’altro si intitola “Condominio reale” è un romanzo e parla di un condominio che diviene la sede di un grottesco reality show (Edizioni di Latta, Milano 2007). Credo faccia ridere, e un po’ riflettere.

Ti piace l’Ulisse di James Joyce?

Non l’ho mai letto.

Cosa pensi del rapporto mass media e letteratura?

Perché, c’è un rapporto? In televisione non si parla mai dei libri che mi piacciono.

Come ti documenti per la stesura dei tuoi libri?

Io ho la mia enciclopedia che neanche Wikipedia… Si chiama Giorgio ed è un mio amico. Lui sa tutto. Poi c’è al vita quotidiana con le sue falle logiche, la gente. I libri anche.

Cosa pensi del fenomeno dei ghost writers se mai stato tentato di scrivere per autori famosi?

Non me lo ha mai proposto nessuno. Non che io mi sia fatto avanti. Un mestiere come un altro, credo.

Ad un giovane scrittore che non abbia ancora pubblicato che consigli daresti?

Non ossessionarsi col volere pubblicare a tutti i costi con ogni mezzo. Riflettere. Aspettare. Intanto godersela, la vita. E’ più importante.

Abiti a Torino, in che modo questa città ha influenzato la tua narrativa?

In molti modi: è del nord ma c’è tutto il meridione dentro, è fredda ma ha una vita notturna spiccata, è grigia ma adatta alla malinconia e alla dolcezza. E’ magica in quanto non ti assilla con sguardi asfissianti, discreta fino alla malinconia. Fa venire voglia di scrivere stare qui.

Ami scrivere racconti?

Molto, soprattutto brevi.

Ti piace Raymond Carver?

Sì, ma non impazzisco per lui.

Definiscimi la parola indipendenza.

Un dialogo interno fitto e costante, preservato e rigoglioso.Solo con se stessi.

Hai senso dell’umorismo? Dimmi una barzelletta.

Sono molto spiritoso. Senti: Nonno, la senti questa puzza di morto? Nonno? Nonno?

Ti piacerebbe scrivere per il cinema?

Sì, molto.

Quale è il tuo poeta preferito?

Baudelaire.

Quali sono i tuoi maestri letterari?

Buzzati, Miller, Cortazar, Kafka, Nietzsche, Dostoevskij, Gogol, Marias. Tanti, troppi.

Che libro stai leggendo al momento?

Fatti inquietanti, di Wilcock

Ami la poesia?

Certo.

Parlami del libro più bello che hai letto.

Il libro più bello che ho letto l’ha trovato mio nonno nella spazzatura quando avevo 10 anni. Stavamo tornando a casa da scuola, pomeriggio di novembre freddo, umido, e lui ha visto spuntare qualcosa di luccicante dal bordo del cassonetto. Ha preso quella cosa e, dopo essersi accertato che cosa contenesse, me l’ha donata. Erano le avventure di Pierino di Piero Chiara. L’ho riletto milioni di volte, lo ho ancora con me.

Quale è la tua opinione sulla situazione degli scrittori in Italia. Sei pessimista?

Sì, tranne Camilleri e alcuni giovani sconosciuti, non mi piace altro.

Quanto tempo impieghi nella stesura di un libro?

Alla stesura un mese al massimo. E dopo che nascono i dolori.

Hai un metodo di scrittura: fai molte stesure, scrivi di getto?

Di getto. Facilmente, con entusiasmo, nel mezzo del disturbo di casa mia e della città.

La parte logorante è il dopo. Quando tutto è fatto e sembra legno grezzo.

Scrivi preferibilmente in un periodo della giornata: mattino, pomeriggio, sera?

Mattino e notte.

I tuoi libri sono tradotti anche in altre lingue?

Lo saranno presto in americano.

Pensi che un libro possa cambiare la gente e così il mondo?

La gente e il mondo no, qualche individuo sì. Che forse sarebbe cambiato comunque anche senza quel libro. Diciamo che un libro accelera o facilita un processo, forse.

Hai relazioni di amicizia con altri scrittori? Quali?

Conosco tanta gente che scrive. Alcuni sono miei amici. Ma solo quelli che non si prendono troppo sul serio.

L’uso dell’ironia nei tuoi libri che valenza ha?

E’ fondamentale, insieme al grottesco.

Che lettori preferisci?

Persone con le quali sarebbe bello chiacchierare.

Ami la letteratura undergrond?

Quando merita.

Quale è il tuo autore di fantascienza preferito?

P.K.Dick.

Quale è il tuo libro che preferisci e perché.

I Fratelli Karamazov. Perché c’è tutta l’umanità dentro con le sue idee, meschinità, altezze, verità. E quindi ci sono un po’ anche io.

Hai mai scritto per la televisione? Ti piacerebbe farlo?

Ho scritto diverse cose ma ho paura di vedermele rubare. Sono cose geniali.

Intervista ad Alessandra Bianchi

2 ottobre 2007 by

Parlami del tuo primo libro “Lesbo è un isola del mar dell’Egeo”edito per la Borelli editore.

E’ un romanzo, in parte autobiografico: prende spunto dalla mia vita, ma ci sono anche episodi di pura fantasia. E’ il percorso sessuale di una donna, che dopo una delusione amorosa sceglie la strada del degrado.

Stai scrivendo un nuovo libro?

Al momento no. Deve scattare una scintilla, e per ora non è scattata. Scrivo molto sul mio blog.

Cosa stai leggendo al momento?

Il nuovo romanzo di Ken Follett, seguito de “I pilastri della terra“.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti?

Spazio molto. Dostoeskij, Tolkien, il primo Stephen King: come vedi autori lontanissimi fra loro. Per quanto riguarda l’Italia Isabella Santacroce.

Parlami del tuo metodo di scrittura, ne ha i uno, scrivi di getto, fa i molte stesure?

Scrivo sempre di getto, preferibilmente al mattino o nelle prime ore del pomeriggio. Ogni mille parole (circa) mi fermo e apporto qualche correzione. Cerco di mantenere una disciplina, lavorando possibilmente tutti i giorni.

Ami la poesia? Stai leggendo libri di poesia attualmente?

Amo soprattutto la poesia classica. Foscolo, Leopardi, Carducci e naturalmente Saffo!

Ti senti in qualche modo parte di un movimento femminista che usa la scrittura come strumento di affermazione?

Direi di no.

Cos’è l’erotismo per te, come lo filtri nei tuoi libri?

C’è una distinzione importante da fare: amo l’erotismo ma non la pornografia. Nell’erotismo ci deve essere poesia, sentimento. Deve intrigare, senza mai cadere nella volgarità.

Per uno scrittore che importanza ha il successo?

Bella domanda! Per adesso non so rispondere…

Hai senso dell’umorismo dimmi una barzelletta.

Ho senso dell’umorismo, ma purtroppo dimentico sempre le barzellette.

Ami più leggere o scrivere?

Amo molto leggere. Ma scrivere è la mia vita.

Definiscimi la parola amore.

Passione, stima, condivisione.

Hai letto Tolstoj ?

Sì, e anche Gogol e molti altri russi. Apprezzo tantissimo la profondità della letteratura russa.

Quando hai capito di essere una scrittrice?

Non so se posso definirmi tale… Ho incominciato a “scrivere” a sei anni.

Parlami della relazione tra cinema e letteratura, pensi che sia un bene?

Beh sarei contenta se il mio libro diventasse un film. Va detto tuttavia che, a parte qualche rara eccezione, le trasposizioni cinematografiche di un libro risultano spesso deludenti. Se “Lesbo è un’isola del Mar Egeo” diventasse un film, mi piacerebbe che fosse Martina Stella la protagonista.

Sei felice quando scrivi?

Sempre!

Cosa preferisci di più scrivere in un libro, i dialoghi, la caratterizzazione dei personaggi, la descrizione dei luoghi?

Ho qualche difficoltà con i dialoghi. Infatti non li uso molto. Preferisco soffermarmi sulla caratterizzazione dei personaggi, la descrizione della natura, anche l’azione.

Trovi interessante il teatro? Ti piacerebbe scrivere degli script teatrali?

Mi piace il teatro, ma avendo difficoltà con i dialoghi non sarei in grado di scrivere degli script teatrali.

Hai fatto fatica a pubblicare il tuo primo libro?

Fu l’editore a contattarmi!

Che consigli daresti a scrittori non ancora pubblicati?

Che la strada è molto dura. E’ difficile farsi prendere in considerazione da una casa editrice. Tuttavia non bisogna mai arrendersi. E soprattutto non si deve pubblicare a pagamento. Si sprecano soldi inutilmente.

Intervista a Eliselle a cura di Giulietta Iannone

22 settembre 2007 by

eliselleCome è nato in te l’amore per la scrittura?

È una domanda difficile. Da piccola ho sempre avuto la passione per la scrittura, rompevo le scatole a mio padre perché mi insegnasse a leggere, ero curiosa. Alle elementari scrivevo poesie. Durante l’adolescenza ho scritto diari su diari, come terapia. La scrittura è sempre stata parte di me e del mio modo di essere e di parlare con me stessa e con gli altri, è stato impossibile non amarla perché in certi periodi era davvero l’unico mezzo di comunicazione che avevo col mondo.

Cosa stai leggendo al momento?

Sto leggendo due romanzi, diversissimi tra loro: Amore senza amore di Michelle Tea e Se domani farà bel tempo di Luca Bianchini.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti?

Ce ne sono talmente tanti che non saprei da dove iniziare. Quelli contemporanei a cui faccio riferimento più spesso sono Valerio Massimo Manfredi, che seguo non solo come romanziere ma anche come saggista, Ellis e Welsh, Cornwell e Llywelyn per i romanzi storici, Wendy Holden per la chick lit, Ken Follett di cui sto attendendo con ansia il seguito de I pilastri della terra. Poi ci sono quelli che ti fanno studiare a scuola a forza, e di cui non comprendi subito la grandezza, e vai in seguito a recuperare perché non ne puoi fare a meno: Pirandello, Calvino, Fenoglio, Manzoni, Verga. Sono tanti.

Parlami del tuo metodo di scrittura, ne ha i uno, scrivi di getto, fa i molte stesure?

Nessun metodo particolare. Mi viene un’idea e la appunto. Poi ci lavoro, anche anni dopo. Per la stesura, dipende: a volte le parole escono da sole, altre volte le devo ripensare e riscrivere, ma cerco di non perdermi. L’ultimo romanzo è nato quasi di getto perché avevo le idee molto chiare, e durante la fase di scrittura mi veniva naturale apporre qualche modifica a quello che avevo in mente, con naturalezza.

Cosa pensi della relazione tra essere donna e scrittrice?

Non la vedo in questi termini: la relazione è tra la persona e la scrittura, non tra il sesso di appartenenza e la scrittura, nonostante ci siano le famose “etichette” che tentano di imbrigliare quello che scrivi, di catalogarlo in qualche modo (a volte sbagliando decisamente – e spesso consapevolmente: il marketing tiranno – definizione). Io non mi sento ancora “scrittrice” perché il mio è un continuo cammino di ricerca e sperimentazione e più che altro scrivo per imparare, evolvere, migliorarmi.

Ti senti in qualche modo parte di un movimento femminista che usa la scrittura come strumento di affermazione?

Spesso nei miei racconti e nelle mie storie parlo di donne, e a volte sono donne schiacciate da un mondo ancora molto maschile e maschilista: più che di un movimento femminista, mi sento parte di quella corrente di donne che scrivono usando l’ironia, anche pungente e dissacratoria, per puntare il dito contro quello che non va. In alcuni pezzi, più che l’ironia ho utilizzato il sarcasmo. In altri la drammaticità della violenza. Ma ho un modo tutto mio di vedere le cose e interpretarle.

Per uno scrittore che importanza ha il successo?

Dipende. A volte ti permette di avere la sicurezza necessaria per dedicarti solo alla scrittura senza avere bisogno di un secondo lavoro per mantenere la tua vera passione. Altre volte il successo può diventare la tomba dell’ispirazione, delle buone idee e della buona scrittura: a mio avviso serve un certo grado di concretezza per non perdere il contatto con la realtà e continuare a dare fondo al talento, all’ispirazione. Poi ripeto, dipende sempre da quello che uno vuole e cerca: se si vuole diventare una literature-star e concorrere con le rock-star, allora è un altro paio di maniche.

Stai scrivendo attualmente?

Ho appena finito un nuovo romanzo, molto divertente, e al momento sto recuperando energie e riattivando i circuiti. La scrittura dovrà aspettare, solamente per un po’.

Ami più leggere o scrivere?

Se leggo mi dimentico di mangiare, bere, uscire, chiamare gli amici, in una parola vivere, ma non smetterei mai. Se scrivo, dopo un po’ devo staccare per non essere completamente assorbita delle mie energie. Parlando di impegno, sento meno quello della lettura, è più immediata e piacevole. Ma parlando di amore, devo dire che amo entrambe le cose.

Definiscimi la parola talento.

Un dono, una caratteristica innata che si manifesta naturalmente, ma che va allenata costantemente, come un muscolo, per poter essere potenziata e dare il meglio.

Che studi hai fatto? Hai imparato ad amare i libri sui banchi di scuola?

Ho fatto studi classici anche perché amavo leggere, e per me non è stato troppo difficile adattarmi alle richieste degli insegnanti che mi riempivano di libri per fare tesine, schede e temi in classe. Certo come tutti gli alunni del mondo alcuni autori li ho davvero amati, altri li ho solo sopportati. Ma col tempo ho imparato ad apprezzarli.

Hai letto Tolstoj ?

Sì, a scuola. Faceva parte degli autori che sopportavo. Per assurdo, però, amavo Manzoni, che solitamente è odiato dalla maggioranza degli studenti. I casi strani della vita…

Quando hai capito di essere una scrittrice?

Mi sono accostata alla scrittura in modo diverso dopo i vent’anni. Prima era solo una valvola di sfogo personale, poi ha subito un’evoluzione naturale e finalmente ho preso le distanze da me stessa e dal mio ombelico. Ho iniziato a raccontare di altro, di altri. A osservare di più la realtà. Ad ascoltare meglio quello che mi circondava. A dargli voce. Chissà, forse questa è la strada giusta per diventare una scrittrice.

Ami la poesia? Stai leggendo libri di poesia attualmente?

Li leggo a volte per lavoro, per la rassegna letteraria che curo per Delirio.NET, il portale di attualità che seguo da quattro anni. Per le mie letture personali, però, sono sincera: preferisco la prosa.

Parlami della relazione tra cinema e letteratura, pensi che sia un bene?

Io trovo che le contaminazioni e gli scambi tra le arti siano ricchezza. Io amo molto sia cinema che letteratura, a volte una pellicola ti può ispirare per scrivere e tirare fuori quel che hai dentro. E allo stesso modo da un romanzo può scaturire un grande film. Come sempre, dipende dall’uso che si vuole fare delle idee.

Sei felice quando scrivi?

A volte sono felice, altre volte divertita, altre ancora incazzata. Scrivere amplifica i miei stati d’animo ma allo stesso tempo, in qualche modo, mi rasserena e mi permette di esprimere le mie emozioni. Mi libera.

Trovi interessante il teatro? Ti piacerebbe scrivere degli script teatrali?

Mi ha sempre affascinato. Alcuni miei testi sono diventati monologhi per Strettamente Riservato, uno spettacolo che si tiene in teatri off milanesi da qualche anno, con un buon successo di pubblico. Ora sto scrivendo e curando una sperimentazione teatrale, tratta da un progetto web su Liberaeva.com (che diventerà un libro a Ottobre coi pezzi migliori), intitolato Le interviste impossibili. Sul palcoscenico, tre grandi donne della storia e del fumetto che hanno lasciato un segno nell’immaginario collettivo: Matilde di Canossa, Beatrice di Dante e Eva Kant. La rappresentazione è già stata fissata e verrà a fatta a fine Ottobre.

Ti hanno mai chiesto di scrivere per la tv, sceneggiature, spot, palinsesti televisivi?

Sì, ed è stato divertente. Ti mette a contatto con un modo diverso di scrivere, contano i dialoghi, è un’ottima palestra per allenare la mente e affinare alcune tecniche.

Conosci altri scrittori? Che rapporti vi lega?

Conosco tanti scrittori, li intervisto per Delirio.NET, dialogo con loro, li presento agli eventi, alle volte mi presentano loro. Con alcuni nascono bei legami d’amicizia, con altri ci sono solo rapporti professionali.

Oltre a scrivere svolgi altri lavori legati all’editoria?

Mi occupo spesso delle bozze con tutto quel che ne consegue: lettura, correzione, editing, consigli e proposte all’autore. Spero che si trasformi in un lavoro, prima o poi.

Hai già un agente letterario, se sì, che rapporto vi lega, è un semplice rapporto professionale, un’amicizia, un rapporto di amore-odio?

Non ho un agente letterario. Finché posso e riesco, faccio da me. In futuro, si vedrà.

Eliselle è nata a Modena nel 1978. Laureata in Storia Medievale con un Master in Diritto della Comunicazione, lavora come copywriter. Inizia a scrivere giovanissima per passione e ha al suo attivo tre romanzi, Laureande sull’orlo di una crisi di nervi (Effedue Edizioni, 2005), Nel paese delle ragazze suicide (Coniglio Editore, 2006) ed Ecstasy Love (Eumeswil Edizioni, 2007). Ha scritto il romanzo storico Francigena – Novellario a.D. 1107 (Fabrizio Filios Editore, 2007) insieme a due scrittori modenesi e firmandolo col suo nome e cognome. Ha appena concluso il suo ultimo romanzo. Ama scrivere racconti, ha partecipato a numerose antologie ed è presente su diversi siti web dedicati alla scrittura. Alcuni suoi testi vengono rappresentati in teatri off off milanesi. Collabora con riviste online e cartacee di attualità, erotismo e cultura e per la rubrica letteraria di Blue. I suoi siti personali sono Eliselle.com e Delirio.NET.

Intervista a Martino Savorani

17 settembre 2007 by

Parlami del tuo primo libro, come hai scelto il genere racconti?

All’inizio mi è venuto naturale scrivere racconti, iniziare con un romanzo mi pareva un’impresa impossibile. Poi, col tempo, ho scoperto le potenzialità de genere “racconto” e ho imparato a sfruttarle, almeno in parte. Come diceva Carter, “presto dentro, presto fuori. Senza indugi.” Questa è la filosofia del racconto. Il romanzo non è un racconto più lungo, è un’altra cosa e non è detto che sia migliore.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti?

Ho iniziato leggendo Italo Svevo per sfida (tutti parlavano di “La coscienza di Zeno” come una noia infinita) e ho proseguito con Kafka, Pavese, Conrad (e Stephen King…), ma la passione per i racconti è esplosa con Carver e, soprattutto, Dino Buzzati.

Studi editoria, desideri continuare a scrivere o preferisci altri mestieri nel campo editoriale?

Studio editoria in conseguenza del fatto che scrivo. Penso che lavorare sui testi altrui sia un’occasione importantissima sia per scoprire autori sennò sconosciuti, sia per poter migliorare il processo di selezione del prodotto libro, prediligendo lavori anche dal grande spessore umano piuttosto che i soliti esercizi di stile. Alessandro Manzoni non è certo ricordato per il suo stile!

Cosa stai leggendo attualmente?

Attualmente sono a metà di due libri, “Sessanta racconti” di Dino Buzzati e “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore” di Raymond Carver.

E’ stato difficile pubblicare il tuo primo libro?

Pubblicare un libro è, ahimè, più semplice di quel che sembra. Questo va a discapito della selezione editoriale e provoca la saturazione del mercato. Buoni scrittori rimarranno ai margini, sopravanzati da penne più alla moda.

Hai un agente letterario?

No, e a vedere e vivere lo stato confusionario dell’editoria italiana mi rendo conto che ne avrei davvero bisogno.

Come è il tuo metodo di scrittura, scrivi tutti i giorni?

No, purtroppo no. Purtroppo perché non ho abbastanza tempo, ma per fortuna perché penso sia impossibile scrivere tutti i giorni senza cadere nel “narrativismo”. Spiego: magari si riesce a costruire una storia, anche non banale e ben scritta, stendendo 10 pagine al giorno, ma uno scrittore ha bisogno di tempo per vivere e fare esperienza del mondo per poterla poi riversare sul foglio. Non mi interessa raccontare una storia, ma una vita: questo è il mio tentativo.

Scrivi di getto, fai molte stesure?

Io scrivo di getto, anche se il ritmo è blando, magari stendo una pagina in un’ora e poi chiudo tutto. Di solito quando inizio un racconto vado dritto fino alla fine, senza tornare indietro mai. In questo modo semino un sacco di cadaveri linguistici per strada, ma non ci faccio caso: solo quando metto la parola “fine” rileggo il tutto, correggo le imprecisioni e metto a posto l’italiano.

Prediligi il racconto breve o lungo?

Dipende dalla storia che devo scrivere. Ne scrivo alcuni di 3 pagine e altri di 10-20, ma quando inizio un racconto non so quanto verrà lungo. Io scrivo la storia, con calma, coi tempi giusti, e poi la chiudo al momento opportuno: è la storia a decidere la lunghezza.

Di un racconto preferisci la descrizione dei luoghi, dei personaggi o i dialoghi?

La descrizione dei luoghi dagli occhi dei personaggi: descrivendo il luogo, descrivo il personaggio.

Quali sono i tuoi maestri letterari?

Carver, Buzzati, Pavese e Svevo… di quelli in vita devo molto a un poeta nascente (ma sta già pubblicando il secondo libro), Pietro Federico.

Pensi che un libro possa cambiare il mondo?

Il mondo no, ma una dozzina di persone sì. O almeno lo spero.

Ami gli scrittori di fantascienza? Qual è il tuo preferito?

Ho letto solo un libro di Isaac Asimov, era meraviglioso. Paradossalmente, descrive il mondo di oggi più e meglio di un libro di, che ne so, Melissa P. o Moccia .

Pensi che alcuni scrittori siano “cattivi maestri”?

No, penso che alcuni scrittori non siano maestri.

Ascolti musica mentre scrivi?

Se sono teso Badly Drawn Boy o i Perturbazione, se sono stanco ZZ Top o Mark Lanegan, ma il più delle volte non sono né l’uno né l’altro e metto su Mike Oldfield.

Quali strumenti di scrittura preferisci?

Scrivo solo al PC, a biro pasticcio troppo.

Fare il correttore di bozze cosa ti ha insegnato?

Per ora che la gente non sa scrivere… a parte gli scherzi, ho imparato a usare correttamente le virgole (non ridete, non è facile come sembra!), peccato che il libro l’abbia già pubblicato!

Il mondo dell’editoria è pieno di figure professionali poco note, quali?

Io penso che quelli poco noti siano solo gli scrittori, purtroppo.

Hai amici scrittori?

Oltre a Pietro Federico indicherei Samuele Donati, anche se lui non si definirebbe tale. Prima o poi lo costringerò a pubblicare con la forza.

Ami la poesia? Qual è il tuo poeta preferito?

Di poesia non capisco nulla, però apprezzo Leopardi e, ultimamente, sto riscoprendo Pascoli (che, tra l’altro, è romagnolo come me).

Ti piacerebbero se facessero un corto con un tuo racconto E’ già successo?

I miei racconti sarebbero perfetti per dei cortometraggi… con alcuni ci si potrebbero fare anche dei muti, vista la povertà di dialoghi. Comunque sì, mi piacerebbe molto e non è detto che sia una cosa del tutto campata in aria: ho già intravisto uno spiraglio…

Hai mai scritto sceneggiature?

No: è un tipo di scrittura che non mi affascina. Poi, in generale, l’idea di scrivere a comando non mi attira.

Ti piacerebbe anche scrivere per la tv?

Scrivere per la tv, secondo me, è un ossimoro.

Cosa stai scrivendo attualmente?

Un racconto ambientato in un piccolo paese, la storia di un innamoramento. Essendo solo alla seconda pagina non ho ancora scoperto se si innamora solo lui o anche lei.

Passerai al romanzo o prediligi i racconti?

Penso che rimarrò fermo ai racconti ancora per… a occhio e croce, altri 10 dieci anni.

Qual è il libro più bello che hai mai letto?

“Il deserto dei Tartari” e “La coscienza di Zeno”, impossibile scegliere!

Intervista a Valentina Demelas

13 settembre 2007 by

Parlami del tuo libro “Basta che ci sia posto” Traccediverse (2006) come è nato?

“Basta che ci sia posto” è la rielaborazione romanzata di un percorso conoscitivo ed evolutivo da me compiuto durante l’adolescenza. È un viaggio di formazione atto ad insegnare come sia possibile diventare più profondi, più felici, anche nel dolore e nelle contraddizioni. Il testo non è autobiografico, tuttavia mi identifico nel percorso di Camilla, la protagonista, che durante l’adolescenza conosce la rabbia e l’orgoglio dovuti alle insicurezze comuni a tante giovani, e ne resta vittima, incapace inizialmente di comprendere questi sentimenti. La successiva comprensione e la trasmissione di questa agli altri, si evidenzia come punto di partenza per un cambiamento positivo: verso la vita, l’amore, i rapporti autentici, lo sforzo di mettersi in gioco per divenire adulti, l’abilità a raccontarsi per guarirsi. La necessità di comunicare, di trasmettere agli altri gli insegnamenti che la vita mi aveva dato e la speranza di poter in qualche modo essere utile, mi spinsero alla stesura di un testo maggiormente impegnativo rispetto ai racconti e alle poesie che mi dilettavo a scrivere dai tempi della scuola media. La storia che ho raccontato non avrebbe certamente potuto essere riassunta in un racconto, sebbene lungo. Scrissi la prima stesura di getto, come fosse un diario, o una lunga lettera ad un’amica immaginaria. In seguito divisi il testo in capitoli, apportando svariate modifiche e correzioni. Dopo circa un anno di scrittura, mi trovai tra le mani la bozza del mio romanzo d’esordio.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti?

I miei scrittori preferiti sono Brizzi, Culicchia, Tamaro, De Carlo, Tondelli, Fante, Hemingway, Kerouac, Ginsberg, Morante, Calvino, Tolstoj, Salinger, Dostoevskij, Bukowski, Coelho, solo per citarne alcuni…

Leggi Dacia Maraini?

Di Dacia Maraini ho letto solo “Buio” e “Colomba”.

Da donna che cosa pensi sull’essere scrittrice?

Essere scrittrice secondo me significa avere la capacità di guardare il mondo attraverso un filtro, servendosi della sensibilità femminile per osservare, ascoltare, indagare, assorbire, sentire, riflettere, rielaborare, districare, ricercando la perfezione nell’esprimere le emozioni attraverso la scrittura.

Cosa stai leggendo attualmente?

Ai tempi della scuola ho preso l’abitudine di leggere più libri contemporaneamente. Ho terminato che non è molto “Mal di pietre” di Milena Agus e “Il pellegrino dalle braccia d’inchiostro” di Enrico Brizzi. Devo ultimare “I segreti del risveglio” di Osho e “La strega di Portobello” di Coelho. Mi accingo ad iniziare “La fine è il mio inizio” di Tiziano Terzani e “Mille splendidi soli” di Khaled Hosseini. Molto spesso mi capita di rileggere “Manuale del guerriero della luce” di Paulo Coleho e “Il Piccolo Principe” di Antoine De Saint-Exupéry, che adoro sfogliare, gustando i miei capitoli preferiti.

E’ stato difficile pubblicare il tuo primo libro?

Assolutamente no. Spedii la versione definitiva del romanzo a diverse case editrici medio-piccole. Ricevetti diverse proposte di pubblicazione, di cui un paio con contributo che non avrei accettato. Felice, ma non totalmente convinta, inviai il testo via email a Michele Di Salvo, il mio editore, che lo lesse personalmente in una notte e mi fece immediatamente inviare il contratto di pubblicazione da Traccediverse.

Hai un agente letterario?

No, per il momento non ho ancora un agente letterario.

Quale è la tua poetessa preferita?

Amo visceralmente i versi preziosi di Alda Merini.

Leggi autori giapponesi come Murakami o Yoshimoto?

Di Banana Yoshimoto, di cui adoro l’ indagare i comportamenti umani, la sensibilità, la dolcezza, la malinconia, e particolarmente la scrittura urlata e sussurrata, ho letto “Kitchen”, “Il corpo sa tutto”, “Presagio triste” e “L’abito di piume”. Di Murakami non ho mai letto nulla.

Ti piace “Seta” di Baricco?

Ho letto diversi libri di Baricco, mi piace “Seta”, ho amato “Novecento”, “Oceano mare”, “Senza sangue”. “Seta” è stato il primo, grazie al quale mi sono innamorata della scrittura di Baricco, della sua capacità di rendere interessanti, poetiche e magiche le storie che racconta. Sono affascinata dalle sue metafore, dal fascino del suo narrare, dalla sua sorprendente capacità di incantare il lettore.

Per una scrittrice come si preserva la propria integrità spirituale nel mondo editoriale?

A mio avviso è essenziale mantenersi umili, non sentirsi mai “arrivati”, continuare a leggere, a fare esercizio, affinare la tecnica, migliorarsi, libro dopo libro. Pensare alla scrittura come ad un lavoro da svolgere con ordine, impegno, allegria e passione. Non amo chi si sente “personaggio”. È giusto coltivare la propria eccentricità, quando è reale e non forzata. È doveroso essere spontanei, senza risultare costruiti. Mi metto continuamente in gioco, non perdo di vista la voglia di imparare e non mi prendo mai troppo sul serio. La scrittura oltre ad essere per me un piacere, un’emozione, è un mestiere. Desidero arrivare alla mente, all’anima, al cuore e al cervello del lettore. Non scrivo unicamente per intrattenere, per sfornare belle storie che svaniscono all’ultima pagina.

L’erotismo è importante nei tuoi libri?

L’erotismo non è essenziale nei miei libri, ne faccio uso se è funzionale alla narrazione, e mai in modo volgare e gratuito. Preferisco lasciare intuire, suggerire, in modo raffinato e sottile. Nei miei libri indago i sentimenti: scrivendo dell’amore tra due persone, per esempio, è naturale ricorrere al sesso, anche a tinte piuttosto forti, proprio perché fa parte della realtà, è del tutto verosimile.

Come ti documenti per i tuoi libri, preferisci internet, o le biblioteche?

Solitamente utilizzo internet.

Ti piace il genere poliziesco?

Il genere poliziesco non è tra i miei favoriti, ma ho letto e apprezzato alcuni romanzi di Biondillo, Carlotto, Lucarelli, Camilleri, Pinketts e Villani.

Quando scrivi sei felice?

Quando scrivo sono al Settimo Cielo! Quando sento che la storia ha imboccato la strada giusta, e i personaggi mi sorprendono nei momenti più diversi della giornata, capita che non provi lo stimolo della sete, della fame e del sonno, come fossi innamorata. Sento l’adrenalina scorrermi nelle vene e per me esiste solo la storia che devo raccontare… Quando scrivo un racconto, una poesia, ma soprattutto un romanzo, sì, sono felice!

Che strumenti utilizzi principalmente per la scrittura?

Penna, matita e computer. A volte scrivo direttamente al computer, ma normalmente scrivo prima su un quaderno, o su fogli sparsi, o sul cellulare, e poi ricopio e “aggiusto” tutto al computer.

Una domanda tecnica. Come è il tuo metodo di scrittura, scrivi di getto, fai molte stesure?

Inizialmente scrivo di getto la prima stesura. In seguito sistemo, correggo, riscrivo, elimino… Il terzo passo è tassativamente dedicato ai dialoghi. Poi, lascio “decantare” il tutto, staccandomi fisicamente e mentalmente per almeno un mese dal testo. Quando lo riprendo, lo leggo con estrema attenzione e valuto se sia il caso di apportare ulteriori modifiche.

Intervista a Deon Meyer a cura di Giulietta Iannone

10 settembre 2007 by

imagesTi piace James Joyce?

No. Ci ho provato diverse volte a leggerlo. Tuttavia continuo a non amarlo.

Come hai capito di essere uno scrittore?

Ho sempre avuto il bisogno di scrivere. Forse uno può chiamarlo “l’impulso di scrivere”. Quando ho raggiunto i 30 anni, e l’impulso c’era ancora, ho iniziato a scrivere.

Preferisci scrivere: la descrizione dei posti, la descrizione dei personaggi, o i dialoghi?

Come scrittore preferisco creare personaggi. Qualche volta i dialoghi mi divertono parecchio. Altre volte è molto difficile.

Tu sei allo stesso tempo un giornalista e uno scrittore; che differenza c’è?

Sia come giornalista che come scrittore voglio tenere il lettore molto coinvolto Come giornalista attraverso i fatti, come scrittore di thriller tento di farlo con bugie vergognose.

Ti piace la relazione tra letteratura e cinema?

Faccio parte di una generazione cresciuta sia con i libri che con il cinema, e penso che il mio modo di scrivere sia influenzato da entrambi. Così, si, mi piace questo legame.

Tu sei uno scrittore sudafricano; cosa significa per te ? E’ una responsabilità?

Buona domanda. Penso che la mia sola responsabilità sia aiutare gli altri scrittori sudafricani ad essere pubblicati. Ma posso dirti che è molto più difficile per uno scrittore africano raggiungere il successo internazionale.

Pensi che un libro possa cambiare il mondo?

Si. Penso che i libri cambino il mondo un poco ogni giorno.

Cosa stai leggendo in questo momento?

Ask the Parrot di Richard Stark

Come fai a preservare la tua indipendenza spirituale nell’attuale mondo letterario?

Continuando a scrivere. Penso che la scrittura sia indipendenza spirituale.

In Sud Africa è più difficile essere giornalista o scrittore?

Bene, è un poco più difficile guadagnarsi da vivere scrivendo libri.

Leggi di nuovo i tuoi libri?

No, lo trovo molto difficile.

Quali lettori preferisci?
I lettori che comprano libri e non li prendono in prestito dalle librerie o dalle altre persone.

Ti piace di più leggere o scrivere?

Leggere è un piacere. Scrivere un lavoro. Ma non posso vivere senza entrambi.

Quali sono i tuoi scrittori viventi preferiti.

Crescendo mi sono ispirato ai grandi maestri : John D. MacDonald, Ed McBain, John le Carré, Frederick Forsyth, Ted Allbeury, Robert B. Parker … e li ammiro tutti.

Di contemporanei amo ed ho molto rispetto per Michael Connelly, Robert Harris, Ian Rankin, Dennis Lehane, Lee Child, Michael Ridpath, John Sandford, Val McDermid, George P. Pelecanos, Douglas Kennedy, Mark Bowden, Dan Brown, Harlan Coben, David Morrell, Jeffrey Deaver, Ken Follett, per nominarne alcuni.

Ti senti una persona felice?

Non molto spesso….

Quali consigli daresti ad un giovane scrittore all’inizio della sua carriera?

Scrivere è come andare in bicicletta. Quando ci provi per la prima volta molto probabilmente cadi e sanguini un poco. Ma più lo fai e meglio lo fai. Non c’è niente che migliori di più la tua scrittura che sederti ad un tavolo e scrivere. E leggere, leggere, leggere. Bisogna vedere ciò che succede nel genere che lo scrittore progetta di scrivere. Poi studiare e analizzare ciò che gli autori veramente buoni stanno facendo e soprattutto come.

Ti piace Hemingway?

Si, molto.

Hai un agente letterario?

Si, ho una meravigliosa agente: Isobel Dixon della Blae Friedmann di Londra.

Scrivi anche racconti brevi?

Si, amo molto scriverli.

Hai tu senso dell’umorismo? Dimmi una barzelletta.

Charles Dickens entra in un bar e ordina un Martini. Il barista chiede”Olive or Twist”.

Quale è la tipica qualità di un buon scrittore?

Mi viene in mente Michael Connelly. Un professionista assoluto che migliora sempre di più.

La violenza nella società contemporanea è per te un segnale di decadenza o una spetto normale dell’animo umano?

Penso ci sia stata violenza in tutte le società. Fa parte dell’animo umano e non penso che cambierà.

Quale è la tragedia shakesperiana che preferisci?

Decisamente il Giulio Cesare, e il Macbeth come secondo.

Cosa stai scrivendo al momento?

Ho appena finito la sceneggiatura per una serie tv in 10 parti.

Quale è il tuo romanzo preferito?
Disgrace di J. M. Coetzeeee

Si basa su fatti di cronaca “Dead Before Dying”?

Si, sempre unisco fatti e finzione.

Intervista a Enrico Pietrangeli

3 settembre 2007 by

D: Ami la letteratura underground?

R: E’ parte della mia formazione, non vincolante e tanto meno censurabile.

D: Definiscimi la parola libertà.

R: Te la descrivo: giovane, bella e assassina.

D: Credi nei valori politici o sei un disilluso come molti giovani?

R: Credo che, come per tangentopoli, il magma è già da tempo sotto gli occhi di tutti, ma stavolta un’intera e pressoché inetta classe politica sembrerebbe aver perso il timone o altri remano nell’occulto, ma la gente è stanca di processi in piazza. Occorre un concreto rinnovamento, non un ulteriore indebolimento del paese con seconde e terze repubbliche, questo è il punto. Da parte mia, non essendo più molto giovane, più che disilluso sono, a mia volta, preoccupato per i più giovani, soprattutto per l’irresponsabilità di un ipergarantismo che non può non rivolgersi contro, ma qui gli elementi da tirare in ballo sono altri e taglio!

D: Quale è il tuo libro che preferisci?

R: Il nuovo per poi nostalgicamente tradirlo col precedente ed essere ulteriormente ispirato a farne.

D: Quello che ti è costato più fatica scrivere?

R: La poesia in genere: una grande gioia ma anche un lungo cesello.

D: Hai conosciuto Bellezza, che persona era?

R: Dario? Una persona attenta e sensibile, un indagatore dell’animo umano sinceramente orbitante nel caos della vita. Un bambino maldestro e dispettoso, giocoso e pieno di piccole fobie. Un eccelso poeta, quello di “Invettive e licenze” e “Morte segreta”.

D: Che relazione c’è per te tra letteratura e cinema?

R: Una correlazione lontana, anacronistica, quella che intercorre tra simbolo e suono. Wenders con Rilke forse rende molto bene questa ancestrale corrispondenza. Le nuove muse, come pure le nuove tecnologie, ampliano questo spettro di connessioni oltre a rendere possibili nuove forme e modi di fare arte.

D: Un’ aforisma, la frase di una canzone, un proverbio che ti è caro.

R: Finché la barca va, lasciala andare… Te la ricordi, vero? …Tu non remare… Beh, è talmente azzeccata da essere una specie di motto nazionale.

D: L’uso della tecnologia nella scrittura che valore ha per te?

R: Rilevante, indubbiamente, mai vincolante e comunque presente e degno di attenzione ed opportuna ricerca.

D: Come hai scoperto di essere uno scrittore?

R: Attraverso la poesia, forse inconsapevolmente. Sono uno scrittore?

D: E la scrittura digitale, pensi sia il futuro?

R: Diciamo che si va in quella direzione, ma occorre ancora molto lavoro.

D: Hai letto Fahrenheit 451 dello scrittore americano Ray Bradbury? Che rapporto c’è per te tra la memoria e la libertà di esprimersi nell’arte?

R: Un grande libro ed anche ottimo film, Truffaut è un maestro, di quelli che lasciano il segno e, all’occasione, anche il titolo. Senza memoria viene meno la necessità di esprimersi nell’arte che sedimenta e filtra proiettando altrove. Il rapporto che c’è tra la memoria e la libertà di esprimersi è il perno dove ruota l’opera, dove la memoria resta l’ultima salvaguardia di esprimersi nell’arte e le opere, vittime del fuoco sacrificale, acquisiscono nuovo valore e spessore attraverso la personificazione.

D: Pensi che un libro può cambiare la gente e così il mondo?

R: Pensando con consapevolezza storica è impossibile affermare il contrario. Approssimandoci ai nostri tempi, vengono un po’ i brividi a pensarlo, perché i cambiamenti sono comunque traumi e non tutti dai risvolti positivi ma, soprattutto, perché sono in pochi a leggere.

D: Pensi che ci siano regole d’oro per sopravvivere tra agenti letterari, editori, sponsor, e lettori?

R: Non facciamo di tutt’erba un fascio, anche perché già lo sappiamo, porta sfiga a questo paese. Regole d’oro non ne conosco e neppure credo che esistano, giocano molte, troppe varianti nella vita, figuriamoci in quella di chi costruisce trame

D: Come pensi di preservare la tua indipendenza spirituale nell’attuale mondo letterario?

R: Col cuore.

D: Cosa stai leggendo al momento?

R: Diverse cose per diverse ragioni tra cui Cortazar, ma ho ripreso in mano anche Shurè. In questi giorni sto terminando i racconti di Pennacchi…

D: Pensi che Internet rivoluzionerà il mondo?

R: Perché, non è già accaduto?

D: Stai lavorando a qualche nuovo libro?

R: Sì, ho in ballo un contratto per un nuovo libro di poesie già firmato. A dire il vero, non era previsto ma, come tutte le cose impreviste, possono anche riservare piacevoli sorprese e, fin’ora, così è stato. Per i tempi di pubblicazione temo che bisognerà un po’ attendere, ma non troppo.

D: Puoi anticiparcene quanto meno il titolo?

R: Sì. S’intitola: “Ad Istanbul, tra pubbliche intimità”.

D: Ti piacerebbe vincere il Nobel? cosa faresti con l’assegno della vincita?

R: Cos’è? La Ventura ha assoldato anche te per il Grande Fratello? Tira fuori l’assegno e niente storie!

D: Hai letto Ibsen?

RE: Onestamente no, ma è impossibile non sentirlo spesso citato (anche la cultura ha le sue congreghe di oranti). Ho avuto comunque modo di apprezzare il suo dramma borghese rappresentato a teatro.

D: Preferisci scrivere romanzi o racconti?

R: Poesie. Purtroppo ne vengono sempre di meno ed impegnano molto ma, come per il vino d’annata, talvolta sono anche distillati tutt’altro che trascurabili.

D: Quale strumento di scrittura preferisci usare, la penna, il computer o la macchina da scrivere?

R: Li ho usati praticamente tutti in senso evolutivo. Prima la penna, poi la macchina da scrivere ed infine il computer. Oggi, chiaramente, prediligo il computer.

D: Hai relazioni d’amicizia con altri scrittori?

R: Sì, ne ho avute e ne ho tuttora. Le amicizie prescindono dagli scrittori e talvolta, per certe modalità, sono paragonabili agli amori, vanno e vengono, decantano, alcune tornano e, altre ancora, sono per sempre.

D: Durante la stesura di un libro tu preferisci occuparti della descrizione dei luoghi, della descrizione dei personaggi, o dei dialoghi?

R: La tentazione è sempre poetica e predilige l’indagine del cuore e le sue più segrete emozioni.

D: Quali sono le qualità tipiche di un buon scrittore?

R: Il segreto resta sempre quello di saper dosare le risorse, poi ce n’è sempre per tutti i gusti.

D: Qual è il significato del talento per te? Un dono o una capacità che si può aumentare con il lavoro?

R: L’uno e l’altro, naturalmente. C’è un processo d’integrazione, una consapevolezza piuttosto che un quantitativo sommare.

D: Hai un agente letterario? Per te è un amico, solo una relazione professionale, o vi lega un rapporto amore-odio?

R: No, non ancora. Dici che è tempo di provvedere? Sì, d’accordo, ma i sentimenti forse è meglio tenerli fuori, è sufficiente fiducia e stima, ti pare poco?

D: Quanto la musica incide sui tuoi testi?

R: Dipende. Nel caso del mio romanzo d’esordio, sicuramente molto.

Intervista a Lorenzo Mazzoni a cura di Giulietta Iannone

29 agosto 2007 by

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Preferisci scrivere romanzi o racconti?

Romanzi, assolutamente romanzi. I racconti non mi appassionano molto. Ne scrivo pochi, generalmente per partecipare a qualche concorso letterario, nulla di più. Sono troppo brevi per appassionarmi. I romanzi mi permettono di far crescere i personaggi, di affezionarmi a loro, di descrivere meglio i luoghi o le situazioni. Voto romanzi.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti stranieri?

Graham Greene, Paco Ignacio Taibo II, Tom Robbins, Nagib Mahfuz, Jeorge Amado, Morris West, Jeffrey Eugenides, Lobo Antunes. Potrei andare avanti ore.

Quale strumento di scrittura preferisci usare, la penna, il computer o la macchina da scrivere?

La penna e il computer (che ha la sola funzione di macchina da scrivere). Quando sono in giro scrivo su blocchetti o fogli sparsi, mi piace, è immediato. Poi a casa riscrivo al computer correggendo e sistemando.

Hai relazioni d’amicizia con altri scrittori?

Sì, Eliselle, Valentina Demelas, Lisa Massei, Donatella Placidi (citando scrittrici che hanno già pubblicato). Si tratta di rapporti via mail o blog, non ho mai bevuto un aperitivo con loro… dipende cosa si intende per amicizia. Inoltre collaboro con Enrico Astolfi, stiamo scrivendo un romanzo a quattro mani (con lui di aperitivi ne ho bevuti parecchi).

Riguardo la stesura di un libro tu preferisci occuparti della descrizione dei luoghi, della descrizione dei personaggi, o dei dialoghi?

I luoghi e i dialoghi. Generalmente sono questi ultimi che uso per far venire fuori le caratteristiche del personaggio senza sondarne troppo l’aspetto psicologico in modo diretto.

Quali sono le qualità tipiche di un buon scrittore?

Una scrittura accessibile a tutti. L’umiltà.

Pensi che alcuni scrittori siano “cattivi maestri”? Puoi farmi un esempio.

Beh, Bukowski lo è per tanta gente, anche se credo che ormai sarebbe ora di metterlo in soffitta. I cattivi maestri sono figure di cui ha bisogno l’adolescenza. Io ho avuto Bukowski, Kerouac, Ellis, Fante, poi mi sono stancato, non me ne facevo più niente.

Pensi che un libro può cambiare la gente e così il mondo?

Sul mondo ho dei forti dubbi, ma su qualche lettore un libro può avere un’influenza incredibile. Positiva, negativa, di gioia, di rabbia, di riscossa. Se un libro non cambia almeno un pochino qualche lettore allora è carta straccia.

Pensi che ci siano regole d’oro per sopravvivere tra agenti letterari, editori, sponsor, e lettori?

Io sono il signor nessuno. Non ho agenti letterari o sponsor e i miei lettori non credo superino le tremila unità (e me la sto tirando parecchio). Con il mio primo editore i rapporti sono stati e sono di perenne Guerra Fredda, con Edizioni Melquìades mi sto trovando benissimo e con Edizioni Robin idem. Penso di avere avuto abbastanza fortuna, ma no, non ho regole per sopravvivere nel mondo editoriale.

Come pensi di preservare la tua indipendenza spirituale nell’attuale mondo letterario?

Evitandolo più che posso

Quali lettori preferisci?

Quelli che alle presentazioni fanno domande, quelli che si permettono di dirmi cosa non gli è piaciuto dei miei libri

Cosa stai leggendo al momento?

Weathermen, i fuorilegge d’America, di Harold Jacobs.

Quali sono i tuoi maestri letterari?

Graham Greene, Paco Ignacio Taibo II, Tom Robbins, Morris West, Emilio Salgari.

Quali i tuoi autori italiani preferiti?

Wu Ming, Carlo Lucarelli, Erri De Luca.

Qual è il significato del talento per te? Un dono o una capacità che si può aumentare con il lavoro?

Un po’ tutte e due, se anche hai talento ma non lo affini, non lavori come un mulo, il talento rimane lì, magari può servirti per qualche tempo ma poi crolla, come un castello di carte. Bisogna lavorare, lavorare, lavorare.

Ti piace la letteratura russa?

Sì, adoro Dostoevskj, Tolstoj e Agenev.

Hai un agente letterario? Per te è un amico, solo una relazione professionale, o vi lega un rapporto amore-odio?

Non ho agente letterario

Sei di Ferrara, cosa pensi di Giorgio Bassani.

Ha scritto libri bellissimi su Ferrara, l’ha descritta magistralmente ma se posso permettermi, lo trovo di una lentezza insostenibile. Un grande scrittore ferrarese del dopoguerra è Luigi Preti, Giovinezza giovinezza è un romanzo completo nella sua semplicità.

Hai viaggiato molto, quale cosa ti ha colpito di più e dove.

Vedere un uomo morire sotto i miei occhi al confine fra Vietnam e Laos. Uno scontro frontale fra la sua motocicletta e un pulmino. Mi ha scosso molto. E poi la preghiera del venerdì a Sana’a e Napoli, in tutto e per tutto.

Ami la narrativa diaristica tipo Chatwin.

Dipende. Chatwin non mi appassiona. Ramazzotti mi piace molto, Bettinelli è divertente ma un po’ semplicione, Potocki era elegante ed essenziale, Prokosh ha scritto un libro molto bello dall’Asia, peccato che in Asia non ci sia mai andato e il manoscritto sia stato redatto nella biblioteca di San Francisco.

Ti piacerebbe fare il corrispondente per qualche giornale in un paese dell’Asia o dell’America Latina?

Sì, mi piacerebbe molto. Per ora mi accontento delle possibilità che mi sono offerte da riviste intraprendenti che pubblicano i reportage che ho scritto in passato, diciamo come free-lance. Collaboro con http://www.viaggiatorionline.com e dovrei iniziare una nuova collaborazione con la rivista online http://www.ilreporter.com

Parlami della letteratura vietnamita, ci sono poeti o scrittori che più ami.

Ho Chi Minh oltre ad essere stato un grande e dignitoso uomo politico ha scritto poesie bellissime. Il diario della prigione è un libro in versi che consiglio a tutti. Poi ci sono i romanzi della generazione che ha fatto la guerra, Le Chagrin de la guerre di Bao Ninh e Les Canons tonnent la nuit di Nha Ca, raccontano il Vietnam bellico da un’angolazione differente da quella a cui siamo abituati. E’ istruttivo, poiché la nostra prospettiva, la prospettiva storica dell’occidentale, è spesso spocchiosa e arrogante. Fa bene un po’ di umiltà ogni tanto.

Cosa ti ha ispirato Il requiem di Valle Secca” (Edizioni Tracce, Pescara 2006)

Il Requiem mi è stato ispirato dal terrificante petrolchimico che occupa tutta la parte nord di Ferrara, la città dove vivo, da ricordi d’infanzia, dai reportage di Kapuscinski e dalla lettura di un libro sulla costruzione della bomba atomica. Volevo partecipare ad un concorso, richiedevano qualcosa di breve, 80 cartelle. Io non avevo niente di pronto così ho mixato tutti gli appunti che avevo in casa ed ho usato petrolchimico, giardini d’infanzia e reportage come filo conduttore. Credo sia venuto fuori un buon romanzo breve, forse un po’ troppo veloce ma divertente. Asdrubale, il ciccione protagonista, è uno dei miei personaggi che più amo.

Sto per partire per la Cina, per un tour promozionale di un libro cosa mi consiglieresti?

Di comprare un Libretto Rosso in cinese. Esteticamente fa effetto.

I poeti arabi che preferisci.

Romanzieri più che poeti: Yasmina Khadra, Tawfiq al-Hakim, ‘Ala al-Aswani, Nagib Mahfuz

Cosa pensi di Pamuk, lo scrittore turco vincitore del Nobel?

Ho letto solo Istanbul è mi è piaciuto molto. Mi sembra che l’idea di mischiare il suo privato con la storia della città sia intelligentissima. Inoltre le fotografie rendono il libro unico nel suo genere.

Quanto la musica incide sui tuoi testi?

Moltissimo. Ascolto sempre musica, continuamente. Una lista di chi ascolto e di chi mi ha ispirato e mi ispira sarebbe troppo lunga, cito qualcuno, così, quasi a caso: Beatles, Grateful Dead, De Andrè, Kaleidoscope, Clash, Embryo, 13th Floor Elevators, Daniele Sepe…

Hai mai avuto ispirazione mentre andavi in bicicletta?

Spesso, anche perchè io sono sempre in bicicletta. Non ho la macchina, in bicicletta faccio chilometri. La bicicletta è fatta per pensare. Inoltre è un mezzo educato e civile

Il genere cyberpunk per te in cosa consiste e perché ti affascina?

Anche l’editore che ha pubblicato il Requiem lo ha definito cyberpunk. In molte recensioni e presentazioni il libro è stato definito cyberpunk… il problema è che io ignoro cosa sia il cyberpunk, non ho mai letto scrittori cyberpunk, non so in cosa consista. Credo che l’ambientazione protoindustriale del Requiem abbia ingannato molti lettori.

Ami la letteratura underground?

Dipende da cosa si intende per underground… la stampa anni ’60? Roba tipo PlayPower? Sì, molto. L’underground attuale non lo conosco, o meglio non conosco la letteratura sotterranea perciò non posso esprimermi.

Definiscimi la parola libertà.

Non avere scheletri nell’armadio

Ti piace la poetica di Neruda?

Moltissimo. E’ l’unico poeta che leggo, insieme ad Ho Chi Minh.

Ti piace Giorgio Scerbanenko?

Sì, semplice e coinvolgente. Mi è piaciuto soprattutto I milanesi ammazzano al sabato.

Ami l’Asia, fai yoga meditazione?

Amo l’Asia, il Vietnam soprattutto, ma non faccio né yoga né meditazione, sono troppo pigro. La bicicletta già è abbastanza per un bradipo.

Credi nei valori politici o sei un disilluso come molti giovani?

Sono comunista, lo dico senza vergogna. Oggi va di moda vergognarsi della propria appartenenza. Ma io non credo nella Cina attuale, nei gulag staliniani, nel delirio nord coreano o nell’assurdità di certi partiti politici italiani. Credo nell’ideale. L’ideale è bellissimo, fraterno, grandissimo. Sono gli uomini che lo hanno tradito. Sulla disillusione, beh, credo sia difficile per un giovane dei nostri giorni non essere disilluso. Io ci provo con la scrittura.

Quale è il tuo libro che preferisci?

Ost, il banchetto degli scarafaggi (Edizioni Melquìades, Milano 2007). E’ quello più completo e che rappresenta meglio il mio tentativo letterario, un tentativo fatto di storia, surrealismo, spionaggio, viaggi. Ost, senza dubbio alcuno.

Quello che ti è costato più fatica scrivere.

Apologia di uomini inutili, un inedito. Dovevo descrivere un uomo che diventava pazzo dopo aver assistito all’omicidio di bambine asiatiche. Descrivere la violenza sessuale e l’omicidio è stato duro, durissimo, in certi momenti mi sono sentito un verme, ho anche pensato che se riuscivo a scrivere nefandezze tali forse ero compiacente… insomma è stato ostico… in ogni modo il libro è ancora inedito.

Che relazione c’è per te tra letteratura e cinema.

Per quel che mi riguarda un legame molto stretto. Dicono che io abbia una prosa molto filmica. Immagino siano state le decine di film visti ai tempi del DAMS e della mia adolescenza.

In un intervista a Murakami gli chiesi se la tv è la nuova agorà del nostro tempo, tu che ne pensi?

Mi auguro che non lo diventi ma i segnali sono molto inquietanti. Solo internet e il suo mondo virtuale per ora gli tengono testa. Speriamo. Io credo nei libri. Cartacei, che puzzano, che pulsano. La tv mi fa schifo, lo dico senza mezzi termini, la trovo odiosa.

Un aforisma , un proverbio che ti è caro.

“Sono paziente irremovibile, non indietreggio di un passo. Fisicamente distrutto, moralmente incrollabile” (Ho Chi Minh).

Lorenzo Mazzoni è nato a Ferrara nel 1974. Laureato in Dams Cinema e successivamente in Storia e Istituzioni dell’Asia; scrittore e viaggiatore, ha pubblicato gli e-book Il sole sorge sul Vietnam, Le Bestie, Privilegi e Mekong Blues (www.kultvirtualpress.com), e i romanzi Il requiem di Valle Secca (Tracce, 2006) e Ost, il banchetto degli scarafaggi (Edizioni Melquìades, 2007). Alcuni suoi racconti sono apparsi sulle riviste Rotta Nord-Ovest, Storie, Catrame Letterario, I racconti di Luvi e sull’antologia Schegge di utopia (Edizioni La Carmelina, 2007). E’ in via di pubblicazione un nuovo romanzo con i tipi di Robin Edizioni. Vive con la sua Musa, ascolta i Beatles e gira in bicicletta. http://lorenzomazzoni.splinder.com