Intervista a Martino Savorani

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Parlami del tuo primo libro, come hai scelto il genere racconti?

All’inizio mi è venuto naturale scrivere racconti, iniziare con un romanzo mi pareva un’impresa impossibile. Poi, col tempo, ho scoperto le potenzialità de genere “racconto” e ho imparato a sfruttarle, almeno in parte. Come diceva Carter, “presto dentro, presto fuori. Senza indugi.” Questa è la filosofia del racconto. Il romanzo non è un racconto più lungo, è un’altra cosa e non è detto che sia migliore.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti?

Ho iniziato leggendo Italo Svevo per sfida (tutti parlavano di “La coscienza di Zeno” come una noia infinita) e ho proseguito con Kafka, Pavese, Conrad (e Stephen King…), ma la passione per i racconti è esplosa con Carver e, soprattutto, Dino Buzzati.

Studi editoria, desideri continuare a scrivere o preferisci altri mestieri nel campo editoriale?

Studio editoria in conseguenza del fatto che scrivo. Penso che lavorare sui testi altrui sia un’occasione importantissima sia per scoprire autori sennò sconosciuti, sia per poter migliorare il processo di selezione del prodotto libro, prediligendo lavori anche dal grande spessore umano piuttosto che i soliti esercizi di stile. Alessandro Manzoni non è certo ricordato per il suo stile!

Cosa stai leggendo attualmente?

Attualmente sono a metà di due libri, “Sessanta racconti” di Dino Buzzati e “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore” di Raymond Carver.

E’ stato difficile pubblicare il tuo primo libro?

Pubblicare un libro è, ahimè, più semplice di quel che sembra. Questo va a discapito della selezione editoriale e provoca la saturazione del mercato. Buoni scrittori rimarranno ai margini, sopravanzati da penne più alla moda.

Hai un agente letterario?

No, e a vedere e vivere lo stato confusionario dell’editoria italiana mi rendo conto che ne avrei davvero bisogno.

Come è il tuo metodo di scrittura, scrivi tutti i giorni?

No, purtroppo no. Purtroppo perché non ho abbastanza tempo, ma per fortuna perché penso sia impossibile scrivere tutti i giorni senza cadere nel “narrativismo”. Spiego: magari si riesce a costruire una storia, anche non banale e ben scritta, stendendo 10 pagine al giorno, ma uno scrittore ha bisogno di tempo per vivere e fare esperienza del mondo per poterla poi riversare sul foglio. Non mi interessa raccontare una storia, ma una vita: questo è il mio tentativo.

Scrivi di getto, fai molte stesure?

Io scrivo di getto, anche se il ritmo è blando, magari stendo una pagina in un’ora e poi chiudo tutto. Di solito quando inizio un racconto vado dritto fino alla fine, senza tornare indietro mai. In questo modo semino un sacco di cadaveri linguistici per strada, ma non ci faccio caso: solo quando metto la parola “fine” rileggo il tutto, correggo le imprecisioni e metto a posto l’italiano.

Prediligi il racconto breve o lungo?

Dipende dalla storia che devo scrivere. Ne scrivo alcuni di 3 pagine e altri di 10-20, ma quando inizio un racconto non so quanto verrà lungo. Io scrivo la storia, con calma, coi tempi giusti, e poi la chiudo al momento opportuno: è la storia a decidere la lunghezza.

Di un racconto preferisci la descrizione dei luoghi, dei personaggi o i dialoghi?

La descrizione dei luoghi dagli occhi dei personaggi: descrivendo il luogo, descrivo il personaggio.

Quali sono i tuoi maestri letterari?

Carver, Buzzati, Pavese e Svevo… di quelli in vita devo molto a un poeta nascente (ma sta già pubblicando il secondo libro), Pietro Federico.

Pensi che un libro possa cambiare il mondo?

Il mondo no, ma una dozzina di persone sì. O almeno lo spero.

Ami gli scrittori di fantascienza? Qual è il tuo preferito?

Ho letto solo un libro di Isaac Asimov, era meraviglioso. Paradossalmente, descrive il mondo di oggi più e meglio di un libro di, che ne so, Melissa P. o Moccia .

Pensi che alcuni scrittori siano “cattivi maestri”?

No, penso che alcuni scrittori non siano maestri.

Ascolti musica mentre scrivi?

Se sono teso Badly Drawn Boy o i Perturbazione, se sono stanco ZZ Top o Mark Lanegan, ma il più delle volte non sono né l’uno né l’altro e metto su Mike Oldfield.

Quali strumenti di scrittura preferisci?

Scrivo solo al PC, a biro pasticcio troppo.

Fare il correttore di bozze cosa ti ha insegnato?

Per ora che la gente non sa scrivere… a parte gli scherzi, ho imparato a usare correttamente le virgole (non ridete, non è facile come sembra!), peccato che il libro l’abbia già pubblicato!

Il mondo dell’editoria è pieno di figure professionali poco note, quali?

Io penso che quelli poco noti siano solo gli scrittori, purtroppo.

Hai amici scrittori?

Oltre a Pietro Federico indicherei Samuele Donati, anche se lui non si definirebbe tale. Prima o poi lo costringerò a pubblicare con la forza.

Ami la poesia? Qual è il tuo poeta preferito?

Di poesia non capisco nulla, però apprezzo Leopardi e, ultimamente, sto riscoprendo Pascoli (che, tra l’altro, è romagnolo come me).

Ti piacerebbero se facessero un corto con un tuo racconto E’ già successo?

I miei racconti sarebbero perfetti per dei cortometraggi… con alcuni ci si potrebbero fare anche dei muti, vista la povertà di dialoghi. Comunque sì, mi piacerebbe molto e non è detto che sia una cosa del tutto campata in aria: ho già intravisto uno spiraglio…

Hai mai scritto sceneggiature?

No: è un tipo di scrittura che non mi affascina. Poi, in generale, l’idea di scrivere a comando non mi attira.

Ti piacerebbe anche scrivere per la tv?

Scrivere per la tv, secondo me, è un ossimoro.

Cosa stai scrivendo attualmente?

Un racconto ambientato in un piccolo paese, la storia di un innamoramento. Essendo solo alla seconda pagina non ho ancora scoperto se si innamora solo lui o anche lei.

Passerai al romanzo o prediligi i racconti?

Penso che rimarrò fermo ai racconti ancora per… a occhio e croce, altri 10 dieci anni.

Qual è il libro più bello che hai mai letto?

“Il deserto dei Tartari” e “La coscienza di Zeno”, impossibile scegliere!

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Una Risposta to “Intervista a Martino Savorani”

  1. MartinoSavorani Says:

    intervista a Liberi di Scrivere[..] E’ online una nuova intervista rilasciata alla redazione di , cui vanno sinceri ringraziamenti. Per leggerla clicca qui. [..]

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