“Il filo spinato non era stato messo per proteggere la torta da me. Ma viceversa”.
Mi conoscete. Sapete ciò che leggo – di solito – e ciò che scrivo. Ma credo sappiate anche che da anni predico la ricerca del nuovo di ciò che solo in apparenza può sembrare lontano e in vece (permettetemi il gioco di parole) mi suggerisce qualcosa di simile, a me. E tra le pagine di questo delizioso libro diviso in racconti solo numerati perché anche se autoconclusivi, seguono un filo, ho trovato più d’un motivo d’interesse. Francesca Scotti. Che altro dire? Mi regala il suo libro di fronte a un piatto di sushi, muovendo occhi e dita con una grazia tutta giapponese che non è casuale. Musicista, esperta di vita e cultura giapponese, una passione per la preparazione del cibo. Ora, spesso mi capita di leggere testi femminili. Non ho niente contro le donne, ci mancherebbe. Ma la narrativa ‘ femminista’ per partito preso, quella che s’avventa sul maschio, piena di rancore, sconforto e tutta una serie di passioni più o meno autodistruttive non mi piace. E invece qui no. Fate uno sforzo, miei cari amici, per una volta regalatevi un libro dove non ci sono botti e spari. Un libro ‘ deliziosamente’ femminile, carico di quel “wa” che in giapponese significa armonia e ti apre un orizzonte. La scrittura è piena, fluisce senza difficoltà, né pretese letterarie. Non ha bisogno di pretese, Francesca, perché la sua pagina semplicemente ‘è’. Racconti brevi, a volte malinconici, curati nel dettaglio, ricchi di sfaccettature psicologiche che, improvvisamente, possono rivelare terrificanti crudeltà. Mi vengono alla memoria i romanzi di Murakami Ryo (Tokyo Soup, Audition), i film di Miike ma anche qualcosa di Kim Ki Duk (Bad Guy e L’Isola) mescolati assieme a uno straordinario arazzo di suggestioni questa volta occidentali. Passione per la musica, il pattinaggio, e, lo ripeto, la cucina praticata come un’arte mortale. Non racconti di genere, ma che flirtano con il mio mondo immaginario. Io non sono un critico ‘letterario’, non faccio parte del ‘salotto buono’. Ma la mia strada non è fatta solo di polvere e deserti. O forse sì. Ma tra le mesas, a volte, crescono piccoli fiori. Sono bellissimi.
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:: Recensione di Qualcosa di simile di Francesca Scotti a cura di Stefano Di Marino
14 settembre 2011:: Intervista a Cinzia Mastropaolo
8 settembre 2011
Grazie Cinzia di aver accettato la mia intervista e benvenuta su Liberidiscrivere. Come devo chiamarti, Cinzia, Osvalda, Pow –how?
Cinzia, grazie. Mi farei chiamare volentieri madame De pauau immaginandomi in un’altra epoca…Seguendo un ordine cronologico: Cinzia è il nome di battesimo, Pow-how è il soprannome da quando sono ragazzina (l’indianino dei fumetti con la piuma in testa e il culetto da fuori), Osvalda de Pauau lo pseudonimo usato per pubblicare il mio libro “disobbedire al clan” (un’indiana con le frecce e la coda). Mi diverto molto a giocare con questi 3 personaggi.
Parlami della tua infanzia, dei tuoi studi, dei tuoi pregi e dei tuoi difetti.
La mia infanzia è stata una tragedia consumata però in un paesaggio idilliaco. Sono nata a Campobasso, da padre molisano e madre romana. Mio nonno materno era abruzzese, più precisamente dei monti marsicani, di Rovere (Robur Marsorum). Così anche l’Abruzzo ha messo uno zampillo di sangue nel mio piccolo triangolo sudista. Mi viene “facile” dire di me che sono una persona che non ha avuto una vita “facile” e continua retta per questa strada. I miei genitori sono morti quando ero una ragazzina e non posso non confermare che un orfano è sempre una persona che non ha avuto una vita facile. Però il contorno era un paesaggio idilliaco fatto di montagne selvagge, città di provincia, nonni amatissimi, amici cari. Un po’ come ora insomma. Dopo la maturità classica mi sono trasferita a Roma. Mi sono iscritta a lettere moderne ma a metà corso mi sono sposata e mi sono trasferita in montagna dove ho aperto un cocktail bar. Poi sono nati i figli e sono rientrata a Roma. In seguito la moda, svariati altri lavori…e poi la pittura, la scrittura. E’ stato un percorso che è maturato all’interno di me un po’ alla volta, anche se disegno e scrivo da sempre, cioè da quando sono bambina. A Campobasso frequentavo “il clan dei ragazzi” di cui mio padre era un cofondatore: era un appartamento e un’associazione autogestita dove ci riunivamo noi ragazzi e bambini a seguire corsi di disegno, recitazione e canto. Seguivano a questa attività, allestimenti di spettacoli al teatro Ariston di Campobasso, interviste, mostre. Quindi era un’attività che da ludica si trasformava in altamente formativa. Per quegli anni e in una città di provincia era un esperimento assolutamente rivoluzionario, che ha creato alcune premesse e ha stuzzicato la mia creatività. Anche “il clan dei ragazzi” fa parte del paesaggio idilliaco in cui si è svolta la mia drammatica esistenza di allora. Ho sempre avuto un carattere piuttosto volitivo, ma posso asserire con estrema sincerità che Osvalda ha solo moltissimi pregi: è una persona assolutamente affidabile che ritiene l’amicizia il fondamento di tutti i rapporti umani, compresi quelli familiari e filiari. E’ autentica e libertaria. Sincera e schietta. Ma molto esigente, carica di energia che non tutti ben sopportano, donna d’azione, decide con estrema apparente velocità su cose importanti della vita e molti restano sbigottiti solamente perché pur essendo una chiacchierona e una persona molto comunicativa, spessissimo non racconta quello che la tormenta nel fondo del suo cuore o che la preoccupa perché non ama lamentarsi.
Moda, cinema, letteratura, pittura, in che campo ti esprimi meglio artisticamente e umanamente?
Moda, letteratura, pittura. Un’altra passione è la ristrutturazione di immobili e l’arredamento. In realtà credo che tutto, compresa anche la fotografia che amo molto, faccia da substrato al mio senso estetico dell’esistenza, nell’accezione filosofica del termine. Di certo la pittura però è la condizione a me più naturale, quella che mi consente la libertà maggiore di cui non riesco a fare a meno. Al cinema non mi sono mai avvicinata sinceramente e il cinema è collocato in un eremo a parte, su un trono da cui si sprigiona una grande magia che mi lascia a bocca aperta e a cui faccio molte riverenze.
Come è nato il tuo amore per la scrittura?
Scrivo da sempre, ma non ho mi avuto un ordine mentale idoneo a fare della scrittura il mio unico interesse. Ho incominciato comunque dalla disobbedienza anche da ragazzina, con un diario che intitolava così:“questo non è un diario per un padre”. Poi nei vari traslochi che hanno accompagnato la mia vita era andato perso, e quando è riemerso, adulta ormai, l’ho riletto e strappato . In realtà non aveva alcun valore letterario, era invece un esercizio interiore.
Parlami di una giornata dedicata alla scrittura
Tutto il giorno e anche parte della notte al computer, spesso con musica di fondo, qualcosa da bere. Quando fumavo, sigarette. In realtà scrivo anche a penna. Ho svariati quaderni e quadernoni sparsi per casa. Alcuni hanno delle fodere coloratissime e di stoffa. Uno fucsia è sempre sul mio comodino. Al mare fuori stagione, quando vado da sola, leggo molto, e ho sempre un piccolo blocco con me che uso sia per scrivere che per fare schizzi. In realtà guardare il mare in giornate non troppo affollate né troppo calde mi libera molto la mente soprattutto per la scrittura. Come dire che il vento leggero attraversa la mente oltre che i capelli.
Parlami di Roma, descrivimela nell’ora del giorno in cui la luce è più calda, e più suggestiva.
Ama Roma AmaroAmaro-ama-ro-amarò-ah-maro…! Mar
Aro-ma-ama-ro. Ama roma ora. Per sempre. La città eterna.”
Sensazioni doppie, contrastanti, sovrapposte. Ammirazione. Percezione netta di un peso che arriva da un lontanissimo passato pregno di memoria. Frequento Roma da quando sono nata. Mia madre era romana e mia nonna materna era una romana d.o.c. da 7 generazioni, ma mia madre non esitò un attimo ad andarsene da Roma quando conobbe mio padre in Austria. Non so…Roma me la ricordo da bambina quando mi stupiva con le sue tante donne folli coi capelli tinti e stinti assieme, con la sua tolleranza e anche la sua non curanza quindi, con l’immensa solitudine che mi ha sempre suggerito tutto ciò. Ma piazza Navona al mattino col cielo terso e azzurro mozzafiato, deserta all’alba, o Roma in taxi al risveglio, coi finestrini spalancati, mirando e rimirando il Colosseo, le Terme di Caracalla, i colori oro che riesce a sprigionare…beh, che dire…forse è davvero la più bella città del mondo.
Disobbedire al clan non è una storia di mafia. Parla di una donna, moderna, volitiva, in cerca di indipendenza. Delineaci un ritratto della protagonista. Un po’ ti somiglia?
Disobbedire al clan è la storia di Osvalda che si libra nell’aria, libera da vincoli claneschi che non le si addicono né per storia personale né per educazione e mentalità. Osvalda si è ritrovata in un groviglio da cui si è voluta districare e liberare. Mi somiglia moltissimo. Ho disegnato la copertina del libro, la Osvalda appunto: è riccia, sorride distante, con la sua coda che non si fa acchiappare. Come ho scritto nel catalogo che ho realizzato delle Osvalde “è una donna contemporanea, informale, che sorride alla vita e che leggera, ironica e libera vola verso orizzonti più ampi ogni qual volta la vita e gli avvenimenti, gli accidenti e le vicissitudini la vorrebbero invece immobile e prigioniera dei dolori, dei capricci, degli intoppi, di tutto quanto insomma la vita riserva a tutti noi essere umani”
Quale è la scena più emblematica del racconto, quella che è stata più impegnativa da scrivere?
La parte più impegnativa da scrivere è stata il prologo, ma quella più emblematica forse è “terzo giorno di vacanza” perché trovo che lì ci sia un sunto tra la descrizione della situazione, la reazione che sortisce da lì e l’ironia che sfiora quasi il sarcasmo…quasi un pezzo da teatro.
Disobbedire al clan avrà un seguito?
Così dovrebbe essere. Ho scritto “Osvalda si guarda allo specchio” e ho iniziato “Osvalda detective”, ma non ho avuto molto tempo e scrivere obbliga ad una solitudine ed una concentrazione categorica, almeno per me.
Sei femminista?
Sì, sono per la parità dei diritti, ma non per l’acquisizione dei diritti degli uomini, che spesso non sono né belli, né democratici.
Credi nella solidarietà femminile?
Assolutamente sì e non sopporto chi non mostra solidarietà. Ho perso amici per questo motivo.
Parlando di libri, tema caro al nostro blog, quali sono quelli che ti hanno accompagnato nell’adolescenza e ora nell’età adulta. Ce ne è uno che avresti voluto scrivere tu?
Sono cresciuta con Pavese, Cassola, Sartre, Thomas Mann, Musil. Ora faccio letture più disordinate. Tra gli autori che ho letto di più: Mc Ewan, Jonathan Franzen, Javier Marias, Arthur Schntizler, James Hillman, e tra i libri che ho amato di più in questi anni c’è “Acqua Di Mare” di Charles Simmons e “l’enigma dei tre omini” di John Franklin Bardin. Certo, mi sarebbe piaciuto moltissimo scrivere uno di questi due libri. Li trovo entrambi sbalorditivi, se pur in modo del tutto differente.
Dove tieni i tuoi libri? Hai una stanza che svolge il ruolo di biblioteca o hai pile di libri sparsi per casa?
Ho più librerie sparse per casa e pile di libri ovunque, ahimè!
Cosa ne pensi degli ebook, sostituiranno mai i libri cartacei?
Mai letto un ebook! Osvalda non ama molto il computer, la snerva. Ti dico solo che per scrivere questa intervista ho fumato una sigaretta, accidenti!!! Il computer mi fa fumare. E stampo spesso le cose. Amo la carta, non c’è niente da fare e credo che molti siano come me, quindi non temo un’epoca senza carta. Inoltre amo anche strapazzare i libri, fargli le orecchie, sottolinearli, sporcarli un po’ e impolverarli.
Il libro più romantico che hai letto. E quello che ti ha fatto più paura.
Uhhhh…di libri romantici, per quanto mi sforzi, non ne ricordo nemmeno uno. Arthur Schnitzler è un autore che trovo romantico, oppure Winfred Watson. Un’autrice che mi ha impressionato molto per la sua crudezza e che quasi mi ha spaventata era Agota Kristof
Quali sono i siti letterari che segui più spesso?
A dire il vero non ne seguo e se proprio devo essere totalmente sincera non seguo neanche quelli di arte. Faccio un mea culpa, ma se mi mettessi anche a seguire i siti e i blog non so quando avrei il tempo poi, davvero, di scrivere e dipingere e di fare tutte le altre numerose e innumerabili cose che faccio. Seguo qualcosa su facebook, compresa la tua pagina, una pagina di poesia, qualche amico scrittore e qualche amico artista o critico d’arte.
Scrivi un diario? E’ un’abitudine magari coltivata fin da ragazzina o non l’hai mai fatto?
Sì, come ho già detto prima, avevo un diario da ragazzina e ora da adulta ho vari diari sparsi per tutti gli svariati luoghi che frequento e un po’ abito, comprese le mie borse.
Vai a teatro, magari da sola o in compagnia con le amiche? Quale è l’opera teatrale che ami di più?
Amo il teatro moltissimo, ma non ci vado mai. Roma è quasi impossibile sotto questo profilo, nel senso che è complicatissimo organizzare qualsiasi cosa e andare a teatro o al cinema da sola ho scoperto che è proprio una cosa che non mi piace fare.
Nel panorama letterario, c’è un esordiente che ti ha particolarmente colpito?
No, nel senso che nel mio profondo caos non seguo molto, non sono aggiornata insomma. A Roma ho una piccola libreria di fiducia a Campo de’ Fiori dove Angelo, che lavora lì, si incontra molto sottilmente con i miei gusti letterari e mi faccio spesso suggerire da lui delle letture, ma sono sempre autori che escono un po’ dalla mischia, né io mi informo troppo su di loro. Lì però una volta ho comprato un libro di un esordiente (che credo poi sia anche diventato famoso), perché c’era il papà che consigliava il libro ad una sua amica…e poi ho scoperto che il libro, che era un giallo, era ambientato a Rovere, il mio paese di adozione. E’ stata una buffa coincidenza.
Parlaci della tua relazione con i lettori. Come possono entrare in contatto con te?
Ho un piccolo pubblico di lettori che mi hanno apprezzata e questo mi dà una piccola grande soddisfazione ed è un piccolo pubblico molto tenace e davvero affettuoso, schietto e sincero, insomma verace come in fondo piace a me siano la vita e i rapporti tra gli esseri umani. I miei lettori se vogliono possono contattarmi tramite il mio sito www.cinziamastropaolo.com e scrivermi. Sarà un piacere per me rispondere!
Infine ringraziandoti per la tua disponibilità mi piacerebbe sapere qualcosa dei tuoi progetti per il futuro. Attualmente stai scrivendo un nuovo romanzo?
Ho provato a scrivere nei ritagli di tempo, ma questo è assolutamente controproducente e improduttivo. Per scrivere devo tagliare col mondo, isolarmi da tutto e solo scrivere, scrivere e leggere. Ecco, è da molto tempo che non riesco più a fare questo. Quindi ci sono stralci di scritti sparsi, come i miei appunti su comodini e in borse da passeggio. In particolare c’è “Osvalda detective” che mi attende impaziente: era iniziato in un modo così surreale che merita di essere continuato! Grazie Giulia per questa intervista, mi è piaciuta molto e trovo di grande stimolo interviste di questo genere. E’ un’epoca dove bisogna saper posare gli sguardi nei punti e sulle persone giuste e tu mi hai dato da sempre una bella impressione!
:: Intervista con Matteo Strukul
6 settembre 2011
Benvenuto Matteo su Liberidiscrivere e grazie per aver accettato la mia intervista. Frase di rito anche se sei di casa su Liberidiscrivere. Potrei iniziare con Ā unā intervista tradizionale, chiedendoti, chi sei, cosa fai, che studi hai fatto, dove sei nato e invece per spiazzarti un poā, a patto che tu sia āspiazzabileā ti chiedo: ma ne ĆØ valsa la pena?
Ciao Giulietta, grazie a Liberidiscrivere per lo spazio, eĀ“un bell’onore considerato quanto popolare e’ il tuo blog fra gli aficionados di noir e crime in genere. Per rispondere alla tua domanda: certo che si’. E’ valsa la pena ordinare ieri il gulasch con la paprika e l’insalata di patate esatto, del resto qui a Friedrichshain nel quartiere beatnik di Berlino lo fanno veramente da Dio il gulasch eh eh. A parte gli scherzi, direi di si’, se ti riferisci al romanzo. Direi che e’ valsa la pena cominciare la saga di Mila, un personaggio che mi prendeva a calci la testa per venir fuori. E non ci fermeremo qui.
Diviso tra Padova e Berlino. Un cittadino del mondo si direbbe. Parlami di queste due cittĆ con la passione di un innamorato.
Be’ Padova e’ la citta’ in cui sono nato. Amo la Cappella degli Scrovegni, Giotto, il Palazzo della Ragione, il Prato della Valle, una citta’ cosi’ piena di tesori artistici che non puoi non adorarla.
Pero’ e’ anche una citta’ spaccata a meta’ fra destra e sinistra, fra ricchi e nuovi poveri, e’ una citta’ piena di contrasti e contraddizioni forti, che nel bene e nel male la rendono viva.
Berlino e’ oggi la capitale culturale d’ Europa. Oltre 800 gallerie d’ arte, cinema, teatri, studi di pittori, scultori, fotografi. Locali di ogni tipo e poi tutto il cinema tedesco, e non solo, vive qui. Buddy Giovinazzo, per dire, autore crime americano di successo e regista, vive a un paio di fermate di metro da casa mia. Christoph Waltz – l’ufficiale nazi di Unglorious Bastards – sta a Charlottenburg dove vive anche Francesco Ferracin che ha pubblicato per Fanucci “Una vasca di troppo” ed ĆØ produttore cinematografico. Come fai a non edivertirti? E poi c’e’ la Porta di Brandeburgo, l’Unter den Linden, i Berliner Philarmoniker, e viverci non costa nulla. Eta’ media 28 anni, io qui, che ne ho 37, sono un Matusa e se sei un avvocato sei il vero alternativo visto che c’ e’ una concentrazione d’ artisti impressionante. Ci sono tutte le cucine etniche del mondo e una marea di locali per tutti i gusti. Insomma io qui sto come un bambino in un negozio di caramelle.
Critico musicale per diversi quotidiani e svariate riviste musicali, non che autore di due saggi musicali entrambi editi da Meridiano Zero, Il cavaliere elettrico. Viaggio romantico nella musica di Massimo Bubola e Nessuna resa mai. La strada, il rock e la poesia di Massimo Priviero. Parlando di musica, cosa deve scattare, che scintilla deve accendersi per entrare in sintonia con un pezzo musicale? Eā giĆ successo che musica e parole entrassero in simbiosi perfetta?
Mah, alla fin fine qualcuno ha detto che scrivere di musica ĆØ come danzare di architettura. Sono in parte d’accordo. La critica musicale serve nella misura in cui riesce a far luce su autori magari meno mainstream, ingiustamente lasciati da parte o magari ĆØ utile se può aiutarti a comprendere un genere, una scena musicale, un artista facendone emergere lati nascosti della personalitĆ . Per questo credo nella lezione della critica americana e di Massimo Cotto. Se fai libri su autori fa in modo che siano libri-intervista o che siano comunque basati su lunghe interviste. Solo cosƬ quello che dirai sarĆ credibile e sincero. PerchĆØ quella che ne uscirĆ sarĆ la voce del vero protagonista che ĆØ l’artista, non giĆ il critico. In Italia troppo spesso ĆØ avvenuto il contrario. Per quel che riguarda la scintilla credo che sia diversa per ciascuno di noi: per quanto mi riguarda le canzoni che più amo e per le quali trovo esista splendida armonia – fra musica, parole, suono – sono quelle di Willy De Ville, un grandissimo artista drammaticamente scomparso nel 2009 a nemmeno sessant’anni. “Demasiado Corazon” e “Spanish Stroll” sono due capolavori, ma tutta la sua produzione ĆØ straordinaria. Anzi, consiglio di ascoltarlo a tutte le lettrici e i lettori di Liberidiscrivere. Soul, blues, rock, latin e tutto in una stessa miscela musicale. Grande Willy.
A proposito di Meridiano Zero un uccellino mi ha detto che a gennaio lascerai il ponte di comando dellāUfficio Stampa di Meridiano e curerai le relazioni pubbliche per un altro editore piccolo ma molto aggressivo. Che fai confermi, smentisci? Ti trinceri dietro un diplomatico no comment? Bada bene che siamo molto curiosi.
Nessun problema, ne parlo volentieri. Il nuovo editore con cui lavorerò ĆØ una delle case editrici più importanti a livello italiano per il fumetto, parlo di BD. I ragazzi hanno pubblicato opere di Joe Lansdale, Warren Ellis, Alan Moore fra gli altri. Hanno un catalogo da paura. A Meridiano Zero dopo quattro anni sentivo di voler cambiare. CosƬ quando con Marco Schiavone ci siamo incontrati per parlare di un progetto che avviasse sotto la galassia BD (che ha anche i Manga di Jpop) un nuovo marchio editoriale interamente dedicato al crime novel l’entusiasmo mi ha avvolto come miele. E poi Marco ha gusti molto vicini ai miei e mi ha fatto una proposta che non potevo rifiutare. Perciò da gennaio partiamo con un progetto che metterĆ sul mercato alcuni dei migliori romanzi pop in circolazione. L’idea ĆØ di partire dal noir come tavolozza per mescolare il nero con altri colori: quelli del pulp, dell’horror, del gore, insomma vogliamo qualcosa di vivace e scintillante, in grado di portare un po’ di rock’n’roll nel mercato editoriale italiano. Io sono un inguaribile hippy prestato al mainstream: voglio vernice e dondolii lisergici baby!
A Meridiano Zero vi occupavate dei maggiori scrittori noir in circolazione. Fammi un elenco delle opere di culto che non dovrebbero mancare nella libreria di un appassionato di noir e per ogni libro associaci un pezzo musicale.
OK parto da quello che secondo me ĆØ il più grande talento pulp noir degli ultimi anni. Dico Victor Gischler (La gabbia delle scimmie) e ci abbino Paradise City dei Guns. Poi Don Winslow – Il potere del cane (Whola lotta love degli Zep). Massimo Carlotto – Arrivederci amore ciao (Rimini di Bubola-De AndrĆØ). Bad City Blues di Tim Willocks (Light my Fire dei Doors). Joe R. Lansdale – Il lato oscuro dell’anima (Simpathy for the Devil – Rolling Stones). David Peace – 1974 (Paranoid – Black Sabbath). Allan Guthrie – La spaccatura (Aqualung – Jethro Tull). Mi fermo qui ma potrei continuare per giorni.
Con Matteo Righetto sei ideatore e fondatore di Sugarpulp, quel ritrovo per barbabietole tossiche metĆ movimento letterario metĆ ritrovo per una ciurmaglia di brutti, sporchi e cattivi che prediligono il pulp alla Joe Lansdale e Victor Gischler per intenderci. E se non erro cāĆØ pure un Festival Sugarpulp di cui sei direttore artistico. Ma la terra veneta ĆØ davvero pulp?
Moltissimo. In modo inconsapevole e involontario. I veneti sono gente straordinaria, lavoratori incredibili, grande umiltĆ e ingegno da vendere, basta pensare all’inifinito numero di piccole imprese leader mondiali in qualcosa. Dalle scarpe agli occhiali facciamo davvero impressione. Però ĆØ vero anche che collezioniamo spesso cose di pessimo gusto e poi se pensi alle zanzare, alla Bassa, agli ippodromi, alle Crocks fluorescenti, alla grappa e alle sagre del bigolo, a un certo modo quasi retrivo e bestiale di voler rimanere attaccati al proprio microcosmo e a un mondo provinciale be’ questo ĆØ dannatamente pulp.
Parliamo subito del tuo debutto letterario La ballata di Mila, un pulp noir guarda caso ambientato in Veneto da barbabietola tossica doc, con protagonista una bounty hunter tostissima che non so perchĆ© mi ha fatto pensare alla protagonista dellāImpero dei lupi di Jean Christophe GrangĆØ. Cosa rende il personaggio di Mila speciale?
Mmm… Jean Christophe GrangĆ©… non c’avevo pensato, be’ volendo ci sta tutto. Aggiungo “La Sposa” di Kill Bill e Nikita di Luc Besson. Il personaggio di Mila ĆØ destabilizzante, questo per me lo rende speciale. Lei non ĆØ solo una killer sexy, senza spessore ma ĆØ una donna ferita e maledettamente arrabbiata. Per questo ĆØ sanguinaria e spietata. Però ĆØ anche piena di contraddizioni, ĆØ dolce anche, fragile, ma ha dovuto tirare giù le stelle dal suo cielo per poter superare quello che le ĆØ successo. Volevo un personaggio femminile che fosse davvero il PROTAGONISTA del romanzo. Basta vamp e concubine o al massimo anatomo-patologhe. Mi serviva una donna che avesse il fegato di rovesciare le regole. Nel noir-giallo-thriller-pulp italiano, opinione mia ovviamente, le donne sono troppo spesso comprimarie, le Rosencrantz e Guilderstern della situazione. Oppure se sono le attrici principali allora per loro ci sono ruoli comunque rassicuranti: poliziotte, pm, medici legali. Ecco io non volevo questo: volevo una donna che avesse il coraggio di dire “fanculo”, di andare oltre il limite, al di lĆ della legge, volevo rompere un tabù, volevo una donna di cui gli uomini avessero davvero paura. Credo che Mila possa fare qualsiasi cosa e questo spaventa il maschio eh eh.
Raccontami in breve la trama giusto per stuzzicare la curiositĆ nei nostri lettori, ricordo che il libro sarĆ nelle librerie a partire dal 24 Agosto.
Be’ la storia ĆØ ambientata in Veneto. C’ĆØ una guerra fra una gang locale e una cellula affiliata della Triade cinese 14 K. In mezzo c’ĆØ una donna guerriera dal passato tragico, straziante. La vendetta ĆØ il tema chiave del romanzo, insieme a una ricostruzione dei meccanismi sviluppati dalle cosche cinesi per sbranare il territorio occupato. Insomma l’idea ĆØ quella di sviluppare anche l’analisi delle moderne realtĆ criminali attraverso la forma del romanzo e il genere pulp. In piena linea con il senso della collezione Sabot/Age che sabota il silenzio interessato, pericoloso, assordante. Ci tengo a sottolineare il fatto della Collezione perchĆØ ogni romanzo ĆØ numerato. Non può esistere l’uno senza l’altro. Il mio romanzo non avrebbe senso senza quello di Carlo Mazza “Lupi di fronte al mare” fra l’altro bellissimo e che consiglio assolutamente di leggere a tutti gli estimatori di Liberidiscrivere.
Massimo Carlotto e Tim Willocks dicono un gran bene di te Ā e del libro. Ora dimmi qualcosa tu di loro.
Sono due maestri assoluti, due spiriti guida. Massimo non solo ha dato un contributo essenziale affinchĆØ il libro trovasse la via della pubblicazione ma – a tutt’oggi – mi dĆ stimoli continui, suggerimenti, idee. Credo che sia una delle persone più generose e di talento che abbia mai incontrato. Il suo recente “Alla fine di un giorno noioso” ĆØ la quintessenza del noir. Parlare con lui, confrontarmi, provare a mettere in pratica i suoi consigli, tutto questo rappresenta la miglior palestra che un aspirante scrittore, come me, possa desiderare. Tim Willocks ĆØ un’altra forza della natura. In lui trovo il romanziere classico, il perfezionista, l’artista che non si accontenta di convincere ma vuole ghermirti il cuore mentre leggi. Il bello ĆØ che ci riesce. I nostri colloqui – via telefono, mail, quando ci vediamo – sono stati fondamentali per approfondire e costruire i personaggi del romanzo.
Domandina tecnica che interesserĆ sicuramente agli aspiranti scrittori che ci leggono. Che metodo di scrittura hai utilizzato nella stesura di La ballata di Mila. Quale ĆØ lāora del giorno in cui ti senti più creativo? Eā più difficile per te creare i personaggi o ideare la trama?
Non ho un’ora o un giorno. Quando sono nel trip della storia ogni momento libero ĆØ buono. Credo convenga ricavarsi ogni giorno del tempo. Non dividerei trama e personaggi, mi spiego: tendenzialmente ho un’idea che ossessivamente mi rotola in testa. Se continua Ā a rimanerci ĆØ probabile che un po’ alla volta divenga lo scheletro di una storia e l’ambiente perfetto per dei personaggi. Quando comincio a scrivere non ho idea di cosa succederĆ . A volte penso di avere il protagonista e poi magari progredendo con la scrittura mi rendo conto che quel personaggio era solo un comprimario e quelli da tenere d’occhio sono altri. Non faccio nessuno schema o bozza della storia.
Procedo alla giornata o quasi. Ho delle scene davanti, come al cinema, e le batto al computer aspettando che i personaggi mi dicano cosa intendono fare. In questo modo, credo e spero, la storia dovrebbe poter essere un po’ più imprevedibile. Amo documentarmi, com’ĆØ avvenuto per la mafia cinese, e come ĆØ accaduto per il nuovo manoscritto che ho appena ultimato. Per il sequel di Mila, che sto cominciando in questi giorni, ad esempio, ho una serie di idee e sto sviluppando ricerche per un’ambientazione a Berlino. Staremo a vedere. Comunque, credo nel mescolare le esperienze, i luoghi, i film, i libri, i fumetti e i videogame. Sono una specie di shaker psicolabile che si bombarda di immagini e suggestioni e poi prova a buttare fuori sistemando i mix in una storia plausibile.
Puta caso che ad un pezzo grosso di Hollywood venisse in mente di trasformare La ballata di Mila in un film, a brucia pelo dimmi il regista, la protagonista principale, lo sceneggiatore, il creatore delle musiche. Hai carta bianca. Nessuna limitazione.
Regista: Robert Rodriguez tutta la vita. Sceneggiatore: Buddy Giovinazzo (quello del nuovo film di Tony Scott “Potsdamer Platz” con Mickey Rourke, Javier Bardem e Christhopher Walken). Musiche: Calibro 35. Protagonista: Antje Traue (la guerriera di Pandorum).
CuriositĆ personale. La ballata di Mila diventerĆ mai un fumetto?
Lo diventerĆ eccome e te ne accorgerai presto non appena cominceranno a girare le pin up firmate da Alessandro Vitti, artista per MARVEL e BONELLI. La serie di Secret Warriors, che ha disegnato sui testi di Jonathan Hickman per la MARVEL, ĆØ una delle cose che mi ha più sconvolto nell’ultimo periodo. Ale ĆØ un genio, una star, uno dei disegnatori più straordinari della sua generazione. Mi ha fatto il grande onore di lavorare con me al progetto. Sceneggerò una storia con Mila protagonista ma che non c’entra con quella del romanzo. SarĆ più gore, dark, direi horror. Una cosa alla Rob Zombie. Ma se sarĆ una figata, come spero, sarĆ tutto merito suo, poco ma sicuro.
Da esperto di promozione e campagne stampa quanto incide un buon titolo sul successo di un libro?
Abbastanza ma anche la copertina non scherza. Poi serve una gran bella campagna stampa, una distribuzione forte, una promozione d’assalto e – cosa importante – che l’autore si spenda come un pazzo in prima persona per condividere con i lettori la sua storia e i suoi personaggi. Tutto questo deve girare a mille. Ogni parte ĆØ necessaria ma non sufficiente per il successo di un libro. Serve ovviamente che il libro abbia qualitĆ ma tutte le parti che ho elencato sono meccanismi essenziali per far funzionare la macchina. Senza quelli non vai da nessuna parte.
Tra gli esordienti in circolazione, quali hanno maggiormente attirato la tua attenzione? A ognuno di loro dispensa un consiglio a seconda dei casi.
Thomas Tono – Il profumo di Emma (Zona editore). Thomas ha una scrittura fantastica, di grande fascino e impatto, ha enormi margini di miglioramento e se saprĆ ascoltare tirerĆ fuori un romanzo da urlo. Io ne sono convinto, secondo me fra poco sfornerĆ qualcosa di meraviglioso.
Senza fare nomi, se non vuoi non voglio certo metterti in imbarazzo, ma raccontami lāepisodio più divertente accaduto dietro le quinte, in redazione, al ristorante, ad una presentazione.
La sfida con Victor Gischler all’ultima grappa ormai leggendaria. Io sono crollato a cinque. Lui ĆØ andato avanti fino a otto, come se niente fosse. A quel punto l’ho guardato e gli ho detto che andavo a dormire. Lui mi sorride e mi dice “Birra alla spina”. In italiano. Victor ĆØ un pazzo, un grande, penso l’amico con cui mi sono divertito di più negli ultimi cinque anni. Oppure quando mi ha chiesto di accompagnarlo al supermarket del giocattolo e ha svaligiato una corsia di Winx perchĆØ doveva portarle alle sue nipoti. Uno scrittore incredibile e una delle persone più divertenti e sincere che conosca. Secondo me il successo che sta avendo da noi se lo stramerita e spero cresca il più possibile.
Se La Ballata di Mila diventasse un successo stratosferico, e te lo auguro, Ā da scrittore a tempo pieno come gestiresti il tuo tempo? Saresti di quelli che si comprano unā isola deserta e non mettono più il naso fuori di casa o continueresti la vita di sempre?
Sono tendenzialmente Ā uno che ha bisogno di fare mille cose. La mia vita ĆØ il caos assoluto, non c’ĆØ niente e dico niente che vada mai come penso debba andare. Questa cosa mi fa sclerare ma alla fine ho capito che ĆØ la mia dimensione. Una specie di frullato costante da cui ogni tanto pesco qualcosa di buono. Credo che questo sia l’unico modo che conosco per andare avanti, voglio dire non credo di avere una scelta, sono condannato ad essere perennemente disorganizzato. No, isola deserto mi suicido dopo due giorni. Piuttosto vivere tutto l’anno a Berlino a fare zizza, questa sarebbe una gran bella prospettiva.
Progetti per il futuro.
Ho appena consegnato il nuovo manoscritto, una commedia nerissima, staremo a vedere se piacerĆ , mi auguro di sƬ anche perchĆØ ĆØ una cosa molto diversa da La ballata di Mila. Poi sto lavorando al sequel di Mila. Penso cambierò scenario e renderò i toni più cupi e deliranti, magari un horror o un gore. Mi piacerebbe un’atmosfera alla Werner Herzog. Ho in mente una trilogia di quelle supertoste con un personaggio maschile ma aspettiamo a parlarne, devo ancora mettere a fuoco il suo mondo. E poi arriveremo con Ale Vitti al fumetto su cui stiamo lavorando, vorremmo qualcosa di nuovo e dirompente ma sono convinto che ce la faremo a ottenere quello che vogliamo.
:: Recensione di Blue di Kerstin Gier
5 settembre 2011
Autrici come lāinglese J.K. Rowling e la statunitense Stephanie Meyers hanno oggettivamente rivoluzionato la letteratura per ragazzi. Analizzando il fenomeno legato alla Saga di Twilight e alle mirabolanti avventure del maghetto Harry Potter si avverte chiaramente che il genere fantasy ha subito una mutazione e la cosa bizzarra ĆØ che non richiama unicamente più un pubblico di lettori young adult. Conosco lettori adulti appassionati di Harry Potter che con la scusa di comprare i libri per i loro figli, si recano in libreria ad acquistarli e passano poi la notte immersi nella lettura. Alle sopraccitate Rowling e Meyers credo presto andrĆ ad aggiungersi la tedesca Kerstin Gier, un nome non ancora famosissimo ma se osserviamo i dati di vendita non possiamo ignorare quanto la Gier si avvicini alle più celebri colleghe soprattutto grazie alla Trilogia delle gemme, una saga davvero originale e personale composta da tre volumi, Red, Blue di cui vi parlerò in questa recensione e lāancora inedito in Italia Green che prossimamente la Corbaccio darĆ alle stampe e in cui potremo conoscere lo svelamento di tutti i misteri che si sono susseguiti ad un ritmo a dir poco vertiginoso durante la narrazione. In questa trilogia il lato avventuroso e il rischio e il pericolo hanno un ruolo vincente, portando i viaggi nel tempo al centro di un intricata ridda di misteri e sconcertanti rivelazioni. Protagonista ĆØ la sedicenne Gwen Shepherd della antica famiglia londinese dei Montrose, una ragazza fresca e sbarazzina, con una vita apparentemente normale, una migliore amica pronta ad aiutarla in ogni frangente e pronta a credere alle sue mirabolanti avventure, che vede i fantasmi tra cui un buffissimo e impertinente demone-doccione con le corna e il muso di gatto e che ha una relazione complicata con Gideon De Villiers suo compagno di viaggio, per il quale proverĆ ben più di una tenera amicizia sebbene qualcosa nel suo comportamento la sconcerti e la spiazzi. Il segreto principale da scoprire ĆØ il vero utilizzo di due cronografi a cui sono legate le sorti stesse dellāintera umanitĆ e per farlo i protagonisti non potranno rinunciare a svelare le trame occulte del misterioso conte di Saint Germain avventuriero e alchimista davvero esistito e forse per questo ancora più inquietante.Ā Fermo restando che ĆØ una lettura per adolescenti e molte parti leggermente infantili potranno scoraggiare i cultori di fantascienza e di viaggi nel tempo, a cui magari consiglierei il recente La mappa del Tempo di Felix J Palma Castelvecchi, comunque Blue ĆØ un libro ben scritto, di veloce lettura, pieno di personaggi ben caratterizzati e soprattutto simpatici. Eā una piacevole lettura, che ha suscitato commenti a volte davvero entusiasti da parte dei lettori di mezzāEuropa e un passaparola sempre più fitto che ha creato attesa e aspettativa e mi ha notevolmente incuriosito anche prima di avvicinarmi al libro. Blue ĆØ senzāaltro un libro diverso dal solito, interessante se vogliamo, utile per molti versi se si vuol comprendere il mondo fantastico che appassiona giovani e ragazzi. Non ci sono vampiri, cosa che dal mio punto di vista può anche essere considerato un pregio, e il dato più ostico da credere ĆØ che la capacitĆ di essere catapultati nel passato dipenda da una modificazione genetica, fatto che farĆ sorridere i più smaliziati. La bellezza del romanzo sta nello spirito che lo anima, nellāumorismo e nella vivacitĆ che lāautrice sa infondere alla narrazione. Il lato romance ĆØ particolarmente messo in risalto, lāautrice ci tiene a dare una luce particolarmente romantica alla storia, lāamore adolescenziale tra i due protagonisti, fatto di turbamenti, emozioni contrastanti, e batticuore occupa buona parte delle pagine, ma non disturba, anzi arricchisce la trama e accentua la profonditĆ psicologica dei personaggi.Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā
:: Segnalazione di I poeti morti non scrivono gialli di Bjƶrn Larsson
2 settembre 2011
Dal 5 settembre in tutte le librerie il nuovo romanzo di Björn Larsson, I poeti morti non scrivono gialli, Iperborea. L'autore sarà al Festivaletteratura di Mantova dal 7 al 9 settembre.
“Appassionante, piacevolmente leggero, letterariamente sofisticato.” – Sydsvenskan
“Con I poeti morti non scrivono gialli Larsson ha scritto non solo il miglior romanzo dell’anno, ma anche uno dei più piacevoli gialli del 2010.” – Skånska Dagbladet
“Björn Larsson è un corsaro della letteratura, uno spirito libero abituato a solcare i mari dell’invenzione.” – La Repubblica
IL LIBRO – Un’opaca sera di febbraio, l’editore Karl Petersén raggiunge impaziente il porto di Helsingborg. Nella ventiquattrore una bottiglia di champagne e un contratto per il famoso poeta Jan Y. Nilsson, a cui ha chiesto di scrivere un giallo, sicuro bestseller già venduto ai più prestigiosi editori d’Europa. Ma il poeta accetterà di firmare? Si piegherà alle basse leggi di quel mercato che, con la sua ricerca di una poesia alta ed essenziale, ha sempre snobbato? Vorrà risollevare il genere dalla mediocrità in cui è caduto? La risposta è definitiva: Petersén trova Jan Y. impiccato a bordo del peschereccio in cui viveva. Si è suicidato? Oppure chi è stato, e soprattutto, perché? Il commissario Barck non ha dubbi: i poeti si uccidono, non vengono uccisi. Eppure i motivi per farlo fuori non mancano, a cominciare dal lauto compenso che Jan Y. avrebbe presto incassato e dal materiale scottante sull’alta finanza che il suo romanzo era pronto a denunciare. Le indagini del commissario, poliziotto sui generis con velleità letterarie, coinvolgono Tina Sandell, musa e forse amante di Nilsson, e il suo amico intimo e noto giallista Anders Bergsten, incaricato di Petersén di finire il manoscritto. Ma qualcuno ha deciso che il romanzo non deve uscire… Nell’età dell’oro dei thriller, Björn Larsson scrive “una specie di giallo” che è un gioco letterario di raffinata ironia e autoironia, per indagare l’essenza stessa della scrittura e della vocazione artistica. In una sferzante satira di un mondo editoriale all’isterica ricerca del prossimo successo, solo un “poliziotto-poeta” è in grado di scoprire le associazioni nascoste, di rivelare l’inatteso, di afferrare le verità che si celano dietro le apparenze.
L'AUTORE – Björn Larsson è docente di letteratura francese all'Università di Lund, filologo e appassionato velista, uno degli autori svedesi più noti e apprezzati all'estero. Dopo il successo di La vera storia del pirata Long John Silver (120mila copie), Iperborea ha pubblicato altri otto titoli.
:: Primo Sugarpulp Festival
1 settembre 2011
Settembre è finalmente arrivato e un appuntamento si profila all'orizzonte, di quelli da non perdere, di quelli che ti spingono a prendere l'agenda e scarabocchiare a pennarello rosso ed evidenziatore la data. Padova sta per trasformarsi in un ritrovo per le penne più acuminate in circolazione. E non è un modo di dire. Tanti ospiti da tutto il mondo stanno facendo le valige e si stanno preparando a sbarcare nel cuore della Bassa. Faccio qualche nome per farvi capire il livello, Joe Lansdale, e chi non conosce Champion Joe, poi Massimo Carlotto, Jeffery Deaver, Victor Gischler, Tim Willocks, Jan Wallentin, Tiziano Angri, Luigi Bernardi, Federica Bertuzzi, Giacomo Brunoro,
Paolo Cochi, Luca Conti, Roberto Costantini, Alberto Custerlina, Adamo Dagradi, Omar Di Monopoli, Francesco Ferracin, Alessandro Lise, Officina Infernale, Marilù Oliva, Jacopo Pezzan, Pierluigi Porazzi,
Matteo Righetto, Matteo Strukul, Alberto Talami, Thomas Tono, Paolo Zardi.
Anteprima il 19 settembre. Inaugurazione giovedì 29 settembre, presentano l'evento Matteo Righetto e Matteo Strukul direttori artistici del Festival e Giacomo Brunoro. E alle 19 l'esclusivissimo party inaugurale del Festival per la stampa e gli addetti ai lavori. Da giovedì 29 settembre a domenica 2 ottobre Padova Non è un paese per vecchi. Accetto scommesse! Per saperne di più il sito del Festival: http://festival.sugarpulp.it/
:: Recensione di Malapunta di Morgan Perdinka a cura di Danilo Arona
1 settembre 2011I sogni⦠Malapunta trasmetteva forse identici sogni, frammenti del suo passato, a tutti coloro che ne calcavano il suolo? Non esisteva altra spiegazione per quanto inverosimile.
Ma-la-pun-ta, direbbe Nabokov creatore di Lolita scandendo quelle sillabe misteriose che fanno schioccare la lingua sul palato, anche se in questo caso non ĆØ il nome amato-odiato di una ninfetta preadolescente ma quello di unā isola maledetta, persa nel blu intenso del Mediterraneo, unā isola dove si sogna, dove tra incantesimi di sciamani druidici si aspetta la fine del mondo.
Arona lo definisce unāopera ibrida di generi e di stili e infatti anche se magari in libreria lo troverete messo nello scaffale dei libri horror, ĆØ molto più che un horror, ĆØ fantascienza in bilico tra Lāisola del dottor Moreau di Herbert George Wells e le suggestioni di Solaris anche se qui non siamo nello spazio, ĆØ un thriller adrenalinico e spiazzante, ĆØ un noir crepuscolare e malsano, ĆØ una gothic novel oscuramente romantica in cui i temi classici del genere come lāamore perduto e il soprannaturale si alternano ad invenzioni narrative del tutto originali e autonome. Raccontarvi la trama sarebbe una beffa crudele e pressochĆ© inutile per cui vi basti sapere che cāĆØ un protagonista Nico Marcalli, un uomo divorato dai rimorsi, un uomo che si sente responsabile per la morte dellāamata Gabry. Lāisola lāattende pur tuttavia lo respinge come se un brusio di sottofondo si alzasse di colpo al suo passaggio. Poi iniziano i sogni, spaventosi incubi, che rendono le veglie, una terra di passaggio verso altri altrove. Sogno, realtĆ , il confine si sfibra, si sfilaccia e intanto il respiro dellāisola, vivo come un cuore cha batte, stravolge certezze e veritĆ . Ma esiste davvero la veritĆ ? A questa domanda non si può che rispondere con unā altra domanda: cosāĆØ la veritĆ ? Lāautore farĆ di tutto per spezzare gli schemi consueti di pensiero, per abbandonarvi su unā isola apparentemente deserta, ma in realtĆ popolata di infestanti creature.
Arona scavalcando i generi, crea ibridi, mutazioni, con una potenza visionaria da iniziato. Lo spirito di Lovecraft aleggia, come un altro spirito presente sullāisola, mai cosƬ affollata, mai cosƬ oscura. Delitti sanguinosi, clandestini che ci sono o non ci sono, sirene dai denti acuminati, orridi demoni marini dai capelli sempre più lunghi. Lāatmosfera malsana di questāisola ĆØ resa in maniera splendida dal gioco di rimandi dellāinconscio onirico. PerchĆ© lāinconscio ĆØ un pozzo, pieno di immagini ed emozioni legate tra loro da fili invisibili. Un senso di minaccia pervade le pagine, e accresce il fascino sinistro di questāisola che entrerĆ nellāimmaginazione del lettore con una forza inconsueta.
Chi ĆØ lāautore di Malapunta? Bella domanda. Quando ho scoperto che Morgan Perdinka non ĆØ altro che una creatura alter ego di Danilo Arona, ho provato un brivido sulla schiena. Durante tutta la lettura del libro ho creduto che esistesse veramente, che fosse di carne e sangue, senza sospettare mai e dico mai nemmeno per un istante che fosse un gioco, uno spettro proveniente da una dimensione parallela e asincrona, che fosse nato nel mondo interiore di uno scrittore prolifico e geniale come Arona. Forse qualche indizio, qualche traccia, avrebbe dovuto portarmi alla veritĆ , un raffronto tra stili, un respiro lungo, un inquietudine sottile, e invece niente. Perdinka me lo immaginavo bruno, con i capelli troppo lunghi e la frangia sugli occhi, una sigaretta sempre tra le dita ingiallite dalla nicotina, lāimmancabile camicia bianca con le maniche arrotolate sul gomito, lāespressione da pirata. Per me ĆØ reale quanto il suo creatore, mi alita sul collo, respira, aggrotta la fronte piena di rughe come chi pensa tanto. Suicida come Luigi Tenco, anche lui non troppo distante da Alessandria,Ā oscilla e ancora non son persuasa del tutto che sia solo unā ombra. Un dubbio, unā inquietudine vischiosa, proiettaĀ quellāincertezza sulla percezione del mondo reale che ĆØ la spinta, lāanima nera del libro. Dunque a presto Perdinka, altri tuoi libri inediti e nascosti riemergeranno dalle ombre del tempo, per farci paura, per farci interrogare sulla realtĆ e su noi stessi. Non ĆØ un addio, ma solo un arrivederci. A presto Perdinka.Ā
:: Segnalazione di Zero² di AA. VV. a cura di Giulietto Chiesa Piemme
29 agosto 2011
AA. VV. a cura di Giulietto Chiesa Zero²
Le pistole fumanti che dimostrano che la versione ufficiale sull’11/9 è un falso
Pagine: 448 Prezzo: 18,50 €
Sarà in libreria dal 2 settembre Zero², l’antologia curata da Giulietto Chiesa che offre uno sguardo documentato sull’attentato alle Torri Gemelle, di cui quest’anno ricorre il decennale. Il libro, corredato da un’ inedita, ampia introduzione di Chiesa, si avvale dell’acquisizione di recenti prove, vere e proprie “pistole fumanti”, che ci conducono a scoprire più che probabili falsificazioni dei documenti, menzogne sparse lungo tutto il cammino di indagini mai concluse, e che smentiscono definitivamente la versione ufficiale del 9/11 Report.
“L’11 settembre è stato trasformato in un tabù impenetrabile, una pagina chiusa e da non riaprire, una tomba collettiva in cui deve rimanere sepolta per sempre ogni possibile interpretazione diversa del complotto che l’Amministrazione americana di Bush e Cheney ha imposto al mondo intero. (…) Ma la caccia alle prove comincia a dare i suoi risultati”.
Giulietto Chiesa
Con Zero2 dieci anni dopo gli attentati alle due torri e quattro anni dopo il primo lavoro, Zero (Piemme 2007), Chiesa torna con un gran numero di specialisti – Gore Vidal, Franco Cardini & Marina Montesano, Lidia Ravera, Andreas von BuĢlow, Steven E. Jones, Claudio Fracassi, JuĢrgen Elsässer, Webster Griffin Tarpley, Thierry Meyssan, Enzo Modugno, David Ray Griffin, Barrie Zwicker, Michel Chossudovsky – e con una poderosa mole di dati, fatti e analisi.
Torna con molte più risposte rispetto alle domande di allora. Torna con una versione controcorrente rispetto al mainstream dell’informazione mondiale per dirci come, su quell’11 settembre, al mondo sia stato fatto credere il verosimile, ma non la verità, e come, addirittura, proseguendo su questa linea di falsa consapevolezza, potremmo arrivare a credere l’inverosimile, di cui la morte posticcia di Osama Bin Laden è solo il primo passo.
Le nuove prove – L’aereo che si sarebbe schiantato sul Pentagono non è quello indicato dell’American Airlines. La scatola nera “trovata” riporta una rotta diversa. Nuovi video del crollo dell’edificio 7 del World Trade Center (non colpito da nessun aereo) mostrano una distruzione repentina, incompatibile con le spiegazioni ufficiali. L’esercitazione militare Vigilant Guardian oscurò proprio in quel giorno gli schermi della difesa aerea degli Stati Uniti d’America per quasi tre ore. Rivelazioni di Wikileaks evocano inquietanti scenari da golpe. “Testimoni oculari” ammettono la non veridicità delle loro dichiarazioni iniziali.
Sono solo alcune delle nuove prove che il gruppo indipendente che ha a lungo indagato sull’attentato dell’11 settembre mostra oggi come autentiche “pistole fumanti”.
Giulietto Chiesa
È uno dei più noti giornalisti italiani. Esperto di politica internazionale, fondatore dell’associazione Megachip Democrazia nella comunicazione (http://www.megachip.info/) e parlamentare europeo, ha pubblicato tra l’altro La guerra infinita, La guerra come menzogna e Le carceri segrete della Cia in Europa.
:: Recensione di Permanenze lontane di Maurizio Landini
29 agosto 2011Ecco che ci ricasco. Giusto qualche recensione fa dicevo quanto ĆØ difficile recensire un testo poetico o almeno quanto lo sia per me. Davanti alla poesia mi sento come lāalbatros si Baudelaire, goffa e impacciata, con le ali pesanti di razionalitĆ e logica. La cosa più onesta da fare in questi casi ĆØ invece lasciare parlare le sensazioni, lāinconscio, lāirrazionale che alberga in ciascuno di noi, e cosƬ io farò. Leggendo Permanenze lontane, la prima raccolta poetica dellāesordiente Maurizio Landini edita da Edizioni della Sera, ho provato una sensazione molto particolare, quella di trovarmi di fronte ad un uomo che guarda in faccia lāabisso e si chiede quanto la quotidianitĆ , e la percezione del reale siano consolanti prima di diventare ācenereā. La parola cenere, infatti ripetuta, riporta simbolicamente al mistero di annullamento e consunzione che la morte porta con sĆ©. Lāautore per parlare di questi temi ha scelto un linguaggio molto vicino allāinconscio, perchĆ© la poesia, risana, guarisce le ferite dellāanima, porta serenitĆ e prolunga in un linguaggio di comunione anche i rapporti drammaticamente spezzati, e la morte ĆØ la più inguaribile fonte di separazione e assenza. La morte che ācome il fango arresta il camminoā si smaterializza e porta a percepire la realtĆ con occhi diversi, trasognati. Non cāĆØ rabbia, collera, rancore, Landini si pone di fronte alla realtĆ delle cose con matura consapevolezza e compiuta saggezza. La morte ĆØ āfangoā ma il dolore cambia come āCambieranno/ i rami/ fuori dalla mia stanzaā. La morte ĆØ āfangoā ma non arresta il flusso di ricordi nei vivi, ĆØ ancora possibile uno squarcio di luce, ricordare le āt-shirt stupende, le ragazze bionde e le poltrone rosse del cinemaā, il passato ĆØ vivo, presente, finchĆØ la mente può tornare a raccoglierlo, a impreziosirlo di personalissimi momenti.
:: Recensione di La ballata di Mila di Matteo Strukul
25 agosto 2011
L’estate sta finendo e le case editrici iniziano a proporre le novità dell’autunno, così fa Edizioni e/o inaugurando addirittura una collana Sabot/age, diretta da Colomba Rossi e curata da Massimo Carlotto, che propone un perfetto debuttante Matteo Strukul, che fino adesso era noto tra gli addetti ai lavori al di là della barricata, autore di La ballata di Mila un pulp noir triste, bellissimo e violento, ambientato nel Nordest prospero e opulento inquinato da fenomeni criminosi feroci come l’emergente mafia cinese che pian piano spiazza e disancora la criminalità locale insinuandosi nel territorio con le sue spire mefitiche. Innanzitutto è la storia di una vendetta e qui è indubbia l’influenza di molto cinema western epico, non solo per il titolo che mi ha subito richiamato alla mente La Ballata di Cable Hogue di Sam Peckinpah, sebbene i temi trattati siano differenti, ma penso al più recente Il Grinta dei geniali fratelli Coen dove una ragazzina assolda un killer per vendicare l’assassinio del padre, rifacimento del più stopposo, sebbene valse un Oscar a John Wayne, Il Grinta di John Hathaway, e non dimentichiamo il libro da cui fu tratto di Charles Portis, che la Giano ha pubblicato ultimamente, e i cui dialoghi da soli danno una lezione di letteratura difficilmente trascurabile. In La ballata di Mila il killer è la stessa Mila che non ha bisogno di maschi rassicuranti e protettivi per maturare la sua vendetta, ma agisce in prima persona, mette i suoi nemici uno contro l’altro e si gode il suo trionfo finale con insolente e crudele senso della giustizia. Strukul è una sorpresa, devo essere sincera, iniziandolo mi aspettavo un pulp tradizionale, certamente ambientato in Veneto, come il movimento Sugarpulp insegna, ma sebbene il respiro sia molto classico, parlo del modo di scrivere semplice, corretto, ben calibrato, i temi sono piuttosto spiazzanti. Innanzitutto la protagonista, è una donna, una ragazza, dai lunghi dreadlocks rossi, per chi non lo sapesse faccia riferimento alla capigliatura di Bob Marley, e non è frequente in questo genere di letteratura. Una donna con le palle, dura come l’acciaio, sfrontata, coraggiosa, che tratta con i delinquenti alla pari, reggendo il loro sguardo, facendosi rispettare, una tipa tosta insomma un po’ Lisbeth Salander ma con molta più rabbia in corpo. Una killer spietata, che taglia le teste alla gente e le raccoglie in un sacco di juta come avvertimento. Più furba e abile dei suoi avversari, maliziosa, con un suo senso dell’onore e della giustizia tutto suo. Poi Strukul predilige un punto di vista interno alla criminalità, ne descrive vizi, debolezze, dinamiche di dominio e di lotte di potere. Specialmente il personaggio di Rossano Pagnan è molto vitale, intergrato nel territorio, violento e rivoltante finchè si voglia ma capace di scampoli di umanità quando gli massacrano la famiglia per poi cedere impietosamente a rigurgiti di codardia quando si trova ad essere ad un passo dalla morte. Il talentuoso Strukul è capace di una piacevole freschezza, e ci regala un romanzo efficace e tragico, un ritratto del marcio e della violenza che regge i delicati equilibri su cui si basa la struttura criminale che sempre più cerca di soppiantare il tessuto sano della società. La mafia cinese stessa a mio avviso, fatta di triadi e vecchi codici d’onore, di efferatezze senza limiti, emerge come la vera protagonista del romanzo, fatto salvo il ruolo centrale di Mila, cardine della narrazione. Lo stile è crudo, diretto, lucidamente perfido, la struttura classica, l’autore poi approfondisce la psicologia dei personaggi senza appesantire la narrazione ma dando alle scene d’azione ampia predominanza. In un certo senso ha una scrittura molto visiva, del cinema di Tarantino ricorda le atmosfere di Kill Bill con la killer O-Ren Ishii, decisa a consumere la sua vendetta, tema ricorrente anche in molto cinema asiatico pensiamo alla Trilogia della Vendetta di Chan-Wook Park. Tornando al western non si può non citare il capolavoro di Sergio Leone Per un pugno di dollari di cui Mila è una versione femminile del Joe di Clint Eastwood intento ad orchestrare un subdolo doppio gioco fingendo di vendersi ad entrambe le famiglie dominanti la città di San Miguel. Dosi di violenza iperrealistica, esagerata, contratta, con rari cedimenti nello splatter, poi ci portano alla lezione del nuovo pulp-noir americano, tra tutti forse Gischler ha inciso maggiormente sia sullo stile che sul linguaggio del giovane autore padovano. Con alterni risultati devo dire che Gischler ormai passato da promettente a consolidato, è preso a modello sempre da un maggior numero di giovani autori non solo americani, ed è bizzarro vedere quanto si presti a queste contaminazioni. Indiscutibilmente un buon libro, che rientra nella nuova onda del pulp “italiano”, e che non mi farà più dannare quando mi chiedono quali sono i miei autori italiani preferiti. Ha ragione Carlotto ne sentiremo parlare.
:: Recensione di Le cose di cui sono capace di Alessandro Zannoni
24 agosto 2011āEhi, non fate quella faccia amici, questa ĆØ lāAmerica! In questo paese del cazzo tutto ĆØ possibile, basta avere un avvocato che sappia il fatto suo potreste fare causa anche a Dio, anche se credo che lāabbiano giĆ fatto.ā
Nel panorama provinciale e sonnolento di questa estate italiana, che si preannunciava torrida e invece ĆØ solo piena di zanzare, dove ce ne stiamo come tanti messicani intenti a fare la siesta sotto il sombrero, iniziare a bere un poā di tequila con mezcal non sarebbe male, per cui niente di meglio per svegliarci dal torpore che leggere lāultima fatica di Alessandro Zannoni. Infatti esce oggi 24 agosto āLe cose di cui sono capaceā (collana Corsari/PerdisaPop, prezzo euro 14.00, pagine 152) un noir bastardo e scorretto che, vi assicuro, farĆ cadere dalla seggiola e soffocare con la saliva di traverso parecchia gente. Leggere āLe cose di cui sono capaceā ĆØ come essere attraversati da un treno in corsa. Non scherzo, libri cosƬ di solito non se ne leggono, o li censurano, o gli danno letteralmente fuoco. GiĆ me le immagino le facce arcigne di bigotti e benpensanti, tutti intenti a tuonare come predicatori da Far West e scagliarsi contro il libello incriminato, ma a Nick Corey – sceriffo di BakereedgePass Texas – di thompsoniana memoria, non gliene può fregare di meno. Beve, scoreggia e bestemmia, il nostro Nicola Coretti, italo americano di seconda generazione, sperduto in quel grande nulla che ĆØ la provincia americana, e ha le sue armi per disincentivare il crimine, armi che non lo faranno certo apparire nella foto ricordo degli sceriffi dellāanno. Deserto e scorpioni, vacche e rodei, ecco lo scenario. Si alleva bestiame e si coltivano sterminati campi di cotone e peperoncino a BakereedgePass, tra trivelle abbandonate, barbecue di sabato pomeriggio, e soprannomi. Tutti hanno un soprannome da quelle parti, e le donne sono pericolose, fanno letteralmente paura, come Reyna: moglie megera di Rudy, amico per la pelle del nostro imprevedibile sceriffo, per cui, sembra strano a dirsi, lāamicizia ĆØ sacra. Nick Corey non molla un amico nei guai quando arrivano come un esercito di locuste e āGuaiā ĆØ il secondo nome di Rudy, capace di giocarsi a carte il ristorante con gente che ha i suoi metodi per far rispettare i debiti dāonore. Il classico Stetson ben calato sugli occhi, la pistola pronta a fare più rumore che ad ammazzare veramente qualcuno, Nick Corey non ha di meglio da fare che gettarsi nella mischia e saranno cazzi amari per tutti. Ah dimenticavo cāĆØ anche una donna, cāĆØ sempre una donna nella vita di uomini come Nick, una donna appena uscita di galera naturalmente, e qui non ho potuto non pensare alla Celeste di āDia de los muertosā di Kent Harrington, una donna capace di triturare il cuore di un uomo con i suoi stivali di pitone. Stella Ronstad anche lei ĆØ nei guai, anche lei ĆØ tornata in cittĆ perchĆ© non ha altro luogo dove nascondersi, anche lei si rivolge a Nick in cerca di auto, e iniziano ad essere davvero troppe le grane in circolazione, senza contare il rodeo che si avvicina e radunerĆ i peggiori ceffi dello stato e degli stati confinanti, e non saranno certo i cartelloni sparsi per la cittĆ che richiamano alla moderazione e al buon senso a tener calmi gli animi.. Nossignore. Io non vi dico di più, non vi resta che fiondarvi nella prima libreria e comprarlo, o essermi amici – per Natale ho intenzione di farne incetta, regalarli e ficcarli sotto lāalbero di parecchia gente. Volete mettere? Un Natale con Nick Corey non ha prezzo.
Zannoni ha talento, cavolo sa scrivere, ĆØ indubbio, un altro che si fosse azzardato a provare lāimpresa si sarebbe trovato disarcionato da un cavallo imbizzarrito, per restare fedeli alle metafore di frontiera; ma lui no, beffardo e irriverente, se la ride e ci sbatte in faccia un antieroe senza pudori, capace di tutto, come ci avvisa sornionamente il titolo, che mai fu più azzeccato. Autore fuori da ogni classificazione, provocatorio, caustico, innovativo e coraggioso. E quando si parla di coraggio ĆØ bene dirne due anche su Antonio Paolacci, direttore della collana PerdisaPop I corsari, degno erede del mitico Luigi Bernardi, che a ben vedere ha accettato la scommessa e non molti lāavrebbero fatto, per lo meno non in Italia. Irriverente e dissacrante omaggio a tanta letteratura americana di genere che abbiamo imparato ad apprezzare ed amare, āLe cose di cui sono capaceā si ricollega ai grandi classici e qui ci vorrebbe Luca Conti per parlarne con più competenza di me, e so che forse ne accadrĆ .. Di certo il fantasma di Jim Thompson aleggia in queste pagine, e non solo per quel nome ingombrante e impegnativo che il nostro sceriffo si trova tra capo e collo; il vecchio Jim me lo vedo sorridere e chiedersi chi cazzo ĆØ questo cugino italiano che osa tanto. Gianpaolo Serino lā ha definito di una bellezza fottuta, e mi dispiace solo che cāĆØ arrivato per primo. Lo stile ĆØ semplice e diretto, teso e asciutto, quasi scarno, capace di graffiare con quella dose di cattiveria e di brutalitĆ che separa i principianti dai veri scrittori. Concludo, perchĆ© sto andando ben oltre al tot di parole che tributo ad ogni recensione, col dire che Zannoni non si fa intimidire dal mito della frontiera, il suo Nick Corey preferisce pisciarci su.
:: Resoconto della conferenza al Salone del Libro 2011 di Valentina Pattavina a cura di Elena Romanello
22 agosto 2011
Laureata in archeologia, dopo anni di lavoro nell'ambito dello spettacolo, Valentina Pattavina si è affacciata poi al mondo della letteratura, pubblicando i due gialli La libraia di Orvieto e L'ultima eredità, ambientati nella cittadina umbra e incentrati sul personaggio di Matilde, quarantenne in cerca di una nuova strada come libraia appunto nella cittadina umbra, tra enigmi e delitti.
Non è un rischio provare a scrivere un seguito ad un libro di successo?
Ho cercato di scrivere L'ultima eredità in modo che fosse possibile capire la vicenda anche a chi non conosceva La libraia di Orvieto. La storia dei miei due romanzi è andata avanti di suo, nel primo la mia protagonista Matilde è in fuga e in cerca di una sistemazione, nel secondo ha già trovato il suo posto nella comunità. Si possono leggere uno di seguito all'altro ma anche separatamente, le due trame sono sganciate.
Nel tuo libro c'è il personaggio di un barista che ad un certo punto, dopo una vita da ateo bestemmiatore, si converte alla religione. Tu che rapporto hai con la fede?
Pessimo, sono atea e ho parecchi problemi con la Chiesa. Io rispetto le persone credenti, ma vorrei che loro rispettassero me, detesto che ci sia chi mi vuole imporre dall'alto determinate cose. Nel corso della mia vita ho visto molto l'aspetto religioso, e mi interessava comunque inserirlo nella mia storia, proprio perché ho voluto creare una vicenda con tante sfaccettature, compresa questa legata a quel personaggio.
Quanto c'è di te in Matilde?
Il personaggio di Matilde non è autobiografico, c'è molto di me in tutti i personaggi, nel bene e nel male. Matilde mi ricorda molto perché entrambe siamo delle solitarie, io adoro stare per conto mio e ritagliarmi i miei spazi.
Nei tuoi libri c'è molto amore per la cultura e molta ironia, a cominciare dal discorso dei titoli falsi dei libri dati ai librai.
I titoli distorti me li hanno passati molti miei amici librai, c'è gente che chiede Il giardino dei fritti porcini o Sequestro un uomo o ancora I buoi oltre la siepe. Ho voluto nei miei due romanzi fare anche un omaggio ai libri, veri e propri oggetti taumaturgici, e ai librai, eroi, merce rara, capaci di appassionare la gente alla lettura. Un mestiere meraviglioso, oggi fortemente a rischio.
Nel tuo libro si parla anche di cucina, sei anche appassionata di questo?
Non particolarmente, mi serviva un momento in cui riunire i miei personaggi, e a tavola viene fuori il meglio e il peggio di una persona.
Hai lavorato per tanto tempo nello spettacolo, ti sei ispirata a dei film per il tuo libro?
Ci ho messo dentro Ladri di biciclette, e anche Il buono, il brutto e il cattivo. Io amo tutte le forme d'arte e tutti i tipi di storie. Ormai è stato raccontato di tutto, ma può cambiare il modo di narrare.
La libraia di Orvieto e L'ultima eredità sono disponibili per Fanucci.
Elena Romanello

























