Ciao Anna. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuta su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. Chi è Anna Castelli? Punti di forza e di debolezza.
Anna Castelli è una scrittrice che ricorda un pochino il tormentato supereroe Bruce Wayne/Batman: scrive di notte (quindi dorme poco) e di giorno lavora a tutt'altro, ma non smetterà mai di credere che l'Arte, in qualsiasi sua manifestazione, dia all'essere umano la gioia di vivere; per questo motivo temo proprio che continuerà a dormire poco per tutta la vita, visto che adora scrivere… d'altronde “Di Notte si Scrive Meglio” era anche il nome del blog che ha visto nascere “Emozioni Veneziane”.
Raccontaci qualcosa del tuo background, dei tuoi studi, della tua infanzia.
Ho 35 anni e scrivere mi è sempre piaciuto molto. Ho sperimentato varie forme di espressione artistica (strumenti musicali, voce, pittura, scherma coreografica…) ma pare che l'amore per la scrittura sia quella che prevale su tutte le altre.
Sono laureata in arte e architettura giapponese con una tesi sui costumi del teatro kabuki, con la quale ho voluto dare una classificazione ampia e organica agli strumenti utilizzati in una forma d’arte che si perpetua immutabile da secoli.
La mia infanzia è stata popolata dei personaggi che la mia mente creava: ho iniziato presto a raccontarmi le fiabe che non trovavo scritte nei libri.
Anna Castelli e Venezia sono un binomio strettamente legato. Parlaci della tua Venezia quella più segreta, quella in cui i turisti non vanno mai.
Preferisco svelare quella Venezia attraverso le mie opere, in modo che il lettore possa avvicinarsi alla città non più da semplice turista ma con un nuovo sguardo, quello di persona innamorata di questo gioiello dell’umanità.
“Emozioni Veneziane” è il primo tassello di questo percorso, a cui ha fatto seguito “Alchimia Veneziana”, un racconto metafisico destinato a diventare un graphic novel (e approfitto di questo canale per rintracciare un disegnatore che abbia voglia di collaborare con me, perché sto cercando uno stile particolare di disegno, per questo progetto).
Poi naturalmente sto preparando altro, sempre riguardo a Venezia: per questa città ho un’autentica, positiva ossessione, e credo che le ossessioni vadano soddisfatte, dunque io le soddisfo scrivendone.
Come è nato il tuo amore per la scrittura, l’estremo oriente e i duelli con le sciabole?
Per la scrittura, credo sia stata mia madre che mi ha insegnato a leggere e a scrivere a quattro anni, e da lì non ho più smesso, cercando nella mia mente le storie che non trovavo su carta.
L'estremo oriente è stata una scelta dettata dalla curiosità di comprendere a fondo un mondo così diverso dal nostro, di cui sentivo un'affinità istintiva che ho potuto assodare con lo studio.
Per quanto riguarda il duello a sciabola, si tratta di una nobiltà occidentale di combattimento che ho avuto la fortuna di praticare attraverso un grande Maestro, Giovanni Rapisardi il quale, oltre a essere Magistro Re di Scherma Storica e quindi uno dei migliori insegnanti di scherma in Italia, mi ha trasmesso la fierezza, il rispetto e l’orgoglio che ogni spadaccino dovrebbe avere nell'affrontare l'avversario: “Temi! … ma non avere paura” è un motto che mi ha insegnato Re Giovanni, e che ancora oggi utilizzo in tante situazioni.
Parlaci del tuo primo romanzo Emozioni veneziane che vanta la prefazione di Tinto Brass. Sensualità ed erotismo in che misura influenzano la tua scrittura?
Nella mia scrittura, sensualità ed erotismo fanno parte di un processo molto più ampio: contemplare una creazione artistica per comprendere le motivazioni e il messaggio dell’esecutore, gustare la realtà con tutti i sensi percependone appieno le implicazioni di bellezza che contiene, condividere le proprie scoperte con persone con cui si hanno affinità elettive… sono tutte tessere del mosaico della sensualità che mi piace ricomporre nei miei romanzi.
Quali libri amavi leggere da ragazzina e quali ti hanno accompagnato nell’età adulta?
Ero una divoratrice di Sherlock Holmes, poi mi sono innamorata di Arsène Lupin. Credo inoltre di avere tutti i Maigret pubblicati dalla Mondadori.
Poi è stato il momento dei “rosa”: i tanto vituperati Harmony contengono spesso delle chicche di intreccio e di stile inaspettate (comunque anche grazie ai nostri traduttori, che col loro lavoro ne esaltano la forma).
Al di là di quelli citati qui sopra, un libro a cui tengo molto anche fisicamente è “La Storia Infinita” di Ende: la mia edizione è scritta in verde e rosso, con i capilettera lavorati, tutti particolari che mi hanno emozionata non poco al tempo, tanto che mi sono ripromessa di riprodurre in ogni mio libro il piacere di un’opera che sia deliziosa non solo da leggere ma anche da guardare.
Hai dei maestri letterari, scrittori che ti hanno influenzato o meglio insegnato a trascrivere le emozioni in parole?
Credo di aver subito l’influenza di tutte le scritture che mi è capitato di leggere, ma il piacere della contemplazione della realtà come esaltazione dei sensi è un concetto mutuato dal mondo della letteratura classica giapponese, che va sotto il nome di mono no aware: l'emozione suscitata dalla bellezza del mondo, senza dimenticare che tale bellezza è destinata a svanire, come chi la osserva. È "compassione" in senso classico (cum-patire), cioè un partecipare coi nostri sentimenti a ciò che ci circonda, di cui facciamo parte e con cui condividiamo il destino transitorio di un divenire perpetuo.
Quali sono le qualità di un buon scrittore?
La perseveranza nel raggiungere gli obiettivi, perché la scrittura richiede un’enorme disciplina, e la capacità di osservare il mondo che lo circonda con una sensibilità immensa, trasferendo le sensazioni che percepisce nelle sue opere.
Ti capita mai di usare le tue esperienze personali nelle tue storie, o preferisci nutrirti di fantasia?
Più che le esperienze personali, trasferisco su carta i mondi che giungono alla mia mente, mescolando a essi elementi del mondo reale e personaggi che potreste benissimo trovarvi accanto al mattino mentre fate colazione al bar. Probabilmente è per questo che molti miei lettori dicono di trovarsi a proprio agio nelle mie storie.
Quale è la tua parte preferita nel processo di scrittura?
La “briglia sciolta”, cioè la primissima parte della creazione, dove si controlla sommariamente che la storia stia in piedi e si iniziano a inserire elementi lasciando che la mente fluisca libera a comporre la trama: in quel momento, mi sembra che il cuore trabocchi d’inchiostro e riempia il foglio di parole, senza nessuna difficoltà.
Ti piace fare tour promozionali? Racconta ai nostri lettori qualcosa di divertente accaduto durante questi incontri.
Più che il tour in sé, mi piace molto incontrare i miei lettori, perché con tanti di loro si instaura un rapporto di amicizia che mi consente di crescere e maturare nella mia scrittura.
La cosa più divertente? La premiere di “Emozioni Veneziane” il 18 luglio all’Ostaria dai Kankari: c’erano talmente tanti amici che non sembrava più un locale pubblico, ma una festa privata, e tutti si sono divertiti talmente tanto che abbiamo prolungato i festeggiamenti fino a notte inoltrata, nonostante fosse un lunedì sera!
Qual è il tuo rapporto con i lettori? Come possono entrare in contatto con te?
Io adoro i miei lettori, perché i loro suggerimenti e i loro incoraggiamenti mi esaltano e mi permettono di scrivere con maggiore ispirazione; possono seguirmi alle mie presentazioni, che sono costantemente aggiornate sul calendario del mio sito http://www.annacastelli.com oppure possono scrivermi direttamente a ufficiostampa@annacastelli.com: io rispondo a tutti.
Infine nel ringraziarti per la disponibilità l’ultima domanda: a cosa stai lavorando ora?
Ho appena consegnato l’articolo per il numero di ottobre della rivista “Mr. Bond!” e sto per aprire una rubrica del venerdì sul mio sito.
Sto cercando un valido disegnatore (o disegnatrice) per il graphic novel di ambiente veneziano, e finalmente mi sto dedicando al mio prossimo romanzo, di cui ho già in mente tutta la trama ma che richiede molto studio, visto che anche stavolta sarà un omaggio a una parte di quello che è l’immenso patrimonio storico-artistico di Venezia.
… e grazie a voi per l’ospitalità!





Ecco a voi Fuego un romanzo davvero caliente di una scrittrice che amo moltissimo, dal suo debutto con Repetita, un noir che mi ha affascinato in modo incredibile e che ancora oggi faccio fatica a staccarmene l’inchiostro delle pagine dalle dita. Ma si sa Marilù Oliva, scrittrice, mamma, insegnate di lettere, salsera, appassionata di Dante e di Gabriel Garcia Marquez, è una donna piena di sorprese e ha voluto dare vita con Tú la pagarás! e ora con Fuego ad un personaggio femminile Elisa Guerra, La Guerrera, che in parte nasce dal suo amore per la cultura sudamericana, e che me la rende molto vicina soprattutto per il suo modo di scrivere che si avvicina molto al realismo magico, contaminato da un sensualità e gioia di vivere tutta bolognese. Perché un po’ di magia c’è, ci sono i sogni rivelatori, c’è Catalina, l’amica di Elisa, che nei tarocchi cerca di capire la vita e l’amore, ma c’è anche tanto realismo, Elisa è una donna concreta, che sfiora il mistero, le credenze indigene, le piccole superstizioni legate ai culti di una cultura altra ma non per questo meno vera e vitale. Certo la Bologna notturna di Elisa fatta di locali underground dove il rum scorre a fiumi, i ballerini di salsa praticano la danza come un culto, e non tutto è luce, droga e prostituzione gestita da personaggi ambigui come il Paolone sporcano le ore di svago di chi di giorno lotta con la vita ma di notte vive una vita parallela fatta di sogni, entusiasmo e tanta musica. Anche Elisa di giorno si trova a fare i conti con un lavoro in nero come pony express di pizza a domicilio su uno scooter sgangherato, con gli studi da criminologa, con le mille incognite di una giornalista precaria che fa di tutto per lavorare in una redazione importante, con le frustrazioni di chi deve fare tutto da sola in un mondo difficile dove falsificare un curriculum o meglio scriverlo creativamente è una necessità più che un inganno. Elisa che adora le patatine, che nasconde con il correttore le imperfezioni del viso segnato dall’acne, che ha un maestro di capoeira brasiliana che oltre alle mosse di quella danza che non è vera lotta le dispensa lezioni di vita, che apprende da Dante, eredità della donna della donna che l’ha cresciuta con durezza e inflessibilità, come avvicinarsi al Fuego, simbolo alchemico e nome della sua rivista che distribuisce gratuitamente per le vie di Bologna, nei suoi completi con scarpe dai tacchi vertiginosi. Sensuale, ostinata, decisa, Elisa La Guerrera si trova di nuovo invischiata in una storia complicata e investigatrice suo malgrado per aiutare il timido ispettore Gabriele Basilica e perché qualcuno le ha dato fuoco allo scooter e una donna misteriosa travestita da uomo con i baffi finti ed esperta di lotta l’ha aspettata sotto casa per aggredirla senza motivo. E ci scappano anche i morti, il presunto piromane ritrovato senza vita con lo stomaco pieno di droga fucsia, la stessa che Elisa aveva visto alle spalle della barista cubana Ibelis in un attimo di distrazione e ora mi fermo perché sono senza fiato, perché questo libro è così ti prende e ti fa correre svoltando le pagine fino al finale che vi sconsiglio vivamente di andare subito a leggere una volta che avrete il libro tra le mani. Un piccolo cameo per Benito, ho sperato fino all'ultimo che lo sconsiderato che l'aveva chiuso in un congelatore se ne ricordasse. 

























