Archive for the ‘Uncategorized’ Category

:: Recensione di Nero imperfetto di Ferdinando Pastori

8 dicembre 2011

Le persone scompaiono, cercano di far perdere le proprie tracce e qualcuno è disposto a pagare per ritrovarle. I tuoi clienti non si rivolgono alla polizia, non rilasciano interviste e non finiscono in televisione. Sono spacciatori, usurai e protettori di puttane. Personaggi ambigui che vogliono rimanere anonimi, invisibili.
Un lavoro.
E’ solo un lavoro e tu non sei un assistente sociale.
Tanto meno un poliziotto. In un’altra vita, forse.

Nero imperfetto di Ferdinando Pastori Edizioni Clandestine è un libro davvero insolito e non lo dico tanto per dire. Innanzitutto è il primo libro che leggo da non so quanto tempo scritto in seconda persona in cui sono inserite divagazioni in corsivo in prima in cui l’io narrante getta una luce ambigua e malsana sul mondo interiore del protagonista. Il passaggio dal tu all’io insomma disorienta e spiazza quasi ad indicare un diverso canale di percezione, ma le stranezze non finiscono qua. E’ soprattutto l’originalità del linguaggio ciò che mi ha colpito di più, la disinvoltura con cui con apparente immediatezza e semplicità Pastori costruisce le frasi e sceglie il lessico. Processo molto simile a quello che nella poesia lega conscio e inconscio a dire il vero ed è bizzarro vedere gli effetti che fa in un noir. Perché Nero imperfetto è un noir almeno come io lo concepisco. Per alcuni il noir è morto per altri addirittura non è mai nato almeno in Italia, beh penso che Nero imperfetto potrebbe essere in un certo senso il segno che l’aria sta cambiando, che si può sperimentare, decostruire e innovare un genere che sembrava agonizzante ma che ha ancora molto da dire. Leggendolo ho provato la sensazione molto vivida di assistere ad una mutazione in cui il linguaggio viene piegato e accartocciato e infine divelto. E’ un romanzo sperimentale senza dubbio, decisamente anomalo, forse imperfetto ma che vi consiglio di leggere se amate la scrittura pura e caustica. La trama più che altro è un canovaccio in cui si muove Fabio, ex poliziotto ora investigatore privato, traumatizzato dal suicidio della moglie Giulia che dopo una serie di lavori di infimo livello per gente senza scrupoli che lo assolda per ritrovare persone scomparse finisce per essere assoldato da un mafioso bulgaro che rivuole una partita di droga che la sorella di Fabio, Anna, prima di essere uccisa, doveva custodire. Ora Fabio vuole recuperare la droga sì per adempiere al suo impegno, ma nello stesso tempo vuole anche scoprire chi ha ucciso Anna. La componente investigativa, l’indagine tout court apparentemente costituisce l’ossatura del romanzo ma in realtà le conseguenze dell’agire del protagonista danno vita a sviluppi imprevisti e nulla sarà più come prima. Peccato per la copertina, quell’occhio inquietante su sfondo nero un po’ scoraggia ma se non vi fate demotivare dalla confezione il contenuto merita davvero.

:: Addio a Christa Wolf

1 dicembre 2011

E’ morta oggi a Berlino, all’età di 82 anni, Christa Wolf.  Bastano queste poche parole per chiudere il percorso di una scrittrice controversa, che sicuramente nel bene e nel male ha testimoniato lo sconcerto che ha caretterizzato l’ Europa dal dopo guerra fino ad oggi.  Da molti considerata come scrittrice del dissenso, Christa Wolf, per coloro che hanno seguito il suo percorso letterario e amato i suoi libri, era sicuramente una donna capace di creare una tensione e un coivolgimento emotivo, pure nei momenti più critici della sua vita. Pensiamo solo alla violenta campagna di stampa di cui fu vittima quando emerse, dopo la divulgazione dei dossier dei servizi segreti della Germania Est, che per anni era stata loro collaboratrice, sebbene è doveroso ricordare che la sua ferma resistenza ad ogni forma di delazione contribuì a concludere questo periodo della sua vita.  Scrittrice scomoda, anticonvenzionale, determinata, politicamente impegnata, scavava nel passato per portare a galla l’importanza dell’individuo schiacciato e oppresso da una società spesso omologante. Voce critica, e nello stesso tempo scevra da ogni sentimentalismo, la Wolf con uno stile scarno e graffiante riuscì, tramite le eroine che popolano i suoi libri, a parlare di coraggio, impegno, solidarietà, giustizia sociale. Il suo idealismo e il suo impegno politico ne fanno sicuramente una delle scrittrici più importanti della Germania del dopoguerra.  Ora restano i suoi libri.

http://www.larivistaintelligente.

Benvenuti su WordPress

30 novembre 2011

Gentili lettori,

ecco il primo post di Liberidiscrivere su WordPress. Il vecchio blog http:// liberidiscrivere.splinder.com sarà ancora visibile almeno fino al 31 gennaio e lo lascio per rendere il passaggio meno disagevole.  Google ancora indicizza i vecchi links per cui ci vorrà tempo per sostituirli con i nuovi.
Da oggi comunque inizierò a postare i nuovi articoli qui.
Buona lettura!

:: Maman Brigitte – Il Web Magazine del Posto Nero

28 novembre 2011

Dal 25 novembre è disponibile il primo numero di Maman Brigitte, il nuovo Web Magazine  del Posto Nero, Network dedicato alla cultura di genere. Maman Brigitte non è un nome di fantasia, ma una divinità della affascinante ed esotica mitologia vudù, che ispira e fa da cornice al Magazine. Si tratta di una rivista elettronica aperiodica dedicata alla cultura horror e weird, scaricabile gratuitamente in formato pdf, pubblicata dal Posto Nero Free eBooks a cura di Alessandro Manzetti, Daniele Bonfanti, e Daniele Serra, che ha realizzato anche l’illustrazione di copertina. Ogni numero di Maman Brigitte sarà pubblicato esclusivamente durante i giorni di novilunio. Pur essendo una pubblicazione aperiodica, si prevedono circa tre numeri l’anno.

Il primo numero del Magazine contiene racconti inediti di grandi autori nazionali e internazionali, come John Everson, Lisa Mannetti, Claudio Vergnani e Samuel Marolla, poesie inedite diRain Graves e Corrine De Winter, un articolo di analisidi Ian Delacroix sul suo nuovo romanzo Il Grande Notturno, alcune tavole in anteprima della graphic novelMorbo Veneziano, sceneggiata daDanilo Arona. Per le traduzioni, hanno collaborato Luigi Milani e Luigi Musolino.

Sono poi presenti altri contributi già pubblicati sul Blog Il Posto Nero, come i raccontidi Lisa Morton e Alda Teodorani, l’intervista aNate Kenyon e la recensione di Francesco Dimitri di Horns di Joe Hill. La rivista è poi completata da altri articoli e da rubriche tematiche, ispirate alla mitologia vudù, di presentazione delle opere inedite: I Voli di Azeto di Alessandro Manzetti, per la narrativa e poesia internazionale, ItalWa di Daniele Bonfanti, per la narrativa nazionale, Gli Occhi di Damballa di Daniele Serra, dedicata all’arte dark.

Link per il download del Magazine in formato pdf
http://www.postonero.it/magazine/mb1.pdf

Presentazione online del Magazine con incipit dei racconti sul blog Il Posto Nero
http://postonero.blogspot.com/2011/11/maman-brigitte-in-attesa-del-novilunio.html

Preview  sul sito del Magazine Maman Brigitte
http://www.mamanbrigitte.it/preview.htm

:: Recensione e intervista Prima dell’alba e subito dopo di Rosalia Messina a cura di Diego Di Dio

18 novembre 2011

“Prima dell’alba e subito dopo” di Rosalia Messina
(recensione di Diego Di Dio)

Questa antologia di Rosalia Messina, pubblicata inizialmente dalla Giulio Perrone Editore Divisione Lab, e ora riproposta ai lettori in forma di e-book (YouCanPrint), prende il titolo da una frase del terzo racconto, “10520”: «Sai com’è andata? Sono stata, una decina di giorni fa, nelle prime ore silenziose del mattino che amo tanto, prima dell’alba e subito dopo, colpita da un lampo numerico».
Ma partiamo dall’inizio.
Prima dell’alba e subito dopo è l’esordio monografico della Messina, giurista e scrittrice siciliana. La raccolta è divisa in quattro capitoli tematici: crescere, amori dispari, solitudini e la memoria.
Il primo di questi, composto da quattro brevi racconti, è un’analisi puntuale e a volte disincantata della crescita. Fisica, morale, spirituale, sociale. La crescita, in tutte le sue forme. Una diventare grandi, o addirittura un invecchiare, che può passare per i piccoli dissidi famigliari de “Il cane di porcellana”, per il dramma della violenza domestica che esplode nel sottile e ben strutturato “Lottatore pugile sollevatore pesi”, oppure nella drammaticità ponderata di una figlia che scrive una lettera al padre defunto (“10520”) o magari nello scorrere inevitabile della demenza senile del racconto “Parole”.
Nella seconda parte, “Amori dispari”, Rosalia Messina osserva, a volte disincantata, a volte speranzosa, il susseguirsi beffardo e imprevedibile dell’amore, quando l’amore non è pari ma è, appunto, dispari: tradimenti, fughe d’amore, rassegnazioni alla schiavitù domestica, passioni e illusioni che accompagnano la senilità. C’è tutto questo, in “Amori dispari”, capitolo tematico che, in qualche senso, si riallaccia al precedente “Crescere” come suo ideale prosieguo. Per poi raggiungere il climax della raccolta nel terzo grappolo di novelle, “Solitudini”.
Qui la Messina dà il suo meglio: sembra che il suo stile, e la sua padronanza lessicale, siano cresciute all’interno della raccolta, e abbiano raggiunto l’apice in “Solitudini”. Ogni racconto di questo terzo capitolo è un piccolo gioiello di nostalgia, sogni infranti, solitudini. Su tutti, spiccano il tema della pazzia e dei viaggi nel tempo (sì, viaggi nel tempo, ma non in senso fantascientifico, bensì psicologico) de “La casa di Anna Frank” e la tristezza pregnante, dimessa e lucida de “L’età di mezzo”.
La raccolta si conclude con “La memoria”, susseguirsi nostalgico e originale si storie di provincia. Su tutti, stavolta, è il monologo silenzioso e poetico di “Mi sei tornata in mente all’improvviso”, che riassume il concetto chiave del capitolo tematico: il ricordo, le occasioni perse, le occasioni prese al volo, gli amori finiti e quelli mai cominciati. In una parola, l’aver vissuto.

Dal momento che, come tutti sappiamo, la sezione Lab della Giulio Perrone Editore ha chiuso i battenti, è ora possibile acquistare la bella antologia della Messina, in versione ebook, al prezzo di 3,90 euro, sulle seguenti piattaforme:
www.ebokizzati.com, www.ultimabooks.it, http://www.bookrepublic.it

INTERVISTA A ROSALIA MESSINA
(a cura di Diego Di Dio)
Ciao Rosalia, parlaci un po’ di te in generale. Chi è Rosalia Messina?
Rosalia Messina è una persona che ama poco raccontarsi, preferisce raccontare storie. Scrive anche per mestiere, purtroppo in “giuridichese”, una varietà di italiano che spesso fa venire a chi l’adopera la voglia di tornare a scrivere in quella bella lingua che è l’italiano “vero”. Mi scuso se di me riesco a dire poco, ma è uno dei miei tratti caratteristici. Mi apro volentieri nei rapporti personali, in pubblico – come nel caso di un’intervista in rete – mi sembra di non avere cose particolarmente interessanti da dire di me stessa.
D’accordo, come preferisci. Allora passiamo all’opera di cui vogliamo parlare. E partiamo dal titolo: “Prima dell’alba e subito dopo”. Io so che è una citazione di uno dei racconti, ma perché hai scelto proprio quella?
Un accenno alle ore che precedono l’alba si trova in realtà in due racconti. Sono le ore della giornata che preferisco. Prima che il caos invada le strade, prima che i rumori finiscano per soverchiare qualsiasi voce interiore mi dedico – se non sono costretta a mettermi a lavorare – alla scrittura. Sono ore di energie intatte, recuperate col sonno, di riflessione, di preparazione alle battaglie quotidiane. Per tutte queste ragioni le amo e mi è piaciuto farne il titolo della raccolta.
Bene, prima di procedere a andare nel particolare, ho sentito che la tua raccolta ha vinto qualche premio. Ci dici quali, per favore?
Primo posto al premio “Città di Mesagne” 2010, terza classificata ai premi “Le Musa – Pisa” 2010 e al premio “Franz Kafka italia” 2010.
 Be’, complimenti. E ora veniamo alla peculiarità della tua raccolta: sono diciotto racconti, e sono divisi in quattro “capitoli tematici”. Spiegaci quali sono e perché.
Mentre scrivevo i racconti, nell’arco di alcuni anni, non mi ponevo il problema di organizzarli in una raccolta. Poi mi sono accorta che c’erano alcune tematiche ricorrenti: la difficoltà di diventare adulti («e non è senza un prezzo salato diventare grandi», cito Guccini), e da qui la sezione “Crescere” Poi la tematica degli “Amori dispari”, sbilanciati per una ragione o per l’altra, forieri di infelicità; le storie di solitudine (“Solitudini”), e infine il recupero del passato, dei ricordi, che fanno male o salvano la vita (“La memoria”).
Bene. Sarebbe impossibile concentrarsi su tutti i racconti, sono 18. però una parola specifica su qualcuno la voglio dire e, in modo particolare, su quello che mi ha incuriosito di più: “La casa di Anna Frank”. Ci spiegi cos’è la casa di Anna Frank?
Ho visitato qualche anno fa il rifugio della famiglia Frank ad Amsterdam. Ho provato la sensazione descritta nel racconto, di esserci già stata. Questo racconto è un po’ come le coperte patchwork, fatto con frammenti di sogni, di sensazioni, di vite altrui. La sofferenza di chi sopravvive a un incidente in cui un genitore perde la vita l’ho letta negli occhi di un amico di gioventù (ma non gli è andata male come al protagonista del racconto). L’incubo del respiratore è mio. Un giorno tutte queste cose hanno preso forma di storia e ne è venuto fuori “La casa di Anna Frank”. Molta invenzione intorno a un nucleo di cose viste, vissute, ascoltate.

Molto esaustiva, grazie. E ora veniamo a una nota stilistica: la tua scrittura è bella, poetica, ricercata, ma non ampollosa. Originale, anche. Dicci: lavori molto di labor limae? Hai un editor di fiducia o fai tutto da sola? E infine, hai seguito qualche corso di scrittura, o oppure il tuo è talento mescolato a un affinamento da autodidatta?
Ho frequentato un corso di scrittura prima di pubblicare, e continuo a frequentarlo. Per i racconti della raccolta ho fruito dell’editing amichevole del docente del laboratorio di scrittura creativa di cui parlo, Luigi La Rosa, non su tutti i racconti, solo su alcuni: poche dritte ma azzeccate. Mi ha consigliato di cambiare un titolo, mi ha dato suggerimenti stilistici.
Per le cose successive ho contato e conto sull’aiuto di alcuni editor amichevoli, alcuni che scrivono pure e altri che nemmeno ci pensano; preziosi gli apporti di entrambi i gruppi. Di recente mi sono rivolta anche a editor professionali, con grandi vantaggi.
Faccio numerose revisioni, lasciando trascorrere qualche tempo fra l’una e l’altra; ogni rilettura mi fa correggere, eliminare o aggiungere qualcosa. Finché non mi ritengo soddisfatta e chiudo i lavori.
Bene. E adesso dicci dove i nostri lettori possono acquistare la tua antologia.
Ho mandato la raccolta, così com’è adesso, alla casa editrice Perrone, che indiceva periodicamente concorsi vincendo i quali si veniva pubblicati. Gratuitamente, sottolineo, e senza obbligo contrattuale di acquistare copie. Vinsi, e ricordo ancora l’emozione quando, alla serata della premiazione – sapevo di essere finalista, ma nient’altro – fu letto il mio nome come vincitrice del concorso.
Qualche mese dopo la raccolta fu pubblicata da Perrone, col marchio PerroneLAB. Mi dispiace dire che il marchio LAB non esiste più. A luglio di quest’anno il magazzino è stato azzerato e non saranno stampate più copie di questo libro e degli altri pubblicati con lo stesso marchio.
Giulio Perrone e io abbiamo sottoscritto un contratto mediante il quale ci siamo sciolti dagli obblighi nascenti dal contratto editoriale precedente. E così, potendo disporre liberamente dell’opera, ho cercato di pubblicarlo come e-book, cosa che alla fine ho fatto, grazie alla preziosa collaborazione di Giovanni Venturi che ha realizzato l’epub, con Youcanprint.
Quindi, per rispondere alla tua domanda: qualche copia residua del libro probabilmente di trova ancora a Catania e a Palermo.
L’e-book si trova su molti store, per trovarli basta digitare su Google il mio nome e la parola ebook. In ogni caso, questi sono i link:
www.ebookizzati.com/Autore-ebook-12714-Rosalia-Messina.html

www.ultimabooks.it/prima-dell-alba-e-subito-dopo
www.bookrepublic.it/books/authors/Rosalia%
20Messina/
www.webster.it/libreria-ebook/autore/rosalia-messina-p_1.htm
eBookizzati.com – eBook Rosalia Messina
www.ebookizzati.com
Bene. Grazie, Rosalia. Vuoi salutare i nostri lettori con una citazione del tuo libro, “Prima dell’alba e subito dopo”?
Grazie a te.
Scelgo l’incipit di un racconto della sezione dedicata alla memoria, si intitola “Bilanci”:
«A volte la sua vita, ripensandola, mettendola mentalmente in ordine, le sembrava si potesse rappresentare come una linea curva dalle tante giravolte. Altre volte se la raffigurava – sorridendo fra sé – come un vagone di metropolitana, su cui le persone salgono, restano un po’, consumano un più o meno breve momento di vita, e dal quale, prima o poi, scendono. Qualcuno lascia una scia di profumo, qualcuno un odore sgradevole. Di taluno rimane un ricordo sbiadito, e di altri neppure quello.”
Aggiungerei anche un passaggio del racconto “L’età di mezzo”: «Quando ancora la vita non mi si era prosciugata dentro comprai un cuscino con due immagini in bianco e nero di Marilyn Monroe sulle due facce. In una ride, il busto proteso in avanti, la testa gettata indietro. Nell’altra guarda pensosa di lato, verso il basso, la bocca socchiusa. Essere morta a trentasei anni le ha risparmiato l’oscenità della vecchiaia, il senso di inutilità, la consapevolezza che il mondo ti ha lasciato indietro, che sta andando troppo veloce e che tu non lo capisci più. C’è un’età di mezzo in cui ti sforzi di mantenere il ritmo, e se sei bravo o fortunato ci riesci per un po’; infine gli ultimi fuochi si spengono, ed esserci ancora non significa più niente.»
Grazie Rosalia. Alla prossima.

:: Recensione di Lo scalpellino di Camilla Läckberg

10 novembre 2011

Lo scalpellino di Camilla Läckberg titolo originale: Stenhuggaren traduzione di Laura Cangemi edito in Italia da Marsilio terza indagine della serie che vede protagonisti Erica Falck e Patrik Hedström dopo La principessa di ghiaccio e Il predicatore riporta la lontana Svezia e l’amena cittadina di Fjällbacka al centro di una storia davvero terribile, angosciosa in cui la follia e la crudeltà guizzano come fiamme sotto i nostri occhi. Sotto la patina di perbenismo di una comunità all’apparenza irreprensibile davvero il rancore più turpe cova dentro le ordinatissime e graziose case che sembrano uscite da un  cartellone pubblicitario con sotto scritto “Svezia felice” e il male emerge nel suo aspetto peggiore e più inquietante proprio quando si accanisce sui più inermi e indifesi. Frans Bengtssom di professione fa il pescatore di aragoste, si lamenta un po’ del fatto che ormai la pesca non è più quella di una volta per colpa di tanti turisti improvvisatisi pescatori della domenica e tira le sue nasse a bordo, finchè una nassa non vuole salire. Qualcosa non va, con un po’ di impegno trascina il carico a bordo e trova il copro senza vita di una bambina. Patrik fresco padre di Maja una vivace neonata che ha messo scompiglio nella tranquilla routine del poliziotto e della sua compagna Erica viene chiamato sul posto e appena scorge il cadavere si accorge che è quello della piccola Sara, 7 anni, una bambina che abitava non lontano da casa sua. La prima ipotesi è che sia annegata, ma poi l’autopsia rivela che nei suoi polmoni c’è acqua dolce e non salata e tracce di sapone. La bambina non è morta per un incidente è stata uccisa. Iniziano così le indagini più difficili della sua carriera, essendo da poco padre Patrik infatti si sente particolarmente coinvolto e angosciato. Chi può avere commesso un delitto tanto atroce? Per scoprirlo Patrik dovrà indagare nel cuore di una comunità ostile e tesa a tenere nascosti ad ogni costo i suoi segreti. Solo nel passato c’è la risposta. Lo scalpellino dei tre romanzi letti fin’ora della Läckberg è senz’altro quello che mi è piaciuto di più, cosa che denota un fatto abbastanza inconsueto, l’autrice sta crescendo, sta migliorando il suo stile, la capacità di sondare in profondità i personaggi e non si è adagiata sugli allori, cosa che avrebbe anche potuto fare dato il successo che l’ ha proclamata regina del thriller svedese. No, la Läckberg con umiltà si è data da fare a correggere le sbavature, a limare, a fare con coscienza il suo lavoro di scrittrice e questo me la rende automaticamente simpatica. La storia è terribile, coniugata al femminile perché parla di donne, una piccola donna è la vittima, una donna è Erica sebbene in questo romanzo un po’ sottotono, l’indagine è tutta sulle spalle di Patrik, intenta a prendersi cura della piccola Maja un’altra piccola donna e a riprendersi dalla depressione post partum e dal fatto che diventare madre non è esattamente come te lo raccontano, donne sono anche molti altri personaggi che si susseguono nella storia e la rendono appunto terribile. Unico neo forse è che non ostante i depistaggi e lo sforzo di distrarre il lettore la personalità del colpevole è così aberrante che è difficile non capire chi è. Detto questo un’ ultima considerazione che mi pare doverosa, si salva dal diventare morboso, cosa che capita spesso quando ci sono bambini protagonisti, la Läckberg è madre e si sente e scrive per un pubblico che rispetta.

:: Recensione di Città contro di Alessandro Bastasi

9 novembre 2011

bastasiSi è discusso a lungo del ruolo sociale del noir, del "noir mediterraneo" quel genere di noir che da ampio spazio agli elementi sociali, politici e criminali che caratterizzano l’humus su cui si basano storie nere, anzi nerissime, di degrado, corruzione, assenza di scrupoli morali, che spesso portano al delitto ma non solo. Tuttavia molto spesso gli esempi concreti valgono più di mille parole, e un noir che parla di immigrazione nel bene, i tanti che si impegnano in prima persona per dare una mano, e nel male, i pochi ma più devastanti che li sfruttano, i racket criminali che li assoldano e li chiudono in prigioni lager, i politici che si gonfiano il petto con leggi per la sicurezza e cavalcando l’onda della “paura” per i loro interessi personali, può essere più utile di tanti saggi seriosi e dotti. L’acre fetore che rende irrespirabile l’aria e ottunde le coscienze spesso grava come una cappa malsana e infetta in questo noir “politico” nel senso socratico del termine, dove la contrapposizione ideologica non è un pretesto per predominare e sovrastare l’avversario, ma uno spunto per essere davvero persone migliori. Città contro di Alessandro Bastasi Eclissi editrice, è un noir con un’ anima, una precisa coscienza critica un po’ denuncia sociale un po’ nitido specchio di una società che cambia, un libro che consiglierei fosse letto nelle scuole come spunto di riflessione quando si discute del diverso, dello straniero, del migrante giunto per nave o container per salvarsi nella ricca e prosperosa Europa, mentre lascia alle spalle paesi in guerra, dilaniati dalla povertà e dalle malattie. I fenomeni dell’immigrazione non sono un male inevitabile, ma un sintomo di realtà più ampie, di realtà socio-politiche che vanno sanate alla radice, dai governi, dalle politiche europee, dalle sovvenzioni allo sviluppo. Gli immigrati è bene che fosse chiaro se ne starebbero felicemente nei propri paesi, con le proprie famiglie, se solo lo potessero. Non sono ospiti mal tollerati, sono fuggiaschi scampati molto spesso alla morte. Bastasi ambienta la sua storia nel nordest, alle porte di Treviso, un tempo ricco e opulento, ora segnato dalla crisi globale, dove i fenomeni della disoccupazione, della povertà, della carenza di alloggi, si sommano all’egoismo, ai pregiudizi, alla paura. Una discussa e chiacchierata associazione religiosa Opus Christi, guidata da un prete di frontiera Don Vittorio, gestisce un campo di immigrati che fornisce un riparo, cure mediche, corsi di italiano, a gente la più disparata, proveniente da luoghi diversi, diversa per religione, usanze, abitudini, etnie, colore della pelle. Una polveriera sul punto di esplodere. Mal tollerato dalla gente del posto, il campo di Sant’Angelo è serbatoio per la criminalità, oggetto di contesa per politici senza coscienza, un microcosmo dove i migranti non sono tutti anime candide, si ubriacano, si picchiano per futili motivi, si tradiscono. A far precipitare tutto la morte di una volontaria e il suicidio del migrante sospettato di averla uccisa. Alberto Sartini, già protagonista de la Gabbia criminale, si trova in mezzo coinvolto assieme alla moglie Valentina anche lei disposta a dare una mano come infermiera assistendo il dottor Candiani, dalla sorella Giovanna, che l’aveva pregato di sostituirla nei corsi di italiano ed educazione civica che si tengono al campo. Il sostituto procuratore incaricato delle indagini si rivolge proprio a Sartini come consulente e ciò che scopriranno sarà ben poco consolante o nobile.           

:: E' arrivato ACTION!

8 novembre 2011

Amate l’azione e l’avventura, i racconti scritti da gente con le palle che ama davvero la materia e che unisce alla competenza vera passione, i reportage che spaziano dalla storia della  Corrida, ai Commandos, dal Giappone agli sport da combattimento, dai fumetti alla Tv e ovviamente anche ai giochi? Bene allora avete un grazie bello grosso da dire a Stefano Di Marino il re italiano dell’azione che tra le sue mille attività ha trovato il tempo e l’energia di ideare e curare una rivista digitale davvero innovativa per impostazione e qualità ad un prezzo davvero imbattibile solo 2,90 E . Come è nata ACTION realizzata da dbook edizioni? Stefano dice: “L’idea di creare una rivista dedicata all’avventura, all’azione ma anche a creare un gruppo di collaboratori oggi compagni in quella che Andrea Carlo  Cappi chiama editoria di guerriglia, fuori dai canoni, dalle strategie di marketing di massa ma domani protagonisti, ce l’avevo da un po’. E poi ancora: “Per il primo numero ho voluto con me gli amici e i collaboratori più cari, quelli che sempre sono al mio fianco in tutte le battaglie.” Quello che colpisce è come al solito la professionalità con cui Stefano porta avanti le sue iniziative contagiando con il suo entusiasmo anche tanti amici e supporter. E un’altra cosa che gli rende merito è di dare spazio anche alle donne, non solo quindi azione al maschile, ma anche voci di indubbio fascino come quelle di Cristiana Astori e Francesca Scotti solo per iniziare. Quindi di carne al fuoco ce ne è parecchia per lettori esigenti di nicchia o meno. Quello che è certo l’iniziativa va a coprire un ambito trascurato dalle pubblicazioni tradizionali e può essere d’esempio e apripista per altri progetti del genere. Lunga vita ad ACTION quindi!

Seguite il link :

http://www.dbooks.it/libreria/scheda/105/6/narrativa/action-01.html

:: La ladra della primavera di Marina Fiorato

7 novembre 2011

La ladra della primavera thriller storico dell’inglese di origini veneziane Marina Fiorato edito dalla Nord edizioni  è un romanzo che devo ammettere mi ha divertito molto grazie soprattutto alla protagonista un personaggio sanguigno e spontaneo non privo di una buona dose di autentico umorismo tutto toscano. Luciana Vetra detta Ciccina esercita la professione più antica del mondo in una Firenze rinascimentale sfolgorante di ori e velluti e teatro di una congiura che vede addirittura il Magnifico al centro della scena. Può un piano visionario essere racchiuso in un quadro e per di più di un pittore come Sandro Botticelli? Ecco la sfida, ecco lo spunto storicamente accuratamente documentato e in tutto e per tutto credibili e plausibile. Un segreto che sembra portare con sé una scia di sangue, congiurati pronti a tutto, e due poveri fuggiaschi che corrono per l’Italia da nord a sud con il solo intento di svelare il mistero per salvarsi la vita. Il thriller storico fatte le debite eccezioni per i romanzi di Colitto non rientra nel mio genere solito, ma devo ammettere che La ladra della primavera è stato per me una scoperta davvero piacevole innanzitutto per la capacità dell’autrice di affascinare e di trasmettere il suo autentico amore per la storia italiana oltre che di non annoiare con particolari didascalici e divulgativi snocciolati come in un Baedeker difetto che trovo di frequente presente nei romanzi appartenenti a questo genere specifico. Ne La ladra della primavera le interpretazioni legate al dipinto La primavera di Botticelli interessano e appassionano davvero come in un misterioso gioco ad enigma in cui l’intelligenza e l’intuito oltre alla capacità di osservazione sono messi in causa e costituiscono la parte maggiore del divertimento. L’amore impossibile tra una cortigiana e un novizio donano poi  pepe ad una storia che si regge sui personaggi altre che sulla capacità dell’autrice di dare vita ad un affresco storico di notevole bellezza e rigore scientifico. Non dimentichiamo che l’autrice è laureata in storia ad Oxford e unisce la capacità narrativa agli strumenti propri dello storico, l’obbiettività, l’autenticità e l’amore per il vero. Tutto dosato con leggerezza e senza saccenteria. Se volete sapere qualcosa di più della trama posso dirvi che la storia è ambientata a Firenze nel 1482. La bella Luciana Vetra, cortigiana richiesta anche come modella da Botticelli per impersonare Flora ne La primavera come si usava fare in quei tempi dove a volte anche il volto di una Madonna poteva nascondere i tratti di una prostituta, subisce un piccolo sopruso non venendo pagata dal maestro per la sua prestazione. Per ripicca, e per rifarsi del tempo speso a posare, in cambio del pagamento mancato ruba un disegno preparatorio della primavera. Da quel momento Luciana sarà al centro di un inseguimento da parte di loschi figuri decisi a tutto per rimpossessarsi del disegno e aiutata da un novizio, il solo di cui possa fidarsi, girerà tutta l’Italia prima di comprendere che l’enigma è risolto con il quadro. Colpi di scena, agguati, rocambolesche fughe, efferati omicidi, sono all’ordine del giorno e rendono la storia particolarmente vivace e movimentata. Da non perdere, consigliatissimo anche da un’ amante di hard boiled. Traduzione di Claudia Lionetti

:: Intervista a Paul David Brazill

5 novembre 2011

Ciao Paul. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. Chi è Paul D Brazill? Punti di forza e di debolezza.

Il mio più grande difetto è che sono pigro e non faccio oggi quello che posso rimandare a domani. La mia più grande forza è che non ho illusioni su me stesso, ma a dire il vero può anche essere una debolezza, ovviamente.

Raccontaci qualcosa del tuo background, dei tuoi studi, della tua infanzia.

Sono di Hartlepool, nel nord est dell’Inghilterra. La mia famiglia proviene dalla classe operaia, ho due fratelli, e due sorelle, tutti più grandi di me. Ho lasciato la scuola a sedici anni ma non ho trascorso molto tempo lì prima di allora. Ho cambiato casa un sacco di volte quando ero un bambino.

Che lavori hai svolto in passato?

Ho lavorato come impiegato in una fabbrica nei docks, sono stato consulente immobiliare e ho lavorato in un negozio di giocattoli e in un negozio di dischi di seconda mano.

Quando hai capito che volevi diventare scrittore?

Ero solito scrivere già da bambino e ho cullato questa idea tutta la mia vita ma non ho mai voluto fare il primo passo vero e proprio. Fino a tre anni fa, cioè.

Quali sono le qualità tipiche di un buon scrittore?

Volerlo fare, suppongo. La perseveranza e la pazienza, forse.

Cosa ti ha fatto decidere di iniziare a scrivere gialli?

Ho cominciato a scrivere di persone che ho conosciuto e di situazioni che mi sono accadute e le ho vestite con abiti che li hanno fatti sembrare come romanzo poliziesco. Sembra naturale.

Chandler o Hammett?

Chammett.

Chi sono i tuoi scrittori preferiti? Da chi ti senti maggiormente influenzato?

Beh, ultimamente, alcune persone hanno confrontato le mie storie con quelle di Damon Runyon, e sicuramente credo che sia vero. Bukowski, anche. Vonnegut. Elmore Leonard, Highsmith. Joe R Lansdale. Kinky Friedman. Christopher Brookmyre. .. Alcuni autori che ho scoperto poco tempo fa come Charlie Williams, Dave Zeltserman, Tony Black, Jake Arnott.

Raccontaci qualcosa del tuo debutto. La tua strada per la pubblicazione. Hai ricevuto molti rifiuti?

Sai, non ho avuto troppo rifiuti – e quelli che ho avuto erano ben meritati e mi hanno aiutato.

Puoi dirci qualcosa dei tuoi libri? Quale è il tuo racconto preferito?

Beh, ho scritto una storia chiamata Guns Of Brixton, che era in The Mammoth Book Of Best British Crime l’ho trasformata in una novella che è attualmente in stampa con Pulp, e dovrebbe essere divertente. E nonostante sia un po ‘ruvida intorno ai bordi, credo che Brit Grit sia una collezione abbastanza buona, per la maggior parte.

Qual è stata la parte più faticosa durante la scrittura?

Beh, sono così facilmente distratto …

Parlaci di una tua giornata tipo da scrittore.

Per me scrivere è un piacere non un lavoro e come la maggior parte dei miei piaceri, prima passo periodi di grande attività  e poi perdo interesse per un po’. Quindi non seguo una routine, ho paura. Non sono certamente un buon esempio per gli aspiranti scrittori!

Cosa stai leggendo in questo momento?

Ho da poco finito Knockemstiff di Donald Ray Pollock, Katja From The Punk Band di Simon Logan e l’antologia the Pulp Ink & Deadly Treats. Tutti eccellenti. Sto leggendo Val McDermid The Retribution e Nazione Noir. Poi inizierò molto presto di Keith Rawson, The Chaos We Know, e  i nuovi romanzi di Nick Quantrill e Ian Ayris che sono appena usciti.

Che ruolo ha Internet, nella tua scrittura? Cosa ne pensi dell’editoria elettronica?

Beh, rende la vita più facile e ti fa sentire come se fossi qualcuno, quando non lo sono! E ‘solo parte della maggior parte degli aspetti della vita di oggi, però, non è vero? E l’ editoria elettronica  andrà di pari passo con l’editoria tradizionale, suppongo.

Quali cambiamenti hai notato nel mondo della fiction da quando hai iniziato a scrivere?

Solo alcune cose fastidiose nell’ e-publishing, che sembrano tenere alcune persone sulle punte delle dita!

Ti piacerebbe venire in Italia per presentare i tuoi libri?

Se mai presenterò un libro tradotto in italiano, sarò lì!

Quando uscirà il tuo prossimo libro in Italia?

Per quanto ne so, non ci sono piani di tradurre uno dei miei libri in italiano, che è un peccato. Tuttavia, alcune delle storie nella serie  Drunk On Moon potranno essere tradotte in altre lingue.

Parlaci un po’ di You Would Say That, Wouldn’t You?

Ho creato il blog You Would Say That, Wouldn’t You? prima che iniziassi  a scrivere. Soprattutto come luogo di collegamento tra le storie he avevo trovato in rete. Ora ospito sul blog, interviste e ogni sorta di assurdità.

Hai un agente letterario?

No! Non sono nel loro campionato!

Infine, l’inevitabile domanda: a cosa stai lavorando ora?

Sto terminando Brit Grit Book Two. Si tratta di un’antologia di racconti di alcuni dei migliori e più promettenti scrittori britannici di crime. Spero di fare un altro paio di volumi, anche. Ho appena iniziato un romanzo con protagonista una coppia di criminali che sono apparsi in alcune delle mie storie. E alcune storie più brevi.

:: Recensione di Tu sei il male di Roberto Costantini

3 novembre 2011

Ho iniziato la lettura di Tu sei il male piuttosto scettica, in primo luogo per la voluminosità del tomo circa 700 pagine e poi per il grande battage pubblicitario che l’ ha preceduto che non so a voi ma a me fa l’effetto contrario, però una vocina mi diceva se Marco Piva del sito Corpi Freddi ne parla con tanto entusiasmo c’è dell’arrosto oltre che il fumo e a mia memoria non ricordo nessun libro consigliato dal Killer mantovano che mi abbia deluso. Perciò ho inforcato metaforicamente gli occhiali e mi sono buttata nella lettura. Le vicende narrate in Tu sei il male si svolgono a Roma nell’arco di alcuni anni e ci portano nel cuore del potere e della ricchezza, un cuore malato, nero, fatto di corruzione, compromessi, vizi e ben poche virtù. Protagonista assoluto è un poliziotto il giovane commissario Michele Balistreri nella prima parte, che invecchierà, maturerà, cambierà nel tempo e mai mi era successo di iniziare un romanzo con un personaggio anche antipatico, raccomandato, giocatore d’azzardo, puttaniere, violento, ex militante dell’estrema destra e terminarlo con un altro profondamente mutato, umano, saggio, onesto, pronto a scontrasi con i poteri forti pur di far emergere la verità e la giustizia. La capacità dell’autore di far crescere il suo personaggio strato su strato, come tante pennellate di colore che si sovrappongono è sinceramente la caratteristica che mi ha più colpito ma no solo, c’è anche una altro cosa piuttosto insolita, è quel piegare la cronaca ad un’economia superiore caratteristica della vera letteratura. Tu sei il male non è un romanzo usa e getta, non solo perché è scritto bene e questo è sicuramente un merito che fa la differenza, ma perché induce a riflettere sul nostro mondo, sui privilegi che ad alcuni sono concessi mentre altri devono lottare tra precariato, e disperazione. Il nostro paese è una repubblica che si basa sui privilegi e in questo libro questa terribile verità emerge in tutta la sua drammaticità, auto blu, pensioni d’oro a politici, sottosegretari, porta borse, nobili e clero che ancora fanno il bello e il cattivo tempo come nella Francia pre rivoluzionaria. Ma torniamo alla trama. Tutto inizia nell’estate del 1982, i televisori di tutta Roma sono sintonizzati sulla storica finale dei Mondiali di Calcio in cui l’Italia sconfisse 3 a 1  la Germania Ovest quando viene uccisa una ragazza, Elisa Sordi, una brava ragazza senza grilli per la testa tanto bella quanto lontana da qualsiasi ombra. Al commissario Balistreri spetta un’ indagine di tutto riposo, un’ indagine dove è bene non pestare i piedi ai ricchi e ai potenti, a politici e cardinali, un’ indagine che è più prudente chiudere come un caso irrisolto quando i sospetti portano ad un vicolo cieco. Passano gli anni e il fantasma di Elisa Sordi accompagna il nostro protagonista mentre fa carriera e si adagia nei meccanismi che regolano la vita, anche se qualcosa, un tarlo, una necessità scava gallerie e porta Balistreri a riaprire l’indagini quando la madre della ragazza si suicida inspiegabilmente e poi altre ragazze vengono uccise e tutto porta a credere che ci sia un serial killer in circolazione, un serial killer che forse poteva essere fermato allora tanto tempo fa. Non sarà così facile, il primo colpevole ha un alibi inossidabile, l’assassino che si muove nell’ombra ha una rete di protezioni più tenace di quanto si pensi. Ma Balistreri è un uomo nuovo, non ha più intenzioni di arrendersi vuole fermare il male, i mandanti, i veri colpevoli. Roberto Costantini, l’autore che nella sua vita ha fatto ben altro che scrivere da inizio con Tu sei il male a una trilogia che se mantiene le promesse ha davvero le carte in regola per scavarsi un cuneo nella storia del poliziesco made in Italy. Un prodotto nostrano, profondamente italiano, che fotografa la nostra società con impietosa obbiettività. Da principio il caso di Elisa Sordi mi ha fatto pensare alla scomparsa di Emanuala Orlandi, stesse modalità, l’ombra del Vaticano sullo sfondo o al caso di Simonetta Cesaroni e non è detto che anche l’autore non ci abbia pensato o ne abbia tratto fonte di ispirazione, questa commistione tra cronaca e fantasia mi ha portato a riflettere che molto spesso la letteratura precorre la realtà e che molte chiavi di lettura di crimini inventati aiutano a risolvere crimini veri. E questa sensazione mi ha accompagnato per tutto il libro, come un presentimento, un presagio. Spiazzante il finale, mezzo colpo di scena, mezza drammatica inevitabilità delle cose. Se devo essere proprio sincera mentre facevo le mie congetture da buona appassionata di soluzione di enigmi ci ho pensato che gli unici colpevoli non potevano che essere loro, ma leggendolo nero su bianco un senso di frustrazione mi ha colto lo stesso e mi ha fatto concordare con l’autore che molto spesso il vero colpevole non è chi commette materialmente un delitto ma chi agisce nell’ombra. Ora spero di non avervi ingarbugliato le idee perché nel libro tutto è lineare, concatenato ed escogitato al secondo. Ora non mi resta che augurarvi buona lettura e dirvi come sempre che aspetto i vostri commenti.

:: Intervista con Carlo Mazza

16 ottobre 2011

Ciao Carlo. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. Chi è Carlo Mazza? Punti di forza e di debolezza.

Carlo Mazza è nato a Bari il 26 marzo 1956 e di professione fa il bancario, da più di trent’anni. E’  sposato e ha due figli ancora studenti. Ha svolto attività politica e ha fatto parte delle istituzioni (presidente della commissione cultura in un consiglio di circoscrizione di Bari). L’unico allontanamento da Bari è dipeso dal servizio militare: ufficiale di complemento (1977) dell’Esercito, destinato quale specialista di amministrazione presso la Legione Carabinieri di Bolzano. Chi sono? Un uomo dall’aria mite  ma profondamente irrequieto, con i pensieri sempre in movimento, intento a studiare le parole e i gesti degli altri, desideroso di comunicare ed ispirato solo dalla meditazione solitaria e da un buon sigaro.

Raccontaci qualcosa del tuo background, dei tuoi studi, della tua infanzia.

Mio padre aveva un banco al mercato, vendeva mozzarelle. Io d’estate lo aiutavo. Ho fatto le scuole tecniche, sono ragioniere, in seguito mi sono laureato in Scienze Politiche (110 e lode), ma avrei voluto fare il professore di belle arti oppure lo scrittore. Il desiderio di dedicarmi all’arte figurativa o alla scrittura mi è sempre rimasto nel cuore, ma Bari è città levantina, commerciale, gli artisti sono considerati con un vago sospetto. Da giovane sono stato quasi un anno tra i carabinieri, li ho osservati… ho giocato a pallone con ragazzotti prepotenti e li ho visti divenire boss spietati… ho praticato la politica e ho conosciuto qualche persona per bene ma anche una moltitudine di  cialtroni… ho conosciuto docenti universitari scoraggiati e pessimisti ma con una rabbia indomita verso le iniquità (quanti valorosi De Marinis nelle Università del Sud!)… ho visto progressivamente scomparire la tensione verso il vero e verso la bellezza…

Sei del 56 quindi nella tua vita prima di scrivere hai fatto altro. Parlaci della tua vita precedente, il tarlo della scrittura era già presente o è una scoperta recente?

In passato ho svolto attività teatrale, coordinando gruppi di amatori, per puro piacere, senza alcun assillo di fama e celebrità. Ho scritto anche dei testi teatrali, di cui uno pubblicato dalla Ecumenica Editrice su iniziativa dell’Arcidiocesi di Bari-Bitonto, un dramma sulla vita di santa Rita da Cascia, interpretata nella sua quotidianità (“Il silenzio e le rose”).

Parlaci del tuo esordio,  come è andata?

Ho scritto, ho inviato la bozza ad alcune case editrici e una mi ha risposto. Tutto qui. Credo ci sia stata una decisiva coincidenza tra le caratteristiche del mio romanzo e ciò che cercava la e/o. Il mio libro ha inaugurato una nuova collana di testi di denuncia sociale, “Sabot/Age”. L’altro romanzo che esce assieme al mio è il coinvolgente “La ballata di Mila” di Matteo Strukul.

Lupi di fronte al mare, ospitato nella collana di Sabot/ age Edizioni E/O è il tuo romanzo d’esordio, un romanzo decisamente anomalo nel panorama letterario italiano. Quanto ti è costato scriverlo in termini di coinvolgimento e di impegno personale?

Non è stato semplice, il tempo è sempre poco. Per un certo periodo, ho letto con molto interesse libri e quotidiani, in modo da comprendere quali fossero i punti di snodo dei “meccanismi” della corruttibilità. Circa gli aspetti più tecnici, ho lavorato con scrupolo (per esempio, colloqui con un avvocato penalista per valutare reati e pene descritti nella trama, valutazioni da parte di un maggiore dei carabinieri circa alcune particolarità dell’ambiente militare, incontro con un’équipe di anatomopatologi per il capitolo 54 pagg. 349/351 del testo editato…). Un altro aspetto faticoso è stata la dicotomia nel modo di parlare delle persone, con un doppio registro tra l’eloquio pubblico, sempre formale e qualche volta addirittura aulico (i discorsi di Spadaro), e quello privato, rozzo e diretto, cartina di tornasole del vuoto pneumatico che caratterizza alcuni protagonisti.

Quali sono i tuoi maestri letterari, c’è uno scrittore in particolare a cui dedicheresti ipoteticamente il tuo libro?

Italo Svevo, con la sua “La coscienza di Zeno”, che diventa più attuale ogni anno che passa. E poi: Berto (“Il male oscuro”), Pavese (“La luna e i falò”), Joyce (“The dead”), Garcia Marquez (“L’amore ai tempi del colera”), Carver (i racconti di “Cattedrale”, che hanno ispirato l’Altman di “America oggi”). Tra gli italiani, leggo anche Sciascia e Ammaniti, poi Saviano e Carlotto. Per ispirarmi, qualche volta rifletto sui dialoghi di “Addio alle armi” di Hemingway.
Amo il cinema e ho scritto il romanzo come se scrivessi la sceneggiatura di un film e immaginando che ad interpretare i ruoli fossero: Fabrizio Bentivoglio (Bosdaves); Sergio Rubini (Spadaro); Laura Morante (Irene); Valentina Lodovini (Martina). Addirittura, descrivendo Spadaro, avevo davanti agli occhi una foto di Rubini (Capitolo 49, pag. 311 del romanzo).

Parli di sanità, un tema delicato. Mi viene subito in mente lo scandalo della sanità in Abruzzo, e il nome di Angelini. Quanto incide la cronaca di questi anni nel tuo romanzo?

Le storie di sanità sembrano riconducibili a innumerevoli casi concreti perché, nei loro passaggi fondamentali, si assomigliano un po’ tutte. Ma il mio è solo un romanzo, che tuttavia ha l’ambizione di restituire in modo credibile il clima di una città e, forse, la realtà di un intero Paese.

La tua Bari è davvero una città così noir? Parlaci delle sue bellezze dei suoi lati positivi.

Premesso che nel mio romanzo la città non fa da sfondo ma è la protagonista, credo che non ci sia  una città più “noir” di Bari: crocevia dei traffici con l’Est europeo (legali e illegali), ponte tra Oriente e Occidente (abbiamo una Chiesa Russa!), territorio lacerato dalla microcriminalità (giovani leve dalla pistola facile), quartieri sottoposti al dominio della malavita, aspirazioni egemoniche della Sacra Corona Unita. La bellezza della città? E’ soprattutto nei suoi abitanti, espressione di un vertiginoso ossimoro, perché riuniscono cinismo e slanci, disincanto e passione. E poi c’è il mare, certo. Senza di esso Bari non avrebbe senso.

In ogni romanzo c’è sempre un filo conduttore, un’ idea da cui scaturiscono le altre. Per Lupi di fronte al mare quale ‘è ?

Ho incubato a lungo il romanzo, perché contiene un assunto fondamentale verso cui provo un istintivo pudore: la potenza dei sentimenti come forza che contrasta l’appiattimento del malaffare e il precipizio dei valori. Poi la visione di un film come “Le conseguenze dell’amore” (Paolo Sorrentino) mi ha incoraggiato. Il punto è questo: come si può combattere il malaffare? Con un modo diverso di fare politica? Con la giustizia? La mancata abolizione delle province ha chiarito definitivamente l’incapacità della politica di auto-riformarsi, in quanto alla via giudiziaria, qualche giorno fa il c.d. processo “Gomorra”, quello contro gli industriali del Nord che scaricavano il loro rifiuti tossici in Campania, è finito in prescrizione. Al dunque! Se il malaffare nasce dal desiderio di potere, in definitiva dalla vanità o dal narcisismo, ebbene non è arrivato il momento di scavare in questo desiderio di dominio, di comprenderlo appieno, nei suoi aspetti persino antropologici? Le passioni, evocate nel titolo dalla forza del mare, possono scardinare il sistema: nel romanzo, si pensi all’attrazione di Sansipersico per la badante romena; alla passione di Varechine per Maravenié, che porta l’uomo a ricercare l’amicizia di Cikkeciakke; alla determinazione con cui la giornalista Martina svolge le indagini, perché intende ottenere la stima e l’affetto del capitano…

Per concludere vorrei esprimerti la mia riconoscenza per la tua disponibilità. Potresti fare qualche anticipazione sui tuoi progetti futuri?
Vorrei scrivere il secondo romanzo di un’ipotetica trilogia, con protagonista il capitano Bosdaves, con una trama ambientata a Bari ma di contenuto diverso: penso all’alluvione della Cava di Maso, uno dei più grandi disastri ecologici europei degli ultimi anni, avvenuto di fronte a casa mia.