“Sono a Riccione, in un residence di fronte al porto turistico. Sono qui per scrivere le mie memorie di 25 anni. A Riccione è iniziato tutto. Non è vero, qui c’è stato uno dei miei inizi… O forse è iniziato tutto quando mi sono trovato di fronte all’Estasi di santa Teresa del Bernini…”
Quando e in che modo tutto ebbe inizio? Questa è la domanda di apertura della storia di vita di Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti.
Tale dubbio potrebbe essere svelato: forse l’avventura incominciò con un incontro molto particolare.
Lorenzo era solo un bambino quando partecipò ad una gita scolastica nella città di Roma, l’opera che vide era una scultura di Gian Lorenzo Bernini.
La scultura è la famosissima “Transverberazione di Santa Teresa d’Avila” e lui stesso scrive di aver pensato per giorni all’energia che l’opera sprigionava. Inconsciamente forse, il nome Teresa fu per lui di forte ispirazione infatti, molti anni dopo, lo scelse come nome di battesimo per sua figlia.
Nel 1600 il cardinale Federico Cornaro decise di affidare la realizzazione della cappella funeraria della propria famiglia all’interno della chiesa di Santa Maria della Vittoria a Roma, al grande Gian Lorenzo Bernini. Il Bernini realizzò una delle sue più belle e intese opere barocche. Lo scultore fece realizzare una finestra alle spalle dell’opera in modo da ottenete un ingresso di luce che si riflette dall’alto e che crea un effetto palcoscenico per ottenere maggiore enfasi ed effetto teatrale. Come non collegare questo altro elemento al nostro Lorenzo? Lui ci vivrebbe su di un palcoscenico.
L’ultima sorprendente analogia tra l’opera e Lorenzo è la seguente. Avete presente la scultura? La santa in estasi ha il viso sollevato verso un cherubino dal viso dolcissimo.
Se si crede ai segni del destino, questo non può essere che un inizio.
La scrittura di Lorenzo è semplice, ma efficace. Con estrema facilità riesce a coinvolgere il lettore nelle sue esperienze di vita più importanti, e lo trascina nel profondo della sua essenza. E’ Lorenzo che parla in prima persona e che racconta, con la sua straordinaria energia, tutte le esperienze più significative della sua vita: l’affetto verso la famiglia d’origine, le scelte lavorative rischiose, il successo, i viaggi, l’incontro con la moglie e la nascita della figlia. E poi naturalmente la musica. Le pagine suonano al ritmo delle sue più famose canzoni.
Ma la musica, sebbene sia l’universo che spinge l’artista all’espressione massima del suo io, non è tutto.
Lorenzo si mette a nudo e racconta ciò che più lo ha cambiato nella sua ricchissima esistenza: il viaggio in Sudamerica e Sudafrica, l’amicizia con i colleghi, l’affetto delle persone, il dolore per l’improvvisa morte del
fratello, l’impegno politico, la malattia della mamma, la relazione con la sua compagna. E’ estremamente interessante come usa rivolgersi alla moglie: utilizza l’articolo davanti al nome, lo fa sapendo di commettere un errore grammaticale ma si prende questa licenza per sottolineare in modo molto romantico
l’importanza della persona in questione, non è una Francesca qualunque, è” La Francesca” : lei ,l’unica Francesca che lui possa amare, l’unica che possa stare al suo fianco, il completamento della sua persona.
Lorenzo appare come un uomo che ha saputo mantenere l’umiltà del cuore e che sa ancora sorprendersi davanti alle bellezze che la vita gli propone.
Il suo messaggio arriva forte e chiaro: il suo “pensiero positivo” e il suo affidarsi alla vita sono il suo più grande successo.
Gratitudine, quindi, a Lorenzo per aver aperto la sua anima e per averci donato la poesia del suo cuore.
Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti, nasce a Roma nel 1966, terzo di quattro fratelli. Inizia giovanissimo la sua esperienza lavorativa come dj a Roma, approda a Milano e, diventa in pochi anni, con la sua musica ed il suo modo inconfondibile di “narrare ” le canzoni uno dei più famosi artisti italiani conosciuti in tutto il mondo.
I giorni chiari di Zsuzsa Bánk è un romanzo corale nel quale tutti i personaggi sono protagonisti di questo lungo film temporale della vita. Aja, Evi e Zigi, Seri, Karl e le loro famiglie sono i tanti personaggi principali di questa umana vicenda ambientata nella Germania degli anni’60. Qui, dopo un lungo periodo di pellegrinaggio, troveranno riparo Aja ed Evi. La casa dove madre e figlia vivono è nella periferia di uno sperduto villaggio di campagna. Non è un’abitazione di lusso, anzi è povera, ha gli infissi rotti e non esistono serrature alle porte e al cancello, ma questa miseria alle due giovani donne non importa, perché per Aja e sua madre ciò che conta è il solido legame d’amore che le unisce, così profondo che nulla sembra poterlo scalfire. Manca solo Zigi, il padre vagabondo, sempre in giro per il mondo a far conoscere la sua arte circense per guadagnare qualche soldo da spedire alle donne della sua vita. Lui ogni tanto torna a casa, ma per la maggior parte del tempo è in viaggio e ad Aja rimangono fitte lettere provenienti da ogni parte del globo che la madre analfabeta guarda solo senza poterle leggere. Accanto ad Aja, vittima di un brutto incidente che le lascerà segni indelebili nel corpo e nell’anima, compaiono due suoi amici: Seri e Karl. Come la protagonista, i due ragazzini hanno subìto dei traumi infantili che segneranno per sempre la loro esistenza. Seri è rimasta orfana di padre, morto all’improvviso, mentre Karl ha assistito impotente alla scomparsa del fratello salito su un’automobile e mai più tornato a casa. Accanto a loro ci sono quelle madri e quei padri che traumatizzati da ciò che è accaduto ai figli, faticano a vivere la vita in modo tranquillo. Evi è ossessionata dalla paura che ad Aja possa accadere un nuovo infortunio, la madre di Seri rimasta vedova farà di tutto per aiutare Evi a dare una degna esistenza alla figlia, il padre di Karl, dopo la scomparsa del figlio, si chiuderà sempre più in sé stesso, recidendo i legami con i familiari e con la società. I giorni chiari del titolo, corrispondenti ai momenti di intensa felicità e spensieratezza provata dai protagonisti durante la loro esistenza, fanno del libro della Bánk un romanzo di formazione, nel quale attraverso un lungo viaggio dal passato al presente scopriamo da cosa è stata caratterizzata la via di Aja e dei suoi amici. I tre ragazzi sono sì molto diversi tra loro, ma la rivelazione di alcune verità riguardanti il loro vissuto li renderà simili, tanto che tra loro si instaurerà un’amicizia così profonda e solidale che nemmeno il peggior ostacolo riuscirà a intaccarla. La voce narrante è quella di Seri e ci porta dentro al mondo di Aja dove lei stessa ha vissuto. Pagina dopo pagina si accumulano in una piacevole sequenza i ricordi, i traumi, le verità dolorose e le importanti prese di coscienza che hanno fatto diventare adulti i tre compagni, permettendogli di trovare il loro posto nel mondo, senza mai dimenticare i sacrifici compiuti da chi li ha messi al mondo e cresciuti. Il romanzo della Bánk attua una vera e propria indagine sull’importanza dei legami tra amici e tra genitori e figli, dimostrando quanto le verità nascoste, una volta venute a galla possono cambiare per sempre l’atteggiamento verso la vita di chi le ha scoperte. I giorni chiari sono quelli dell’infanzia, sono spogli da qualsiasi dubbio e preoccupazione, essi sono momenti di pura felicità che dovranno confrontarsi e fare i conti con le disillusioni, il dolore e le incomprensioni che l’età adulta porta in dote.
Trad. a cura di Margherita Podestà Heir
Dicono che leggere sia il cibo per la mente, ed è vero, ma secondo me leggere è anche un modo per viaggiare in epoche e mondi tutti nuovi da conoscere e scoprire. E la cosa bella della lettura è che non c’è nessun limite di età e nemmeno di genere, perché ogni persona adulta o bambina che sia può, anzi ha il diritto di leggere quello che desidera e incuriosisce. Leggere è fin dall’infanzia un atto di piacere e per far riscopre l’importanza della Letteratura per bambini è nata l’ICWA (Italian Children’s Writers Association) che troverete al seguente indirizzo
Non conosco il rapporto tra fratelli in quanto sono figlia unica. Da piccola non ho mai sofferto la mancanza di altri bimbi in casa, anzi mi sentivo una privilegiata, tutte le attenzioni erano rivolte a me soltanto. Crescendo invece, durante la fase dell’adolescenza, spesso invidiavo le mie amiche che avendo fratelli o sorelle più grandi godevano di maggiori libertà, rispetto a me invece, che dovevo lottare in solitudine per aggirare i divieti imposti dai miei genitori.
La casa editrice romana Edizioni della Sera bandisce il suo primo premio letterario: “Narratori della Sera” dedicato ad opere di narrativa, esclusa fantasy e gialla. Ai primi due classificati verrà proposto un contratto di pubblicazione, al terzo una targa di partecipazione.
Esce oggi nei cinema italiani, Il Paradiso degli Orchi, diretto da Nicolas Bary con Raphael Personnaz, Bérénice Bejo e Emir Kusturica, tratto dall’omonimo romanzo di Daniel Pennac. Stavo proprio pensando di inaugurare una rubrica che parlasse di cinema e letteratura, ovvero dei film tratti dai romanzi e questo post mi da la possibilità di iniziare. Vi rimando alla recensione del libro di Diego Di Dio
Il giorno che la presero la prima volta, aveva sognato le ninfee. La calura dell’estate le si appiccicava addosso, e Salomè attribuì quel sogno al fatto che presto i bei gigli d’acqua avrebbero chiuso i petali per arrivare al mare.
Esce il 26 novembre il nuovo libro di Maurizio de Giovanni, Buio. Per i bastardi di Pizzofalcone:
Traduzione di Maurizia Balmelli
La pubblicità di un noto snack di qualche anno fa recitava: “C’è sempre qualcosa dietro”, ed è quello che ho pensato pagina dopo pagina, mentre leggevo il nuovo giallo di Gianni Simoni, Chiuso per lutto, edito da Tea. Direi che il genere preciso al quale ricondurre il libro con le indagini del giudice in pensione Petri e dell’amico ispettore, mancato pensionato, Miceli è il togato ambiente del legal thriller. Il libro ha un ritmo incalzante e si svolge su due piani. Da un lato, c’è il piano che fa da cornice e rigurda la difficile situazione del commissario Miceli, il quale a causa di un errore di calcolo degli anni lavorativi dovrà, come indicato in una lettera ricevuta dal Ministero, rimandare di un anno il pensionamento e si troverà alle prese con la convivenza e collaborazione con il nuovo commissario: Grazia Bruni. L’altro piano, quello che ci trascina e ci coinvolge portandoci accanto a Petri, è l’indagine per la risoluzione di due efferati casi di omicidio a Brescia. Le vittime brutalmente assassinate sono un macellaio e un anziano professore. Petri li conosceva entrambi. Dal venditore di carne il giudice andava ogni giorno per comprare tagli più o meno pregiati e salutare l’avvenente moglie dell’uomo. Con il secondo, l’amicizia era nata da poco, dopo essersi incrociati in alcune occasioni nello stesso negozio del macellaio. L’ex giudice in pensione si lascerà coinvolgere sempre più nelle indagini e nella caotica sequenza di eventi dove intrighi, tresche amorose, ritorsioni private, possibili tradimenti e sensi di colpa dovranno essere riordinati come le tessere di un puzzle, per capire se tra i due delitti ci siano legami e cosa li abbia scatenati. In un primo momento gli indizi sembrano condurre chi indaga verso un colpevole preciso, ma piccoli fatti quotidiani, parole e gesti mettono in crisi ogni certezza degli investigatori. Petri vuole capirci qualcosa e decide di continuare la ricerca del colpevole, perché sente un bisogno necessario di comprendere la dinamica degli omicidi. Simoni fornisce a tutti i personaggi presenti – dalle vittime ai carnefici, fino agli ispettori – una dimensione psicologica dalla quale emergono le contorte macchinazioni che animano le menti umane e che spesso portano le persone, comprese quelle che sembrano le più indifese e insospettabili, a compiere gesti impensabili. A rendere serrata e claustrofobica la caccia all’assassino e a incupire l’animo di Petri ci pensa Brescia, la città di ambientazione, che in Chiuso per lutto è permeata in modo costante dalla pioggia, da un’umidità che si insidia ovunque mescolando le prove e da un pungente gelo che penetra nei cuori delle persone indurendole, fino a renderle insensibili al dolore. L’umanità presente in questo legal thriller è ambigua, caratterizzata in alcuni casi da una doppia personalità che vive in corpi unici, nei quali, in alcuni casi, la parte più tetra e cupa prende il sopravvento, portando l’uomo o la donna comune a diventare un brutale carnefice. Chiuso per lutto è un giallo ad alta tensione, scorrevole e dinamico, nel quale il giudice Petri nonostante la pensione e la lunga carriera lavorativa non smetterà mai di stupirsi nello scoprire – per l’ennesima volta – che le persone non sempre sono quello che a prima vista sembrano.
Ciao Camilla. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuta su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. Chi è Camilla Läckberg? Punti di forza e di debolezza.
























