Archive for the ‘Uncategorized’ Category

:: Recensione di Gratitude di Lorenzo Cherubini (Einaudi, 2013) a cura di Valeria G.

27 novembre 2013

gratitude“Sono a Riccione, in un residence di fronte al porto turistico. Sono qui per scrivere le mie memorie di 25 anni. A Riccione è iniziato tutto. Non è vero, qui c’è stato uno dei miei inizi… O forse è iniziato tutto quando mi sono trovato di fronte all’Estasi di santa Teresa del Bernini…”

Quando e in che modo tutto ebbe inizio? Questa è la domanda di apertura della storia di vita di Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti.
Tale dubbio potrebbe essere svelato: forse l’avventura incominciò con un incontro molto particolare.
Lorenzo era solo un bambino quando partecipò ad una gita scolastica nella città di Roma, l’opera che vide era una scultura di Gian Lorenzo Bernini.
La scultura è la famosissima “Transverberazione di Santa Teresa d’Avila” e lui stesso scrive di aver pensato per giorni all’energia che l’opera sprigionava. Inconsciamente forse, il nome Teresa fu per lui di forte ispirazione infatti, molti anni dopo, lo scelse come nome di battesimo per sua figlia.
Nel 1600 il cardinale Federico Cornaro decise di affidare la realizzazione della cappella funeraria della propria famiglia all’interno della chiesa di Santa Maria della Vittoria a Roma, al grande Gian Lorenzo Bernini. Il Bernini realizzò una delle sue più belle e intese opere barocche. Lo scultore fece realizzare una finestra alle spalle dell’opera in modo da ottenete un ingresso di luce che si riflette dall’alto e che crea un effetto palcoscenico per ottenere maggiore enfasi ed effetto teatrale. Come non collegare questo altro elemento al nostro Lorenzo? Lui ci vivrebbe su di un palcoscenico.
L’ultima sorprendente analogia tra l’opera e Lorenzo è la seguente. Avete presente la scultura? La santa in estasi ha il viso sollevato verso un cherubino dal viso dolcissimo.
Se si crede ai segni del destino, questo non può essere che un inizio.
La scrittura di Lorenzo è semplice, ma efficace. Con estrema facilità riesce a coinvolgere il lettore nelle sue esperienze di vita più importanti, e lo trascina nel profondo della sua essenza. E’ Lorenzo che parla in prima persona e che racconta, con la sua straordinaria energia, tutte le esperienze più significative della sua vita: l’affetto verso la famiglia d’origine, le scelte lavorative rischiose, il successo, i viaggi, l’incontro con la moglie e la nascita della figlia. E poi naturalmente la musica. Le pagine suonano al ritmo delle sue più famose canzoni.
Ma la musica, sebbene sia l’universo che spinge l’artista all’espressione massima del suo io, non è tutto.
Lorenzo si mette a nudo e racconta ciò che più lo ha cambiato nella sua ricchissima esistenza: il viaggio in Sudamerica e Sudafrica, l’amicizia con i colleghi, l’affetto delle persone, il dolore per l’improvvisa morte del
fratello, l’impegno politico, la malattia della mamma, la relazione con la sua compagna. E’ estremamente interessante come usa rivolgersi alla moglie: utilizza l’articolo davanti al nome, lo fa sapendo di commettere un errore grammaticale ma si prende questa licenza per sottolineare in modo molto romantico
l’importanza della persona in questione, non è una Francesca qualunque, è” La Francesca” : lei ,l’unica Francesca che lui possa amare, l’unica che possa stare al suo fianco, il completamento della sua persona.
Lorenzo appare come un uomo che ha saputo mantenere l’umiltà del cuore e che sa ancora sorprendersi davanti alle bellezze che la vita gli propone.
Il suo messaggio arriva forte e chiaro: il suo “pensiero positivo” e il suo affidarsi alla vita sono il suo più grande successo.
Gratitudine, quindi, a Lorenzo per aver aperto la sua anima e per averci donato la poesia del suo cuore.

Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti, nasce a Roma nel 1966, terzo di quattro fratelli. Inizia giovanissimo la sua esperienza lavorativa come dj a Roma, approda a Milano e, diventa in pochi anni, con la sua musica ed il suo modo inconfondibile di “narrare ” le canzoni uno dei più famosi artisti italiani conosciuti in tutto il mondo.

:: Recensione di I giorni chiari, Zsuzsa Bánk, (edizioni BEAT, 2013) a cura di Viviana Filippini

22 novembre 2013

i_giorni_chiariI giorni chiari di Zsuzsa Bánk è un romanzo corale nel quale tutti i personaggi sono protagonisti di questo lungo film temporale della vita. Aja, Evi e Zigi, Seri, Karl e le loro famiglie sono i tanti personaggi principali di questa umana vicenda ambientata nella Germania degli anni’60. Qui, dopo un lungo periodo di pellegrinaggio, troveranno riparo Aja ed Evi. La casa dove madre e figlia vivono è nella periferia di uno sperduto villaggio di campagna. Non è un’abitazione di lusso, anzi è povera, ha gli infissi rotti e non esistono serrature alle porte e al cancello, ma questa miseria alle due giovani donne non importa, perché per Aja e sua madre ciò che conta è il solido legame d’amore che le unisce, così profondo che nulla sembra poterlo scalfire. Manca solo Zigi, il padre vagabondo, sempre in giro per il mondo a far conoscere la sua arte circense per guadagnare qualche soldo da spedire alle donne della sua vita. Lui ogni tanto torna a casa, ma per la maggior parte del tempo è in viaggio e ad Aja rimangono fitte lettere provenienti da ogni parte del globo che la madre analfabeta guarda solo senza poterle leggere. Accanto ad Aja, vittima di un brutto incidente che le lascerà segni indelebili nel corpo e nell’anima, compaiono due suoi amici: Seri e Karl. Come la protagonista, i due ragazzini hanno subìto dei traumi infantili che segneranno per sempre la loro esistenza. Seri è rimasta orfana di padre, morto all’improvviso, mentre Karl ha assistito impotente alla scomparsa del fratello salito su un’automobile e mai più tornato a casa. Accanto a loro ci sono quelle madri e quei padri che traumatizzati da ciò che è accaduto ai figli, faticano a vivere la vita in modo tranquillo. Evi è ossessionata dalla paura che ad Aja possa accadere un nuovo infortunio, la madre di Seri rimasta vedova farà di tutto per aiutare Evi a dare una degna esistenza alla figlia, il padre di Karl, dopo la scomparsa del figlio, si chiuderà sempre più in sé stesso, recidendo i legami con i familiari e con la società. I giorni chiari del titolo, corrispondenti ai momenti di intensa felicità e spensieratezza provata dai protagonisti durante la loro esistenza, fanno del libro della Bánk un romanzo di formazione, nel quale attraverso un lungo viaggio dal passato al presente scopriamo da cosa è stata caratterizzata la via di Aja e dei suoi amici. I tre ragazzi sono sì molto diversi tra loro, ma la rivelazione di alcune verità riguardanti il loro vissuto li renderà simili, tanto che tra loro si instaurerà un’amicizia così profonda e solidale che nemmeno il peggior ostacolo riuscirà a intaccarla. La voce narrante è quella di Seri e ci porta dentro al mondo di Aja dove lei stessa ha vissuto. Pagina dopo pagina si accumulano in una piacevole sequenza i ricordi, i traumi, le verità dolorose e le importanti prese di coscienza che hanno fatto diventare adulti i tre compagni, permettendogli di trovare il loro posto nel mondo, senza mai dimenticare i sacrifici compiuti da chi li ha messi al mondo e cresciuti.  Il romanzo della Bánk attua una vera e propria indagine sull’importanza dei legami tra amici e tra genitori e figli, dimostrando quanto le verità nascoste, una volta venute a galla possono cambiare per sempre l’atteggiamento verso la vita di chi le ha scoperte. I giorni chiari sono quelli dell’infanzia, sono spogli da qualsiasi dubbio e preoccupazione, essi sono momenti di pura felicità che dovranno confrontarsi e fare i conti con le disillusioni, il dolore e le incomprensioni che l’età adulta porta in dote.

Zsuzsa Bánk, nata nel 1965, dopo aver lavorato come libraia, ha intrapreso gli studi di giornalismo, scienze politiche e lettere nelle università di Mainz e di Washington. Vive a Francoforte con il marito e due figli. Il suo primo romanzo, Der Schwimmer, ha ricevuto grande consenso di critica e pubblico e numerosi premi, tra cui il Deutscher Buchpreis.

:: Recensione di L’analfabeta che sapeva contare di Jonas Jonasson (Bompiani, 2013) a cura di Michela Bortoletto

18 novembre 2013

L'analfabeta che sapeva contareTrad. a cura di Margherita Podestà Heir

Con L’analfabeta che sapeva contare sembra proprio che Jonas Jonasson sia riuscito a trovare un’ottima e gustosa ricetta per un romanzo divertente e travolgente da mangiarsi a grossi e saporiti bocconi.
Gli ingredienti? Eccoli! Prendete una ragazzina tanto intelligente quanto impertinente cresciuta a Soweto , la più grande township del Sud Africa, negli anni Settanta e amalgamatela a tutti i pregiudizi e alle tremende leggi dell’apartheid che vigevano a quell’epoca.
Aggiungete poi un fedele suddito svedese cresciuto nel secondo dopoguerra con il mito del proprio re. Mischiatelo con il sovrano in questione fino ad ottenerne un fervente repubblicano il cui unico scopo della vita sarà eliminare la monarchia svedese dalla faccia della Terra.
A parte fate fondere un ingegnere bianco e ubriacone che ha il compito di costruire un arsenale nucleare per il Sud Africa assieme a tre ragazze cinesi molto intraprendenti ma anche tanto ingenue.
Prendete poi due gemelli, nati dal suddito citato prima, che hanno lo stesso nome e dei quali sono uno è “legalmente” registrato all’anagrafe. Fateli crescere con i poster dei grandi sostenitori della Repubblica, montateli con un po’ di odio verso i sovrani regnanti e otterrete due distinte creme: un tranquillo ragazzo e un pazzo furioso che vuole continuare la missione del padre!
A quest’ultimo aggiungete una ragazzina borghese che odia tutto e tutti tranne il suddetto esemplare da manicomio.
Tagliate a rondelle due agenti del Mossad israeliano  e affettate un giovane e promettente assessore cinese assieme al suo interprete. Non dimenticatevi poi del “più grande terrorista di tutti i tempi” che otterrà il Nobel per la Pace!
Prendete poi un Primo Ministro molto impostato e un re fuori dagli schemi e discendente da quel primo sovrano che segue tutto tranne l’etichetta reale e aggiungente al tutto una bomba atomica che ufficialmente non esiste.
Se gradite potete poi sbattere il composto con della carne essiccata di Antilope e  una vecchietta di nobili origini che vive in campagna coltivando patate.
Non dimenticate infine di aggiungere un pizzico di diamanti, un camion per il trasporto di patate, un pony e una Volvo.
Amalgamate il tutto fino ad ottenere una storia ricca di colpi di scena, imprevedibile, surreale e assolutamente imperdibile.
Infornate per qualche ora, spennellate con una forte dose di umorismo e servite tiepido!
Un consiglio: gustatevelo tranquillamente a grandi fette dalla prima all’ultima pagina: non vi lascerà con un peso sullo stomaco!

Jonas Jonasson è nato in Svezia e vive a Ponte Tresa. Giornalista e consulente media, sta scrivendo il suo secondo romanzo. Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve, ai primi posti delle classifiche di vendita in Svezia per oltre un anno, è in corso di traduzione in oltre trenta paesi. È stato “Miglior libro dell’anno 2009” in Svezia; premiato dai librai svedesi con lo Swedish Book Seller Award 2009 (lo stesso che fu di Stieg Larsson) e vincitore dello Swedish Audio Prize 2009. Dal romanzo è in preparazione un film con un cast internazionale.

:: L’ICWA (Italian Children’s Writers Association) nata per la tutela, diffusione e riscoperta della Letteratura italiana per ragazzi a cura di Viviana Filippini

16 novembre 2013

Slide_3Dicono che leggere sia il cibo per la mente, ed è vero, ma secondo me leggere è anche un modo per viaggiare in epoche e mondi tutti nuovi da conoscere e scoprire. E la cosa bella della lettura è che non c’è nessun limite di età e nemmeno di genere, perché ogni persona adulta o bambina che sia può, anzi ha il diritto di leggere quello che desidera e incuriosisce. Leggere è fin dall’infanzia un atto di piacere e per far riscopre l’importanza della Letteratura per bambini è nata l’ICWA (Italian Children’s Writers Association) che troverete al seguente indirizzo www.ICWA.it. L’ICWA, in italiano Associazione Italiana Scrittori per Ragazzi, è una libera associazione fondata nell’ottobre del 2012 da un folto gruppo di autori per ragazzi con lo scopo di favorire un’ampia e significativa apertura internazionale alla nuova letteratura italiana per bambini e ragazzi. La finalità del progetto è quella di stabilire un produttivo dialogo con gli editori italiani. Uno degli altri impegni del gruppo è scaturito dalla consapevolezza che nelle redazioni straniere del settore editoriale per l’infanzia la lingua italiana costituisce un ostacolo, per la mancanza di lettori d’italiano. Per colmare questo vuoto di comunicazione, che ha raggiunto un arco di tempo ventennale, l’ICWA si propone di tradurre un campione di opere contemporanee da proporre all’estero. Gli autori del gruppo sono consapevoli della difficoltà che comporta l’approccio ad un mercato fino ad ora molto chiuso, ma negli ultimi tempi si sono verificati alcuni cambiamenti. Uno esempio è il fatto che gli editori inglesi stiano prendendo coscienza dell’isolamento culturale in cui si trovano e sentano l’esigenza di cominciare a tradurre testi da altre culture, partendo proprio dal settore per ragazzi. Questa è stata una delle tematiche più affrontate durante la London Bookfair, un interessante dibattito al quale purtroppo gli autori italiani non erano presenti.

Il sogno dell’ICWA è di riuscire a promuovere gli autori nazionali all’estero, un ruolo che negli altri Paesi è svolto dalle istituzioni culturali. I soci dell’ICWA credono che questo obiettivo vada perseguito insieme agli editori, che affrontano le medesime difficoltà, e sono convinti che organizzandosi come associazione di categoria il cammino possa essere meno arduo. Il primo evento pubblico dell’ICWA sarà la presentazione della finalità dell’associazione alla prossima Fiera del Libro per Ragazzi a Bologna, insieme a un E-Book bilingue (italiano-inglese) che presenterà il gruppo di scrittori associati e il progetto completo.

Tra gli altri obiettivi dell’Associazione Italiana Scrittori per Ragazzi ricordiamo:

  • La già citata promozione della letteratura italiana per ragazzi all’estero, e in particolare nei paesi anglosassoni, per recuperare un ruolo internazionale.
  • La volontà di superare in Italia il comune che relega i libri per ragazzi alla “serie B” della letteratura.
  • La costruzione di un dialogo proficuo con gli editori, al fine di superare eventuali squilibri contrattuali e di collaborare alla diffusione della letteratura per ragazzi in Italia.

Inoltre, l’ICWA offre la possibilità di organizzare incontri con gli autori nelle biblioteche, nelle scuole e anche nelle librerie, come indicato sul sito nella sezione “Incontri con gli autori”.

Ad oggi, gli iscritti all’ICWA sono circa 50, diversi tra loro per anzianità editoriale, tematiche, stile, e rappresentano una grossa parte della letteratura italiana per bambini e ragazzi. Tra gli autori associati ricordiamo la presidente dell’associazione Manuela Salvi, la vice-presidente Anna Vivarelli, Anna Lavatelli (addetta all’ufficio stampa), Roberto Piumini, Annalisa Strada, Chiara Lossani (referente per rapporti con le biblioteche), Guido Quarzo (referente per apporti con le scuole) e Annamaria Piccione (referente per Progetto Sud).

:: Recensione di Ancora una volta il mare di Nataša Dragnić (Feltrinelli, 2013) a cura di Valeria G.

16 novembre 2013

ancora una volta il mareNon conosco il rapporto tra fratelli in quanto sono figlia unica. Da piccola non ho mai sofferto la mancanza di altri bimbi in casa, anzi mi sentivo una privilegiata, tutte le attenzioni erano rivolte a me soltanto. Crescendo invece, durante la fase dell’adolescenza, spesso invidiavo le mie amiche che avendo fratelli o sorelle più grandi godevano di maggiori libertà, rispetto a me invece, che dovevo lottare in solitudine per aggirare i divieti imposti dai miei genitori.
Ora invece, da adulta, devo ammettere che questa solitudine un po’ mi spaventa.  Quando dovrò inevitabilmente affrontare la vecchiaia dei miei genitori (e tutto quanto questo comporta), con chi dividerò le mie pene? il rapporto tra fratelli è unico, nessun rapporto di amicizia o amore lo può sostituire.
Quanto accade alle protagoniste di questa storia mi ha dimostrato che questo mio pensiero è alquanto reale.
Le protagoniste di “Ancora una volta il mare” sono tre sorelle toscane. La primogenita Roberta è ambiziosa,  quelli che tutti in famiglia definiscono perfetta, diligente e studiosa. Lucia invece è l’esatto contrario di Roberta, vivace e ribelle ma con un sogno ben preciso: sposarsi e avere dei figli. E poi c’è Nannina, dolce e considerata da tutti la piccolina di casa.
Roberta Lucia e Nannina, sebbene abbiano caratteri molto diversi hanno un denominatore comune: un disperato bisogno di amare.
Per assecondare tale necessità le loro strade si divideranno, si incontreranno, si divideranno ancora, in un turbine di lacrime e sorrisi e il loro rapporto verrà costantemente messo in discussione.
Tuttavia “Ancora una volta il mare” non è solo il racconto di una grande storia d’amore ; vengono toccati altri temi importanti,  come la nascita e la morte.
In particolare quest’ultimo tema viene affrontato in modo diretto e molto profondo. In modo semplice e molto commuovente emergono  tutti i sentimenti che la perdita di una persona cara ci obbliga ad affrontare: impotenza, dolore, rassegnazione,  rabbia.

Nataša Dragnić è nata in Croazia ma vive in Germania dove insegna letterature straniere. “Ancora una volta il mare” è il suo secondo romanzo.

:: Premio letterario: Narratori della Sera

15 novembre 2013

edsLa casa editrice romana Edizioni della Sera bandisce il suo primo premio letterario: “Narratori della Sera” dedicato ad opere di narrativa, esclusa fantasy e gialla. Ai primi due classificati verrà proposto un contratto di pubblicazione, al terzo una targa di partecipazione.
Scadenza 6 dicembre 2013. E’ prevista una tassa di iscrizione di 20,00 Euro.

Ecco di seguito il link al bando completo:

http://www.edizionidellasera.com/wp-content/uploads/2013/10/Premio-Narratori-della-Sera.pdf

Per maggiori informazioni potete contattare:  premi@edizionidellasera.com

:: Il Paradiso degli Orchi al cinema

14 novembre 2013

paradiso orchiEsce oggi nei cinema italiani, Il Paradiso degli Orchi, diretto da Nicolas Bary con Raphael Personnaz, Bérénice Bejo e Emir Kusturica, tratto dall’omonimo romanzo di Daniel Pennac.  Stavo proprio pensando di inaugurare una rubrica che parlasse di cinema e letteratura, ovvero dei film tratti dai romanzi e questo post mi da la possibilità di iniziare. Vi rimando alla recensione del libro di Diego Di Dio qui e lasciandovi con le parole di Pennac: “Il film è meno noir rispetto al romanzo, è anche meno politico perché in questi trent’anni in Francia sono capitate varie cose, per esempio non c’è più il Partito comunista, non esistono più i sindacati. Tutti gli aspetti sociali sono venuti meno. Ma la famiglia è rimasta. Andate a vederlo“, vi auguro buona visione!

:: Recensione di La musica segreta dei ricordi di Alyson Richman, (Piemme, 2013)

14 novembre 2013

RichnamIl giorno che la presero la prima volta, aveva sognato le ninfee. La calura dell’estate le si appiccicava addosso, e Salomè attribuì quel sogno al fatto che presto i bei gigli d’acqua avrebbero chiuso i petali per arrivare al mare.
La presero che i bambini erano a scuola e Octavio era fuori a cercare lavoro. Vennero con un furgone nero, che imboccò il vialetto e si fermò a metà, parcheggiato accanto alle aiuole in piena fioritura, con l’ortensia che si colorava d’azzurro nella luce estiva.
Quel pomeriggio era in casa da sola. Consuelo era al mercato e Salomè aveva passato la mattina a leggere un romanzo, a sognare le ninfee, a chiedersi quando ci sarebbero tornati lei, e i bambini, al mare.

La musica segreta dei ricordi (Swedish Tango, 2004 – The Rhythm of Memory, 2012) di Alyson Richman, tradotto dall’inglese da Isabella Zani ed edito da Piemme, è un romanzo che ho avuto modo di leggere in anteprima – uscirà in libreria il 19 novembre – grazie a Piemme, che ha proposto ad alcuni siti di critica letteraria, tra cui il mio, di pubblicare una recensione di questo romanzo nei giorni precedenti l’uscita. Ha iniziato ieri Debora Lambruschini per Critica Letteraria, (potete leggere qui la sua bella e dettagliata recensione), oggi è il mio turno, poi toccherà a Sul Romanzo, Sololibri, Gli amanti dei libri e Libreriamo.
Subito leggendone la trama, perchè capita sempre che i libri in qualche modo ti scelgano, ho avuto la sensazione che parlasse di argomenti decisamente inconsueti per un romanzo sentimentale e sebbene non sia un testo autobiografico, l’autrice è troppo giovane per avere vissuto sulla sua pelle i fatti narrati, pur tuttavia conserva un’ attenzione, anche dolorosa, per gli aspetti psicologici e morali legati ai sopravvissuti, che ne fanno un’ opera difficilmente classificabile come un puro romanzo di evasione.
Non ostante lo stile poetico, l’attenzione per i colori, i profumi, la bellezza della natura, (anche un vero poeta apparirà come personaggio nelle pagine luminose di questo scritto), è un libro che tratta temi forti, con derive anche sgradevoli, evidenziando quanto le cicatrici fisiche e mentali della guerra o di una dittatura possano segnare le vite delle vittime, dei sopravvissuti appunto, arrivando anche a distruggere esistenze, sentimenti, famiglie. Sia nella Finlandia della Seconda Guerra Mondiale, che nel Cile di Pinochet, i legami familiari sono i primi a sciogliersi e a disgregarsi quando la violenza si impone come l’unica legge al potere, logorati da un complesso meccanismo di sensi di colpa, risentimenti, ipotetiche mancanze che l’autrice approfondisce attraverso le vite dei personaggi, non solo ombre sullo sfondo, ma reali catalizzatori della vicenda. La sensibilità e il realismo con cui questi temi sono trattati è sicuramente la parte più riuscita di un romanzo oggettivamente complesso, non ostante lo stile ispiri paradossalmente un senso di leggerezza e spontaneità.
Quando la piccola Kaija, lascia la natia Finlandia, sola con una valigia, per diventare una figlia di guerra in Svezia, trovando una nuova famiglia adottiva che non può avere figli, i vecchi legami familiari si rompono, per sempre, come si rompono i legami d’amore tra Octavio e Salomè, ormai esuli politici in Svezia, abbandonato il nativo Cile dopo la terrificante esperienza (di lei) del carcere e della tortura.
Ma le ferite si cicatrizzano e anche i sentimenti hanno questa capacità e i quattro personaggi, (due coppie Salomè e Octavio Ribero e Kaja e Samuel Rudin), al centro di questo romanzo si troveranno proprio a vivere questo lento processo di metabolizzazione.
La musica segreta dei ricordi è dunque una storia di sentimenti e di rinascita. Si sopravvive alla guerra, alle torture degli aguzzini di Pinochet, si sopravvive alla lontananza dalla propria casa, dalla propria terra, all’abbandono, al silenzio di chi no sa o non vuole chiedere aiuto, si sopravvive alla malattia e alla morte delle persone amate e quasi ci si chiede come ciò sia possibile. Ma le capacità di recupero dell’essere umano sono strane e misteriose e spesso la forza è nascosta in gesti minimi, in sfumature della voce, in atti di impalpabile tenerezza quasi fragili come ragnatele, ma nello stesso tempo risanatrici e rigeneranti.
L’ascolto che Samuel presta a Salomè, nelle ore di seduta psicanalitica, quando l’invita a parlare della sua detenzione e dell’orrore che ha vissuto, riporta al centro dell’attenzione il potere della parola e dei ricordi, di quanto il dolore trovi liberazione se condiviso, se privato della solitudine che lo rende tossico e asfissiante. L’autrice porta all’attenzione del lettore questa semplice verità e lo fa con garbo ed equilibrio, senza eccedere in effetti drammatici seppure alcune pagine descrivano in maniera davvero cruda e realistica gli atti di tortura e deprivazione della dignità, prima che della libertà, dei prigionieri. Quando Salomè sarà chiamata a testimoniare in Inghilterra, davanti ad un tribunale istituito contro Pinochet, chiamata a rievocare cose che per tutta la vita ha volontariamnete tenuto nascoste alla sua famiglia e soprattutto a suo marito Octavio, dal quale ha scelto di vivere separata dopo il divorzio, capirà la lezione più importante e sentirà dal marito le parole che aspattava da una vita. Con questo messaggio di speranza e di fiducia nel potere dell’amore si chiude il romanzo lasciando nel lettore la sensazione di aver fatto un viaggio nei sentimenti minimi di gente comune sullo sfondo della Storia. E non è poca cosa.
Venerdì 15 novembre alle 18.00 l’autrice presenterà il romanzo nella libreria Coop Nautilus di Piazza Ottantesima Fanteria, 19 di Mantova. Insieme all’autrice interverrà Edgarda Ferri.

Alyson Richman Americana, vive a Long Island, New York. Ha pubblicato quattro romanzi, tradotti in quindici paesi, molto apprezzati dal pubblico e dalla critica. A fare di lei un’autrice bestseller è stato Un giorno solo, tutta la vita, un vero successo del passaparola. Il suo prossimo libro sarà ambientato ai tempi della Resistenza in Italia, paese cui è particolarmente legata.

:: Segnalazione di Buio. Per i bastardi di Pizzofalcone di Maurizio de Giovanni (Einaudi, 2013)

11 novembre 2013

131126 BUIOEsce il 26 novembre il nuovo libro di Maurizio de Giovanni, Buio. Per i bastardi di Pizzofalcone:

Buio, qui dentro. Il buio è sempre pieno di rumori. Il buio non sta mai zitto. Erano i peggiori poliziotti della città. Sono stati riuniti in una squadra con la certezza che avrebbero fallito, e loro hanno sorpreso tutti. Li chiamano i Bastardi di Pizzofalcone.

Nel tepore ingannevole di un maggio malato, il raccogliticcio gruppo di investigatori comandato da Gigi Palma si trova a fronteggiare un crimine terribile: un bambino di dieci anni, nipote di un ricco imprenditore, è stato rapito. Le indagini procedono a tentoni, mentre il buio si impadronisce lentamente dei cuori e delle anime e la morsa di una crisi di cui nessuno intravede l’uscita stravolge le vite di tanti, spegnendo i sentimenti piú profondi. Anche un banale furto in un appartamento può nascondere le peggiori sorprese. I Bastardi dovranno essere piú uniti che mai, per trovare insieme la forza di sporgersi su un abisso di menzogne e rancori dove non balena alcuna luce. Intanto, nel commissariato piú chiacchierato della città, i rapporti di lavoro e quelli personali si complicano, e il vecchio Pisanelli prosegue la sua battaglia solitaria contro un serial killer alla cui esistenza nessuno vuole credere.

Maurizio de Giovanni è nato nel 1958 a Napoli, dove vive e lavora. Ha iniziato a scrivere nel 2005 vincendo un concorso per giallisti esordienti, con un racconto avente per protagonista il commissario Ricciardi. I romanzi con Ricciardi sono tradotti in Germania, Spagna, Francia e Inghilterra e sono in corso di pubblicazione negli Stati Uniti. Per Einaudi Stile Libero è uscito nel 2011 il quinto volume della serie, Per mano mia. Il Natale del commissario Ricciardi.  Nel 2012 è uscito Il metodo del Coccodrillo, di ambientazione contemporanea, per Mondadori. Maurizio de Giovanni ha scritto racconti a tema calcistico sul Napoli, squadra della quale è visceralmente tifoso, e alcune opere teatrali. Nel 2012, sempre per Einaudi Stile libero, è uscita la uniform edition del ciclo del commissario Ricciardi – ambientato nella Napoli del fascismo e pubblicato da Fandango tra il 2007 e il 2010 -, composta da Il senso del dolore. L’inverno del commissario Ricciardi, La condanna del sangue. La primavera del commissario Ricciardi, Il posto di ognuno. L’estate del commissario Ricciardi, Il giorno dei morti. L’autunno del commissario Ricciardi. A fine 2012, sempre per Einaudi Stile libero, è uscito Vipera. Nessuna resurrezione per il commissario Ricciardi.

:: Recensione di Felici i felici di Yasmina Reza (Adelphi, 2013) a cura di Lucilla Parisi

10 novembre 2013

felici i feliciTraduzione di Maurizia Balmelli

Due persone vivono fianco a fianco e ogni giorno la loro immaginazione li allontana in modo sempre più definitivo. Le donne, nel loro intimo, si costruiscono palazzi incantati. Tu sei lì dentro da qualche parte mummificato ma non lo sai. Nessuna sregolatezza, nessuna mancanza di scrupoli, nessuna crudeltà sono considerate reali. […] Tutto è fraintendimento, e torpore. Gli oggetti si accumulano e diventano inutili. […] Tutto ciò che abbiamo sotto gli occhi è già passato. Non sono triste. Le cose sono fatte per svanire. Me ne andrò senza storia. Non troveranno né bara né ossa. Tutto continuerà come sempre. Tutto se ne andrà allegramente nella corrente.

I personaggi di Yasmina Reza sono l’altra metà di niente: coppie alla deriva, genitori rassegnati, figli spaesati e anziani in attesa della morte. Donne e uomini senza speranza, calati in un presente realisticamente scontato e arenati in un passato perduto.
Ogni racconto è il punto di vista dell’altro: mogli e mariti che vivono, a loro modo, una storia che non ha più niente da raccontare e che aspettano al varco la fine di un calvario amoroso consumato dal tempo; amanti fedeli come cani da compagnia, in attesa delle briciole di un padrone distratto dai doveri familiari; amici di una vita incapaci di raccontarsi la verità dei propri fallimenti.
In tutta questa miseria dove si nasconde la felicità? Nella cinica visione di chi nei sentimenti non ha mai creduto o ha smesso di crederci da un pezzo. L’infelicità è là dove campeggia l’ideale d’amore, destinato irrimediabilmente e penosamente a soccombere tra le pieghe del tempo, soffocato da logiche di mercato (sesso usa e getta) e da politiche economico-amorose più vantaggiose. Per chi ancora si ostina ad amare non rimane che la dannazione dell’anima:

Gli uomini sono di un immobilismo assoluto. Siamo noi a creare il movimento. Ci danniamo ad animare l’amore.

Nel gioco a due delle relazioni non vi sono vincitori, ma solo vinti: colui che rimane saldo ad una scialuppa di salvataggio in mezzo al mare – nell’irrecuperabile naufragio del matrimonio – e chi si abbandona alle continue incursioni esterne di nuove passioni.

Le coppie mi ripugnano. Il loro rattrappimento, la loro vieta connivenza. Non mi piace niente di questo organismo itinerante che attraversa il tempo alla faccia dei solitari.

La scrittrice francese non fa prigionieri, solo vittime del gioco dei sentimenti e della vita. Esistenze segnate dall’incontro-scontro, a volte casuale, con l’altro, con quella metà ancora ignara del potere e dell’influenza che può avere sulle scelte altrui. Un abile intreccio che fa di questi racconti un romanzo a tasselli, un mosaico di storie che prende forma e regala al lettore una visione sempre più ampia delle cose, trasformandolo da spettatore in silenziosa voce narrante delle vicende umane descritte. Una sorta di empatia crescente capace di avvincere fino all’ultima pagina, in attesa della rivelazione.
Il tutto è scandito da un’ironia graffiante, da una descrizione grottesca ma fortemente realistica dei personaggi, capace di far scaturire nel lettore un sorriso, il riso amaro di chi si riconosce inevitabilmente in quelle dinamiche contorte e dolorose proprie delle relazioni umane.

“La vista di quella moglie legittima e trascurata è stata ben più letale di tutte le delusioni, le attese, le promesse non mantenute, le candele e le tavole apparecchiate invano.

In questo libro vi è tutta l’abilità dell’autrice di teatro, che ha reso Yasmina Reza una commediografa di fama mondiale. Una per tutte, tra le sue opere teatrali, Il dio del massacro (Adelphi, 2006), da cui il regista Roman Polanski ha tratto, nel 2011, la versione cinematografica intitolata Carnage.

Yasmina Reza è nata a Parigi nel 1959, da madre ungherese e padre russo di origini iraniane. Ha pubblicato sette testi teatrali, tra cui Art, rappresentati sui palcoscenici di tutto il mondo. Ha ottenuto riconoscimenti prestigiosi, come il Laurence Olivier Award e il Tony Award. È inoltre autrice di diverse opere di narrativa, tra cui Una desolazione e Uomini incapaci di farsi amare, pubblicati da Bompiani.

:: Recensione di Chiuso per lutto, Gianni Simoni, (Tea, 2013) a cura di Viviana Filippini

10 novembre 2013

chiuso_per_luttoLa pubblicità di un noto snack di qualche anno fa recitava: “C’è sempre qualcosa dietro”, ed è quello che ho pensato pagina dopo pagina, mentre leggevo il nuovo giallo di Gianni Simoni, Chiuso per lutto, edito da Tea. Direi che il genere preciso al quale ricondurre il libro con le indagini del giudice in pensione Petri e dell’amico ispettore, mancato pensionato, Miceli è il togato ambiente del legal thriller. Il libro ha un ritmo incalzante e si svolge su due piani. Da un lato, c’è il piano che fa da cornice e rigurda la difficile situazione del commissario Miceli, il quale a causa di un errore di calcolo degli anni lavorativi dovrà, come indicato in una lettera ricevuta dal Ministero, rimandare di un anno il pensionamento e si troverà alle prese con la  convivenza e collaborazione con il nuovo commissario: Grazia Bruni. L’altro piano, quello che ci trascina e ci coinvolge portandoci accanto a Petri, è l’indagine per la risoluzione di due efferati casi di omicidio a Brescia. Le vittime brutalmente assassinate sono un macellaio e un anziano professore. Petri li conosceva entrambi. Dal venditore di carne il giudice andava ogni giorno per comprare tagli più o meno pregiati e salutare l’avvenente moglie dell’uomo. Con il secondo, l’amicizia era nata da poco, dopo essersi incrociati in alcune occasioni nello stesso negozio del macellaio. L’ex giudice in pensione si lascerà coinvolgere sempre più nelle indagini e nella caotica sequenza di eventi dove intrighi, tresche amorose, ritorsioni private, possibili tradimenti e sensi di colpa dovranno essere riordinati come le tessere di un puzzle, per capire se tra i due delitti ci siano legami e cosa li abbia scatenati. In un primo momento gli indizi sembrano condurre chi indaga verso un colpevole preciso, ma piccoli fatti quotidiani, parole e gesti mettono in crisi ogni certezza degli investigatori. Petri vuole capirci qualcosa e decide di continuare la ricerca del colpevole, perché sente un bisogno necessario di comprendere la dinamica degli omicidi. Simoni fornisce a tutti i personaggi presenti – dalle vittime ai carnefici, fino agli ispettori – una dimensione psicologica dalla quale emergono le contorte macchinazioni che animano le menti umane e che spesso portano le persone, comprese quelle che sembrano le più indifese e insospettabili, a compiere gesti impensabili. A rendere serrata e claustrofobica la caccia all’assassino e a incupire l’animo di Petri ci pensa Brescia, la città di ambientazione, che in Chiuso per lutto è permeata in modo costante dalla pioggia, da un’umidità che si insidia ovunque mescolando le prove e da un pungente gelo che penetra nei cuori delle persone indurendole, fino a renderle insensibili al dolore. L’umanità presente in questo legal thriller è ambigua, caratterizzata in alcuni casi da una doppia personalità che vive in corpi unici, nei quali, in alcuni casi, la parte più tetra e cupa prende il sopravvento, portando l’uomo o la donna comune a diventare un brutale carnefice. Chiuso per lutto è un giallo ad alta tensione, scorrevole e dinamico, nel quale il giudice Petri nonostante la pensione e la lunga carriera lavorativa non smetterà mai di stupirsi nello scoprire – per l’ennesima volta – che le persone non sempre sono quello che a prima vista sembrano.

Gianni Simoni, ex magistrato, ha condotto quale giudice istruttore indagini in materia di criminalità organizzata, di eversione nera e di terrorismo. Con Garzanti ha pubblicato Il caffè di Sindona, in collaborazione con Giuliano Turone. La precedente indagine del commissario Miceli e dell’ex giudice Petri pubblicata da Tea è Commissario, domani ucciderò Labruna.

:: Un’ intervista con Camilla Läckberg

10 novembre 2013

bambino segretoCiao Camilla. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuta su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. Chi è Camilla Läckberg? Punti di forza e di debolezza.

Probabilmente mi piacerebbe che mi descrivessero come una persona determinata che pensa che sia importante avere uno spirito aperto e curioso. Le cose più importanti della mia vita sono i miei figli. La mia forza è probabilmente la mia determinazione, mentre la mia debolezza è che a volte posso essere troppo gentile.

Raccontaci qualcosa del tuo background, dei tuoi studi, della tua infanzia.

Sono nata e cresciuta nella cittadina di Fjällbacka, un vecchio borgo di pescatori lungo la costa occidentale. Sono stata influenzata molto presto dal mondo della letteratura poliziesca, e all’età di otto anni avevo già divorato la maggior parte dei romanzi di Agatha Christie.

Che lavori hai svolto in passato, prima di diventare una scrittrice a tempo pieno? Cosa puoi dirci di questa esperienza?

Per molti anni ho lavorato come economista, ma non era una cosa importante per me. Il mio cuore è sempre stato legato alla scrittura.

Quando hai capito che avresti voluto fare la scrittrice?

Da quando ero molto giovane! All’età di cinque avevo già scritto il mio primo romanzo crime dal titolo ” Babbo Natale”.

Sei l’ autrice della serie poliziesca di Erica Falck e Patrik Hedström, ambientata a Fjällbacka. Dopo La principessa di ghiaccio, Il predicatore, Lo scalpellino e L’uccello del malaugurio, Il bambino segreto è il tuo quinto romanzo pubblicato in Italia da Marsilio. Potresti parlarcene? Qual è stato il punto di partenza nel processo di scrittura ?

La Seconda Guerra Mondiale è sempre stato un argomento rilevante di discussione e volevo esplorare il ruolo neutrale della Svezia in questo periodo. Ho avuto l’ispirazione quando sono passata davanti ad una lapide che era stata contrassegnata con “Tyskungen”, il titolo svedese del romanzo. Traduzione letterale “Il bambino tedesco”.

Che tipo di ricerche hai svolto?

Ho fatto molte ricerche sulla Seconda Guerra mondiale e usando diversi tipi di fonti.

Potresti dirci qualcosa dei protagonisti ?

Erica è una scrittrice ostinata spesso coinvolta nel lavoro della polizia locale, dalla quale a volte non è molto apprezzata. E’ una madre amorevole e premurosa. Patrik, il marito di Erica, lavora presso la locale stazione di polizia. Ha una grande dedizione per il suo ruolo di padre.

Fjällbacka, è uno scenario straordinario per un romanzo. Può descriverci questo paesaggio nordico?

Fjällbacka è un luogo idilliaco, molto influenzato dalla presenza del mare. Il paesaggio nordico può essere molto vario, e non mi azzardo nemmeno a provare a descriverlo. Devi venire e scoprirlo tu stessa!

Quale è la tua scena preferita in Il bambino segreto ?

Questa è una domanda difficile! Davvero troppo difficile.

Eventuali progetti di film tratti dal tuo libro?

The Hidden Child, Il bambino segreto, è ora disponibile come film ed  è stato mostrato questa estate nelle sale cinematografiche di tutta la Svezia. Credo che sia una cosa abbastanza irreale e davvero fantastica!

Leggi altri scrittori contemporanei? Quali sono i tuoi scrittori preferiti? Da chi ti senti maggiormente influenzata?

Leggo molto e tutte le volte che ne ho la possibilità, ma uno dei miei scrittori preferiti è Peter Robinson.

Cosa stai leggendo in questo momento? Chi sono i tuoi scrittori esordienti svedesi preferiti?

Ci sono molti grandi autori là fuori e uno di questi è Martin Melin.

Ti piace fare tour promozionali? Racconta ai nostri lettori qualcosa di divertente su questi incontri.

Le promozioni letterarie, come le fiere del libro e le presentazioni, sono molto importanti per avvicinarsi ai fan. Mi piace molto ascoltare da i fan i commenti sui personaggi principali per esempio. Hanno opinioni diverse circa Erica e Patrik.

Verrai in Italia a presentare i tuoi romanzi?

Non c’è niente di stabilito, ma spero di venire presto a visitare il vostro bel paese!

Qual è il tuo rapporto con i tuoi lettori ? Come possono mettersi in contatto con te?

Cerco di rimanere legata il più possibile ai mie lettori, anche se alcuni di loro vivono dall’altra parte del mondo. I social media, come Instagram, Twitter e Facebook mi hanno aiutato a mantenere un bel dialogo con i miei lettori. Questo è qualcosa di veramente importante per me.

Infine, l’ inevitabile domanda: a cosa stai lavorando ora?

Ora sto lavorando al mio nono romanzo poliziesco, The Lion Tamer, e al mio quarto romanzo per bambini su Super-Charlie.